Spirito
Mons. Viganò: «UE progetto sinarchico e satanico»
Renovatio 21 ripubblica l’intervista rilasciata dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò a Radio Roma TV. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La situazione nella Chiesa Cattolica è più che preoccupante: è una Chiesa piegata alla «moda», che si modella, si plasma, contraddicendo non solo il Vangelo, ma perfino i Comandamenti. Come è potuto accadere? Da dove ha origine tutto questo? Aveva ragione Paolo VI quando, nel 1972, disse che: «Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio»? Si riferiva al Concilio Vaticano II?
La Chiesa Cattolica, come sappiamo, è indefettibile, perché divinamente assistita dallo Spirito Santo. Ciò non significa però che essa non possa essere travagliata da grandi crisi, ferita nella sua unità da scismi, colpita nella sua dottrina da eresie, sfigurata dalla corruzione morale dei suoi Ministri. La promessa di Nostro Signore – portæ inferi non prævalebunt – deve essere intesa quindi non come una preservazione della Chiesa da queste crisi, ma nel senso che le porte degli inferi non riusciranno nel loro intento, che è appunto quello di distruggerla. Ci andranno però molto vicino.
L’apostasia di cui parla l’Apocalisse, insieme ai messaggi della Madonna e alle rivelazioni dei Santi e dei mistici, ci mettono in guardia su questa guerra senza quartiere tra Dio e Satana, una guerra fatta di molte battaglie dagli esiti alterni, ma in cui alla fine il trionfo di Dio è certissimo e definitivo. Quel trionfo è stato sancito sulla Croce dalla Passione e Morte dell’Uomo-Dio, con il fatto storico della Resurrezione.
Siccome la Chiesa è Corpo Mistico di Cristo, la passio Ecclesiæ è legata intrinsecamente alla Passio Christi, sicché anch’essa dovrà affrontare il proprio Calvario, essere misticamente crocifissa ed essere creduta vinta dai suoi nemici. I quali sono riusciti a penetrare nella Cittadella, usurpando come ai tempi di Cristo l’autorità legittima per distruggerla dall’interno con nuovi Giuda.
Sostieni Renovatio 21
Paolo VI è noto per le sue inquietanti contraddizioni tra certe sue parole e il suo comportamento, come quando denunciò quel fumo di Satana che egli stesso aveva scientemente fatto entrare nel tempio, avvallando le cosiddette riforme del Vaticano II e dando mano libera a coloro che sino a Pio XII erano giustamente considerati eretici o pervertiti ma che già sotto il suo Pontificato erano all’opera (basti pensare ad Annibale Bugnini o al gesuita cardinale Agostino Bea).
L’indulgenza di Roncalli e Montini verso questi personaggi faceva parte di un piano di occupazione della gerarchia: un’azione eversiva in piena regola, dinanzi alla quale Paolo VI non solo rimase inerte, ma che egli stesso favorì, estromettendo parallelamente tanti buoni prelati che egli considerava (giustamente) come nemici del Modernismo di cui egli era convinto fautore.
Come ha fatto la Chiesa Cattolica – o meglio: la sua gerarchia – a giungere a sovvertire il Magistero immutabile e ad insegnare apertamente quegli errori dottrinali e morali che sino ad allora erano severamente condannati?
Con l’aver favorito quel senso di inferiorità della Chiesa Cattolica – la Domina gentium – rispetto al mondo, abbassandola al livello delle false religioni e delle superstizioni idolatriche; con la corruzione morale dei singoli ecclesiastici; con la perdita della vita interiore e dello stato di Grazia; con l’assuefazione ad una vita in peccato mortale e in continuo sacrilegio.
Un sacerdote che vive in contraddizione con ciò che dovrebbe credere e professare diventa una preda perfetta per il Demonio e non riesce più ad insegnare ciò che egli per primo non pratica.
Da qui, l’accecamento spirituale e l’incapacità di comprendere la perfezione della Divina Rivelazione.
Da qui, l’illusione di poter piacere al mondo annacquando la Fede e la Morale, di poter ottenere ascolto e apprezzamento facendo proprie le sue mode.
Così facendo, la Gerarchia ha progressivamente trasformato la Chiesa in un’entità umana, con orizzonti umani, condannandola all’irrilevanza sociale. D’altra parte, perché il Signore dovrebbe benedire e proteggere gli uomini di un’istituzione che Lo hanno messo da parte — letteralmente: basta vedere l’abbandono dei Tabernacoli nelle nostre chiese — e che credono di poter fare a meno di Lui?
Iscriviti al canale Telegram ![]()
I sodali di McCarrick, i cardinali Farrell, Cupich, McElroy, Wuerl, Gregory, Tobin e tanti altri, sono stati promossi ad alte cariche in Vaticano e nella Chiesa Cattolica statunitense che, guarda caso, va a braccetto con il partito democratico. Quello che sostiene l’aborto, propaganda l’ideologia gender e, più in generale, qualsiasi cosa sia contraria all’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo. Coincidenze?
Gli eredi di McCarrick costituiscono una cupola eversiva ultra-progressista oggi presente a Roma e nelle Diocesi statunitensi (e non solo). Essi sono espressione della deep church, della corruzione dei suoi membri, dalla complicità nel perseguimento di un medesimo piano eversivo con l’oligarchia globalista del Nuovo Ordine Mondiale. Per risollevare le sorti della Chiesa è dunque imprescindibile denunciare, perseguire e allontanare coloro che ne hanno occupato i vertici per demolirla dall’interno. Il loro comportamento configura un delitto di alto tradimento, e come tale va punito.
Quanto hanno pesato, nelle dimissioni di Papa Benedetto XVI e nell’elezione di Bergoglio, la mafia di San Gallo, il Deep State statunitense, e il blocco dei sistemi di pagamento elettronici del Vaticano?
Non saprei dirlo, perché ciò che conosciamo di quel colpo di Stato che ha portato al Soglio di Pietro l’usurpatore Bergoglio è parziale e frammentario. Occorre un’indagine seria e imparziale, che verifichi le responsabilità dei singoli e soprattutto porti alla luce l’esistenza, peraltro incontrovertibile, di un unico copione sotto un’unica regia.
Dobbiamo anche considerare che avere un papa che agisse come quinta colonna del nemico fa parte di un progetto, portato alla luce nell’Ottocento, ad opera della Carboneria italiana: è la «rivoluzione in cappa e tiara» delle istruzioni dell’Alta Vendita.
Essa è stata ripresa non solo dal deep state statunitense e più in generale dalla lobby globalista internazionale, ma anche dalla dittatura comunista cinese, specialmente dopo la sua entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 con la «conversione liberale» di Xi Jinping (formato al King’s College di Londra e quindi vicino agli ambienti della massoneria angloamericana). Come ho spiegato nella mia recente dichiarazione sull’Accordo segreto sino-vaticano, la Cina comunista è considerata indispensabile alleata del globalismo di Davos.
Dopo la sinizzazione delle economie occidentali con la concorrenza sleale di Pechino, era utile avere dalla propria parte il Vaticano, in modo da «cinesizzare» anche il Cattolicesimo. In questo Bergoglio, McCarrick, Parolin, Zuppi, i gesuiti e i potentati della sinistra cattolica – tra cui la Comunità di Sant’Egidio – hanno giocato un ruolo decisivo che Benedetto XVI aveva cercato di contrastare.
Ecco perché Benedetto doveva essere costretto alle dimissioni – anche con il blocco del sistema interbancario SWIFT – per far posto a un emissario dell’agenda globalista woke. È evidente che Bergoglio ha perfettamente realizzato ciò che i suoi padroni si aspettavano da lui, ad iniziare dal vergognoso tradimento dei Cattolici cinesi fedeli alla Sede Apostolica.
La sua effigie, nella galleria dei Papi, meriterebbe di essere coperta da un drappo nero, come fece il Senato veneziano per il doge Marin Faliero, traditore della Serenissima, decapitato pro crimine proditionis nel 1355 dopo aver cercato di instaurare una dittatura personale al posto della Monarchia elettiva.
Nonostante tutto fino a Benedetto XVI il papato ha cercato di fare barriera alla crescente influenza massonica nelle alte sfere vaticane. Con l’avvento di Bergoglio, sono state aperte le porte?
Mi spiace doverLa contraddire: la massoneria è penetrata nelle alte sfere vaticane già prima del Concilio. L’elezione di Angelo Giuseppe Roncalli – che si dice fosse stato iniziato alle Logge sin da quand’era Nunzio in Turchia – ci conferma che il potere delle sette segrete era già presente all’interno della Chiesa, soprattutto durante gli ultimi anni del Pontificato Pio XII.
Le udienze ai capi della loggia ebraica del B’nai B’rith, gli ammiccamenti massonici di Paolo VI – «Anche noi, noi più di tutti, siamo cultori dell’uomo», disse nell’Allocuzione del 7 Dicembre 1965 – e più in generale l’adozione dei principi rivoluzionari nei documenti del Concilio, ci mostrano una Chiesa sotto la diretta influenza della massoneria. La cordata va dal cardinal Villot a Casaroli, dal cardinal Silvestrini a Pietro Parolin.
Quest’ultimo ha meritato il pubblico elogio del massone Di Bernardo, che ne auspica l’elezione. Mi permetto di far notare che tutti gli esponenti della chiesa conciliare e sinodale godono dell’apprezzamento delle Logge, che li riconoscono come promotori degli ideali massonici: basterebbe questo per comprendere il loro ruolo di quinte colonne del nemico.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La Chiesa di Bergoglio ha imposto il vaccino come atto d’amore, ma un atto d’amore forzato è una violenza. È stata la prima ad adottare il green pass, licenziando le guardie svizzere non vaccinate, incitando così alla discriminazione. È scritto «Ama il prossimo tuo come te stesso», non in base a quante dosi si è fatto, o ricordo male? Ha fermato le Messe proprio quando le persone avevano più bisogno del conforto spirituale, eliminato l’acqua santa, aperto le porte delle Chiese alle forze dell’ordine. La maggior parte dei sacerdoti non hanno dato benedizioni ed estreme unzioni ai malati Covid, sospesi anche i funerali. Ma non è forse scritto: «Perché io ero malato e mi avete visitato»?
L’azione di Bergoglio nella Chiesa è stata l’indispensabile corollario del golpe sanitario dell’OMS, finanziato da Bill Gates e dalle case farmaceutiche. Lo scopo era l’inoculazione di un siero a tecnologia mRNA che inducesse modifiche a livello genetico, distruggesse il sistema immunitario, provocasse gravi patologie tra cui tumori e sterilità e in molti casi fosse mortale.
Oggi la pericolosità dei sieri spacciati per vaccini miracolosi è confermata dalle ammissioni di chi li ha distribuiti e imposti. La loro illiceità morale era data anche dalla presenza di tessuti fetali non solo per produrre l’antigene, ma anche per replicarli. L’autorizzazione al loro uso da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede – che all’epoca contestai con un’ampia documentazione – costituisce la prova della complicità della chiesa bergogliana al piano di depopolazione perseguito dall’Agenda2030.
Ma se per drammatizzare la pandemia le autorità sanitarie sono giunte a imporre le mascherine e i distanziamenti (del tutto inutili), uccidendo gli anziani e i fragili con farmaci micidiali (come il Propofol o il Rivotril) e la ventilazione forzata, non c’è da stupirsi se questa obbedienza superstiziosa all’antiscienza sia stata propagandata usurpando l’autorità papale per ingannare i fedeli e indurli a danneggiare se stessi e i propri cari.
Senza la farsa delle chiese chiuse, della Comunione amministrata coi guanti, dell’amuchina al posto dell’acqua santa, dei funerali proibiti, delle Confessioni sospese e delle Messe online, la narrazione psicopandemica avrebbe avuto scarsissimo successo (…) presto o tardi arriverà anche un giudizio dal tribunale della Storia: lo stesso giudizio che attende i collaborazionisti del regime sanitario in tutte le nazioni occidentali.
Benedetto XVI diceva che il primo diritto di un essere umano è quello di poter vivere dignitosamente nella terra dove nasce e che il diritto all’immigrazione viene dopo; Bergoglio ha ribaltato questo concetto, facendo dell’accoglienza indiscriminata una sorta di dogma. Esattamente come per il green e il woke. È un papa globalista che benedice il WEF: dove si trova tutto questo nel Vangelo, nella parola di Dio?
La sostituzione etnica mediante invasione incontrollata di immigrati è stata teorizzata dal Piano Kalergi, che prende il nome dal conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, uno dei «padri fondatori» dell’Unione Europea. L’ecumenismo conciliare doveva dare le basi dottrinali a questa operazione di ingegneria sociale, e così è stato.
Per questo Macron ha fatto pressioni sul Collegio Cardinalizio per scongiurare l’elezione del cardinale Sarah, notoriamente contrario alle politiche migratorie globaliste. Per questo Bergoglio ha deturpato Piazza San Pietro con un orrendo monumento all’invasione islamica via mare. Sono tutti esponenti della stessa organizzazione eversiva.
Un Romano Pontefice autenticamente cattolico è consapevole che le proprie parole e le proprie azioni devono essere coerenti con l’intero papato cattolico e con Cristo Sommo Pontefice: eodem sensu eademque sententia, nello stesso senso e con le medesime parole; o come scriveva San Vincenzo di Lerino, quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est: occorre che ciò che noi professiamo sia stato ritenuto tale ovunque, sempre e da tutti. Per questo i Papi – i Papi cattolici, intendo – usano il plurale humilitatis, perché per mezzo loro parla l’intera Chiesa docente.
Questa visione sacrale dell’autorità del Romano Pontefice garantisce che ogni Papa, per essere tale, deve anzitutto custodire e tramandare fedelmente il Depositum Fidei: non deve togliere e aggiungere nulla a ciò che Nostro Signore, Capo della Chiesa, ha stabilito.
Chi modifica, cambia, aggiunge, toglie, rilegge, reinterpreta, tace certezze e insinua dubbi, non parla da Papa, né da Vicario di Cristo, ma agisce a titolo personale e pertanto la sua autorità non è l’autorità di Cristo. Lo ha ammesso Bergoglio stesso, con il suo «Chi sono io per giudicare?». Bergoglio non si considerava né Vicario di Cristo, né Successore del Principe degli Apostoli, né Servo dei servi di Dio: riteneva che il Papato fosse cosa sua, e in questo non era molto diverso da altri suoi immediati predecessori, per i quali le novità e i cambiamenti erano un’abitudine all’insegna del più disinvolto personalismo.
Ma con Bergoglio andiamo ben oltre: nulla di ciò che costituisce anche solo le apparenze esteriori del papato romano è stato risparmiato, sicché ogni esplicitazione esteriore del munus petrinum era in realtà una manifestazione di prepotente egocentrismo, una provocazione, una ostentazione di forza. Basta vedere con quale arrogante orgoglio Bergoglio scandalizzava i semplici, ad iniziare dallo stare in piedi coram Sanctissimo per poi gettarsi carponi davanti a governanti africani o carcerati. Impediva con fastidio di farsi baciare l’anello dai fedeli, (…) umiliando il Pontificato e la Chiesa.
Aiuta Renovatio 21
E sempre sotto l’occhio delle telecamere e dei fotografi, pronti a immortalare «l’umiltà di papa Francesco». Nostro Signore lavò i piedi agli Apostoli, non a Caifa, a Erode o a Pilato: a costoro rispondeva per monosillabi, e non mancava di ricordare loro che non avrebbero avuto alcun potere, se non fosse stato dato loro dal Padre Suo.
Se comprendiamo che Bergoglio aveva un’idea tutta sua del «papato», totalmente aliena al Papato cattolico, comprendiamo anche che è del tutto ragionevole ipotizzare un vitium consensus nell’accettare l’elevazione al Soglio; un vizio che rende l’accettazione del tutto invalida e nulla, perché Bergoglio era convinto che il Papato fosse qualcosa di cui egli poteva disporre a proprio piacimento per distruggere la Chiesa Cattolica.
Come «papa della chiesa sinodale», egli si sentiva autorizzato a predicare il verbo globalista, l’ideologia woke, l’omosessualismo arcobaleno, la frode climatica e pandemica, l’immigrazionismo sfrenato, la morale situazionale e via dicendo. Considerandosi un monarca assoluto, sciolto cioè da ogni vincolo con l’autorità di Cristo, Bergoglio ha svolto il compito assegnatogli dai suoi padroni: dare corpo a una chiesa dell’umanità – auspicata dalla massoneria – totalmente desacralizzata ed orizzontale, globalista, ecumenica e sincretista, green, gender fluid e gay friendly.
Egli ha usurpato l’autorità e il potere del papato romano, asservendolo ai potenti del Nuovo Ordine Mondiale. In questo senso, egli è stato a tutti gli effetti Vicario dell’Anticristo (1Gv 4, 3). Ora la sua eredità è raccolta da personaggi come Pietro Parolin e Matteo Zuppi, Tagle, Grech, Hollerich, i porporati americani della filiera McCarrick e molti altri, tutti emissari della stessa lobby di potere, tutti graditi al Grand’Oriente, a Tel Aviv e a Pechino.
Quale Chiesa ci aspetta? Bergoglio ha nominato la maggioranza dei Cardinali elettori e i Cardinali tradizionalisti, pronti a dare battaglia, si contano sul palmo della mano. Il cardinale Camerlengo Kevin Farrell e il Sostituto della Segreteria di Stato Edgard Peña Parra hanno un potere tale da influenzare il Conclave? Dobbiamo confidare nello spirito Santo?
Lei vede nel Collegio cardinalizio dei Cardinali autenticamente fedeli alla Tradizione? Io no: al massimo, sono conservatori, ma tutti di matrice conciliare. Chi accoglie gli errori del Concilio e della riforma liturgica accetta le premesse ideologiche che hanno condotto a Bergoglio, e non può curare il cancro conciliare semplicemente indossando ogni tanto una cappamagna, ma continuando a riconoscere Bergoglio come Papa e il Novus Ordo come forma ordinaria del Rito Romano.
Il Conclave è lo specchio della situazione disastrata in cui versa l’intera Gerarchia: 108 Cardinali sono stati creati da un usurpatore che non era Papa. Essi cercheranno di perpetuare l’usurpazione bergogliana con un papa che ne raccolga il testimone e porti a termine l’azione distruttrice di Jorge Bergoglio: ammissione delle donne agli Ordini Sacri, abolizione del Celibato sacerdotale, eliminazione della Messa di sempre, cancellazione della Tradizione cattolica, legittimazione della sodomia, obnubilazione della condanna dell’aborto e dell’eutanasia, liceità della manipolazione genetica, democratizzazione del governo della Chiesa, disumanizzazione delle attività intellettuali con l’accettazione della cosiddetta intelligenza artificiale.
Il loro essere eretici, e molti di essi moralmente pervertiti, li rende del tutto estranei all’autorità che usurpano. C’è da sperare che quei pochi Porporati timidamente conservatori si decidano a “dare battaglia”.
Lei mi chiede se dobbiamo confidare nello Spirito Santo. Giova ricordare le parole di Nostro Signore: Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna (Mc 3, 29). Il Catechismo ci insegna che tra i peccati contro lo Spirito Santo vi sono la presunzione di salvarsi senza merito, l’impugnare la verità conosciuta, l’ostinazione nei peccati e l’impenitenza finale.
Ora, non si vede come lo Spirito Santo possa agire su personaggi che considerano tutte le religioni equivalenti, che rifiutano il Magistero perenne e immutabile della Chiesa, che legittimano e incoraggiano i peggiori vizi e che ritengono che non vi sia nulla di cui chiedere perdono a Dio se non la mancata accoglienza dei migranti, il rifiuto del vaccino o le emissioni di CO2. Il Signore non viola il nostro libero arbitrio e lo Spirito Santo non può ispirare chi gli resiste. Ciò non toglie che si debba pregare per queste anime, perché si convertano, si pentano e facciano penitenza.
Molti osannano Bergoglio, ma non ha forse agito promuovendo i corrotti e togliendo di mezzo chi lo contraddiceva, lo intralciava, chi si ostinava a seguire la parola di Dio? Per Bergoglio sono tutti fratelli, tutti sono degni di accoglienza, tranne coloro che seguono il Vangelo, che si oppongono alle sue eresie, o che mettono in discussione il Concilio Vaticano II e le sue conseguenze per la Chiesa e la fede cattolica?
Chi osanna Bergoglio non può dirsi cattolico, come chi vuole domare un incendio non può incoraggiare e apprezzare di chi lo ha appiccato e alimentato. Ma la rivoluzione non è iniziata con Bergoglio, ma con Giovanni XXIII e con il Concilio. Sono sessant’anni che da tutti i pulpiti viene fatta una propaganda ereticale martellante, con riti irriverenti e protestantizzati, con critiche al passato della Chiesa e con la riabilitazione di eresiarchi e apostati.
E sono sessant’anni che le pochissime voci dissenzienti sono perseguitate, ostracizzate e scomunicate per non aver voluto mercanteggiare il Magistero Cattolico con promozioni e potere. Io ho capito questa frode solo in tempi recenti, ma ho avuto la coerenza di trarne le dovute conseguenze e denunciare non solo la corruzione morale, ma anche e soprattutto le deviazioni dottrinali che sempre si accompagnano a quella. Non riuscirei più a celebrare la Messa riformata, dopo aver compreso perché essa è stata voluta contro la Messa tradizionale.
Se l’ho fatto io, perché non lo possono e non lo vogliono fare i miei Confratelli?
Manipolare, mistificare, ingannare, far apparire bene ciò che è male è tipico del demonio. Dalla Pachamama a Fiducia Supplicans, da Fratelli Tutti al Sinodo, da «Gesù quel giorno faceva un po’ lo scemo» a Maria Santissima che era umana e che sotto la croce forse diceva «Bugie! Sono stata ingannata!». È tutto così chiaro, come è possibile che i sacerdoti e i fedeli siano stati ingannati da tutto questo?
Sacerdoti e fedeli sono stati abituati a praticare l’obbedienza senza distinzione, facendone un fine e non un mezzo. L’obbedienza non è un bene in sé: è un bene se si obbedisce a un’autorità legittima per un ordine legittimo; è un male se si obbedisce a un’autorità illegittima o a un ordine illegittimo. Trasformare l’obbedienza in un fine, quand’essa è un mezzo ordinato ad un fine superiore, è un grave errore che, se compiuto consapevolmente, diventa anche un peccato.
Nel considerare l’obbedienza, troppo spesso dimentichiamo che non vi è solo l’obbligo da parte del suddito di obbedire al superiore, e solo nelle questioni su cui egli ha autorità e senza mai disobbedire a Dio; ma vi è anche il dovere del superiore di impartire ordini legittimi e finalizzati al bene. Chi abusa della propria autorità pretendendo un’obbedienza acritica dai suoi sudditi per un fine illecito – come costringere i fedeli a compiere peccati contro la Fede o la Morale, o comunque obbligarli a disobbedire alla Chiesa e a Dio – rende odiosa l’autorità che esercita illecitamente e disobbedisce a sua volta a Colui che lo ha costituito in autorità.
Purtroppo l’ignoranza del Catechismo e dei rudimenti della Religione Cattolica è stata imposta proprio da chi sapeva bene che un popolo istruito avrebbe saputo disobbedire e ribellarsi ai falsi pastori e alle loro false dottrine. E dopo sessant’anni ne vediamo i risultati: i fedeli cattolici e moltissimi sacerdoti credono che l’obbedienza verso l’autorità ecclesiastica sia doverosa senza alcuna limitazione. Ma così si è legittimata la tirannide, e Bergoglio è stato un tiranno a pieno titolo.
La sospensione della scomunica al gesuita Rupnik, la promozione di sodomiti notori, la protezione di pedofili e predatori sessuali è solo una manifestazione dell’assolutismo degno di un satrapo babilonese, così come la persecuzione dei suoi avversari contro il diritto e contro la giustizia.
Io ho sempre sostenuto che quello europeo, quello della UE, è un disegno satanico, ho commesso peccato?
Commetterebbe peccato se non considerasse satanico il progetto sinarchico della Unione Europea e dell’élite globalista. Non dimentichiamo che l’ideologia che sta alla base del Nuovo Ordine Mondiale è essenzialmente luciferina e anticristica. O, come ha detto eufemisticamente Ursula von der Leyen, «di ispirazione talmudica».
Cosa dobbiamo fare, noi cattolici a cui Dio ha concesso la grazia di comprendere l’inganno del demonio? Restare nella Chiesa Cattolica, continuare a frequentare le Messe e a ricevere i Sacramenti? Oppure allontanarcene per seguire i sacerdoti fedeli alla parola di Dio? Perché là fuori c’è di tutto, perfino chi fa incetta di «fedeli» proclamando di essere in contatto diretto con la Madonna. Il Demonio è sempre in agguato, i fedeli sono spaesati e rischiano di disperdersi, lei che è un buon pastore, come guiderebbe il gregge?
Non dobbiamo commettere l’errore di credere che un Cattolico, per rimanere tale, debba allontanarsi dalla Chiesa: sono gli eversori che la occupano che devono esserne cacciati e non i fedeli, che invece hanno pieno diritto di restarvi. Il pascolo e l’ovile non si cambiano: sono da cambiare i mercenari e i falsi pastori. I fedeli, quali pecore che riconoscono la voce del loro Pastore, devono piuttosto esercitare quel discernimento che è indispensabile nei tempi di crisi: riconoscere i buoni sacerdoti e sostenerli, materialmente e con la preghiera, perché prima o poi tornerà il Padrone della messe e finirà questa situazione assurda.
Quel che è certo è che occorre iniziare a non dare alcun aiuto a chi, nella Chiesa, appoggia gli errori della setta che la occupa: né offerte, né donazioni, né otto per mille. E se nella propria parrocchia il parroco è un eretico, non la si deve frequentare né per la Messa né per altro.
Va tenuto anche presente che, in una situazione di crisi, è fisiologico che si creino delle nicchie di anarchia non solo nell’istituzione, ma anche sul fronte opposto. Il Demonio non smette mai di seminare zizzania, né di corrompere anche le migliori intenzioni facendo leva sulle meschinità e sulle debolezze umane. Se guardiamo a chi oggi trova visibilità mediatica – non credo occorra fare dei nomi – ci rendiamo conto che il Sistema ha tutto l’interesse di convogliare l’opposizione verso figure di gatekeeper, di fatto vanificando e frustrando ogni resistenza.
Ma la resistenza vera – come quella di Sant’Atanasio, di cui abbiamo festeggiato la memoria liturgica la settimana scorsa – esiste eccome, anche se silenziosa o poco nota.
È il pusillus grex, il piccolo gregge sparso nel mondo al quale il Signore rivolge le Sue parole di consolazione e di speranza: Non temere: Io ho vinto il mondo (Gv 16, 33).
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Spirito
Messa tradizionale: dal rifiuto alla convivenza, si evita lo stesso problema
Thomas Reese, una voce influente del progressismo americano
Padre Thomas J. Reese non è né un oscuro editorialista né un ecclesiastico con una carica ufficiale in ambito liturgico. Nato nel 1945, è entrato nell’ordine dei Gesuiti nel 1962 ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. È una delle figure più note del progressismo cattolico americano. È stato vicedirettore della rivista gesuita America dal 1978 al 1985 e poi direttore dal 1998 al 2005. Il suo abbandono della direzione è avvenuto dopo diversi anni di tensione con la Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal Cardinale Joseph Ratzinger, in merito alla pubblicazione di articoli che contestavano la dottrina della Chiesa. In seguito è diventato editorialista e poi analista per il National Catholic Reporter, prima di essere nominato analista senior del Religion News Service, una delle principali agenzie di stampa religiose americane. Autore di diversi libri sulle conferenze episcopali, sull’organizzazione della Chiesa e sul funzionamento del Vaticano, viene spesso interpellato dai media per commentare le questioni di attualità del cattolicesimo. Nel 2014, Barack Obama lo ha anche nominato membro della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale, che ha presieduto dal 2016. Le sue osservazioni, pertanto, non implicano alcuna autorità ecclesiastica, ma rappresentano una corrente influente all’interno del cattolicesimo americano e ci permettono di valutare la persistente ostilità di certi ambienti nei confronti della liturgia tradizionale.Sostieni Renovatio 21
La Messa tradizionale, questo «zombie» che si rifiuta di morire
Il titolo scelto da Padre Reese non lascia spazio ad ambiguità: Perché odio la vecchia Messa latina. Il testo assume la forma di una confessione immaginaria, in cui il gesuita interpreta il ruolo del penitente. Fin dalle prime righe, ammette di aver espresso il suo «odio per la vecchia Messa». Poi segue la similitudine, pensata per fare impressione: «La vecchia Messa in latino è come uno zombie. Pensavamo fosse morta, ma continua a tornare». Padre Reese ricorda il passaggio dal latino all’inglese nel 1964: «Pensavamo che sarebbe scomparsa», o che i fedeli si sarebbero accontentati di «una versione latina della nuova liturgia». Ma, osserva con sgomento, «Non è successo niente del genere». Il termine «zombie» rivela il presupposto di fondo dell’intera riforma: la Messa tradizionale doveva morire. La sua continua esistenza da allora non è vista come una testimonianza della sua fecondità, ma come l’anomalo ritorno di ciò che i riformatori credevano di aver definitivamente seppellito. Il gesuita chiarisce di non avere nulla contro i fedeli legati a questa liturgia: «Molti sono brave e pie persone. Trovano nutrimento spirituale nella loro Messa». «Ma questa concessione è immediatamente accompagnata da un giudizio condiscendente: «Con una catechesi migliore, credo che apprezzerebbero la nuova liturgia». Se questi fedeli preferiscono la Messa tradizionale, è quindi perché non sono ancora stati adeguatamente preparati alla riforma.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Dall’obbedienza al cambiamento costante
Don Thomas Reese ammette, tuttavia, di aver amato lui stesso la Messa tradizionale. Vi partecipava quotidianamente durante la sua giovinezza e la seguiva senza difficoltà in un messale bilingue. Quando entrò nel noviziato, nel 1962, pensava che sarebbe rimasta la Messa della sua vita. Perché allora ne accettò l’abbandono? La sua ragione principale non era dottrinale, ma disciplinare: «Se la Chiesa dicesse che la Messa deve essere in inglese, ci inchineremmo e lo faremmo senza discutere». Critica quindi i cattolici legati alla Tradizione per non praticare la stessa obbedienza: «Se vogliono essere tradizionalisti, dovrebbero obbedire al Concilio e ai papi che hanno promosso la liturgia in lingua volgare». La questione del valore intrinseco della riforma viene quindi respinta. Ciò che la Chiesa aveva venerato per secoli poteva essere abbandonato quasi all’istante non appena l’autorità avesse dato l’ordine. E poiché l’obbedienza funge da test, ulteriori modifiche possono sempre essere imposte utilizzando lo stesso metodo. Il principio generale, inoltre, è chiaramente formulato dal gesuita: «La Messa è cambiata costantemente nel corso della storia. La nostra tradizione è quella di cambiare». L’evoluzione organica della liturgia diventa così una giustificazione per gli sconvolgimenti orchestrati da alcune Commissioni. Il cambiamento non è più il risultato di un lento e omogeneo sviluppo del rito ricevuto; esso stesso diventa la norma. Siamo immersi nel modernismo evoluzionistico.Aiuta Renovatio 21
Una riforma che deve continuare
Padre Reese non si limita a difendere il Messale di Paolo VI contro la Messa tradizionale; chiede che la trasformazione della liturgia continui. Desidera una nuova traduzione inglese del Messale, una prefazione specifica per ogni domenica e nuove preghiere eucaristiche ispirate a ciascuno dei Vangeli o alle Epistole di San Paolo. Si rammarica che coloro che auspicano «nuove riforme liturgiche» non riescano più ad attirare l’attenzione. Ammette persino di provare invidia per i sostenitori della Messa tradizionale: «Sono così ben organizzati che, pur essendo pochi, ricevono un’enorme attenzione da parte dei vescovi e dei media». La vecchia Messa, quindi, non è odiata solo per il suo linguaggio o le sue cerimonie, ma perché persiste. La sua permanenza contraddice il concetto di una liturgia infinitamente trasformabile. Questa opposizione si estende anche alla dottrina della Messa. Padre Reese afferma: «Nell’Eucarestia preghiamo con Gesù, non Gesù». Sostiene inoltre che prima della riforma «eravamo praticamente all’oscuro dello Spirito Santo». Tali affermazioni accusano ingiustamente secoli di liturgia cattolica e rivelano la nuova concezione del culto che accompagna il rifiuto del rito tradizionale.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il cardinale Sarah condanna la «guerra» liturgica
Il 27 agosto, il cardinale Robert Sarah ha espresso un’opinione quasi diametralmente opposta su Il Giornale. L’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino attribuisce l’avversione al latino e al canto gregoriano a «certi circoli culturali autoreferenziali». Questa ostilità gli sembra «più psicologica che realmente fondata» e principalmente generazionale: «Quando la generazione del ’68 non ci sarà più, anche queste infondate posizioni unilaterali scompariranno». Il contrasto con padre Reese è sorprendente. Il gesuita, entrato nel noviziato nel 1962, incarna proprio quella generazione che conosceva la vecchia Messa, ne ha accettato la scomparsa e fa del cambiamento liturgico un principio. Il cardinal Sarah, d’altro canto, rende omaggio ai fedeli che devono percorrere lunghe distanze per trovare una Messa tradizionale: «Non posso che ammirare questa grande espressione d’amore per Dio». Sottolinea inoltre che «il fenomeno si sta diffondendo sempre di più». La Messa che don Reese credeva morta sta quindi attirando sempre più fedeli, famiglie e giovani sacerdoti. Il prelato, infine, esprime un giudizio molto severo su Traditionis Custodes. Ha giudicato la decisione di Francesco «né saggia né rispettosa», soprattutto perché presa mentre Benedetto XVI era ancora in vita.Un rito che «conserva e promuove la fede»
Il cardinale afferma che l’accesso a una liturgia tramandata da secoli non dovrebbe dipendere da decisioni amministrative arbitrarie: «L’accesso a forme rituali riconosciute che esistono da secoli non può mai essere artificialmente limitato da decreti». Collega direttamente la vitalità di un rito alla sua capacità di trasmettere la fede: «Se un rito non servisse alla fede, morirebbe da solo». Ma se «conserva e promuove la fede», aggiunge, limitarlo equivarrebbe a ostacolare «la conservazione e la diffusione della fede stessa». Il rito, che padre Reese ha definito uno «zombie», diventa, secondo il cardinal Sarah, una liturgia viva che nutre e trasmette la fede. Ciò che il primo vorrebbe veder scomparire è ciò che il secondo ammira per la sua fecondità. Il cardinale conclude condannando fermamente l’atteggiamento delle autorità che perseguitano i fedeli legati alla vecchia Messa: «Non possiamo, come Chiesa, muovere guerra a coloro che partecipano devotamente alla Messa». Un tale atteggiamento è, a suo avviso, «miope e del tutto ideologico», «non pastorale e anticristiano», e infine, «dannoso e distruttivo per la Chiesa». Queste parole sono vere. Non si può che concordare con la condanna della guerra condotta contro i sacerdoti e i fedeli a causa del loro attaccamento alla liturgia tradizionale. Ma il cardinal Sarah non affronta la questione essenziale.La coesistenza dei riti non è la soluzione
Per il cardinale Sarah, il conflitto potrebbe essere superato permettendo ai fedeli di scegliere pacificamente tra le due liturgie. Attribuisce quindi a Benedetto XVI l’intenzione di permettere al popolo cristiano, «nel corso dei decenni», di determinare quale forma si adattasse meglio al suo modo di vivere la fede. Riassume la questione parlando dei fedeli che «preferiscono una forma all’altra». Tuttavia, l’attaccamento alla Messa tradizionale in latino non è una questione di preferenza personale tra due espressioni ugualmente appaganti della stessa fede. Non si tratta di scegliere tra il latino e la lingua volgare, tra il canto gregoriano e gli inni moderni, tra una celebrazione silenziosa e una liturgia più comunitaria. Il problema è dottrinale. La Fraternità San Pio X, dal canto suo, non ha mai chiesto che al rito tradizionale venga dato un posto accanto al nuovo rito, come una sensibilità tra le altre. Non cerca la pacifica coesistenza di due riti opposti nei princìpi e nelle espressioni. Essa sostiene che il Novus Ordo stesso presenta gravi carenze che mettono a repentaglio la piena espressione della fede cattolica nella Messa. La soluzione non sta nell’organizzare in modo permanente la coesistenza delle due liturgie, ma esige che sia riconosciuta la natura problematica della riforma stessa.Aiuta Renovatio 21
La Messa antica come correttivo del nuovo rito?
Il cardinal Sarah ritiene che l’apertura introdotta da Benedetto XVI abbia avuto «un’influenza positiva», persino una «correzione», su certi abusi commessi nella celebrazione del nuovo rito. Aggiunge: «Molti sacerdoti testimoniano che la scoperta della forma straordinaria li ha aiutati a celebrare meglio». Ma si premura subito di precisare che gli abusi, anche quelli molto gravi, non possono essere attribuiti alla forma ordinaria in sé: «Non possiamo mai identificarli con la forma ordinaria in sé». Questo è il limite stesso della sua diagnosi. La Messa tradizionale viene accettata perché può contribuire a rendere il nuovo rito più dignitoso, più contemplativo e più conforme alle sue rubriche. Diventa uno strumento per correggere o arricchire la riforma liturgica. Ma perché il rito tramandato attraverso secoli di Tradizione dovrebbe servire da correttivo a quello che pretendeva di sostituirlo? E se il nuovo rito deve ereditare dal vecchio il senso del sacro, la riverenza, il silenzio, l’orientamento verso Dio e la più chiara espressione del sacrificio, non dovremmo forse esaminare proprio ciò che gli manca? Parlare solo di abusi consente di non mettere mai in discussione la riforma. Tutto ciò che è sbagliato viene attribuito ai celebranti, mentre tutto ciò che appartiene ai libri liturgici stessi viene dichiarato irreprensibile. La crisi diventa un incidente esterno al nuovo rito, anche se si è diffusa con esso in tutta la Chiesa latina. Due risposte opposte, un principio preservato. Don Reese e il Cardinale Sarah sono dunque veramente in disaccordo sul destino della Messa tradizionale in latino. Il primo vorrebbe che scomparisse, il secondo che fosse autorizzata. Il primo considera il suo ritorno quello di uno “zombie”, il secondo lo vede come «una grande espressione d’amore per Dio». Ma entrambi hanno lasciato intatto il principio della riforma di Paolo VI. Thomas Reese ne ha auspicato lo sviluppo, mentre il Cardinal Sarah ne ha deplorato gli abusi e ha voluto riequilibrarla con la vecchia liturgia. Nessuno dei due ammette che il nuovo rito possa essere viziato nella sua stessa struttura. La confusione, quindi, non può che continuare. Alcuni chiederanno sempre ulteriori adattamenti, mentre altri cercheranno di celebrare in modo più degno un rito che si rifiutano di mettere in discussione. Le autorità romane alterneranno tolleranza e restrizione della Messa tradizionale.Risalire alla causa
Già nel 1969, i cardinali Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci avvertirono Paolo VI che il Novus Ordo Missæ «rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella sessione XXII del Concilio Tridentino». La loro critica non era rivolta a poche stravaganze estranee al messale; riguardava il rito stesso: la soppressione e le modifiche delle preghiere, l’indebolimento dell’espressione del sacrificio propiziatorio, la moltiplicazione delle opzioni, il nuovo ruolo attribuito all’assemblea e il desiderato riavvicinamento alle forme del culto protestante. Fintanto che questa critica intrinseca verrà respinta, il dibattito rimarrà distorto. La Messa tradizionale è talvolta perseguitata come l’imbarazzante retaggio di un’epoca passata, talvolta tollerata come una legittima preferenza. Al contrario, essa deve essere riconosciuta per quello che è: il rito romano ricevuto e trasmesso dalla Chiesa, sicura espressione della fede cattolica e baluardo contro le ambiguità che hanno invaso il culto sin dalla Riforma. La soluzione non è né la scomparsa auspicata da padre Reese, né la coesistenza proposta dal cardinal Sarah. Il rito tradizionale e il nuovo rito non sono due espressioni equivalenti tra cui i fedeli possono scegliere secondo la propria sensibilità, e organizzare la propria convivenza non fa altro che perpetuare la crisi liturgica. Senza mettere in discussione il Novus Ordo in sé, si possono denunciare gli abusi, incoraggiare il latino, ripristinare il canto gregoriano e concedere qualche dispensa. Nulla si risolverà. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
«Parodia gnostica della fede»: mons. Viganò condanna la chiesa «panenteista»
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha condannato quanto scritto in un nuovo documento vaticano che sembra elogiare il panenteismo, un’eresia che, come nelle religioni orientali, offusca la distinzione essenziale tra Creatore e creazione.
Il documento dall’ovvia matrice ecologica che infetta gli ultimi due papati si chiama «“Prendersi cura della nostra Casa comune”: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario». Uscito ad agosto, su Renovatio 21 ne avevamo scritto per i suoi accenti ecofascisti, arrivando persino a parlare di «antropocentrismo predatorio».
Il testo, al punto 52, critica la «comprensione immanentistica del cosmo» per poi esaltare l’alternativa escogitata dal Vaticano conciliare: «altri orientamenti filosofici e una parte della teologia contemporanea propendono piuttosto per il panenteismo» scrive il documento redatto dalla Commissione Teologica Internazionale.
Sostieni Renovatio 21
«Secondo questa prospettiva, il mondo esiste in Dio, mentre Dio, nello stesso tempo, lo trascende. A differenza del teismo classico, che spesso enfatizza la distinzione tra Dio e la creazione, e del panteismo, che identifica Dio con il mondo, il panenteismo coniuga l’immanenza e la trascendenza divine. Questa prospettiva offre un quadro interpretativo per comprendere come Dio possa essere intimamente presente in ogni aspetto della realtà senza determinarlo in modo coercitivo».
«Dio, nella sua misericordia gratuita, apre uno spazio a una creazione che è genuinamente distinta da Lui, al tempo stesso che continua a esserne il fondamento che la sostiene» cerca di spiegare il documento del Sacro Palazzo.
È da qui che parte monsignor Viganò nel suo commento di condanna.
«La legittimazione del panenteismo da parte della Santa Sede non rappresenta un innocuo aggiornamento pastorale, bensì il culmine coerente di quella deriva modernista secolare che mira a dissolvere la Redenzione nel panteismo gnostico e la Grazia nell’autosufficienza pelagiana» ha scritto Sua Eccellenza su X.
«Se il cosmo viene dichiarato intrinsecamente divino e l’umanità si redime attraverso il divenire di un’evoluzione collettiva, la Croce perde la sua tragica necessità e la Chiesa si riduce a cortigiana della storia, un’inutile agenzia di servizi sociali al servizio degli interessi del mondo».
«Contro questa sottile parodia gnostica della fede, che deifica la materia solo per celare la ferita del peccato originale e sminuire la Maestà divina, i cattolici sono chiamati oggi più che mai al dovere della resistenza» aggiunge il già nunzio apostolico negli USA.
«È necessario istruirsi e riaffermare con fermezza l’assoluta trascendenza del Creatore, la drammatica realtà della Caduta e la perfetta adeguatezza del Sacrificio di Cristo. In questo modo ogni fedele può contribuire a superare la grave crisi dell’autorità petrina che la Chiesa sta vivendo oggi, con l’incrollabile certezza che, nonostante i temporanei tradimenti delle sue gerarchie, le porte dell’inferno non prevarranno»
«La legittimazione del panenteismo da parte della Santa Sede non rappresenta un innocuo aggiornamento pastorale, bensì il culmine coerente di quella deriva modernista secolare che mira a dissolvere la Redenzione nel panteismo gnostico e la Grazia nell’autosufficienza pelagiana.… pic.twitter.com/y4FgKHxNz2
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) September 8, 2026
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il panenteismo è una posizione teologica secondo cui Dio compenetra ogni parte dell’universo e ne estende la propria esistenza nel tempo e nello spazio, ma allo stesso tempo trascende l’universo stesso, non identificandosi completamente con esso. È una via di mezzo tra il teismo classico, per cui Dio è separato e distinto dal mondo, pur avendolo creato e governandolo, e iil panteismo, per cui Dio è l’universo stesso, senza alcuna trascendenza (cioè, divinità e cosmo coincidono).
Nel panenteismo (letteralmente «tutto-in-Dio»), il mondo esiste «in» Dio, come una sorta di sua manifestazione o dimensione, ma Dio è “di più” e non si esaurisce nel mondo. È una visione associata soprattutto alla cosiddetta process theology – un movimento teologico nato nell’alveo luterano che vede Dio non come un essere statico e immutabile, ma come un’entità dinamica che partecipa al divenire del mondo e ne viene influenzata – e a correnti della teologia protestante liberale, oltre che ad alcune tradizioni indù e buddiste e a filosofi come lo Hegel.
Molti teologi e filosofi considerano il pensiero del teologo Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) come tendente al panenteismo, anche se lui stesso non si definì mai esplicitamente tale e la sua opera ha ricevuto interpretazioni diverse. La sua visione cosmica descrive un universo in evoluzione verso il «Punto Omega», identificato con Cristo cosmico, verso cui converge tutta la creazione.
Per il Teilhardo, Dio non è solo il creatore trascendente all’inizio del processo, ma è anche la meta immanente che attrae e compenetra l’evoluzione dall’interno. Parla di una «cristogenesi» in cui la materia stessa è intrisa di una dimensione spirituale («dentro» delle cose), e l’intero cosmo è in qualche modo “divinizzato” attraverso il processo evolutivo. Il concetto di «milieu divin» (il titolo di una sua opera celebre, tradotto in Italia come L’Ambiente divino, 1927) suggerisce che Dio permea l’intera realtà, dando l’idea di un’immanenza molto forte, più di quanto la teologia cattolica classica sia disposta ad accettare.
Il Sant’Uffizio emise un monitum (avvertimento, non una condanna formale di eresia) nel 1962, segnalando ambiguità dottrinali e imprecisioni nelle sue opere, invitando alla cautela nell’uso dei suoi scritti nei seminari e nelle scuole cattoliche. Non fu mai dichiarato eretico, e negli anni successivi diversi papi conciliari – Paolo VI, Giovanni Paolo II e soprattutto Francesco, che lo ha citato positivamente nell’enciclica Laudato si’ – ne hanno riconosciuto il valore spirituale e intellettuale, pur senza sciogliere del tutto le ambiguità teologiche legate al suo linguaggio su Dio, materia ed evoluzione.
Il Teilhard è citato, in nota, anche nel documento della Commissione teologica. «In questa prospettiva va accolto il contributo di P. Teilhard de Chardin» scrive la nota 184, che si riferisce al concetto espresso al punto 107 di «Illuminazione Eucaristica»: «Questa funzione dell’essere umano tra le altre creature e il compimento del disegno di Dio trova la sua ispirazione più profonda nella celebrazione dell’Eucarestia: l’essere umano offre in Cristo la creazione a Dio e, in cambio, implora la benedizione di Dio in Cristo per tutte le cose. Cristo è in questo modo l’asse della maturazione del mondo».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Va notato che non esiste una condanna formale e specifica del panenteismo come tale, cioè non è mai stato nominato ed espressamente anatemizzato con questo termine in un documento magisteriale ufficiale (concilio, enciclica dogmatica).
Posizioni panenteiste, quando implicano una compromissione della trascendenza divina o una confusione tra la sostanza di Dio e quella del mondo, sono generalmente considerate incompatibili con la dottrina cattolica classica, che insiste sulla distinzione ontologica tra Creatore e creatura (Dio crea ex nihilo, non «emana» se stesso nel mondo). In passato teologi cattolici hanno guardato con cautela o criticato alcune forme di teologia processuale proprio per le loro implicazioni panenteiste.ù
Non è sempre chiaro al lettore la linea di divisione tra il panenteismo e il panteismo, e anzi si può pensare che il primo sia una solo una transizione verso il secondo, come la droga leggera come accesso per la droga pesante: è la Finestra di Overton per la decristianizzazione, la decattolicizzazione del cattolicesimo.
Il panteismo è stato condannato esplicitamente, ad esempio dal Concilio Vaticano I (1870), che ribadisce la distinzione sostanziale tra Dio creatore e il creato.
Il fondatore di Renovatio 21 ha trattato il tema del panteismo e dei suoi aspetti oscuri più di una decade fa nel libro Contro il Buddismo (2012) nel capitolo «Aspetti e maschere del nulla buddista», magari con linguaggio sinestetico che ora riformulerebbe.
Riguardo alla religione orientale e al tema di Creatore e creazione, l’autore scriveva: «In pratica, la domanda fondamentale che tanto tormenta l’umano pensiero – «da dove vengo?» – viene accuratamente lasciata senza risposta. Le conclusioni che ne tira uno, è che quindi l’universo sia tutto un grande sistema dove tra creatore e
creatura, tra madre e figlio, tra questo e quello, non c’è questa grande differenza. Il termine tecnico è “emanazionismo”: tutto è “emanazione” di qualcosa, un prodotto aleatorio non interamente distinguibile dal suo originatore. Un po’ come l’odore, che, appunto, emanano certe cose – l’odore altro non è che uno sciamo di atomi che
lasciano la materia per vagolare nell’aria».
«Il buddismo se ne infischia del creatore, e, quel che è davvero pericoloso, nulla gli importa nemmeno della creatura, che alla fine non è che un vago e microscopico accidente cosmico. E come tale vale poco, anzi vale come tutto il resto dell’universo, cioè nulla. “I destini degli esseri sono simili ad un sogno […]
comprendiamo, fratelli miei, che tutto è vuoto, come lo spazio”».
«Possiamo capire quali sono le conseguenze di tutto questo. Innanzitutto, la spersonalizzazione. Nel cosmo di Budda, noi non siamo persone, e forse nemmeno individui, ma inspiegabili combinazioni transitorie di questo Uno impersonale: espressioni momentanee e transeunte dell’Essere, che in realtà è un divenire, o neanche quello perché tutto è Illusione, il peto del nulla dentro un’automobile lanciata verso il niente…» scriveva il Dal Bosco.
«Per la sensibilità europea, e non solo per quella, le cose stanno diversamente. La persona, con la sua responsabilità e dignità, è forse il fondamento primo della civiltà. I popoli del primo mondo attorno alla persona ci hanno costruito tutto: la famiglia, la democrazia, il pensiero, il diritto. La persone è il cardo attraverso cui scorre la vita sociale dell’occidente. Che si crederebbe ricco, saggio e libero, se si rifiutasse di credere alla persona».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
«Comprendiamo bene come invece la sua cancellazione sia diretto effetto dell’emanazionismo. L’emanazionismo, che come un ubriaco in fase terminale fatica a discriminare tra soggetto e oggetto, non può accordare autonomia ad un essere umano: egli altro non è che la risultante di un milioni di concause diverse, l’anello di congiunzione passeggero e insignificante delle infinite catene che girano attorno all’inarrestabile ruota dell’universo».
«Di più: nell’emanazionismo (che beninteso non è prerogativa del buddismo, ma al quale quest’ultimo aggiunge il suo efferato afflato nichilista) manca quella cosa senza la quale qualsiasi famiglia non va avanti: l’amore. L’amore del padre per il figlio, e del figlio per il padre. Il creazionismo vede le parti legate da un rapporto preciso: la creatura esiste perché è stata voluta dal creatore. E il creatore è spesso oggetto della gratitudine della creatura…»
Il risultato del panteismo è quindi la fine del Dio padre, e dell’uomo come suo figlio, come Imago Dei. Per il pensiero panteista, « davvero Dio è morto, l’uomo è morto, tutto è morto. Come nelle ossessioni dei malati depressi, tutta la realtà è considerata come un inutile miraggio mortifero».
La Chiesa conciliare, depressa e suicida, ci sta con evidenza portando lì: vuole dissolvere Dio nell’universo come nell’acido, vuole uccidere Dio, sacrificarlo una volta per tutte, senza significato, senza resurrezione, senza perdono.
Messa così, è difficile non vedere chi possa esservi dietro anche questa mutazione teologica. La chiesa diverrà ancella del Regno sociale di Satana? Sembrerebbe, ma, alla fine, mai sarà davvero così: portae inferi non praevalebunt adversus eam.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Cardinale Burke: L’immoralità sessuale odierna assomiglia a Sodoma e Gomorra
Cardinal Burke Warns Today Resembles Sodom and Gomorrah
“God looked upon man and the way he was living, and he was doing everything but what God wanted. The Scriptures say that it made God sorry that he had made man. Because man has free will, he can go away from God. And at… pic.twitter.com/z6vzg7he33 — Shawn Ryan (@ShawnRyan762) September 8, 2026
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
;FEDE SCIENZA E COSCIENZA video integrale del Convegno di Renovatio 21 su vaccini e cellule di feto abortito. Relatori: S.E.R. Cardinale Raymond Leo Burke ; Dr.ssa Theresa Deisher, ricercatrice e scienziata, Direttrice del Sound of Choice Pharmaceutical Institute; Dr.ssa Debi… pic.twitter.com/JajXVXJYXa
— Renovatio 21 (@21_renovatio) January 6, 2025
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faLo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
-



Bioetica1 settimana faMorte a Venezia. E inferno sulla Terra senza soprannaturale
-



Salute2 settimane faI malori della 35ª settimana 2026
-



Oligarcato1 settimana faOrganizzazioni del controllo globale
-



Bioetica2 settimane faGruppo satanico pubblica video di un rituale abortivo in bagno
-



Spirito2 settimane faPapa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede
-



Gender1 settimana faMons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?
-



Vaccini6 giorni faScienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»














