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Quel futuro papa forse complice di Hiroshima e Nagasaki

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Il 17 gennaio 1945 il rappresentante diplomatico del Sol Levante presso la Santa Sede Masahide Kanayama, si vide con il Segretario di Stato vaticano Giovanni Montini, che 18 anni dopo sarebbe divenuto Papa Paolo VI. L’incontro avviene sotto gli occhi di Pio Rossignani, segretario personale di Pio XII.

 

Kanayama lavorava sotto l’ambasciatore Ken Harada. Il suo compito, in sostanza, era di fare da canale nascosto per un appello diretto al Papa.

 

I Giapponesi volevano che il Pontefice fosse il mediatore tra loro  gli Alleati.

 

Ken Harada (1909 –1997), ambasciatore presso la Santa Sede dal 1942 al 1945)

«I pacifisti in Giappone hanno grande fede nella Santa Sede. Un tentativo della Santa sede di iniziare la mediazione incoraggerebbe di molto i nostri pacifisti, anche se non vi fossero risultati concreti nell’immediato» disse Kanayama.

 

Montini rispose: «è a noi chiaro che la distanza tra i punti di vista fra i due belligeranti è troppo ampia per permettere la mediazione Papale»

 

Montini, cioè, chiuse la porta.

Giovanni Battista Montini, (1897-1978), futuro Papa Paolo VI

Il Giappone, in Vaticano, offriva il ramoscello d’olivo. Montini chiuse la porta

A pochi mesi di distanza, ci furono Hiroshima e Nagasaki. Quest’ultima, lo ricordiamo, era la città pià cattolica del Giappone, quella dove i cattolici erano la maggioranza, l’unica regione in cui la Vera Religione si salvò dalle tremende persecuzioni dello Shogunato nel XVII secolo.

 

Non è più discutibile il fatto che il Montini fosse un asset (cioè una fonte, un confidente, financo un «agente» dell’OSS, l’organizzazione che poi si trasformò nella CIA.

 

Il futuro Paolo VI  parlava direttamente con colui che è considerato «padre» della CIA,  William Donovan. 

Donavan era peraltro cattolico. Nel denso film dedicato all’OSS e alla CIA, The Good Shepherd, la figura di Donavan è interpretata da Robert De Niro, qui anche eccellente regista. Egli si lamenta, in una scena, del fatto di essere l’unico cattolico nell’ente che lui stesso stava creando traendo dai figli della crema WASP per lo più affiliati alla lugubre confraternità universitaria Skull and Bones. Donovan era già stato ospite del Vaticano nel 1944 per essere insignito da Pio XII della Gran Croce dell’ordine di San Silvestro

 

James Jesus Angleton (1917-1987)

Montini aveva tuttavia ancora maggiori rapporti con con la «madre» della CIA James Jesus Angleton. Personaggio interessante, l’Angleton crebbe in Italia, dove il padre vendeva macchine da scrivere, e si laureò in poesia: nel dopoguerra corrispondeva con Ezra Pound che egli ammirava enormemente, mentre però lo teneva dietro le sbarre. Ad Angleton viene fatto risalire tanto della storia Repubblicana, tanto che meriterebbe un posto tra i padri fondatori dell’Italia democratica – certamente più di De Gasperi e dei Costituenti: c’è il sospetto che Angleton trattò con Lucky Luciano lo sbarco degli alleati in Sicilia (e quindi il ritorno della mafia), truccò il referendum che seppellì la Monarchia, fu fulcro delle manovre che crearono la DC. Infine, Angleton impazzì mentre per la CIA dirigeva il controspionaggio antisovietico, inghiottito da quello che egli stesso, memore della sua formazione poetica, chiamava «Il deserto degli specchi».

 

Ma è del deserto atomico di Hiroshima e Nagasaki che stiamo parlando.

Sembrerebbe proprio che anche in quel colloquio in cui il Giappone gli chiedeva aiuto Montini facesse il gioco angloamericano. 

 

 

Sembrerebbe proprio che anche in quel colloquio in cui il Giappone gli chiedeva aiuto Montini facesse il gioco angloamericano

Monsignor Montini alle spalle di Pio XII

È difficile non pensare che una risposta differente avrebbe potuto salvare decine di migliaia di esseri umani a Hiroshima e centinaia di migliaia di cattolici a Nagasaki.

 

La cosa va inquadrata secondo la mentalità del Montini e della Democrazia Cristiana che egli benedì facendola prosperare al punto che per colpirla dovettero colpire un amico personale del papa bresciano, Aldo Moro.

 

Montini, il papa del post-concilio, il papa della messa nuova plasmata dal massone Bugnini, il papa che incoraggiò quella Democrazia Cristiana che ha siglato quegli enormi compromessi con la Morte – compromessi che hanno costato al Paese circa 53 volte i morti di Hiroshima Nagasaki, preferì il male minore della continuazione della guerra, vedendone chissà quale vantaggio futuro: forse quello americano, che con la detonazione delle bombe spaventò la Russia impedendole di invadere l’Hokkaido. La Russia aveva dichiarato guerra al Giappone poche settimane prima, e un’invasione sovietica da Nord avrebbe reso il Giappone un Paese diviso dai blocchi come la Germania, o, più tardi, la Corea.

Ecco, insomma, il male minore atomico.

 

Hiroshima dopo la bomba

Ecco il male minore atomico

Davanti al diniego di Montini, i Giapponesi in Vaticano non si persero d’animo. Nel febbraio 1945, l’ambasciatore Ken Harada volle vedere l’inviato personale di Roosevelt presso Pio XII Myron Taylor, e gli passo un messaggio chiarissimo: «gli elementi giapponesi che desiderano la pace  non sono responsabili della guerra nel pacifico, e potrebbero essere in grado di far sentire la propria volontà se gli angloamericani offrissero termini accettabili».

Il Giappone, in Vaticano, offriva il ramoscello d’olivo.

 

 

Taylor promise di passare il messaggio, ma volle ricordare Pearl Harbor: come dire, abbiamo qualche ragione per invadervi.

Nagasaki, la cattedrale di Urakami distrutta dalla bomba atomica

I fedeli di Urakami quel giorno trovarono d’improvviso una morte mai vista prima. Disintegrati, disciolti, fusi nell’intimo della materia con ciò che era nelle circostanze

A leggere la storia dai documenti non pare proprio che il Giappone fosse graniticamente opposto all’idea di un armistizio; il mito dell’ultimo giapponese che continua a combattere nell’isola per anni è probabilmente un’operazione psicologica che giustificare le bombe atomiche. 

 

È eclatante il caso del telegramma al Papa mandato il 6 aprile 1945 dal delegato: «Il presente è il momento più favorevole per conquistare l’intransigenza dei militaristi estremisti nell’interesse di una pacifica soluzione della guerra» scrisse Toda, il quale era peraltro imparentato con nientemeno che l’imperatore Hirohito. Nel messaggio, si prometteva che al più presto possibile si sarebbero mandate alla Santa Sede delle condizioni da far vagliare agli angloamericani. Gli americani sapevano: messaggio fu intercettato dall’OSS e girato a Roosevelt l’11 aprile, un giorno dinanzi della sua improvvisa morte.

 

Il successore, il massone Truman, poche settimane dopo sganciò le bombe.

 

Si trattò dell’unico utilizzo su esseri umani dell’ordigno a fissione dell’atomo.

 

Ho pellegrinato per ambo le città martiri dell’atomo americano. Voglio confessare che Nagasaki, soprattutto, è una delle città che amo di più al mondo.

 

La storia del bombardamento atomico di Nagasaki è una storia cattolica sin dal suo epicentro: il bombardiere “Bockscar” pilotato dal maggiore Charles Sweeney, all’anagrafe un irish-catholic, prese come bersaglio la cattedrale della Immacolata Concezione, chiamata anche cattedrale di Urakami, il quartiere a Nord della città.

Paolo Takashi Nagai (1908-1951) e i suoi figli

 

Quando l’atomo colpì, era l’ora delle confessioni. Tanti erano là sotto in fila per liberarsi dei proprio peccati; una di essi era la moglie di un medico cattolico riconosciuto poi eroe internazionale, Paolo Takeshi Nagai.

 

Nagai – che diverrà noto per la sua testimonianza straziante del libro Le campane di Nagasaki – studiò la malattia da radiazione anche menomato e incapace di stare anche solo seduto, sdraiato perennemente, tra microscopi e carte, su della paglia stesa sul pavimento.

 

I fedeli di Urakami quel giorno trovarono d’improvviso una morte mai vista prima. Disintegrati, disciolti, fusi nell’intimo della materia con ciò che era nelle circostanze.

 

Nagasaki, il rosario sciolto dalla bomba atomica

La Fede violata nella sua intimità, e al contempo era la Fede che resiste anche alla potenza nucleare

Nel museo a fianco della Cattedrale di Urakami, ho guardato e rimirato per ore un cimelio in particolare. Un rosario «sciolto» dalla bomba.

 

Vi ho visto questo segno pazzesco, struggente: era la Fede violata nella sua intimità, e al contempo era la Fede che resiste anche alla potenza nucleare.

 

Quel rosario diceva, soprattutto, che qualcuno era morto stringendolo fra le mani.

 

Ricordo come accanto a me, davanti al rosario atomico, vi erano dei ragazzi americani, venuti come tanti connazionali a fare quello che il loro governo non riesce a fare da 73 anni: affacciarsi all’orrore e chiedere scusa. La prima a scoppiare a piangere fu la ragazza; il ragazzo seguì. Lacrime americane, lacrime umane.

 

Avevano compreso ciò che i vertici del loro Paese, e probabilmente anche Montini, non avevano compreso.

Il «male minore» è il Male. E il Male vuole lo sterminio infinito, e lo scioglimento dell’Unica Vera Fede

 

Vite sacrificate, a milioni, per il «male minore» di qualche uomo di potere.

 

Il «male minore» è il Male. E il Male vuole lo sterminio infinito, e lo scioglimento dell’Unica Vera Fede.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

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Spirito

Dov’è lo scisma?

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Lo scisma esiste certamente. Ma non si trova dove alcuni pensano di vederlo.

 

L’annuncio delle consacrazioni episcopali, previste per il 1° luglio , ha suscitato un acceso dibattito. Ciò è tanto più vero in quanto la lettera indirizzata al cardinale Fernandez il 18 febbraio dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pietro non ha ancora ricevuto risposta da Roma. Di fronte a questo silenzio, i vescovi si stanno esprimendo: alcuni per condannare l’iniziativa delle consacrazioni, altri per giustificarla e difenderla dalle critiche mosse nei suoi confronti.

 

Le dichiarazioni del vescovo Schneider sono ormai note. Ricevuto in udienza il 18 dicembre 2025 da Papa Leone XIV, il vescovo ausiliare di Astana aveva già perorato la causa della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Successivamente, in un’intervista rilasciata il 17 febbraio al giornalista Robert Moynihan (1), il vescovo Schneider si (2) era fortemente opposto alle osservazioni fatte dal cardinale Fernández al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X durante l’incontro del 12 febbraio. Tali osservazioni, rese pubbliche, erano quelle con cui il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede cercava di imporre alla Fraternità la ripresa di un dialogo che si prevedeva già sarebbe stato infruttuoso e il cui effetto tangibile sarebbe stato solo quello di rinviare indefinitamente la data delle consacrazioni episcopali, a grave danno della salvezza delle anime.

 

Il 24 febbraio, il vescovo Schneider ha pubblicato un «Appello fraterno indirizzato a Papa Leone XIV» (3) : «La Santa Sede», ha dichiarato, «dovrebbe essere grata alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché è attualmente quasi l’unica grande entità ecclesiastica a segnalare apertamente e pubblicamente l’esistenza di elementi ambigui e scorretti in alcune dichiarazioni del Concilio e nel Novus Ordo Missae. In quest’opera, la Fraternità San Pio X è guidata da un sincero amore per la Chiesa: se non amasse la Chiesa, il Papa e le anime, non intraprenderebbe quest’opera, né si impegnerebbe nel dialogo con le autorità romane – e la sua vita sarebbe senza dubbio più facile».

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E per concludere che il Papa dovrebbe concedere incondizionatamente il mandato apostolico per le consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026. Infine, il 9 marzo, in una lunga intervista rilasciata al giornalista Andreas Wailzer sul canale YouTube Kontrapunkt (4), il vescovo Schneider ha affermato inequivocabilmente che le consacrazioni episcopali non sarebbero state scismatiche, perché rappresentavano la risposta necessaria e legittima richiesta dalla salvezza delle anime della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Da parte sua, il vescovo Strickland, vescovo emerito di Tyler, si era già fatto un nome per le sue forti lodi all’arcivescovo Lefebvre e alla Dichiarazione del 21 novembre 1974 (5). Non contento di riconoscere lo stato di necessità nella Chiesa e di giustificare l’atteggiamento della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il prelato statunitense arriva persino a legittimare le future consacrazioni episcopali annunciate da don Davide Pagliarani. (6)

 

Entrambi i prelati riconoscono lo stato di grave necessità che affligge la Chiesa sin dal Concilio Vaticano II. E, cosa notevole, entrambi ne rintracciano le cause profonde. Secondo loro, la crisi generalizzata che colpisce l’intera Chiesa non può essere spiegata unicamente con semplici abusi derivanti da una cattiva applicazione delle riforme intraprese dal Concilio o dalla dipendenza da esso.

 

La vera spiegazione della crisi risiede innanzitutto in queste stesse riforme: nella nuova dottrina sociale fondata sul falso principio della libertà religiosa, nella nuova ecclesiologia ecumenica, nella concezione collegiale e sinodalizzante del governo della Chiesa e nella nuova liturgia protestantizzata. Entrambi questi prelati, dunque, giustificano pienamente l’opera intrapresa dall’arcivescovo Lefebvre per assicurare la sopravvivenza della Chiesa attraverso la sopravvivenza del suo sacerdozio. Sopravvivenza dell’unità della Chiesa, contro tutte le forze di dissoluzione che la minacciano sempre più.

 

Da parte sua, e seguendo l’esempio del cardinale Sarah, il vescovo Eleganti si è appena espresso per denunciare (7)«una mentalità e un comportamento scismatici» nella volontà di celebrare le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio . La sua dichiarazione appare come una presa di distanza da quella del vescovo Schneider. Pur critico, come quest’ultimo, nei confronti delle riforme derivanti dal Concilio Vaticano II (8), l’ex vescovo ausiliare di Coira si oppone alle misure eccezionali necessarie per garantire la sopravvivenza della Chiesa nella fede e nella morale, di fronte alla diffusa corruzione della dottrina e della morale.

 

Ma dov’è lo scisma? «Secondo il canone 1325 del Codice di Diritto Canonico del 1917, § 2», spiega l’esperto di diritto canonico Raoul Naz (9) , «lo scisma mina l’unità della Chiesa perché presuppone un rifiuto sistematico e abituale della dipendenza. Al contrario, la disobbedienza può essere un atto passeggero, senza che chi lo commette contesti in alcun modo l’autorità della legge o del legislatore, e senza volerla eludere abitualmente». Ora, è chiaro e provato che né l’arcivescovo Lefebvre né i suoi successori alla guida della Fraternità abbiano mai voluto separarsi dall’unità della Chiesa, perché non hanno mai voluto rifiutare il principio stesso di dipendenza da Roma. Se la Fraternità è scismatica, allora perché tutti questi contatti tra la Fraternità e il Vaticano, con Roma? Perché, dopo l’elezione di Leone XIV, il Superiore Generale della Fraternità ha scritto al Papa per chiedere un incontro?

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Pertanto, non solo la Fraternità Sacerdotale San Pio X non ha mai avuto intenzione di separarsi dall’unità della Chiesa, ma, a prescindere da questa buona intenzione, l’atto stesso della consacrazione episcopale, preso in sé e anche se apparentemente compiuto contro la volontà di Roma, non costituisce uno scisma. Uno scisma esiste solo se il vescovo che consacra altri vescovi pretende di conferire loro l’autorità di governare, poiché questo è un potere che spetta solo al Papa. Consacrare vescovi, anche contro la volontà del Papa, senza concedere loro la giurisdizione, non crea uno scisma, perché non rifiuta in linea di principio il potere del Papa, che è la fonte della giurisdizione. Il vescovo Eleganti sta confondendo le acque.

 

Lo scisma esiste certamente. Ma non è dove crede il vescovo Eleganti. Ed è proprio dove non riesce a vederlo. Lo scisma è questo ecumenismo spudorato perseguito con spaventosa ostinazione da papa Leone XIV. Ciò che mina gravemente l’unità della Chiesa, infatti, non sono le consacrazioni di Ecône, ma l’ecumenismo, il dialogo interreligioso. Perché, prese in sé, tutte queste iniziative presuppongono che la dipendenza da Dio non implichi necessariamente la dipendenza dal Vicario di Cristo, che è il Papa.

 

Lo scorso dicembre, durante il suo viaggio in Libano, Papa Leone XIV si è rivolto sia ai cattolici che ai musulmani, dicendo: «La vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili sorgono fianco a fianco, eppure entrambi si ergono verso il cielo, testimonia la fede incrollabile di questa terra e la devozione indefessa del suo popolo all’unico Dio. Qui, in questa amata terra, ogni rintocco di campana, ogni adhan , ogni chiamata alla preghiera si fondano e si elevino in un unico inno, non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per offrire una sincera preghiera per il divino dono della pace».

 

Dov’è lo scisma?

 

Padre Jean-Michel Gleize

 

1) https://fsspx.news/fr/news/mgr-schneider-revele-des-details-son-audience-avec-leon-xiv-57390

2) https://fsspx.news/fr/news/rome-et-la-fraternite-mgr-schneider-repond-au-cardinal-fernandez-57406

3) https://fsspx.news/fr/news/mgr-schneider-lance-un-appel-au-pape-leon-xiv-au-sujet-la-fsspx-57437

4) https://fsspx.news/fr/news/mgr-schneider-les-consecrations-episcopales-la-fsspx-ne-seront-aucun-cas-schismatiques-57822

5) https://fsspx.news/fr/news/mgr-strickland-loue-hautement-mgr-lefebvre-49411

6) https://fsspx.news/fr/news/une-lettre-mgr-strickland-57460

7) https://lesalonbeige.fr/fsspx-mgr-eleganti-conteste-linterpretation-de-mgr-schneider/

8) Italiano: https://fsspx.news/fr/news/mgr-eleganti-critique-fortement-vatican-ii-et-la-nouvelle-liturgie-54923 ; https://fsspx.news/fr/news/mgr-eleganti-vatican-ii-ou-le-printemps-annonce-qui-na-jamais-eu-lieu-56019

9) Raoul Naz (1889–1977) è l’indiscusso specialista di diritto canonico del XX secolo, autore del classico Dizionario di diritto canonico, Letouzey e Ané, 1965, nel cui settimo volume (col. 886 e seguenti) compare la voce «Scisma» da cui traiamo queste considerazioni.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX. News

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia


 

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Geopolitica

l’Iran vorrebbe il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Witkoff e Kushner

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Secondo quanto riportato dalla CNN, che cita alcune fonti, l’Iran avrebbe comunicato agli Stati Uniti di non voler collaborare con l’inviato speciale Steve Witkoff e con il genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner, preferendo invece colloqui con il vicepresidente JD Vance.   Secondo la CNN, l’Iran ha espresso diffidenza nei confronti di Witkoff e Kushner a causa del fallimento dei precedenti contatti prima dell’inizio dell’operazione militare israelo-americana. Vance, a sua volta, sarebbe considerato dall’Iran un politico interessato a raggiungere un cessate il fuoco.   Lunedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi negli ultimi due giorni. Ha aggiunto di aver dato istruzioni al Pentagono di rinviare di cinque giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.   Il ministero degli Esteri iraniano ha negato che i colloqui abbiano avuto luogo, affermando di aver ricevuto solo messaggi in cui Washington esprimeva la volontà di avviare un dialogo.   JD Vance è un cattolico convertito. Cresciuto in una famiglia di origini scozzesi-irlandesi con influenze protestanti evangeliche e un’infanzia segnata dal caos familiare, da giovane si dichiarò ateo, influenzato da autori come Christopher Hitchens e Sam Harris.   Durante gli studi di legge iniziò un percorso di ricerca spirituale. Fu attratto dal cattolicesimo grazie alle letture di Sant’Agostino, René Girard (il filosofo del sacrificio, maestro del suo mentore nel Venture Capital, Peter Thiel) e a conversazioni con frati domenicani. Nel 2019, a 35 anni, ha ricevuto il battesimo e la prima comunione nella chiesa domenicana di St. Gertrude a Cincinnati.

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Come riportato da Renovatio 21, il vicepresidente Vance l’anno passato criticò papa Francesco per le restrizione alla Messa in Latino. A inizio anno, dinanzi alle masse della March for Life, ha paragonato l’aborto al sacrifizio umano pagano, una posizione che aveva ribadito anche mesi prima.   Vance ha descritto la conversione come «entrare nella resistenza», un approdo intellettuale e morale che lo ha aiutato a gestire la rabbia, perdonare e dare priorità alla famiglia. La moglie Usha, di fede induista, lo ha sostenuto in questo cammino. Secondo alcuni oggi la sua fede cattolica influenza profondamente il suo pensiero politico, con enfasi sulla dottrina sociale della Chiesa e sul bene comune.   Jared Kushner e Steve Witkoff sono entrambi ebrei. Kushner proviene da una famiglia di ebrei ortodossi moderni. Cresciuto osservante, ha frequentato una yeshiva (una scuola rabbinica), mantiene una casa kosher e osserva lo Shabbat. Ha sposato Ivanka Trump, figlia prediletta del presidente USA, che si è convertita all’ebraismo ortodosso prima del matrimonio.   Steve Witkoff è pure ebreo di nascita, figlio di genitori ebrei. Si definisce ebreo più in senso spirituale e culturale che strettamente religioso, pur essendo un forte sostenitore di Israele. Ha partecipato a eventi ebraici e ha donato per cause pro-Israele. Secondo il racconto pubblico, la sua vita è stata fortemente segnata dalla morte del figlio per overdose.   Entrambi rappresentano figure chiave nell’amministrazione Trump con radici ebraiche.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Miss California contro il vescovo

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Il vescovo Robert Barron ha respinto la richiesta dell’ex Miss California Carrie Prejean Boller di difendere la sua ferma posizione a sostegno della dottrina cattolica, posizione che ha portato alla recente estromissione della coraggiosa convertita al cattolicesimo dalla Commissione per la libertà religiosa di Trump.

 

La Prejean Boller, che giovedì ha ricevuto il Catholic Champion Award al gala «Catholic Prayer for America» di Catholics for Catholics a Washington, DC, si è rivolta a Barron su X: «Se la mia libertà religiosa non è protetta, allora non lo è quella di nessuno. Per favore, fate sentire la vostra voce. Per favore, difendete i cattolici».

 

«Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», ha esortato la bellissima.

 

«Vostra Eccellenza, mi ha comunicato tramite messaggio che la mia posizione rispecchia l’insegnamento cattolico, in particolare il fatto che lo Stato moderno di Israele non sia il compimento delle profezie bibliche. Questa è la posizione che ho espresso, eppure sono stata rimossa dalla Commissione per la Libertà Religiosa».

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«Con tutto il rispetto, è difficile non concludere che questa commissione non abbia veramente a cuore la libertà religiosa quando un cattolico può essere rimosso per aver espresso fedelmente l’insegnamento della Chiesa. Chiedermi di rinnegare l’insegnamento cattolico per assecondare un’ideologia politica costituisce di per sé una violazione della mia libertà religiosa».

 

«Come ammoniva Papa Leone XIII, “Indietreggiare di fronte al nemico, o tacere quando da ogni parte si leva un tale clamore contro la verità, è da codardi”. Che io faccia parte o meno di questa Commissione, la mia voce si farà sempre più forte a sostegno di coloro che vengono perseguitati per la loro fede», ha promesso. «Credo che questa nomina sia stata voluta da Dio e non rinuncerò alla mia fede cattolica per mantenere un incarico in una commissione che ha abbandonato la sua missione».

 

Il vescovo Barron ha poi replicato respingendo le sue affermazioni e insinuando che si stesse falsamente dipingendo come vittima di pregiudizi anticattolici, definendo la sua affermazione di vedersi negata la libertà religiosa «semplicemente assurda».

 

«Nelle scorse settimane, Carrie Prejean Boller si è lamentata di essere stata rimossa dalla Commissione presidenziale sulla libertà religiosa a causa delle sue convinzioni cattoliche, e ha criticato me e altri membri cattolici della commissione per non averla difesa», ha esordito Barron. «Questo è assurdo».

 

«La signora Prejean Boller non è stata licenziata per le sue convinzioni religiose, bensì per il suo comportamento durante una riunione della Commissione il mese scorso: ha intimidito i testimoni, ha imposto con aggressività il suo punto di vista e ha strumentalizzato la riunione per i propri fini politici», ha dichiarato Barron.

 

«La posizione cattolica in materia di “sionismo”, alla quale aderisco pienamente, è la seguente: tutte le forme di antisemitismo vanno condannate senza riserve; lo Stato di Israele ha il diritto di esistere; ma la moderna nazione di Israele non rappresenta il compimento delle profezie bibliche e quindi non è al di sopra di ogni critica», ha continuato.

 

 

«Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», ha affermato il vescovo. «Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo».

 

In risposta alla dichiarazione di Barron, Carrie ha affermato di essere stata inizialmente invitata a dimettersi dalla commissione lo scorso agosto, mettendo in dubbio l’idea di Barron secondo cui sarebbe stata costretta a lasciare l’incarico solo a causa del suo «comportamento» durante l’udienza di febbraio.

 

«Mi è stato chiesto di dimettermi ad agosto per le stesse ragioni per cui sono stata rimossa a febbraio. Lei lo sapeva perché mi ha chiamato subito dopo che le ho inviato questa email, ed era sotto shock. Vuole davvero insistere su questa storia, Eccellenza?» ha detto.

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Il dibattito pubblico e tuttora in corso, emerso dopo la ferma posizione assunta dalla Prejean Boller durante l’udienza di febbraio della Commissione per la Libertà Religiosa, ha rivelato un profondo divario ideologico all’interno del Partito Repubblicano, che contrappone i cattolici tradizionalisti non solo alla notevole influenza dei protestanti evangelici e dei conservatori laici, ma anche ad altri cattolici.

 

Nella polemica sulla codardia del vescovo Barron, molto noto mediaticamente grazie ai suoi podcast e ai suoi interventi, ora è entrata una nuova accusa, quella secondo cui la Prejean avrebbe «piattaformato», semplicemente retwittandolo, lo studioso cattolico E. Michael Jones, accusato di essere un «negazionista», cosa assolutamente falsa. Jones in questi giorni aveva elogiato la Prejean dicendo che aveva fatto scoppiare in faccia all’America la contraddizione su Israele, e che la sua espulsione rappresentava la nostra epoca dove, con l’evanescenza del protestantesimo americano, lo vero scontro in USA è tra cattolici ed ebrei.

 

La Prejean è nota perché, arrivata in finale a Miss America, perse lo scettro rispondendo alla domanda di un giurato omosessuale che le chiedeva se condivideva la legalizzazione matrimonio gay. Alla risposta negativa di Miss California (che di fatto rappresentava la maggioranza che votò nel suo Stato sulla questione, ma il risultato fu disatteso) si aprì non solo la sconfitta al concorso di bellezza ma un’intera stagione di persecuzioni contro la ragazza.

 

La Prejean si è battezzata da pochi mesi, ma il suo percorso di conversione al cattolicesimo è partito da anni in cui si è vista mettere in discussioni le tesi dei protestanti statunitensi, come il dispensionalismo con la sua adorazione degli ebrei e dello Stato di Israene. Il marito della Kyle Prejean, il campione del footballo americano Boller, sarà battezzato questa Pasqua, ha annunziato la moglie al convegno Catholics for Catholics.

 

La Prejean, madre di due figli, è altresì nota per le battaglie con i trans nelle scuole americane, le mascherine anti-COVID e il brand di alta moda Balenciaga, che finì l’anno passato in uno scandalo per riferimenti a pedofilia e satanerie varie.

 

Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.

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Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore per l’argomento.

«Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».

 

Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regista americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.

 

Nella Commissione per la libertà religiosa che ha cacciato Carrie siede anche l’arcivescovo emerito di Nuova York, il potente cardinale Timothy Dolan.

 

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