Geopolitica
L’UE non riconoscerà mai la Crimea come russa: parla Lady PESC Kallas
L’UE ha ribadito il suo rifiuto di riconoscere la sovranità della Russia sulla Crimea, ha dichiarato l’Alto rappresentante per la politica estera e sicurezza comune (PESC) dell’Unione, Kaja Kallas.
Secondo quanto riferito, i funzionari di Bruxelles sono preoccupati che un possibile accordo di pace negoziato da Washington e Mosca per porre fine al conflitto in Ucraina comporterebbe il riconoscimento della Crimea come parte della Russia da parte degli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano Donaldo J. Trump negli scorsi giorni ha dichiarato che la penisola di Crimea continuerà a far parte della Russia anche in caso di risoluzione definitiva del conflitto ucraino.
La penisola crimeana ha votato per la secessione dall’Ucraina e l’adesione alla Federazione Russa poco dopo il colpo di stato di Kiev del 2014, sostenuto dall’Occidente.
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Parlando giovedì al Financial Times, la Kallas, l’alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha dichiarato inequivocabilmente: «la Crimea è l’Ucraina», sottolineando che «nessun paese dell’UE accetterebbe il riconoscimento della Crimea come Russia».
Nel frattempo, l’idea di Trump di revocare le sanzioni imposte alla Russia potrebbe essere parte di un accordo di pace ha allarmato anche i funzionari dell’UE, che temono possa innescare divisioni all’interno dell’Unione sul mantenimento del proprio regime sanzionatorio, secondo il Financial Times. La Kallas ha messo in guardia gli Stati membri dell’UE dal seguire un cambio di rotta della politica statunitense nei confronti di Mosca.
Ha dichiarato al quotidiano che l’UE sta preparando un piano di emergenza per sostenere la pressione economica sulla Russia, qualora l’Ungheria desse seguito alla sua minaccia di porre il veto a un’estensione delle sanzioni a luglio. Ha osservato che questo potrebbe includere la possibilità per i governi nazionali di adottare le sanzioni individualmente o che il Belgio emetta un decreto per sequestrare oltre 200 miliardi di dollari di asset della banca centrale russa congelati sul suolo belga.
Mosca ha avvertito che il sequestro dei suoi beni equivarrebbe a un «furto», alludendo a possibili misure di ritorsione contro gli investimenti occidentali in Russia.
Il diplomatico ha anche sottolineato che l’UE potrebbe offrire sostegno finanziario all’Ucraina in caso di ritiro degli Stati Uniti, sebbene un sostegno militare sarebbe più difficile da replicare. «Stiamo ancora lavorando con gli americani e cercando di convincerli che l’esito di questa guerra è anche nel loro interesse», ha detto Kallas.
La scorsa settimana, Mosca ha accusato Bruxelles di ostacolare gli sforzi diplomatici russo-americani per porre fine al conflitto in Ucraina, lavorando invece per prolungare le ostilità. «L’Europa vuole la guerra, non i colloqui», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Il Cremlino l’anno scorso si oppose alla nomina a lady PESC della Kallas, in quanto «russofoba rabbiosa».
Poco prima di venire nominata, la Kallas aveva dichiarato un mese fa che Paesi NATO stanno già addestrando truppe in Ucraina.
La Kallas è una delle poche figure europee a schierarsi apertamente con il presidente francese Emmanuel Macron, il quale in questi mesi ha enigmaticamente iniziato a dire che non si può escludere un dispiegamento formale di truppe NATO in Ucraina per impedire una vittoria russa nel conflitto, affermando oscuramente che questa politica mantiene Mosca nel dubbio sulle intenzioni del blocco.
La bionda figura politica ha guidato vari governi estoni avvicendatisi negli ultimi anni. Un precedente governo della Kallas era caduto due anni fa. Il governo Kallas II durò dal 18 luglio 2022 al 17 aprile 2023; il governo Kallas III è in carica dal 17 aprile 2023. La coalizione al potere comprende il partito della presidente Reformierakond (Il Partito Riformatore Estone, di orientamento liberale), i liberaldemocratici di Eesti 2000 («Estonia 2000») e il Partito Socialdemocratico Estone (PSE).
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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la Kallas è stata investita da uno grave scandalo che ha coinvolto suo marito, con media estoni che hanno riferito come l’azienda di logistica del consorte presidenziale abbia continuato ad operare in Russia dopo lo scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca lo scorso febbraio. La presidente, nota come falco-anti russo inflessibile, aveva insistito pubblicamente sul fatto che «tutti gli affari con la Russia devono cessare» finché i combattimenti continuano.
Nonostante la tempesta mediatica la Kallas disse che non aveva intenzioni di dimettersi.
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Immagine © European Union, 1998 – 2025 via Wikimedia.
Geopolitica
Netanyahu: la Cisgiordania è «la nostra terra»
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Geopolitica
Netanyahu: «l’Iran ha tentato di uccidere uno dei miei figli»
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli, un’accusa di grande impatto formulata senza indicare quale dei due fosse il bersaglio, quando sarebbe stato organizzato il presunto piano né quanto fosse vicino alla realizzazione.
La notizia è emersa quasi per caso lunedì, durante un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano sulle misure di sicurezza riservate al rivale politico Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore che lo sfida in vista delle elezioni del 27 ottobre.
«Questo è un caso incredibile. L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L’Iran ha cercato di ucciderlo, ha cercato di uccidere uno dei miei figli», ha detto Netanyahu, sostenendo che la scorta h24 per Eisenkot «non è un lusso» e avvertendo che, in sua assenza, gli iraniani «avranno successo».
Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Non ha precisato a quale dei due si riferisse, né ha indicato dove o con quali modalità l’Iran intendesse colpirlo.
Yair è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».
Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva George Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.
Di recente, alcuni critici avevano attaccato il ragazzo perché sembrava soggiornare a Miami mentre lo Stato Ebraico mandava al fronte tanti giovani.
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Fonti della stampa israeliana hanno riferito in modo autonomo che a luglio è stata rafforzata la protezione statale per la moglie Sara e per entrambi i figli. Il Canale 12 ha scritto che il presunto complotto iraniano era noto da mesi all’apparato di sicurezza israeliano, ma era coperto da un ordine di silenzio militare.
L’affermazione arriva mentre Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile. Sondaggi successivi hanno mostrato che il suo blocco di governo non raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza, mentre altri rilevamenti indicano Eisenkot in lotta serrata con Netanyahu e il Likud, o addirittura in vantaggio. A luglio Reuters aveva riportato che i sondaggi prefiguravano una sconfitta della coalizione di Netanyahu, anche se l’opposizione frammentata non aveva una via chiara per formare un esecutivo.
Anche il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe tentato di ucciderlo, prima ancora che la prima ondata di attacchi congiunti USA-Israele del 28 febbraio uccidesse la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
«L’ho preso prima che lui prendesse me», ha detto Trump in un’intervista ad ABC News poco dopo l’attacco, nel quale sono morte anche la figlia di Khamenei, Boshra, la nipotina di 14 mesi Zahra, un genero e una nuora.
Durante il vertice NATO in Turchia a luglio, Trump fu fatto scendere in segreto dall’Air Force One e trasferito su un altro aereo militare a bordo di un camion per il catering, dopo che Israele aveva trasmesso informazioni di intelligence su un’altra presunta minaccia di assassinio da parte dell’Iran. L’operazione straordinaria fu tenuta nascosta persino ad alcuni membri del seguito.
Come riportato da Renovatio 21, l’Intelligence USA avrebbe valutato le informazioni israeliane con «scarsa affidabilità», mentre Teheran ha smentito le accuse più generali di aver tentato di assassinare Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove il presidente ha cambiato aereo venendo trasportato in un carrello per il cibo. Sono seguite accuse per aver usato i giornalisti, rimasti nell’aereo considerato come obiettivo dell’attentato, come esche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
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