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Politica

E se quello di Draghi fosse un bluff?

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Ciascuno di voi in queste ore farà la differenza.



48 ore prima del 15 ottobre – il «G-Day» come lo chiama la stampa filogovernativa – si è venuti a sapere che l’Italia non può sostenere il numero di tamponi che sarebbero richiesti ai 3 milioni di lavoratori non vaccinati per poter lavorare. Un limite fisico dovuto al fatto che le farmacie non possono effettuare più di 2 milioni di tamponi a settimana. E ne servirebbero più di 10 milioni.



A questo inciampo (demenziale) per il governo Draghi-Speranza si è aggiunta la presa di posizione dei lavoratori della logistica, tra cui quella – umanamente epica quanto economicamente sensibile – dei lavoratori portuali di Trieste.  Oltretutto, i coordinamenti sindacali che fanno resistenza incominciano a moltiplicarsi, dai militari ai ferrovieri.

 

I coordinamenti sindacali che fanno resistenza incominciano a moltiplicarsi, dai militari ai ferrovieri

La possibilità concreta che l’opposizione dei lavoratori della logistica e dei trasporti possa paralizzare il Paese è stata ammessa da tutta la stampa nazionale, sebbene a denti stretti e a poche ore dalla data fatidica del  15 ottobre.



Oggi i giornali espongono la posizione del governo: «Draghi tira dritto». I toni simulano una certa sicumera e pretendono di far credere che Draghi avrebbe il controllo della situazione, tenendo il coltello dalla parte del manico. A Draghi basterebbe vincere ignorando le opposizioni, un po’ come ha fatto con la Lega di Salvini, fanno credere i media mainstream.

 

Ma è davvero così? Draghi sta davvero in una posizione di forza che non può essere intaccata?

 

La linea dura non sarebbe nient’altro che un bluff

Al contrario, Marcello Sorgi su La Stampa del 15 ottobre sostiene che Draghi stia solo preparando una ritirata strategica. Quindi, da una posizione di reale debolezza, starebbe cercando solo una strategia per non perdere la faccia. La linea dura non sarebbe nient’altro che un bluff.

 

«A Landini ha detto: “Vedremo”. A Salvini aveva detto: “Vedremo”. Entrambi hanno capito che Draghi ci sta pensando. Al momento resta fermo sulla linea dura. Ma del doman non v’è certezza».

 

«E poi: chi può credere veramente che la circolare del Ministero dell’Interno che ha autorizzato le aziende dei portuali a pagare i tamponi sia stata diramata senza avvertire Palazzo Chigi? E l’altra circolare, diffusa ieri dal Ministero dei Trasporti, per consentire ai camionisti stranieri non dotati di Green Pass di entrare nei porti, raggiungere le aree di carico e scarico, ma non di scaricare e caricare? Anche in questo caso, difficile convincersi che il premier non ne sapesse nulla».

 

«Si fa strada un dubbio: e se Draghi volesse solo vedere come va nei primi giorni di green pass obbligatorio e poi a poco a poco allargare i buchi che già stanno aprendosi nella rete?»

«Si fa strada un dubbio: e se Draghi volesse solo vedere come va nei primi giorni di green pass obbligatorio e poi a poco a poco allargare i buchi che già stanno aprendosi nella rete?»


A supporto della tesi di Sorgi, osserviamo che nessun giocatore nella posizione di Draghi – con le elezioni del Quirinale dietro l’angolo – rischierebbe di schiantarsi.

 

Pertanto, se anche ci fosse per Draghi una vaga possibilità di perdere il controllo del Paese, comunque non sarebbe in alcun modo razionale assumersi il rischio.



Di certo Draghi starà cercando di capire quanta resistenza effettiva incontra nel Paese; si prenderà altre 48 ore e attenderà rapporti di prefetture e servizi di intelligence per calcolare i danni.

 

E se anche il governo Draghi-Speranza vedrà che ci sono dei danni di sistema di medio-bassa entità, non correrà il rischio di escalation, né il rischio che si propaghino.

 

Diventerà allora obbligata la ritirata strategica, ritirata che potrebbe già essere in corso. Per questo ciascuno di noi nelle ore presenti e nei prossimi giorni, farà la differenza.


Il nemico ci osserva.

 

 

Gian Battista Airaghi

Politica

Orban contro i non vaccinati. Fine dei sogni «sovranisti»

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Le agenzie di stampa hanno riportato che il primo ministro ungherese Viktor Orban ha fatto dichiarazioni di vaccinismo esasperato.

 

«Alla fine tutti si dovranno vaccinare, anche gli anti vax dovranno capire che o ci si vaccina o si muore».

 

L’appello di Orban contro i non vaccinati è stato fatto su radio Kossuth. Il tema era quello del basso tasso di vaccinati ungheresi e delle statistiche epidemiologiche nazionali che avrebbero visto 11.200 «casi» (qualsiasi cosa voglia dire) e 135 morti (qualsiasi siano le comorbilità dei defunti) in un giorno.

«Alla fine tutti si dovranno vaccinare, anche gli anti vax dovranno capire che o ci si vaccina o si muore»

 

«Una cosa è certa, i virologi ci dicono che siamo nella quarta ondata fino al collo e che i momenti più difficili devono ancora arrivare. Non siamo ancora al picco. I numeri cresceranno e tutti potrebbero contagiarsi, ma le conseguenze non saranno uguali per tutti», ha dichiarato il supposto leader sovranista, che ha aggiunto, non si capisce su quali basi, che saranno i non vaccinati ad ammalarsi più gravemente.

 

Se tutti si fossero sottoposti al siero genico, questa «quarta ondata» non sarebbe avvenuta o sarebbe «molto piccola», ha a dichiarato a radio Kossuth l’Orban «in vista di un’offensiva vaccinale in tutto il Paese la settimana prossima, con 101 centri senza prenotazione per vaccino e terze dosi» scrive Adnkronos.

 

Queste dichiarazioni, che potrebbero essere fatte da un Draghi qualunque (in teoria, l’esatto opposto politico di Orban: in teoria), a molti hanno fatto cadere le braccia, e non solo.

 

Ma come? Orban? Il re dei sovranisti europei e non solo?

 

«Una cosa è certa, i virologi ci dicono che siamo nella quarta ondata fino al collo e che i momenti più difficili devono ancora arrivare. Non siamo ancora al picco. I numeri cresceranno e tutti potrebbero contagiarsi, ma le conseguenze non saranno uguali per tutti»

Quello che Tucker Carlson, giornalista-populista più amato d’America, è accorso a intervistare per dire quanto giusto fosse il governo di Budapest?

 

Orban il salvatore dell’Europa dalle orde LGBT e dai milioni di immigrati pagati da Soros?

 

Sì, lui.

 

Non tutti sanno che la carriera di Orban è iniziata proprio sotto l’ala protettiva dell’ebreo ungherese György Schwartz, detto George Soros

Non tutti sanno che la carriera di Orban è iniziata proprio sotto l’ala protettiva dell’ebreo ungherese György Schwartz, detto George Soros. Orban, ragazzo di famiglia protestante e giovane promessa della politica liberale post-muro, fu recipiente degli aiuti di Soros, che lo mandò a studiare a Oxford per farne uno stallone nella sua scuderia di giovani politici del fu blocco sovietico pronti ad «aprire» i loro paesi alla democrazia e quindi alle mega-svendite pro-megafondi di speculazione.

 

In seguito, Orban si rivoltò contro il suo mecenate, e si tirò dietro tutta l’Ungheria, la terra natìa di Soros. Il Paese fu tappezzatoda cartelloni con il faccione del miliardario che ride («Non lasciargli l’ultima risata»), vennero distribuiti opuscoli contro l’uomo che distrusse lira e sterlina (e ringit malese, etc.).

Il voltafaccia di Orban, che un tempo lo chiamava «zio George», in una celebre intervista di qualche anno fa del New York Times fu liquidato da Soros con uno schema freudiano: Orban aveva problemi con il padre, di conseguenza il parricidio politico nei confronti di Soros, che si lamentava dei toni «antisemiti» degli attacchi che riceveva in terra magiara.

 

dobbiamo prendere atto della natura umana della pandemia: essa è un filtro, che separa gli uomini. Da una parte, chi rifiuta la follia, la cancellazione dello stato diritto, la menzogna statistica, la sottomissione sanitaria, l’alterazione biologica della razza umana. Dall’altra parte, tutti gli altri

Negli anni 2010, Orban divenne l’astro dell’eurosovranismo: raggiunto il potere, ha guidato il suo Paese in modo compatto, senza mai cedere, a quanto sembrava, ai diktat del mondialismo. Nell’intervista a Tucker Carlson di Fox News ha parlato di una nazione basata sui valori della famiglia, della necessità di pattugliare con determinazione i confini, tutto l’armamentario delle destre nazionali novecentesche.

 

A guardare bene, il mondo eurodestroide gli ha perdonato varie cose – almeno, chi se ne è reso conto.

 

Ad esempio, gli affari con la Cina, tra cui la costruzione di una università cinese a Budapest, cosa che scatenò la protesta di migliaia di persone.

 

Poi c’è stato il caso del suo eurodeputato brincato in un’orgia gay in pieno lockdown 2020. Una trappola, si potrebbe pensare, certo. Orban lo scarica. I «sovranisti» italiani non battono ciglio, nemmeno, appunto, cercando di parlare delle «honey trap» per pervertiti bruxellesi, sulle quali si potrebbe pure riportare voci interessanti che si susseguono da varie decadi.

 

Tutto passa in cavalleria. Perché, Orban fa la lotta agli LGBT, per la «famiglia naturale», è contro l’immigrazione,  etc. Pavlov. Bau-bau.

 

Non importa chi sei, non importa quanto hai studiato, non importa se sei ricco o povero, potente o insignificante, bianco o nero, tedesco o portoghese, «giudeo o greco»: o sei caduto da una parte, o dall’altra

La verità, purtroppo, è che forse non c’è nemmeno vera malizia nella figura di Orban.

 

Semplicemente, dobbiamo prendere atto della natura umana della pandemia: essa è un filtro, che separa gli uomini. Da una parte, chi rifiuta la follia, la cancellazione dello stato diritto, la menzogna statistica, la sottomissione sanitaria, l’alterazione biologica della razza umana. Dall’altra parte, tutti gli altri.

 

Non importa chi sei, non importa quanto hai studiato, non importa se sei ricco o povero, potente o insignificante, bianco o nero, tedesco o portoghese, «giudeo o greco»: o sei caduto da una parte, o dall’altra.

 

Se sei caduto dalla parte sbagliata, probabilmente ti sei vaccinato, e quasi certamente pretendi che lo facciano anche gli altri. Perché altrimenti quello che hai fatto, quello che sei, quello in cui credi, non ha più senso. È una dissonanza cognitiva che macera l’anima, e che nessuno può davvero permettersi, soprattutto un capo di Stato.

 

Se davvero hai pensato che il problema a cui il mondo stava andando incontro era quello della sovranità, se hai riflettuto davvero sulla materia, non è possibile che tu ti sia fatto sparare nel deltoide l’mRNA – e tantomeno è impossibile che tu voglia che lo facciano gli altri

Ma se davvero hai pensato che il problema a cui il mondo stava andando incontro era quello della sovranità, se hai riflettuto davvero sulla materia, non è possibile che tu ti sia fatto sparare nel deltoide l’mRNA – e tantomeno è impossibile che tu voglia che lo facciano gli altri.

 

Perché, come ripete da anni (da ben prima della pandemia) Renovatio 21, la sovranità politica era già stata persa – con la guerra, con le superpotenze termonucleari.

 

La sovranità economica – con l’euro, con le manovre delle banche centrali, con le grandi speculazioni finanziarie – anche.

 

La sovranità famigliare – con il divorzio, la scuola impazzita, l’aborto, i bambini in provetta – pure.

 

Rimaneva la sovranità biologica, ed era impossibile non capirlo già uno o due lustri fa. E se ti devono violare il corpo, come ti ci entrano? Con la siringa.

 

La desovranizzazione del bios, non poteva che avvenire così: con una siringa genica

E se devono violare la tua identità biologica profonda, come lo fanno? Con la genetica.

 

La desovranizzazione del bios, non poteva che avvenire così: con una siringa genica.

 

Abbiamo ribadito il concetto della successiva erosione delle sovranità in innumeri conferenze, articoli, discorsi. Chi preferiva abbaiare agli LGBT e agli immigrati, si spellava le mani per Orban. Alcuni, forse la maggior parte, continueranno a farlo.

 

Solo non parlateci di «sovranisti». Chi non è in grado di difendere il corpo dei suoi cittadini dal mondialismo genetico merita di essere definito un avversario dell’umanità, uno che lavora non per la sovranità, ma per la forma di schiavitù più profonda mai vista nella Storia.

 

Chi non è in grado di difendere il corpo dei suoi cittadini dal mondialismo genetico merita di essere definito un avversario dell’umanità, uno che lavora non per la sovranità, ma per la forma di schiavitù più profonda mai vista nella Storia

Un avviso: la sovranità biologica, non è la fine del percorso. Andranno più in là. C’è un’ulteriore sovranità che vi vorranno sottrarre.

 

Ma lo possiamo dire solo a chi riesce a vedere il quadro. Cioè, chi è pronto a rinunciare per sempre al «sovranismo» degli Orban, dei Salvini, delle Meloni, Le Pen, etc.

 

Nessun leader si salva dal mostro pandemico.

 

Dovrete salvarvi da soli, assieme alle altre persone che, come voi, hanno rifiutato la menzogna e la sottomissione.

 

 

Roberto Dal Bosco

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Assoluzione Rittenhouse, la protesta diventa una rivolta

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La polizia di Portland ha dichiarato una rivolta venerdì sera, dopo che i manifestanti che protestavano per l’assoluzione di Kyle Rittenhouse hanno iniziato a rompere vetrine e lanciare oggetti contro gli agenti.


Circa 200 persone si sono radunate nel centro di Portland, nell’Oregon, subito dopo che Rittenhouse è stato dichiarato non colpevole di omicidio in una sparatoria mortale nell’agosto 2020 durante le violente proteste di Black Lives Matter a Kenosha, nel Wisconsin. La giuria nel caso ha stabilito che l’allora 17enne aveva sparato con il suo fucile semiautomatico Ar-15 per legittima difesa.

 

 

I manifestanti a Portland hanno sfogato la loro furia sulle auto di passaggio, hanno rotto i finestrini e danneggiato le porte di numerosi edifici nelle vicinanze. Secondo quanto riferito da RT, alcuni tra la folla hanno chiesto che il tribunale della città fosse bruciato.


Il dipartimento di polizia ha dichiarato una rivolta dopo che quello che ha descritto come un  «gruppo violento e distruttivo» ha  tentato di violare i cancelli della prigione della contea di Multnomah. Tuttavia, i rivoltosi non sono riusciti a entrare nel carcere e sono stati successivamente dispersi.


L’anno scorso, Portland è diventata un hotspot di protesta dopo l’omicidio di George Floyd da parte della polizia a Minneapolis.

 

La più grande città dell’Oregon ha visto mesi di manifestazioni, che spesso sono sfuggite di mano e sono state segnate da scontri, saccheggi, incendi dolosi e atti di vandalismo, nonché da accuse per le qualila polizia aveva usato una forza eccessiva contro i manifestanti.

 

L’Oregon è uno Stato con un’alta percentuale di sigle radicali  e una piccola tradizione di anarchismo locale; è, al contempo, uno Stato apripista nella legalizzazione del suicidio assistito.

 

 

 

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Politica

Kyle Rittenhouse libero!

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Il processo che ha tenuto con il fiato sospeso gli USA – e non solo – è finito: Kyle Rittenhouse è un uomo libero.

 

Assolto assolto da tutte le accuse relative alla sparatoria dell’anno scorso a Kenosha, nel Wisconsin.

 

Il 18enne era stato accusato di cinque reati; omicidio intenzionale di primo grado, omicidio colposo di primo grado, tentato omicidio intenzionale di primo grado e due capi d’accusa di primo grado per pericolo alla sicurezza.

 

 

La giuria ha raggiunto la sua decisione dopo quattro giorni di delibera, che sono durate più a lungo di quanto chiunque, compreso il giudice Bruce Schroeder, si aspettasse.

 

L’assoluzione è arrivata tra due richieste di annullamento da parte della difesa su prove video ad alta definizione che sono state trattenute – forse involontariamente – dall’accusa.

 

Gli avvocati di Rittenhouse hanno affermato che una copia di qualità inferiore di un video potenzialmente cruciale avrebbe potuto influire sulla loro difesa.

 

Al contempo, un uomo di colore che durante quella notte aveva inseguito e colpito con un calcio volante alla testa l’allore minorenne Rittenhouse mentre era a terra non è mai stato ascoltato al processo, e non si capisce se fosse stato identificato o meno – ora lo è.

 

Rittenhouse, ora 18enne, l’anno scorso aveva sparato e ucciso due uomini che lo inseguivano e ne ha ferito un terzo durante le rivolte del 2020 a Kenosha, una piccola città del Wisconsin da 100 mila abitanti tra Milwaukee e Chicago.

 

Kenosha era stata devastata dalle rivolte razziali post-George Floyd nel 2020. La città venne razziata e incendiata per giorni da orde di violenti. Ricorderete il contesto: la campagna elettorale 2020… Era necessario esercitare pressione su Trump, dipingerlo come razzista.

 

Per cui, l’establishment democratico si disse d’accordo con le rivolte, e da qualche parte, forse, passò anche un ordine: lasciateli fare.

 

Il risultato, fu la devastazione totale. Città letteralmente data alla fiamme. Guardate voi stessi.

 

 

Di fatto, la polizia non fece molto per contenere la furia barbara dell’orda, lasciando totalmente soli i cittadini e le loro attività. Kyle Rittenhouse, che vive a Antioch, Illinois (ad una distanza di nemmeno trenta chilometri…) e ha padre e amici a Kenosha, decise di andare a dare una mano, imbracciando un fucile automatico AR-15 (lo standard americano per i «black rifle») fatto comprare da un amico maggiorenne. Il giorno prima era stato a Kenosha a pulire i graffiti lasciati dai rivoltosi violenti.

 

Poi, quella sera, andò con altri cittadini armati – lì la legge lo consente – a difendere le attività commerciali di Kenosha.

 

Tutta la serata è immortalata in diecine di video, motivo per cui è strano per alcuni pensare che si sia arrivati a processo: il povero Kyle, neanche maggiorenne, si era solo difeso da adulti criminali che gli davano la caccia (uno dei quali, armato con una Glock illegale) e che soprattutto volevano prendere il suo fucile, per farci cosa, poi, non è dato sapere.

 

 

Il primo ad aggredire Kyle, che finisce a terra, è stato Joseph Rosenbaum, visto in alcuni video usare catene. Assieme a lui, un rivoltoso, mentre Rittenhouse era a terra, aveva sparato una pistolettata in aria.

 

Rosembaum, 36 anni, era arrivato alla protesta direttamente da un ospedale psichiatrico, dove era stato ricoverato per un tentato suicidio. In Wisconsin aveva accuse pendenti per presunti abusi domestici e cauzione saltata.

 

Secondo i giornali americani, si trattava di un uomo accusato di pedofilia e condannato dalla legge. Le vittime di Rosembaum erano cinque bambini  di età compresa tra i nove e gli 11 anni; le 11 accuse, tra cui la sodomia, sono state modificate in un patteggiamento e Rosenbaum è stata condannata per conte modificate. Secondo i documenti del tribunale, Rosenbaum è stato condannato a 10 anni il 12 dicembre 2002 per contatto sessuale con un minore e poi condannato a 2 anni e 6 mesi per contatto sessuale di un minore correlato allo stesso incidente del 2002.

 

Rosenbaum era stato condannato l’8 agosto 2016 per aver interferito con un dispositivo di monitoraggio detentivo, tuttavia, alla corte è stato chiesto di revocare il suo programma dopo essere stato accusato di consumo di cannabinoidi sintetici e alcol, di non aver partecipato alle sedute di trattamento per molestatori sessuali e di aver avuto accesso a materiali a sfondo sessuale ritenuto inappropriato dall’ufficiale di sorveglianza.

 

Come ha detto Tucker Carlson, «Rosenbaum è morto come è vissuto: mentre cercava di toccare un minorenne non consenziente».

 

Subito dopo che Rittenhouse si era difeso dall’aggressione di Rosenbaum Anthony Huber, 26 anni, ha inseguito il ragazzino colpendolo con uno skateboard. Il giovane gli ha spirato un singolo colpo al petto uccidendolo.

 

I documenti del tribunale del Wisconsin mostrano che Huber è stato condannato per abusi domestici e condotta disordinata nel 2018. Ha anche scontato un periodo di detenzione nel 2012 per aver strozzato suo fratello.

 

 

Un terzo uomo, Gaige Grosskreutz di 28 anni, è stato colpito una volta al braccio dopo essersi avvicinato a Rittenhouse con una pistola carica, una Glock detenuta illegalmente.

 

 

In un momento che ha stupito tutti per l’assist involontario fornito alla difesa di Rittenhouse, in tribunale il Grosskreutz, orecchinazzi in bella vista, ha testimoniato di aver puntato la sua pistola contro Rittenhouse prima di essere colpito, ma ha detto che non era intenzionale. In quel momento uno dei due prosecutor dell’accusa ha sprofondato la testa nelle mani appoggiate sulla scrivania.

 

 

I disordini a Kenosha il 25 agosto sono stati una delle 75 «proteste a cui il Grosskreutz aveva partecipato, ha testimoniato al processo.

 

Tutto questo accadeva mentre il giovane Rittenhouse stava visibilmente scappando da persone che lo colpivano e lo minacciavano. La sua intenzione era quella di consegnarsi alla polizia – che, una volta raggiunta, però non bada a lui non capendo la situazione.

 

Un blindato della polizia, poco prima, è stato filmato mentre si fermava di fronte ad un palazzo difeso da un gruppo di cittadini armati – tra cui Kyle – usando l’altoparlante per dire quanto le forze dell’ordine stiano apprezzando la mano che stavano dando i cittadini.

 

I pubblici ministeri erano visibilmente abbattuti dopo la lettura del verdetto. Ne avevano ben donde: il loro lavoro è stato un disastro dopo l’altro.

 

Il processo è stato costellato da una serie di errori dell’accusa, tra cui anche quelle che il giudice ha definito «gravi offese costituzionali», come quando l’accusa, interrogando Kyle (cosa rara: gli accusati di omicidio evitano di finire alla sbarra per non incriminarsi) ha cercato di insinuare qualcosa riguardo al suo silenzio dopo l’arresto, che è garantito (in molti Paesi, non solo in USA) dalla legge.

 

 

Il processo è stato inoltre viziato da qualcosa di gravissimi: gli appelli da parte di attivisti di fare foto ai giurati per intimidirli.

 

Il giudice Shroeder nell’ultimo giorno di processo ha bandito la troupe dell’emittente MSNBC dal tribunale dopo che aveva seguito l’autobus con vetri oscurati che si usava per proteggere i giurati.

 

 

La politica e i media americani, ma anche italiani – tutti – , hanno subito cercato di razzializzare la vicenda, anche se nessuna – nessuna! – delle persone coinvolte era di colore.

 

Di più: il Rosenbaum, poco prima di aggredire Rittenhouse e morire, sarebbe stato registrato quella stessa sera mentre urlava ad alta voce la parola, ora divenuta dispregiativa, che inizia con la lettera «n».

 

 

Ma vediamo come riportano la notizia i giornali nostrani.

 

Screenshot fresca di poco fa, da Google notizie.

 

La parola «razza» è ovunque, anche se si tratta di una storia di un bianco che spara a tre bianchi – e tutti con cognomi germanofonici.

 

 

 

Nel frattempo, vi preghiamo di guardare il titolo di Fanpage, il sito napoletano che manda Saverio Tommasi nella mischia delle  manifestazioni no green pass di Milano.

 

Un attimo, c’è un errore? Guardiamo il sito.

 

 

È titolato proprio così. «USA, la sentenza che fa discutere: Kyle Rittenhouse, che uccise 2 afroamericani, è stato assolto».

 

Ma è uno sbaglio dei titolisti? Leggiamo dentro: «Colpì diversi attivisti afroamericani (uno rimase feriti [sic], altri due restano uccisi) nel corso delle proteste seguite al ferimento lo scorso 23 agosto di Jacob Blake, un ventinovenne di colore». Corsivo nostro. Refuso loro.

 

Ma il sito partenopeo mica è solo: questo è l’autorevole Huffington Post.

 

 

Avete letto bene: «Sentenza choc a Kenosha, uccise due attivisti neri ma viene assolto». Corsivo notro

 

Vabbè, Affari italiani, che neppure ci dispiacciono, in realtà: «Kyle Rittenhouse assolto, uccise due attivisti neri a Kenosha»

 

Massì, Rittenhouse avrebbe ucciso due neri, come no. Ambedue bianchissimi, con cognome teutonico, piuttosto tipico in certa campagna rurale americana colonizzata dai contadini tedeschi tra il secondo Ottocento e i primi del Novecento.

 

Pazienza, non è possibile chiedere a Fanpage, Huffington Post e a chiunque altro di dirla giusta quando lo stesso presidente Biden aveva definito Kyle un «White Suprematist», un razzista bianco.

 

 

Ora si attende che Kyle Rittenhouse quereli per diffamazione Biden, e potrebbe farlo – sempre che il tribunale lo dichiari «capace di intendere e di volere».

 

Nel frattempo, godiamoci questo momento: la Civiltà e chi la vuole difendere, per una volta, vincono sulla barbarie di chi brucia, devasta, violenta.

 

Kyle Rittenhouse libero!

 

Viva la Civiltà!

 

 

 

Immagine elaborazione screenshot da YouTube

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