Politica
L’Alabama giustizia un secondo prigioniero usando l’azoto
Lo Stato americano dell’Alabama ha giustiziato un condannato a morte utilizzando l’azoto gassoso, segnando il secondo utilizzo di questo controverso metodo, che alcuni critici hanno definito equivalente alla tortura.
L’esecuzione tramite ipossia da azoto comporta la sostituzione dell’ossigeno respirato da un detenuto con azoto al 100%. I sostenitori del metodo affermano che la persona giustiziata rischia di perdere conoscenza poco dopo l’inizio della procedura, rendendola quindi più umana rispetto ad altri metodi.
Altri esperti, tuttavia, hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che potrebbe causare dolore e tortura eccessivi, affermando che non c’è modo di stabilire se o quando una persona perde conoscenza quando esposta a gas di azoto concentrato.
Giovedì scorso, il commissario del Dipartimento di correzione dell’Alabama, John Hamm, ha annunciato in una conferenza stampa che Alan Eugene Miller, 59 anni, era stato giustiziato con questo metodo ed era stato dichiarato morto alle 18:38 ora locale nella prigione di Atmore.
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Secondo un reporter dell’Associated Press presente all’esecuzione di giovedì, Miller «ha tremato e si è contorto sulla barella per circa due minuti, con il corpo che a volte tirava contro le restrizioni. Questo è stato seguito da circa sei minuti di respiri affannosi periodici prima che si fermasse».
Nelle sue ultime parole, Miller avrebbe anche affermato di «non aver fatto nulla per essere qui» e di aver chiesto alla sua famiglia e ai suoi amici di «prendersi cura» di qualcuno.
Nel suo rapporto, Hamm ha confermato i due minuti di convulsioni, affermando che erano prevedibili movimenti involontari del corpo poiché il corpo era privo di ossigeno. «Non è niente che non ci aspettassimo», ha detto il commissario, affermando che «tutto è andato secondo i piani e secondo il nostro protocollo».
Il Miller era stato condannato per aver ucciso tre uomini in una sparatoria sul posto di lavoro – una ditta di trasporti via camion – nel 1999. Secondo la testimonianza al processo, il presunto movente di Miller dietro gli omicidi era che credeva che gli uomini stessero diffondendo voci sulla sua omosessualità.
Nel 2022 aveva chiesto di essere giustiziato tramite ipossia da azoto, ma la sua richiesta è stata respinta. Il Miller avrebbe dovuto quindi essere giustiziato tramite iniezione letale nel settembre 2022, ma il tentativo è stato annullato dopo che i funzionari hanno affermato di non essere riusciti ad accedere alle sue vene in tempo.
Alla fine lo Stato ha acconsentito a giustiziarlo tramite ipossia da azoto, ma Miller aveva contestato il metodo dopo che fu utilizzato per la prima volta a gennaio per porre fine alla vita del condannato a morte Kenneth Eugene Smith.
Come riportato da Renovatio 21, un precedente tentativo di giustiziare Smith tramite iniezione letale era fallito quando i tecnici non sono stati in grado di inserire il tubo per somministrare per via intravenosa il cocktail di farmaci mortali. Le iniezioni letali fallite non sono rare negli Stati Uniti: quella di Smith è stata la seconda in soli due mesi in Alabama e la terza dal 2018. I principali farmaci una volta utilizzati nel processo non sono più prodotti a livello nazionale ed è illegale importarli a scopo di esecuzione, lasciando afferma di improvvisare con risultati talvolta disastrosi.
Durante l’esecuzione del condannato a morte, i testimoni dissero di averlo visto tremare e contorcersi sulla barella per minuti prima di morire.
Lo spettacolo raccapricciante delle iniezioni letali mal eseguite ha apparentemente reso popolare l’idea dell’ipossia da azoto anche tra i condannati a morte. Almeno otto prigionieri in Alabama hanno fatto causa per essere uccisi in questo modo da quando il metodo è diventato legale nel 2018.
In una causa federale, il Miller aveva contestato il protocollo di ipossia da azoto dell’Alabama, sostenendo che gli avrebbe causato sofferenze eccessive. La causa è stata risolta il mese scorso, ma i termini sono rimasti riservati.
L’ipossia da azoto non è mai stata utilizzata prima come metodo di esecuzione, sebbene Alabama, Oklahoma e Mississippi l’abbiano legalizzata. L’azoto costituisce il 78% dell’aria che gli esseri umani già respirano e un aumento al 100% lascerebbe – almeno teoricamente – il prigioniero privo di sensi entro un minuto e morto subito dopo.
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L’esecuzione di Miller è stata la 1.600ª negli Stati Uniti dalla ripresa delle esecuzioni nel 1976. È stato il quinto dei cinque detenuti ad essere giustiziati negli Stati Uniti nell’arco di una settimana, il maggior numero di detenuti giustiziati in una settimana da luglio 2003. Gli altri sono stati Freddie Eugene Owens nella Carolina del Sud il 20 settembre, Marcellus Williams nel Missouri e Travis Mullis in Texas il 24 settembre, ed Emmanuel Littlejohn in Oklahoma il 26 settembre.
Negli Stati Uniti, la pena capitale è una sanzione legale in tutto il Paese a livello federale, in 27 Stati e nelle Samoa americane, ed è considerata anche per alcuni reati militari. La pena capitale è stata abolita in 23 stati e nella capitale, Washington. Normalmente la pena di morte in America viene applicata solo per i reati più gravi, come l’omicidio aggravato. Sebbene si tratti di una sanzione legale in 27 Stati, 20 Stati hanno la possibilità di eseguire condanne a morte, mentre gli altri sette, così come il governo federale, sono soggetti a diversi tipi di moratoria.
L’esistenza della pena capitale negli Stati Uniti può essere fatta risalire all’inizio della Virginia coloniale. Insieme al Giappone (dove vi è stata recentemente la controversia dell’ex ministro della Giustizia che ha affermato di «annoiarsi» a firmare le condanne a morte), Singapore e Taiwan, gli Stati Uniti sono una delle quattro democrazie avanzate e l’unica Nazione occidentale che applica regolarmente la pena di morte.
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Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
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Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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