Economia
L’Egitto apre una centrale nucleare
Nell’ultima settimana è stato ampiamente riportato dalla stampa araba che l’Autorità egiziana per la centrale nucleare (NPPA) ha confermato il rilascio del permesso per la prima centrale nucleare dell’Egitto.
La costruzione inizierà nella seconda metà del 2021. Situato sul Mar Mediterraneo, a ovest di Alessandria, l’impianto conterrà quattro reattori, completamente costruiti dalla russa Rosatom. Ogni reattore sarà un reattore ad acqua pressurizzata di terza generazione, in grado di produrre 1,2 gigawatt, insieme a caratteristiche di sicurezza migliorate (antisismica e antiterrorismo), riporta EIRN.
L’Autorità egiziana per la centrale nucleare (NPPA) ha confermato il rilascio del permesso per la prima centrale nucleare dell’Egitto
Il primo reattore è previsto online nel 2026 e la messa in servizio degli altri tre entro il 2028. Una volta completato, il complesso di quattro reattori aggiungerà 4,8 GW (circa il 15%) alla rete egiziana.
L’Egitto è uno dei pochi paesi in Africa in cui il 99% dei cittadini ha accesso all’elettricità, secondo la Banca mondiale. Non sorprende che ci sia una grande attesa intorno a questo impianto, la cui discussione risale al 2006.
L’agenzia nucleare russa Rosatom ha formato personale tecnico dal 2014 e nel 2015 ha approvato il piano di finanziamento, in cui l’appaltatore russo fornirà 25 miliardi di dollari prestito, previsto per coprire l’85% della costruzione Secondo quanto riferito, il prestito ha un periodo di rimborso di 22 anni, con un tasso di interesse del 3%.
L’impianto conterrà quattro reattori, completamente costruiti dalla russa Rosatom
La Russia gode di ottimi rapporti con l’attuale uomo forte del Cairo, Abdel Fattah al-Sisi, con il quale è materialmente impegnata nel sostegno nella limitrofa Libia del generale Haftar e delle sue truppe. Gli interessi energetici italiani sono doppiamente incrociati con il Cairo, visto che l’ENI, oltre che in Libia, sta lavorando su un giacimento nelle acque territoriali egiziane.
Tutto l’estenuante caso di Giulio Regeni, ossessione di partiti e forze progressiste varie in Italia, va inserita in questo contesto; da parte nostra vorremmo comunque sapere qualcosa di più sui professori britannici che hanno mandato il ragazzo friulano in Egitto.
La Russia gode di ottimi rapporti con l’attuale uomo forte del Cairo, Abdel Fattah al-Sisi, con il quale è materialemente impegnata nel sostegno nella limitrofa Libia del generale Haftar
L’Egitto si trova ora in una corsa per costruire la seconda centrale nucleare dell’Africa, in competizione con il Kenya, che sta lavorando con la Corea per costruire un impianto nell’Oceano Indiano.
I piani del Kenya sono in fase di revisione da parte della sua National Environment Authority. L’impianto egiziano di El Dabaa ha già ottenuto l’approvazione ambientale ed è stato certificato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).
Come riportato da Renovatio 21, Kenya e Egitto sono ora in conflitto per la costruzione da parte dei kenyoti di una diga sul Nilo.
L’Italia denuclearizzata dal referendum del 1986 si trova ora circondata da centrali nucleari anche sulla sponda meridionale: ora ne avremo una anche affacciata sul Mare Nostrum
È interessante comprendere che l’Italia denuclearizzata dal referendum del 1986 si trova ora circondata da centrali nucleari anche sulla sponda meridionale: dopo Svizzera, Francia, e tutte le altri centrali europee praticamente ai nostri confini, ora ne avremo una anche affacciata sul Mare Nostrum. Magari, come facciamo con tutte le altri centrali atomiche, compreremo energia pure da loro.
Un nuovo giro del gran ballo dell’ipocrisia atomica italiana.
Economia
L’Europa ha ancora «sei settimane» di carburante per aerei
L’Europa potrebbe rimanere senza carburante per aerei entro poche settimane se le forniture di petrolio continueranno a essere interrotte a causa della guerra con l’Iran, ha affermato il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE).
In un’intervista rilasciata giovedì all’Associated Press, il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, ha messo in guardia contro le profonde conseguenze globali di quella che ha definito «la più grande crisi energetica che abbiamo mai affrontato», innescata dalle interruzioni nel flusso di petrolio, gas e altre forniture essenziali attraverso lo Stretto di Hormuz.
La campagna di bombardamenti israelo-americana ha spinto l’Iran a chiudere la rotta strategica, un canale attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, alle «navi nemiche», provocando un’interruzione delle catene di approvvigionamento. Domenica, dopo il fallimento dei colloqui con Teheran, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato il blocco dello stretto, una mossa che ha costretto le petroliere a tornare indietro e ha fatto risalire i prezzi del petrolio verso i 100 dollari al barile.
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Secondo Birol, le petroliere che trasportano carburante non riescono a raggiungere i porti europei, mentre le rotte alternative praticabili rimangono limitate. In Europa rimanevano scorte di carburante per aerei sufficienti «forse per circa sei settimane» e, a meno che lo Stretto di Ormuzzo non venga riaperto, «presto sentiremo la notizia» della cancellazione dei voli a causa della carenza di carburante.
Il Birol ha paragonato la situazione a una «situazione critica», avvertendo che più a lungo persisteranno le interruzioni, peggiore sarà l’impatto sulla crescita e sull’inflazione a livello globale. Le conseguenze si tradurranno in «prezzi della benzina più alti, prezzi del gas più alti, prezzi dell’elettricità più alti», ha affermato.
L’Europa occidentale è generalmente considerata la regione che ha subito le conseguenze peggiori del blocco dello Stretto ermisino, a causa della sua forte dipendenza dal petrolio mediorientale dopo le sanzioni imposte alle forniture russe.
Politico ha riportato all’inizio di questo mese che l’aeroporto di Heathrow a Londra ha già registrato cancellazioni legate all’impennata dei costi del carburante per aerei, mentre la compagnia aerea scandinava SAS avrebbe cancellato circa 1.000 voli. Anche le compagnie aeree regionali britanniche più piccole Skybus e Aurigny hanno ridotto i servizi a causa dell’aumento dei prezzi del carburante, cresciuti di circa il 120% su base annua, e Air France ha aumentato le tariffe sulle rotte a lungo raggio.
Secondo il Corriere della Sera, alcuni paesi dell’UE dispongono di riserve di carburante per aerei sufficienti solo per otto-dieci giorni.
Nella giornata di ieri è arrivata la notizia della riapertura dello Stretto ormusino, annunciata a gran voce dal presidente USA Donaldo Trump.
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Immagine di Falk2 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
Il Fondo Monetario Internazionale dice che la guerra in Medio Oriente innescherà uno shock energetico globale
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Economia
Il Madagascarro dichiara lo stato di emergenza energetica
Il Madagascarro ha dichiarato lo stato di emergenza energetica per 15 giorni, a causa del peggioramento della crisi di approvvigionamento di carburante e delle interruzioni nelle spedizioni causate dal maltempo e dal conflitto in Medio Oriente.
Questa decisione giunge in un momento in cui la crisi energetica africana si aggrava a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e delle conseguenti interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Ormuzzo, un punto di strozzatura cruciale per la navigazione. Un recente rapporto congiunto dell’Unione Africana, della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale ha avvertito che il conflitto rischia di trasformare uno shock commerciale in una più ampia crisi del costo della vita in tutta l’Africa, a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dei generi alimentari, dell’incremento dei costi di trasporto e della pressione su valute già fragili.
In una dichiarazione rilasciata martedì, il governo del Madagascarro ha affermato che il Paese dell’Africa meridionale sta «affrontando una profonda crisi a causa delle interruzioni nella fornitura di energia in tutta l’isola», con l’isola di Nosy Be, dove l’energia proviene solitamente dal Medio Oriente, tra le zone più colpite.
«La dichiarazione dello stato di emergenza energetica consente alle autorità di adottare misure eccezionali e urgenti per ripristinare l’approvvigionamento energetico e garantire la continuità dei servizi pubblici», ha affermato il governo.
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Altri governi africani hanno già varato misure di emergenza in risposta all’aumento dei prezzi globali dell’energia. Il Sudafrica ha annunciato una riduzione temporanea di 3 rand (0,16 dollari) al litro sulle accise sui carburanti dal 1° aprile al 5 maggio per attutire l’impatto.
Il Senegal ha vietato i viaggi all’estero non essenziali per i ministri a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio che mette a dura prova il bilancio, mentre il Kenya ha dichiarato di monitorare attentamente i flussi di carburante, fertilizzanti, commercio e porti per prevenire interruzioni delle forniture.
Martedì, Afreximbank ha annunciato di aver approvato un programma di risposta alla crisi del Golfo da 10 miliardi di dollari per «proteggere le economie, le istituzioni finanziarie e le imprese africane e caraibiche dagli impatti della crisi in corso nel Golfo».
Anche la raffineria nigeriana Dangote ha dichiarato di star aumentando le esportazioni di carburante e fertilizzanti verso i mercati africani per alleviare in parte la pressione. Il suo proprietario, Aliko Dangote, ha affermato che la raffineria, con una capacità di 650.000 barili al giorno, sta operando a pieno regime e ha già spedito 17 carichi di benzina in tutto il continente, poiché gli acquirenti cercavano alternative alle interruzioni delle forniture provenienti dal Medio Oriente.
Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane per negoziare un accordo di pace a lungo termine, che potrebbe agevolare la navigazione nello Stretto ormusino.
La parola Madagascarro, che Renovatio 21 sceglie programmaticamente al termine allofono Madagascar, fu usato dallo scrittore napoleonico Cristoforo Baggiolini (1796-1872), che, pur definito «mediocre» dai soloni della Treccani, nel suo poema Clotilde di Francia regina di Sardegna (1818) così rima:
Così Maurizio la gran barca prende,
E ben tre volte in sul cimier l’aggira,
Da se la scaglia, e l’aere scoscende
La piratica barca in un suono d’ira.
E andò si lungi, che, se ìl vero vi narro
Cadde nell’onde di Madagascarro
Il lettore dica no al Madagascar e sì al Madagascarro. Mai più senza.
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Immagine di WRI Staff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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