Persecuzioni
Croazia, due chiese serbe ortodosse dissacrate
Questa settimana due chiese serbo-ortodosse in Croazia sono state vandalizzate e profanate. Lo riporta il sito Orthochristian.
La chiesa di San Spiridione a Petrinja è stata attaccata molte volte. Nel maggio 2022, era stata imbrattata con i simboli fascisti degli Ustascia. Secondo l’ultimo rapporto della diocesi di Gornji Karlovac, la chiesa è stata attaccata sette volte dal 2019.
La diocesi comunica che «nella notte tra il 10 e l’11 settembre 2024, le chiese di San Spiridione Taumaturgo nel centro di Petrinja e di San Nicola nel cimitero ortodosso di Petrinja sono state prese di mira da vandali, che hanno scritto graffiti che trasmettevano messaggi di odio e intolleranza».
«La chiesa di San Spiridione, la cui costruzione è iniziata nel 2019, è stata oggetto di profanazione per la settima volta, questa volta con graffiti sul campanile, mentre la chiesa di San Nicola del 1798, dopo un restauro strutturale, è stata profanata con graffiti sulla facciata occidentale».
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«Dopo la segnalazione della comunità ecclesiale di Petrinja, le squadre della polizia criminale hanno condotto le indagini ed è stata presentata una denuncia contro ignoti».
Numerosi attacchi si sono verificati in questi anni contro le chiese ortodosse serbe in Kosovo, Croazia e altri luoghi. Ad esempio, a marzo 2021, sono state attaccate la chiesa ortodossa di Cristo Salvatore a Sebenico, in Croazia, e due chiese in Kosovo e Metohija.
Nel novembre 2021 fu rapinata in Croazia una chiesa ortodossa serba, situata in un’amata meta di pellegrinaggio. I ladri hanno rubato una campana dalla cappella della Dormizione della Santissima Theotokos nel villaggio di Kreštelovac, nella Croazia settentrionale. Il villaggio di Kreštelovac è famoso per la sorgente curativa accanto alla cappella, con pellegrini che arrivano da ogni dove. Le guarigioni sono note da secoli.
Nel 2014 graffiti con messaggi di odio («uccidete il serbo»), minacce e simboli e motti degli Ustascia sono stati dipinti domenica sul centro parrocchiale ortodosso serbo a Vinkovci, ha affermato la diocesi ortodossa di Osjek.
La Chiesa ritiene che si tratti di un attacco organizzato contro la Chiesa ortodossa serba e i suoi sacerdoti, in corso da circa 20 giorni e che continua la persecuzione della fede cristiana ortodossa e di tutto ciò che è serbo nella Croazia orientale.
Nella dichiarazione si afferma che «un croato democraticamente illuminato» ha lasciato le sue feci sull’altare della chiesa di San Procopio a Rajevo Selo pochi giorni prima.
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Immagine da Orthochristian.com
Persecuzioni
Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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Persecuzioni
Pastore protestante fa distruggere ai bambini le statue della Madonna e degli angeli
Un pastore di una congregazione protestante battista in Texas ha permesso ai bambini di distruggere statue di angeli e della Beata Vergine Maria sul palco come ricompensa durante un’esercitazione biblica. Lo riporta LifeSite.
Dopo una recente funzione religiosa presso la Stedfast Baptist Church di Cedar Hill, in Texas, il pastore Jonathan Shelley ha pubblicato, tra il 12 e il 13 ottobre, dei video dal suo account @bannedpastorX in cui si vedevano dei bambini distruggere «statue della Vergine Maria» e «idoli cattolici», giustificando le sue azioni anticattoliche come una difesa del Secondo Comandamento. Aveva predicato un sermone sul tema del Secondo Comandamento e del culto degli idoli.
“We got a Mary, for all the Catholics.”
At Steadfast Baptist Church, pastor Jonathan Shelley leads the kids into ‘bible drills,’ with the winner rewarded with smashing statues of Mary and various angelic figures. pic.twitter.com/GN6nGZCKL6
— Protestia (@Protestia) October 14, 2026
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Nel video si vede lo Shelley sorridere mentre una ragazzina abbatte con un martello una statua della Vergine Maria davanti al pulpito della chiesa. La clip, pubblicata sull’account Protestia X, ha totalizzato oltre 100.000 visualizzazioni e suscitato numerose polemiche sia tra i protestanti che tra i cattolici.
Il pastore Shelley è stato in passato al centro di numerose controversie, predicando che gli omosessuali sono «meritevoli di morte», il che ha portato allo sfratto della sua chiesa dall’edificio nel 2022 per violazione dei termini del contratto di locazione, a causa di minacce e incitamento alla violenza. Il predicatore ed evangelista fondamentalista ha difeso le sue affermazioni sulla comunità LGBT sostenendo di «credere in ciò che dice la Bibbia».
La furia contro le immagini sacre definite «idoli» è ciò che accomuna il protestantismo con l’islam radicale. Sia il wahhabismo (l’islam fondamentalista che regge l’Arabia Saudita) sia molte correnti del protestantesimo storico, soprattutto quelle riformate e calviniste, condividono la convinzione che il culto sia stato corrotto dall’aggiunta di pratiche umane e che vada riportato alla purezza originaria.
Il primo punto di contatto tra le due sette è l’idolatria. Entrambi leggono il divieto biblico e coranico di rappresentare il divino come una condanna di ogni mediazione materiale: i calvinisti svuotarono chiese e spogliarono altari nel Cinquecento, mentre i wahhabiti demolirono tombe, mausolei e luoghi di venerazione dei santi, a partire dal XVIII secolo e poi a Medina e alla Mecca nel XX.
Il secondo è il rifiuto dell’intercessione. I protestanti respingono il culto dei santi e della Madonna come intermediari, e i wahhabiti condannano come shirk (associazionismo) l’invocazione di santi e la visita devozionale alle tombe.
Il terzo è il ritorno alle sole fonti scritturali: sola Scriptura da una parte, Corano e Sunna dei «pii antenati» (salaf) dall’altra, con diffidenza verso tradizione, clero e scuole interpretative stratificate.
Il quarto è il rigorismo morale e una certa austerità comunitaria, visibile nel puritanesimo come nel salafismo.
L’iconoclastia protestante toccò l’apogeo nel XVII secolo, ma come evidente non si piò essere esaurita nei rivoli del fondamentalismo luteranoide americano.
Per l’islam il caso di estrema iconoclastia più documentato è il cimitero di Jannat al-Baqi a Medina, dove sono sepolti familiari e compagni di Maometto: le cupole e i mausolei furono demoliti dalle forze wahhabite nel 1806 e di nuovo nel 1925-26, dopo la conquista saudita del Hijaz. Nel Novecento e fino ai giorni nostri sono poi scomparsi, tra Mecca e Medina, numerosi edifici legati ai primi tempi dell’islam, spesso per far posto all’ampliamento delle moschee e a nuove strutture, con giustificazioni di ordine pratico oltre che dottrinale. Tra questi ci sono la casa di Khadija, prima moglie del Profeta, e quella di Abu Bakr. La casa natale di Maometto a Mecca fu invece trasformata in una biblioteca.
Si dice che nel 1800 e nel 1925 i wahhabiti avessero valutato di abbattere la casa di Maometto a Medina, ma non lo fecero, probabilmente per la reazione che avrebbe suscitato nel mondo musulmano.
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Immagine di Nheyob via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Persecuzioni
Il cardinale Pizzaballa piange la morte delle donne cattoliche uccise da un raid aereo israeliano
«El Señor me lo dio, el Señor me lo quitó: ¡bendito sea el nombre del Señor!» (Job 1,21)
Funeral de Maysa Khader Abu Daoud, y de su hija, Mari Hafez Abu Daoud. https://t.co/aCu9DntCsd — P. Gabriel Romanelli (@PGabRomanelli) October 5, 2026
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