Persecuzioni
Politica di origine musulmana svizzera spara ad un’immagine della Madonna e di Gesù Bambino. Il vescovo la perdona
Una politica svizzera di sinistra e di origini musulmane ha suscitato polemiche per aver sparato ad un’immagine della Beata Vergine Maria che tiene in braccio Gesù Bambino.
Sanija Ameti del Partito Verde Liberale della Svizzera (PVL) ha pubblicato su Instagram delle foto di sé stessa mentre sparava con una pistola ad aria compressa ad un’immagine della Madonna che tiene in braccio Gesù Cristo bambino.
Ha aggiunto la parola «Abschalten» al suo post, una parola traducibile come «rilassarsi», «staccare la spina».
Swiss politician Sanija Ameti, born in Bosnia, co president of the liberal movement Operation Libero, posted a video on her Instagram in which she can be seen firing a gun at an image of the Virgin Mary with baby Jesus on September 8, 2024 the Catholic feast of the Nativity… pic.twitter.com/gRdJ6YT547
— nikola 3 (@ronin19217435) September 11, 2024
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Dopo aver affrontato l’indignazione per le sue azioni blasfeme, la Ameti ha pubblicato delle scuse e ha cancellato il video, affermando: «Come modello per il poligono di tiro da 10 metri, avevo bisogno di motivi che fossero abbastanza visibili. Avevo a portata di mano solo il catalogo Koller, che era abbastanza grande. Non ho prestato attenzione al contenuto delle immagini. Non era giusto. Mi dispiace dal profondo del mio cuore se ho offeso qualcuno!»
Tuttavia, la Ameti ha fotografato più volte specificamente i volti della Madonna e di Gesù, che sono chiaramente raffigurati come madre e bambino.
Nemmeno il presidente del suo partito PVL, Jürg Grossen, è sembrato credere che Ameti non fosse consapevole di ciò che stava facendo. «Questo comportamento di Sanjia Ameti è inaccettabile. È stata una provocazione deliberata», ha detto.
Nel frattempo la Ameti si è dimessa dal suo incarico nel PVL nel Canton Zurigo con il partito che ha annunciato che intende espellerla del tutto dalle sue fila.
La trentaduenne Ameti, nata in Bosnia da genitori musulmani, ha perso anche il suo lavoro di consulente presso l’agenzia di pubbliche relazioni svizzera Farner. Solo Operation Libero, un movimento transpartitico di sinistra di cui Ameti è co-presidente, l’ha difesa, scrivendo che considera Ameti «politica, co-presidente e amica» e affermando che le sue azioni erano «sbagliate e inappropriate».
La politica svizzera potrebbe anche affrontare conseguenze legali. Come riportato dal Blick , l’organizzazione giovanile conservatrice del Partito Popolare Svizzero (SVP) ha presentato una denuncia penale contro di lei per violazione della libertà religiosa e di culto, come annunciato dal partito lunedì mattina. Nicolas Rimoldi, presidente del movimento sorta in polemica con le restrizioni pandemiche Mass-voll, ha anche annunciato che avrebbe sporto denuncia contro la Ameti.
Secondo il diritto penale svizzero, la violazione della libertà di credo e di culto è un reato. Chi disonora pubblicamente e volgarmente oggetti di culto religioso potrebbe incorrere in una multa. Tuttavia, secondo l’esperto di diritto penale Joel Haefeli, questa legislazione è applicata molto raramente poiché «l’asticella per la sua applicazione è elevata nella pratica», scrive LifeSite.
La Ameti ha affermato che lei e la sua famiglia hanno richiesto la protezione della polizia a causa delle presunte minacce ricevute. «Non mi sento bene e non so per quanto ancora potrò sopportarlo», ha detto al sito svizzero kath.ch.
Ad ogni modo, non ha tardato ad arrivare il perdono del vescovo della diocesi Coira Joseph Maria Bonnemain. Il prelato, in una lettera indirizzata personalmente alla donna , ha comunicato il suo perdono. L’Ameti aveva scritto a lui e alla comunità per scusarsi, riporta RSI.ch.
Nel suo comunicato il vescovo del Canton Grigioni ha chiesto a tutti di astenersi dall’odio e dalla vendetta.
Come riportato da Renovatio 21, le statistiche mostrano che la Svizzera va sempre più apertamente verso una società dichiaratamente atea, dove la popolazione si dichiara «senza religione» e dove galoppano i fenomeni eutanatici (e l’annesso «turismo della morte» internazionale) e il gender che ora si è impadronito anche dei documenti ufficiali dell’anagrafe.
Tre mesi fa a Olten, dopo 378 anni di presenza nel centro storico della cittadina, ha chiuso il convento dei frati cappuccini fondato nel 1646.
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Persecuzioni
L’ambasciatore di Trump all’ONU definisce la persecuzione dei cristiani nigeriani un «genocidio»
Meno di tre settimane dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha promesso di «annientare» i terroristi islamici in Nigeria, l’ambasciatore Usa all’Onu ha qualificato il massacro in atto contro i cristiani nel Paese come un «genocidio camuffato dal disordine».
«Questa non è violenza sporadica», ha dichiarato Mike Waltz oggi. «La Nigeria è… un dinamico intreccio di culture e religioni, ma è sotto attacco».
Waltz ha pronunciato queste parole martedì in un incontro ospitato dalla Missione statunitense all’Onu. Si tratta della prima occasione in cui un esponente governativo americano ha impiegato il termine «genocidio» per descrivere la crisi nigeriana, dove circa 93 milioni di cristiani sono esposti a rischi crescenti.
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In precedenza, Trump aveva bollato la situazione come un «massacro su vasta scala», etichettando la Nigeria come «paese di particolare preoccupazione» – una categoria riservata a regimi che tollerano o fomentano «gravi violazioni della libertà religiosa», al pari di Cina, Pakistan e Corea del Nord.
L’iniziativa di martedì è proseguita per oltre un’ora con vari analisti politici; a seguire, la rapper Nicki Minaj è intervenuta per manifestare le sue inquietudini, dopo aver lodato sui social i post di Trump contro gli omicidi. Giovedì 20 novembre, la sottocommissione per l’Africa della Camera dei Rappresentanti Usa terrà le sue prime audizioni sul tema, su input del presidente. «Siamo preparati, desiderosi e in grado di proteggere la nostra vasta comunità cristiana globale!», aveva esclamato in precedenza.
Molti osservatori prevedono che il panel proponga sanzioni e persino azioni militari.
Nel suo intervento, Waltz ha evidenziato la persecuzione sistematica subita dai cristiani in Nigeria. «Formazioni jihadiste come Boko Haram… proseguono con aggressioni deliberate e mirate contro queste comunità cristiane», ha chiarito, rimproverando i vertici nigeriani per l’incapacità di «contenere queste barbarie».
Il rapporto 2025 della Lista Rossa di Global Christian Relief (GCR) conferma la Nigeria come il territorio più letale al mondo per i cristiani. Il dossier illustra come la maggioranza degli assassinii si concentri negli stati settentrionali retti dalla sharia islamica, dove i fedeli «risiedono spesso in villaggi isolati tra terreni semi-desertici, esponendoli a maggiore vulnerabilità agli assalti».
La violenza persistente ha catturato l’attenzione anche del comico TV, noto per il suo fondamentalismo laico progressista, Bill Maher. «Si tratta di un tentativo genocidario ben più grave di quanto accade a Gaza. Stanno tentando di eradicare l’intera popolazione cristiana di una nazione», ha affermato in un’intervista recente con la deputata repubblicana Nancy Mace.
Le angherie contro i cristiani in Nigeria si sono acuite dal 1999, quando 12 stati settentrionali hanno introdotto la sharia. L’emergere di Boko Haram nel 2009 ha innescato un’escalation drammatica, con il gruppo noto per il rapimento di centinaia di studentesse nel 2014 – 87 delle quali rimangono «sconosciute».
Tra il 2009 e il 2022, oltre 50.000 cristiani sono stati eliminati, secondo Open Doors. Un’analisi del 2024 registra più di 8.000 omicidi e migliaia di sequestri di fedeli nigeriani nel 2023, l’annata più cruenta per gli assalti islamici contro i cristiani.
Gli episodi recenti includono sequestri e uccisioni di preti e seminaristi cattolici. In un comunicato di luglio, la diocesi di Auchi (Edo) ha denunciato l’assalto armato al Seminario Minore dell’Immacolata Concezione, con la morte di una sentinella e il rapimento di tre seminaristi. L’International Society for Civil Liberties & Rule of Law ha documentato nella primavera 2023 oltre 50.000 vittime per motivi di fede cristiana dal 2009.
Sorprendentemente, nel discorso al Vaticano del mese scorso, il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha attenuato il ruolo dell’islam negli attacchi. La violenza «non è un contrasto religioso, bensì sociale, come i conflitti tra pastori e contadini. Va riconosciuto che molti musulmani nigeriani sono pure vittime di questa intolleranza», ha sostenuto.
Parolin ha quindi insistito che «si tratta di frange estremiste che non distinguono nel colpire i loro bersagli. Impiegano la brutalità contro chiunque ritengano ostile».
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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, nunzio in Nigeria dal 1992 al 1998, ha contestato aspramente le parole di Parolin.
«Le parole vergognose del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin sul presunto “conflitto sociale” in Nigeria mistificano la realtà di una persecuzione feroce e genocida contro i Cattolici, martirizzati mentre Roma vaneggia di sinodalità e inclusività».
«No, Eminenza: i Cattolici nigeriani sono uccisi in odio alla Fede che essi professano, da parte di mussulmani e in obbedienza al Corano. Quegli stessi mussulmani che stanno trasformando le vostre chiese in moschee, con la vostra vile e cortigiana complicità, e che presto rovesceranno i governi per imporre la sharia agli “infedeli”» continua l’arcivescovo.
I dati della Commissione USAper la libertà religiosa internazionale (USCIRF) evidenziano numerosi assalti statali contro i cristiani. Nel suo report 2025, l’USCIRF ha caldeggiato la classificazione della Nigeria come «paese di particolare preoccupazione». Ha rilevato inoltre che «il governo nigeriano è lento o talora appare restio a reagire a questa violenza, fomentando un’atmosfera di impunità per i perpetratori».
La persecuzione anticristiana in Nigeria si è aggravata dopo il 1999, quando 12 stati del Nord hanno adottato la sharia. L’ascesa di Boko Haram nel 2009 ha segnato un’ulteriore escalation, con il gruppo noto per il rapimento di centinaia di studentesse nel 2014, di cui 87 risultano ancora disperse.
Come riportato da Renovatio 21, gli ultras della nazionale romena, a quanto pare più cristiani di Parolin, durante una recente partita di qualificazione ai mondiali a Bucarest hanno esposto un grande striscione con la scritta «DIFENDETE I CRISTIANI NIGERIANI».
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Immagine generata artificialmente
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