Occulto
«Profonda risonanza con i principi della massoneria»: le logge massoniche salutano Bergoglio
La morte di papa Francesco sta mostrando il cordoglio di varie logge massoniche. Istituzioni che, per natura, dovrebbero avversare totalmente il papato – al punto da includere il calpestamento della tiara in alcuni rituali – ma che invece sembrano, come in altre occasioni, davvero affettuose nei confronti dell’argentino.
Ieri è arrivato il comunicato della Gran Loggia d’Italia degli Antichi, Liberi, Accettati Muratori (ALAM), la quale, scrive, «si unisce al cordoglio universale per la scomparsa di Papa Francesco, un pastore che, con il suo magistero e la sua vita, ha incarnato i valori della fratellanza, dell’umiltà e della ricerca di un umanesimo planetario».
La Loggia degli ALAM, fondata nel 1908 da un gruppo scissionista del Grande Oriente d’Italia (GOI) nota in precedenza come Serenissima Gran Loggia d’Italia costituisce la maggiore obbedienza massonica mista: è possibile quindi per le donne di accedervi, ma non risultano, ad oggi, donne divenute Gran Maestre. La sua sede storica è piazza del Gesù a Roma, dove aveva sede anche il partito della Democrazia Cristiana. Tra i suoi iniziati, al 33° grado troviamo anche il vate Gabriele D’Annunzio.
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Illuminanti le parole del comunicato necrologico dei massoni ALAM.
«In questo momento di lutto, la nostra Comunione intende rendere omaggio alla visione di papa Francesco, la cui opera è connotata da una profonda risonanza con i principi della massoneria: la centralità della persona, il rispetto per la dignità di ogni individuo, la costruzione di una comunità solidale, il perseguimento del bene comune» scrive la nota massonica, che scende nello specifico.
«La sua enciclica Fratelli tutti rappresenta un manifesto. Libertà, Uguaglianza e Fratellanza è il triplice asset valoriale della Massoneria. Superare le divisioni, le ideologie, il pensiero unico per riconoscere la ricchezza delle differenze e costruire un’umanità unita nella diversità, questo voleva ardentemente Francesco, lo stesso disegno persegue la Gran Loggia d’Italia.
Addio a Papa Francesco, l’uomo che ha parlato al cuore del mondo.https://t.co/or241sYfmP#massoneria #massoni #granloggiaditalia #PapaFrancesco
— Gran Loggia d’Italia (@Gldialam) April 22, 2025
«Il pontificato di Francesco ha posto al centro gli ultimi, insieme alla cura del pianeta e a un’etica dello sviluppo fondata sulla dignità umana. Anche questo lo si ritrova nella costruzione massonica del “Tempio interiore”, basata su tolleranza, solidarietà e resistenza contro l’odio e l’ignoranza, e trova una profonda corrispondenza nella pastorale di Bergoglio, che con la sua “rivoluzione dolce”, ha mostrato che l’umiltà e il dialogo sono strumenti di autentica forza. Nel solco della “Francesco Economy” e della visione di una “casa comune”, la massoneria sostiene l’impegno per un futuro sostenibile, equo e solidale» a questo punto si dovrebbe ringraziare gli incappucciati ALAMi per la sincerità.
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«In questo tempo attraversato da gravi criticità, la Gran Loggia d’Italia si ritrova nell’appello di Papa Francesco per una “coscienza planetaria”, che riconosca l’umanità come una comunità di destino. Onoriamo la sua memoria continuando a lavorare per un’etica del limite, per il rispetto dell’altro e per la costruzione di un Tempio fondato sulla solidarietà, sulla libertà di pensiero e sulla fratellanza universale» si conclude la gran nota firmata dal Gran Maestro della Gran Loggia.
Le parole di elogio dei grembiulini verso il papa argentino non costituiscono, per lo meno per il lettore di Renovatio 21, una sorpresa.
La massoneria italiana aveva accolto Francesco fin dall’inizio. La sua elezione fu subito elogiata dal Gran Maestro Gustavo Raffi della Loggia Massonica del Grande Oriente d’Italia, che affermò all’epoca: «Fraternità e voglia di dialogo le sue prime parole concrete: forse nella Chiesa nulla sarà più come prima».
Anche la massoneria argentina ha salutato il papa connazionale. «Tuttavia, ci dispiace che durante il suo pontificato sia stata riaffermata la condanna storica della Massoneria, un punto che continua a rappresentare una dolorosa distanza tra percorsi che potrebbero essere ritrovati in valori comuni come la libertà, la fraternità e la ricerca del bene comune» scrive il messaggio di despedida, lamentando la conferma del divieto vaticano di un anno fa.
The Masonic Grand Lodge of Argentina says farewell to Jorge Bergoglio – https://t.co/ZLBdk6vRQ4 “However, we regret that during his pontificate the historical condemnation of Freemasonry has been reaffirmed, a point that continues to represent a painful distance between paths… pic.twitter.com/lahtAglTTY
— Novus Ordo Watch (@NovusOrdoWatch) April 22, 2025
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Va ricordato che il 13 marzo 2013, a conclave ancora caldo, il sito di informazione Impulso Baires trasmetteva un comunicato della Gran Logia de la Argentina de Libres y Aceptados Masones: il Gran Maestro in persona, Angel Jorge Clavero, salutava il nuovo Pontefice già cardinale arcivescovo di Buenos Aires. Appena eletto, Papa Francesco riceve anche l’accorato augurio complimentoso del B’nai B’rith, che è una specie di simil-massoneria ebraica per ebrei.
Negli anni le illazioni su una presunta affiliazione di Bergoglio alla massoneria si sono sprecati, dall’adesione al Rotary, alla foto con la mano dentro la giacca, al singolare incontro con il discusso presidente francese Emmanuel Macron che arrivò a toccargli il volto.
Sono da ricordare, ad ogni modo, gli apprezzamenti per Bergoglio anche degli ultimi anni che la Loggia ha voluto fare espressamente.
Nell’ottobre 2020, il giornale italiano della loggia del Grande Oriente, Erasmus, ha acclamato l’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco. «Nella sua ultima enciclica Frates Omnes, Papa Bergoglio affronta il tema della Fratellanza e dell’amicizia sociale in una nuova ed inedita dimensione e non son poche le analogie con i principi e la visione massonica».
L’elogio ha fatto seguito all’approvazione della loggia principale spagnola, la Gran Logia de España, che aveva affermato che l’enciclica «dimostra quanto l’attuale Chiesa cattolica sia lontana dalle sue posizioni precedenti», dichiarando che «in Fratelli Tutti, il papa abbraccia la fraternità universale – il grande principio della Massoneria moderna».
Sempre nel 2020, la rivista trimestrale del GOI, Nuovo Hiram, ha esaltava il patto di «Fratellanza umana» di Papa Francesco ad Abu Dhabi con il Grande Imam Ahmad al-Tayyeb sostenendo che il documento «Fratellanza umana per la pace nel mondo e per la convivenza comune» è «innovativo» e una «droga a lento rilascio» che potrebbe annunciare una «nuova era» e rappresentare un «punto di svolta per una nuova civiltà».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa sempre la Gran Loggia di Spagna, scriveva estasiata dell’incontro ecumenico di Abu Dhabi voluto da papa Francesco: «la Massoneria Universale trattiene il fiato davanti al passo da gigante compiuto dall’Umanità il 4 febbraio, quando, per la prima volta della sua Storia, il mondo ha celebrato la Giornata Internazionale della Fraternità Umana».
Un libro del 2013 dei giornalisti investigativi italiani Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti ha descritto l’entità dell’infiltrazione massonica in Vaticano. In Vaticano massone. Logge, denaro e poteri occulti: il lato segreto della Chiesa di papa Francesco, gli autori scrivono che «anche il Gran maestro catanese Vincenzo Di Benedetto, capo della Gran Loggia serenissima di Piazza del Gesù, alla nostra precisa domanda: “Varie fonti indicano l’esistenza di Logge massoniche anche in Vaticano; lo ritiene possibile?” ha risposto senza esitazione: “Assolutamente sì, a prescindere dalla denominazione utilizzata”» (p. 83).
Altri segni sono stati ancora più visibili. Nell’ottobre 2022, monsignor Francesco Antonio Soddu, vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia, si rifece riprendere in video mentre reggeva il nastro per l’inaugurazione di un tempio massonico, mentre le forbici erano nelle mani del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI) Stefano Bisi. Si trattava della loggia del GOI a Terni, una città che da Roma dista 100 chilometri.
Poche settimane prima di morire, il decano del giornalismo d’inchiesta italiano Andrea Purgatori fece una trasmissione televisiva in cui disse che papa Luciani, salito al Soglio nel 1978 con il nome di Giovanni Paolo, sarebbe morto la sera stessa del giorno in cui il giornalista Mino Pecorelli gli avrebbe consegnato la lista dei cardinali appartenenti alla massoneria. La rivelazione veniva fatta dalla sorella di Pecorelli, Rosita, durante una lunga trasmissione sulla TV nazionale dedicata alla figura del controverso giornalista assassinato nel 1979.
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Voci del mondo cattolico tradizionalista ritengono che vicini alla massoneria sarebbero stati anche i papi del concilio e della messa nuova.
Per la morte di Giovanni XXIII – «grande uomo che venne a rivoluzionare le idee, il pensiero e le forme della liturgia cattolica romana» – era arrivato un messaggio di cordoglio dalla Gran Loggia Occidentale Messicana, che ne lodava le encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris che «hanno rivoluzionato i concetti in favore dei diritti dell’uomo e della libertà». Illazioni vennero poi fatte circolare sulla presunta affiliazione di Roncalli ad una loggia parigina.
Paolo VI si trovò anch’egli di fronte ad accuse di essere un massone, che arrivavano a specificare che vi sarebbe un simbolo massonico perfino nella tomba della madre. Certo, i discorsi all’ONU in cui parla di «architetti» e il via libera alla cremazione (grande caposaldo massonico) appena eletto non hanno aiutato il suo caso.
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo. Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici». La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina? Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica. Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza. Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.Aiuta Renovatio 21
Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti. Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT. Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù. L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT. La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso. L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente? Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene. Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Occulto
Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.
«A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».
«È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.
A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama.
È lo stesso… pic.twitter.com/VbRfyCpnFr— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) August 20, 2026
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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.
Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.
Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».
Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.
Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.
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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.
Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.
Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.
Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papale, adulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.
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Immagine screenshot da YouTube
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Funzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
El obispo auxiliar de Cusco Lizardo Estrada y el comisario pontificio Jordi Bertomeu (segundo 50) depositan hojas de coca en un “pago a la tierra” en un evento que Vatican News enmarcó como “preparatorio para la próxima visita a Perú de León XIV”. https://t.co/q0EjOife5M pic.twitter.com/3r6agsruSy
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 18, 2026
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