Spirito
Preoccupazioni sull’esito del sinodo
Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.
Un sinodo che gira in tondo
The Catholic Thing del 13 luglio ha pubblicato il parere di padre Gerald E. Murray, canonista: «In un documento sulla missione della Chiesa, le parole peccato, inferno, redenzione e pentimento non compaiono. L’Instrumentm laboris (IL) – che è servito come base di lavoro per le sessioni sinodali – mira a trasferire il potere dalla gerarchia ai laici in nome dell’uguaglianza battesimale».
«Questa concezione del tutto errata del presunto ruolo dei battezzati nel governo della Chiesa rende la prossima assemblea sinodale un esercizio di riflessione non su come promuovere la missione della Chiesa di portare Cristo nel mondo, ma piuttosto su come strappare il potere sacro dai pastori della Chiesa».
«Si tratta di una rivoluzione mascherata da tentativo di raggiungere una maggiore fedeltà al Vangelo. Ma non è questo il caso».
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Lo stesso Catholic Thing del 13 luglio ha pubblicato il giudizio dell’accademico Stephen P. White: «Anche dopo tre anni, non abbiamo ancora una risposta semplice alla domanda: cos’è la sinodalità? E il minimo che possiamo dire è che è un grosso problema! Ci viene detto che la sinodalità è una “dimensione costitutiva della Chiesa”».
«Ci viene detto che il senso della sinodalità si scopre nella pratica: bisogna praticare la sinodalità per sapere cos’è. Parte dell’obiettivo del sinodo sulla sinodalità è scoprire meglio cosa significa sinodalità. (Perdonatemi questa allusione politica superata, ma mi ricorda: “Dobbiamo approvare la legge per sapere cosa c’è dentro”)».
«Se tutto questo sembra circolare e autoreferenziale, anche a questo il Sinodo ha una risposta/non risposta: la circolarità è uno dei vantaggi della sinodalità. “La circolarità del processo sinodale”, ci dice l’IL, “riconosce e rafforza il radicamento della Chiesa nei diversi contesti, al servizio dei legami che li uniscono”. Non è davvero rassicurante. Né chiaro.[…]»
«Quindi ecco alcune delle domande a cui vorrei avere una risposta: cosa cambia, modifica, chiarisce, corregge o aggiunge la sinodalità alla formulazione nicena secondo cui la Chiesa è “una, santa, cattolica e apostolica”»?
«Dobbiamo comprendere che la sinodalità – questo “stile” essenziale che ci viene detto è espressione della natura della Chiesa – è stata finora assente nella Chiesa? Se sì, in che modo è essenziale per la Chiesa?»
«Se invece la sinodalità è sempre stata presente nella Chiesa – e se fa parte della natura stessa della Chiesa – allora deve essere così, ma perché è così difficile definirla o anche solo descriverla in termini coerenti?»
«E se la sinodalità è presente nella Chiesa oggi, se è sempre stata presente nella Chiesa, se è essenziale per la missione della Chiesa, come mai così pochi membri del Popolo di Dio hanno idea di cosa significhi quella parola?»
E Stephen P. White conclude che in realtà «la sinodalità esiste principalmente nel campo dell’astrazione e dell’astrazione autoreferenziale».
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Lo scopo del sinodo è il sinodo stesso
Nel Catholic World Report del 24 agosto, Russell Shaw, che è stato segretario degli affari pubblici della Conferenza episcopale americana, va nella stessa direzione: «Mentre si avvicina la seconda e ultima sessione del sinodo sulla sinodalità, mi viene in mente che ciò che Papa Francesco sembra avere in mente per il Sinodo, anche se in una forma diversa, è più o meno questo»:
«”Il processo è il prodotto” [parafrasando il principio del sociologo canadese Marshall Mc Luhan (1911-1980): “il media è il messaggio”, ndr]». E precisa: «Sebbene esista già un corpus sempre crescente di relazioni, riepiloghi e sintesi sinodali, la sessione di chiusura, dal 2 al 27 ottobre, ne aggiungerà molte altre».
«Qualche mese dopo, il Papa presenterà la sua sintesi, raccontandoci cosa pensa che il sinodo sulla sinodalità abbia realizzato. Mi aspetto che questa sia una versione dell’idea McLuhan che ho appena suggerito: la sinodalità stessa è il risultato del sinodo».
Russell Shaw vede nella conclusione dell’Instrumentum laboris un’illustrazione della sua tesi. Cita i nn. 109 e 110, due esempi del sabir sinodale: «Tutto in questo mondo è legato e segnato da un desiderio incessante per l’altro. Tutto è appello ad una relazione… che si realizzerà infine nella convivialità sociale delle differenze, pienamente realizzata nel banchetto escatologico preparato da Dio sul suo santo monte».
«Quando i membri della Chiesa si lasciano condurre dallo Spirito del Signore verso orizzonti che non avevano ancora intravisto, sperimentano una gioia incommensurabile. Nella sua bellezza, nella sua umiltà e nella sua semplicità, è la conversione permanente del modo di essere Chiesa che il processo sinodale ci invita a intraprendere».
E commenta: «Mio Dio! Chi ha scritto questo è senza dubbio un’anima buona che augura il bene della Chiesa. Ma questo mi lascia con un timore simile a quello di McLuhan: e se il processo che ha prodotto queste frasi si rivelasse essere il prodotto stesso?»
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Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.
L’impostura sinodale
Su Crisis Magazine del 29 agosto, il giornalista Eric Sammons non usa mezzi termini, dicendo senza girarci intorno «perché la sinodalità è una farsa». Scrive: «la sinodalità non è un processo in cui vengono ascoltate le preoccupazioni dei laici; è un processo attraverso il quale vengono ignorati».
«Il mese scorso, uno stagista dei social media che lavora per la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato un sondaggio su X (ex Twitter). Il sondaggio “sì” o “no” poneva la seguente domanda: “Credi che la sinodalità, come cammino di conversione e riforma, possa rafforzare la missione e la partecipazione di tutti i battezzati?”»
«Possiamo immaginare il processo di pensiero di questo giovane stagista. Lui (o lei) è circondato da persone ossessionate dal sinodo. Queste persone vivono e respirano da anni il sinodo sulla sinodalità, e probabilmente lo credono rivoluzionario nella vita della Chiesa».
Se questo sondaggio fosse stato effettuato negli uffici della Segreteria, sono sicuro che i voti «sì» sarebbero stati prossimi al 100% del totale. Sono sicuro che questo povero stagista si aspettava un entusiasmo simile dalla gente comune. Qual è stato il risultato quando lo abbiamo chiesto ai cattolici del mondo reale?
«Non così roseo! Su 7.001 voti, i “no” hanno rappresentato l’88% del totale. Molte risposte al sondaggio includevano osservazioni concise come ‘per favore predicate il Vangelo’ e ‘vogliamo solo la Messa latina tradizionale’. La risposta è stata così imbarazzante per il sinodo che ha cancellato il sondaggio».
Eric Sammons conclude logicamente: «L’ironia di questa risposta estremamente negativa è ovvia. La sinodalità, del resto, pretende di basarsi sull’idea che la Chiesa deve ascoltare le persone, rispondere alle loro speranze e ai loro desideri. Ci viene detto che la Chiesa non ha più bisogno di essere gestita dall’alto verso il basso. Potere al popolo!»
«Tuttavia, quando le persone parlavano, i leader sinodali le mettevano a tacere, perché quello che dicevano non era quello che volevano sentire. […] I leader della Chiesa promuovono la sinodalità come la cura per tutti i mali della Chiesa perché la sinodalità è una copertura».
«Ciò che sta realmente accadendo è che le fazioni progressiste della Chiesa non sono riuscite a realizzare ciò che vogliono. Cosa vogliono? Basta guardare ciò che ha fatto la Chiesa anglicana nell’ultimo secolo per trovare la risposta: accettazione ufficiale della contraccezione, sacerdoti sposati, donne prete, guardare al divorzio sotto una luce diversa, accettazione dell’omosessualità e altre richieste, legate soprattutto alla sessualità».
«I progressisti sono abbastanza intelligenti da sapere che non è sufficiente dichiarare dall’alto che questi insegnamenti sono invertiti; c’è troppo contenuto storico dietro gli insegnamenti tradizionali. Potrebbero anche aver visto come è crollata la Chiesa anglicana in questo modo. Questi progressisti hanno quindi bisogno di un falso processo per ottenere il sostegno dei laici e far credere loro che questa è la loro idea: la sinodalità!»
E aggiunge: «Anche questo movimento a favore della sinodalità non è del tutto nuovo. I capi della Chiesa ci hanno provato fin dalla fine del Concilio Vaticano II. I progressisti videro che il Concilio stesso non aveva dato loro tutto ciò che volevano, così crearono un processo formale per attuare “lo spirito del Vaticano II”».
«Così è nato il processo moderno dei sinodi, la sinodalità. […] I cattolici tra i banchi diffidano istintivamente del processo sinodale, perché sentono che è una copertura per iniettare veleni progressisti nel sangue della Chiesa. La sinodalità non è un processo in cui vengono ascoltate le preoccupazioni dei laici; è un processo attraverso il quale vengono ignorati».
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Prima dello svolgimento dell’Assemblea sinodale regnava una diffusa preoccupazione riguardo ai risultati e alle riforme che essa avrebbe proposto e che il Papa avrebbe forse imposto. Senza contare la Fraternità San Pio X che denuncia gli errori del processo sinodale, sacerdoti e intellettuali di tutto il mondo hanno espresso una motivata disapprovazione.
L’astuzia sinodale: screditare gli oppositori sui media
Il 6 settembre è intervenuto al sinodo, sul sito di lingua spagnola InfoVaticana, il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Vi era stato invitato ì dal Papa, forse per «indicare ai cattolici ortodossi, bistrattati come conservatori o addirittura tradizionalisti, che la composizione dei partecipanti è equilibrata», come lui stesso ha detto, poco sicuro sul non recitare il ruolo di falsa simmetria.
Tuttavia non ha esitato a dichiarare: «contrariamente alla negazione protestante del sacramento dell’ordinazione (vescovo, sacerdote, diacono), la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa esiste per diritto divino. Vescovi e sacerdoti non agiscono come agenti (delegati, mandatari) del popolo sacerdotale e regale di Dio, ma in nome di Dio per il popolo di Dio».
«Essi, infatti, sono ordinati dallo Spirito Santo a pascere il gregge di Dio, che egli ha acquistato con il sangue del proprio Figlio come nuovo popolo di Dio (cfr At 20,28). Per questo l’ufficio di vescovo e sacerdote è conferito con un sacramento distinto, affinché i servitori di Dio, così dotati di autorità spirituale, possano agire nel nome e nella missione di Cristo, Signore e Capo della sua Chiesa, nel loro insegnamento, nella funzione pastorale e sacerdotale (Vaticano II, Lumen gentium 28; Presbyterorum ordinis 2)».
Il cardinale Müller ha denunciato una manovra dei progressisti: «Il trucco consiste nell’opporsi alla posizione eterodossa, pastoralmente più accettabile, a quella ortodossa. La fede ortodossa non è messa in discussione».
«Ma i rappresentanti della fede cattolica vengono psicologizzati come farisei e ipocriti, letteralisti dal cuore freddo, tradizionalisti innamorati del passato o indianisti spiritualmente testardi [L’indianismo è un movimento nato in America Latina nel 1970-1980, che rifiuta le forme ereditate dalla colonizzazione, ndr]. A questo livello intellettuale è facile organizzare una stretta alleanza con i media critici nei confronti della Chiesa e degli ideologi del globalismo socialista e capitalista».
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Ha fatto poi riferimento alla situazione della Germania da cui proviene: «La Chiesa in Germania è in uno stato di rapido declino mentale e spirituale, soprattutto per quanto riguarda i suoi rappresentanti ufficiali e gli ambienti dei funzionari cattolici che vi si sono amalgamati».
«Tuttavia, ci sono ancora molti sacerdoti, religiosi e laici, nonché alcuni vescovi, che sono e vogliono rimanere cattolici senza riserve. Tuttavia, sono ostracizzati ed emarginati dai “sinodalisti”».
Per concludere, l’alto prelato – pur essendo ancora legato all’insegnamento del Vaticano II, inteso nel senso dell’«ermeneutica della continuità», invano promossa da Benedetto XVI – ha rivelato senza veli la sostanza del suo pensiero sulla sinodalità:
«La sinodalità è un termine astratto creato artificialmente e una parola di moda basata sul carattere concreto del sinodo, cioè dell’assemblea regionale o generale dei vescovi cattolici che esercitano la loro carica educativa e pastorale vicini al Papa, ma che paradossalmente mantiene la sua aura di negazione della la costituzione gerarchico-sacramentale».
«In un senso più ampio, il Sinodo può anche essere visto come un metodo di collaborazione ottimale tra tutti i membri e le classi della Chiesa, i quali devono essere un cuor solo e un’anima sola nel lodare Dio e nel servire il prossimo (At 2,43-47)».
«La sinodalità non è affatto un attributo nuovo della Chiesa, e nemmeno il nome in codice di un’altra Chiesa frutto della fantasia secolarizzata dei protagonisti di una religione universale unificata senza Dio, senza Cristo, senza dogmi e sacramenti della fede cattolica».
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Un precedente storico
Contro i fatti storici non esistono argomenti pretestuosi che reggano, questo è quanto pensa mons. Jan Hendriks, vescovo di Haarlem-Amsterdam (Paesi Bassi), che, sul Tagespost del 25 agosto, ricorda il disastro della Chiesa in Olanda dopo il Concilio Vaticano II, più di 50 anni fa. Dichiara: «Parlo della mia esperienza in Olanda. Ho frequentato personalmente il Consiglio Pastorale negli anni ’60».
«I credenti di questa regione avevano le stesse idee, quelle che ora avanzano sul Cammino sinodale in Germania. Posso solo sottolineare le conseguenze che queste idee hanno avuto su di noi: hanno causato molte divisioni e disordini – tra i credenti, con Roma e la Chiesa universale, e hanno portato ad una forte secolarizzazione. Le persone hanno voltato le spalle alla fede».
Alla domanda: «In Germania la gente pensa di dover stare al passo con i tempi per rimanere in contatto. Le realtà della vita delle persone oggi diventano una bussola per la Chiesa», risponde il presule: «Sì, proprio come allora gli olandesi pensavano che questa fosse la risposta alla secolarizzazione».
«La gente pensava che dovessero diventare più secolarizzati e rinunciare a certe cose nella loro fede, se volevano vivere nell’atmosfera del loro tempo e stare al passo con i tempi. Ma non era la risposta giusta. Al contrario. Ciò ha portato ad un’accelerazione del processo di secolarizzazione anche all’interno della Chiesa».
Queste sono le realtà concrete a cui gli ideologi del sinodo sulla sinodalità – preceduti dai modernisti chimicamente puri del Cammino sinodale tedesco – espongono la Chiesa. A buon intenditore, poche parole!
Articolo costituito da articoli previamenti apparso su FSSPX.news.
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Immagine di michael_swan via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Gender
Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…
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Cardinale Zen: «il Dio misericordioso fece piovere fuoco anche per distruggere Sodoma»
Il cardinale Joseph Zen ha condannato con forza gli atti omosessuali, ricordando ai fedeli che «il Dio misericordioso ha fatto piovere fuoco anche per distruggere Sodoma».
Le osservazioni del cardinale cinese su quelli che ha definito «peccati LGBTQ» sono state pubblicate in un post sul suo blog lunedì .
«Naturalmente, l’etica e la moralità non si limitano al Sesto e al Nono Comandamento, ma i peccati di questo tipo sono i più insidiosi. In particolare, i peccati LGBTQ violano completamente il piano del Creatore per l’umanità: che un uomo e una donna si amino per tutta la vita e trasmettano la vita in un ambiente d’amore», scrisse Zen.
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«Gli atti omosessuali non sono solo definiti peccato nella Bibbia, ma sono anche un’abominazione agli occhi di Dio. Il Dio misericordioso ha persino fatto piovere fuoco per distruggere Sodoma».
Come riportato da Renovatio 21, il cardinale cinese l’estate scorsa aveva dichiarato che Dio è «disgustato» dal comportamento omosessuale.
«Il Dio misericordioso è così disgustato dai comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso perché questo crimine è troppo lontano dal piano di Dio per l’uomo», aveva scritto il cardinale. «Il Suo piano è che un uomo e una donna si uniscano in un solo corpo con un unico ed eterno amore e cooperino con Dio. Una nuova vita può nascere e crescere nel calore della famiglia».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato lo Zen si era scagliato contro Fiducia Supplicans arrivando a chiedere le dimissioni dell’autore del testo, il cardinale Victor «Tucho» Fernandez, eletto da Bergoglio a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Ad ottobre il porporato cinese aveva denunciato il pellegrinaggio LGBT organizzato in Vaticano per il Giubileo unendosi agli appelli di altri vescovi affinché compiano riparazioni per la profanazione della Basilica di San Pietro.
«recentemente è emersa la notizia che un’organizzazione LGBTQ+ ha organizzato un evento per l’Anno Santo, in cui i partecipanti sono entrati nella Basilica di San Pietro a Roma per attraversare la Porta Santa».
«Ostentavano oggetti di scena color arcobaleno, indossavano abiti con slogan e coppie dello stesso sesso si tenevano per mano con passione: era puramente un’azione di protesta», ha osservato il vescovo emerito di Hong Kong.
«Questo non era un pellegrinaggio giubilare (in cui i credenti rinnovano i voti battesimali, si pentono dei peccati e si impegnano a riformarsi). Tali azioni offendono gravemente la fede cattolica e la dignità della Basilica di San Pietro: una grave offesa a Dio!»
«Il Vaticano era a conoscenza di questo evento in anticipo, ma non ha poi emesso alcuna condanna. Troviamo ciò davvero incomprensibile!»
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Lo Zen ha sottolineato che «coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso» dovrebbero essere trattati con beneficenza; tuttavia, «non possiamo dire loro che il loro stile di vita è accettabile».
«Non siamo Dio», ha continuato. «Dio ci chiama a trasmettere ciò che Gesù ci ha insegnato: il vero amore per loro. Dobbiamo aiutarli a ottenere la grazia attraverso la preghiera e i sacramenti per resistere alla tentazione, vivere virtuosamente e percorrere la via verso il cielo».
Il cardinale aveva fatto riferimento alla richiesta di atti di riparazione avanzata da quattro vescovi: il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan; il vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas; il vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera; e il vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Econe 2026: La storia di un pellegrino polacco
Arrivo a Écône, nel cuore delle Alpi
Alle sei del mattino sono arrivato a Écône con un gruppo di fedeli provenienti dalla Polonia. Questo piccolo villaggio si trova nella valle del Rodano, che attraversa il cantone del Vallese da est a ovest. Sopra di esso si ergono le maestose vette più alte delle Alpi Pennine svizzere. La zona circostante è ricoperta di vigneti e frutteti terrazzati, che da generazioni sono l’orgoglio di Écône. Le albicocche che maturavano sugli alberi sembravano così invitanti che avrei voluto coglierle. Purtroppo, non appartenevano al seminario, ma ai contadini vicini. Va detto, tuttavia, che questi contadini sostengono il seminario di Écône da molti anni e sono rimasti dei vicini gentili. Fin dall’inizio del viaggio, abbiamo incontrato molti giovani, per lo più scout devoti alla tradizione cattolica, che gentilmente ci hanno indicato la strada ed erano pronti ad aiutare i pellegrini. Ci siamo subito resi conto di trovarci in un ambiente davvero internazionale. Abbiamo incontrato brasiliani, messicani, irlandesi, gabonesi e pellegrini provenienti da molti altri paesi. Un amico ha persino scambiato qualche parola con un sacerdote filippino arrivato con un gruppo di fedeli. Dovrei menzionare anche un autobus pieno di pellegrini cechi, dato che la Repubblica Ceca è da tempo tra i paesi più secolarizzati al mondo ed è spesso descritta come il paese più scristianizzato d’Europa. Fin dai primi istanti, i partecipanti polacchi hanno intavolato spontaneamente conversazioni. Per la maggior parte del tempo, abbiamo ammirato gli straordinari paesaggi che circondavano il seminario. Dopo una breve passeggiata di appena duecento metri, siamo arrivati ai cancelli d’ingresso, dove ogni partecipante ha ricevuto un braccialetto identificativo. Questo fungeva anche da portafoglio elettronico, consentendo l’accesso alle strutture allestite per l’evento. Solo allora si poté comprendere appieno la portata dei preparativi. Al centro si ergeva un’immensa tenda che ospitava l’altare e i posti riservati ai vescovi, ai sacerdoti, ai fratelli e alle suore della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Erano state allestite sezioni separate per i pre-seminaristi e i terziari. Nell’ampio prato che circondava la tenda, erano state disposte migliaia di sedie per i fedeli. Ovunque si guardasse, volontari e scout erano pronti ad aiutare. L’abbigliamento tradizionale indossato sia dagli organizzatori che dai pellegrini era davvero sorprendente. Gli uomini indossavano camicie bianche; molti, nonostante il caldo, abiti eleganti o costumi tradizionali regionali. Le donne portavano abiti o gonne modeste, e molte avevano scelto i magnifici costumi popolari dei propri paesi. Persino i bambini erano vestiti con abiti elegantissimi, che non avevano nulla da invidiare agli adulti. Lungo la strada che conduceva al luogo della cerimonia, erano state allestite delle postazioni in legno dove era possibile ricevere assistenza in diverse lingue. Ogni partecipante ha ricevuto un libretto stampato con cura contenente il testo della Santa Messa e il rito della consacrazione episcopale, oltre a un berretto bianco con il logo ufficiale dell’evento. Più tardi, l’intero prato antistante il tendone sembrava brillare per la presenza di migliaia di copricapi bianchi. Non mi dilungherò ulteriormente sugli aspetti logistici o sulle strutture previste. Basti dire che tutto era stato preparato in modo esemplare. Nonostante la presenza di diverse migliaia di pellegrini, era difficile riscontrare il minimo difetto. Una volta giunti sul posto, ci siamo subito resi conto delle dimensioni della delegazione polacca. I fedeli provenivano da quasi ogni regione del paese. Abbiamo incontrato molti conoscenti, condiviso le nostre prime impressioni e parlato del viaggio. Ma gli incontri più gioiosi sono stati quelli con amici provenienti da ogni angolo del mondo. Alcuni si sono ricongiunti con persone conosciute durante i pellegrinaggi a Jasna Góra o lungo il percorso da Chartres a Parigi. Molti hanno rivisto sacerdoti che non vedevano da anni, sacerdoti che un tempo avevano avuto un ruolo significativo nelle loro vite. È stato davvero come partecipare a un’enorme riunione di famiglia, incentrata su una fede condivisa e sull’amore per la Tradizione Cattolica.Sostieni Renovatio 21
Sulle orme dell’arcivescovo Marcel Lefebvre
Sono convinto che molti di coloro che sono venuti a Écône per la prima volta desiderassero soprattutto visitare la tomba del vescovo Marcel Lefebvre, quest’uomo senza il quale non saremmo stati in questo luogo quel giorno. Mi permetterò una breve digressione. Fu solo dopo molti anni trascorsi sotto la guida dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X che compresi appieno l’opera compiuta dall’arcivescovo Lefebvre. Dal Concilio Vaticano II in poi, e ancor più negli anni immediatamente successivi alla sua conclusione, molti sacerdoti e fedeli percepirono la profonda crisi che la Chiesa stava attraversando. Di fronte ai cambiamenti in atto, la tentazione naturale fu quella di rifiutare non solo gli errori, ma anche l’autorità stessa del Papa. Fu così che nacquero i circoli sedevacantisti. La saggezza dell’arcivescovo Lefebvre risiedeva altrove. Non voltò le spalle alla Chiesa né al papato. Si oppose a ciò che considerava dannoso per la fede, ma non rinnegò mai l’istituzione fondata da Cristo. Si potrebbe dire che lottò contro quelli che vedeva come errori o decisioni pericolose, senza mai allontanarsi dalla Chiesa stessa. Questa posizione rimane difficile da comprendere per molti ancora oggi, perché richiede di distinguere la persona e l’ufficio dalle azioni che possono suscitare serie perplessità. Non intendo qui aprire una discussione sulla scomunica, sullo scisma o sulle complesse questioni di diritto canonico. Altri sono ben più competenti in questi ambiti. D’altra parte, vale la pena ascoltare la testimonianza di coloro che hanno dedicato tutta la loro vita a rimanere fedeli alla fede cattolica. Le loro vite e le loro opere restano il miglior commento sugli eventi i cui frutti possiamo ancora contemplare oggi.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il seminario, cuore vivo della Tradizione.
Mancavano ancora diverse ore all’inizio della cerimonia. Il nostro gruppo decise di approfittare di questo tempo per fare una passeggiata nel parco del seminario. Il luogo su cui sorge Écône sembra essere stato creato per la preghiera e la contemplazione. L’austera bellezza delle Alpi si armonizza con la dolce valle del Rodano, punteggiata da frutteti e vigneti. Le imponenti montagne che circondano quasi interamente il seminario creano un’impressione molto particolare. Ci ricordano la nostra insignificanza, mentre il silenzio circostante ci permette di distaccarci dalla frenesia quotidiana e di rivolgere la mente a ciò che è essenziale. Non è difficile capire perché, da oltre mezzo secolo, generazioni di sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X ricevano qui la loro formazione. Mi permetterò un’altra digressione. Sebbene il seminario di Écône sia la casa di formazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, è stato per molti anni anche luogo di incontro per numerose comunità religiose fedeli alla Tradizione Cattolica. Vi si potevano trovare benedettini, cappuccini dell’Osservanza Tradizionale, domenicani e redentoristi. Erano presenti anche le monache e gli oblati della Fraternità, i carmelitani, i francescani e le clarisse, le cui comunità conservano la liturgia e la spiritualità tradizionali. Questa eccezionale concentrazione di diverse famiglie religiose ha messo in luce la ricchezza e la diversità del mondo della Tradizione cattolica. Sebbene ogni istituto possieda il proprio carisma e la propria storia, tutti sono uniti dalla fedeltà all’immutabile dottrina della Chiesa e alla liturgia tradizionale. Durante questo incontro con le suore, ho vissuto un momento che non dimenticherò mai. Il mio sguardo è stato attratto da una giovane suora che ho subito riconosciuto come un’amica di famiglia. Aveva preso i voti religiosi a Narni, in Italia, all’inizio di giugno. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, un sorriso sereno, un sorriso che conoscevamo bene, le ha illuminato il volto. In quel momento accadde qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Le lacrime iniziarono a scorrere sul viso di un uomo che si era sempre considerato piuttosto forte – un padre di cinque figli. Rimasi senza parole per un lungo periodo. Vi prego di perdonare questa osservazione personale, ma ho provato un’emozione simile più volte durante il mio soggiorno a Écône. C’era qualcosa in quel luogo che è difficile da esprimere a parole. Era la consapevolezza di partecipare a un evento storico, o l’atmosfera di preghiera e fede che permeava ogni cosa? Non lo so. Una cosa, però, è certa: non si lascia Écône la stessa persona che si era prima. Ecône non è solo il seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X. In pratica, costituisce il centro informale della Tradizione Cattolica nel mondo, un luogo dove fedeli, sacerdoti e religiosi affluiscono da quasi tutti i continenti. Passeggiando per il complesso del seminario, siamo giunti alla cripta dove sono sepolti il vescovo Bernard Tissier de Mallerais e il vescovo Vitus Huonder. Il tempo trascorso in preghiera presso le loro tombe è stato un’occasione per riflettere sulle loro vite. Ci siamo quindi diretti allo stand della libreria cattolica. Con mia grande delusione, la stragrande maggioranza dei libri in offerta era disponibile solo in francese, una lingua che purtroppo non parlo. Tuttavia, c’erano molti souvenir legati a Écône: rosari, scapolari, medaglie e pubblicazioni prodotte appositamente per l’occasione. Mentre passeggiavamo per il complesso del seminario, siamo rimasti costantemente stupiti dalla diversità di nazionalità riunite in questo piccolo angolo di Svizzera. Ad ogni passo, incontravamo pellegrini che parlavano una lingua diversa, ma nonostante le differenze di origine, un sorriso, un cenno del capo o un semplice saluto erano sufficienti per percepire il legame creato dalla nostra fede condivisa. Ricordo in particolare una giovane coppia proveniente dall’Estremo Oriente. Non avrei saputo dire se fossero giapponesi o cinesi. La loro quieta contemplazione, la loro eleganza e la loro semplicità erano un ulteriore esempio dell’universalità della Chiesa. In quel momento, la nazionalità non contava più. Eravamo tutti venuti a Écône per lo stesso motivo e ci sentivamo membri di un’unica grande famiglia cattolica. Ho provato grande gioia anche nell’incontrare quattro signore del Gabon, con le quali ho potuto scambiare qualche parola. I loro magnifici abiti tradizionali hanno attirato l’attenzione di quasi tutti i presenti. Ma ciò che mi ha colpito ancora di più è stata la loro testimonianza. Mi hanno raccontato dei loro incontri con l’arcivescovo Marcel Lefebvre, che aveva visitato Libreville negli anni Ottanta. Per loro, non era semplicemente una figura nota dai libri o dalle fotografie, ma un uomo che avevano conosciuto personalmente e di cui conservavano un ricordo pieno di gratitudine. Questa breve conversazione mi ha fatto comprendere ancora una volta la portata dell’eredità spirituale dell’arcivescovo e il potere duraturo del suo ricordo, anche negli angoli più remoti del mondo. Durante la nostra passeggiata mattutina, tuttavia, non abbiamo potuto visitare la cripta della Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, dove è sepolto l’arcivescovo Marcel Lefebvre. La chiesa era chiusa ai fedeli, poiché i sacerdoti che avrebbero partecipato alla cerimonia si stavano preparando lì. Da lì sarebbe partita la processione che avrebbe aperto i riti di consacrazione episcopale.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una processione di portata eccezionale
Terminate le preghiere, al suono delle campane, la processione lasciò la chiesa e si diresse verso il vasto prato adiacente al seminario. A causa dell’elevatissimo numero di pellegrini provenienti da tutto il mondo, le cerimonie non poterono svolgersi all’interno della chiesa. Era stata quindi allestita un’enorme tenda per ospitare la solenne messa e il rito di consacrazione episcopale. La processione stessa fu una testimonianza impressionante della vitalità della Tradizione cattolica. Vi presero parte circa cinquecento sacerdoti, oltre a quasi trecento religiosi e seminaristi. Le suore, secondo le prescrizioni del cerimoniale romano tradizionale, non parteciparono alla processione. Circa duecento di loro avevano riservato dei posti sotto il tendone, da dove poterono seguire l’intera cerimonia. Per diverse decine di minuti, la processione si mosse ininterrottamente verso l’altare. In testa camminavano i seminaristi e i fratelli, seguiti da centinaia di sacerdoti con cotte e stole; infine venivano i superiori della Fraternità, i quattro vescovi eletti e i principali consacratori, il vescovo Alfonso de Galarreta e il vescovo Bernard Fellay. Vista da lontano, questa lunga processione sembrava un ampio fiume bianco e nero che serpeggiava attraverso il paesaggio alpino. Questa visione fece una profonda impressione su tutti i presenti. I quindicimila fedeli riuniti attorno all’altare accolsero la processione con riverenza e profonda commozione. Era difficile non sentire di partecipare a un evento che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X e dell’intero mondo della Tradizione Cattolica. La maestà del vescovo Bernard Fellay e del vescovo Alfonso de Galarreta mi ha profondamente colpito. Per l’uomo moderno, abituato al tumulto, alla frenesia costante e alla banalità della vita quotidiana, vedere centinaia di sacerdoti camminare in perfetto ordine e in profondo silenzio, vestiti con i paramenti liturgici tradizionali, con le maestose Alpi sullo sfondo, è quasi un’esperienza fuori dal tempo. In momenti come questi, diventa più facile comprendere perché la Chiesa abbia circondato la sacra liturgia di tanto splendore nel corso dei secoli. La sua maestà esteriore, la sua bellezza e la sua dignità non sono fini a se stesse. Conducono l’umanità verso una realtà invisibile, ricordandoci che partecipiamo a un mistero che trascende l’ordine terreno. La liturgia diventa così non solo una preghiera, ma anche un eloquente segno della grandezza di Dio e un’anticipazione della bellezza della liturgia celeste. Alla processione partecipavano anche i quattro vescovi eletti: padre Marc Hanappier, padre Michel Poinsinet de Sivry, padre Michael Goldade e padre Pascal Schreiber. La loro calma e la loro contemplazione rivelavano la piena consapevolezza dell’importanza di quel momento che, di lì a pochi istanti, avrebbe trasformato per sempre le loro vite sacerdotali.Aiuta Renovatio 21
Il rito tradizionale di consacrazione episcopale
Una volta che tutti si furono accomodati sotto il tendone, ebbe inizio la solenne Messa Pontificia. Immediatamente prima del rito di consacrazione, il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Padre Davide Pagliarani, pronunciò l’omelia. In questo commovente sermone di circa venti minuti, parlò principalmente del dovere di preservare e difendere l’immutabile deposito della fede cattolica. Sottolineò la situazione paradossale in cui la Fraternità si trova da decenni: desidera servire la Chiesa come sua Madre, pur accettando al contempo il peso delle accuse ed essendo considerata da Roma un gruppo disobbediente. Le sue parole non esprimevano né amarezza né rivolta, ma solo la convinzione che sia necessario preservare ciò che la Chiesa ha trasmesso senza interruzione nel corso dei secoli. Dopo l’omelia ebbe inizio il solenne rito della consacrazione episcopale secondo il tradizionale rito pontificale romano. Il primo passo consisteva nella pubblica professione di fede e nel giuramento di fedeltà. I candidati affermavano il loro impegno verso la fede cattolica e la fedeltà alla Tradizione della Chiesa. Seguiva poi la domanda prescritta dal Pontefice: «Avete il mandato apostolico?». Nelle circostanze dello stato di necessità, la risposta si riferiva al principio che la legge suprema della Chiesa rimane la salvezza delle anime. I quattro eletti si prostrarono quindi a faccia in giù davanti all’altare, in segno di totale abbandono a Dio. Nel frattempo, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli si inginocchiarono per cantare le Litanie dei Santi. Questo fu, per me, uno dei momenti più toccanti dell’intera cerimonia. Il momento culminante del rito fu l’imposizione delle mani e la trasmissione della successione apostolica. Il vescovo Alfonso de Galarreta e il vescovo Bernard Fellay imposero successivamente le mani sul capo di ciascuno dei vescovi prescelti. Quindi, i libri aperti dei Vangeli furono posti sopra i loro colli, segno eloquente della sottomissione del vescovo all’autorità della Parola di Dio e della sua missione non solo di predicarla, ma anche di custodirla fedelmente. Durante il canto del Veni Creator Spiritus , il vescovo consacrante ha unto con il santo crisma il capo e le mani dei nuovi vescovi. Infine, ha consegnato a ciascuno le insegne della dignità episcopale: l’anello, il pastorale e il Libro dei Vangeli, segni della loro unione spirituale con la Chiesa, della loro responsabilità pastorale e del loro costante dovere di annunciare il Vangelo. All’offertorio, i quattro nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pietro si trovavano all’altare accanto al vescovo Alfonso de Galarreta, partecipando per la prima volta all’offerta del Santo Sacrificio nella pienezza del sacerdozio episcopale. Fu un momento particolarmente eloquente: il culmine di un rito per il quale si erano preparati durante tutta la loro vita sacerdotale. Vale la pena menzionare qui un altro dettaglio che, per molti partecipanti, ha rivestito un profondo valore simbolico. Nel rito della consacrazione episcopale, il momento centrale è il prefazio consacratorio, durante il quale il vescovo prega affinché Dio effonda abbondantemente i suoi doni sui nuovi pastori e conferisca loro la potenza dello Spirito Santo. Il violento acquazzone che scoppiò subito dopo la conclusione delle consacrazioni fu interpretato da molti come un’immagine particolarmente espressiva, quasi tangibile, di questa “effusione” di grazie per la quale la Chiesa aveva appena pregato. I torrenti di pioggia divennero, ai loro occhi, il simbolo dell’abbondanza dei doni dello Spirito Santo che si erano appena realizzati nell’invisibile ordine soprannaturale. Permettetemi qui un’ulteriore riflessione personale. Il canto del Te Deum laudamus, intonato con forza da migliaia di fedeli riuniti, mi ha profondamente commosso. Non sono riuscito a trattenere le lacrime. Solo dopo qualche istante mi sono reso conto di non essere il solo sopraffatto dall’emozione. Intorno a me c’erano molte persone con gli occhi lucidi, che cercavano discretamente di asciugarsi le lacrime. In quel momento, nulla di tutto ciò mi è sembrato strano. Al contrario, mi è sembrato perfettamente naturale. Dopo la cerimonia, i nuovi vescovi lasciarono il tendone e si incamminarono tra le migliaia di fedeli per impartire loro per la prima volta la benedizione episcopale. È difficile descrivere l’atmosfera che si respirava in quel momento. Vidi uomini – per non parlare delle donne – piangere apertamente di gioia ed emozione. Al termine della cerimonia, l’intera assemblea ha intonato l’inno in onore di San Pio X, Sancte Pie Decime . È stata una conclusione particolarmente eloquente di una giornata che rimarrà a lungo impressa nella memoria di tutti i presenti. Sopra la folla aleggiava un profondo senso di gratitudine per il dono della fede e per la grazia di aver riscoperto e preservato la Tradizione Cattolica. Ho avuto l’impressione che questa stessa gioia fosse condivisa da quasi tutti i partecipanti.Aiuta Renovatio 21
Il giorno dopo le consacrazioni
Sebbene l’atmosfera a Ecône fosse profondamente solenne e gioiosa, il giorno seguente il Vaticano, tramite il cardinale Fernández, rilasciò una dichiarazione ufficiale in cui affermava che le consacrazioni episcopali conferite dalla Fraternità senza l’autorizzazione del Papa costituivano un atto scismatico e comportavano l’immediata scomunica ( latae sententiae ) dei sei vescovi interessati, nonché dei sacerdoti, dei fratelli e dei fedeli appartenenti alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X. Molti di loro erano giunti a Écône dagli angoli più remoti del mondo. Il costo del viaggio, le lunghe ore trascorse in auto o in aereo e i numerosi sacrifici compiuti rappresentavano già per loro una vera e propria offerta. A ciò si aggiunse la loro incrollabile lealtà ai nuovi vescovi durante il violento acquazzone che si abbatté poco dopo, inzuppando tutti fino alle ossa in pochi istanti. Eppure, nessuno pensò di andarsene. Si trattava del sacrificio di persone che, nella loro vita quotidiana, si sforzano di vivere secondo la fede della Chiesa cattolica, spesso in contrasto con il mondo contemporaneo e le ideologie che lo dominano. Contemplando i pellegrini riuniti, era difficile non scorgere una continuità spirituale con quei giovani seminaristi che, alcuni decenni prima, si erano rivolti all’arcivescovo Marcel Lefebvre chiedendogli di guidarli sulla via della Tradizione cattolica, di fronte agli sconvolgimenti rivoluzionari che stavano trasformando i loro seminari e la vita della Chiesa. Osservando i quindicimila fedeli riuniti a Écône, si poteva percepire che quella richiesta non era rimasta inascoltata. Da un piccolo gruppo di seminaristi è nata un’opera che oggi unisce sacerdoti e fedeli in ogni continente. L’autore di questo racconto è il signor Damian Marszał. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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