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Epidemie

L’uso dei droni per la repressione sanitaria

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Guardiamo ancora una volta all’Australia, che sta vivendo un secondo lockdown e al contempo sta passando solo ora quello che abbiamo passato noi questa primavera.

 

Le autorità di Melbourne, in Australia, utilizzeranno droni di sorveglianza ad alta tecnologia per catturare le persone all’esterno che non indossano maschere e per scansionare i veicoli che violano il coprifuoco trovandosi a più di 5 km da casa.

 

«I droni ad alta potenza verranno utilizzati per trovare persone che non indossano maschere e macchine troppo lontane da casa»

«I droni ad alta potenza verranno utilizzati per trovare persone che non indossano maschere e macchine troppo lontane da casa», dice un servizio di 7News Melbourne citato da Summit News.

 

I droni verranno utilizzati anche per garantire che gli skate park e i parchi giochi rimangano vuoti.

 

I dispositivi di sorveglianza possono essere pilotati fino a una distanza di 7 km e produrre immagini così nitide da poter «leggere la targa di un veicolo da 500 metri di distanza».

 

I sostenitori della privacy sono preoccupati per il fatto che non esiste una clausola di fine sull’uso di tale tecnologia e i droni potrebbero continuare a essere utilizzati per spiare i cittadini dopo la fine della pandemia.

 

I sostenitori della privacy sono preoccupati per il fatto che non esiste una clausola di fine sull’uso di tale tecnologia e i droni potrebbero continuare a essere utilizzati per spiare i cittadini dopo la fine della pandemia

Tali misure da Grande Fratello sono solo l’ultimo esempio di ciò che rappresenta uno dei blocchi più draconiani del coronavirus nel mondo sviluppato dopo che lo Stato del Victoria ha annunciato uno «stato di calamità» in risposta a un aumento dei casi COVID-19.

 

L’utilizzo dei droni per controllare il lockdown sta sconvolgendo parte dell’opinione pubblica anglofona – spesso abituata alla storia delle «libertà personali», i «diritti civili» etc. – ma, vista da qui, non preoccupa per niente il cittadino italiano: perché egli l’uso dei droni l’ha già vissuto, sperimentandolo nella clausura che ha distrutto il Paese assieme alla più tremenda repressione del libero movimento, con pattuglie che fermavano e multavano a ripetizione.

 

All’italiano anche l’uso dei droni per il controllo sociale è scivolato via come nulla fosse, nell’attesa che finisse questo momento inedito di domiciliari forzati massivi (mentri i boss della mafia al 41/bis, invece, uscivano di galera).

 

All’italiano anche l’uso dei droni per il controllo sociale è scivolato via come nulla fosse, nell’attesa che finisse questo momento inedito di domiciliari forzati massivi (mentri i boss della mafia al 41/bis, invece, uscivano di galera)

A moltissimi italiani, nel vedere la potenza di fuoco (quella sì) delle forze dell’ordine per reprimere la popolazione dei jogger o dei furbetti che vanno nella spiaggia deserta illegalmente (invece che all’ipermercato, dove avevano libertà di circolare come volevano, specie nelle Coop), sono sorte atroci domande: ma quindi, quando c’era da trovare spacciatori, stupratori, criminali di ogni tipo, perché non c’era tutto quel dispiegamento di mezzi?

 

Oppure pensiamo ai clandestini, ora sbarcati sulle nostre coste con cagnolino e borsa da viaggio, che scappano dai centri di accoglienza magari recando con sé anche una bella infezione di COVID. Dove sono i droni, per loro?

 

Domande piuttosto brutte che alla fine il cittadino medio non può non finire per porsi, con estremo danno di credibilità per le istituzioni tutte. La percezione difficilmente non è quella di uno Stato che reprime il suo popolo con tecnologia e possanza, ma lascia liberi invece i criminali (lo ricordiamo: è uscito anche uno dei carcerieri del piccolog Giuseppe di Matteo, il bambino sciolto nell’acido).

 

La percezione difficilmente non è quella di uno Stato che reprime il suo popolo con tecnologia e possanza, ma lascia liberi invece i criminali (lo ricordiamo: è uscito anche uno dei carcerieri del piccolog Giuseppe di Matteo, il bambino sciolto nell’acido)

Diciamo quindi agli amici australiani ora preoccupati: sì, sarà esattamente così, come nei vostri incubi totalitari peggiori. Preparatevi a vedere erosa la vostra fiducia nelle Istituzione, o quantomeno a vedere sfidate le logiche basilari della Civiltà: i poliziotti che rompono i vetri delle vostre auto per tirarvi fuori in quanto non conformi alle norme COVID, come sta accadendo nello Stato del Victoria, sono un antipasto.

 

Tuttavia, informiamo il lettore che se volesse munirsi di un drone per controllare il giardino della sua abitazione, può farlo. I droni sotto i 250 grammi, secondo la legge UE, non necessitano di brevetto. Il migliore produttore di droni consumer è Mavic, che è, purtroppo, cinese (Trump sta cercando di limitarne le vendite negli USA). Il modello Mini pesa meno di un quarto di chilo e fa il suo lavoro. Costa oramai pochissimo, è portatile (sta in un palmo di mano, praticamente), ha 30 minuti di autonomia, sale fino ad un centinaio di metri di altezza; ha poco da invidiare ai droni più grandi. Ci permettiamo di consigliarlo a chi si sta abituando all’idea di dover imparare strumenti nuovi per sentirsi più al sicuro durante la prossima sorpresa che ci faranno.

 

 

ABBIAMO PARLATO DI

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Epidemie

Balle sui tamponi? Quanti lavoratori sono senza green pass?

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Si potrebbe avere l’idea che stiano prendendo in giro. Si potrebbe pensare che, sul serio, non abbiano nulla sotto controllo. 

 

Secondo i dati della (piuttosto filogovernativa) Fondazione Gimbe ci sono in Italia 3,8 milioni di lavoratori senza vaccino.

 

Ma secondo i report del  Ministero della Salute pubblicati da Il Sole 24 Ore e da La Repubblica, da mercoledì 13 ottobre  a oggi ci sono stati circa 800.000 tamponi. Tra ieri e oggi 500.000.

 

Secondo i dati della (piuttosto filogovernativa) Fondazione Gimbe ci sono in Italia 3,8 milioni di lavoratori senza vaccino. Da mercoledì 13 ottobre  a oggi ci sono stati circa 800.000 tamponi. Tra ieri e oggi 500.000

Quindi – se la matematica non è un’opinione – oggi 15 ottobre, circa  3 milioni di lavoratori non vaccinati sono andati al lavoro senza green pass  o non sono andati: perché non si sono nemmeno tamponati.

 

Questo nella migliore delle ipotesi: assumendo cioè che in Italia da mercoledì 13 abbiano fatto tamponi solo i lavoratori. Altrimenti i numeri scendono ulteriormente.



Sappiamo inoltre dai giornali che il 23% dei lavoratori in più della norma oggi si è messo in malattia. Non è certo una sfortunata coincidenza, si potrebbe pensare.

 

A meno che non ci sbagliamo (nel caso, diteci dove sbagliamo) oggi l’80% dei lavoratori non vaccinati era senza green pass. Circa 3 milioni di persone.

Ricordatevelo quando al TG – inevitabilmente – vi diranno che fila tutto liscio.

 

Vi stanno prendendo in giro.

 

Si contraddicono con gli stessi numeri che pubblicano sulle prime pagine.

 

A meno che non ci sbagliamo (nel caso, diteci dove sbagliamo) oggi l’80% dei lavoratori non vaccinati era senza green pass. Circa 3 milioni di persone.





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Epidemie

COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Fauci

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Il 23 settembre 2021 The Intercept ha pubblicato una richiesta di sovvenzione, presentata nel 2018 da EcoHealth Alliance alla DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency) (1), ove si legge che l’intento della società è creare in laboratorio un virus artificiale partendo dai coronavirus dei pipistrelli. (2)

 

L’ex consigliere economico del presidente Donald Trump, Peter Navarro, ha peraltro rivelato che EcoHealth Alliance è servita al dottor Anthony Fauci per dirottare denaro pubblico sul finanziamento di ricerche da svolgere nel laboratorio P4 di Wuhan perché illegali negli Stati Uniti.

 

Il direttore di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, è il principale promotore della petizione, pubblicata da The Lancet (3), a sostegno del personale sanitario di Wuhan, ingiustamente accusato di essere responsabile dell’epidemia di COVID-19. Daszak è stato altresì membro della missione d’indagine dell’OMS a Wuhan.

 

Il 4 settembre 2021 Alex Jones (InfoWars) ha divulgato due estratti del video, diffuso a ottobre 2019 dalla rete pubblica statunitense CSPAN, di una tavola rotonda sulla creazione di un vaccino universale contro l’influenza (4).

 

Gli esperti vi discutono la necessità:

 

  • di modificare la procedura di autorizzazione dei vaccini contro l’influenza;
  • di cambiare modalità di produzione dei vaccini anti-inflluenzali, sostituendoli con sistemi a RNA messaggero


I partecipanti convengono sul fatto che l’industria farmaceutica non potrà fare il gran passo perché l’influenza non è malattia che faccia paura.

 

Durante la riunione il dottor Anthony Fauci dichiara, in sostanza, che per fare avanzare l’industria farmaceutica e l’umanità occorrerebbe uno choc, un’epidemia influenzale molto più mortale.

 

Anthony Fauci è dal 1984 direttore dell’Istituto Nazionale statunitense per le allergie e le malattie infettive (National Institute of Allergy and Infectious Diseases). È stato collaboratore del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, di cui nel 2004 ha appoggiato il progetto d’isolamento di persone sane.

 

È altresì membro di Alba Rossa (5), il gruppo che nel 2020, durante l’epidemia COVID, si è speso per l’applicazione del piano d’isolamento Rumsfeld.

 

È stato chiamato dal presidente Trump a dirigere la cellula di crisi COVID-19. Il presidente Joe Biden l’ha confermato nell’incarico.

 

 

NOTE

1) «Leaked Grant Proposal Details High-Risk Coronavirus Research», Sharon Lerner & Maia Hibbett, The Intercept, 23 settembre 2021.

5) «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

Fonte: «COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Anthony Fauci», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 8 ottobre 2021.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Epidemie

Ospedali negheranno i trapianti ai non vaccinati in «quasi tutte le situazioni»

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Un sistema sanitario con sede in Colorado afferma che sta negando i trapianti di organi ai pazienti non vaccinati contro il coronavirus in «quasi tutte le situazioni», citando studi che mostrano che questi pazienti hanno molte più probabilità di morire se contraggono il COVID-19.  Lo riporta il Washington Post

Il deputato repubblicano dello stato del Colorado Tim Geitner ha dichiarato che sarebbe stato negato un trapianto di rene a una donna di Colorado Springs perché non vaccinata. Definendo la decisione «disgustosa» e discriminatoria, Geitner ha condiviso una lettera che  il paziente avrebbe ricevuto la scorsa settimana dal centro trapianti.

La lettera diceva che la donna sarebbe stata «inattivata» da una lista d’attesa per il trapianto di rene e aveva 30 giorni per iniziare la vaccinazione contro il coronavirus. Se si fosse rifiutata di essere vaccinata, diceva, sarebbe stata rimossa dalla lista d’attesa.

 

La lettera diceva che la donna sarebbe stata «inattivata» da una lista d’attesa per il trapianto di rene e aveva 30 giorni per iniziare la vaccinazione contro il coronavirus

La paziente in attesa di trapianto ha dichiarato a 9News che «è stata costretta a prendere una decisione che non mi sento a mio agio a prendere in questo momento per poter vivere». L’obbligo vaccinale, quindi, ha trovato un nuovo strumento di coercizione

 

«La politica illustra i costi crescenti di non essere vaccinati e si addentra in un territorio profondamente controverso: l’uso dello stato di immunizzazione per decidere chi riceve cure mediche limitate» scrive il WaPo. Bello l’aggettivo: controverso. Traduciamolo: non ancora completamente passato per la Finestra di Overton.

 

Renovatio 21 si oppone alla trapianto di organi, specie da persone ritenute «clinicamente morte» ma il cui cuore batte ancora, altrimenti non sarebbe possibile espiantarne gli organi: la «donazione», cioè la predazione, avviene solo a cuor battente, basandosi sulla artificiosa nozione di «morte cerebrale» i cui criteri cambiano da Paese a Paese e da un anno all’altro. Come abbiamo scritto, è il concetto di «morte cerebrale» a rendere possibile l’industria dei trapianti, un grande business per medici, ospedali e farmaceutiche che guadagnano clienti a vita di  farmaci come gli antirigetto.

 

Pare che si tratti in questo caso, di una donazione di rene da vivente, volontaria. È stato riportato infatti che la paziente e il suo donatore di reni stanno cercando altre opzioni fuori dallo Stato, poiché non hanno trovato un ospedale del Colorado che eseguirà la procedura prima di essere immunizzati.

 

La filiera della Necrocultura squarta e contamina, segrega e ricatta, in Europa oramai con la stessa mancanza di pudore che regna in Cina. Com’è possibile che il personale medico accetti questa mostruosità?

Non ci stupiamo di questa storia di ordinaria follia biomedica. Essa mette in luce diverse questioni:

 

1) L’instaurazione dell’utilitarismo – cioè il calcolo del piacere individuale – come filosofia che guida lo Stato e la Sanità, e quindi decide la vita e la morte delle persone. La qualità della vita ha perfino una formula, si tende a prediligere nelle cure quindi chi avrà più anni di piacere dinanzi rispetto a chi invece potrà vivere meno.

 

2) Il sistema di allocazione delle risorse mediche – il problema del triage che abbiamo visto in azioni con gli intubati durante la prima ondata pandemica – ora è utilizzabile come ricatto vaccinale.

 

3) il sistema grottesco della predazione degli organi, come riportato da Renovatio 21, non si è fatto scrupolo di espiantare e trapiantare organi di positivi al COVID: per quanto vi possa sembrare allucinante è così. Anzi, si parlava, qualche mese fa, di un boom di disponibilità di organi umani grazie ai morti di COVID. Ora però la faccenda si complica: a quanto è dato di capire potrebbe essere obbligato al vaccino anche il «donatore».

 

Ci rendiamo conto che stanno davvero rendendo accettabile l’idea che un non vaccinato merita di morire?

Qui subentra il paradosso ulteriore che abbiamo visto con il plasma iperimmune: colui che ha contratto il coronavirus ed è guarito può donare il sangue per la plasmaferesi, mentre chi è vaccinato ha dei limiti: egli, secondo le linee guida pubblicate dall’ECDC, deve attendere 48 ore dal vaccino, mentre se «ha sviluppato sintomi dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 può essere accettato alla donazione dopo almeno 7 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi».

 

Non abbiamo dubbi che l’idea di escludere dalle cure i non vaccinati trova il favore in una larga parte della popolazione – gli stessi che paragonano i resistenti alla siringa come animali parassiti, subumani da gettare in campi da concentramento o da prendere a cannonate. Tutte cose che sono state davvero dette nel discorso pubblico.

 

La filiera della Necrocultura squarta e contamina, segrega e ricatta, in Europa oramai con la stessa mancanza di pudore che regna in Cina. Com’è possibile che il personale medico accetti questa mostruosità?

 

Ci rendiamo conto che stanno davvero rendendo accettabile l’idea che un non vaccinato merita di morire?

 

 

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