Oligarcato
Nelle stesse ore in cui muore Bergoglio, si dimette definitivamente Klaus Schwab. Il mondialismo è morto?
Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum e volto dell’incontro annuale elitario della ONG a Davos, in Svizzera, si è dimesso dalla carica di presidente del WEF.
Nel corso dei decenni, ma soprattutto negli ultimi anni, il simposio annuale del WEF a Davos è diventato il fulcro delle critiche conservatrici a causa dei programmi promossi dalle élite planetarie.
Negli anni, l’incontro di Davos è finito per divenire il più visibile sostegno alla globalizzazione e ai suoi programmi, se non di un’agenda ancora più inquietante – ma discussa sempre più apertamente – fatta di biosorveglianza totale e di transumanismo, nonché comando delle oligarchie sulle masse.
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Come riportato da Renovatio 21, le dimissioni erano state annunziate da lungo tempo, con parte del potere amministrativo che dovrebbe passare ai figli. Il gruppo estremista di Davos aveva subito anche una serie di scandali recenti, con accuse di sessismo e razzismo.
Le dimissioni di Schwab, annunciate il 20 aprile dal WEF di Ginevra il 21 aprile, non ne hanno tuttavia indicato le ragioni. «In seguito al mio recente annuncio, e all’inizio del mio 88° anno di vita, ho deciso di dimettermi dalla carica di Presidente e da membro del Consiglio di Amministrazione, con effetto immediato», ha dichiarato Schwab in una breve dichiarazione. Non ha fornito indicazioni su cosa intenda fare in futuro.
Da tempo si specula su chi ne prenderà il posto: molti fanno il nome dell’ex premier britannico Tony Blair, che in patria non è esattamente popolare causa la guerra in Iraq. Tuttavia il Blair, specie negli ultimi anni, si è fatto promotore con insistenza di uno dei capisaldi del pensiero biototalitario del WEF, ossia l’idea del microchip ID digitale e del passaporto vaccinale, da lui definito «inevitabile».
Una certa parte del patrimonio personale di Schwab, 88 anni come Bergoglio, proverrebbe dalla gestione del World Economic Forum; in qualità di presidente, percepiva uno stipendio annuo di 1 milione di franchi svizzeri (circa 1 milione di dollari), e il WEF era sostenuto finanziariamente dalle quote associative di oltre 1.000 aziende in tutto il mondo, oltre a contributi significativi da parte di organizzazioni come la Bill & Melinda Gates Foundation. Il vicepresidente Peter Brabeck-Letmathe ricopre ora la carica di presidente ad interim fino alla nomina del suo sostituto.
È emerso nelle scorse settimane che il fondo USAID, praticamente chiuso da Trump dopo le scoperte del gruppo di revisione DOGE guidato da Elon Musk, dava al WEF milioni di dollari.
In rete molti si dimostrano incuriositi dalla strana coincidenza dell’ufficializzazione della fine del mandato di Schwab a capo del WEF con la morte di Bergoglio, papa del mondialismo estremista, che a Davos ha mandato spesso messi (come il cardinale Parolin, ma non solo) e messaggi diretti, rivolti in particolare, come ancora riportato nel sito del Vaticano, al «dott. Klaus Schwab». L’anno passato, Bergoglio aveva scritto una vera lettera di lode a Klaus Schwab scrivendo che «la globalizzazione è fondamentalmente morale».
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Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa l’arcivescovo Carlo Maria Viganò aveva dichiarato che Bergoglio e Davos hanno la medesima agenda.
Alcuni ora, a fronte anche dal colpo inferto da Trump al mondo globalizzato con l’introduzione dei dazi, ritengono che si tratti di segnali evidenti della fine del mondo globalizzato, se non dello stesso mondialismo: il pensiero del trasferimento del potere dagli Stati-nazione (e dai popoli che dovrebbero rappresentare e proteggere) ad enti supernazionali con interessi di controllo totale – e conseguenti politiche antisociali, come la vaccinazione universale e l’immigrazione di massa – potrebbe volgere definitivamente al termine.
È uno dei significati che alcuni voglio attribuire a questa Pasqua di resurrezione 2025 – giorno in cui sarebbe per davvero morto, secondo ipotesi circolanti, il pontefice del mondialismo.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
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Organizzazioni del controllo globale
They didn’t build this in a day. They built it over a century – organization by organization, think tank by think tank, generation by generation. Here is the architecture.
The Fabian Society (1884) – the founding model. Don’t storm the institutions. Infiltrate them. Their… https://t.co/VbbShizKsA — Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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Trump revocherà le esenzioni fiscali alle fondazioni di Soros
Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e l’IRS sarebbero prossimi a revocare l’esenzione fiscale a diverse organizzazioni non profit di sinistra, tra cui le Open Society Foundations (OSF) di George Soros, il Southern Poverty Law Center e il Council on American-Islamic Relations (CAIR). Lo riporta il New York Post, citando fonti a conoscenza della vicenda, riferisce che il
Il presidente Donald Trump ha più volte minacciato azioni contro le non profit di sinistra, in particolare contro l’OSF, accusandole di alimentare «proteste violente» e di danneggiare il Paese. La campagna si è intensificata dopo l’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, avvenuto nel settembre dell’anno precedente, quando Trump ha definito il movimento Antifa – scarsamente organizzato ma sostenuto da organizzazioni non profit di sinistra – come «organizzazione terroristica interna».
All’epoca i media americani riportarono che il Dipartimento di Giustizia stava spingendo i procuratori ad avviare un’azione penale contro l’OSF. L’amministrazione avrebbe ipotizzato accuse quali sostegno materiale al terrorismo, racket, incendio doloso e frode telematica. La fondazione condannò i piani riferiti definendoli «attacchi politicamente motivati contro la società civile».
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Il rinnovato attacco all’OSF e ad altre non profit si fonda in parte su un ordine esecutivo firmato da Trump nel 2025, rivolto alle organizzazioni che operavano con uno «scopo illegale sostanziale». Il Dipartimento del Tesoro sta ora preparando un’ampia verifica fiscale sulle realtà sospettate di abusare del codice tributario statunitense, secondo quanto riferito al Post da tre fonti.
L’indagine colpisce anche vari gruppi di pressione anti-aziendali e sindacali. I funzionari del dipartimento si sono dimostrati «aggressivi come cani con l’osso» riguardo alle indagini, e molti di questi gruppi e i loro finanziatori erano già «in bilico», ha dichiarato una delle fonti al Post.
La stessa fonte ha affermato: «C’è molta pressione interna per portare a termine il progetto, ma alcune persone all’IRS procedono ancora troppo lentamente». «Si prevede che la situazione cambierà molto presto».
Tuttavia, l’offensiva dell’amministrazione contro le organizzazioni non profit potrebbe scatenare un’ondata massiccia di cause e rischiare di perdere slancio prima di produrre risultati concreti, hanno avvertito le fonti. Le preoccupazioni riguardano in particolare i gruppi sospettati di collegamenti con organizzazioni terroristiche straniere, ovvero il CAIR.
All’inizio di questa settimana l’amministrazione Trump ha adottato provvedimenti contro tre organizzazioni con sede in Europa, tra cui due gruppi filo-palestinesi, designandole come terroristi transnazionali. Palestine Action e Masar Badil, insieme ad Autistici/Inventati – che fornisce strumenti digitali gratuiti ad attivisti di sinistra in tutto il mondo – sono ora soggetti a sanzioni del Dipartimento di Stato americano.
La campagna di Trump contro la presunta «rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra» negli Stati Uniti e altrove è stata ripetutamente criticata da più parti. Chi è stato oggetto delle misure ha accusato il presidente americano di persecuzione politica ingiustificata, mentre esperti indipendenti hanno osservato che l’amministrazione statunitense potrebbe aver preso di mira in modo sproporzionato gli esponenti della sinistra, ignorando l’estremismo di destra.
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Come riportato da Renovatio 21, lo stesso segretario Bessent in passato ha lavorato con Soros.
Documenti usciti l’anno passato indicherebbero che Open Society Foundation di Soros sarebbe coinvolta nei tentativi della campagna di Hillary Clinton del 2016 di accusare falsamente Donald Trump di avere legami con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, mesi prima Elon Musk aveva dichiarato che Soros vuole far deragliare i piani di Trump. L’ex consigliere del presidente Steve Bannon aveva chiesto a Trump di revocare la medaglia presidenziale conferita allo speculatore internazionale.
È emerso nel 2023 il fatto che Soros aveva finanziato un’armata di influencer di TikTok con lo scopo di fare propaganda alla presidenza Biden.
Come riportato da Renovatio 21, Soros cinque anni fa aveva detto che «Trump sparirà nel 2020 o anche prima». Nel settembre scorso, lo stesso Trump aveva annunciato un’indagine su George Soros, accusandolo di finanziare «rivolte» di massa negli Stati Uniti tramite le ONG sostenute dalla sua Open Society Foundations.
«Hanno degli agitatori professionisti… Vengono pagati per la loro professione da Soros e da altre persone», aveva detto Trump in un’intervista rilasciata a Fox & Friends. «Indagheremo su Soros perché penso che si tratti di un caso RICO contro di lui e altre persone», ha aggiunto. «Questa è più di una semplice protesta: è vera agitazione. Sono rivolte di strada, e indagheremo su questo», ha detto Trump.
.@POTUS: “We’re going to look into Soros because I think it’s a RICO case against him and other people because this is more than protests. This is real agitation; this is riots on the street — and we’re going to look into that.” pic.twitter.com/zwUr03G5DA
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 12, 2025
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Soros e Trump si erano conosciuti negli anni Ottanta a Nuova York o a Nuova York, finendo anche per cenarci insieme più di una volta, in quanto, è stato raccontato, avevano casi di rispettivi dipendenti che si frequentavano. Soros ricorda l’insistenza di Trump nel tentare di vendergli un costosissimo condo, un appartamento nelle sue proprietà immobiliari.
In uno sviluppo non privo di significato in questo ambito, il figlio di Soros Alex, cui è passato l’intero impero filantrocapitalista, ha sposato il 14 giugno 2025 Huma Abedin, ex braccio destro di Hillary Clinton, ex moglie dell’ex rappresentante al Congresso per lo Stato di Nuova York Anthony Wiener, caduto in disgrazia prima per le rivelazioni di una pornostarra con foto postate su Twitter e poi per aver mandato messaggi sessuali ad una minorenne. I due, scrive il New York Times nell’articolo che ne celebra le nozze, si erano conosciuti nell’autunno 2023 al party di compleanno dell’ereditiera Nicky Hilton Rothschild.
Come riportato da Renovatio 21 il presidente aveva chiesto di processare Soros e suo figlio per il sostegno a «proteste violente» in tutti gli USA, affermando: «non lasceremo che questi lunatici distruggano l’America».
Come riportato da Renovatio 21, al World Economic Forum di Davos di cinque anni fa Soros aveva promesso che Trump sarebbe sparito «nel 2020 o anche prima». Non è andata così, ed è la mente dello stesso speculatore internazionale che sembra sparire, con voci che dicono che l’abdicazione al figlio sia dovuta al fatto che il Soros senior non sia più compos mentis.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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Bill Gates che la sua fedina relativa a Epstein è «pulita»
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