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Politica

Se tutto il mondo dice «Let’s go Brandon!»

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La frase è divenuta senza dubbio alcuno il tormentone di questo autunno.

 

Come riportato da Renovatio 21, in tutti gli eventi sportivi sta dilagando un coro ritmato e minimalista: «F**k Joe Biden». Che significa, per chi non ha alcun rudimento di anglofonia, «F****lo Joe Biden».

 

Si tratta di un fenomeno che accomuna i tifosi di squadre avversarie. In un certo senso, ha detto Tucker Carlson, Joe Biden è riuscito ad unificare il Paese come aveva promesso a gennaio ai tempi dell’insediamento.


La curiosità degli americani è stata altresì catturata dal fatto che una commentatrice TV, udendo in diretta il pubblico che scandiva lo slogan sugli spalti di una gara automobilistica NASCAR, ha dato del coro una versione alternativa: stavano cantando «Let’s go Brandon» – il nome del pilota che stava intervistando.


È stato a questo punto che l’espressione è divenuta virale.

 

«Let’s go Brandon», ora, è sulla bocca di tutti».

Viene attaccato ossessivamente come bigliettino sui muri

Compare sulle insegne luminose in strada

Diventa un immediato balletto di TikTok

Compare in cielo.

Viene scandito a tradimento da chiunque va in TV


Lo dicono anche i piccini.

Compare a tradimento alle spalle dei giornalisti TV

Viene ripetuto all’altoparlante dell’aeroporto di Chicago (il più grande del mondo!) dove si fanno plurimi appelli affinché il passeggero Letsgo Brandon si rechi ai controlli.


La cosa sta tracimando perfino all’estero. Roma, durante le recenti proteste, ha visto i manifestanti passare davanti all’ambasciata USA e salutare Brandon.


Non è chiaro come reagirà il presidente al temibile sfottò ora divenuto inarrestabile meme.

 

Potrebbe chiedere consiglio a Xi Jinping, che ha fatto bandire in tutta la Cina il povero orsetto Winnie Pooh, colpevole di prestare l’immagine a frizzi e lazzi di cittadini cinesi che ritengono purtroppo somigli al loro presidente.

 

Magari, l’abolizione della parola «Brandon» potrebbe essere una partenza. Nell’era dei social media è possibile.

 

Come vi abbiamo già detto, provate a cercare su Twitter video sull’argomento. Provate. Vi apparirà questo.

 

 

Nemmeno un risultato. Mentre fuori milioni di persone esprimono pubblicamente il loro affetto al presidente che ha preso più voti dell’intera storia americana.

 

Come no.

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Politica

Conte va dai massoni. Che difendono il reddito di cittadinanza

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L’ex premier pandemico ora leader del M5S Antonio Conte è andato a far visita agli Asili Notturni Umberto I, che il Corriere della Sera definisce «storica istituzione torinese legata alla massoneria».

 

«Ad accogliere Conte in una sorta di alleanza in difesa del reddito, Sergio Rosso, gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia e tra i fondatori della Federazione Italiana Solidarietà Massonica, di cui è presidente onorario» scrive il Corriere, che d’un tratto sembra trovare la voglia di parlare di cappucci e grembiulini, cosa che in altri momenti non era accaduta – ricordiamo che si tratta la testata, nei secoli appartenente alla «borghesia illuminata» meneghina, ebbe come direttore un nome finito nelle liste della P2.

 

Tuttavia, il Corriere non può non cogliere l’importanza del segno dato da Conte nel capoluogo piemontese: il grillismo partiva da un rifiuto netto dell’Italia esistente come frutto di politiche occulte attuate da poteri invisibili più o meno fantomatici. Noto è il post del blog di Beppe Grillo sul Club Bilderberg. Meno noti i riferimenti di Casaleggio al Club di Roma di Aurelio Peccei, di fatto organizzazione parallela del consesso dei superpotenti, che erano in genere più o meno gli stessi.

 

Ricordate? Il grillismo dei primi anni 2010, quello dei «tutti a casa», del potere italiano da aprire come «una scatola di sardine», dei sospetti contro chiunque (il «Vaticano», magari) finito poi con Di Maio incravattato che pranza con i vertici della Trilaterale.

 

È un bel cambio di marcia.

 

«Il Movimento però ha fatto della presa di distanza dalla massoneria uno dei suoi tratti distintivi. Una caratteristica che è rimasta costante nel tempo nonostante le molteplici evoluzioni dei Cinque Stelle» ricorda il quotidiano di via Solferino. «Per esempio: è vietato per i massoni candidarsi tra le fila stellate». Viene fatto l’esempio di un ex deputato cacciato dal partito per questo motivo. «Tra le regole per le autocandidature del Movimento contiano alle Politiche 2022 il no secco ai massoni rimane un dogma inviolabile. Non a caso, l’articolo 3 comma h recita che ogni candidato “non dovrà essere iscritto ad associazioni massoniche”»

 

Ma non è che il M5S ora vada dalla massoneria; è la massoneria stessa che muove verso il grillismo.

 

Qui il giornalista strabuzza gli occhi. È riportato che il gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia dichiari che «ad oggi sono circa il 20-25% i percettori di reddito che si rivolgono a noi per usufruire dei nostri servizi, che sono anche di natura sanitaria, per esempio l’odontoiatria. Senza questo strumento non potrebbero sopravvivere e noi non saremmo in grado con le nostre mense di far fronte a tutti i bisogni perché i numeri si moltiplicherebbero in misura esponenziale».

 

È il canto di Conte, all’unisono: «A Torino ho toccato con mano le difficoltà economiche di tanti cittadini che nella struttura di “Asili notturni” trovano una speranza e un sostegno irrinunciabile. Chi ogni giorno affronta e combatte la povertà in prima persona conferma che tagliare il Reddito di cittadinanza vuol dire abbandonare alla disperazione intere famiglie».

 

C’è da dire che in tanti magari non se l’aspettavano dall’«avvocato di Padre Pio», quello con l’immagine del Santo di Pietrelcina nel portafogli.

 

Altri invece possono vedere una volta di più la parabola dei 5 stelle: presentatisi come forza rigeneratrice del sistema, tra gaffe e figuri impresentabili sono finiti al tavolo dei potenti, da cui si sono fatti ammansire a suon di poltrone e stipendi, arrivando a fare governi con le forze politiche di cui si dichiaravano nemici giurati.

 

Forse rammentavate l’onorevole Paola Taverna che dava degli zozzoni a quelli del PD, anzi no: «ve immaginate io che me giro e je dico “zozzoni”… no, rettifichiamo, jò detto mafiosi, schifosi, siete delle merde, ve ne dovete andare, dovete morire»…

 

 

Embè, finire con il PD non era ancora niente. Eccoti ora il M5S che va con la massoneria. Che aiuta: difende l’unica raison d’etre elettorale dei Pentastelle: il reddito di cittadinanza, che va fortissimo in certe zone del Sud.

 

SCB. Sono cose belle.

 

Al lettore che li ha votati, nel 2013 e magari pure nel 2018 – non crediamo che tra chi segue Renovatio 21 vi siano elettori che hanno perseverato a farlo alle elezioni 2022 – vogliamo dire una volta di più: ma cosa ci avevate in testa?

 

Tante cose, anche occulte, anche esoteriche, erano note. Da anni. Il fondatore di Renovatio 21 sull’argomento aveva scritto otto anni fa un librone, Incubo a 5 Stelle. Grillo, Casaleggio e la Cultura della Morte. Tante cose erano già chiare.

 

Tuttavia, la figura di Conte, enigmaticamente emersa dal nulla per metterci in lockdown con l’aiuto di un ex partecipante del Grande Fratello, ancora sa stupirci.

 

Va così. È bellissimo. Squadra e compasso, il reddito è uno spasso.

 

 

 

 

PER APPROFONDIRE

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Politica

Cristina Kirchner condannata al carcere. «Stato mafioso parallelo»

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Un giudice federale argentina ha condannato la vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner a sei anni di carcere nel caso di falsa corruzione per presunta irregolarità nel finanziamento dei lavori pubblici nella provincia di Santa Cruz durante il periodo in cui è stata presidente (2007-2015).

 

La condanna per «amministrazione fraudolenta» prevede anche l’interdizione a vita dai pubblici uffici. Anche altri dodici imputati hanno ricevuto pene detentive da tre a sei anni. La sentenza non sarà eseguita fino a quando tutti i ricorsi non saranno esauriti, il che potrebbe richiedere anni. Per il momento, gode dell’immunità per la sua posizione di vicepresidente, e può anche candidarsi alla presidenza o a qualsiasi altro incarico, qualora decidesse di farlo alle elezioni del prossimo anno.

 

La scorsa settimana, la Kirchner aveva descritto il processo di condanna come «un plotone di esecuzione», il cui verdetto era stato «scritto molto tempo fa», basato non sulla Costituzione ma sulle macchinazioni di giudici, pubblici ministeri e avvocati corrotti che risponderebbero al l’ex presidente Mauricio Macri.

 

Queste reti proteggono anche «coloro che hanno cercato di uccidermi», ha detto, riferendosi all’attentato contro di lei il 1° settembre, quando un tizio tatuato con il sonnenrad (il «sole nero» simbolo di mistica del III Reich caro un tempo alle SS e oggi al Battaglione Azov) le aveva puntato la pistola a bruciapelo facendo però incredibilmente cilecca.

 

«Esto es un Estado paralelo y mafia judicial» ha dichiarato: «Questo è uno Stato parallelo e una mafia giudiziaria». Quindi, ha parlato della necessaria «complicità dei media». In particolare, la Kirchner ha attaccato il Gruppo Clarin.

 

«Preferisco andare in prigione che essere una marionetta di questa mafia e di questo Stato parallelo e questo sempre e quando a qualcuno non gli venga in mente di provare a spararmi di nuovo, perché è così che vogliono vedermi: in prigione o morta».

 

Nel 2019 la Kirchner aveva critica il processo perché, secondo lei, vedeva impegnati giudici strumentalizzati dalla destra del liberale Mauricio Macri.

 

Nel fine settimana erano uscite una serie di chat hackerate sui social media riguardanti i membri del supposto «partito giudiziario» dell’odiato Macri, che avrebbero partecipato a un viaggio di metà ottobre interamente pagato nella tenuta di lusso del multimiliardario britannico Joe Lewis in Patagonia, che sarebbe un caro amico personale di Macri.

 

Ieri il presidente Alberto Fernández è andato alla TV nazionale, riferendosi alla «promiscuità antirepubblicana» rappresentata da tale raduno, e ha chiesto al suo ministro della Giustizia di avviare un’indagine penale, in particolare sul finanziamento del viaggio, che potrebbe aver implicato illegalità «donazioni» (tangenti) e traffico di influenza.

 

Il presidente stabilito le misure legali da adottare per indagare sulla condotta dei funzionari del governo della città di Buenos Aires e, se necessario, avviare una procedura di impeachment contro di loro; e ha chiesto all’organo competente della magistratura di aprire un’indagine sulla condotta dei quattro magistrati che facevano parte del viaggio alla villa di Lewis.

 

La Kirchner, che si è paragonata a Ignacio Lula da Silva, il presidente americano messo in galera per corruzione e ora vittorioso contro Jair Bolsonaro in elezioni ancora contestatissime, non è la prima volta che parla di «mafia». Due anni fa la vicepresidente, senza citare Macri per nome, aveva fatto riferimento ad articoli che ipotizzavano legami tra la famiglia dell’avversario politico di origine calabrese e il crimine organizzato.

 

Alla Fiera del Libro dell’Havana la Kirchner aveva sostenuto che «in Argentina il lawfare [neologismo in uso in Argentina per indicare un uso del sistema giudiziario contro gli avversari politici, ndr] ha avuto una componente mafiosa», che «ha portato alla persecuzione dei miei figli. Una componente mafiosa che deve essere probabilmente causata dagli antenati di chi è stato presidente proprio come ha denunciato un noto giornalista del giornale Pagina 12 [giornale da sempre vicino alle sue posizioni politiche, ndr] quando ha parlato della ‘Ndrangheta. Devono essere quegli antenati».

 

All’epoca si scandalizzarono tutti: l’ambasciatore italiano, l’antimafia, e il governatore della Sicilia Musumeci, che disse che avrebbe denunziato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di Presidencia de la N. Argentina via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Politica

David Brock, lo specialista di agit-prop dei Clinton, in soccorso dei Biden

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

David Brock, uomo dei Clinton ritiratosi per problemi cardiaci, è di nuovo sulla breccia. A capo di Facts First USA, nei prossimi due anni avrà a disposizione dieci milioni di dollari per screditare i parlamentari intenzionati di far luce sull’affare Hunter Biden.

 

A febbraio 2017 Thierry Meyssan rivelò gli strumenti e la campagna di David Brock contro Donald Trump (1): bisognava screditare il presidente eletto ancor prima che entrasse alla Casa Bianca, facendolo passare per suprematista bianco, sotto l’influenza della Russia. La gigantesca campagna internazionale è parzialmente riuscita: il Congresso ha avviato due procedure per destituire Trump.

 

Il metodo di Brock è molto pericoloso: moltiplicando le accuse, generalmente inventate di sana pianta, i Clinton vogliono destare sospetti su qualunque persona in grado di nuocere al presidente Biden.

 

Così facendo, corrono il rischio di minare l’autorità delle istituzioni, senza che poi qualcuno sia in grado di ripristinarle.

 

Fu in questo modo che i socialisti tedeschi distrussero la Repubblica di Weimar (1918-1933): pensando di proteggerla, aprirono la strada all’ascesa del nazismo.

 

 

 

NOTE

1) «Il dispositivo Clinton per screditare Donald Trump», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 4 marzo 2017.

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

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