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L’Italia come «terra bruciata»: dalla guerra di Angleton e Borghese a Gladio
L’operazione Sunrise avrebbe dovuto consistere nel concludere una pace separata tra Stati Uniti e Germania in modo da poter traslocare le truppe naziste operative in Italia verso il fronte orientale.
Allen Dulles, secondo in capo all’OSS, (1893-1969) si spese personalmente per portare a termine il progetto utilizzando i suoi contatti, in particolar modo, con il generale delle SS Karl Wolff (1900-1984). Nel momento in cui Iosif Stalin (1878-1953) si rese conto della manovra sotterranea portata avanti dai suoi alleati bloccò tutto accusando Roosevelt di tradimento.
L’operazione non diede seguito immediato anche per via della richiesta inamovibile di resa incondizionata, contribuì però ad accendere le luci sull’uscita d’emergenza posta sopra la porta tagliafuoco del conflitto mondiale. Prima che fosse istituito il sistema di fuga dell’Europa dei nazisti (le famose ratlines) però, tra i britannici e gli statunitensi, incalzava una visione in cui i tedeschi si sarebbero ritirati in una difesa ad oltranza tra le valli alpine austriache, un’occasione per spingere in una possibile estenuante palude militare i sovietici, allora alleati ma futuri avversari nella Guerra Fredda. Tutto questo sarebbe scaturito dopo aver distrutto le industrie, le infrastrutture e i porti del Nord Italia, strategia chiamata scorched earth o «terra bruciata».
I vertici militari alleati non volendo permettere che questa previsione si potesse realizzare, posero le basi per una contro azione che venne denominata piano Ivy. Fare dell’Italia «terra bruciata» avrebbe significato aprire a una deflagrante diffusione del comunismo in una nazione già ad elevatissimo rischio dal punto di vista alleato. Per portare a termine il piano si convenne di riorganizzare la rete di controspionaggio italiana dando l’incarico di gestire il ramo italiano dell’X-2 (il controspionaggio dell’OSS) dell’ufficio di via Sicilia a Roma al giovanissimo ma promettente James Jesus Angleton (1917-1987).
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Il padre di Angleton, Hugh, prima della guerra era stato presidente della Camera di Commercio Americana in Italia e proprietario della filiale di Milano della National Cash Register Company. James Hugh Angleton (1889-1973), visse con il figlio in Italia per alcuni anni prima della guerra ed ebbe modo di sviluppare vaste conoscenze ai più alti livelli della società italiana. Angleton senior, lui stesso membro dell’OSS durante la guerra, dichiaratamente favorevole ai governi autoritari di Hitler e Mussolini, trasmise la sua visione politica al figlio e sicuramente molti dei suoi contatti. Il giovane James Jesus, quando si trasferì nell’ufficio del controspionaggio americano a Roma, conosceva già bene l’Italia e concorse senza dubbio a plasmarne la futura architettura.
Una delle sue operazioni più importanti fu quella denominata Salty, nome in codice per il capitano di fregata Carlo Resio che divenne il suo contatto privilegiato con la sezione dei servizi segreti della Regia Marina italiana. Infatti, immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i servizi italiani si riorganizzarono con i superstiti nel servizio informazioni clandestino (SIC) diretto dall’ammiraglio Francesco Maugeri (1898-1978), con Resio che fungeva da Capo di Stato Maggiore.
L’agente americano aveva tra i suoi contatti anche Valerio Junio Borghese (1906-1974), comandante in capo della Decima Flottiglia MAS e membro di una famiglia della cosiddetta nobiltà nera, quella rimasta fedele alla chiesa in seguito al Risorgimento. In seguito all’armistizio, Borghese e i suoi uomini mantennero una posizione il più possibile autonoma nell’intricato panorama che si veniva delineando e riuscirono a guadagnarsi uno spazio di manovra con l’accordo firmato nel settembre ‘43 con la Kriegsmarine.
L’attuazione del piano Ivy divenne l’apice della collaborazione tra la X-2 di Angleton e il SIS di Resio. Grazie alle risorse del SIS riuscirono a penetrare l’organizzazione di Borghese nel nord Italia tracciandone la rete messa in piedi. Parallelamente vennero estesi i contatti con più organizzazioni partigiane possibili e con la Pubblica Sicurezza a Roma.
Il capitano Antonio Marceglia, agente per la SIS, ricorda nella relazione stilata in seguito alla sua missione nell’Italia occupata nelle ultime settimane di guerra come la priorità fosse quella di convincere Borghese a salvaguardare la Venezia-Giulia dall’avanzata degli slavi di Tito. Il lungo e pericoloso viaggio del tenente per raggiungere Borghese però si risolse in un nulla di fatto. La volontà di non aizzare i tedeschi con azioni fuori dal normale perimetro e la ricerca di un modo per sopravvivere ai partigiani con l’avvicinarsi della fine della guerra portarono il principe a percorrere giocoforza la strada verso Angleton.
Lo stesso Angleton racconta in una rara intervista concessa a Epoca nel 1976. Dopo gli avanzamenti nella negoziazione separata della resa tra Dulles e i rappresentanti delle forze armate tedesche in Italia Wolff e Eugen Dollmann (1900-1985), grazie anche alla cooperazione del barone Parrilli, arrivò il momento per Angleton di svolgere il suo compito. L’americano e Resio si recarono segretamente a Milano in una villa fatta preparare per l’occasione. Non appena Borghese arrivò venne nascosto in soffitta. Sempre secondo l’intervista, al piano di sotto contemporaneamente si teneva una cena con un collega inglese appena tornato dalle discussioni sull’armistizio con il generale delle forze armate tedesche in Italia Heinrich von Vietinghoff (1887-1952).
Dopo aver appreso che il piano degli alleati fosse quello di lasciare Borghese nelle mani dei partigiani e quindi inviarlo a morte certa per fucilazione, Angleton decise di portarlo con se. Il giorno successivo vestito con un uniforme americana, attraversarono l’Italia con la loro jeep e lo consegnarono al capo di stato maggiore della Marina Raffaele De Courten (1888-1978) perché sostenesse il processo. Dopodichè Angleton dichiara nell’intervista di non averlo mai più incontrato.
Altre fonti invece raccontano di come gli accordi per l’estensione del loro impegno non più a difesa delle infrastrutture italiane ma contro i Sovietici continuarono anche oltre la fine del conflitto. Molti della Decima vennero inquadrati nelle fila dell’organizzazione Stay Behind e concorsero a formare una parte fondamentale dell’operazione Gladio, non solo in Italia. Questo esercito nascosto manipolò le sorti politiche italiane per decenni grazie alla sua forza economica e copertura politica.
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Come ci racconta Paul L. Williams in Operation Gladio, Allen Dulles, nonostante alcuni dettagli come l’obiettivo dei mille anni del Reich e l’idea di übermenschen e untermenschen, rimaneva un sostenitore del nazismo, almeno in termini oppositivi al nolscevismo. In fin dei conti, dalla sua visuale, i nazisti erano cristiani, avevano un senso hegeliano della storia, condividevano uno stesso retaggio storico e soprattutto basavano l’economia sulla proprietà privata. Dall’altra parte vedeva i sovietici vedeva come dei senza Dio, con la missione di sovvertire il mondo e di far collassare il capitalismo, con l’obiettivo finale di raggiungere uno Stato senza Stato, basato sulla proprietà comune.
Con la conferenza di Yalta i peggiori incubi di Dulles cominciarono a prendere forma delineando una futura guerra con l’Unione Sovietica. Appena terminata la conferenza, Dulles portò Reinhard Gehlen (1902-1979), ex capo dell’Intelligence nazista e futuro responsabile di quella tedesca dell’Ovest, BND, a Fort Hunt per cominciare a pianificare l’immediato dopo guerra.
Proprio come per Borghese e i soldati della Decima MAS, Gehlen e i suoi uomini, soprannominati i werewolf (i «lupi mannaro»), sarebbero stati convertiti in gladiatori, i primi componenti della strategia Stay behind, gestita dalla NATO, di controllo e difesa dei confini europei.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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Operazioni delle forze speciali USA in Ecuador
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Le basi del pensiero dei fratelli Dulles
L’armistizio della prima guerra mondiale venne deciso iniziare evocativamente alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924) decise di partecipare personalmente alla conferenza di pace a Parigi, un fatto eccezionale all’epoca, in quanto, l’unico altro esempio di presidente statunitense in visita all’estero, fu Theodore Roosevelt (1858–1919) all’appena annesso Canale di Panama.
Dopo le dimissioni nel 1915 di William Jennings Bryan (1860-1925), il segretario di Stato di Wilson divenne il consigliere Robert Lansing (1864–1928). Bryan decise di lasciare in seguito alle note di protesta, troppo bellicose secondo il segretario, inviate da Wilson alla Germania in seguito all’affondamento del RMS Lusitania da parte di alcuni U-Boot tedeschi. Venne Scelto Lansing, su suggerimento del consigliere privato di Wilson, il colonnello Edward M. House, (1858-1938) perché persona tecnicamente preparata sulla giurisprudenza internazionale e perché facilmente indirizzabile e controllabile.
Robert Lansing aveva sposato, Eleanor, la figlia di John Watson Foster (1836-1917), segretario di stato durante il governo Harrison e una vita nella diplomazia in particolare in Russia, Messico e Spagna. Foster rimarrà nella storia americana per essere il primo segretario di stato ad aver organizzato la conquista di una nazione estera, assecondando i coloni americani alle Hawaii, inviando i marines a supporto e prontamente annettendo le isole oceaniche dopo l’avvenuto rovesciamento della monarchia.
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La figlia di Foster sposò un pastore presbiteriano Allen Macy Dulles e i loro figli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Welsh Dulles (1893-1969) divennero relativamente il segretario di Stato e il direttore della CIA del futuro governo Eisenhower. I nipoti crebbero ascoltando le storie del nonno materno, subendone la fascinazione e assumendone gli ideali. Assieme al nonno vissero anche le discussioni tra il nonno e il suo genero, Lansing, sempre presente alla corte di nonno Foster.
Entrambi i fratelli Dulles, laureati coi massimi voti a Princeton dove Wilson, prima di diventare governatore del New Jersey e in seguito presidente degli States, aveva lavorato come professore dal 1890 al 1902 per poi assumerne la presidenza fino al 1910, idolatravano Wilson. John Foster, 5 anni più grande del fratello, con una carriera nella Sullivan & Cromwell, cercò immediatamente di fare leva su Lansing per farsi portare come assistente a Parigi ma senza riuscirci.
Ottenne però lo stesso un biglietto attraverso la sua stretta conoscenza personale con Bernard Baruch (1870-1965) come suo assistente. Baruch, ricchissimo finanziere e presidente della War Industries Board, organismo incaricato di organizzare l’economia di guerra statunitense, venne chiamato da Wilson come delegato delle riparazioni di guerra, cioè colui che decideva sulla gravità della punizione verso i tedeschi. Foster si ritrovò di li a poco a condividere lunghe partite a bridge sul ponte della nave George Washington con il segretario della marina dell’epoca Franklin Delano Roosevelt (1882-1945).
Il valore dei contatti che maturò in quei mesi furono incalcolabili, si trovò allo stesso tavolo con il famoso economista John Maynard Keynes (1883-1946) e colui che metterà le basi dell’Unione Europea, Jean Monnet (1888-1979). Condivise il tavolo con il presidente del Brasile, Epitàcio Pessoa, cliente della sua firm per la riorganizzazione delle ferrovie brasiliane, e con il finanziere George Sheldon tesoriere del partito repubblicano.
La portata dell’evento attrasse anche Allen Dulles che, di stanza a Berna, trovò modo di partecipare assicurandosi un lavoro nella boundary commission. Il fratello, di natura più incline rispetto a Foster alla vita sociale, divenne resident al La Sphinx il bordello più in voga di Parigi. Tra le tante conoscenze nel mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte vi aggiunse anche quella del suo futuro capo, il generale americano Walter Bedell Smith (1895-1961).
Pure la sorella Eleanor Dulles (1895-1996), figlia del segretario di Stato Lansing, partecipò al periodo storico lavorando in un’organizzazione umanitaria quacchera di soccorso lungo le devastate rive della Marna. La sorella anch’essa estremamente dotata e preparata partecipò quanto potè alla vita del periodo, l’unico che non riuscì a trarne beneficio fu Lansing che venne gradualmente lasciato da parte da Wilson.
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Wilson gestì il periodo della delegazione americana Parigi con una grandeur tale da far invidia ai francesi stessi. Gli americani personificavano la vittoria degli ideali a stelle e strisce sul resto del mondo e lo facevano da padroni. Wilson ripeté svariate volte il suo slogan sull’autodeterminazione dei popoli: national aspirations must be respected. Il suo principio sull’autodeterminazione però si rifaceva solamente alla parte dell’globo di cui facevano parte lui e i suoi amici bianchi senza avvicinarsi nemmeno a considerare papabili a rientrare all’interno dello stesso discorso tutti coloro che vivevano nelle colonie degli stessi suoi amici.
Scrive Stephen Kinzer nel suo ottimo The Brothers di come Ho Chi Minh non venne riconosciuto degno di essere ascoltato e, di li a poco, dopo essere transitato per Mosca e introdotto al Comintern, divenne il fondatore del Partito Comunista Francese e si impegnò in una guerra di tre decadi che arrivò fino al governo dei fratelli Dulles.
Lo stesso accadde dopo alcuni mesi in diversi punti del mondo: una rivoluzione contro gli inglesi in Egitto, una rivolta coreana verso i giapponesi, l’inizio della campagna gandhiana in india e un movimento di protesta antimperialista in Cina.
Rifiutandosi di mettersi al tavolo con i rappresentanti del mondo al di fuori del teatro europeo, i leader che si incontrarono a Parigi gettarono le basi per decenni di disordini. La determinazione nel garantire i loro possessi superò di gran lunga la loro volontà di rendere reali gli slogan sull’autodeterminazione che enunciavano con tanto orgoglio. Questo valse per Wilson quanto per tutta la compagnia cantante a seguito.
Non esiste traccia di rimpianti da parte dei fratelli Dulles sul fallimento della delegazione di Parigi però entrambi lasciarono un segno del loro passaggio sulle firme finali a Versailles. Foster cercò di imbonire la commissione sulla punizione verso la Germania anche senza riuscire del tutto a modificare la volontà degli Europei. Allen contribuì a determinare i confini dei Sudeti scorporati dalla Germania a favore della neonata Repubblica Ceca. Ambo le questioni concorsero al riarmo sfrenato della Germania e alla preparazione per la seconda ecatombe europea.
Entrambi i fratelli, nel loro tempo a Parigi, subirono la fascinazione di Wilson che li prese sotto la sua ala protettiva. Una figura che si aggiungeva a quella di nonno Foster, la quintessenza del missionario diplomatico: freddo, pontificante, fortemente moralista e totalmente convinto di essere uno strumento della volontà divina.
L’idealismo di Wilson rifletteva una concezione estremamente orientata al commercio, un altro tratto caratteristico che si accomodò perfettamente nella visione del mondo dei due fratelli.
Wilson era un uomo del sud, era un ammiratore del Ku Klux Klan e considerava la segregazione un beneficio. Nei suoi anni al governo ordinò più interventi di chiunque altro: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Mexico, Nicaragua e pure nell’Unione Sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione.
Nessuno come lui prima però aveva portato come motivazione l’esportazione della democrazia verso i popoli oppressi. Questa era un’operazione politica assolutamente nuova che diventerà un tratto dominante per i futuri governi degli Stati Uniti, soprattutto quelli con al loro interno i fratelli Dulles.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: negativo su vetro di foto di Woodrow Wilson (1910), Collezione George Grantham Bain, Biblioteca del Congresso, Washington.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Trump scappa nascosto in un carrello per il catering: Israele si è inventato la minaccia di attentato?
The catering cart memes are doing me in ☠️😭
Please add any I missed in the replies. We need this laugh. pic.twitter.com/3ilPWnyUaf — Christopher Webb (@cwebbonline) August 11, 2026
This is the size of the space where Trump hid during Operation ‘Taco’.
Where he was secretly transferred from the ‘presidential’ plane to another plane by hiding inside a food and beverage cart.” pic.twitter.com/Fh6ZxacriP — China Times (@ChinaTimesX) August 14, 2026
This image of Trump in the catering cart is going to be hard to shake. You know he’s livid that it got out. If he wasn’t a coward, he would’ve told them, no chance I’m doing that. pic.twitter.com/6avLCayAm3
— Anthony Scaramucci (@Scaramucci) August 11, 2026
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