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L’ortodossia e il vaccino COVID: note per il lettore occidentale

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Come noto ai più, uno dei maggiori problemi della società contemporanea riguarda l’informazione «mainstream», più correttamente definibile propaganda, contro la quale molti che non accettano la narrazione ufficiale hanno già trovato validi mezzi d’informazione corretta e alternativa.

 

Tuttavia, per ovvie ragioni, i canali d’informazione alternativi raramente riescono a coprire le notizie provenienti da mondi culturalmente lontani da quello in cui si vive, e il rischio è che su questi a prevalere sia proprio la narrazione che il mainstream ha interesse a imporci.

 

Un caso che può dirsi emblematico è quello della posizione della Chiesa Ortodossa rispetto alla vaccinazione anti-COVID.

 

Renovatio 21 ha ospitato diversi interventi e traduzioni allo scopo di illustrare le posizioni critiche di gerarchi e monaci ortodossi nei confronti di questi farmaci genici e moralmente illeciti.

 

Il lettore occidentale, tuttavia, digiuno della situazione politico-ecclesiastica del mondo ortodosso, potrebbe stupirsi alquanto leggendo notizie come questa battuta dal New York Times in cui sembra che la gerarchia ortodossa greca appoggi la vaccinazione.

 

È necessario un po’ di contesto, che dovrà essere per forza dato in via riassuntiva dato lo spazio limitato di queste noterelle.

 

L’Ortodossia, a differenza del Cattolicesimo che ha una struttura gerarchica definita e monocratica, non è monolitica; al suo interno convivono posizioni diverse su diverse materie ma, soprattutto, nessun individuo ha l’autorità di esprimersi ufficialmente a nome di tutta l’Ortodossia.

 

L’unico organo ufficiale, in assenza del Concilio Ecumenico, è il Sinodo di una Chiesa locale, il quale tuttavia vale unicamente per la propria chiesa locale e non ha carattere d’infallibilità, ma è sottoposto al giudizio delle consuetudini ecclesiastiche; i metri di giudizio non sono dunque le decisioni dell’autorità, ma la tradizione della Chiesa e soprattutto l’autorevolezza spirituale dei monaci, particolarmente quelli del Monte Athos, che non a caso è definito «Fortezza dell’Ortodossia».

 

All’interno delle varie giurisdizioni ortodosse (9 Patriarcati, 7 Chiese nazionali autocefale più numerosissime Chiese autonome) ci sono, purtroppo, pure infiltrazioni di tipo secolare e massonico, con cui il potere anticristico cerca di controllare e volgere pure l’Ortodossia ai suoi piani mondialisti, come già ha fatto con il Cattolicesimo.

 

La struttura medesima dell’Ortodossia, tuttavia, costituisce un freno notevole a tali tentativi, poiché non esiste un’autorità centrale che possa imporre la rivoluzione.

 

E così, anche se Bartolomeo di Costantinopoli, che parecchi osservatori definiscono colluso con i servizi segreti americani (a titolo di esempio vedi questo articolo della parrocchia ortodossa di Torino del Patriarcato di Mosca), ed erede di un trono patriarcale su cui lungo tutto il XX secolo si sono succeduti personaggi alquanto dubbi (vedasi qui la scheda sul portale della Gran Loggia di Grecia di Atenagora, il patriarca del famoso abbraccio con Paolo VI), cerca di imporre la propria autorità su tutti per facilitare il compito dei mondialisti, l’Ortodossia dimostra di saper resistere a questi tentativi e mantenere la propria struttura

 

Ça va sans dire, Bartolomeo è forte sostenitore della vaccinazione, ma – al di là del gran chiasso mediatico che fa, soprattutto per i suoi idilliaci rapporti con i modernisti attualmente occupanti la sede romana – il suo gregge in Turchia è ridotto a poche migliaia di fedeli, con più vescovi che chiese.

 

Il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli è forte sostenitore della vaccinazione, ma – al di là del gran chiasso mediatico che fa, soprattutto per i suoi idilliaci rapporti con i modernisti attualmente occupanti la sede romana – il suo gregge in Turchia è ridotto a poche migliaia di fedeli, con più vescovi che chiese

Diversa è per esempio la situazione della Chiesa di Grecia; ivi la struttura della Repubblica Ellenica, stato confessionale alla maniera guglielmina, in cui i chierici sono ufficiali dello Stato e ricevono lo stipendio dallo Stato, rende le gerarchie estremamente soggette alla volontà del potere politico.

 

Così, quando qualche mese fa il ministro della sanità Vasilis Kikilias si è recato a una seduta del Santo Sinodo di Grecia e ha esercitato fortissime pressioni perché i gerarchi sostenessero la vaccinazione anti-COVID, moltissimi vescovi statalisti hanno accolto questo vergognoso invito, e taluni pure pronunciato frasi raccapriccevoli, come Crisostomo di Messenia, che ha affermato che è un peccatore chiunque non si vaccini.

 

C’è da dire che il Sinodo non ha adottato questa posizione, affermando invece che è fondamentale preservare la libera scelta della vaccinazione, e ha ripreso il vescovo messeno per queste temerarie dichiarazioni, il quale pure ha visto una focosa protesta da parte di numerosi fedeli assiepatisi sotto il suo episcopio.

 

 

Tuttavia, la Chiesa di Grecia non ha certo sposato in blocco tali posizioni: il basso clero, formato non da carrieristi come la maggior parte dei vescovi, ma di uomini di fede, si è opposto in massa alla vaccinazione (vedasi qui, per esempio, un prete di un villaggio della Penisola Calcidica che spiega che è inutile venire in chiesa se si porta la mascherina è accettato di farsi il vaccino o il tampone), tanto che alcuni vescovi come Nettario di Corfù, di Passo e delle Isole Joniche pare abbiano ricevuto pressioni dal governo per mettere a tacere i preti autori di prediche contro il vaccino, evidentemente fenomeni non isolati.

 

Tra gli oppositori della vaccinazione, così come delle blasfeme misure anti-COVID, vi sono però pure alcuni vescovi, tra cui spicca decisamente Serafino di Cerigo, che è pure indagato dalla procura greca per aver dichiarato che il vaccino va rifiutato in quanto fatto col prodotto degli aborti, nonché sottoposto a vergognosa indagine canonica insieme al confratello Cosimo di Etolia e Acarnania per aver criticato le misure anti-COVID imposte dallo stato per le celebrazioni pasquali .

 

È interessante notare che, confrontando le carriere dei vescovi vaccinisti con quelli critici, si vede come i primi siano sovente carrieristi creati diaconi, preti e archimandriti con lo scopo esplicito di ambire a un episcopato, mentre i secondi abbiano all’attivo numerosi anni di vita spirituale in monastero.

 

È interessante notare che, confrontando le carriere dei vescovi vaccinisti con quelli critici, si vede come i primi siano sovente carrieristi creati diaconi, preti e archimandriti con lo scopo esplicito di ambire a un episcopato, mentre i secondi abbiano all’attivo numerosi anni di vita spirituale in monastero.

Il clero della Chiesa di Grecia rischia realmente di giungere a una fortissima spaccatura, soprattutto considerando la debolezza dell’attuale Arcivescovo di Atene Geronimo, anziano e molto dipendente dal potere statale.

 

Già da qualche anno, quando Bartolomeo di Costantinopoli ha riconosciuto un riconoscimento illegittimo e contro i diritti della Chiesa canonica a una compagine scismatica e priva di ordini sacri reali in Ucraina (sostenuta dal governo filo-americano ucraino in funzione antirussa), mentre la maggior parte delle chiese locali si sono opposte o hanno ignorato la decisione, il Sinodo Greco ha dato il proprio appoggio per solidarietà etnica; il basso clero e ben sette vescovi, tuttavia, fedeli alle tradizioni, hanno contestato la decisione, e la spaccatura è tale che molti preti si rifiutano di concelebrare con i propri vescovi per questo motivo.

 

È probabile che se non ci fossero stati i lockdown nel 2020 la spaccatura sarebbe arrivata per quella ingravescente questione, ma ora a questa pare aggiungersi l’ancor più forte spaccatura del vaccino, perciò sarà interessante seguire la vicenda.

 

Vanno notate altre due questioni: la prima è che circa un decimo della popolazione greca aderisce a un sinodo «resistente», i cosiddetti «Vecchi Calendaristi», che hanno cioè rifiutato l’adozione del calendario gregoriano occidentale nel 1924, e che in questi mesi hanno pronunciato parole molto severe contro la vaccinazione; la seconda è che, nell’Ortodossia, il popolo fedele (il pliroma) è l’autentico custode e difensore della tradizione ecclesiastica, che deve all’occorrenza correggere e scacciare gl’indegni pastori al grido di «Anaxios!» («indegno!»).

 

In tal senso, è interessante il recente episodio avvenuto in occasione del Vespro di Sant’Irene di Cappadocia nella chiesa a lei dedicata ad Efkarpia (piccolo paese alla periferia settentrionale di Tessalonica), quando il vescovo Barnaba di Neapoli e Stavropoli durante la predica ha iniziato a invitare gli anziani a vaccinarsi, e i fedeli presenti hanno iniziato a rumoreggiare e attaccare il metropolita gridando: «Parlaci della Santa! Se avessimo voluto sentir parlare di vaccino, avremmo guardato Sky!»

 

 

Va ribadita la posizione del Monte Athos, l’unica vera autorità morale e spirituale dell’intera ortodossia, i cui monaci e abati più volte si sono espressi contro questi sieri e i loro pericoli morali e sanitari

Restando nel mondo ellenofono, è interessante far cenno pure alla Chiesa autocefala di Cipro, dove il vescovo Neofita di Morfou sta intraprendendo una strenua resistenza contro la vaccinazione e contro le misure anti-COVID, venendo pure indagato: è di pochi giorni fa la scandalosa notizia che gli è stato impedito di difendersi in tribunale, poiché si rifiutava di indossare una maschera per entrare.

 

Tralasciando le altre chiese locali, che sono più piccole e circoscritte (ma non per questo mancano di personaggi coraggiosi che hanno parlato contro il vaccino, come Teodosio di Costanza nella Chiesa Romena o Macario di Nairobi nella Chiesa d’Alessandria), andiamo all’altra grande giurisdizione a vocazione internazionale, il Patriarcato di Mosca.

 

Ha fatto il giro del mondo una dichiarazione del vescovo Ilarione di Volokolamsk, che avrebbe definito «peccato mortale» il non vaccinarsi; tale dichiarazione, rilanciata a gran forza dai media occidentali, è stata attribuita al «rappresentante del Patriarcato di Mosca».

 

Ora, anzitutto va precisato che Ilarione è il segretario del dipartimento per le relazioni estere del Patriarcato (de facto, il ministro degli esteri), e perciò su questioni che non riguardano la politica estera rappresenta solo la propria opinione; secondariamente, Ilarione è noto in Russia per essere su posizioni al filo del modernismo, e molto legato ai poteri amministrativi moscoviti, che recentemente hanno intrapreso una strana giravolta in favore della vaccinazione, pur avendo la maggioranza della popolazione russa contraria a questi sieri.

 

D’altro canto, non si può tralasciare che a parlare contro la vaccinazione, spiegando come questi farmaci genici alterino l’immagine di Dio in noi, sia stato di recente l’abate del monastero delle Solovki (reso universalmente noto, quando fu gulag sovietico, dalle opere di Solzhenitsyn), il vescovo Porfirio, che è segretario personale del Patriarca.

 

Una posizione simile è stata assunta, mediante una lettera, dal vescovo Giorgio di Camberra, della «Chiesa Russa fuori dalla Russia» (giurisdizione autonoma nata per l’emigrazione russa in periodo sovietico, ora sotto l’omoforio moscovita). Il Patriarca, uomo molto diplomatico, non si è invece mai espresso al riguardo in nessuno dei due sensi, e probabilmente mai lo farà.

 

È significativo infine segnalare la presa di posizione del Sinodo di Moldavia, anch’essa una chiesa autonoma sotto la giurisdizione del Patriarcato di Mosca, il quale ha dichiarato come la vaccinazione sia un complotto anticristiano e un prodromo al chip sottocutaneo.

 

L’Ortodossia, dunque, nonostante le infiltrazioni del potere e i tentativi di assoggettarla, resiste e non si piega ai piani dei Neotaxiti  – parola con cui in greco vengono indicati i sostenitore del Nuovo Ordine Mondiale.

Infine, va ribadita la posizione del Monte Athos, l’unica vera autorità morale e spirituale dell’intera ortodossia, i cui monaci e abati più volte si sono espressi contro questi sieri e i loro pericoli morali e sanitari.

 

Renovatio 21 ha tradotto la lettera dell’abate di Esfigmenou Metodio e un video dell’abate di Karakallou Filoteo, ma molte altre sono le dichiarazioni rese, per esempio dall’abate di Aghiou Pavlou Partenio, dal gheron Gabriele di Koutloumousiou, dal gheron Paolo dei Vouleftiria (MD in Biologia Molecolare e Biomedicina) e soprattutto dallo ieromonaco Eutimio di Kapsala, autore di una recente lettera che sconsiglia fortemente a tutti i cristiani di ricorrere ai preparati genici prodotti con gli aborti, che è considerato il successore di San Paisio Aghiorita e la personalità spirituale vivente maggiore di tutta l’Ortodossia.

 

L’Ortodossia, dunque, nonostante le infiltrazioni del potere e i tentativi di assoggettarla, resiste e non si piega ai piani dei Neotaxiti  – parola con cui in greco vengono indicati i sostenitore del Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

Nicolò Ghigi

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Parere di un esperto di diritto canonico sulla possibile scomunica dopo le consacrazioni

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Un canonico di lingua inglese di Shaftesbury ha pubblicato «una difesa canonica, teologica e pastorale contro la proposta di scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X».

 

Secondo kath.net del 29 aprile 2026, il Vaticano dichiarerà la Fraternità Sacerdotale San Pio X scomunicata e scismatica dopo le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio a Écône, in Svizzera. Il sito web in lingua tedesca riporta le dichiarazioni del giornalista italiano Nico Spuntoni all’esperta vaticana americana Diane Montagna: «Fonti ben informate mi hanno confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede si sta già preparando a uno scisma in seguito alle nuove consacrazioni episcopali». Secondo le stesse fonti, Spuntoni afferma che il dicastero del cardinale Víctor Manuel Fernández sta valutando la possibilità di fornire «sostegno pastorale ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X che non desiderano rimanervi, dopo un’ulteriore rottura con Roma».

 

Questo ricorda la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, una struttura creata da Roma per accogliere i sacerdoti che rifiutarono le consacrazioni del 1988, con i ben noti risultati! Questa commissione fu integrata nella Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2009, per poi essere sciolta definitivamente nel 2019, lasciando le ex comunità dell’Ecclesia Dei alla discrezione dei vescovi. È così che la Fraternità San Pietro fu bruscamente dimessa nel 2024 da mons. Laurent Dognin di Quimper e Léon.

 

Riguardo a questa potenziale scomunica, è utile richiamare il parere di padre Jaime Mercant Simó, canonista spagnolo, il quale ha dichiarato il 21 febbraio che non ci sarebbe stato «né scisma né peccato» a seguito delle consacrazioni di Écône. Analogamente, il sito web americano Rorate Coeli ha pubblicato, il 6 maggio, il giudizio di un canonico di Shaftesbury, che comprensibilmente desidera rimanere anonimo in questi tempi turbolenti. Questo canonista di lingua inglese non ha esitato a pubblicare «una difesa canonica, teologica e pastorale contro la proposta di scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X».

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Secondo lui, una scomunica, «se imposta, non sarebbe né canonicamente corretta, né teologicamente coerente, né pastoralmente opportuna. Basandosi sulla tradizione giuridica della Chiesa, sui precedenti storici e sugli imperativi pastorali costantemente invocati dai recenti pontificati, si può sostenere che la scomunica proposta sarebbe arbitraria, incoerente e controproducente per l’unità e la missione della Chiesa cattolica».

 

Ha inoltre osservato: «da anni la Fraternità cerca una soluzione negoziata e una regolarizzazione della questione della successione episcopale». L’apparente incapacità del Vaticano di dialogare con la Fraternità, pur accogliendo gruppi dottrinalmente ben più eterodossi, rivela un preoccupante doppio standard che mina la credibilità dell’autorità disciplinare di Roma e invia un messaggio dannoso ai fedeli fedeli alla tradizione della Chiesa.

 

Il canonista sottolinea che questa proposta di scomunica rappresenterebbe un triplice fallimento perché:

 

1. Dal punto di vista canonico, lo stato di necessità, l’assenza di intento scismatico e la stretta interpretazione della legge depongono contro la sanzione.

2. Dal punto di vista teologico, la differenza di trattamento tra i cattolici fedeli alla dottrina e i cattolici eterodossi rivela un’incoerenza ecclesiologica.

3. Dal punto di vista pastorale, la sanzione abbandonerebbe comunità vitali a un’ingiusta emarginazione, quando esistono soluzioni pacifiche.

 

E invoca una soluzione pacifica: «la Fraternità Sacerdotale San Pio X afferma da anni che la Chiesa sta attraversando una crisi di fede, di liturgia e della sua stessa identità. La risposta della Santa Sede alle consacrazioni previste rischia di confermare questa diagnosi: quando chi difende la tradizione viene trattato come nemico e chi la contraddice viene considerato un alleato, significa che il disordine ha preso il sopravvento. Il rimedio non è il martello della legge, ma la mano tesa del dialogo, della misericordia e di un’applicazione veramente pastorale del diritto canonico, che la Chiesa conserva per il bene di tutti i suoi fedeli».

 

Questa opinione verrà ascoltata a Roma? Solo il tempo lo dirà.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Diventare Sacerdote. TRADITIO – Parte I: Un’Opera di Fede

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Scoprite il primo episodio di TRADITIO – Per amore della Chiesa, una serie documentaria dedicata alla vita e all’apostolato dei suoi sacerdoti nel mondo.   Intitolato Un’opera di fede, questo primo episodio è dedicato al sacerdozio cattolico, alla storia della FSSPX e alla formazione sacerdotale nei suoi seminari internazionali. Offre uno sguardo sulla vocazione sacerdotale, sul ruolo del sacerdote nella Chiesa e sul cammino che conduce giovani uomini a consacrare la propria vita al servizio di Dio e delle anime.   Realizzato nell’arco di due anni da due giovani studenti della Svizzera e della Germania in collaborazione con la Casa Generalizia della FSSPX, questo documentario inaugura una serie in tre parti dedicata all’apostolato della Fraternità nel mondo.   Sottotitoli disponibili in diverse lingue. Fare clic su ⚙️ e poi su «Sottotitoli» per selezionare la propria lingua.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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La Chiesa aperta e il suo nemico

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Resa popolare da Karl Popper e ripresa da George Soros con la sua Open Society, l’idea di una società aperta non manca mai di trovare i suoi detrattori. Che dire allora della «Chiesa aperta» nata dal Concilio Vaticano II e del ruolo che essa riserva alla Tradizione?

 

George Soros e la sua Open Society Foundation vengono spesso denunciati per il ruolo sovversivo che svolgono nelle società occidentali. Il nome stesso della fondazione deriva da un’opera del celebre filosofo Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, pubblicata nel 1945. In questo titolo, Popper faceva riferimento diretto a Henri Bergson, di cui ammirava il pensiero, e a una delle sue ultime opere, Le due fonti della morale e della religione, pubblicata nel 1932.

 

Quest’opera letteraria di pregevole fattura (il cui autore ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1927) contrappone società aperte e società chiuse, ciascuna governata da due principi morali distinti: uno aperto fino al misticismo, l’altro vincolato da obblighi restrittivi. Il corollario di questi due sistemi morali è, naturalmente, due diversi tipi di religione: una religione dinamica e una statica. Bergson evita di usare il termine «religione aperta».

 

Bergson riteneva che il cristianesimo fosse la religione più aperta. Frédéric Worms, professore di filosofia all’ENS (École Normale Supérieure), ha riassunto il suo punto di vista in una trasmissione del 2021 su RCF radio (1): «La religione aperta e la religione chiusa si distinguono per la loro moralità. Una religione è aperta a tutti, mentre una religione esclude, diventando la religione di alcuni e non di altri, o addirittura contraria ad altri». Worms riassume quindi la posizione di una religione chiusa: «Se esclude qualcuno, è chiusa».

 

Si può affermare con certezza che il Concilio Vaticano II, nel suo spirito, mirava a trasformare la religione cattolica in una religione aperta. Si possono facilmente trovare nelle dichiarazioni del periodo conciliare e in tutte le metafore sulla vita, il rinnovamento e l’apertura che dimostrano la pertinenza del confronto tra il concetto bergsoniano di religione aperta e la religione concepita nello spirito del Vaticano II.

 

Il problema è che questo dinamismo implica l’abbandono di ciò che è rigido, di ciò che è esclusivo. Eppure, all’interno della Chiesa cattolica ci sono molte persone che si aggrappano alle definizioni, alle distinzioni tra bene e male. Quindi, dal Concilio Vaticano II, il principio per superare questa resistenza è semplice: aggirare, relativizzare, promuovere l’apertura e denunciare la chiusura mentale, il dogmatismo e la rigidità. Al centro, viene posto un Dio personale d’amore, in opposizione a una religione di dogmi e comandamenti, fonte di proibizione ed esclusione.

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Il giorno in cui Roma ricordò seriamente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X il suo profondo disaccordo e denunciò lo scisma che si sarebbe prolungato con nuove consacrazioni, uscì un libro, con la prefazione del Cardinale Arcivescovo di Algeri, Monsignor Vesco, il cui titolo non lascia dubbi: Homos et Cathos, L’Eglise à l’épreuve du réel («Omosessuali e cattolici. La chiesa alla prova del reale»).

 

Nella prefazione, due donne cofondatrici dell’associazione «Reconnaissance», un’associazione di genitori cattolici i cui figli sono inclini alla direzione descritta nel libro, scrivono queste righe:

 

«Questa singolarità non rappresenta forse un’opportunità per rivisitare l’edificio di una morale affettiva e sessuale che, col tempo, si è impercettibilmente allontanato dal corso del mondo, dall’esperienza vissuta dalle persone, dal progresso delle scienze umane e persino dalla chiamata di Cristo ad incontrare il prossimo? Non siamo forse invitati a riscoprire le condizioni per l’esercizio di una coscienza illuminata, “il centro più segreto dell’uomo, il santuario dove egli è solo con Dio e dove la sua voce si fa sentire”(2)? A tornare alle fondamenta della nostra fede?»

 

Per questo motivo prendiamo l’iniziativa di riesaminare una dottrina che, troppo spesso, per usare le parole di Papa Francesco, si limita a «riproporre in modo astratto formule e schemi del passato» (3), senza adattarla alla realtà in tutta la sua diversità. Per intraprendere questo percorso, rispondiamo al suo invito: nel novembre 2023, nella sua riforma della Pontificia Accademia Teologica, Francesco ha auspicato lo sviluppo di una «teologia fondamentalmente contestuale», «capace di leggere e interpretare il Vangelo nella vita quotidiana di uomini e donne, in diversi contesti geografici, sociali e culturali». (4)

 

Vediamo chiaramente l’invito ad aprire questo libro. Certo, l’attuale papa ha chiuso la porta a ulteriori sviluppi, ma ricordiamo che questa chiusura è in qualche modo temporanea, e le parole del papa dello scorso settembre non lo contraddicono:

 

«Si riferisce alla Fiducia Supplicans, sottolineando che il messaggio essenziale di questo documento è: “Certamente, possiamo benedire tutti, ma non dobbiamo cercare di ritualizzare alcun tipo di benedizione”. Il Santo Padre aderisce senza dubbio al messaggio di Francesco di accoglienza di “tutti, tutti, tutti”: “Tutti sono invitati”, non in virtù di una “specifica identità”, ma perché tutti sono figli di Dio. Ciò non implica, tuttavia, un cambiamento di dottrina: “Ritengo altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro [sottolineiamo questo preciso lasso di tempo], che la dottrina della Chiesa [cambi] riguardo a ciò che insegna sulla sessualità, su ciò che insegna sul matrimonio”, afferma. Vale a dire, “una famiglia composta da un uomo e una donna”, “benedetta nel sacramento del matrimonio”». (5)

 

Tutti devono comprendere che, sin dal Concilio Vaticano II, l’autorità ecclesiastica è stata agente di apertura e inclusione. Tutti coloro che desiderano avere un posto nella Chiesa devono accettare questo principio, che in definitiva è l’unico che conta. Papa Francesco riteneva che aggrapparsi alla vecchia forma del rito significasse rimanere stagnanti, intrappolati in una religione chiusa. Leone XIV potrebbe essere più conciliante nei confronti dei tradizionalisti, a patto che questi accettino di abbracciare questa visione aperta della Chiesa e della religione in perpetuo dinamismo.

 

Bergson riteneva che religione dinamica e religione statica fossero inconciliabili: «Dalla società chiusa alla società aperta, dalla città all’umanità, non si passerà mai per via di un’espansione. Non sono della stessa essenza. […] La religione dinamica che ne deriva si oppone alla religione statica, che scaturisce dalla funzione di fabulazione, così come la società aperta si oppone alla società chiusa». (6)

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C’è forse da meravigliarsi che l’arcivescovo Lefebvre e, dopo di lui, la Fraternità Sacerdotale San Pio X, abbiano preteso invano il rispetto della Tradizione? La Tradizione è considerata un peso. Poco importa che essa costituisca il fondamento stesso dell’autorità del successore di Pietro. In questa prospettiva evoluzionistica, la religione è semplicemente una forza dinamica che pretende di abbracciare tutti, a patto che questo mondo si trovi al di fuori delle mura della Chiesa, delle sue definizioni e del suo contenuto morale. In quest’ottica, tutto è uguale! Bergson stesso riconosceva implicitamente che l’apertura esclude coloro che si chiudono in se stessi, coloro che rimangono statici.

 

Il titolo del libro di Popper sulla società aperta è inequivocabile: una società aperta ha sempre dei nemici. Chi è il nemico di questa religione dinamica? Abbiamo già parzialmente risposto a questa domanda: la Tradizione. Non la Fraternità Sacerdotale San Pio X, non i suoi membri né i fedeli che frequentano le sue funzioni. Essi non sono la Tradizione; intendono difenderla, richiamarla alla memoria pur sapendo di esserne pallidi testimoni. La Tradizione come deposito intangibile di dogmi e morale: ecco l’ostacolo, ecco l’incarnazione di una morale chiusa, di una religione statica. E la Fraternità Sacerdotale San Pio X e tutti coloro che gravitano attorno ad essa vengono accusati di disobbedire a una direttiva, a un dinamismo guidato dall’autorità, ma contrario al mandato ricevuto dall’Alto.

 

Chi è dunque il nemico di questa religione, nuova nei principi, dinamica nella sua essenza? Cristo nella sua verità, nella sua immutabile realtà. È proprio ciò che l’arcivescovo Lefebvre ha sempre affermato fin da quando si è scontrato frontalmente con le autorità. Certo, tutte le autorità, e persino i cattolici come le donne che abbiamo menzionato, pretendono di riscoprire un vero Cristo che la Tradizione avrebbe distorto. Ma che lo vogliano o no, Cristo non è semplicemente un amore vago e tollerante. Al peccatore che ha appena salvato dalla lapidazione dice: «Va’ e non peccare più!».

 

Il Cristo che ci viene presentato in questa religione dinamica è un Cristo sfigurato e distorto, una caricatura più vile di quelle che i giornali lo insultano sfacciatamente. In effetti, i vignettisti che bestemmiano non pretendono di raffigurare il vero Gesù Cristo; lo deridono. Ma coloro che promuovono una visione di Cristo presumibilmente positiva e autentica allontanano i loro ascoltatori dal Salvatore, e questa è la base del nostro rifiuto.

 

Abate Renaud di Sainte-Marie

 

NOTE

1) https://www.rcf.fr/articles/vie-spirituelle/henri-bergson-penseur-de-la-religion

2) Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel tempo presente Gaudium et Spes, 1965, n. 16.

3) Lettera apostolica in forma di Motu Proprio Ad theologiam promovendam, 1 novembre 2023.

4) Ibidem.

5) Riassunto dell’intervista di Leone XIV a Elise Ann Allen, a cura del sito web Vatican News, vedi www.vaticannews.va/fr/pape/news/2025–09/pape-leon-chine-polorisation-ponts-eglise-femmes-saint-siege.html

6) Le due fonti della moralità e della religione , IV.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

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