Spirito
La validità del papato di Bergoglio, mons. Viganò commenta la posizione di mons. Schneider
Renovatio 21 pubblica questo testo scritto su Twitter da monsignore Carlo Maria Viganò in cui l’arcivescovo riprende il discorso sulla validità dell’attuale papato rispondendo alle posizioni espresse pubblicamente dal vescovo ausiliare di Astana monsignor Athanasius Schneider. Le opinioni dei testi pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
In teoria, l’azione di governo di un Pontefice rimane valida ed efficace anche laddove un singolo atto possa essere discutibile; ma nella pratica, una serie ininterrotta e coerente di atti palesemente contrari allo scopo per cui esiste il Papato dimostra non l’umana fallibilità del Papa nelle decisioni di governo (nelle quali egli non è assistito infallibilmente dallo Spirito Santo e può quindi errare) ma la determinazione ad usare l’autorità papale e il potere che ne deriva con finalità eversive: questo inficia l’autorità stessa non solo nei singoli atti, ma nel loro insieme, perché rivela la mens di Bergoglio e la sua incompatibilità con la funzione che ricopre.
Questa serie ininterrotta di atti contrari al fine del Munus petrinum, iniziata sin dalla prima apparizione sulla loggia vaticana, conferma il vizio di consenso nell’assunzione del Papato, che Bergoglio intendeva usare – e usa tuttora – per distruggere la Chiesa e dannare le anime.
Le argomentazioni di mons. Schneider in difesa della tesi che sia preferibile lasciare sul Soglio il gesuita argentino piuttosto che riconoscere l’invalidità della sua elezione per vizio di consenso, con la motivazione che ciò creerebbe divisione nella Chiesa (rectius: il corpo ecclesiale, visto che la Chiesa è una e indivisibile) sono del tutto insostenibili, perché l’unità del Corpo Mistico – ossia delle sue membra con il Capo – è unità di Carità nella Verità, per cui chi non è nella Verità non può essere nemmeno nella Carità.
La valutazione esterna dell’azione di governo di Bergoglio non può limitarsi alla critica dei singoli atti come se ciascuno fosse a se stante, per lo stesso motivo per cui un’azione peccaminosa ha un peso morale diverso a seconda della sua episodicità (peccato occasionale) o viceversa della sua abitudinarietà (vizio acquisito come habitus operativus).
Il peccato di un marito che tradisce una volta la moglie non ha la stessa gravità di una ripetizione ininterrotta frequente e abituale di peccati di adulterio.
Il tumore propagatosi nella Chiesa a partire dalla rivoluzione conciliare ed estesosi progressivamente in metastasi durante gli anni del postconcilio, con il gesuita argentino ha conquistato completamente il capo.
È proprio questo processo rivoluzionario devastante con il suo esito funesto in Bergoglio, che i conservatori come mons. Schneider non vogliono ammettere, anche perché coinvolgerebbe nella responsabilità della situazione presente tutti i Papi che l’hanno incoraggiato e determinato nelle sue premesse.
Con ciò non se ne deduca che io condivida le opinioni dei Sedevacantisti.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
La Chiesa cattolica in Germania mira a mettere i laici «allo stesso livello» dei vescovi: possibile scisma?
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Occulto
Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che considerava l’aggiunta di un rito pagano alla liturgia
Papa Leone XIV ha nominato il vescovo Sithembele Anton Sipuka arcivescovo di Città del Capo, in Sudafrica, dopo che il prelato in precedenza ha guidato un importante organismo ecumenico progressista e si è battuto per l’inculturazione liturgica di un rito pagano locale. Lo riporta LifeSiteNews.
Il 9 gennaio, papa Leone ha nominato Sipuka arcivescovo di Città del Capo, dopo i suoi anni di servizio come vescovo di Mthatha, presidente della Conferenza Episcopale Cattolica dell’Africa meridionale dal 2019 al 2025 e presidente del Consiglio delle Chiese sudafricano dal 2024.
Nell’ottobre 2024, monsignor Sipuka è stato eletto presidente del Consiglio delle Chiese sudafricano (SACC), diventando il primo cattolico – e il primo vescovo cattolico – a ricoprire tale carica. Il SACC è un organismo ecumenico che riunisce un’ampia gamma di confessioni cristiane in Sudafrica e vanta una lunga storia pubblica che risale all’era anti-apartheid.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il SACC è storicamente associato all’attivismo di sinistra e tra i suoi leader più noti a livello internazionale c’era l’arcivescovo anglicano pro-LGBT Desmond Tutu. L’elezione di Sipuka ha segnato un momento significativo per il consiglio, dato che la sua presidenza era stata precedentemente ricoperta da non cattolici.
Il 22 giugno 2025, monsignor Sipuka tenne un’omelia in qualità di presidente della SACC durante un servizio di preghiera ecumenico chiamato «Giornata nazionale di preghiera per la guarigione e la riconciliazione», tenutosi presso la Grace Bible Church di Soweto, una congregazione protestante.
Secondo monsignor Sipuka, le divisioni tra cristiani sono dovute al fatto che «i muri divisori che a noi sembrano così permanenti non lo sono per Dio», poiché «le categorie che definiscono i nostri conflitti – noi e loro, dentro e fuori, meritevoli e immeritevoli – sono costruzioni umane, non decreti divini».
Inoltre, Sipuka sembrava ridurre la nozione cristiana di redenzione a un significato sociologico di liberazione: «la tua liberazione è legata alla liberazione del tuo prossimo. Il tuo benessere è connesso al benessere del tuo nemico». Il prelato sudafrico ha anche usato il cristianesimo per giustificare gli ideali politici socialisti: «non può esserci riconciliazione senza trasformazione. La vera riconciliazione richiede un cambiamento strutturale: la trasformazione della nostra economia affinché la ricchezza sia condivisa in modo più equo».
Il 3 luglio 2025, Papa Leone XIV aveva nominato monsignor Sipuka membro del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso.
Nel gennaio 2023, mentre era presidente della Conferenza episcopale cattolica dell’Africa meridionale, Sipuka ha rilasciato un’intervista a Radio Veritas, poi ripresa da ACI Africa. In quell’intervista, ha riflettuto sui precedenti tentativi di inculturazione nella liturgia cattolica in Sudafrica, in particolare quelli avvenuti negli anni Ottanta.
L’inculturazione liturgica mira a introdurre nel rito cattolico romano elementi tratti da culture religiose locali, estranee e talvolta più antiche della tradizione cristiana. Tali rituali sono spesso legati a superstizioni o pratiche politeistiche, basate sulla convinzione che ogni cultura possa essere espressione di adorazione verso Dio.
Tuttavia, la liturgia cattolica non appartiene alle culture ma alla Chiesa, ed è rivolta non all’uomo ma a Dio. Di conseguenza, è in grado di comunicare la grazia a ogni essere umano, indipendentemente dal contesto storico o geografico, perché il cuore umano – fatto per accogliere Dio – è sempre lo stesso ovunque. Pertanto, la liturgia non può essere rimodellata da usanze o credenze locali senza rischiare di perdere la sua vera natura.
«L’inculturazione in termini di liturgia era più forte negli anni Ottanta, poi si è fermata», si è lamentato Sipuka nell’intervista. «Stiamo facendo liturgia come se fosse inculturata da quelle esperienze, non si è sviluppata».
«Cerchiamo di comprenderlo nel suo contesto tradizionale, in modo da poter vedere come integrarlo con la fede. Il principio è che, nella cultura, ci sono molte cose buone; quindi, non riteniamo che nulla di culturale debba essere scartato».
Aiuta Renovatio 21
In particolare, monsignor Sipuka sembrava interessato a fondere la liturgia cattolica con il rito locale dell’ubungoma, una pratica spirituale tradizionale sudafricana in cui una persona diventa un guaritore o un indovino attraverso la canalizzazione degli antenati.
«Ora ci stiamo occupando dell’ubungoma», ha detto monsignor Sipuka. «Speriamo di completare la ricerca entro la fine di quest’anno e poi, auspicabilmente, entro l’anno prossimo potremo forse dare qualche indicazione», ha concluso.
Da tempo i teologi sudafricani cercano di reinterpretare questa pratica pagana nel tentativo di conciliarla con la teologia cattolica, ad esempio rileggendo la vocazione del profeta Geremia come un’esperienza collegabile all’ubungoma.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Il vescovo olandese Mutsaerts condanna la teologia progressista come «pericolo dall’interno» della Chiesa
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Vaccini2 settimane faGemelli di 18 mesi morti dopo la vaccinazione
-



Nucleare1 settimana faSappiamo che l’Europa potrebbe essere presto oggetto di lanci nucleari?
-



Spirito2 settimane faDifendere il patriarcato contro i princìpi infernali della Rivoluzione: omelia di mons. Viganò sulla famiglia come «cosmo divino»
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò: «l’Unione Europea va rasa al suolo»
-



Autismo6 giorni faEcco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)
-



Vaccini2 settimane faCausa di Bayer sostiene che Pfizer e Moderna hanno utilizzato la tecnologia OGM di Monsanto per i vaccini COVID
-



Immigrazione1 settimana faEva Vlaardingerbroek bandita dalla Gran Bretagna
-



Spirito5 giorni fa«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»












