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Mons. Viganò: «UE progetto sinarchico e satanico»

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Renovatio 21 ripubblica l’intervista rilasciata dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò a Radio Roma TV. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La situazione nella Chiesa Cattolica è più che preoccupante: è una Chiesa piegata alla «moda», che si modella, si plasma, contraddicendo non solo il Vangelo, ma perfino i Comandamenti. Come è potuto accadere? Da dove ha origine tutto questo? Aveva ragione Paolo VI quando, nel 1972, disse che: «Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»? Si riferiva al Concilio Vaticano II?

La Chiesa Cattolica, come sappiamo, è indefettibile, perché divinamente assistita dallo Spirito Santo. Ciò non significa però che essa non possa essere travagliata da grandi crisi, ferita nella sua unità da scismi, colpita nella sua dottrina da eresie, sfigurata dalla corruzione morale dei suoi Ministri. La promessa di Nostro Signore – portæ inferi non prævalebunt – deve essere intesa quindi non come una preservazione della Chiesa da queste crisi, ma nel senso che le porte degli inferi non riusciranno nel loro intento, che è appunto quello di distruggerla. Ci andranno però molto vicino.

 

L’apostasia di cui parla l’Apocalisse, insieme ai messaggi della Madonna e alle rivelazioni dei Santi e dei mistici, ci mettono in guardia su questa guerra senza quartiere tra Dio e Satana, una guerra fatta di molte battaglie dagli esiti alterni, ma in cui alla fine il trionfo di Dio è certissimo e definitivo. Quel trionfo è stato sancito sulla Croce dalla Passione e Morte dell’Uomo-Dio, con il fatto storico della Resurrezione.

 

Siccome la Chiesa è Corpo Mistico di Cristo, la passio Ecclesiæ è legata intrinsecamente alla Passio Christi, sicché anch’essa dovrà affrontare il proprio Calvario, essere misticamente crocifissa ed essere creduta vinta dai suoi nemici. I quali sono riusciti a penetrare nella Cittadella, usurpando come ai tempi di Cristo l’autorità legittima per distruggerla dall’interno con nuovi Giuda.

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Paolo VI è noto per le sue inquietanti contraddizioni tra certe sue parole e il suo comportamento, come quando denunciò quel fumo di Satana che egli stesso aveva scientemente fatto entrare nel tempio, avvallando le cosiddette riforme del Vaticano II e dando mano libera a coloro che sino a Pio XII erano giustamente considerati eretici o pervertiti ma che già sotto il suo Pontificato erano all’opera (basti pensare ad Annibale Bugnini o al gesuita cardinale Agostino Bea).

 

L’indulgenza di Roncalli e Montini verso questi personaggi faceva parte di un piano di occupazione della gerarchia: un’azione eversiva in piena regola, dinanzi alla quale Paolo VI non solo rimase inerte, ma che egli stesso favorì, estromettendo parallelamente tanti buoni prelati che egli considerava (giustamente) come nemici del Modernismo di cui egli era convinto fautore.

 

Come ha fatto la Chiesa Cattolica – o meglio: la sua gerarchia – a giungere a sovvertire il Magistero immutabile e ad insegnare apertamente quegli errori dottrinali e morali che sino ad allora erano severamente condannati?

 

Con l’aver favorito quel senso di inferiorità della Chiesa Cattolica – la Domina gentium – rispetto al mondo, abbassandola al livello delle false religioni e delle superstizioni idolatriche; con la corruzione morale dei singoli ecclesiastici; con la perdita della vita interiore e dello stato di Grazia; con l’assuefazione ad una vita in peccato mortale e in continuo sacrilegio.

 

Un sacerdote che vive in contraddizione con ciò che dovrebbe credere e professare diventa una preda perfetta per il Demonio e non riesce più ad insegnare ciò che egli per primo non pratica.

 

Da qui, l’accecamento spirituale e l’incapacità di comprendere la perfezione della Divina Rivelazione.

 

Da qui, l’illusione di poter piacere al mondo annacquando la Fede e la Morale, di poter ottenere ascolto e apprezzamento facendo proprie le sue mode.

 

Così facendo, la Gerarchia ha progressivamente trasformato la Chiesa in un’entità umana, con orizzonti umani, condannandola all’irrilevanza sociale. D’altra parte, perché il Signore dovrebbe benedire e proteggere gli uomini di un’istituzione che Lo hanno messo da parte — letteralmente: basta vedere l’abbandono dei Tabernacoli nelle nostre chiese — e che credono di poter fare a meno di Lui?

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I sodali di McCarrick, i cardinali Farrell, Cupich, McElroy, Wuerl, Gregory, Tobin e tanti altri, sono stati promossi ad alte cariche in Vaticano e nella Chiesa Cattolica statunitense che, guarda caso, va a braccetto con il partito democratico. Quello che sostiene l’aborto, propaganda l’ideologia gender e, più in generale, qualsiasi cosa sia contraria all’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Coincidenze?

Gli eredi di McCarrick costituiscono una cupola eversiva ultra-progressista oggi presente a Roma e nelle Diocesi statunitensi (e non solo). Essi sono espressione della deep church, della corruzione dei suoi membri, dalla complicità nel perseguimento di un medesimo piano eversivo con l’oligarchia globalista del Nuovo Ordine Mondiale. Per risollevare le sorti della Chiesa è dunque imprescindibile denunciare, perseguire e allontanare coloro che ne hanno occupato i vertici per demolirla dall’interno. Il loro comportamento configura un delitto di alto tradimento, e come tale va punito.

 

Quanto hanno pesato, nelle dimissioni di Papa Benedetto XVI e nell’elezione di Bergoglio, la mafia di San Gallo, il Deep State statunitense, e il blocco dei sistemi di pagamento elettronici del Vaticano?

Non saprei dirlo, perché ciò che conosciamo di quel colpo di Stato che ha portato al Soglio di Pietro l’usurpatore Bergoglio è parziale e frammentario. Occorre un’indagine seria e imparziale, che verifichi le responsabilità dei singoli e soprattutto porti alla luce l’esistenza, peraltro incontrovertibile, di un unico copione sotto un’unica regia.

 

Dobbiamo anche considerare che avere un papa che agisse come quinta colonna del nemico fa parte di un progetto, portato alla luce nell’Ottocento, ad opera della Carboneria italiana: è la «rivoluzione in cappa e tiara» delle istruzioni dell’Alta Vendita.

 

Essa è stata ripresa non solo dal deep state statunitense e più in generale dalla lobby globalista internazionale, ma anche dalla dittatura comunista cinese, specialmente dopo la sua entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 con la «conversione liberale» di Xi Jinping (formato al King’s College di Londra e quindi vicino agli ambienti della massoneria angloamericana). Come ho spiegato nella mia recente dichiarazione sull’Accordo segreto sino-vaticano, la Cina comunista è considerata indispensabile alleata del globalismo di Davos.

 

Dopo la sinizzazione delle economie occidentali con la concorrenza sleale di Pechino, era utile avere dalla propria parte il Vaticano, in modo da «cinesizzare» anche il Cattolicesimo. In questo Bergoglio, McCarrick, Parolin, Zuppi, i gesuiti e i potentati della sinistra cattolica – tra cui la Comunità di Sant’Egidio – hanno giocato un ruolo decisivo che Benedetto XVI aveva cercato di contrastare.

 

Ecco perché Benedetto doveva essere costretto alle dimissioni – anche con il blocco del sistema interbancario SWIFT – per far posto a un emissario dell’agenda globalista woke. È evidente che Bergoglio ha perfettamente realizzato ciò che i suoi padroni si aspettavano da lui, ad iniziare dal vergognoso tradimento dei Cattolici cinesi fedeli alla Sede Apostolica.

 

La sua effigie, nella galleria dei Papi, meriterebbe di essere coperta da un drappo nero, come fece il Senato veneziano per il doge Marin Faliero, traditore della Serenissima, decapitato pro crimine proditionis nel 1355 dopo aver cercato di instaurare una dittatura personale al posto della Monarchia elettiva.

 

Nonostante tutto fino a Benedetto XVI il papato ha cercato di fare barriera alla crescente influenza massonica nelle alte sfere vaticane. Con l’avvento di Bergoglio, sono state aperte le porte?

Mi spiace doverLa contraddire: la massoneria è penetrata nelle alte sfere vaticane già prima del Concilio. L’elezione di Angelo Giuseppe Roncalli – che si dice fosse stato iniziato alle Logge sin da quand’era Nunzio in Turchia – ci conferma che il potere delle sette segrete era già presente all’interno della Chiesa, soprattutto durante gli ultimi anni del Pontificato Pio XII.

 

Le udienze ai capi della loggia ebraica del B’nai B’rith, gli ammiccamenti massonici di Paolo VI – «Anche noi, noi più di tutti, siamo cultori dell’uomo», disse nell’Allocuzione del 7 Dicembre 1965 – e più in generale l’adozione dei principi rivoluzionari nei documenti del Concilio, ci mostrano una Chiesa sotto la diretta influenza della massoneria. La cordata va dal cardinal Villot a Casaroli, dal cardinal Silvestrini a Pietro Parolin.

 

Quest’ultimo ha meritato il pubblico elogio del massone Di Bernardo, che ne auspica l’elezione. Mi permetto di far notare che tutti gli esponenti della chiesa conciliare e sinodale godono dell’apprezzamento delle Logge, che li riconoscono come promotori degli ideali massonici: basterebbe questo per comprendere il loro ruolo di quinte colonne del nemico.

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La Chiesa di Bergoglio ha imposto il vaccino come atto d’amore, ma un atto d’amore forzato è una violenza. È stata la prima ad adottare il green pass, licenziando le guardie svizzere non vaccinate, incitando così alla discriminazione. È scritto «Ama il prossimo tuo come te stesso», non in base a quante dosi si è fatto, o ricordo male? Ha fermato le Messe proprio quando le persone avevano più bisogno del conforto spirituale, eliminato l’acqua santa, aperto le porte delle Chiese alle forze dell’ordine. La maggior parte dei sacerdoti non hanno dato benedizioni ed estreme unzioni ai malati Covid, sospesi anche i funerali. Ma non è forse scritto: «Perché io ero malato e mi avete visitato»?

L’azione di Bergoglio nella Chiesa è stata l’indispensabile corollario del golpe sanitario dell’OMS, finanziato da Bill Gates e dalle case farmaceutiche. Lo scopo era l’inoculazione di un siero a tecnologia mRNA che inducesse modifiche a livello genetico, distruggesse il sistema immunitario, provocasse gravi patologie tra cui tumori e sterilità e in molti casi fosse mortale.

 

Oggi la pericolosità dei sieri spacciati per vaccini miracolosi è confermata dalle ammissioni di chi li ha distribuiti e imposti. La loro illiceità morale era data anche dalla presenza di tessuti fetali non solo per produrre l’antigene, ma anche per replicarli. L’autorizzazione al loro uso da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede – che all’epoca contestai con un’ampia documentazione – costituisce la prova della complicità della chiesa bergogliana al piano di depopolazione perseguito dall’Agenda2030.

 

Ma se per drammatizzare la pandemia le autorità sanitarie sono giunte a imporre le mascherine e i distanziamenti (del tutto inutili), uccidendo gli anziani e i fragili con farmaci micidiali (come il Propofol o il Rivotril) e la ventilazione forzata, non c’è da stupirsi se questa obbedienza superstiziosa all’antiscienza sia stata propagandata usurpando l’autorità papale per ingannare i fedeli e indurli a danneggiare se stessi e i propri cari.

 

Senza la farsa delle chiese chiuse, della Comunione amministrata coi guanti, dell’amuchina al posto dell’acqua santa, dei funerali proibiti, delle Confessioni sospese e delle Messe online, la narrazione psicopandemica avrebbe avuto scarsissimo successo (…) presto o tardi arriverà anche un giudizio dal tribunale della Storia: lo stesso giudizio che attende i collaborazionisti del regime sanitario in tutte le nazioni occidentali.

 

Benedetto XVI diceva che il primo diritto di un essere umano è quello di poter vivere dignitosamente nella terra dove nasce e che il diritto all’immigrazione viene dopo; Bergoglio ha ribaltato questo concetto, facendo dell’accoglienza indiscriminata una sorta di dogma. Esattamente come per il green e il woke. È un papa globalista che benedice il WEF: dove si trova tutto questo nel Vangelo, nella parola di Dio?

La sostituzione etnica mediante invasione incontrollata di immigrati è stata teorizzata dal Piano Kalergi, che prende il nome dal conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, uno dei «padri fondatori» dell’Unione Europea. L’ecumenismo conciliare doveva dare le basi dottrinali a questa operazione di ingegneria sociale, e così è stato.

 

Per questo Macron ha fatto pressioni sul Collegio Cardinalizio per scongiurare l’elezione del cardinale Sarah, notoriamente contrario alle politiche migratorie globaliste. Per questo Bergoglio ha deturpato Piazza San Pietro con un orrendo monumento all’invasione islamica via mare. Sono tutti esponenti della stessa organizzazione eversiva.

 

Un Romano Pontefice autenticamente cattolico è consapevole che le proprie parole e le proprie azioni devono essere coerenti con l’intero papato cattolico e con Cristo Sommo Pontefice: eodem sensu eademque sententia, nello stesso senso e con le medesime parole; o come scriveva San Vincenzo di Lerino, quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est: occorre che ciò che noi professiamo sia stato ritenuto tale ovunque, sempre e da tutti. Per questo i Papi – i Papi cattolici, intendo – usano il plurale humilitatis, perché per mezzo loro parla l’intera Chiesa docente.

 

Questa visione sacrale dell’autorità del Romano Pontefice garantisce che ogni Papa, per essere tale, deve anzitutto custodire e tramandare fedelmente il Depositum Fidei: non deve togliere e aggiungere nulla a ciò che Nostro Signore, Capo della Chiesa, ha stabilito.

 

Chi modifica, cambia, aggiunge, toglie, rilegge, reinterpreta, tace certezze e insinua dubbi, non parla da Papa, né da Vicario di Cristo, ma agisce a titolo personale e pertanto la sua autorità non è l’autorità di Cristo. Lo ha ammesso Bergoglio stesso, con il suo «Chi sono io per giudicare?». Bergoglio non si considerava né Vicario di Cristo, né Successore del Principe degli Apostoli, né Servo dei servi di Dio: riteneva che il Papato fosse cosa sua, e in questo non era molto diverso da altri suoi immediati predecessori, per i quali le novità e i cambiamenti erano un’abitudine all’insegna del più disinvolto personalismo.

 

Ma con Bergoglio andiamo ben oltre: nulla di ciò che costituisce anche solo le apparenze esteriori del papato romano è stato risparmiato, sicché ogni esplicitazione esteriore del munus petrinum era in realtà una manifestazione di prepotente egocentrismo, una provocazione, una ostentazione di forza. Basta vedere con quale arrogante orgoglio Bergoglio scandalizzava i semplici, ad iniziare dallo stare in piedi coram Sanctissimo per poi gettarsi carponi davanti a governanti africani o carcerati. Impediva con fastidio di farsi baciare l’anello dai fedeli, (…) umiliando il Pontificato e la Chiesa.

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E sempre sotto l’occhio delle telecamere e dei fotografi, pronti a immortalare «l’umiltà di papa Francesco». Nostro Signore lavò i piedi agli Apostoli, non a Caifa, a Erode o a Pilato: a costoro rispondeva per monosillabi, e non mancava di ricordare loro che non avrebbero avuto alcun potere, se non fosse stato dato loro dal Padre Suo.

 

Se comprendiamo che Bergoglio aveva un’idea tutta sua del «papato», totalmente aliena al Papato cattolico, comprendiamo anche che è del tutto ragionevole ipotizzare un vitium consensus nell’accettare l’elevazione al Soglio; un vizio che rende l’accettazione del tutto invalida e nulla, perché Bergoglio era convinto che il Papato fosse qualcosa di cui egli poteva disporre a proprio piacimento per distruggere la Chiesa Cattolica.

 

Come «papa della chiesa sinodale», egli si sentiva autorizzato a predicare il verbo globalista, l’ideologia woke, l’omosessualismo arcobaleno, la frode climatica e pandemica, l’immigrazionismo sfrenato, la morale situazionale e via dicendo. Considerandosi un monarca assoluto, sciolto cioè da ogni vincolo con l’autorità di Cristo, Bergoglio ha svolto il compito assegnatogli dai suoi padroni: dare corpo a una chiesa dell’umanità – auspicata dalla massoneria – totalmente desacralizzata ed orizzontale, globalista, ecumenica e sincretista, greengender fluid e gay friendly.

 

Egli ha usurpato l’autorità e il potere del papato romano, asservendolo ai potenti del Nuovo Ordine Mondiale. In questo senso, egli è stato a tutti gli effetti Vicario dell’Anticristo (1Gv 4, 3). Ora la sua eredità è raccolta da personaggi come Pietro Parolin e Matteo Zuppi, Tagle, Grech, Hollerich, i porporati americani della filiera McCarrick e molti altri, tutti emissari della stessa lobby di potere, tutti graditi al Grand’Oriente, a Tel Aviv e a Pechino.

 

 

Quale Chiesa ci aspetta? Bergoglio ha nominato la maggioranza dei Cardinali elettori e i Cardinali tradizionalisti, pronti a dare battaglia, si contano sul palmo della mano. Il cardinale Camerlengo Kevin Farrell e il Sostituto della Segreteria di Stato Edgard Peña Parra hanno un potere tale da influenzare il Conclave? Dobbiamo confidare nello spirito Santo?

Lei vede nel Collegio cardinalizio dei Cardinali autenticamente fedeli alla Tradizione? Io no: al massimo, sono conservatori, ma tutti di matrice conciliare. Chi accoglie gli errori del Concilio e della riforma liturgica accetta le premesse ideologiche che hanno condotto a Bergoglio, e non può curare il cancro conciliare semplicemente indossando ogni tanto una cappamagna, ma continuando a riconoscere Bergoglio come Papa e il Novus Ordo come forma ordinaria del Rito Romano.

 

Il Conclave è lo specchio della situazione disastrata in cui versa l’intera Gerarchia: 108 Cardinali sono stati creati da un usurpatore che non era Papa. Essi cercheranno di perpetuare l’usurpazione bergogliana con un papa che ne raccolga il testimone e porti a termine l’azione distruttrice di Jorge Bergoglio: ammissione delle donne agli Ordini Sacri, abolizione del Celibato sacerdotale, eliminazione della Messa di sempre, cancellazione della Tradizione cattolica, legittimazione della sodomia, obnubilazione della condanna dell’aborto e dell’eutanasia, liceità della manipolazione genetica, democratizzazione del governo della Chiesa, disumanizzazione delle attività intellettuali con l’accettazione della cosiddetta intelligenza artificiale.

 

Il loro essere eretici, e molti di essi moralmente pervertiti, li rende del tutto estranei all’autorità che usurpano. C’è da sperare che quei pochi Porporati timidamente conservatori si decidano a “dare battaglia”.

 

Lei mi chiede se dobbiamo confidare nello Spirito Santo. Giova ricordare le parole di Nostro Signore: Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna (Mc 3, 29). Il Catechismo ci insegna che tra i peccati contro lo Spirito Santo vi sono la presunzione di salvarsi senza merito, l’impugnare la verità conosciuta, l’ostinazione nei peccati e l’impenitenza finale.

 

Ora, non si vede come lo Spirito Santo possa agire su personaggi che considerano tutte le religioni equivalenti, che rifiutano il Magistero perenne e immutabile della Chiesa, che legittimano e incoraggiano i peggiori vizi e che ritengono che non vi sia nulla di cui chiedere perdono a Dio se non la mancata accoglienza dei migranti, il rifiuto del vaccino o le emissioni di CO2. Il Signore non viola il nostro libero arbitrio e lo Spirito Santo non può ispirare chi gli resiste. Ciò non toglie che si debba pregare per queste anime, perché si convertano, si pentano e facciano penitenza.

 

Molti osannano Bergoglio, ma non ha forse agito promuovendo i corrotti e togliendo di mezzo chi lo contraddiceva, lo intralciava, chi si ostinava a seguire la parola di Dio? Per Bergoglio sono tutti fratelli, tutti sono degni di accoglienza, tranne coloro che seguono il Vangelo, che si oppongono alle sue eresie, o che mettono in discussione il Concilio Vaticano II e le sue conseguenze per la Chiesa e la fede cattolica?

Chi osanna Bergoglio non può dirsi cattolico, come chi vuole domare un incendio non può incoraggiare e apprezzare di chi lo ha appiccato e alimentato. Ma la rivoluzione non è iniziata con Bergoglio, ma con Giovanni XXIII e con il Concilio. Sono sessant’anni che da tutti i pulpiti viene fatta una propaganda ereticale martellante, con riti irriverenti e protestantizzati, con critiche al passato della Chiesa e con la riabilitazione di eresiarchi e apostati.

 

E sono sessant’anni che le pochissime voci dissenzienti sono perseguitate, ostracizzate e scomunicate per non aver voluto mercanteggiare il Magistero Cattolico con promozioni e potere. Io ho capito questa frode solo in tempi recenti, ma ho avuto la coerenza di trarne le dovute conseguenze e denunciare non solo la corruzione morale, ma anche e soprattutto le deviazioni dottrinali che sempre si accompagnano a quella. Non riuscirei più a celebrare la Messa riformata, dopo aver compreso perché essa è stata voluta contro la Messa tradizionale.

 

Se l’ho fatto io, perché non lo possono e non lo vogliono fare i miei Confratelli?

 

 

Manipolare, mistificare, ingannare, far apparire bene ciò che è male è tipico del demonio. Dalla Pachamama a Fiducia Supplicans, da Fratelli Tutti al Sinodo, da «Gesù quel giorno faceva un po’ lo scemo» a Maria Santissima che era umana e che sotto la croce forse diceva «Bugie! Sono stata ingannata!». È tutto così chiaro, come è possibile che i sacerdoti e i fedeli siano stati ingannati da tutto questo?

Sacerdoti e fedeli sono stati abituati a praticare l’obbedienza senza distinzione, facendone un fine e non un mezzo. L’obbedienza non è un bene in sé: è un bene se si obbedisce a un’autorità legittima per un ordine legittimo; è un male se si obbedisce a un’autorità illegittima o a un ordine illegittimo. Trasformare l’obbedienza in un fine, quand’essa è un mezzo ordinato ad un fine superiore, è un grave errore che, se compiuto consapevolmente, diventa anche un peccato.

 

Nel considerare l’obbedienza, troppo spesso dimentichiamo che non vi è solo l’obbligo da parte del suddito di obbedire al superiore, e solo nelle questioni su cui egli ha autorità e senza mai disobbedire a Dio; ma vi è anche il dovere del superiore di impartire ordini legittimi e finalizzati al bene. Chi abusa della propria autorità pretendendo un’obbedienza acritica dai suoi sudditi per un fine illecito – come costringere i fedeli a compiere peccati contro la Fede o la Morale, o comunque obbligarli a disobbedire alla Chiesa e a Dio – rende odiosa l’autorità che esercita illecitamente e disobbedisce a sua volta a Colui che lo ha costituito in autorità.

 

Purtroppo l’ignoranza del Catechismo e dei rudimenti della Religione Cattolica è stata imposta proprio da chi sapeva bene che un popolo istruito avrebbe saputo disobbedire e ribellarsi ai falsi pastori e alle loro false dottrine. E dopo sessant’anni ne vediamo i risultati: i fedeli cattolici e moltissimi sacerdoti credono che l’obbedienza verso l’autorità ecclesiastica sia doverosa senza alcuna limitazione. Ma così si è legittimata la tirannide, e Bergoglio è stato un tiranno a pieno titolo.

 

La sospensione della scomunica al gesuita Rupnik, la promozione di sodomiti notori, la protezione di pedofili e predatori sessuali è solo una manifestazione dell’assolutismo degno di un satrapo babilonese, così come la persecuzione dei suoi avversari contro il diritto e contro la giustizia.

 

Io ho sempre sostenuto che quello europeo, quello della UE, è un disegno satanico, ho commesso peccato?

Commetterebbe peccato se non considerasse satanico il progetto sinarchico della Unione Europea e dell’élite globalista. Non dimentichiamo che l’ideologia che sta alla base del Nuovo Ordine Mondiale è essenzialmente luciferina e anticristica. O, come ha detto eufemisticamente Ursula von der Leyen, «di ispirazione talmudica».

 

Cosa dobbiamo fare, noi cattolici a cui Dio ha concesso la grazia di comprendere l’inganno del demonio? Restare nella Chiesa Cattolica, continuare a frequentare le Messe e a ricevere i Sacramenti? Oppure allontanarcene per seguire i sacerdoti fedeli alla parola di Dio? Perché là fuori c’è di tutto, perfino chi fa incetta di «fedeli» proclamando di essere in contatto diretto con la Madonna. Il Demonio è sempre in agguato, i fedeli sono spaesati e rischiano di disperdersi, lei che è un buon pastore, come guiderebbe il gregge?

Non dobbiamo commettere l’errore di credere che un Cattolico, per rimanere tale, debba allontanarsi dalla Chiesa: sono gli eversori che la occupano che devono esserne cacciati e non i fedeli, che invece hanno pieno diritto di restarvi. Il pascolo e l’ovile non si cambiano: sono da cambiare i mercenari e i falsi pastori. I fedeli, quali pecore che riconoscono la voce del loro Pastore, devono piuttosto esercitare quel discernimento che è indispensabile nei tempi di crisi: riconoscere i buoni sacerdoti e sostenerli, materialmente e con la preghiera, perché prima o poi tornerà il Padrone della messe e finirà questa situazione assurda.

 

Quel che è certo è che occorre iniziare a non dare alcun aiuto a chi, nella Chiesa, appoggia gli errori della setta che la occupa: né offerte, né donazioni, né otto per mille. E se nella propria parrocchia il parroco è un eretico, non la si deve frequentare né per la Messa né per altro.

 

Va tenuto anche presente che, in una situazione di crisi, è fisiologico che si creino delle nicchie di anarchia non solo nell’istituzione, ma anche sul fronte opposto. Il Demonio non smette mai di seminare zizzania, né di corrompere anche le migliori intenzioni facendo leva sulle meschinità e sulle debolezze umane. Se guardiamo a chi oggi trova visibilità mediatica – non credo occorra fare dei nomi – ci rendiamo conto che il Sistema ha tutto l’interesse di convogliare l’opposizione verso figure di gatekeeper, di fatto vanificando e frustrando ogni resistenza.

 

Ma la resistenza vera – come quella di Sant’Atanasio, di cui abbiamo festeggiato la memoria liturgica la settimana scorsa – esiste eccome, anche se silenziosa o poco nota.

 

È il pusillus grex, il piccolo gregge sparso nel mondo al quale il Signore rivolge le Sue parole di consolazione e di speranza: Non temere: Io ho vinto il mondo (Gv 16, 33).

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Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Diocesi americana chiede alle parrocchie di dichiarare bancarotta per finanziare i risarcimenti per gli abusi sessuali

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La diocesi di Buffalo, Nuova York, ha rilasciato un mese fa una dichiarazione annunciando di aver invitato tutte le sue parrocchie a presentare istanza di fallimento per raggiungere un accordo con le vittime di abusi sessuali. Lo riporta LifeSite.   In una dichiarazione del 30 maggio, la diocesi ha affermato di aver chiesto a tutte le sue parrocchie di presentare istanza di fallimento «accelerato pre-concordato» ai sensi della procedura fallimentare chiamata Chapter 11, che consentirebbe a ciascuna parrocchia di ristrutturare le proprie finanze ed evitare la liquidazione dei propri beni, al fine di pagare un risarcimento di 150 milioni di dollari a oltre 800 vittime di abusi da parte del clero e chiudere il caso. La diocesi ha sottolineato che ogni parrocchia sarà in stato di fallimento solo per circa 48 ore e che la procedura potrà procedere solo se e quando tutte le parrocchie avranno approvato la proposta.   Questo sviluppo giunge quasi un anno dopo che la diocesi aveva annunciato l’intenzione di licenziare circa il 22% del proprio personale per contribuire a finanziare l’accordo.

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«Questo approccio è stato discusso tra tutti i parroci ed è quello seguito dalle parrocchie della diocesi di Rockville Centre e dell’arcidiocesi di Nuova  Orleans, che ha portato alla risoluzione positiva e all’uscita dai rispettivi casi di fallimento ai sensi del Chapter 11», ha scritto la diocesi nel suo annuncio.   «Forniremo ulteriori aggiornamenti man mano che questo processo progredirà e siamo incoraggiati dalla possibilità di offrire finalmente alle vittime-sopravvissute la possibilità di trovare pace e guarigione», prosegue la dichiarazione. «Con la prospettiva di raggiungere finalmente questo obiettivo, guardiamo al futuro con rinnovato impegno e concentrazione sulla nostra missione e sul nostro lavoro al servizio dei fedeli cattolici in tutto lo stato di New York occidentale e nella nostra comunità più ampia».   Durante un’intervista con ABC7 Buffalo, monsignor Robert Zapfel, membro del Consiglio finanziario diocesano, ha affermato che, poiché la procedura fallimentare è «di portata limitata», il merito creditizio delle parrocchie non subirà ripercussioni negative.   Monsignor Zapfel ha inoltre chiarito alla rete televisiva che se anche una sola parrocchia votasse «no», l’intera proposta fallirebbe «perché le compagnie assicurative non accetterebbero mai di assicurare quella parrocchia, che potrebbe essere esposta a uno o due sinistri, o addirittura a nessuno, ma (potrebbe averne) in futuro». Il monsignore ha aggiunto che se questo piano fallisse, la diocesi sarebbe costretta a ricominciare da capo perché al momento non esiste un «piano B».   I parrocchiani della diocesi di Buffalo hanno dichiarato ad ABC7 di non essere convinti dall’affermazione di monsignor  Zapfel secondo cui il fallimento non avrebbe gravi ripercussioni finanziarie per le parrocchie di Buffalo.   I sacerdoti accusati in modo credibile avevano precedentemente concelebrato la messa nella parrocchia di monsignor  Zapfel.   Un sopravvissuto ad abusi sessuali da parte del clero e difensore delle vittime nella diocesi di Buffalo, aveva precedentemente dichiarato a LifeSiteNews che la diocesi avrebbe potuto facilmente pagare il risarcimento senza prelevare un centesimo dai parrocchiani, licenziare dipendenti o danneggiare i fedeli che non avevano nulla a che fare con questi casi di abuso, attingendo alla Mother Cabrini Health Foundation, un’organizzazione no-profit che sostiene l’assistenza sanitaria e il benessere dei «newyorkesi vulnerabili» con un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari. La Cabrini Foundation è nata dalla vendita, nel 2018, per 3,75 miliardi di dollari, di un ente no-profit, Fidelis Care, un’assicurazione sanitaria cattolica gestita dai vescovi delle otto diocesi di New York, il cui presidente era il cardinale Timothy Dolan.   Nell’agosto del 2025 la diocesi annunciò il licenziamento di circa il 22% del personale per contribuire a finanziare l’ingente risarcimento di 150 milioni di dollari concordato con centinaia di vittime di abusi solo pochi mesi prima.   Due mesi prima, a giugno, la diocesi aveva anche chiesto alle parrocchie di contribuire all’accordo con una percentuale compresa tra il 10% e l’80% delle loro entrate.

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Nel 2018, iniziarono a emergere notizie secondo cui la diocesi di Buffalo, sotto la guida di diversi vescovi, aveva insabbiato per decenni gli abusi commessi da sacerdoti, tra cui quello dell’allora vescovo Richard J. Malone. L’anno successivo, monsignor Malone si dimise in seguito allo scandalo scoppiato dopo che un’inchiesta vaticana rivelò che aveva coperto gli abusi sessuali su diversi seminaristi e aveva reintegrato nel ministero un sacerdote sorpreso due volte a consumare materiale pornografico omosessuale, tra le altre accuse.   Siobhan O’Connor, ex segretaria di monsignor Malone, contribuì alla sua caduta dopo aver denunciato la sua condotta corrotta durante un’intervista al programma televisivo di giornalismo d’inchiesta 60 Minutes sul canale CBS nel 2019.   Nel 2020, mentre si trovava ad affrontare oltre 900 cause legali relative a casi di abusi, la diocesi ha dichiarato bancarotta ai sensi del Chapter 11, che ha portato infine all’accordo da 150 milioni di dollari di aprile. Nel settembre 2024, il successore di monsignor Malone, il vescovo Michael Fisher, ha anche annunciato la chiusura di quasi 80 chiese e «luoghi di culto» nell’ambito di un più ampio piano di ristrutturazione chiamato «Road to Renewal» (La strada verso il rinnovamento).  

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Concistoro di giugno: Messa tradizionale accantonata, «guerra giusta» all’ordine del giorno

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Il prossimo concistoro straordinario convocato da Papa Leone XIV il 26, 27 e 29 giugno 2026 sta prendendo forma. E con esso si conferma una direzione già percepibile dall’inizio del nuovo pontificato: la questione liturgica, pur cruciale nell’attuale crisi della Chiesa, rimane in secondo piano. I cardinali saranno invece invitati a riflettere sulla situazione internazionale, sulla pace, sulla dottrina della «guerra giusta» e sulla prosecuzione del processo sinodale.

 

Secondo una lettera pubblicata dal blog italiano Messa in Latino e indirizzata il 3 giugno ai membri del Sacro Collegio dal Cardinale Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio, i lavori del concistoro si struttureranno attorno ad alcuni temi: la situazione internazionale nel mondo e nella Chiesa, l’enciclica Magnifica Humanitas, recentemente pubblicata da Papa Leone XIV, e l’attuazione della prossima fase del Sinodo sulla Sinodalità. La liturgia, tuttavia, non è all’ordine del giorno.

 

Da gennaio a giugno: una graduale marginalizzazione

Il concistoro di gennaio aveva già fornito una prima indicazione. I cardinali erano stati invitati a scegliere due temi prioritari tra i quattro proposti dal Papa. Missione e sinodalità avevano ricevuto una priorità significativa, mentre la liturgia e la riforma della Curia erano state relegate in secondo piano.

 

Ai cardinali era stato inoltre distribuito un documento del cardinale Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino. Questo testo difendeva fermamente la Traditionis custodes e presentava il Messale di Paolo VI come «unica espressione della lex orandi del Rito Romano». Il Messale latino tradizionale era considerato solo una concessione temporanea, strettamente regolamentata, e non un diritto fondato sulla tradizione liturgica della Chiesa.

 

Questo documento aveva il merito di essere chiaro. Mostrava che, nella mente del dicastero romano responsabile della liturgia, la riforma post-conciliare non era una mera riforma disciplinare: era considerata la necessaria traduzione dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II.

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La relazione Roche non ha trovato spazio

Per diversi mesi, ci si aspettava che il cardinale Roche tornasse ai cardinali con una difesa più elaborata della Traditionis custodes. Il concistoro imminente sembrava offrire l’opportunità per un dibattito più approfondito, in particolare sull’applicazione delle restrizioni riguardanti la Messa tradizionale. Ciò non accadrà.

 

L’ordine del giorno inviato ai cardinali non include alcuna sessione dedicata alla liturgia. La relazione del prefetto del Culto Divino non sarà quindi discussa ufficialmente. Questo silenzio è tanto più sorprendente se si considera la scottante questione: le tensioni relative all’applicazione della Traditionis Custodes, le crescenti divisioni tra i vescovi e il contesto molto particolare delle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per il 1° luglio, appena due giorni dopo il concistoro.

 

Il paradosso del messaggio indirizzato ai vescovi di Francia

L’assenza della liturgia al concistoro giunge, tuttavia, quasi due mesi dopo un importante intervento della Santa Sede.

 

Durante l’assemblea plenaria primaverile della Conferenza Episcopale di Francia, svoltasi a Lourdes dal 24 al 27 marzo, il Cardinale Pietro Parolin ha indirizzato una lettera ai vescovi francesi a nome di Papa Leone XIV.

 

Il testo affrontava esplicitamente «il delicato tema della liturgia» e riconosceva l’esistenza di una «dolorosa ferita riguardante la celebrazione della Messa, il sacramento stesso dell’unità». La lettera invitava i vescovi a cercare «soluzioni concrete» che consentissero loro di «includere generosamente coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo», pur rimanendo soggetti alle linee guida del Concilio Vaticano II.

 

Se la questione liturgica costituisce davvero una «ferita» abbastanza grave da giustificare l’intervento della Santa Sede presso l’episcopato francese, come si spiega che non sia stata ritenuta sufficientemente importante da essere inserita nell’ordine del giorno del concistoro straordinario dei cardinali?

 

Nel metodo sinodale ormai prediletto, l’organizzazione dei temi determina in larga misura la direzione delle conclusioni. Un argomento assente dall’ordine del giorno diventa una questione marginale, anche se menzionato di sfuggita. Si perde in una riflessione generale sulle tensioni ecclesiali, senza che ne venga riconosciuta la gravità dottrinale.

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Il futuro del cardinale Roche in bilico

L’assenza del dossier liturgico solleva anche interrogativi sul futuro del cardinale Arthur Roche. Il prefetto del Dicastero per il Culto Divino ha superato la normale età pensionabile (fissata a 75 anni). Rimane uno dei principali artefici diLa politica perseguita contro la Messa tradizionale durante il precedente pontificato.

 

Il suo documento di gennaio ha espresso in modo inequivocabile la logica di questa politica: la riforma liturgica post-conciliare è presentata come la necessaria espressione del Concilio Vaticano II, mentre il vecchio messale è tollerato solo nella misura in cui non metta in discussione l’adesione al Concilio e alla nuova liturgia.

 

Il fatto che questa linea non sia stata posta al centro del concistoro di giugno potrebbe essere interpretato da alcuni come un indebolimento della sua influenza. Sarebbe imprudente concludere troppo frettolosamente che stia per lasciare l’incarico. Ma è chiaro che Papa Leone XIV non sembra voler fare della difesa pubblica di Traditionis Custodes una delle priorità immediate del suo pontificato. Questo è un punto da tenere d’occhio.

 

Il vero problema rimane dottrinale.

Tuttavia, sarebbe illusorio ridurre la crisi liturgica a una questione di singoli individui. Il problema non risiede solo nel Cardinale Roche, né tantomeno in Traditionis Custodes. È più profondo.

 

Fin dalle riforme liturgiche di Paolo VI, la Messa tradizionale è stata troppo spesso trattata da Roma come una concessione da revocare o limitare a seconda delle circostanze. Sebbene gli indulti – Ecclesia Dei, Summorum Pontificum e poi Traditionis Custodes – abbiano certamente adottato toni e disposizioni diverse, non hanno mai pienamente riconosciuto il ruolo normativo della Messa tradizionale nella vita della Chiesa.

 

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha sempre respinto questa logica di concessione. La Messa di sempre non è un privilegio concesso a pochi fedeli. È un tesoro della Chiesa, l’espressione liturgica della fede cattolica trasmessa e uno dei baluardi più sicuri contro le ambiguità dottrinali introdotte o alimentate dal Concilio Vaticano II e dalle sue riforme.

 

Il dibattito non può essere risolto con accordi pastorali. Non basta concedere una Messa tradizionale qua e là, per placare certi istituti o per ammorbidire la disciplina. Finché Roma continuerà a presentare la riforma post-conciliare come criterio di unità ecclesiale, il problema persisterà. La questione fondamentale è semplice: la Messa tradizional è pienamente legittima perché esprime la fede cattolica di sempre, oppure è solo una tolleranza temporanea destinata a scomparire una volta che i fedeli interessati avranno accettato la riforma conciliare? Tutto il resto deriva da questa risposta.

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Pace liturgica impossibile senza verità

Il concistoro di giugno evita quindi la questione liturgica. Forse per prudenza. Forse per tattica. Forse per il desiderio di non riaprire una questione estremamente delicata. Ma l’evitamento non è affatto una soluzione.

 

La Chiesa non troverà la pace aggirando le questioni che la feriscono più profondamente. Né la troverà dissolvendo le questioni dottrinali nel linguaggio della sinodalità, dell’ascolto e della riconciliazione. La vera pace presuppone la verità. E in ambito liturgico, la verità esige che riconosciamo ciò che la Messa tradizionale è veramente: non una reliquia del passato, ma la viva espressione della Tradizione cattolica.

 

Scegliendo di discutere della «guerra giusta» anziché della liturgia, il prossimo concistoro presenta l’immagine di una Roma preoccupata dalle dinamiche delle grandi potenze mondiali, ma esitante di fronte alla crisi interna della Chiesa. Prima o poi, però, il pontificato di Leone XIV dovrà affrontare questa questione: può esserci una vera unità cattolica finché la Messa tradizionale, che ha santificato la Chiesa per secoli, continua a essere considerata una concessione sospetta piuttosto che un bene comune di tutta la Chiesa?

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

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Mons. Schneider: un numero considerevole di leader della Chiesa ha perso la fede

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Il vescovo Athanasius Schneider di Astana, in Kazakistan, ha affermato che un «numero considerevole di alti prelati» ha «perso la fede cattolica». Lo riporta LifeSite.   «Vogliono un’altra Chiesa: metà protestante, metà mondana, adattata all’impressione del mondo», ha detto Schneider allo scrittore e podcasterro cattolico Matt Gaspers durante una discussione più ampia sul Concilio Vaticano II e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.   «Negli ultimi 60 anni ce ne sono stati un numero considerevole. Hanno influenza nella Chiesa (…) Hanno promosso tutto ciò con convinzione interiore, con il desiderio di cambiare veramente la fede cattolica, di adattarla completamente al mondo e di avere una nuova religione che sia relativistica, una sorta di sincretismo», ha affermato il vescovo.   Il lasso di tempo da lui indicato fa riferimento alla conclusione del Concilio Vaticano II nel 1965 come punto di svolta per l’apparente ortodossia dei leader cattolici. Monsignor Schneider ha infatti criticato apertamente il Vaticano II e la perdita di un insegnamento chiaro e tradizionale – e della fede – che ne è conseguita.  

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Il prelato ha affermato che è «difficile» accertare quali membri del clero abbiano l’atteggiamento di «cambiare la fede cattolica», ma che possiamo dichiararne il risultato, i «frutti»: «Un’enorme confusione generale, offuscamento, oscurità riguardo alla dottrina, alla morale e alla liturgia».   Durante l’intervista, Gaspers e monsignor Schneider hanno concordato sul fatto che il Concilio Vaticano II stesso fosse problematico a causa delle sue affermazioni ambigue che potevano essere interpretate in modo eretico.   Gaspers ha chiesto al vescovo kazako perché il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), stia chiedendo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) di accettare incondizionatamente il Concilio Vaticano II come condizione per essere considerata «cattolica».   Il vescovo ha fatto notare che i papi del passato avevano chiesto la stessa cosa al fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’arcivescovo Marcel Lefebvre. Anche solo chiedere a qualcuno di affermare che il Concilio Vaticano II è coerente con la tradizione significa chiedere «violenza alla propria ragione» o «un esercizio di acrobazie mentali», ha detto monsignor Schneider.   Infatti, papa Francesco, come papa Leone, ha presentato le sue innovazioni dottrinalmente «discutibili» come uno «sviluppo degli insegnamenti del Concilio Vaticano II», ha sottolineato il vescovo.   «Ma vediamo che è un disastro. Se il frutto è solo confusione, ambiguità, come può l’ambiguità essere la voce dello Spirito Santo?» ha detto monsignore. «Nessuno dà la vita per qualcosa di ambiguo», ha aggiunto.

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Come riportato da Renovatio 21, in un testo pubblicato giorni fa monsignor Schneider aveva dichiarato che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della FSSPX. In un’altra comunicazione di questa primavera il vescovo aveva esortato a sostenere la Fraternità fondata da monsignor Lefebvre, arrivando a dire che la scomunica sarebbe invalida.   Precedentemente monsignor Schneider aveva dato una risposta al cardinale Fernandez e lanciato un appello a Leone XIV riguardo il tema delle nuove consacrazioni FSSPX del prossimo primo luglio. Il vescovo aveva inoltre raccontato che lo stesso pontefice regnante gli avrebbe detto di aver incontrato tanti giovani convertiti attraverso la Messa in latino.   Il mese scorso in un’intervista aveva dichiarato che la crisi nella Chiesa è provocata dall’infiltrazione della massoneria al suo interno. In una conversazione con un vaticanista aveva rivelato che vari vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio.   Il vescovo, che è etnicamente tedesco, due mesi fa aveva accusato i vescovi germanici coinvolti nel progetto del «Cammino Sinodale», dicendo che passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica.    

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