Geopolitica
Seymour Hersh: l’attacco di Trump a Caracas mirava alla Cina. Prossimo obiettivo, l’Iran
Il principale motivo per cui gli Stati Uniti hanno preso di mira il Venezuela risiede nel fatto che questo paese sudamericano, estremamente ricco di petrolio, è intenzionato a continuare a esportare il proprio greggio verso la Cina, ha dichiarato il celebre giornalista investigativo americano premio Pulitzer Seymour Hersh.
Commentando l’operazione militare statunitense a Caracas e il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro, Hersh ha scritto giovedì che l’obiettivo ultimo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump consiste nel «tagliare fuori la Cina, principale rivale economico dell’America, dai suoi acquisti continuativi di petrolio greggio pesante a basso costo proveniente dal Venezuela».
«Il prossimo obiettivo, mi è stato riferito, sarà l’Iran, altro importante fornitore della Cina, le cui riserve di petrolio greggio risultano le quarte più vaste al mondo», ha aggiunto il noto giornalista nel suo articolo pubblicato sul proprio sito web personale. Il veterano reporter inoltre rilevato che Teheran è stata notevolmente indebolita sia dalla campagna di bombardamenti congiunti condotta da Stati Uniti e Israele lo scorso giugno, sia dalle proteste di massa che continuano a scuotere il paese.
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Intervenendo lunedì alla CNN, Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca e consigliere per la sicurezza interna, ha dichiarato che «è assurdo permettere che una nazione situata nel nostro stesso emisfero diventi fornitrice di risorse per i nostri avversari e non per noi».
Lo stesso giorno, l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Michael Waltz, ha affermato davanti al Consiglio di sicurezza che «non è più tollerabile che le più grandi riserve energetiche del pianeta restino sotto il controllo degli avversari degli Stati Uniti».
Martedì, ABC News ha riportato, citando fonti anonime, che l’amministrazione Trump avrebbe intimato al Venezuela di interrompere ogni legame economico con Russia, Cina, Iran e Cuba, obbligandolo a collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti nella produzione di petrolio e a privilegiare Washington nella commercializzazione del proprio greggio.
Come riportato da Renovatio 21, Maduro aveva incontrato emissari cinesi poche ore prima di essere rapito dalla Delta Force.
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Geopolitica
Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina
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Geopolitica
Trump pubblica video AI che mostrano l’isola di Kharg «ridotta in macerie»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato filmati generati dall’intelligenza artificiale che mostrano un attacco missilistico contro l’isola iraniana di Kharg, importante centro petrolifero, nel contesto di una nuova escalation tra Washington e Teheran.
Le forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi per la prima volta dalla fine di luglio. Domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver preso di mira due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, vicino al punto più stretto dello Stretto di Ormuzzo, che a suo dire si stavano preparando a lanciare razzi con mine marine nello stretto, che rappresenta circa il 20% del commercio mondiale di petrolio greggio.
Secondo Teheran, il bombardamento ha ucciso diversi soldati e civili iraniani.
🚨 ALERT: President Trump makes a post about Iran’s “Kharg Island being blown to smithereens!!!”
But the video is AI slop. So I have no idea what to do with this information.
But as of yet, I have no reason to believe Kharg is actually under fire. pic.twitter.com/bkPXx2omag
— Nick Sortor (@nicksortor) August 31, 2026
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L’Iran ha risposto lunedì mattina: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha dichiarato che i propri droni e missili avevano provocato «danni significativi» alle basi aeree statunitensi di King Hussein e Al-Azraq in Giordania.
Dopo gli attacchi, i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni asiatiche, con i future WTI in rialzo del 2,47% a 85,46 dollari al barile e i future Brent in aumento del 2,71% a 90,49 dollari al barile.
Trump non ha emesso comunicati immediati sull’escalation sulla sua piattaforma Truth Social, limitandosi a pubblicare due brevi video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano diversi missili che colpiscono impianti petroliferi su un’isola, generando immense esplosioni.
«L’isola di Kharg viene fatta saltare in aria e ridotta in frantumi!!!» recitava la didascalia di uno dei video.
Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese, costituendo il principale sbocco per le entrate petrolifere. L’arcipelago corallino, spesso definito «isola proibita» a causa delle severe misure di sicurezza, ospita anche un importante deposito di petrolio.
Gli Stati Uniti hanno colpito ripetutamente obiettivi militari sull’isola di Kharg dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, ma si sono astenuti dal prendere di mira le infrastrutture energetiche. Trump ha inoltre valutato un’operazione terrestre per impadronirsi del centro petrolifero, sostenendo che avrebbe potuto essere condotta dalle forze statunitensi o da «altre persone». Tuttavia, tali piani non si sono mai concretizzati.
Teheran ha più volte avvertito che incendierà l’intera infrastruttura petrolifera e del gas degli alleati degli Stati Uniti negli Stati del Golfo qualora gli impianti energetici sull’isola di Kharg venissero colpiti o si tentasse di conquistarla.
In rete in molti si chiedono come il candidato presidente della pace, pure assicurata durante il suo primo mandato, sia divenuto quello che minaccia la «distruzione totale di una civiltà», con tanto di videini IA.
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Geopolitica
I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»
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