Geopolitica
Mosca: Zelens’kyj non può firmare l’accordo di pace
La Russia è aperta ai colloqui con il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj, dato che è il «capo de facto del regime» di Kiev, ma qualsiasi accordo potrà essere firmato solo da un legittimo rappresentante dell’Ucraina, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
In una rara intervista alla NBC andata in onda domenica, Lavrov non ha escluso colloqui diretti tra il presidente russo Vladimir Putin e Zelensky «a condizione che questo incontro decida davvero qualcosa». Tuttavia, il ministro degli Esteri ha sottolineato che le basi necessarie per tali colloqui non sono ancora state gettate.
Lavrov ha riconosciuto che Zelensky è «il capo de facto del regime», ma ha affermato che «la questione di chi firmerà l’accordo da parte ucraina è molto seria», ha aggiunto. «Avremmo bisogno che tutti capissero chiaramente che la persona che firma è legittima».
Il mandato presidenziale del leader ucraino è terminato più di un anno fa e lui si è rifiutato di indire nuove elezioni, citando la legge marziale. Da allora la Russia lo ha dichiarato «illegittimo».
Speaking earlier today with NBC News, Russian Foreign Minister Sergey Lavrov stated that no meeting has been planned between President Vladimir Putin and Ukrainian President Volodymyr Zelensky, but claims that Putin is prepared to meet with Zelensky. Lavrov then claims that… https://t.co/YnuDY0oxNr pic.twitter.com/LrqegTKxI8
— OrangeCryptoTech (@OrangeCryptoTec) August 25, 2025
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Lavrov ha anche suggerito che le richieste di Zelens’kyj di un incontro con Putin siano «fondamentalmente un gioco» e un modo per rafforzare la dubbia legittimità del leader ucraino. «Un gioco in cui è molto bravo [a giocare] perché vuole la teatralità in tutto ciò che fa. Non gli importa della sostanza», ha detto il ministro russo.
Mosca non vede alcun motivo per cui i colloqui siano destinati a non produrre risultati a causa della posizione di Kiev, ha detto Lavrov, sottolineando i casi in cui lo Zelens’kyj ha sfidato direttamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. «Zelens’kyj ha detto di no a tutto… Ha affermato chiaramente che nessuno può impedirgli di entrare nella NATO… ha dichiarato pubblicamente che non discuterà di alcun territorio».
La Russia sostiene che qualsiasi soluzione del conflitto ucraino debba affrontare le cause profonde della crisi. Mosca insiste sul fatto che l’Ucraina debba impegnarsi a bloccare la neutralità, la smilitarizzazione, la denazificazione e il riconoscimento della realtà territoriale sul campo.
Kiev ha affermato che, sebbene Zelensky sia pronto a discutere le controversie territoriali dell’Ucraina con la Russia, non ha alcuna intenzione di riconoscerne le perdite.
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Immagine di UN Geneva via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Geopolitica
Lavrov: la Russia è pronta a difendere la Bielorussia dall’Ucraina
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Cina
L’Iran auspica un partenariato economico più profondo con la Cina
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