Geopolitica
La Russia conferma la liberazione della città di Ugledar in Donbass
Le forze russe hanno completamente liberato la città di Ugledar, nella Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), ha confermato il Ministero della Difesa di Mosca.
Le forze ucraine avevano controllato l’insediamento dal 2014, quando la DPR dichiarò l’indipendenza in seguito a un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti a Kiev. Ugledar era una posizione strategicamente importante, caratterizzata da alti edifici che dominavano la pianura circostante.
«A seguito delle operazioni conclusive delle unità del gruppo di forze “Est”, la città di Ugledar nella DPR è stata liberata», ha annunciato giovedì il Ministero della Difesa russo.
Mercoledì sui social media sono comparsi filmati e immagini delle truppe russe al controllo di Ugledar, che mostrano una bandiera issata sul suo edificio amministrativo. Più tardi, nel corso della giornata, l’alto comando ucraino ha dichiarato di aver ordinato «una manovra di ritiro» dalla città. Non era chiaro se qualche unità fosse effettivamente riuscita a lasciare l’accerchiamento operativo.
🇷🇺🇺🇦 Russian Defense Ministry officially confirmed the liberation of Ugledar by Russian troops
The toughest Ukranian stronghold for years … fell pic.twitter.com/mzZyNxX2xY
— Lord Bebo (@MyLordBebo) October 3, 2024
So far, miraculously, about 116 civilians have been found in the basements of Ugledar.
The commander of the assault unit “Apostol,” Yuri Gagarin, call sign “Angel,” explains to people what awaits them in the near future, reports Anna News. On his back, he has a Cheburashka, a… pic.twitter.com/siNevL3svT
— Olga Bazova (@OlgaBazova) October 3, 2024
Russian troops broke through from the west to Ugledar in Donbas and have driven the Ukrainian Armed Forces out of the multi-story buildings, and raised the Russian flag.@ZelenskyyUa has sought to drag @NATO into a war with Moscow at every twist and turn, billions have been… pic.twitter.com/wVs92OKpRv
— Samuel J. Rosenfeld 🇺🇸 תביא אותם הביתה… (@SamjLondon) October 1, 2024
速報:ウクライナ東部要衝、ドネツク地区のウグレダルが陥落‼️
📹1:ロシア国旗が市庁舎の屋上に掲揚
📹2:火災で黒くなった窓から国旗を差し出すロシア兵
📹4:ロシア軍は街の掃討完了を報告ウグレダルの解放は2024年におけるロシアの主な勝利の1つである#ロシア #ウクライナ #戦況 #Vuhledar #Ugledar https://t.co/dRTPoaLfIX pic.twitter.com/IYDmvN8JPA
— 望山月 (@wangxiang2021) October 1, 2024
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Secondo una fonte della sicurezza che ha parlato con l’agenzia di stampa TASS, le forze russe avevano quasi completato la «pulizia» della resistenza ucraina mercoledì pomeriggio. Alcune unità di Kiev avevano subito «ingenti perdite» dopo non essere riuscite ad andarsene, ha aggiunto la fonte.
La 72ª Brigata delle Forze Armate dell’Ucraina, che era di stanza a Ugledar, avrebbe chiesto il permesso di ritirarsi la scorsa settimana, mentre le truppe russe tagliavano le loro linee di rifornimento e mettevano la città sotto assedio.
Secondo diversi corrispondenti militari russi, le loro richieste sarebbero state respinte perché perdere Ugledar avrebbe fatto brutta figura mentre Volodymyr Zelensky era in visita negli Stati Uniti, scrivono i media russi.
Le forze russe avevano tentato di prendere Ugledar in diverse occasioni in passato. L’attacco più promettente li aveva visti catturare un distretto adiacente, ma alla fine era finito in fallimento a causa del supporto dell’artiglieria ucraina situato a Kurakhovo a nord. Nelle ultime settimane, tuttavia, le avanzate russe hanno fatto crollare il fronte ucraino a nord di Kurakhovo e hanno minacciato anche quella città.
L’avanzata dell’Ucraina nella regione russa di confine di Kursk sembra essere stata pagata con un’espansione dei soldati di Mosca nel Donbass, principale obiettivo del contendere allo scoppio del conflitto.
La situazione della truppa ucraina, almeno a leggere i giornali occidentali, non sembra promettente.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è stato pubblicato un articolo del Financial Times che sostiene che l’esercito di Kiev è così impoverito che la maggior parte dei soldati dura solo pochi giorni.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
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Geopolitica
Il governo israeliano triplica la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti
«Israele sta perdendo consensi negli Stati Uniti e sta investendo decine di milioni di dollari nel tentativo di cambiare la situazione». Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
La spesa del governo israeliano per riconquistare i sostenitori repubblicani cristiani è ora tre volte superiore al budget iniziale e supera i 40 milioni di dollari. Nell’ambito della campagna è stata creata una rete di siti di propaganda anti-palestinesi e filo-israeliani, presentati come neutrali, per influenzare i risultati dei motori di ricerca e dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante questi sforzi, Haaretz rileva che il sostegno a Israele tra la destra americana è ulteriormente peggiorato, soprattutto tra i giovani repubblicani dopo la guerra contro l’Iran.
Secondo un sondaggio Pew Research Center, il 41% dei repubblicani e il 57% dei giovani sotto i 50 anni hanno un’opinione negativa di Israele. Complessivamente, circa il 60% degli americani vede Israele in modo negativo.
L’obiettivo attuale della propaganda è difendere la guerra contro l’Iran, «svelando la verità sull’Iran» e negando che Israele abbia trascinato gli Stati Uniti nel conflitto.
Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro ha esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.
Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.
Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.
Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisibi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale.
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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraviso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.
Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico. [
Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.
Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.
La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.
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Immagine di Ted Eytan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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