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Ambiente

I giovani svizzeri affossano il referendum sul Cambiamento Climatico

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Un referendum sul cambiamento climatico in Svizzera è stato appena affossato dagli elettori. Il voto, nell’ambito del sistema di democrazia diretta della Svizzera, è andato contro il 51%, il 49% a favore.

 

E, piuttosto controintuitivamente, pare che il segmento demografico determinante sia stato quello dei Millennial.

 

«Dopo che la Svizzera ha abbandonato i negoziati con l’UE, il paese ha ora respinto una legge sulla protezione del clima in un referendum. Concretamente, hanno respinto tutte e tre le parti della legge con votazioni separate: sulla CO2, sui pesticidi e sull’acqua potabile» riporta Eurointelligence.

 

«Ciò che è particolarmente interessante di questo referendum è che l’opposizione più forte è venuta dai giovani. Il 60-70% dei 18-34enni ha votato no nelle tre categorie»

«Questo fallimento non è solo importante di per sé, ma sintomatico delle difficoltà che devono affrontare la politica dei Verdi in generale. Una cosa è fingere di sostenere il partito dei Verdi, specialmente quando è bello farlo. Un’altra è fare sacrifici concreti come è stato chiesto agli svizzeri di fare».

 

Tuttavia, è la composizione dell’elettorato a sorprendere: «ciò che è particolarmente interessante di questo referendum è che l’opposizione più forte è venuta dai giovani. Il 60-70% dei 18-34enni ha votato no nelle tre categorie».

 

Le misure, tra cui una tassa sul carburante per auto e una tassa sui biglietti aerei, sono state concepite per aiutare la Svizzera a raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

 

Una proposta per bandire i pesticidi artificiali e un’altra per migliorare l’acqua potabile concedendo sussidi solo agli agricoltori che evitano i prodotti chimici sono state entrambe respinte dal 61%

 

Gli oppositori hanno anche sottolineato che la Svizzera è responsabile solo dello 0,1% delle emissioni globali e hanno espresso dubbi sul fatto che tali politiche possano aiutare l’ambiente

Gli oppositori hanno anche sottolineato che la Svizzera è responsabile solo dello 0,1% delle emissioni globali e hanno espresso dubbi sul fatto che tali politiche possano aiutare l’ambiente.

 

«Il no alla limitazione delle emissioni è uno shock enorme. Il governo svizzero ha redatto questa legge con attenzione. Il piano: ridurre i gas serra alla metà dei livelli del 1990 entro il 2030, utilizzando una combinazione di più energie rinnovabili e tasse sui combustibili fossili» commenta la BBC.

 

Il sistema di democrazia diretta della Svizzera in teoria prevede che varie decisioni importanti per la Confederazione Elvetica siano prese alle urne. Gli attivisti devono semplicemente raccogliere 100.000 firme per garantire un voto a livello nazionale.

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.   I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.   Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.   In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.  

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».   I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.   A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.   Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.  

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Ambiente

Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.

 

In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.

 

Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze.
«Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.

 

Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».

 

Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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