Geopolitica
Maduro libera 6 americani imprigionati in Venezuela
Sei americani rilasciati dalla prigione in Venezuela e sono partiti per gli Stati Uniti con Richard Grenell, inviato di Washington per le missioni speciali sotto il presidente Donald Trump.
Il diplomatico ha incontrato il presidente venezuelano Nicolas Maduro in una mossa a sorpresa, nel contesto di relazioni tese tra Washington e Caracas.
I nomi dei sei non sono stati resi pubblici, ma Grenell ha pubblicato su X immagini mentre erano a bordo del jet, vestiti con le divise azzurre apparentemente utilizzate dal sistema carcerario venezuelano, con un video in cui i liberati ringraziano il presidente Trump, che è in viva voce dal telefono del Grenell. «We love you Trump!» dice uno degli ex detenuti.
«Siamo partiti e diretti a casa con questi sei cittadini americani», ha scritto il Grenell, aggiungendo che gli uomini avevano parlato con Trump e lo avevano ringraziato per il rilascio.
“Hello. I’m an American diplomat sent by President Trump and I’m here to bring you home.” pic.twitter.com/mMJ7nDu88s
— Richard Grenell (@RichardGrenell) February 1, 2025
We are wheels up and headed home with these 6 American citizens.
They just spoke to @realDonaldTrump and they couldn’t stop thanking him. pic.twitter.com/sCvCO4HQQv
— Richard Grenell (@RichardGrenell) February 1, 2025
It is not lost on me that most of the DC media failed to tell the truth about their partnership with the Biden Regime.
Why else would they not criticize the failure of the Biden Administration to even visit Americans in prison in Venezuela?
The diplomatic standard is a… pic.twitter.com/k3Mr5MFET2
— Richard Grenell (@RichardGrenell) February 1, 2025
Welcome Home!
SGTnewsNetwork
“The six Americans who were freed from Venezuela tonight by President Trump and Richard Grenell were surprised with a phone call from Trump himself.
“We love you President Trump! Thank you so much!”” pic.twitter.com/Ub630FyKBE
— SweetPeaBelle (@SweetPeaBell326) February 1, 2025
Il presidente degli Stati Uniti ha applaudito l’iniziativa in un post sulla sua piattaforma Truth Social, ringraziando Grenell e l’intero team per aver riportato a casa «sei ostaggi dal Venezuela».
Secondo la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, l’incontro è stato condotto su richiesta del governo degli Stati Uniti «in conformità con i principi di rispetto reciproco». Rodriguez ha sottolineato che le parti hanno discusso diverse questioni, tra cui l’immigrazione e le sanzioni statunitensi sul paese, nonché «gli americani coinvolti in crimini sul territorio nazionale» e «l’integrità del sistema politico venezuelano».
Allo stesso tempo, il Venezuela ha sottolineato il suo impegno per la pace, il dialogo e il rispetto della sovranità, esprimendo al contempo il suo interesse a mantenere aperti i canali diplomatici con Washington.
All’inizio di questa settimana, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva detto che Grenell era stato inviato in Venezuela, aggiungendo che l’inviato era stato incaricato di risolvere la questione dell’espulsione dei cittadini venezuelani dagli Stati Uniti, nonché di garantire il ritorno dei detenuti statunitensi dal paese sudamericano.
La Casa Bianca ha tuttavia sottolineato che la visita di Grenell a Caracas non deve essere interpretata come un’accettazione da parte degli Stati Uniti della legittimità del presidente venezuelano.
Mercoledì, l’amministrazione Trump ha revocato un’estensione delle protezioni di deportazione che era stata estesa a più di 600.000 venezuelani già negli Stati Uniti sotto Joe Biden. Il mese scorso, Leavitt ha annunciato che 538 criminali immigrati clandestini, tra cui quattro membri della gang Tren de Aragua, che si ritiene abbia avuto origine in Venezuela, erano stati arrestati negli Stati Uniti.
I due Paesi sono da tempo in disaccordo, con Washington che ha ripetutamente sostenuto il cambio di regime nella nazione sudamericana. Nel 2019, gli Stati Uniti hanno riconosciuto Juan Guaido, allora capo dell’Assemblea nazionale del Venezuela, come legittimo presidente ad interim del paese, pur sostenendo l’opposizione. Nell’agosto 2024, la Casa Bianca ha anche riconosciuto Edmundo Gonzalez, il principale rivale di Maduro, come vincitore delle elezioni presidenziali in Venezuela.
Per esercitare pressione su Caracas, Washington ha imposto severe sanzioni economiche, tra cui restrizioni che impediscono alle aziende americane di intrattenere rapporti con individui o entità legate al governo venezuelano.
Come riportato da Renovatio 21, Maduro ha accusato Elon Musk di aver «investito» almeno un miliardo di dollari nell’incitamento alla violenza nel Paese sudamericano dopo le elezioni presidenziali.
Dopo il voto di luglio, Musk ha accusato Maduro di «grave frode elettorale», mentre il presidente venezuelano ha dichiarato il miliardario nato in Sudafrica il suo «acerrimo nemico» che «controlla la realtà virtuale» creata dai social media.
Come riportato da Renovatio 21, i due avevano concordato di risolvere le loro divergenze in un incontro di botte, che purtroppo non è mai avvenuto. Musk ha anche minacciato di bruciare i famosi baffi di Maduro «dallo spazio» in risposta a una minaccia di sospendere il suo social network X in Venezuela.
Maduro aveva dichiarato il mese scorso che da novembre più di 125 militanti provenienti da 25 Paesi sono stati arrestati dalle autorità venezuelane. «Sono di altissimo livello, come non ne sono mai stati catturati prima in Venezuela», ha detto il presidente riferendosi agli americani detenuti.
L’allora presidente Donald Trump guidò lo sforzo per estromettere Maduro nel 2019, sostenendo il politico dell’opposizione Juan Guaido che si era dichiarato «presidente ad interim» del Venezuela. Gli Stati Uniti non cambiarono la loro politica sotto il presidente Joe Biden, continuando a sostenere che Maduro era illegittimo e mantenendo le sanzioni su Caracas. Lo sforzo di Guaido alla fine fallì e fuggì negli Stati Uniti nell’ottobre 2023.
Pochi minuti dopo l’elezione di Trump, Erik D. Prince, miliardario ex commando delle Forze Speciali dei Navy Seals, fratello della segretaria all’Istruzione del Trump I Betsy De Vos, aveva pubblicato su X uno strano video che riprendeva un paesaggio innevato e prometteva ad una serie di persone, tra cui Maduro, che «l’inverno sta arrivando. Andate via finché potete. La Giustizia sarà servita. CRIMINALI».
Winter is coming.
Leave now while you can.
Justice will be delivered.
CRIMINALS@dcabellor@jorgepsuv@delcyrodriguezv@vladimirpadrino@TarekWiliamSaab@ConCiliaFlores@NicolasMaduro pic.twitter.com/7ldlAH9dcN
— ErikDPrince (@realErikDPrince) November 6, 2024
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
Geopolitica
Kaczynski: Zelens’kyj parlava di uno Stato unico per trascinare la Polonia in guerra
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Raid aerei pakistani in Afghanistan
Lunedì mattina l’aviazione pakistana ha colpito presunti nascondigli di militanti nell’Afghanistan orientale, uccidendo almeno tre persone e inasprendo nettamente le tensioni transfrontaliere.
Gli attacchi all’alba nel distretto di Nurgal, nella provincia di Kunar, e nel distretto di Barmal, nella provincia di Paktika, sono stati una rappresaglia per l’attentato suicida di venerdì in una moschea all’interno di una struttura di polizia nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord-ovest del Pakistan, che ha causato almeno 16 morti e numerosi feriti.
Secondo quanto riportato, funzionari pakistani avrebbero dichiarato di aver ucciso 28 presunti militanti dopo attacchi di aerei da combattimento e droni contro obiettivi nella zona di Patang, nel distretto di Nurgal, e nelle aree di Torkandi e Rukha, nel distretto di Barmal. Il governo talebano afghano ha invece affermato che gli attacchi hanno causato la morte di tre civili: una donna e due uomini.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il viceportavoce del governo afghano, Hamdullah Fitrat, ha dichiarato che la casa di un abitante del villaggio di Pathan, nel distretto di Nurgal, di nome Noor Ahmad, è stata distrutta, causando la morte sua e di due membri della sua famiglia e il ferimento di altri quattro parenti.
Gli attacchi aerei rischiano di aprire una nuova escalation tra i due Paesi confinanti. Un portavoce del governo talebano, Zabiullah Mujahid, ha condannato gli attacchi pakistani e ha promesso una «risposta adeguata».
«Condanniamo questa aggressione e oppressione, considerandola una ripetizione di tali crimini», ha scritto Mujahid su X. «Gli ambienti militari pakistani hanno commesso ancora una volta un simile crimine per distogliere l’attenzione dai fallimenti in materia di sicurezza del loro Paese».
Negli ultimi mesi gli attacchi dei militanti sono aumentati nelle zone di confine del Pakistan. Islamabad ha accusato l’Afghanistan di ospitare i militanti e, in risposta, il suo esercito ha lanciato attacchi all’interno del Paese. Kabul, tuttavia, sostiene che gli attacchi colpiscono i civili, comprese donne e bambini.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa era emerso che l’Afghanistan aveva lanciato attacchi con droni all’interno del Pakistan. Ciò avveniva dopo che Islamabad ha lanciato attacchi di confine che hanno causato 28 morti nel Paese.
Nel corso dell’anno Afghanistan ha inoltre accusato il Pakistan di aver eseguito un raid aereo contro l’ospedale Omid di Kabul, una struttura con 2.000 posti letto specializzata nel trattamento delle dipendenze, che ha causato la morte di almeno 400 persone nel mese di marzo.
Come riportato da Renovatio 21, in primavera l’Afghanistan aveva accusato il Pakistan di «crimini di guerra imperdonabili».
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Islamabad ha ribadito più volte che i suoi attacchi in Afghanistan sono mirati contro gli insorti che operano sul suo territorio e non colpiscono i civili. Il Pakistan imputa in parte le tensioni con Kabul al crescente coinvolgimento del regime talebano con l’India, storica rivale di Islamabad. Nuova Delhi negli scorsi mesi ha dichiarato il sostegno a Kabullo.
Da mesi i due Paesi limitrofi si scambiano colpi nonostante le tregue. Il Pakistan accusa da tempo l’Afghanistan di dare rifugio a gruppi armati che compiono incursioni transfrontaliere e attacchi terroristici, tra cui l’attentato a una moschea di Islamabad nel febbraio scorso, che ha causato la morte di oltre 30 persone. I talebani hanno negato di fornire aiuto ai militanti che attaccano il Pakistan.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta cercando di fare da paciere tra i due Paesi.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Capo della sicurezza diplomatica polacca cade dal terzo piano
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Politica1 settimana faSì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
-



Vaccini5 giorni faIsraele e Pfizer sapevano che il vaccino COVID causava una patologia cardiaca fatale, ma hanno taciuto per mesi
-



Vaccini2 settimane faI dati sulla mortalità rivelano «segnali di allarme allarmanti» in seguito alla campagna di vaccinazione contro il COVID
-



Misteri2 settimane faStorie misconosciute dell’11 settembre
-



Politica1 settimana fa«Il tradimento dei chierici»: quelli che volevano la Bonino presidente
-



Persecuzioni2 settimane faL’UE potrebbe ordinare alla Chiesa cattolica la cancellazione dei registri battesimali
-



Salute1 settimana fa«Non è la solita storia di coaguli»: gli scienziati chiedono di indagare sugli strani coaguli di sangue bianchi
-



Arte1 settimana faLa figlia di Stanley Kubrick parla dei «20 minuti mancanti» da Eyes Wide Shut

Acquista la t-shirt












