Connettiti con Renovato 21

Bioetica

La morte del giusto: vi racconto di mio nonno

Pubblicato

il

 

 

 

DAT, «fine-vita», «cure palliative». Sono termini che sentiamo sempre più spesso. La dimensione della morte oggi conosce  una fioritura di declinazioni in ambito medico ed amministrativo.

Vorrei parlarne partendo proprio da un’esperienza personale, che mi ha toccato molto da vicino – dal momento che riguardava un mio familiare. Mio nonno.

Egli è mancato pochi giorni fa.

 

Era stato ricoverato poco prima in ospedale per acciacchi della vecchiaia – in particolare riconducibili ad un importante scompenso cardiaco diagnosticato da tempo. Una volta «stabilizzata» la terapia per un’insufficienza renale e un versamento pleurico nei polmoni, è stato dimesso dal reparto di medicina in cui era ricoverato.

 

La parola che ricorre è questa: «stabilizzare».
Poco importa se le sue condizioni fisiche fossero precarie: l’importante, per i medici, era quello di «stabilizzare» la sua terapia.

Malati e gli anziani diventano di fatto tutti terminali da «curare» con cure palliative

D’altronde ormai negli ospedali funziona così. Se si viene ricoverati in diabetologia per problemi di insulina, e allo stesso tempo si hanno, ad esempio, dei calcoli ai reni, i medici della diabetologia – statene certi – si occuperanno di stabilizzare il livello di glicemia nel sangue, ma non si preoccuperanno affatto di ciò che non compete al proprio reparto. E, quindi, ecco pronta la dimissione una volta sistemato l’orticello clinico di propria competenza.

 

Ma torniamo a noi. La prassi prevede che, ad una dimissione dall’ospedale, corrisponda la lettera di dimissione solitamente redatta e firmata dal primario del reparto. Leggendo la lettera di dimissione del nonno, mi è subito caduto l’occhio su un dato particolare: vista la gravità dello scompenso cardiaco, vista l’insufficienza renale, e visto il rischio di emorragie, alcuni farmaci – in particolar modo l’anticoagulante che prendeva di prassi – sono stati sospesi per evitare, a quanto ho capito, un male peggiore.

 

Fino a qui, non avendo le competenze ma confrontandomi poi insieme alla mia famiglia con altri medici, tutto par essere logico: tolgo da una parte per non rischiare qualcosa di peggio dall’altra.

 

Ciò che invece mi ha colpito di più – e vengo qui al dunque – è stata una frase inserita nel riassunto medico, che diceva più o meno così: sospesi questi farmaci, consigliamo invece di continuare con l’accompagnamento delle cure palliative già iniziate.

Mio nonno è stato considerato come un terminale pur non essendolo

 

In buona sostanza, mio nonno è stato considerato come un terminale pur non essendolo. In buona sostanza, i malati e gli anziani diventano di fatto tutti terminali da «curare» con cure palliative.

 

Ma cosa cosa sono e a cosa servono, soprattutto, nella maggior parte dei casi, queste «cure palliative»?

 

Parlando con franchezza, potremmo dire che sono terapie in grado di allontanare i sintomi di una determinata malattia, la quale dovrebbe essere sempre considerata grave o, comunque, ad uno stadio terminale. Spesso «cura palliativa» corrisponde a «morfina».

Terminali o non terminali, l’unica volontà è quella di non far sentire dolore al paziente, smettendo le cure terapeutiche e tentando di allontanare i sintomi del male che li affligge

 

Aldilà delle chiacchiere e i sermoni che potrebbero e vorrebbero farvi, le cure palliative servono al  cosiddetto  «accompagnamento alla morte», oggidì tanto in auge. Come detto, però, ormai pare non esserci più limite di casi o situazioni: terminali o non terminali, l’unica volontà è quella di non far sentire dolore al paziente, smettendo le cure terapeutiche e tentando di allontanare i sintomi del male che li affligge. Ciò, ai più, potrebbe apparire comprensibilmente come cosa buona e giusta.

 

Quello che si deve però capire sono le conseguenze dell’allucinante uso improprio che si fa di questi farmaci potentissimi, con l’annessa logica di utilizzo. Se è vero che la morfina allevia il dolore, va compreso che, anche laddove il dolore potrebbe essere minimo – come nel caso del nonno che non era ad uno stadio «terminale» –il farmaco potrebbe dare gravi disturbi alla coscienza e alla vigilanza dei pazienti.

Vogliono eliminare il dolore in cambio dell’incoscienza

 

Ed è in effetti proprio questo il punto. Vi è una ragione «filosofica»,  dietro all’accanimento delle «cure palliative». Io la ritengo una filosofia diabolica.

 

Vogliono eliminare il dolore in cambio dell’incoscienza, in cambio di un percorso che «accompagni» alla «dolce morte».
Il dolore non deve più esistere, ma il prezzo da pagare diventa l’impossibilità di essere lucidi e vigili proprio negli ultimi momenti della vita terrena e, in ultimo, nell’istante della morte.

 

Stiamo parlando di una questione di vitale importanza che non può essere banalizzata.

Il nemico che la medicina moderna vuole abbattere è l’agonia

Il nemico che la medicina moderna vuole abbattere è l’agonia: non vogliono più che esista l’agonia; non vogliono che si affronti la morte con le capacità umane di intendere e di volere

 

Ed ecco perché, allora, possiamo presupporre che il vero nemico contro cui la medicina moderna vuole scontrarsi è Dio: sì, perché negli ultimi istanti della vita di un uomo si decide tutto: il suo passato, il suo ultimo presente, la sua Vita eterna. La grazia di una Buona Morte sta proprio nell’ultima possibilità che Dio offre all’uomo di combattere contro se stesso, di dare all’Angelo Custode la possibilità di assistere nell’ultimo e tremendo scontro un’anima, strappandola dal finale e subdolo tentativo di attacco dei demoni.

Gli fanno credere che l’anzianità sia una malattia

 

L’agonia, per quanto può spaventare, può essere riscatto, redenzione, e, per chi crede, imitazione di Cristo sulla Croce dove, versando il Suo Sangue e patendo lucidamente e coscientemente una morte atroce, il Salvatore ha salvato il mondo.

 

La medicina moderna vuole sottrarre questa possibilità a tutti, vuole fare addormentare nella «dolce morte» i pazienti senza dare a ciascuno la possibilità di fare lucidamente i conti con se stessi prima dell’Eterno Giudizio.
Qui si nasconde il vero e drammatico inganno delle cosiddette «cure palliative».

La medicina moderna vuole sottrarre questa possibilità a tutti, vuole fare addormentare nella «dolce morte» i pazienti senza dare a ciascuno la possibilità di fare lucidamente i conti con se stessi prima dell’Eterno Giudizio.

 

Addormentarsi nell’oblio del nulla eliminando il patibolo della Croce che tutto sana, che tutto monda. Si soffoca la dimensione spirituale sacrificandola sugli altari della medicina ufficiale, che vorrebbe costringere l’Uomo, come Pellegrino di questa terra, a non essere altro che materia vivente.

 

 

Grazie al Cielo, pur avendo subito queste cose, mio nonno è sfuggito alla medicalizzazione di stato, è sfuggito al freddo e bianco ambiente ospedaliero che riduce le anime a numeri e che confina la morte ad un fatto normale, privo di importanza soprannaturale.

 

Grazie al Cielo, mio nonno ha fatto la morte del giusto, morendo come un cristiano «di una volta».
È morto a casa sua, nel suo letto. Sfinito dalla vita ma pronto per la morte, ricevendo i Sacramenti di sempre con lucidità e volontà, e avendo consapevolezza che il tremendo momento era ormai giunto.

 

Possano i nostri anziani tornare a morire nelle loro case. Possano essere risparmiati dalla coercizione sanitaria che vincola, tormenta, fa vivere gli ultimi anni della vita terrena fuori e dentro dagli ospedali, con esami continui, controlli continui, abituando le persone ad uno stato di perenne morte in vita, abbattendo gli anziani psicologicamente, facendogli credere che la malattia sia l’anzianità, e che l’anzianità da malati debba essere l’unica ragione su cui fondare il resto della propria esistenza.

 

Possano i nostri anziani ritornare a morire nel Signore, con la vicinanza dei propri familiari nel focolare domestico e con il conforto di Dio attraverso i Sacramenti e la preghiera.

 

Scrive il libro dell’Apocalisse (14, 17)

«Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono»

 

Cristiano Lugli

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire

Pubblicato

il

Da

Una donna sudcoreana sulla ventina, identificata con il cognome Kwon, è stata condannata insieme a due medici per l’omicidio del suo neonato. Lo riporta LifeSite.

 

Come prevedibile, la stampa mainstream sta presentando la vicenda, che era emersa lo scorso anno, come prova della necessità dell’aborto tardivo legale.

 

«La donna voleva interrompere la gravidanza a 36 settimane, ma i pubblici ministeri hanno affermato che il bambino è nato vivo e poi è stato ucciso», ha riferito la BBC. Naturalmente, «interrompere la gravidanza» avrebbe comportato anche l’uccisione dello stesso bambino, dopo che avrebbe potuto sopravvivere fuori dall’utero.

 

Il bambino era nato vivo tramite parto cesareo e i medici lo hanno messo in un congelatore. Il bambino è così morto assiderato. La Kwon, che insistette di non sapere «che la procedura sarebbe stata eseguita in quel modo» (come disse la BBC), è stata condannata a tre anni di carcere con sospensione condizionale; il chirurgo che aveva operato e il direttore dell’ospedale sono stati condannati a quattro e sei anni di carcere.

 

Il caso ha attirato enorme attenzione pubblica in Corea del Sud. Kwon aveva caricato un vlog su YouTube nel 2024 in cui descriveva la sua esperienza di quello che lei chiamava aborto a 36 settimane; il video aveva suscitato indignazione pubblica, accuse di infanticidio e richieste di un’indagine ufficiale. Il ministero della Salute e del Welfare richiese un’indagine di polizia, che ha scoperto che il bambino era nato vivo e successivamente ucciso.

Aiuta Renovatio 21

Quando si è scoperto che il bambino era nato vivo, la polizia ha cambiato l’indagine da «aborto non regolamentato» a omicidio – il che, come il caso evidenzia in modo agghiacciante, è una distinzione senza alcuna differenza. Tuttavia, la stampa mainstream sottolinea che queste condanne segnano «la prima volta che vengono mosse accuse di omicidio contro donne che chiedevano un’interruzione di gravidanza in fase avanzata e contro i medici coinvolti nella procedura».

 

L’indagine della polizia ha rivelato che l’ospedale aveva falsificato i propri registri, registrando la morte del bambino, morto nel congelatore, come un feto morto. L’ospedale gestiva un’attività di aborto e, secondo i pubblici ministeri, «avrebbe ricevuto un totale di 1,4 miliardi di won (816.260 dollari) per praticare aborti su oltre 500 pazienti», la maggior parte delle quali, come Kwon, era stata presentata all’ospedale da intermediari.

 

Al processo, sia il direttore dell’ospedale che il chirurgo curante hanno confessato di aver ucciso il bambino della Kwon, ed entrambi sono stati immediatamente arrestati. La Kwon ha affermato di non aver saputo di essere incinta fino al settimo mese e di aver cercato di abortire perché aveva bevuto alcolici, fumato e non aveva un reddito stabile.

 

Ma il giudice ha stabilito che la Kwon era stata informata dal personale medico che il suo bambino era sano e aveva sentito il battito cardiaco tramite un’ecografia; è stato anche confermato che la Kwon era consapevole che il suo bambino sarebbe nato vivo tramite taglio cesareo. Il giudice, tuttavia, le ha inflitto una pena più mite a causa della mancanza di supporto per Kwon nella «fase avanzata della gravidanza» e della confusione che circonda il regime abortivo della Corea del Sud.

 

La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha annullato il divieto di aborto nel Paese nel 2019 e ha raccomandato ai legislatori di approvare emendamenti che consentano l’aborto fino a 22 settimane (la prima settimana di vita di un bambino fuori dall’utero è di 21 settimane). Il Parlamento ha avuto tempo fino alla fine del 2020 per modificare le leggi sull’aborto. Il governo dio Seul ha proposto un disegno di legge che legalizza l’aborto su richiesta fino a 14 settimane, con il feticidio consentito fino a 24 settimane in caso di stupro o specifiche condizioni di salute.

 

«Tuttavia, quel disegno di legge è rimasto bloccato in Parlamento, a causa dell’opposizione dei legislatori conservatori per motivi religiosi», ha riferito la BBC. «Quando la rimozione del divieto è entrata in vigore nel 2021, il Paese non aveva alcuna legislazione in vigore per regolamentare l’aborto». Pertanto, l’aborto è ora praticato in un vuoto giuridico.

 

L’aborto è depenalizzato e non regolamentato: il Paese estremo orientale, dove spopolano sette protestanti di ogni genere, è ora un Far West del feticidio.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Bioetica

Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione

Pubblicato

il

Da

Seguendo l’esempio della Francia, il Granducato del Lussemburgo si prepara a sancire il «diritto» all’aborto nella sua legge fondamentale. Spinto da una coalizione guidata dal Partito Cristiano Sociale, il Paese sta sprofondando in una deriva ideologica che volta le spalle alla tutela della vita e all’eredità cristiana del Vecchio Continente.   «C’è qualcosa di marcio nello stato di Danimarca», fece dire Shakespeare a Marcello. Ma sembra che l’elenco sia ben lungi dall’essere limitato al paese di Amleto: sotto l’impulso del déi Lénk (partito di sinistra) e sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare, il Granducato di Lussemburgo ha compiuto, il 3 marzo 2026, un primo passo decisivo verso l’inserimento della libertà di aborto nella sua Costituzione.   Questa votazione, che ha avuto luogo alla Camera dei Deputati, segna un nuovo passo avanti nella secolarizzazione radicale che sta dilagando in Europa, dopo la Francia del 2024.

Iscriviti al canale Telegram

Un tradimento delle radici cattoliche

Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti.   Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente?   Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.

Aiuta Renovatio 21

Una grande rottura antropologica

Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli.   Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione.   Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto.   Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Bioetica

Circoncisione, scoppia l’incidente diplomatico: il Belgio convoca l’ambasciatore americano

Pubblicato

il

Da

Giorni fa Belgio ha convocato l’ambasciatore statunitense Bill White dopo che questi ha accusato le autorità del Paese di molestare la comunità ebraica. Si tratta di un importante sviluppo che porta alla luce il cortocircuito della circoncisione, che è di fatto una mutilazione genitale infantile al pari dell’infibulazione ma che, specie in ambito delle comunità ebraiche gode di un qualche status privilegiato, mentre va ricordato come essa abbia una sua storia precipua anche negli Stati Uniti d’America.

 

In un post su X White aveva chiesto al Belgio di ritirare l’azione penale nei confronti di tre mohel (figure religiose ebraiche che praticano circoncisioni) sospettati di aver eseguito tali procedure ad Anversa – antica capitale del taglio dei diamanti, attività principale di una nutrita comunità di famiglie ebraico-ortodosse – senza una licenza medica.

 

«Fermate questa inaccettabile molestia nei confronti della comunità ebraica qui ad Anversa e in Belgio», ha scritto White, aggiungendo che i mohel stavano «facendo ciò per cui sono stati addestrati per migliaia di anni».

 

Sostieni Renovatio 21

White ha inoltre accusato il ministro della Salute belga Frank Vandenbroucke di essere stato «molto maleducato» e di essersi rifiutato di stringergli la mano o di posare per una fotografia durante il loro primo incontro. «Era chiaro che non ti piaceva l’America», ha scritto White.

 

Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato le dichiarazioni di White. «Qualsiasi insinuazione che il Belgio sia antisemita è falsa, offensiva e inaccettabile. Il Belgio condanna l’antisemitismo con la massima fermezza», ha scritto Prevot su X.

 

«Gli attacchi personali contro un ministro belga e l’ingerenza in questioni giudiziarie violano le norme diplomatiche fondamentali», ha aggiunto. Il Prevot ha precisato che, secondo la legge belga, solo i medici qualificati sono autorizzati a eseguire circoncisioni e ha affermato che si asterrà dal commentare il caso specifico.

 

Iscriviti al canale Telegram

In seguito lo White ha dichiarato ai giornalisti che «non c’era bisogno di scuse» da parte sua e ha espresso la speranza che il Belgio «legalizzerebbe questo processo in modo che queste persone possano riprendere la loro vita».

 

Il ministro degli Esteri israeliano Gedeone Saar ha appoggiato White, citando quello che ha descritto come «un forte e continuo aumento degli attacchi antisemiti in Belgio», esortando il Prevot a «guardarsi attentamente allo specchio e riconoscere la realtà».

 

In risposta, il Prevot ha messo in guardia contro «l’uso inflazionistico del termine antisemitismo» e ha respinto le affermazioni di un diffuso sentimento antiebraico in Belgio – sì, persino nel «laico» (cioè, massonico) Regno del Belgio l’accusa di antisemitismo sembra essersi stinta sino a non significare più nulla, se non la protervia dell’accusatore, che è spesso giudeo o schierato per qualche ragione con gli interessi dello Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, accuse di antisemitismo al Paese ospitante erano state mosse anche dall’ambasciatore USA a Parigi, Kushner, palazzinaro giudeo padre del genero di Trump Jared, ex galeotto e grande finanziatore di Netanyahu in Israele (in America, invece, sosteneva il Partito Democratico).

 

La circoncisione è un tema che nessuno vuole dibattere, tuttavia la sua rivoltante contraddizione talvolta emerge dalla cronaca.

 

È bizzarro come il mondo «laico», che ritiene il battesimo dei bambini come una forzatura religiosa su di una persona che non può decidere in autonomia, non abbia niente da dire contro questa oscena mutilazione genitale infantile – e dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci convinca del fatto che la circoncisione sia diversa dall’infibulazione, quella sì, per qualche motivo, invisa alla società.

 

«Il taglio genitale non terapeutico priva il bambino, quando diventerà l’adulto, dell’opportunità di rimanere geneticamente immodificato (o intatto)» hanno scritto due bioeticisti oxoniani i due bioeticisti Lauren Notini e Brian D. Earp «Plausibilmente, la persona le cui “parti private” saranno permanentemente influenzate dal taglio dovrebbe avere la possibilità di valutare se è ciò che desidera, alla luce delle loro preferenze e valori a lungo termine»

 

Di fatto, l’individuo circonciso perde per sempre la sua integrità, vedendosi amputata una parte del corpo straordinariamente ricca di terminazione nervose, che sono quelle che danno il piacere durante l’atto sessuale. Notoriamente, l’infibulazione – condannata da tutte le società occidentali – agisce nello stesso identico modo.

 

C’è poi la questione della sicurezza dell’operazione mutilativa: i casi di bambini morti per circoncisione abbondano, anche in Italia, Nel 2023 bambino nigeriano è morto pochi giorni fa in zona Castelli Romani dopo una circoncisione fatta in casa. A Tivoli, nel 2018, morì un altro bambino nigeriano di appena due anni: aveva subito la circoncisione da parte di un sedicente medico; in quel caso, almeno, si salvò il gemello, portato d’urgenza in ospedale. Reggio Emilia, marzo 2019: neonato di famiglia ghanese, cinque mesi, morto dopo «diverse ore di agonia». Monterotondo, provincia di Roma, tre mesi prima: bimbo nigeriano di due anni morto per lo stesso motivo. Genova, aprile 2019, neonato morto nel quartiere Quezzi, e condannato a otto anni di carcere il nigeriano 34enne che aveva eseguito il taglio del prepuzio. Torino, giugno 2016: bebè di genitori ghanesi, circonciso in casa, morto in ospedale. Treviso, ottobre 2008: bimbo di due mesi morto per emorragia. Bari, luglio 2008: bambino deceduto per grave emorragia, «causata probabilmente da circoncisione fatta a domicilio».

 

Secondo dati ripetuti in questi giorni da tutti i giornali, le circoncisioni clandestine in Italia costituirebbero il 40% del totale. Su più di 15.000 circoncisioni richieste all’anno solo 8.500 vengono eseguite su territorio nazionale, mentre 6.500 operazioni di taglio del prepuzio sono effettuate nei Paesi d’origine dove gli immigrati tornano per «turismo etnico» (talvolta, come si è appreso, anche quando si dichiarano «rifugiati» e stanno facendo il percorso burocratico per essere riconosciuti tali totalmente a spese del contribuente italiano).

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo una sigla di medici stranieri operanti in Italia, il 99% delle famiglie musulmane circoncide il bambino quando ha ancora pochi mesi. La realtà è che tuttavia la circoncisione è di fatto istituzionalizzata grazie agli accordi tra lo Stato italiano e la minoranza ebraica.

 

Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.

 

La pressione ebraica si dice abbia fatto cambiare rotta anche all’Islanda, che aveva tentato di liberarsi della pratica barbara. Si tratta della stessa procedura per cui ora, per aver parlato della circoncisione, Kennedy è definito «antisemita».

 

«Ogni individuo, non importa di che sesso o di quanti anni dovrebbe essere in grado di dare il consenso informato per una procedura che è inutile, irreversibile e può essere dannosa», aveva dichiarato nel 2018 la deputata Silja Dögg Gunnarsdóttir, 44 anni, del Partito progressista dell’Althing, il Parlamento islandese. «Il suo corpo, la sua scelta». «Autonomia» corporale: è lo slogan delle femministe e dell’aborto. È un dogma inscalfibile del mondo moderno.

 

Il disegno di legge non passò, perché le microcomunità ebraiche e musulmane alzarono un polverone: «l’impatto di questa legge sarebbe sentito molto al di là dei confini dell’Islanda», scriveva una lettera dello spaventatissimo Comitato degli affari esteri della Camera dei Rappresentanti, spiegando che la «mossa renderebbe l’Islanda la prima e unica nazione europea a mettere fuori legge la circoncisione. Mentre le popolazioni ebraiche e musulmane in Islanda possono essere poco numerose, il divieto di questo paese sarebbe sfruttato da coloro che alimentano la xenofobia e l’antisemitismo in Paesi con popolazioni più diversificate».

 

La circoncisione nel mondo è tollerata, forse, anche per la sua straordinaria diffusione presso la popolazione americana. Contrariamente a ciò che possono pensare beceramente alcuni, la questione in nessun modo è legata ai rapporti tra l’ebraismo e gli USA. La fonte della pratica è la stessa dei cereali che con probabilità il lettore consuma il mattino: John Harvey Kellogg (1852-1943).

Aiuta Renovatio 21

Il Kellogg era un dottore nutrizionista, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica. Tuttavia, un pensiero lo ossessionava: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile.

 

Ecco quindi che raccomandò la circoncisione come rimedio: si taglia subito il prepuzio al bambino e lui non si toccherà crescendo. La cosa ancora più allucinante è che anche i cereali da lui commerciati (da qualche mese di proprietà della Ferrero) avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.

 

Kellogg, che come si è visto godeva di una certa influenza, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. Il Kelloggo, inoltre, scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.

 

L’America odierna, e il mondo tutto, si trova quindi ancora alle prese con l’eredità di questo tizio: circoncisione e colazione con cereali tostati. L’eugenetica, nel frattempo, la si fa con le provette.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’attuale segretario alla Saluta USA Roberto Kennedy jr. fu sommerso di critiche ed improperi quando osò ricordare studi esistenti che ipotizzano una correlazione tra la circoncisione e l’autismo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari