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Ambiente

La sai l’ultima dei grandi media: il Cambiamento Climatico provoca le turbolenze dei viaggi aerei

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A seguito di un incidente di grave turbolenza a bordo di un volo da Phoenix alle Hawaii in cui sono rimaste ferite 36 persone, alcune grandi testate americane hanno pubblicato rapporti fuorvianti affermando che le turbolenze sono ora più pericolose a causa del Cambiamento Climatico.

 

Yahoo News ha pubblicato un articolo dal titolo «In che modo il cambiamento climatico potrebbe aver contribuito alla drammatica turbolenza di Hawaiian Airlines», e CBS News ha prodotto un servizio in cui si afferma che il cambiamento climatico ha reso la turbolenza più mortale.

 

Incredibilmente, la fonte per l’intero pezzo della CBS è la portavoce dell’Associazione Assistenti di Volo USA, la quale ha affermato che la turbolenza causata dal maltempo diventerà più comune a causa del cambiamento climatico. Che dire, come sempre, la parola agli esperti.

 

«Il maltempo aumenta le possibilità di turbolenza e, a causa del cambiamento climatico, questo tipo di incidenti continuerà solo a crescere», assicura la sindacalista delle hostess americane, considerate, come noto, le più belle, giovani e gentili al mondo.

 

In rete in diversi si sono ribellati a questo livello di allarmismo e menzogna raggiunto dai grandi media: «non siete seri se spingete cose come questa» ha scritto un utente Twitter.

 

«Con un titolo come questo, la tua legittimità come una vera rete di notizie è morta» commenta un altro.

 

«Quindi, ora dobbiamo pagare più tasse per aver meno turbolenze? Ho capito» dice l’utente Greg su Twitter.

 

«Quindi gli aeroplani stanno rendendo il cielo pericoloso per gli aeroplani a causa del cambiamento climatico a cui stanno contribuendo?» si interroga l’utente TonyaLee.

 

Altri ancora si chiedono se le turbolenze esistevano prima del 6 gennaio 2021, o se la loro causa, non sia piuttosto, il razzismo, oppure i non vaccinati.

 

Come comprensibile a tutti, il Cambiamento Climatico sarà il nuovo contenuto della tirannia che ci vorranno imporre, e parimenti sarà una grande fonte di intrattenimento per la quantità di idiozie che produrrà dinanzi ai nostri occhi, come questa qui.

 

Su questa immane balla pro-totalitaria, costruita su dati falsati, è già a bordo l’ONU, che sostiene che andiamo incontro ad una «sofferenza senza fine». Alle Nazioni Unite, tuttavia, qualcuno che ragiona ancora c’è: la Russia l’anno passato ha posto il veto alla risoluzione sul Cambiamento Climatico. E bisogna dire che, mentre gli attivisti climatisti divengono sempre più pazzotici (e capaci di cose incredibili), i giovani svizzeri dimostrano maturità affossando un referendum sul Climate Change.

 

Come riportato da Renovatio 21, ONG femministe hanno proposto contro il Cambiamento Climatico una grande soluzione: l’aborto. E non mancano le proposte di lockdown per combattere la modifica del clima.

 

Il Cambiamento Climatico, abbiamo scritto ancora anni fa, più che un fenomeno naturale, è a tutti gli effetti una religione. Ed anche, incontrovertibilmente, un enorme business.

 

A questo punto dobbiamo giocoforza ricordare quando, circa quaranta anni fa, il cambiamento climatico atteso era quello di una «nuova era glaciale», assicurata nientemeno che da Spock.

 

 

 

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.   I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.   Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.   In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.  

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.   A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.   Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.  

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Ambiente

Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.

 

In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.

 

Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.

 

Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».

 

Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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