Essere genitori
Obiezione vaccinale attiva, la lettera di due genitori
Pubblichiamo questa esemplare lettera di Alessandro Corsini e sua moglie, sostenitori e amici di Renovatio 21 sin dalla prima ora.
Chi lo desiderasse, può utilizzare questa lettera a mo’ di modulo scaricando da questo link, inserendo e sostituendo i propri dati per spedire alle istituzioni interessate.
RACCOMANDATA A.R.
Spett.le Azienda Unità Sanitaria Locale
e p.c.
Al Sig. Sindaco del Comune
In base alle argomentazioni esposte in questa lettera, esercitiamo il nostro diritto a non sottoporre nostra figlia alle vaccinazioni previste da calendario
4 maggio 2020
Oggetto: Obiezione Attiva alle Vaccinazioni obbligatorie ai sensi del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73
Gentilissimo Responsabile,
Noi sottoscritti Corsini Alessandro e D.G.F., genitori della minore C.G., attenti e sensibili al tema delle vaccinazioni, preso atto della copiosa documentazione medico-scientifica da noi consultata responsabilmente negli ultimi anni e delle sentenze intervenute (anche di recente) siamo consapevoli della possibile comparsa di reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni.
Siamo consapevoli della possibile comparsa di reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni
Tali reazioni possono causare un ventaglio ampio di danni più o meno gravi alla salute, sia a breve che a medio/lungo termine, e in alcuni casi dimostrati, persino condurre alla morte.
Con riferimento alla convocazione del 14/05/2020 per effettuare le vaccinazioni, in qualità di genitori, esercenti la potestà genitoriale e responsabili per la salute del minore oggetto della convocazione, vogliamo affermare con chiarezza che è nostro preciso dovere tutelare, nel prevalente e superiore interesse del medesimo, la sua salute.
Con la presente intendiamo sinteticamente esporre le profonde motivazioni che ci spingono, al momento, a rinunciare alle vaccinazioni pediatriche, proposteci dalla AUSL
Pertanto, con la presente, intendiamo sinteticamente esporre le profonde motivazioni che ci spingono, al momento, a rinunciare alle vaccinazioni pediatriche, proposteci dalla AUSL, per nostra figlia G.; tali informazioni reperite negli anni attraverso una ricerca libera e priva di ogni possibile pregiudizio, si basano su fatti evidenti, riscontrabili da tutti, che non possono e non devono lasciarci indifferenti in quanto coinvolgono financo aspetti etici e morali profondi, nei confronti dei quali, come genitori cristiani, abbiamo il dovere di opporci.
Contenuto dei vaccini
Iniziamo citando il famoso studio degli scienziati Montanari e Gatti e pubblicato il 23/01/2017 dal titolo New Quality Control Investigations on Vaccines: Micro and Nanocontamination, in cui, al fine di fornire nuove informazioni mai approfondite prima, è stato applicato un metodo di indagine finalizzato alla verifica della presenza di contaminanti solidi mediante un microscopio elettronico a scansione ambientale dotato di una micro-sonda a raggi X.
Informazioni reperite negli anni attraverso una ricerca libera e priva di ogni possibile pregiudizio, si basano su fatti evidenti, riscontrabili da tutti, che non possono e non devono lasciarci indifferenti in quanto coinvolgono financo aspetti etici e morali profondi, nei confronti dei quali, come genitori cristiani, abbiamo il dovere di opporci
I risultati di questa nuova indagine mostrano la presenza di micro e nano particelle, composte da elementi inorganici, nei campioni di vaccini analizzati.
Una parte considerevole di questi contaminanti è riportata in letteratura come non biodegradabile e non biocompatibile.
In questa circostanza ci limiteremo ad approfondire i due vaccini più utilizzati per le campagne vaccinali degli ultimi anni in Emilia Romagna (anche se avremmo i dati per approfondire le problematiche di molti dei vaccini somministrati ai bambini nelle aziende USL della nostra regione): l’Esavalente Infanrix Hexa e il quadrivalente Priorix Tetra.
Nel dettaglio, gli studiosi hanno verificato la presenza in molti casi, di sali di alluminio, oltre alla presenza di micro, submicro e nanoparticelle, veri e propri corpi estranei inorganici (che vanno da 100 nm a circa dieci micron), la cui presenza non è dichiarata nei foglietti illustrativi dei vaccini stessi (vedere l’estratto di tabella seguente in cui abbiamo evidenziato i due vaccini in esame; Gatti AM, Montanari S (2016) New Quality Control Investigations on Vaccines: Micro- and Nanocontamination):
Una parte considerevole di questi contaminanti è riportata in letteratura come non biodegradabile e non biocompatibile

Come si può notare, sono state individuate nanoparticelle contenenti nichel (di cui, tra l’altro, risulta essere ufficialmente allergica F., la madre di G.), oro, tungsteno ecc. (addirittura nel vaccino Infanrix Hexa sono state identificate particelle contenenti acciaio inossidabile).
Lo studio pubblicato da Montanari e Gatti evidenzia come queste particelle, attraverso nano-bio-interazioni con il nostro organismo, possano a medio/lungo termine indurre effetti avversi, poiché non riconosciute dal nostro corpo.
Lo studio pubblicato da Montanari e Gatti evidenzia come queste particelle, attraverso nano-bio-interazioni con il nostro organismo, possano a medio/lungo termine indurre effetti avversi, poiché non riconosciute dal nostro corpo
La tabella seguente riassume il numero e la morfologia dei “detriti” identificati, in termini di singole particelle, gruppi di particelle o aggregati (composti organici-inorganici), mentre il grafico mostra il numero totale di particelle (particelle più cluster più aggregati) identificati per 20 microl di ogni vaccino.

“Dopo essere state iniettate, quelle microparticelle, nanoparticelle e aggregati possono rimanere attorno al sito di iniezione formando gonfiori e granulomi. Ma possono anche essere trasportati dalla circolazione sanguigna, sfuggendo a qualsiasi tentativo di previsione su quale sarà la loro destinazione finale. Riteniamo che in molti casi vengano distribuiti in tutto il corpo senza causare alcuna reazione visibile, ma risulta probabile che, in alcune circostanze, raggiungano alcuni organi, nessuno escluso e compreso il microbiota, in discrete quantità”

Traducendo letteralmente dalla pubblicazione degli scienziati modenesi evidenziamo come “La quantità di corpi estranei rilevati e, in alcuni casi, le loro insolite composizioni chimiche, ci hanno sconcertato. Le particelle inorganiche identificate non sono né biocompatibili né biodegradabili, ciò significa che sono biopersistenti e possono indurre effetti evidenti sia nell’immediatezza dell’iniezione che in un tempo più dilatato. È importante ricordare che le particelle (cristalli e non molecole) sono corpi estranei all’organismo e si comportano come tali. Di più, in particolare, la loro tossicità è per alcuni aspetti diversa da quella degli elementi chimici che li compongono, aggiungendo a quella tossicità che, comunque, è sempre presente, quella tipica dei corpi estranei. Per tale motivo, inducono una reazione infiammatoria. Dopo essere state iniettate, quelle microparticelle, nanoparticelle e aggregati possono rimanere attorno al sito di iniezione formando gonfiori e granulomi. Ma possono anche essere trasportati dalla circolazione sanguigna, sfuggendo a qualsiasi tentativo di previsione su quale sarà la loro destinazione finale. Riteniamo che in molti casi vengano distribuiti in tutto il corpo senza causare alcuna reazione visibile, ma risulta probabile che, in alcune circostanze, raggiungano alcuni organi, nessuno escluso e compreso il microbiota, in discrete quantità. Come succede con tutti i corpi estranei, in particolare quelli piccoli, potrebbero indurre una reazione infiammatoria cronica perché la maggior parte di quelle particelle non possono essere smaltite. Inoltre, l’effetto della corona proteica (dovuto a una nano-bio-interazione) può produrre particelle composite organiche/inorganiche in grado di stimolare il sistema immunitario in modo indesiderato. È impossibile non aggiungere che particelle di dimensioni come quelle individuate nei vaccini potrebbero entrare nei nuclei cellulari interagendo con il DNA stesso”.
Priorix Tetra: è stato poi individuato “DNA genomico contaminante (inteso come residuo di lavorazione) in quantità notevolmente elevate rispetto a quelli riscontrabili in altri vaccini (…), di cui il 78% è DNA genomico umano, il 4% è estratto da cellule embrionali di pollo e il 14% da virus della varicella”
Oltre allo studio pubblicato da Montanari e Gatti evidenziamo anche le analisi su vari lotti di vaccini commissionate dall’associazione Corvelva, con il sostegno dell’Ordine Nazionale dei Biologi, in cui sono emerse diverse criticità tra le quali: antigeni mancanti, presenza di molecole appartenenti alla categoria delle tossine e molteplici contaminazioni chimiche.
In riferimento al Priorix Tetra, vaccino antimorbillo, parotite, rosolia e varicella, sono state riscontrate “varianti genetiche degli antigeni rispetto all’antigene dichiarato nella scheda tecnica: il genoma del virus della varicella contenuto nel vaccino ha mostrato quattro mutazioni (…); il genoma del virus della parotite contenuto nel vaccino ha mostrato una mutazione”.
È stato poi individuato “DNA genomico contaminante (inteso come residuo di lavorazione) in quantità notevolmente elevate rispetto a quelli riscontrabili in altri vaccini (…), di cui il 78% è DNA genomico umano, il 4% è estratto da cellule embrionali di pollo e il 14% da virus della varicella”. Le analisi, secondo Corvelva, hanno anche evidenziato l’”assenza dell’antigene (RNA) della rosolia”, che invece dovrebbe essere presente.
“nell’Infanrix hexa ci aspettavamo di trovare i tre tossoidi e gli altri antigeni non modificati dai trattamenti con formaldeide e glutaraldeide, separabili tra loro e digeribili dall’enzima specifico per le proteine (tripsina). È stato invece trovato un vero e proprio polimero, insolubile e indigeribile, costituito dall’insieme degli antigeni legati chimicamente tra loro. Questa macromolecola non è stata riconosciuta dalle banche dati delle proteine, quindi, di fatto, risulta essere un composto solido di struttura chimica sconosciuta”
E veniamo all’Infanrix hexa, esavalente pediatrico per difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e Haemophilus influenzae b. Nell’esposto si legge che è stata riscontrata “assenza (o presenza dubbia) degli antigeni virali della poliomielite”. Oltre alle prime analisi, Corvelva ha commissionato ulteriori indagini chimiche e metagenomiche in cui sono emersi ulteriori dati preoccupanti sulle contaminazioni e sulla natura di questi prodotti.
“Per esempio”, spiegano gli scienziati coinvolti nello studio, “nell’Infanrix hexa ci aspettavamo di trovare i tre tossoidi e gli altri antigeni non modificati dai trattamenti con formaldeide e glutaraldeide, separabili tra loro e digeribili dall’enzima specifico per le proteine (tripsina). È stato invece trovato un vero e proprio polimero, insolubile e indigeribile, costituito dall’insieme degli antigeni legati chimicamente tra loro. Questa macromolecola non è stata riconosciuta dalle banche dati delle proteine, quindi, di fatto, risulta essere un composto solido di struttura chimica sconosciuta. Oppure ancora, nel Priorix Tetra sono state individuate tracce associabili a diversi antibiotici, a diserbanti, erbicidi, acaricidi e metaboliti della morfina. Insomma, riteniamo sia assolutamente necessario che le autorità sanitarie e la magistratura vadano a fondo della questione senza nascondere la testa sotto la sabbia”.
Esaurendo in questa breve sintesi le tematiche fisiche e chimiche legate al contenuto assai discutibile di alcuni vaccini (ci siamo soffermati sui più utilizzati dalle AUSL), passiamo ora a evidenziare brevemente un tema per noi fondamentale e cruciale: la presenza nei vaccini di linee cellulari di feti abortiti.
Implicazioni morali ed obiezione di coscienza
Un tema per noi fondamentale e cruciale: la presenza nei vaccini di linee cellulari di feti abortiti
Gli studi resi noti da CDC, (Centers for Disease Control) e l’NCBI, il National Center for Biotechnology Information (Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche degli Stati Uniti), parlano apertamente di WALVAX 2 e delle altre linee cellulari che lo hanno preceduto (WI-38, MRC-5, RA 27-3, WI-26 VA4, HEK 293, PER C-6).
In uno degli articoli troviamo detto quanto segue: “Abbiamo sviluppato un nuovo ceppo di cellule diploidi umane, Walvax-2, che abbiamo derivato dal tessuto polmonare di un feto di 3 mesi”.
E ancora: “Abbiamo ottenuto 9 feti attraverso uno screening rigoroso basato su criteri di inclusione accuratamente specificati. Il ceppo di Walvax-2 ha soddisfatto tutti questi criteri e si è rivelata la migliore linea cellulare dopo un’attenta valutazione. Quindi è stato usato per creare un ceppo di cellule diploidi umane. Walvax-2 è stato derivato da un tessuto polmonare fetale, simile a WI-38 e MRC-5, ed è stato ottenuto da un feto femminile di 3 mesi”.
Anche riguardo alla “qualità” del feto, l’NCBI non si fa problemi a descrivere nel dettaglio le modalità di ricerca e di sperimentazione ottenute anche grazie al Dipartimento Ginecologico di Yunnan: “Il materiale fetale è stato fornito dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Yunnan, con accordi legali ed etici del donatore. Prima dello studio, abbiamo utilizzato criteri d’inclusione rigorosa e completa per garantire un ceppo di cellule di alta qualità: 1) età gestazionale da 2 a 4 mesi; 2) l’induzione del parto con il metodo del water bagging”.
Nel foglietto illustrativo del quadrivalente Priorix Tetra, la GlaxoSmithKline stessa indica, nella composizione qualitativa e quantitativa del vaccino, la dicitura “coltivato in cellule diploidi umane MRC-5”
Per tornare ai vaccini proposti e offerti dal PNPV, non c’è nemmeno bisogno di affaticarsi in faticose ricerche in quanto, per esempio, nel foglietto illustrativo del quadrivalente Priorix Tetra, la GlaxoSmithKline stessa indica, nella composizione qualitativa e quantitativa del vaccino, la dicitura “coltivato in cellule diploidi umane MRC-5” (vedere immagine sotto):

Senza pretendere di approfondire in questo documento assai contenuto l’orribile e omicida campionario di immoralità che si nascondono dietro a tutte le linee cellulari umane contenute in molti vaccini, ne elenchiamo le due più utilizzate:
La linea WI-38 è stata sviluppata dal tessuto polmonare di una bambina svedese che è stata abortita nel 1962, a circa tre mesi di gestazione, perché “la famiglia aveva troppi bambini”
LINEA CELLULARE WI-38 (Winstar Institute 38, numero ATCC®, CCL-75)
(contenuta in MMRVaxPro come indicato dal bugiardino stesso)
La linea WI-38 è stata sviluppata dal tessuto polmonare di una bambina svedese che è stata abortita nel 1962, a circa tre mesi di gestazione, perché “la famiglia aveva troppi bambini”. Questo feto è stato scelto appositamente dal Dr. Sven Gard per essere utilizzato come coltura per produrre vaccini. Fu preparato e sviluppato da Leonard Hayflick nel 1964 [L. Hayflick, 1965; G. al di et di Sven., 1969] e fu catalogato come biomateriale al registro ATCC numero CCL -75. WI-38 è usato per la preparazione del vaccino storico RA 27/3 contro la rosolia [S.A. Al di et di Plotkin 1965].
È possibile reperire ulteriori informazioni che comprovano la veridicità di tali fatti alla sezione “collezioni di colture“, disponibile sul sito governativo del Ministero della Salute britannico, dalla quale è possibile consultare altre preziose informazioni in merito a descrizione, specie, tessuto, morfologia, metodo di sviluppo, profilo del DNA, sottocolture, cariotipo, prodotti e sostanze utilizzate nella preparazione di questa linea colturale “finalizzata alla preparazione di vaccini destinati ad esseri umani“.
LINEA CELLULARE MRC-5 (Medical Research Council 5, numero ATCC®, CCL-171)
(contenuta in Priorix Tetra come indicato dal bugiardino stesso)
La linea cellulare umana MRC-5, con fibroblasti di polmone umano, proviene da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche”
La linea cellulare umana MRC-5, con fibroblasti di polmone umano, proviene da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche” da una donna di 27 anni nel Regno Unito. L’aborto è stato intenzionale, non eseguito per scopi di sviluppo del vaccino, ma MRC-5 è stato comunque preparato e sviluppato da J.P. Jacobs nel 1966 [J.P. Al di et di Jacobs 1970]. Anche in questo caso ulteriori informazioni sono accessibili alla voce “collezioni di colture“, disponibile sul sito governativo del Ministero della Salute britannico, dalla quale si apprende che “questa collezione si compone di oltre 1100 linee cellulari provenienti da più di 45 specie diverse e una grande varietà di tessuti“. Alcune varianti di tale linea cellulare rappresentano un derivato clonale del noto SV40, il virus delle scimmie che fu involontariamente trasmesso negli anni ’50 a milioni di persone attraverso i vaccini antipolio di prima generazione.
Posti innanzi ad un fatto morale così grave, che in teologia viene comunemente chiamato “cooperazione al male materiale”, crediamo fermamente che debba essere garantito a noi genitori cattolici il diritto all’obiezione di coscienza
Orbene, posti innanzi ad un fatto morale così grave, che in teologia viene comunemente chiamato “cooperazione al male materiale”, crediamo fermamente che debba essere garantito a noi genitori cattolici il diritto all’obiezione di coscienza. A tal proposito, citiamo di seguito un estratto dal documento “RIFLESSIONI MORALI CIRCA I VACCINI PREPARATI A PARTIRE DA CELLULE PROVENIENTI DA FETI UMANI ABORTITI” pubblicato nel 2005 dalla Pontificia Accademia per la Vita:
“Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla ‘Cultura della Morte’ che li sostiene. E da questo punto di vista, l’uso di vaccini la cui produzione è collegata all’aborto provocato costituisce almeno una cooperazione materiale passiva mediata remota all’aborto, e una cooperazione materiale passiva immediata alla loro commercializzazione. Inoltre, sul piano culturale, l’uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all’operato delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale”.
“Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla ‘Cultura della Morte’ che li sostiene” Pontificia Accademia per la Vita (2005)
“Pertanto, i medici e i padri di famiglia hanno il dovere di ricorrere a vaccini alternativi (se esistenti), esercitando ogni pressione sulle autorità politiche e sui sistemi sanitari affinché altri vaccini senza problemi morali siano disponibili. Essi dovrebbero invocare, se necessario, l’obiezione di coscienza rispetto all’uso di vaccini prodotti mediante ceppi cellulari di origine fetale umana abortiva”.
“Ugualmente dovrebbero opporsi con ogni mezzo (per iscritto, attraverso le diverse associazioni, i mass media, ecc.) ai vaccini che non hanno ancora alternative senza problemi morali, facendo pressione affinché vengano preparati vaccini alternativi non collegati a un aborto di feto umano e chiedendo un controllo legale rigoroso delle industrie farmaceutiche produttrici”.
L’uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all’operato delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale
Tenendo ben ferma e prioritaria la questione etica, non ci sfugge chiedervi conto persino delle conseguenze in termini di sicurezza che tali aberrazioni farmaceutiche potrebbero avere sull’organismo di un neonato.
Cosa accade dopo avervi iniettato DNA umano combinato con virus?
Studi recenti dimostrano come si possano formare cellule con un DNA virus/cellula-fetale/vaccinato che potrebbero essere riconosciute come estranee scatenando una «risposta autoimmune» nei soggetti che presentano una predisposizione.
Studi recenti dimostrano come si possano formare cellule con un DNA virus/cellula-fetale/vaccinato che potrebbero essere riconosciute come estranee scatenando una «risposta autoimmune» nei soggetti che presentano una predisposizione
Sarà un caso, ma oggi le malattie autoimmuni (oltre un’ottantina, tra cui: diabete tipo-1, artrite reumatoide, lupus, tiroidite, sclerosi, ecc.) sono in crescita esponenziale tra la popolazione infantile e adulta.
Inoculando nel corpo di un neonato di due/tre mesi privo di un sistema immunitario maturo, batteri, virus, metalli pesanti (come alluminio e mercurio), antibiotici, formaldeide si corrono gravissimi rischi: disbiosi intestinali, infiammazioni, tra cui le pericolosissime encefaliti, malattie autoimmuni, allergie, ecc.
Ma cosa succede quando a finire nel sangue sono frammenti di DNA “alieno”?
Esistono studi che dichiarino false le ricerche della Dr.ssa Theresa Deisher, ricercatrice in Fisiologia Cellulare e Molecolare presso la Stanford University, la quale a più riprese ha incolpato i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza dell’autismo correlata alla pratica vaccinale?
Esistono studi che dichiarino false le ricerche della Dr.ssa Theresa Deisher che ha incolpato i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza dell’autismo correlata alla pratica vaccinale?
Allo stesso modo, la Dr.ssa Theresa Deisher incolpa i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza di cancro infantile. Può essere provato che tutto ciò sia falso?
Capite come ogni dettaglio risulti per noi molto importante al fine di avere una chiara e trasparente visione di una tematica così strettamente legata alla morale, alla nostra Fede e alla salute di nostra figlia.
Sicurezza e reazioni avverse
La Dr.ssa Theresa Deisher incolpa i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza di cancro infantile
A proposito di sicurezza, crediamo sia molto interessante farvi pervenire i dati ufficiali richiesti alla Regione dal “Coordinamento Libera Scelta Emilia Romagna” sul tema reazioni avverse e risarcimenti ai sensi della Legge n.210 del 1992 (INDENNIZZO A FAVORE DEI SOGGETTI DANNEGGIATI DA COMPLICANZE DI TIPO IRREVERSIBILE A CAUSA DI VACCINAZIONI OBBLIGATORIE, TRASFUSIONI).
I dati sono stati acquisiti tramite accesso agli atti (FOIA), relativi ai danneggiati ufficialmente riconosciuti in Emilia Romagna secondo la Legge 210/92 e s.m.i. a seguito di complicanze irreversibili dovute alla vaccinazione, esclusi i danni da trasfusioni ed emoderivati, a partire dal trasferimento delle competenze di cui alla Legge 210/92 dal Ministero della Salute alle Regioni (DPCM 26/05/2000), a loro volta trasferite dalla Regione Emilia Romagna alle singole AUSL (LR 18/02/2002, n.2). I dati sono stati elaborati al fine di sintesi e divulgazione:
Capite come ogni dettaglio risulti per noi molto importante al fine di avere una chiara e trasparente visione di una tematica così strettamente legata alla morale, alla nostra Fede e alla salute di nostra figlia.
- Risarcimenti al 31/12/2018: 6 milioni di euro
- 5 decessi confermati
- 44 danneggiati gravi in maniera irreversibile
Evidenziamo come tali dati siano sottostimati rispetto alla realtà dei casi, in quanto non tutte le AUSL hanno risposto alla richiesta di dati.
Nella pagina seguente riportiamo l’elenco dei danneggiati per AUSL di competenza, tipo di vaccino, danno riconosciuto, soggetto in carico o deceduto:
Considerato che oggi si nega pubblicamente senza pudore quanto è già provato e assodato, se non dai dati stessi, da una Legge dello Stato esistente dal 1992 che regola i risarcimenti da danno da vaccinazione (perché mai prevederla se i vaccini sono così sicuri?), a cosa va incontro chi questi danni li sta subendo ora, sulla propria pelle o su quella dei propri figli, in virtù di scelte politiche che erodono i diritti di tutti e che per sopravvivere devono necessariamente negare queste evidenze?


Questo è quanto già riconosciuto dallo Stato ufficialmente: una sottostima di quello che emergerà dopo cause di riconoscimento troppo spesso interminabili e sfiancanti per le famiglie coinvolte.
Il raddoppio negli ultimi due anni sarebbe difficilmente spiegabile senza tirare in ballo l’imposizione obbligatoria di un alto numero di vaccinazioni, coincidente nel 2017 con il picco evidenziato (Legge “Lorenzin”?)
Considerato che oggi si nega pubblicamente senza pudore quanto è già provato e assodato, se non dai dati stessi, da una Legge dello Stato esistente dal 1992 che regola i risarcimenti da danno da vaccinazione (perché mai prevederla se i vaccini sono così sicuri?), a cosa va incontro chi questi danni li sta subendo ora, sulla propria pelle o su quella dei propri figli, in virtù di scelte politiche che erodono i diritti di tutti e che per sopravvivere devono necessariamente negare queste evidenze?
Nel grafico seguente vengono indicate le segnalazioni di eventi avversi in seguito alla somministrazione di farmaci e vaccini, dal 1999 al 2018 in Emilia Romagna.
Il raddoppio negli ultimi due anni sarebbe difficilmente spiegabile senza tirare in ballo l’imposizione obbligatoria di un alto numero di vaccinazioni, coincidente nel 2017 con il picco evidenziato (Legge “Lorenzin”?).
A nostro parere, poco importa che il 67% dei casi censiti gravi sia di carattere transitorio; ricordiamoci sempre che stiamo parlando di vite umane, nella stragrande maggioranza dei casi appena sbocciate tra le braccia dei propri genitori, che le hanno viste nascere sane e che di colpo, a causa di un trattamento sanitario reso obbligatorio da una legge coercitiva dello Stato, vedono i propri figli peggiorare anche gravemente nelle condizioni di salute, spesso senza spiegazioni da parte di chi li dovrebbe assistere nella trasparenza e nell’obiettività

Vogliamo consultare una fonte ancora più attendibile e difficilmente manipolabile?
Consultiamo allora il Rapporto Vaccini 2018 dell’AIFA: Nella tabella 4 a pagina 23 di questo documento è riportato l’andamento delle segnalazioni inserite nel solo 2018 per anno di insorgenza della reazione e per gravità (ovviamente l’indagine è allargata a tutto il territorio nazionale):

Si può notare come ben il 16,5% delle reazioni avverse segnalate nel 2018 siano catalogate come gravi, ben 1202 casi su 7267 totali.
Approfondendo la lettura del documento dell’AIFA e andando, per esempio, ad individuare le reazioni avverse dell’esavalente Infanrix Hexa scopriamo che nel solo 2018 sono state inserite 779 segnalazioni di cui il 16,3% identificate come gravi (127 casi); come atteso in base al calendario vaccinale, la maggior parte delle segnalazioni si riferisce a bambini sotto i due anni di età (85%) e alla somministrazione contemporanea di esavalente e altri vaccini.
Dove c’è un rischio, dove c’è una possibilità di danno, qualsiasi tipo di danno, ci deve essere libertà di scelta
La somministrazione del vaccino Priorix Tetra nel 2018 ha causato ben 1201 segnalazioni di cui il 22% con caratteristiche gravi (264 casi). La quasi totalità delle segnalazioni a seguito di vaccinazione MPRV si riferisce a bambini sotto i 12 anni.
A nostro parere, poco importa che il 67% dei casi censiti gravi sia di carattere transitorio; ricordiamoci sempre che stiamo parlando di vite umane, nella stragrande maggioranza dei casi appena sbocciate tra le braccia dei propri genitori, che le hanno viste nascere sane e che di colpo, a causa di un trattamento sanitario reso obbligatorio da una legge coercitiva dello Stato, vedono i propri figli peggiorare anche gravemente nelle condizioni di salute, spesso senza spiegazioni da parte di chi li dovrebbe assistere nella trasparenza e nell’obiettività. Dove c’è un rischio, dove c’è una possibilità di danno, qualsiasi tipo di danno, ci deve essere libertà di scelta.
“Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero ed informato. Questa persona riceve innanzitutto un’informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente, ritirare il proprio consenso”. Convenzione internazionale sui diritti umani (1997)
Ricordiamo come il 4 aprile 1997, ad Oviedo, fu stipulata una Convenzione internazionale sui diritti umani, particolarmente mirata a salvaguardare il corpo umano e la sua integrità, mettendo al primo posto la persona, come scopo del trattamento medico e non viceversa; l’articolo 5 infatti recita che “un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero ed informato. Questa persona riceve innanzitutto un’informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente, ritirare il proprio consenso”.
In base alle argomentazioni esposte in questa lettera, che coinvolgono soprattutto aspetti morali e religiosi, in mancanza, al momento, di valide alternative eticamente accettabili e prive di zone d’ombra dal punto di vista della sicurezza, noi genitori di G., esercitiamo il nostro diritto a non sottoporre nostra figlia alle vaccinazioni previste da calendario.
In attesa di un Vostro cortese riscontro,
porgiamo Distinti Saluti.
I Genitori
Alessandro Corsini
F.D.G.
Essere genitori
Nuovo studio rivela la correlazione tra pornografia e abusi sessuali sui minori
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Social Sciences ha confermato, ancora una volta, i legami «tra pornografia e abuso sessuale sui minori». Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro modalità principali attraverso cui l’uso della pornografia si intreccia con l’abuso sui minori. Lo riporta LifeSite.
L’articolo tratta della questione del modellamento sociale: i bambini tendono spesso a imitare ciò che vedono nella pornografia, il che può sfociare in comportamenti sessuali dannosi tra coetanei. Ad esempio, una terapista ha raccontato il caso di un bambino di 11 anni che ha replicato sul fratellino di 3 anni alcune scene osservate nella pornografia.
Vi è poi il fenomeno della normalizzazione: la pornografia può far percepire come «normali» comportamenti sessuali abusivi e irrealistici agli occhi dei bambini, o di chiunque la consumi. Molti operatori dei servizi sociali hanno riferito che le loro giovani assistiti di sesso femminile hanno subito strangolamenti durante i rapporti sessuali, perché i ragazzi adolescenti sono stati indotti dalla pornografia a considerarlo un comportamento sessuale standard.
Vi è inoltre il rischio di adescamento: gli abusatori utilizzano frequentemente materiale pornografico per mostrare ai bambini, come strategia per desensibilizzarli agli abusi sessuali.
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Gli abusatori spesso sfruttano la pornografia per controllare e manipolare le vittime, ad esempio minacciando di rivelare il consumo di materiale pornografico da parte del minore o di diffondere immagini sessualmente esplicite del minore stesso.
Lo studio, intitolato «Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell’infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori», è stato realizzato da docenti della New York University, dell’Università dell’Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University.
«L’esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo», hanno osservato gli autori. «L’età media della prima esposizione è la prima o la media adolescenza, con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l’84%. Il consumo di pornografia può influenzare gli atteggiamenti e i comportamenti sessuali sia negli adolescenti che negli adulti. In questo contesto, rappresenta una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani».
In altre parole, la pornografia sta socializzando bambini e minori a un’ideologia sessuale straordinariamente crudele, violenta e degradante che si insinua in ogni aspetto della vita. Lo studio si è basato su dati qualitativi derivanti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore.
Gli intervistati hanno identificato negli smartphone dei bambini il problema principale. Claire, direttrice esecutiva di un CAC (Centro per l’infanzia), ha osservato: «I genitori non tolgono il telefonino (…) perché hanno paura di essere dei “cattivi genitori”». Un altro educatore ha affermato che i bambini si imbattono spesso in materiale pornografico su YouTube, anche quando cercano contenuti innocui come i cartoni animati: «Il genitore si alza, i bambini camminano e… il contenuto suggerito è porno hardcore, porno tripla X». Vale la pena citare per intero l’avvertimento degli autori sulla tecnologia con accesso a Internet:
Uno dei fattori di rischio più rilevanti emersi dalle nostre interviste riguarda l’accesso illimitato o insufficiente dei bambini a Internet tramite dispositivi come console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all’insaputa dei genitori. Marie, un’intervistatrice forense, ha sottolineato i numerosi dispositivi con accesso a Internet a cui i bambini hanno accesso. Natalie, una psicologa clinica, ha fatto eco ad altri partecipanti, paragonando i moderni cellulari a «mini-computer… che si tengono in mano» dotati di connessione a Internet.
Oltre a ciò, diversi partecipanti si sono concentrati in particolare sull’importanza dei social media, come ha evidenziato Nicholas, un altro intervistatore forense: «Quando sono usciti i telefoni con Internet (…) questo ha permesso ai criminali di entrare in contatto con i bambini (…) tramite Snapchat, Facebook e simili». Angela, un’infermiera specializzata in pediatria, ha concordato: «Non saprei dire quanti bambini di cui mi sono presa cura hanno incontrato (un criminale) conosciuto tramite i social media».
Lo studio ha inoltre confermato precedenti risultati già trattati più volte in questo spazio. «Ho notato che più precocemente una persona è stata esposta alla pornografia, maggiore è la probabilità che attualmente guardi pornografia violenta», ha affermato Natalie, una psicologa pediatrica. Questo porta a visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso in generale.
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«Non si tratta nemmeno di una semplice decisione cognitiva del tipo “È così che trattiamo le donne adesso” o “È così che dovremmo essere trattate come donne”… ora è “È così che proviamo piacere adesso”», ha detto Natalie. «Quindi, un uomo forse non riesce nemmeno ad avere un rapporto sessuale se non è in qualche modo aggressivo e violento… Stiamo parlando di strangolamento vero e proprio, di colpire qualcuno con qualcosa, di dare pugni, di immobilizzare, di quel genere di comportamento».
Carly, un’infermiera specializzata in casi di violenza sessuale, ha riscontrato la stessa dinamica: adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia. «Credo che la pornografia influenzi la violenza sessuale e i comportamenti sessuali in moltissimi modi», ha affermato.
Gli autori sostengono la necessità di un’educazione sessuale che includa gli aspetti digitali, di approcci basati sulla consapevolezza del trauma e individuano la pornografia come una delle «zone di violenza» che conducono all’abuso sui minori, ma questo non è chiaramente sufficiente.
Dinanzi ad evidenze scientifiche come queste la politica dovrebbe senza indugio optare per la censura totale della pornografia in ogni Paese. Il rischio è quello di perdere un’intera generazione, o forse due, dopo le generazioni devastate dalla cosiddetta «liberazione sessuale».
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Essere genitori
L’AI progettata per gli adulti sta silenziosamente alimentando i giocattoli dei bambini
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Modelli di Intelligenza Artificiale limitati ai bambini, ma che continuano ad alimentare i giocattoli
Molte aziende leader nel settore dell’intelligenza artificiale affermano di vietare ai minori l’utilizzo diretto delle proprie piattaforme chatbot. Alcune limitano l’accesso agli utenti di età superiore ai 13 anni, mentre altre impongono limiti di età ancora più elevati. «OpenAI, Anthropic e xAI hanno tutti dichiarato pubblicamente che i loro chatbot non sono destinati ai bambini e non consentono agli utenti di età inferiore ai 13 anni di accedere direttamente ai loro modelli. Nemmeno Meta, stando alle sue condizioni d’uso», hanno scritto gli autori del rapporto PIRG. Google ha regole esplicite contro l’utilizzo dell’API Gemini nei prodotti destinati a utenti di età inferiore ai 18 anni. Tuttavia, PIRG ha scoperto che queste stesse aziende consentono a sviluppatori esterni di accedere ai loro sistemi di intelligenza artificiale e di integrarli in prodotti di consumo, compresi i giocattoli. Ad esempio, ChatGPT permette agli sviluppatori di utilizzare i suoi prodotti, tramite la sua API, per creare applicazioni per bambini. Un’API è un insieme di regole e protocolli che consente a due diversi programmi software di comunicare tra loro e scambiarsi dati. ChatGPT, di proprietà di OpenAI, vieta l’uso della sua API solo nei casi in cui venga utilizzata per creare prodotti che potrebbero «sfruttare, mettere in pericolo o sessualizzare chiunque abbia meno di 18 anni». Tuttavia, sembra anche incoraggiare tali usi offrendo esempi di suggerimenti chiaramente rivolti ai bambini. PIRG ha scoperto 20 giocattoli dotati di intelligenza artificiale venduti online utilizzando la tecnologia di OpenAI. Tra questi, Bondu, un dinosauro di peluche commercializzato per bambini dai 4 agli 8 anni, e l’orsacchiotto «compagno di conversazione intelligente con intelligenza artificiale» in vendita online su Walmart. Anche FoloToy, che OpenAI ha dichiarato di aver bandito dopo che una ricerca di PIRG ha scoperto che trattava argomenti sessuali con i bambini e forniva loro istruzioni dettagliate su come accendere un fiammifero, è ancora in commercio. Ad esempio, sebbene l’API di Google vieti esplicitamente agli sviluppatori di utilizzare l’Intelligenza Artificiale generativa Gemini in prodotti destinati a utenti di età inferiore ai 18 anni, PIRG ha scoperto giocattoli, tra cui un peluche chiamato BubblePal e un piccolo robot chiamato Miko, che utilizzano l’intelligenza artificiale di Google. Il rapporto di PIRG evidenzia una contraddizione nel modo in cui vengono regolamentati gli strumenti di intelligenza artificiale: la tecnologia può essere considerata inadatta ai bambini sulle piattaforme delle stesse aziende, eppure continua ad alimentare giocattoli progettati per loro. «Il risultato è un mercato per prodotti di Intelligenza Artificiale per bambini in cui il compito di garantire la sicurezza dei minori è in gran parte affidato a terze parti non verificate», ha scritto PIRG.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Secondo i ricercatori, le aziende non pongono quasi nessuna domanda.
Per testare la difficoltà di costruire un giocattolo basato sull’intelligenza artificiale, i ricercatori del PIRG hanno tentato di registrarsi come sviluppatori presso diverse importanti aziende del settore. Secondo quanto affermato, il processo richiedeva un controllo molto limitato. Si sono registrati usando il nome «PIRG AI Toy Inc» per rendere evidente che potrebbero star progettando prodotti basati sull’intelligenza artificiale per bambini. Quattro delle cinque aziende di intelligenza artificiale — Google, Meta, OpenAI e xAI — «non hanno posto domande di verifica sostanziali, richiedendo solo informazioni di base come un indirizzo email e una carta di credito, e una casella da spuntare per confermare di aver letto le clausole in piccolo», afferma il rapporto. Solo un’azienda, Anthropic, ha chiesto se gli sviluppatori intendessero creare prodotti per minori. Secondo i ricercatori, la scarsa supervisione facilita l’integrazione di potenti sistemi di Intelligenza Artificiale in prodotti destinati ai bambini. Dopo aver ottenuto l’accesso ai modelli, il team di PIRG ha tentato di creare un proprio giocattolo basato sull’Intelligenza Artificiale. «Una volta ottenuto l’accesso da sviluppatore, abbiamo creato un chatbot che simulava un orsacchiotto di peluche dotato di intelligenza artificiale per bambini su tre delle piattaforme», si legge nel rapporto. «Ognuno ha richiesto meno di 15 minuti». Hanno aggiunto: «ora è più facile che mai per chiunque creare applicazioni di intelligenza artificiale senza molta esperienza o competenze specializzate, inclusi prodotti per bambini».Aiuta Renovatio 21
I giocattoli dotati di intelligenza artificiale ascoltano, imparano e plasmano le giovani menti
Nel suo ultimo rapporto sui giocattoli basati sull’Intelligenza Artificiale, PIRG ha osservato che tali giocattoli sollevano anche preoccupazioni in merito alla privacy e all’influenza emotiva. Molti giocattoli includono microfoni o telecamere che permettono loro di ascoltare le conversazioni dei bambini. «I giocattoli dotati di intelligenza artificiale registrano le conversazioni dei bambini», hanno scritto i ricercatori del PIRG, sottolineando che alcuni prodotti raccolgono anche dati aggiuntivi, tra cui immagini o informazioni biometriche. «Come verranno utilizzati in futuro i dati sul comportamento dei bambini come questi? Che tipo di applicazioni potrebbero essere create? Il potenziale di sorveglianza di massa, manipolazione, lavaggio del cervello e distorsione della realtà è inimmaginabile!» ha dichiarato Tim Hinchliffe, direttore di The Sociable, a The Defender. Anche gli esperti di sviluppo infantile hanno espresso preoccupazioni riguardo agli assistenti virtuali basati sull’Intelligenza Artificiale per i bambini. «Non sappiamo quali effetti possa avere un amico virtuale basato sull’intelligenza artificiale in tenera età sul benessere sociale a lungo termine di un bambino», ha affermato Kathy Hirsh-Pasek, Ph.D., professoressa di psicologia alla Temple University e ricercatrice senior presso la Brookings Institution. «Se i giocattoli basati sull’Intelligenza Artificiale vengono ottimizzati per essere coinvolgenti, si rischia di soffocare le relazioni reali nella vita di un bambino, proprio quando ne ha più bisogno», ha aggiunto. «Oltre a raccogliere enormi quantità di dati sui bambini, inserire chatbot basati sull’intelligenza artificiale nei giocattoli è come avere dei mini robot influencer che sussurrano nelle orecchie dei bambini», ha affermato Hinchliffe. «Non solo li ascoltano, ma conversano con loro, plasmando le loro percezioni e distorcendo la loro realtà». Secondo alcuni, i bambini sono molto suggestionabili e non sempre possiedono le capacità per distinguere tra giocattoli dotati di intelligenza artificiale e persone reali. «La mente dei bambini piccoli è come una spugna magica. È predisposta ad attaccarsi», ha spiegato la dottoressa Jenny Radesky, pediatra specializzata in disturbi dello sviluppo e del comportamento, in un parere consultivo di Fairplay del 2025 sui giocattoli con intelligenza artificiale, firmato da circa 80 esperti e 80 organizzazioni. «Questo rende incredibilmente rischioso dare loro un giocattolo dotato di intelligenza artificiale che percepiranno come senziente, affidabile e parte normale delle relazioni», ha aggiunto.Rischi nascosti: l’esposizione dei bambini alle radiazioni wireless
I giocattoli dotati di intelligenza artificiale devono connettersi in modalità wireless a Internet per funzionare. Qualsiasi dispositivo che necessiti di una rete wireless per funzionare emetterà probabilmente livelli dannosi di radiazioni a radiofrequenza (RF), ha affermato Miriam Eckenfels, direttrice del programma sulle radiazioni elettromagnetiche (EMR) e wireless di Children’s Health Defense. Ha affermato che i bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti nocivi delle radiazioni wireless perché hanno il cranio più sottile, la testa più piccola e un sistema nervoso in via di sviluppo. Ha aggiunto: «una delle principali raccomandazioni per ridurre l’impatto delle radiazioni a radiofrequenza è quella di tenere le sorgenti a distanza dal corpo. Pertanto, se questa tecnologia è integrata nei giocattoli, è probabile che i bambini li tengano vicini, ci dormano insieme, ci stiano seduti per lunghi periodi di tempo o li tengano vicino alla testa, cosa che sconsigliamo vivamente». «Sappiamo fin troppo sui pericoli delle radiazioni wireless per poterle sottovalutare». Eckenfels ha citato una recente ricerca del dottor Paul Héroux, che ha stabilito un collegamento tra le radiazioni elettromagnetiche e il diabete di tipo 2, come uno dei molti gravi effetti sulla salute che i bambini possono subire a causa di tale esposizione. «Non è certo qualcosa a cui vogliamo che i nostri figli siano esposti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’integrazione della tecnologia wireless nei giocattoli può avere conseguenze devastanti a lungo termine e dovremmo essere molto cauti al riguardo», ha affermato. Meta, Google, Anthropic e OpenAI non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento. Brenda Baletti Ph.D. © 6 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Essere genitori
Bambini nella neve, bambini nel bosco: pedolatria olimpica e pedofobia di sistema
Un bambino di undici anni è stato lasciato a terra dall’autista della corriera di linea che doveva riportarlo a casa dopo la scuola, da San Vito a Vodo di Cadore, perché il biglietto ordinario, di cui pure era in possesso, non era valido in costanza di celebrazioni olimpiche. Così, se ne è ritornato a piedi camminando all’imbrunire per sei chilometri e due ore. Per fortuna è arrivato alla meta sano e salvo.
Il signor Salvatore Russotto, dipendente della ditta di trasporti responsabile del misfatto, si è scusato con la famiglia del piccolo e si è detto mortificato per non aver avuto la prontezza di trovare lì per lì una soluzione congrua alle circostanze, soprattutto all’età del viaggiatore. Ha semplicemente fatto – automaticamente e stolidamente – quello che gli era stato detto di fare. «L’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque». «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato, chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia». «Mi assumo la responsabilità e pagherò quello che ci sarà da pagare».
È stata aperta un’inchiesta; intanto, il signor Russotto ha ricevuto un provvedimento di sospensione dal lavoro a tempo indeterminato. E intanto, la ditta opera a pieno regime.
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Sulla vicenda, che ha suscitato un grande clamore mediatico, si sono scatenati i commentatori sociali compulsivi invocando punizioni esemplari verso l’unico birillo esposto alla pubblica gogna e al libero insulto: l’autista disumano.
Ma ai giustizieri sommari, agli incontinenti da tastiera e in genere a coloro cui va bene così – capro espiatorio e via – andrebbe mostrata qualche altra faccia di quello che sembra un monolite, nella realtà è un poliedro. Perché, guardando all’insieme, il quadro forse si fa un po’ diverso, e come sempre c’è un dito e c’è una luna.
A partire dalla trovata del biglietto olimpico, che non è un’invenzione del signor Russotto. Per viaggiare da scuola a casa, infatti, l’undicenne avrebbe dovuto davvero esibire il biglietto speciale ultramaggiorato (di quattro volte tanto) imposto a chiunque, per qualsiasi motivo, tocchi percorrere un pezzo qualsiasi della tratta Calalzo-Cortina e viceversa durante il lungo arco temporale investito dai giochi invernali.
Per muoversi su e giù per la valle con mezzi privati, ai residenti e persino ai lavoratori abituali, è richiesto un permesso speciale, proprio allo scopo di disincentivare l’uso dell’auto a favore dei trasporti pubblici. Che però, appunto, costa(va)no una follia. Un modo come un altro, insomma, per costringere tutti, nessuno escluso, a prendere parte all’ultimo opulento rituale collettivo, offrendo sacrifici – non a Zeus, ma ad altre divinità sopravvenute.
Solo dopo il fattaccio, la provincia ha cercato di salvare la faccia: in prima battuta, con grande sprezzo del ridicolo, ha graziosamente concesso ai residenti che ne facessero regolare domanda di provare a ottenere un rimborso dei biglietti già acquistati, fino a esaurimento fondi, e tanti auguri; poi, crepi l’avarizia, ha addirittura ripristinato, per i residenti, il prezzo consueto dei biglietti.
Ci si chiede: serviva una storia come questa, e i riflettori puntati addosso a una fettina del sistema che sta dietro ai lustrini, per portare alla luce una fettina del latrocinio che si consuma all’ombra dei giochi? Perché di latrocinii e di sfregi e di soprusi olimpici in danno dei territori e dei loro abitanti, di lavoratori e di studenti, di incolpevoli cittadini e di poveri contribuenti, è difficile ormai tenere il conto. Per conferma, chiedere ai milanesi.
Ma non è tutto qui. Il tempismo e il genio risolutore delle istituzioni si sono magicamente manifestati – stavolta sub specie Malagò – anche nei confronti del bambino, al quale è stato offerto un ruolo nella cerimonia di apertura delle olimpiadi a titolo di compensazione. Motivazione a favor di telecamera: «per scaldargli il cuore». Famiglia entusiasta, dice festante la mamma: «siamo increduli, dalle stalle alle stelle». Da una scarpinata, insomma, è nata una star: giornaloni, trasmissioni TV, parti in commedia (occhio ora al San Remo all’orizzonte), foto, luci e sipari.
Dalla favola resta fuori l’autista, privato dello stipendio in attesa del verdetto della ditta di cui è dipendente. Non escludiamo che in questo tripudio di gioie, una volta scontata un po’ di graticola, ne uscirà graziato, e l’immagine dell’azienda lucidata a festa anche lei. Perché le Olimpiadi rendono tutti più buoni e più belli, dentro e fuori, come dice la pubblicità. Certo è che, nel mentre, il signor Russotto sta materialmente pagando: paga il proprio zelo spinto fin oltre il dovuto.
E qui sommessamente ricordiamo che, come lui, hanno agito tanti suoi colleghi in tempo di altri lasciapassare, quando ai bambini senza tessera verde era impedito di salire sul bus, o addirittura venivano costretti a scendere a corsa iniziata, magari in mezzo al nulla. Eppure, nessuno allora si stracciava le vesti. Anzi, la gente plaudiva ai bravi controllori, ai diligenti gregari rispettosi delle regole, perché è così che si fa: gli infedeli al culto di Stato andavano puniti in modo esemplare, senza limiti di età. Ai bambini si poteva infliggere impunemente ogni sorta di vessazione e infatti ogni sorta di vessazione è stata loro inflitta, nell’invasamento orgiastico fomentato da raffiche di dpcr e dalla loro libera interpretazione a senso unico non alternato. Si stava celebrando un altro rito, allora, i cui effetti devastanti sono oggi manifesti, e sono incalcolabili.
Evidentemente quella lezione lì qualcuno l’ha imparata, senza accorgersi che nel frattempo la scena era mutata, che ora vige in via provvisoria un’altra religione, e che i suoi sacerdoti preferiscono indossare la maschera dei difensori dell’infanzia perché si porta bene, e poi perché nella nuova fiction ecumenica manca un nemico oggettivo sul quale sfogare sadismi repressi, manca l’elemento dissenziente sul quale infierire: manca il mostro – o mostriciattolo – no vax.
La piega pedolatrica olimpica serve a lavarsi la coscienza, ad autoconvincersi e a convincere il pubblico pagante che questa società, pedofoba e pedofila, è una società che difende i bambini.
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E invece i bambini sono le sue prede privilegiate e fuori dalle quinte degli spettacoli di distrazione di massa continuano a essere programmaticamente maltrattati, indottrinati, manipolati, strappati alle loro mamme e ai loro papà se refrattari alle liturgie. Continuano a soffrire, defraudati di tutto quanto dovrebbe spettare all’età dello stupore e della scoperta.
Il paradigma con cui dobbiamo fare i conti non è, come vorrebbero farci credere, la bella festa di Riccardo, eroe olimpico per caso e per magnanimità dei potenti. Il vero paradigma è il Forteto, è l’infinita serie di famiglie dilaniate dai servizi sociali, è la scientifica distruzione della casa nel bosco e di mille altre case sui cui muri gli addetti alla sorveglianza hanno individuato una crepa attraverso la quale far penetrare la zampa del lupo, più o meno travestito. Storie dove manca il finale in cui vissero tutti felici e contenti grazie a un intervento dall’alto.
Nessuna carica istituzionale interverrà a fermare i lupi (che non sono gli autisti di autobus) e a consolare quel fiume carsico di dolore allo stato puro che scorre ovunque sotto di noi; nessuno arriverà mai a «scaldare il cuore» di quei bambini.
La vera guerra da cui proteggere i corpi e le anime dei nostri piccoli è una guerra silenziosa che ci tocca combattere da soli, a mani nude.
Elisabetta Frezza
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Immagine generata artificialmente
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