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Spirito

«La nostra vera patria è il cielo»: omelia di mons. Viganò per l’Assunzione di Maria

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

 

 

SOLI SECUNDA NUMINI

Omelia nell’Assunzione al Cielo di Maria Santissima

 

 

Conductricem te habeam
redeundi ad patriam,
ne callidus diabolus
via perturbet invidus.

Possa io averTi come guida
nel far ritorno alla patria celeste,
perché il diavolo invidioso
non ci allontani con le sue astuzie dalla retta via.

Hymn. O Maria piissima

 

Nella splendida antifona mariana Salve Regina preghiamo la Vergine Santissima con queste parole: Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exilium ostende, Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno.

 

Post hoc exilium: perché la nostra vita terrena è appunto un esilio, una lontananza forzata e dolorosa dalla casa del Padre, dal luogo dei nostri veri affetti, dalla nostra patria celeste; un esilio che rende il mondo una valle di lacrime, non solo e non tanto perché esso ci è nemico e ostile, ma perché in questa fase di prova ci è momentaneamente precluso il ritorno alla patria celeste, al luogo in cui eravamo destinati a rimanere, se i nostri Progenitori non avessero meritato di esserne cacciati a causa del peccato originale.

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Il mondo è anche valle di lacrime perché in questa vita dobbiamo espiare quella colpa di Adamo ed Eva che il nuovo Adamo ha riparato sulla Croce, e la nuova Eva nella Corredenzione.

 

Maria Santissima, nell’essere preservata per privilegio specialissimo da ogni macchia di peccato in vista dell’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, è stata similmente esentata dalla corruzione della carne, al pari del Suo divin Figlio, venendo assunta in Cielo in anima e corpo. Ed è in Cielo che la Vergine Madre e Regina ritrova Cristo trionfatore, assisa anch’Ella sul trono di gloria che la Santissima Trinità Le ha preparato dall’eternità.

 

Ella è Soli secunda numini, è seconda soltanto a Dio, è l’onnipotente per Grazia.

 

Eppure, anche se sappiamo bene che questa è una valle di lacrime ed una fase transitoria verso la meta finale, non riusciamo a rassegnarci all’idea che anche su questa terra non sia possibile costruirci un paradiso, se non eterno, quantomeno duraturo e confortevole, nel quale anticipare in qualche modo o addirittura sostituire l’eternità beata che attende ogni anima in grazia di Dio.

 

Questa è un’illusione infernale, un inganno che ci è teso dai tre nemici della nostra salvezza: il mondo, la carne e il diavolo. Il mondo, che ci tiene legati alle creature anziché elevarci al Creatore; la carne, che ci tiene avvinti alle false seduzioni della nostra natura corrotta dal peccato e ci impedisce di elevare l’anima alle cose dello spirito; il diavolo, che cerca la nostra dannazione offrendoci miserabili e chimerici surrogati del Vero e del Bene.

 

In questo folle miraggio di poter realizzare in terra ciò che possiamo conquistare solo in cielo, perdiamo di vista l’eternità per inseguire sogni effimeri e promesse ingannevoli. Alcuni, pur senza negare la vita eterna, pensano che sia possibile costruire su questa terra una nuova Gerusalemme che realizzi l’invocazione della preghiera del Signore: sicut in cœlo et in terra.

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Eppure, è proprio in quel come in cielo, così in terra che dovremmo comprendere che il modello cui deve ispirarsi una società che onora Cristo come proprio Re è un archetipo eterno e perfetto, mentre la sua concreta realizzazione rimane inesorabilmente provvisoria e sottoposta a prove, pericoli, tentazioni, peccati e debolezze della natura umana. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: non è il cielo che si deve conformare alla terra, non è Dio che deve adeguarsi all’uomo, ma viceversa: perché Nostro Signore – in quanto vero Dio e vero Uomo – è il centro del κόσμος divino, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine di ogni cosa.

 

L’Assunzione di Maria Santissima al Cielo ci mostra qual è la nostra vera patria, ci riporta alla realtà; una realtà consolante e confortante, perché ci toglie l’illusione di poterci creare da noi stessi un paradiso in terra, e ci ricorda che quell’Eden dal quale siamo stati cacciati possiamo ritrovarlo solo passando da Nostro Signore Gesù Cristo – che ha detto di Sé: Ego sum ostium (Gv 10, 9) – e da Maria Santissima, Quæ sola fuisti porta per quam Christus ad hunc mundum processit, che sola fosti la porta attraverso la quale Cristo entrò in questo mondo. Il Signore e la Sua augustissima Madre sono entrambi – e indissolubilmente, per decreto divino – la via di comunicazione tra terra e cielo, tra temporalità contingente ed eternità immutabile.

 

La stessa Santa Chiesa, unico mezzo di salvezza per l’umanità, trova nella Vergine la figura della nuova Gerusalemme, città santa cinta di solide mura che discende dal cielo (Ap 21, 1). È in Lei che essa si identifica, terribilis ut castrorum acies ordinata (Ct 6, 10), tremenda come un esercito schierato in ordine di battaglia, quæ sola cunctas hæreses interemisti in universo mundo, che da sola hai sbaragliato tutte le eresie in tutto il mondo. E la Chiesa, che nella sua compagine terrena è militante, alla fine dei tempi perdurerà trionfante per l’eternità, quando il Giudizio universale chiuderà il tempo della prova e della misericordia.

 

Lo scontro apocalittico tra la Donna e il Drago (Ap 12, 1) è anticipato nel Protoevangelo, dove la Vergine Santissima è costituita nemica eterna del Serpente: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno (Gen 3, 15). E non è un caso se Satana è chiamato princeps hujus mundi (Gv 12, 31): il mondo è infatti il luogo nel quale il Signore gli permette di tentarci per metterci alla prova, e il suo principato – che non è un regno – è temporaneo e destinato alla sconfitta, già definitivamente condannato.

 

Questa sconfitta della creatura più ribelle, orgogliosa e impura, sarà tanto più dirompente quanto essa è inflitta dalla più obbediente, umile e pura delle creature: Colei che le sozzure del mondo, della carne e del diavolo non possono nemmeno sfiorare.

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Nello scorrere del tempo e nelle vicende del genere umano si compie la Storia della Salvezza che ci proietta nell’eternità e che ci mostra l’irruzione del divino nell’umano, dell’eterno nel transeunte, culminata con l’Incarnazione della Seconda Persona della Santissima Trinità in Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, primogenito di ogni creatura (Col 1, 15), nuovo Adamo.

 

Un’Incarnazione compiutasi mediante la cooperazione della più perfetta, della più pura delle creature, chiamata ad essere Madre di Dio, la santissima Θεοτόκος. Paradisi portæ per te nobis apertæ sunt, le porte del Paradiso ci sono aperte per te che oggi trionfi gloriosa insieme agli angeli, recita un’antifona dell’Ufficio odierno. Maria Santissima ha aperto per noi le porte del Paradiso, dandoci il Suo Figlio e portando noi a Lui. Tu Regis alti janua, et porta lucis fulgida (Inno O gloriosa Domina), tu porta del Re divino, splendente varco della Luce.

 

Quærite primum regnum Dei et justitiam ejus (Mt 6, 33), dice il Signore. Non è nelle cose di questa terra che il regno di Dio va cercato, perché tutto ciò che è temporale è effimero, destinato a corrompersi, a marcire, a dissolversi in polvere. Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6, 19-21).

 

Che il nostro cuore sia dunque rivolto al Cielo dov’è il nostro vero tesoro: la contemplazione beata della Santissima Trinità, insieme alla Vergine Maria e all’intera Corte celeste. È lì che Ella ci attende, perché è solo lì che si compie il nostro destino di eternità in Dio. E sarà questo contemptus mundi, questo distacco da questo mondo che ormai puzza di putrefazione – jam fœtet (Gv 11, 39) – a permetterci di essere durante la nostra vita terrena sale della terra lievito che fa fermentare la massa, proprio perché esuli dalla patria celeste. Ed è in questo che consiste la realizzazione del Regno sociale di Nostro Signore: portare quante più anime possibile a ritrovare la via verso la casa del Padre, che aspetta il ritorno del figliol prodigo.

 

Invochiamo dunque l’intercessione dell’Assunta, perché ci faccia comprendere che ogni nostra battaglia terrena, ogni nostra azione in questa vita, ogni prova e ogni Grazia non può e non deve limitarsi ad una prospettiva temporale, ma deve proiettarsi verso quella patria che attende ciascuno di noi, dopo questo esilio.

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Andrò a vederla un dì, in Cielo, patria mia: andrò a veder Maria, mia gioia e mio amor. Queste parole del canto popolare che intoniamo con fervore e commozione ci ricordano qual è la nostra vera patria. È con questa beata speranza, fondata sulla promessa del Salvatore e sulla potentissima mediazione della Vergine Maria, che possiamo affrontare ogni avversità presente in vista del premio che ci attende in Cielo.

 

Perché è lì che dobbiamo tornare, sotto la guida della Stella maris.

 

Possa io averTi come guida
nel far ritorno alla patria celeste,
affinché il diavolo invidioso
non ci allontani con le sue astuzie dalla retta via.

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

15 Agosto MMXXV a. D.ñi
In Assumptione B.M.V.

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Immagine: Volta del Coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, Bergamo

Immagine di Zairon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Il Pentagono minaccia il papato con la cattività di Avignone. Perché la notizia esce ora?

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Emergono i dettagli di un inedito, bizzarro incontro avvenuto lo scorso gennaio del nunzio apostolico convocato in Pentagono. La tempistica dello scoop potrebbe essere legata alla battaglia di potere tra cattolici da una parte ed ebrei e protestanti sionisti dall’altra per l’egemonia dell’amministrazione Trump, due fazioni più che mai divise oggi dalla guerra per Israele condotta daglI USA contro la Repubblica Islamica dell’Iran.   La testata Free Press – fondata dalla lesbica sionista Bari Weiss, ora ricoperta di cariche e danari dagli ultramiliardari americano pro-Israele –ha pubblicato un articolo secondo il quale, nel gennaio 2026, si sarebbe tenuto un incontro privato tra il cardinale Christophe Pierre, allora nunzio apostolico della Santa Sede negli Stati Uniti, e Elbridge Colby, alto funzionario del Pentagono cattolico da cui, viste le precendenti posizioni, non ci si aspetterebbe nulla di questo.   L’incontro sarebbe stato molto teso e acceso, durante il quale Colby avrebbe esortato papa Leone a «allinearsi più chiaramente con gli Stati Uniti» e avrebbe affermato che gli Stati Uniti possono «fare quello che vogliono».

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«Gli Stati Uniti hanno la potenza militare per fare ciò che vogliono nel mondo. La Chiesa cattolica farebbe meglio a schierarsi dalla loro parte», ha detto Colby durante l’incontro, secondo quanto riportato da funzionari citati da Free Press.   Secondo diverse fonti citate in forma anonima nel rapporto, l’incontro di gennaio ha segnato una svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Vaticano. Funzionari romani hanno descritto l’incontro come conflittuale, definendolo una «dura lezione» impartita al cardinale al Pentagono. Le stesse fonti hanno indicato che le osservazioni sono state percepite in Vaticano come un «esplicito avvertimento» legato alla potenza militare americana.   L’incontro si sarebbe svolto pochi giorni dopo il discorso pronunciato da papa Leone XIV il 9 gennaio 2026, in cui criticava il crescente ricorso alla forza nelle relazioni internazionali. «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati» aveva detto il papa. «La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui».   «La guerra è tornata di moda e si sta diffondendo un fervore bellico. Il principio stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente minato. La pace non è più ricercata come un dono e un bene desiderabile in sé… La pace viene perseguita attraverso le armi come condizione per affermare il proprio dominio».   Secondo quanto riportato da The Free Press, diversi alti funzionari della difesa statunitense, tra cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno interpretato queste dichiarazioni come dirette alla politica estera degli Stati Uniti.   Ulteriori dettagli emersi durante l’incontro suggeriscono che almeno un funzionario statunitense abbia fatto riferimento al precedente storico del papato di Avignone, un periodo del XIV secolo durante il quale il papato era di fatto subordinato alla corona francese. Il riferimento includeva la menzione dell’attentato a papa Bonifacio VIII e del conseguente trasferimento della sede papale da Roma ad Avignone, in Francia.   La Cattività avignonese (1309-1377) fu uno dei periodi più turbolenti nella storia dei rapporti tra la Chiesa cattolica e il potere temprale, iniziato quando papa Clemente V, francese, nel 1309 decise di trasferire la sede papale da Roma ad Avignone, in Provenza, che allora non era territorio del Regno di Francia ma del Regno di Napoli, pure sotto forte influenza francese. La scelta fu dettata da pressioni del re di Francia Filippo IV il Bello e dal desiderio di sfuggire alle lotte tra fazioni romane e alla pericolosa instabilità dell’Italia.   Per quasi settant’anni, sette papi (tutti francesi) risiedettero ad Avignone, trasformandola in una splendida corte rinascimentale, ricca e centralizzata. La Chiesa rafforzò la sua burocrazia e le finanze, ma perse prestigio: molti fedeli la accusavano di essere «prigioniera» dei re francesi, lontana dalla tomba di Pietro e troppo mondana.   Il ritorno a Roma avvenne solo nel 1377 grazie a Gregorio XI, spinto dalle preghiere di santa Caterina da Siena. Tuttavia, un anno dopo la sua morte scoppiò il Grande Scisma d’Occidente (1378-1417), con papi rivali a Roma e Avignone. La Cattività avignonese segnò una grave crisi di autorità della Chiesa, aprendo la strada a divisioni e critiche che avrebbero influenzato il Rinascimento e la Riforma protestante.

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Secondo il consulente politico Christopher Hale, «molti in Vaticano hanno interpretato il riferimento del Pentagono a un papato ad Avignone come una minaccia di usare la forza militare contro la Santa Sede». L’avvertimento del Pentagono ha allarmato a tal punto il Vaticano che papa Leone ha annullato la sua prevista visita negli Stati Uniti entro la fine dell’anno.   Infatti, l’8 febbraio 2026, il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, ha dichiarato ufficialmente che «papa Leone XIV non si recherà negli Stati Uniti quest’anno», smentendo le voci di una possibile visita in occasione del 250° anniversario dell’indipendenza americana.   Il papa ha invece programmato una visita a Lampedusa il 4 luglio, un’isola del Mediterraneo associata agli arrivi di migranti dal Nord Africa. Hale ha osservato che la scelta della data e del luogo difficilmente poteva essere casuale, dato il contrasto simbolico.   Il pontefice ha intensificato le sue condanne durante la Settimana Santa. Nelle sue parole culminate nella Domenica di Pasqua, ha esortato i leader mondiali ad abbandonare i conflitti armati e a respingere quello che ha definito il «desiderio di dominare gli altri». All’inizio della settimana, aveva condannato quella che ha chiamato «l’occupazione imperialista del mondo» e aveva ammonito che «Dio non accetta le preghiere di coloro che fanno la guerra».   È davvero difficile non interpretare le dichiarazioni di Leone come un giudizio immediato sulla seconda amministrazione di Donald Trump, che aveva bombardato gli impianti nucleari iraniani, rapito il leader venezuelano Nicolas Maduro, esercitato forti pressioni per lo scioglimento della NATO e minacciato diversi alleati degli Stati Uniti, arrivando persino a ipotizzare la possibilità che gli Stati Uniti potessero assumere il controllo del Canada e della Groenlandia.   Nei mesi successivi, l’amministrazione ha autorizzato anche un blocco navale di Cuba, impose sanzioni unilaterali a diversi Stati membri dell’UE e ventilò pubblicamente la possibilità di ritirare le garanzie di sicurezza a Corea del Sud e Giappone a meno che non avessero «riequilibrato» il loro allineamento strategico verso Washington.   In Ungheria per sostenere la campagna elettorale del premier Vittorio Orban, il vicepresidente JD Vance, convertito al cattolicesimo, ha detto di non sapere nulla dell’accaduto e di voler parlare de visu con il cardinale Pierre.   Va compresa anche la figura del Under Secretary of Defense for Policy (USDP). Elbridge Colby. Nipote dello storico direttore della CIA William Colby (1920-1996) sotto Nixon e Ford,  dal 2017 al 2018, durante la prima amministrazione Trump, ha ricoperto la carica di vice assistente del segretario alla Difesa per la strategia e lo sviluppo delle forze armate, svolgendo un ruolo chiave nello sviluppo della Strategia di Difesa Nazionale degli Stati Uniti del 2018, che, tra le altre cose, ha spostato l’attenzione del Dipartimento della Difesa statunitense sulla Cina.   Colby non è un falco neocon – è, anzi, il contrario, e si identifica come «realista», che ha chiesto apertamente la riduzione dell’aiuto militare all’Ucraina, un ripensamento del rapporto con la NATO («partnership», non dipendenza) e persino un «reset» nelle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Il Colby ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero «lasciare più spazio al giudizio di Israele su come gestire al meglio le sue sfide alla sicurezza», e che, sebbene gli Stati Uniti debbano essere pronti a fornire supporto materiale e politico a Israele, quest’ultimo dovrebbe comprendere che gli Stati Uniti, che «non possono permettersi di essere invischiati in un’altra guerra in Medio Oriente, assumeranno un ruolo di supporto».   In passato il Colby aveva persino dichiarato, con grande scandalo di senatori repubblicani come Tom Cotton, che l’acquisizione di un’arma nucleare da parte dell’Iran non costituirebbe un rischio esistenziale per gli Stati Uniti e fiancheggiando il ritiro delle forze militari statunitensi dal Golfo Persico, sostenendo che gli Stati Uniti possono contrastare l’Iran «in modo più efficace» «rafforzando le capacità militari dei propri partner nella regione». All’epoca l’Elbridge si opponeva a un’azione militare diretta contro l’Iran, pur affermando che contenere un Iran dotato di armi nucleari «è un obiettivo del tutto plausibile e pratico».   Colby è cattolico. Il commento su Avignone sembrerebbe essere stato proferito da un altro funzionario presente all’incontro col nunzio apostolico.

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La tempistica con cui esce questo caso è interessante, e la testata di riferimento pure. La giornalista lesbica sionista Bari Weiss, ex opinionista del New York Times (dove si distinse per gli attacchi a Tulsi Gabbard, accusata di essere un pupazzo di Bashar al-Assad), aveva fondato The Free Press nel 2021 come piattaforma indipendente di notizie e commenti, critica verso l’ortodossia «woke» dei media mainstream, attraendo quindi un certo pubblico indipendente o di destra che oramai respingeva in toto il mainstream. Il sito crebbe rapidamente grazie a un modello di abbonamenti e attirò investitori come Marc Andreessen, David Sacks, Howard Schultz e altri, raccogliendo 15 milioni di dollari nel 2024 con una valutazione di circa 100 milioni.   Nell’ottobre 2025, Paramount Skydance (guidata da David Ellison, figlio del miliardario sionista di Oracle Larry Ellison ) ha acquistato The Free Press per 150 milioni di dollari, una cifra che è parsa a moltissimi come enigmaticamente sproporzionata. In seguito alla bizzarra operazione, Weiss è stata nominata editor-in-chief di CBS News, canale TV comprato pure quello dagli Ellisoni, la cui vicinanza allo Stato Israele, e persino all’IDF, è cosa nota.   Fare uscire ora, con Trump che tentenna sulla guerra in Iran, la notizia di uno screzio tra Washington e la Santa Sede aiuta decisamente a cementare la cintura sionista di matrice ebraico-protestante attorno al presidente – cioè lo stesso apparato che ha portato all’attuale, fallimentare guerra in Persia – contro la fazione «cattolica» che era dubbiosa o risolutamente contraria alla guerra: il segretario di Stato Marco Rubio, che pure ha origini neocon, si era lasciato scappare ad inizio conflitto che gli USA vi erano stati trascinati dentro da Israele, mentre il vicepresidente JD Vance (convertito al cattolicesimo che gli iraniani volevano come negoziatori al posto degli ebrei Steve Witkoff e Jared Kushner), è emerso, si era detto nettamente contrario all’intervento.   Anche la base dei sostenitori pare dividersi su base confessionale, come dimostra la battaglia antisionista portata innanzi con clamore pubblico dall’ex Miss California, e amica personale di Trump, Carrie Prejean Boller, cattolica convertita espulsa dalla Commissione per la libertà religiosa per aver fustigato l’influenza israeliana su politica e religione protestante, nonché il genocidio di Gaza.   Lo scontro in atto è stato descritto con lucidità dallo scrittore cattolico americano E. Michael Jones: «Il cessate il fuoco ha segnato un passaggio dal controllo sionista cristiano dell’amministrazione Trump a un controllo di fatto cattolico sotto JD Vance. Anche il papa ha avuto un ruolo in questo cambiamento».   «L’apice dell’influenza sionista cristiana è stato raggiunto con la funzione del Venerdì Santo al Pentagono, alla quale sono stati esclusi i cattolici» continua Jones, riferendosi ad una grottesca cerimonia condotta dalla «pastora» protestante sionista Paula White, nota per i video con Netanyahu e per essere, dice la Prejean Boller, dietro alla sua espulsione dalla Commissione. Durante l’evento la White ha paragonato Trump a Gesù Cristo. Il vescovo cattolico Barron, presente, non ha proferito verbo né durante né dopo.     «Ora, le persone più mature e responsabili sono cattolici come Joe Kent, che afferma che gli Stati Uniti devono frenare Israele se vogliono che il cessate il fuoco regga» conclude Jones. Il Kent, veterano delle Forze Speciali dimessosi poche settimane fa dal suo incarico di capo dell’antiterrorismo in protesta alla guerra iraniana e alla soverchiante influenza israeliana sulla politica americana, è stato visto alla conferenza di Washington Catholics For Catholics assieme alla Prejean Boller e a Candace Owens. Notevole anche la presenza sullo stesso palco di un altro cattolico un tempo vicinissimo a Trump, il generale Michael Flynn.   Trump pare però aver fatto una scelta di campo, visto l’incredibile messaggio lanciato su Truth nelle ultime ore, in cui accusa i suoi sostenitori critici della guerra in Iran (e del rapporto con Israele…) Tucker Carlson, Megyn Kelly, Alex Jones e la stessa Owens di essere dei «perdenti» con «basso IQ». Trattandosi di alcuni dei maggiori podcaster al mondo (in termini assoluti di ascolto, perfino), messaggio segna una frattura decisa nella base MAGA, una ferita che non sappiamo se possa essere sanabile.   Un nodo immenso della Repubblica americana, forse già presente al momento della sua fondazione, sta ora venendo al pettine.   Roberto Dal Bosco  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 

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Il vescovo Strickland critica duramente Trump per la minaccia di Pasqua contro l’Iran

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’ex vescovo di Tyler, Texas, Joseph Strickland apparso su X.

 

Un appello al rispetto e alla Verità

Negli ultimi giorni, un messaggio di Pasqua del presidente Donald Trump ha attirato l’attenzione, non per la chiarezza con cui ha proclamato la Resurrezione di Gesù Cristo, ma per il linguaggio sconsiderato, irriverente e teologicamente confuso.

 

Questo problema va affrontato, non per ragioni politiche, ma per ragioni di verità.

 

La domenica di Pasqua è il giorno più sacro del calendario cristiano. È il giorno in cui la Chiesa proclama con incrollabile certezza che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è risorto dai morti. La morte è stata vinta. Il peccato è stato sconfitto. Le porte del Cielo si sono aperte.

 

Questo non è un giorno per discorsi superficiali. Non è un giorno per volgarità. E non è un giorno per confusione su chi sia Dio.

 

Quando si usa un linguaggio volgare o profano in riferimento a un mistero così sacro, ciò rivela qualcosa di più profondo di una momentanea mancanza di sensibilità: riflette una perdita del senso del sacro. E quando il linguaggio religioso viene mescolato con noncuranza, come se tutte le espressioni di fede fossero intercambiabili, oscura la verità che ci è stata affidata.

 


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La Chiesa cattolica insegna che esiste un solo Dio. Ma proclama anche che questo unico Dio si è rivelato pienamente e definitivamente in Gesù Cristo. La Pasqua non è una generica celebrazione di «Dio», bensì la proclamazione della risurrezione di Gesù Cristo.

 

Sostituire la chiarezza con l’ambiguità, anche involontariamente, significa sminuire la forza di tale affermazione.

 

In quanto cattolici, la nostra fedeltà non è rivolta ad alcuna figura politica, partito o movimento. La nostra fedeltà è rivolta a Gesù Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Pertanto, dobbiamo essere disposti a parlare con onestà e carità quando qualcosa non è conforme a questa verità, a prescindere da chi lo dica.

 

Non si tratta di condannare. Si tratta di invitare tutte le persone – specialmente quelle in posizioni di influenza – a uno standard più elevato, degno del nome di Cristo.

 

Se ci lamentiamo della perdita della fede nel mondo, dobbiamo anche riconoscere la perdita della riverenza. Se soffriamo per la confusione, dobbiamo rinnovare il nostro impegno verso la chiarezza. E se desideriamo un rinnovamento, questo deve cominciare con un ritorno al sacro.

 

La Pasqua esige di più. Esige che parliamo di Dio con riverenza. Esige che proclamiamo Cristo con chiarezza. E esige che viviamo come testimoni della verità che la tomba è vuota e che Gesù Cristo è il Signore.

 

Non abbassiamo questo standard. Innalziamoci al suo livello.

 

Dio Onnipotente vi benedica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

+ Joseph E. Strickland,

Vescovo emerito

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Notre-Dame: sette anni dopo, il mistero delle fiamme aleggia sulla cattedrale

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Sono trascorsi sette anni da quando le immagini della guglia di Notre-Dame che crollava tra le fiamme hanno fatto il giro del mondo. Sebbene la cattedrale sia stata riportata al suo antico splendore, una domanda rimane senza risposta: l’origine dell’incendio del 15 aprile 2019. Mentre le indagini procedono a rilento, le persone cominciano a parlare, rivelando le carenze di un cantiere sottoposto a una pressione enorme.  

L’ipotesi della «pirolisi furtiva»

Il silenzio ufficiale che avvolge la tragedia contrasta nettamente con la moltitudine di teorie che circolano sul posto. Tra gli esperti, sta guadagnando terreno l’ipotesi di un incendio covato. Il generale Jean-Claude Gallet, che guidava i vigili del fuoco di Parigi la notte del disastro, ipotizza che l’incendio sia divampato nell’angolo sud-est dell’edificio. Secondo lui, le fiamme potrebbero aver covato per ore, persino giorni, sotto il tetto di piombo.   Questa analisi è condivisa dall’architetto specializzato in beni culturali Rémi Desalbres, intervistato da Le Figaro. Egli fa riferimento al fenomeno della pirolisi: una decomposizione termica del legno senza fiamma apparente.   Una trave di quercia esposta a una fonte di calore potrebbe quindi covare lentamente prima di divampare improvvisamente in fiamme al contatto con l’ossigeno. «Sono necessarie circa cento ore di pirolisi per distruggere completamente una trave di cinque metri», spiega, suggerendo che l’origine della tragedia potrebbe risalire a ben prima del fatidico lunedì.

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La rimozione «espressa» delle statue

Gli osservatori si stanno concentrando su una delicata operazione avvenuta appena quattro giorni prima dell’incendio. L’11 aprile 2019, le sedici statue di rame della guglia sono state rimosse per essere restaurate. Un testimone ha ora rivelato che la rimozione ha dovuto essere accelerata per motivi logistici legati al consiglio comunale, trasformando l’operazione in una «rimozione express».   Sebbene Richard Boyer, direttore di Socra (la società responsabile delle statue), neghi categoricamente l’utilizzo di strumenti in grado di generare scintille quel giorno, l’impiego di cannelli ossiacetilenici per smontare le teste delle statue solleva interrogativi. Alcuni ritengono che questi «punti caldi» in prossimità della struttura secolare possano essere stati la scintilla iniziale del processo di pirolisi.  

Una serie di sviste?

Al di là delle cause tecniche, è la gestione del cantiere a essere oggetto di critica. Tra cavi elettrici «ingarbugliati» nelle soffitte, le frequenti intrusioni notturne di persone che si arrampicano e un allarme antincendio con indicazioni criptiche («soffitta navata sacrestia»), Notre-Dame sembra essere stata teatro di un’incredibile successione di malfunzionamenti.   «È quasi peggio di un attentato terroristico; sembra una serie di fallimenti e sventure», lamenta Alexandre Gady, professore alla Sorbona. A differenza di altre istituzioni, nessun alto funzionario si è dimesso e finora non è stata avviata alcuna inchiesta amministrativa.   Sette anni dopo, mentre il pubblico ministero continua a propendere per la teoria dell’incendio accidentale, esperti forensi come Jean-Luc Cartault invitano alla cautela e sconsigliano di trarre conclusioni affrettate: «per comprendere una fiamma che ha avvolto la cattedrale, dobbiamo risalire la catena di responsabilità, dall’architetto responsabile della sicurezza dell’edificio fino al Ministero della Cultura, passando per il prefetto di polizia».   Poi, osservando la prima foto dell’incendio scattata dal direttore di scena, Cartault confessa: «ci sono effetti di luce in questa foto che non capisco». Tra la «santa omertà» e la sete di verità, la lotta per capire come il cuore pulsante di Parigi avesse potuto bruciare era appena agli inizi.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di GodefroyParis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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