Politica
Rivolta a Nairobi. Il presidente «i manifestanti hanno dichiarato guerra al Kenya»
I manifestanti kenioti che attaccano le strutture di sicurezza e le attività commerciali sono terroristi che dichiarano guerra al governo, ha dichiarato il leader della nazione dell’Africa orientale, William Ruto, ordinando alla polizia di sparare alle gambe a questi individui.
Le dichiarazioni di Ruto giungono in concomitanza con un’ondata di violente proteste antigovernative che hanno travolto il Kenya nelle ultime settimane, con gruppi per i diritti umani che hanno segnalato oltre 30 morti e danni alla proprietà.
«Tali atti criminali sono una dichiarazione di guerra», ha dichiarato mercoledì il presidente, ordinando alla polizia di non uccidere «chiunque venga sorpreso a bruciare l’attività o la proprietà di un’altra persona”, ma piuttosto di «colpire una gamba con un colpo di arma da fuoco, ricoverare in ospedale e poi portare in tribunale».
Tension gripped Kenya’s capital Nairobi, as police fired tear gas and water cannon to disperse hundreds of protesters https://t.co/AofuvXHbm0 pic.twitter.com/iCqoS1tst6
— Reuters (@Reuters) July 7, 2025
What we’re seeing in Kenya 🇰🇪 is a fight between a corrupt and broken government/system against an upright youthful population. pic.twitter.com/WDqGaaEfRp
— Typical African (@Joe__Bassey) July 7, 2025
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«Questo Paese non verrà distrutto da poche persone impazienti che vogliono un cambio di governo con mezzi incostituzionali. Useremo qualsiasi mezzo disponibile per garantire la stabilizzazione del Paese», ha affermato.
Almeno 31 persone sono state uccise solo durante le proteste di lunedì, secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Kenya (KNCHR), la Commissione statale keniota. Le manifestazioni hanno celebrato il 35° anniversario di Saba Saba – in swahili «Sette Sette» – una storica rivolta del 7 luglio 1990 contro il regime monopartitico, ora commemorata ogni anno come simbolo di resistenza alla repressione e all’ingiustizia economica.
In una dichiarazione rilasciata martedì, il KNCHR ha dichiarato che 107 persone sono rimaste ferite, 532 sono state arrestate e altre due sono risultate disperse. L’agenzia ha condannato “fermamente” tutte le violazioni dei diritti umani e ha sollecitato “l’assunzione di responsabilità da parte di tutte le parti responsabili, comprese la polizia, i civili e tutte le altre parti interessate”.
Il Servizio di Polizia Nazionale del Kenya (NPS) ha dichiarato lunedì che 63 persone – 52 agenti di polizia e 11 civili – sono rimaste ferite durante le manifestazioni, che, a suo dire, sono state infiltrate da «criminali». Almeno 19 veicoli – 12 appartenenti alla polizia, tre ad agenzie governative e quattro a civili – sono stati danneggiati, secondo l’NPS.
The saddest video of the day from Kenya, REPOST WIDELY 💔💔https://t.co/ZUMo9BDKQT
— Zoom Afrika (@zoomafrika1) July 7, 2025
🇰🇪A big shout out to our Kenyan warriors, who have taken to the streets again today. Seeking a better Kenya. pic.twitter.com/FagUaQ8wZx
— Sahel Revolutionary Soldier (@cecild84) July 7, 2025
Anti-Government protests in Kenya 🇰🇪 pic.twitter.com/njVA7Z7qY5
— African Hub (@AfricanHub_) July 7, 2025
L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto indagini indipendenti sull’ «uso della forza» da parte della polizia keniota contro i manifestanti antigovernativi.
Alla fine del mese scorso, 19 persone sono state uccise in tutto il paese durante le manifestazioni che hanno celebrato il primo anniversario delle proteste giovanili dello scorso anno contro una controversa legge finanziaria – poi ritirata dal governo – e la morte in carcere di Albert Ojwang, blogger e insegnante, secondo quanto riportato dal KNCHR. Sei persone, tra cui tre poliziotti, sono state accusate di omicidio in relazione alla morte di Ojwang, sebbene tutti si siano dichiarati non colpevoli.
In risposta all’ordine di repressione di Ruto, l’ex vicepresidente del Kenya, Rigathi Gachagua, gli ha detto di “rilassarsi”, poiché nessuno vuole rimuovere il governo «in modo incostituzionale».
«Vogliamo affrontarvi alle urne nell’agosto 2027, quindi rilassatevi», ha detto Gachagua, minacciando di portare Ruto alla Corte penale internazionale.
Gachagua è stato eletto insieme a Ruto nel 2022, ma l’anno scorso è stato messo sotto accusa con l’accusa di corruzione, incitamento alle divisioni etniche e fomentata agitazione antigovernativa.
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime settimane si è avuta notizia dal Kenya di due sacerdoti assassinati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro.
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Politica
Candace Owens appoggerebbe Tucker Carlson per la Casa Bianca
La commentatrice conservatrice statunitense Candace Owens appoggerebbe il giornalista Tucker Carlson se si candidasse alla presidenza degli Stati Uniti, ma si candiderebbe lei stessa solo se gli elettori la accettassero come «dittatrice».
In un’intervista esclusiva al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) con Rick Sanchez, già giornalista CNN passato alla testata governativa russa RT, alla Owens è stato chiesto delle speculazioni negli Stati Uniti secondo cui un giorno potrebbe candidarsi alla Casa Bianca.
«Dico sempre ai miei ascoltatori che non mi candiderei mai alla presidenza. Mi candiderei solo a dittatore», ha affermato Owens. «Non ho a che fare con il Congresso, non ho a che fare con le lobby, non ho a che fare con Lindsey Graham che invoca un’altra guerra».
Candace ha scherzato dicendo che se gli elettori la volevano, avrebbero dovuto accettare la condizione che lei sarebbe diventata «dittatrice degli Stati Uniti», aggiungendo di non avere alcun interesse a breve termine per una carica politica a causa dell’«inautenticità» di Washington.
L’attivista ha affermato che sarebbe invece disposta a fare campagna elettorale per qualcuno come Tucker Carlson, qualora decidesse di candidarsi, aggiungendo che sarebbe pronta a girare il Paese per conto di Carlson, paragonando l’idea alla sua precedente collaborazione politica con Charlie Kirk.
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La Owens ha quindi affermato che Carlson, insieme a Megyn Kelly, era stata anche una delle poche voci conservatrici di spicco disposte a parlare onestamente del cambiamento di opinione di Charlie Kirk verso la fine della sua vita.
Owens si è inizialmente fatta conoscere alla fine degli anni 2010 esortando gli elettori afroamericani a smettere di sostenere i Democratici. In seguito è diventata una delle voci più autorevoli dei media conservatori, prima di rompere con il Daily Wire, diretto dall’ebreo Shapiro, a seguito di una disputa pubblica sulla guerra di Israele a Gaza e per aver usato l’espressione «Christ is King» («Cristo è Re»), considerata incredibilmente come slogan «antisemita»da tutti i supporter di Israele, pagati e non.
La Owens, sotto gli auspici del marito George Farmer, figlio di un Lord ed ex ministro britannico, si è convertita al cattolicesimo e sembra attenersi ad una linea di pensiero vicina a quella del tradizionalismo francese, che vede la Francia derivata dalla rivoluzione come uno Stato retto dalla perversione, con la pedofilia che impazza tra le élite occulte e nemmeno occulte.
Con estrema pervicacia Candace aveva raccontato in una serie del suo podcasto la storia di Brigitte Macron nata uomo, servendosi dei lavori di Xavier Poussard, giornalista e scrittore francese riparato a Milano, stranamente non oggetto di una denuncia diretta da parte della coppia presidenziale, come lo sono invece altri personaggi che hanno sostenuto l’incredibile tesi in questi anni. Una fra costoro ha scelto di chiedere l’asilo politico alla Russia.
I Macron hanno denunziato la Owens negli USA – dove sono fortissime le leggi a protezione della libertà di parola – asserendo che porteranno prove inconfutabili del sesso femminile della première dame di Francia.
Le voci erano state respinte da Macron, noto per le sue smentite, ancora due anni fa.
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