Economia
L’Europa è dipendente dal gas USA
L’Unione Europea sta diventando progressivamente sempre più dipendente dal gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Stati Uniti, al punto che entro il 2030 tale fornitura potrebbe coprire quasi la metà del fabbisogno complessivo del blocco. Lo riporta Politico.
Si tratta di un’evoluzione che rischia di generare una vulnerabilità strategica significativa, soprattutto nel contesto del progressivo deterioramento delle relazioni con Washington.
La crescente dipendenza dagli Stati Uniti è la diretta conseguenza della drastica riduzione delle importazioni di gas russo – un tempo principale fornitore – in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022 e alle successive sanzioni occidentali.
Politico sottolinea che gli USA forniscono già circa un quarto del gas importato dall’UE, una percentuale destinata a crescere in modo marcato con l’entrata in vigore del divieto totale di approvvigionamento di gas russo. Questa dinamica ha creato quella che Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista energetica senior dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, ha definito una «nuova dipendenza geopolitica potenzialmente ad alto rischio».
«Un’eccessiva dipendenza dal gas statunitense va in netto contrasto con la politica energetica dell’UE, che punta a rafforzare la sicurezza attraverso la diversificazione delle fonti, la riduzione della domanda e l’espansione delle energie rinnovabili», ha dichiarato l’analista.
L’allarme per questa vulnerabilità è in aumento tra gli Stati membri. Diversi diplomatici europei avvertono che l’amministrazione Trump potrebbe sfruttare la crescente dipendenza dal gas americano come strumento di pressione in ambito di politica estera.
Sebbene «esistano altre fonti di gas nel mondo» oltre agli Stati Uniti, un diplomatico di alto livello dell’UE, rimasto anonimo, ha dichiarato a Politico che «il rischio che il presidente Trump decida di interrompere le forniture all’UE in caso di un’incursione in Groenlandia dovrebbe essere preso molto sul serio».
Trump ha già fatto ricorso all’energia come leva nei negoziati commerciali con l’UE. Lo scorso luglio è stato siglato un accordo in base al quale l’Unione si è impegnata ad acquistare energia statunitense per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028, al fine di scongiurare l’imposizione di dazi più pesanti – un’intesa che molti critici hanno giudicato frutto di coercizione.
Questa situazione si inserisce nel più ampio quadro di tensione provocato dalla proposta di Trump di annettere la Groenlandia, territorio autonomo danese, un’idea che ha profondamente allarmato i partner europei della NATO e ha portato le relazioni tra UE e Stati Uniti sull’orlo di una crisi aperta, come sottolinea Politico.
Le tensioni si sono ulteriormente inasprite dopo l’annuncio di nuove tariffe doganali sui Paesi europei della NATO – tra cui Francia, Danimarca, Germania e Regno Unito – a meno che non si raggiunga un’intesa per la cessione della Groenlandia agli Stati Uniti, misura che ha scatenato all’interno dell’UE richieste di contromisure commerciali severe e coordinate.
Nel frattempo, il crollo delle importazioni di gas russo a basso costo tramite gasdotto dopo il 2022 ha provocato un forte aumento dei prezzi all’ingrosso, un rincaro del costo della vita per i cittadini e un grave danno alla competitività dell’industria europea.
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Economia
Chiusura di Ormuzzo, l’allarme del ministro del Qatar per l’economia mondiale
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Economia
Iraq e Cuba colpiti dai blackout a causa delle pressioni degli Stati Uniti e degli attacchi all’Iran
Sia l’Iraq che Cuba sono stati colpiti da blackout a livello nazionale: la rete elettrica del Paese mediorientale è crollata dopo un’improvvisa interruzione delle forniture di gas a una grande centrale elettrica di Bassora, mentre l’interruzione dell’energia elettrica nell’isola caraibica è stata attribuita alla cronica carenza di carburante, aggravata dal blocco statunitense sul petrolio venezuelano.
Il giorno prima del blackout iracheno, un portavoce del ministero dell’Energia avrebbe affermato che le «forniture incomplete» di gas dal vicino Iran stavano già compromettendo il funzionamento delle centrali elettriche. L’Iran è impegnato da sabato in una massiccia campagna aerea israelo-americana.
Secondo l’agenzia di stampa statale INA, anche un altro impianto elettrico è stato chiuso nella provincia centrale di Salah al-Din, con la polizia locale che ha esplicitamente negato le notizie secondo cui la stazione sarebbe stata presa di mira da un attacco.
L’Iraq dipende dal gas iraniano per il 30-40% della sua produzione di energia. Questa dipendenza è una conseguenza diretta di decenni di interventi stranieri nel Paese. Prima della Guerra del Golfo del 1991, la rete, sebbene messa a dura prova dalle sanzioni, soddisfaceva ampiamente la domanda. La guerra distrusse il 75% della sua capacità di generazione e l’invasione guidata dagli Stati Uniti del 2003 causò un crollo catastrofico, con una produzione inferiore al 10% rispetto a quella precedente.
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Mercoledì anche Cuba è stata colpita da blackout: un’interruzione di corrente diffusa ha lasciato circa due terzi dell’isola al buio, compresa la capitale L’Avana.
Secondo il ministero dell’Energia e delle Miniere di Cuba, il blackout è stato causato dalla chiusura di una delle più grandi centrali termoelettriche dell’isola.
La cronica carenza di carburante dell’isola è stata gravemente aggravata dal blocco statunitense sul petrolio proveniente dal Venezuela. Da quando le forze statunitensi hanno rapito il presidente venezuelano Nicolas Maduro a gennaio, Washington ha sequestrato diverse petroliere dirette a Cuba.
Il governo cubano attribuisce da tempo la sua crisi economica a decenni di sanzioni statunitensi, che a suo dire contribuiscono direttamente alla mancanza di investimenti nella produzione di energia e al degrado della sua rete elettrica.
In questo contesto, la scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ipotizzato che gli Stati Uniti potrebbero effettuare una «presa amichevole di controllo di Cuba», sostenendo che il governo dell’isola è sull’orlo del collasso e sta negoziando attivamente con Washington.
Come riportato da Renovatio 21, Cuba era stata investita da un blackout di massa nell’ottobre 2024.
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Putin: la Russia potrebbe interrompere immediatamente le forniture di gas all’UE
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