Famiglia
Pyongyang demolisce centro di incontro per le famiglie divise dalla guerra
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Le autorità di Seoul denunciano l’«inumana» distruzione di un luogo dal forte valore simbolico. Un gesto che prosegue la politica di archiviazione di ogni prospettiva di riunificazione fra Nord e Sud. Negli anni aveva la struttura sul monte Kumgang aveva accolto riunioni fra parenti separati per decenni dal conflitto: l’ultimo incontro risaliva al 2018.
Sembrerebbe un evento minore rispetto alla situazione mondiale e regionale, che vede il regime nord-coreano impegnato a legittimarsi su più scenari puntando, ancora una volta, sulla disponibilità di forze militari convenzionali di tutto rispetto e sulla minaccia missilistica e nucleare. Tuttavia la demolizione denunciata dal Seoul del centro di riunione e incontro per le famiglie divise dalla guerra, sul monte Kumgang, ha un forte aspetto simbolico.
Non a caso le autorità sud-coreane lo hanno definito «inumano» perché tocca nel profondo due Paesi divisi dall’armistizio che, il 27 luglio 1953, ha messo fine a tre anni di guerra feroce costata milioni di morti militari e civili con l’intervento dei rispettivi alleati cinese e statunitense. Il provvedimento unilaterale di Pyongyang chiude simbolicamente anche ogni prospettiva di riunificazione.
La mancanza di un trattato di pace non ha permesso una normalizzazione dei rapporti; di questa situazione ne hanno risentito direttamente molte migliaia di famiglie separate (130mila registrate solo da parte sudcoreana) che si sono ritrovate divise sui due lati della fascia smilitarizzata sul 38° parallelo.
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Unica possibilità loro offerta di incontrare cari sempre più in età avanzata (sarebbero 36mila quelli ancora in vita presenti nelle liste ufficiali) quella di prenotarsi per le poche occasioni di riunione: una ventina, con poche decine di individui alla volta, organizzate dal 1985 sul lato nordcoreano della linea d’armistizio, perlopiù nel Centro di riunione in un resort del monte Kumgang. Uno spazio peraltro finanziato, come tutte le operazioni necessarie, dalla Corea del Sud.
Una iniziativa che ha visto sempre momenti di alta commozione ma che ha risentito fortemente dell’altalena dei rapporti fra le due Coree, con periodi di chiusura e brevi riaperture e che si è concretizzata per l’ultima volta nel 2018. Sicuramente, se il significato simbolico, forse l’unico che porta ancora a sottolineare l’appartenenza di due entità oggi separate a un’unica nazione coreana e evidenziarne la traumaticità, il tempo ha reso meno rilevante l’iniziativa. Al punto che attualmente in Corea del Sud i tre quarti delle famiglie separate non sono in grado di sapere se i loro congiunti oltre-confine siano ancora in vita.
Su un altro piano, se al Nord la propaganda di regime continua a dipingere i sudcoreani come corrotti, venduti al capitalismo e agli interessi americani, al Sud la popolazione mostra sempre meno interesse a una interazione con un «Paese eremita» minaccioso e distante anni luce dalla loro democrazia e dallo stile di vita. Del resto, dalla vittoria del presidente conservatore Yook Suk-yeol (ora sotto un procedimento di impeachment) il Nord ha di fatto chiuso ogni rapporto ufficiale e dichiarato la Corea del Sud suo «principale nemico».
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Famiglia
A ciascuno il suo
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Spalle piccole e carichi pesanti
Ci sono alcuni argomenti che non dovrebbero essere discussi con i bambini o in loro presenza. I figli più piccoli dei Martin sanno che la loro famiglia non è molto ricca e quindi devono stare attenti ai loro averi; del resto, in una famiglia semplice e unita, si è felici con poco. I figli più grandi, invece, sanno vagamente che il padre sta affrontando gravi difficoltà e che dovranno contribuire alle spese per i loro studi lavorando durante l’estate. Solo da adulti scopriranno veramente come l’attività del padre sia fallita a causa di un truffatore, e così via. Bambini felici, conoscevano dei problemi finanziari dei genitori solo quanto le loro giovani spalle potevano sopportare, crescendo con una consapevolezza della povertà. Rendere un figlio il confidente delle proprie difficoltà coniugali non può che causare disastri a quel bambino. Dopo la separazione, la mamma rimase sola con il piccolo Henri. Gli raccontava spesso dei rancori che nutriva nei confronti del padre. Avendo sentito solo cose negative sul padre e non avendo avuto una figura maschile di riferimento, il bambino crebbe diventando un adulto incapace di assumersi responsabilità. Un altro esempio. Mélanie andò in collegio e l’adattamento fu molto buono, ma quando ricevette una lettera da casa, fu improvvisamente sopraffatta da una grande tristezza, che le causò emicranie e altri malanni: questo perché, in ogni lettera, la mamma le raccontava delle sue recenti difficoltà. La mamma si confidava con Mélanie, ma a chi poteva mai confidarsi Mélanie con il profondo dolore per la discordia dei suoi genitori? Perché stupirsi della sua natura taciturna e diffidente? Anne ha un carattere piuttosto forte. Anche lei riceve confidenze dalla madre, rimasta sola. Così, da adolescente, ha preso in mano la situazione, parlando alla madre con tono protettivo, gestendo la casa, comandando a bacchetta i fratelli minori che non gradivano il suo comportamento e sapendo tutto di tutti. Che tipo di moglie sarà domani?Aiuta Renovatio 21
Proteggere le anime giovani
Le prove possono essere molto reali, molto pesanti da sopportare, ma non dovrebbero essere affidate ai bambini. È con Nostro Signore sulla croce, durante la Messa, nella preghiera, che si trova conforto. Poi, ci si può rivolgere a un sacerdote, a un familiare adulto, a un amico fidato. È in un certo silenzio che si trova la forza. Bisogna inoltre fare attenzione a non parlare spesso, davanti ai bambini, di argomenti come la crisi finanziaria, la tesa situazione internazionale, la disastrosa situazione politica, le figure scandalose della Chiesa, le famiglie senza documenti, i problemi di questo o quello, ecc. I bambini non hanno il senso delle proporzioni; non capiscono veramente quello che viene detto, se non che le cose vanno male, che mamma e papà sono preoccupati, che la situazione è seria… e si preoccupano per questioni che vanno oltre la loro comprensione. Lasciate che i vostri piccoli crescano sotto il sole di Dio, al ritmo della natura e in armonia con la grazia. Offrite loro le spalle dei vostri genitori, affinché possano appoggiarvi la testa, condividere le loro domande e le preoccupazioni dell’infanzia e trovare conforto e sicurezza. Voi siete i confidenti dei vostri figli, non il contrario: ogni bambino ha il suo bagaglio. Le Suore della FSSPX Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Famiglia
Il presidente polacco pone il veto su una legge che mira a indebolire il matrimonio con le unioni civili genderiste
Il presidente polacco Karol Nawrocki ha posto il veto a una legge che avrebbe consentito alle coppie conviventi non sposate di stipulare unioni civili, sostenendo che avrebbe minato il ruolo sociale unico del matrimonio.
TVP riferisce che la legge consentirebbe a due adulti di qualsiasi sesso di stipulare un accordo di convivenza, ottenendo diversi benefici legali simili a quelli del matrimonio, come la dichiarazione dei redditi e l’assicurazione sanitaria congiunte, la condivisione di informazioni mediche e i diritti e le prestazioni per i superstiti, ma non l’adozione.
Nawrocki afferma di essere aperto a riforme più circoscritte per affrontare sfide pratiche come la condivisione di informazioni mediche e il diritto di visita in ospedale, ma il disegno di legge era troppo ampio (interessando oltre 200 leggi), dichiarando infine: «Non sono d’accordo con l’introduzione delle unioni civili dalla porta di servizio, che hanno lo scopo di sostituire o rimpiazzare l’istituzione del matrimonio».
In Polonia, la salvaguardia della sacralità del matrimonio è una lotta continua. Il Paese limita il riconoscimento della maggior parte dei matrimoni a quelli tra un uomo e una donna, ma sia la Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) che la Corte amministrativa suprema polacca (NSA) hanno stabilito che la Polonia deve riconoscere i «matrimoni» tra persone dello stesso sesso validi negli altri Paesi dell’UE.
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Il primo ministro polacco Donald Tusk ha promesso di conformarsi a tale sentenza, arrivando persino a «chiedere scusa» alle coppie omosessuali «che, per molti, molti anni, si sono sentite rifiutate e umiliate» per la mancata riconoscimento delle loro unioni.
A maggio, Nawrocki aveva anche posto il veto su una legge che avrebbe permesso alle coppie sposate senza figli minorenni di divorziare tramite un registro civile senza passare per il tribunale, sostenendo che avrebbe «sminuito lo status» del matrimonio e sarebbe stata «socialmente dannosa».
«Il matrimonio non è semplicemente una registrazione», sostenne all’epoca. «Il matrimonio è uno dei fondamenti della vita sociale. È il fondamento della famiglia, il fondamento dell’educazione dei figli, il fondamento della comunità nazionale. Questo disegno di legge non è una modifica tecnica. Sminuisce lo status di un’istituzione esplicitamente tutelata dalla Costituzione».
Ad ogni modo, anche in Polonia la battaglia per i difensori del matrimonio appare in salita. A dicembre, un sondaggio del CBOS ha rilevato che il 62,1% dei polacchi è favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, e il 30,6% di questi desidera che tali unioni abbiano gli stessi diritti del matrimonio.
Come riportato da Renovatio 21, il matrimonio gay si prepara in Polonia da anni. Quattro mesi fa la Corte Suprema polacca ha ordinato il riconoscimento dei documenti dei matrimoni omofili validi nella UE.
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Immagine di W2k2 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Famiglia
Mons. Viganò sta con la famiglia nel bosco. Ma perché lo Stato si sta accanendo in questo modo?
Nell’esprimere il mio pieno sostegno alla Famiglia del Bosco, ricordo le immortali parole di Pio XI, che dovrebbero suonare di condanna per tutti coloro che si sono resi responsabili di gravissime violazioni dei più elementari principi della civiltà e dell’umanità:
“La famiglia… pic.twitter.com/JkNALcXvVJ — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) March 12, 2026
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