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La Francia e il jihadismo dell’alleato turco

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21

 

 

 

La Francia si rende conto un po’ in ritardo che gli jihadisti che hanno compiuto attentati sul suo territorio, nonché gli altri che ne stanno preparando di nuovi, hanno il sostegno di Stati stranieri, alleati militari all’interno della NATO. Il rifiuto di trarne le conseguenze in politica estera rende poco efficace il progetto di legge per contrastare l’islamismo.

 

 

Per contrastare la strumentalizzazione politica della fede mussulmana il presidente Emmanuel Macron e il governo di Jean Castex hanno redatto un disegno di legge, ora in discussione in parlamento.

La Francia si rende conto un po’ in ritardo che gli jihadisti che hanno compiuto attentati sul suo territorio, nonché gli altri che ne stanno preparando di nuovi, hanno il sostegno di Stati stranieri, alleati militari all’interno della NATO

 

Il testo si articola attorno a quattro idee forti, tra cui il divieto di finanziamento delle associazioni di culto da parte di Stati stranieri. Tutti sono consapevoli che ci si riferisce agli Stati a capo dell’islamismo, ma nessuno osa nominarli: Turchia e Qatar, telecomandati da Regno Unito e Stati Uniti. Combattere l’islamismo in Francia implica infatti molte e pesanti conseguenze in politica estera. Nessun partito osa affrontare il problema, vanificando così l’impegno profuso nella battaglia.

 

La Francia ha già affrontato con atteggiamento esitante l’islamismo della metà degli anni Novanta, quando Regno Unito e Stati Uniti sostenevano in Algeria gli jihadisti che si opponevano all’influenza francese. Londra offrì anche asilo politico a questi «democratici» che combattevano un regime militare. L’allora ministro dell’Interno, Charles Pasqua, si lanciò in una prova di forza che lo indusse a far abbattere i membri di un commando del Gruppo Islamico Armato (GIA), che avevano dirottato un aereo dell’Air France, nonché a espellere il capo della sede CIA di Parigi (peraltro coinvolto in una vicenda di spionaggio economico). La questione fu così regolata per i successivi vent’anni.

 

La Direzione Generale della Sicurezza Interna (DGSI) ha ispirato un dossier, pubblicato sul Journal du Dimanche del 7 febbraio 2021, su come «Erdoğan infiltra la Francia». Si noti che il giornale non chiama in causa la Turchia, ma soltanto il presidente Erdoğan. Lo stesso, almeno per ora, per Qatar, Regno Unito e Stati Uniti, che non vengono citati. In particolare, il settimanale accusa la Millî Görüş, senza dire che fu la milizia del presidente Necmettin Erbakan e che il presidente Erdoğan ne fu a capo. Infine, omette di affrontare il presunto ruolo avuto dai servizi segreti turchi negli attentati del 13 novembre 2015 (Bataclan).

Tutti sono consapevoli che ci si riferisce agli Stati a capo dell’islamismo, ma nessuno osa nominarli: Turchia e Qatar, telecomandati da Regno Unito e Stati Uniti. Combattere l’islamismo in Francia implica infatti molte e pesanti conseguenze in politica estera

 

È questo il tema che affronterò, rettificando parecchi pregiudizi.

 

 

Islam: fede e politica

Maometto fu un profeta, ma al tempo stesso un capo militare e un principe. L’islam da lui fondato era un particolare rito del cristianesimo (1), ma anche la formulazione della sua politica nei confronti delle tribù della penisola arabica, nonché l’insieme di norme giuridiche da lui promulgate. Alla sua morte nessuno fu capace di distinguere l’eredità spirituale dall’azione politica e militare. I suoi successori politici (in arabo «califfi») ne ereditarono anche l’autorità religiosa, sebbene non avessero preparazione teologica e, in alcuni casi, addirittura non credessero in Dio.

 

Oggi i mussulmani che vivono in Europa vorrebbero sceverare questo islam per conservarne solo il versante spirituale e abbandonare gli aspetti inattuali, in particolare la Sharia. Il presidente Erdoğan – che aspira a essere ufficialmente riconosciuto il 29 ottobre 2023 (centenario della Repubblica turca) Califfo dei mussulmani – cerca in tutti i modi di opporsi.

Oggi i mussulmani che vivono in Europa vorrebbero sceverare questo islam per conservarne solo il versante spirituale e abbandonare gli aspetti inattuali, in particolare la Sharia. Il presidente Erdoğan – che aspira a essere ufficialmente riconosciuto il 29 ottobre 2023 (centenario della Repubblica turca) Califfo dei mussulmani – cerca in tutti i modi di opporsi

 

Si tratta di uno scontro fra due civiltà. Non tra la cultura europea e quella turca, ma tra la civiltà contemporanea e una civiltà scomparsa da oltre un secolo.

 

 

Erdoğan: un teppista diventato presidente

Il presidente Erdoğan non è un politico come gli altri. Ha iniziato la carriera come teppista che faceva a cazzotti nelle strade della capitale. È entrato in politica negli anni Settanta, aderendo a una milizia islamista, l’Akıncılar, per unirsi poi alla milizia creata nel 1997, alla caduta del primo ministro Necmettin Erbakan, la Millî Görüş. Quest’organizzazione di sicari era finanziata dall’Iraq del presidente Saddam Hussein e controllata dal Grande Maestro dell’Ordine sufi dei Naqshbandi, generale Ezzat Ibrahim al-Douri, futuro vicepresidente iracheno.

 

L’anglo-tunisino Rashid Ghannushi, una delle grandi figure della Fratellanza Mussulmana, ha dichiarato: «Nel mondo arabo della mia generazione, quando le persone parlavano del movimento islamico, parlavano di Erbakan. Quando parlavano di Erbakan lo facevano al modo in cui parlavano di Hasan al-Banna e di Sayyid Qutb». Così, benché il movimento islamista sia diviso organizzativamente tra Fratellanza Mussulmana da un lato e Naqshbandi dall’altro, questi movimenti formano senza alcun dubbio una sola e unica ideologia.

 

Erdogan oggi è il leader sia della Fratellanza Mussulmana (radicata in Medio Oriente Allargato e in Europa) sia dei Naqshbandi (radicati soprattutto in Bosnia Erzegovina, nel Daghestan russo, in Asia del Sud e nello Xinjiang cinese)

Ed è a nome della Millî Görüş che Erdoğan ha svolto un ruolo efficace nelle guerre in Afghanistan, a fianco di Gulbuddin Hekmatyar, e nelle guerre in Cecenia, a fianco di Chamil Nassaïev. Divenuto presidente, durante la guerra della NATO in Siria s’è imposto in quanto capo di questa corrente. Oggi è il leader sia della Fratellanza Mussulmana (radicata in Medio Oriente Allargato e in Europa) sia dei Naqshbandi (radicati soprattutto in Bosnia Erzegovina, nel Daghestan russo, in Asia del Sud e nello Xinjiang cinese).

 

 

Le reti islamiste

La trasformazione dell’Ordine dei Naqshbandi e la creazione della Fratellanza Mussulmana sul modello della Grande Loggia Unita d’Inghilterra sono state pilotate dal Regno Unito, nel contesto del «Grande Gioco», che opponeva l’Impero britannico all’Impero russo, e della conquista coloniale del Sudan. Ancora oggi l’MI6 controlla direttamente entrambe le organizzazioni. I finanziatori si avvicendano (dapprima Arabia Saudita, poi Qatar e Turchia) ma non chi impartisce gli ordini.

 

Anteriormente alla prima guerra mondiale i britannici utilizzarono l’università al-Azhar del Cairo per unificare il mondo mussulmano attorno a un’unica versione del Corano (all’epoca erano una quarantina). Bisognava eliminare i passaggi utilizzati dalla crudele setta sudanese del Mahdi contro l’Impero britannico. Il Grande imam di al-Ahzar fu mandato a convertire i mussulmani sudanesi al «vero» islam recentemente nato.

 

La Confraternita Mussulmana nella sua forma originaria fu fondata dall’egiziano Hasan al-Banna. Fu immaginata come prolungamento dell’investimento britannico nell’islam. La Fratellanza fu poi organizzata in altra forma direttamente dall’MI6, dopo la seconda guerra mondiale, e successivamente all’esecuzione di Hasan al-Banna, gli Stati Uniti v’introdussero prontamente un intellettuale massone, nonché ateo, Sayyid Qutb, che si convertì all’islam, da lui concepito come arma per conquistare il potere. Creò un’ideologia binaria (noi e loro, ciò che è vietato e ciò che è autorizzato) e predicò la jihad.

La Fratellanza Musulmana fu poi organizzata in altra forma direttamente dall’MI6, dopo la seconda guerra mondiale, e successivamente all’esecuzione di Hasan al-Banna, gli Stati Uniti v’introdussero prontamente un intellettuale massone, nonché ateo, Sayyid Qutb, che si convertì all’islam, da lui concepito come arma per conquistare il potere

 

Sotto il controllo dei britannici e con il finanziamento dell’Arabia Saudita (Lega Islamica Mondiale), la Fratellanza si estese progressivamente a tutta la regione che oggi chiamiamo il Medio Oriente Allargato. Conquistarono il potere in Pakistan, consentendo così alla CIA di fare guerra ai sovietici in Afghanistan. Si trasformarono poi in un vero e proprio esercito e combatterono in Bosnia-Erzegovina a fianco del Pentagono. Oggi sono presenti in molti conflitti, in particolare in Sahel, Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan (2).

 

Anche l’Iran di Ruhollah Khomeini si fonda su una concezione politica dell’islam. L’ayatollah incontrò Hasan al-Banna al Cairo, non già per associarglisi, ma per spartirsi con lui il mondo mussulmano. L’attuale Guida della Rivoluzione, Ali Khamenei, ha tradotto due libri di Sayyid Qutb, che dice di ammirare; invita sistematicamente i Fratelli Mussulmani ai congressi sull’islam, ma, in privato, le due correnti non perdono occasione di sparlare l’una dell’altra. Tra loro si è stabilita una sorta di pace armata.

 

Gli europei in generale e i francesi in particolare cominciano solo ora a interessarsi all’islam politico, che non riescono a distinguere dalla spiritualità mussulmana, a dispetto dei lavori di Louis Massignon.

 

 

La Turchia e la NATO

Ritorniamo alla Turchia. Gli Stati Uniti l’hanno ammessa nella NATO perché confinante con l’Unione Sovietica. Durante la guerra di Corea, gli americani poterono apprezzare il valore dei soldati turchi, grazie ai quali evitarono una vergognosa sconfitta. Sono gli americani che hanno organizzato una migrazione in Germania Ovest di cittadini turchi, a scopo lavorativo, al fine di consolidare la popolazione in campo atlantista dei tedeschi. Inoltre, dato che i turchi kurdi avevano creato il PKK con l’aiuto dei sovietici, le autorità di occupazione USA in Germania avrebbero potuto sorvegliarli direttamente.

Sono gli americani che hanno organizzato una migrazione in Germania Ovest di cittadini turchi, a scopo lavorativo, al fine di consolidare la popolazione in campo atlantista dei tedeschi

 

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la pressione degli Stati Uniti s’è allentata. I lavoratori turchi hanno cominciato a passare dalla Germania Ovest ad altri Paesi frontalieri, tra cui la Francia.

 

Durante la guerra fredda, gli Stati Uniti istallarono il quartier generale europeo della Fratellanza Mussulmana prima a Monaco di Baviera poi a Ginevra, attorno a Saïd Ramadan (marito della figlia di Hasan al-Banna e padre di Tariq e Hanni Ramadan). Dopo ogni colpo di Stato fallito in Medio Oriente, la NATO fa concedere dalla Germania o dalla Francia l’asilo politico ai Fratelli Mussulmani. Sicché questi due Paesi hanno storicamente nutrito i nemici al proprio seno. Charles Pasqua fu il primo a opporsi a quest’alleanza d’imbroglioni. I dossier a suo tempo accumulati dall’intelligence francese sono stati recentemente riordinati da Jean-Loup Izambert (3).

 

Con la svolta islamista imposta da Erdoğan alla Turchia, l’Agenzia per gli Affari Religiosi (Diyanet) ha considerevolmente aumentato l’influenza sulla diaspora. Ha moltiplicato il numero degli imam e si è appoggiata alla Millî Görüş, nonché, più recentemente, ai Lupi Grigi (altra milizia turca, anch’essa legata alla NATO, ora vietata in Francia). (4)

Dopo ogni colpo di Stato fallito in Medio Oriente, la NATO fa concedere dalla Germania o dalla Francia l’asilo politico ai Fratelli Mussulmani. Sicché questi due Paesi hanno storicamente nutrito i nemici al proprio seno

 

 

Erdoğan e gli attentati del 2015 e 2016 a Parigi e Bruxelles

Le inchieste sugli attentati di Parigi-Saint Denis e di Bruxelles-Zaventem del 2015 e 2016 hanno stabilito che non sono state azioni isolate. Secondo gl’inquirenti francesi e belgi, si è trattato di operazioni di tipo militare. La domanda è: quale esercito li ha organizzati?

 

Gl’inquirenti hanno dimostrato che i due gruppi erano fra loro strettamente collegati. Gli ordini sono stati perciò impartiti da un’unica fonte.

 

Quattro giorni prima degli attentati di Bruxelles-Zaventem, il presidente Erdoğan ha esplicitamente minacciato l’Unione Europea in generale e il Belgio in particolare, preannunciando un attentato (5). E all’indomani di questo bagno di sangue, la stampa turca favorevole al presidente non ha nascosto il proprio entusiasmo. (6)

Quattro giorni prima degli attentati di Bruxelles-Zaventem, il presidente Erdoğan ha esplicitamente minacciato l’Unione Europea in generale e il Belgio in particolare, preannunciando un attentato. E all’indomani di questo bagno di sangue, la stampa turca favorevole al presidente non ha nascosto il proprio entusiasmo

 

Non ci sono quindi dubbi che il presidente turco abbia auspicato anche gli attentati di Parigi-Saint Denis, poiché riteneva che la Francia avesse tradito gl’impegni presi a favore della Turchia in Siria (7).

 

Come sempre, l’unico jihadista riconosciuto come componente del commando di Parigi e di Bruxelles (Mohammed Abrini, «l’uomo dal cappello») è stato identificato come informatore dei servizi segreti britannici (8).

 

Direste «finanziamento di jihadisti che operano sul territorio francese»?

 

 

Thierry Meyssan

Come sempre, l’unico jihadista riconosciuto come componente del commando di Parigi e di Bruxelles (Mohammed Abrini, «l’uomo dal cappello») è stato identificato come informatore dei servizi segreti britannici

 

 

 

NOTE

(1) Fu presentato così quando gli Omayyadi arrivarono a Damasco, prima che il Corano fosse messo in forma scritta.

(2) Si veda la storia mondiale dei Fratelli Mussulmani in sei parti, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 21 giugno 2019.

(3) 56— tome I : L’État français complice de groupes criminels56 — tome II : Mensonges et crimes d’État, IS édition (2015 et 2017).

(4) «In Francia i Lupi Grigi cercano di organizzare pogrom anti-armeni», «La Francia sta per mettere fuorilegge i Lupi Grigi», Rete Voltaire, 2 e 3 novembre 2020.

(5) «Erdoğan minaccia l’Unione Europea», di Recep Tayyip Erdoğan, Traduzione Matzu Yagi, Rete Voltaire, 18 marzo 2016.

(6) «La Turquie revendique le bain de sang de Bruxelles», par Savvas Kalèndéridès, Traduction Christian Haccuria, Réseau Voltaire, 24 mars 2016.

(7) «Il movente degli attentati di Parigi e di Bruxelles», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 28 marzo 2016.

(8) «First Isis supergrass helps UK terror police», Tom Harper, The Times, June 26th, 2016. « Terror suspect dubbed “the man in the hat” after Paris and Brussels attacks becomes British police’s first ISIS Supergrass», Anthony Joseph, Daily Mail, June 26th, 2016.

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Fonte: «La Francia e lo jihadismo dell’alleato turco», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 9 febbraio 2021

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Geopolitica

Trump snobba la Corea del Sud per favorire l’«ottimo rapporto» con Kim

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al Pentagono di tagliare in modo significativo le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, facendo riferimento al suo «ottimo rapporto» con il leader nordcoreano Kim Jong-un.

 

In un post pubblicato domenica su Truth Social, Trump ha dichiarato di non essere «contento» del fatto che Washington avesse accettato di prendere parte alle manovre annuali, che dovrebbero partire lunedì.

 

«Queste esercitazioni non solo sono costose, con gran parte dei costi a carico degli Stati Uniti d’America (come al solito!), ma inviano un segnale totalmente inappropriato e ostile», ha scritto, definendo la Corea del Nord «non minacciosa e rispettosa» durante la sua presidenza.

 

Trump ha spiegato che era ormai troppo tardi per annullare completamente le esercitazioni e aveva quindi incaricato il Segretario alla Guerra Pete Hegseth di «ridurle sostanzialmente».

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Le manovre Ulchi Freedom Shield, della durata di 11 giorni, erano previste fino al 27 agosto e coinvolgevano circa 18.000 soldati sudcoreani e circa 5.000 americani.

 

Trump ha inoltre criticato Seul per il suo rifiuto di aderire alla campagna di Washington contro l’Iran. «Di recente ho chiesto al presidente della Corea del Sud se volesse unirsi a noi nella denuclearizzazione della Repubblica islamica dell’Iran, e mi hanno risposto: “No, grazie!”», ha scritto.

 

Durante il suo primo mandato presidenziale, Trump aveva cercato di migliorare i rapporti con la Corea del Nord dopo anni di tensioni, incontrando Kim tre volte e ridimensionando alcune esercitazioni congiunte con Seul. Nel 2019 era diventato il primo presidente americano in carica a entrare in Corea del Nord in occasione di un incontro con Kim nella Zona Demilitarizzata.

 

Tuttavia, le relazioni si sono di nuovo deteriorate dopo l’interruzione dei negoziati diplomatici. Sotto la presidenza di Joe Biden, gli Stati Uniti hanno rafforzato la cooperazione militare con la Corea del Sud e il Giappone, intensificando le esercitazioni congiunte e il dispiegamento di armamenti strategici nella regione.

 

Pyongyang ha a lungo definito tali esercitazioni prove generali per un’invasione e ha reagito ampliando il proprio arsenale nucleare, presentandolo come necessario per dissuadere un attacco americano.

 

Venerdì, in vista delle ultime esercitazioni Ulchi Freedom Shield, Pyongyang ha condannato le manovre come un «nuovo livello di minaccia» e ha promesso di rispondere con un «nuovo livello di deterrenza».

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso la Corea del Nord ha effettuato test su un missile da crociera strategico e su altri sistemi d’arma a bordo del suo più recente cacciatorpediniere. Il leader del Paese, Kim Jong-un, avrebbe assistito al lancio e alle prove dei sistemi di combattimento della nave.

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A marzo il Kim aveva dichiarato che il Paese può rappresentare una credibile minaccia nucleare per gli Stati Uniti, anziché essere un bersaglio per i tentativi americani di proiezione di potenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 il leader nordcoreano Kim Jong-un ha supervisionato un’esercitazione militare che simulava un contrattacco nucleare, con l’impiego di sistemi missilistici multilancio da 600 mm e del missile balistico tattico Hwasong-11 (KN-23), entrambi aventi capacità nucleare.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Nord ha dichiarato di possedere un’arma in grado di scatenare immani tsunami «radioattivi», che sarebbe già stata testata più volte.

 

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Geopolitica

Israele vuole che l’AI promuova la sua narrativa su Gaza

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Israele ha investito decine di milioni di dollari per migliorare la propria immagine negli Stati Uniti, tentando di influenzare il modo in cui le piattaforme di intelligenza artificiale rappresentano il Paese. Lo riporta Politico.   L’opinione pubblica americana nei confronti di Israele è peggiorata negli ultimi anni, inizialmente a causa della sua risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e più di recente a causa della guerra israelo-americana contro l’Iran e del relativo costo per i contribuenti. Secondo un sondaggio del Pew Research Center di giugno, sei adulti statunitensi su dieci nutrono oggi un’opinione piuttosto o molto negativa di Israele, rispetto al 53% dell’anno scorso e al 42% del 2022.   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu risulta ancora meno popolare, con il 65% degli intervistati che esprime poca o nessuna fiducia nelle sue politiche. In un articolo pubblicato venerdì, Politico ha descritto nel dettaglio una campagna israeliana da 100.000 dollari volta a influenzare le risposte dei modelli linguistici più diffusi, come ChatGPT, alle domande su Gaza e sulla guerra tra Israele e Hamas.

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L’iniziativa si concentra sull’Istituto di Hannover per le Politiche Pubbliche, un sito web che pubblica report anonimi sull’antisemitismo e sulle questioni geopolitiche. Il progetto è stato realizzato tramite l’agenzia di pubbliche relazioni francese Havas Media, che gestisce gran parte delle attività di influenza israeliane negli Stati Uniti, registrate ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA), e il suo subappaltatore, l’agenzia pubblicitaria Piro Inc, per conto dell’Agenzia pubblicitaria del governo israeliano (LaPam).   L’Istituto Hanover presenta il proprio lavoro come «documentaristico, non dichiarativo» e sostiene che la sua ricerca è puramente accademica. Politico, tuttavia, ha citato documenti FARA depositati presso il Dipartimento di Giustizia statunitense la scorsa settimana che collegano oltre una dozzina dei suoi articoli a una campagna di pubbliche relazioni che prevedeva «la creazione e la diffusione di materiale informativo fattuale e supportato da fonti» con l’intento di «educare» il pubblico americano su Israele.   Il sito web ospita numerosi reportage non attribuiti, formulati come domande, tra cui «La tortura dei prigionieri palestinesi è un crimine di guerra?» e «Chi è l’aggressore nel conflitto israelo-palestinese?». Secondo la testata americana, il materiale sarebbe stato concepito per essere ripreso e citato dai mediatori culturali. La testata ha inoltre affermato che alcuni indicatori tecnici collegano il sito web a Res, una startup di intelligenza artificiale con sede a Seattle che aiuta i clienti a ottenere raccomandazioni da modelli di IA. Il collegamento è stato confermato via e-mail dal CEO di Res, Hai Tran.   Sebbene i documenti FARA di Piro non identifichino esplicitamente l’influenza sui LLM come obiettivo, Politico ha affermato che sia ChatGPT che Perplexity hanno citato materiale dell’Istituto di Hannover in risposta a domande neutrali su Gaza e Israele.   Non è la prima volta che Israele, tramite Havas, tenta di influenzare l’opinione pubblica, anche con l’intelligenza artificiale. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata il mese scorso, l’azienda aveva precedentemente ingaggiato Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump, per una campagna da 46,5 milioni di dollari che includeva messaggi filo-israeliani generati dall’IA e rivolti agli americani, oltre a siti web e post progettati per ottenere risposte più favorevoli dalle piattaforme di intelligenza artificiale.   Lo scorso autunno, Responsible Statecraft ha riportato che Havas Media gestiva anche una «campagna di influencer» che prevedeva un compenso di 900.000 dollari per la produzione di contenuti favorevoli a Israele.   Come riportato da Renovatio 21, Israele ha finanziato influencer per pubblicare contenuti sui social media al fine di migliorare la propria immagine negli Stati Uniti, arrivando a pagare 7000 dollari a post.

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Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha recentemente evidenziato l’importanza dei creatori di contenuti per mantenere il supporto allo Stato Ebraico, incontrando, a margine della sua problematica apparizione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, gli influencer filosionisti.   Netanyahu aveva dichiarato in conferenza stampa che è essenziale rafforzare la «base di sostegno di Israele negli Stati Uniti» attraverso gli influencer, soprattutto su piattaforme come TikTok – di cui si è beato per l’acquisto da parte del miliardario filo-israeliano Larry Ellison – e X, posseduto dall’«amico» Elone Musk.   La frustrazione degli Stati Uniti nei confronti di Israele si è estesa oltre l’opinione pubblica, coinvolgendo anche i politici, divenuti sempre più critici. Il mese scorso, oltre 100 deputati democratici hanno appoggiato un emendamento che avrebbe tagliato 3,3 miliardi di dollari di aiuti statunitensi a Israele. La misura è fallita a causa dell’opposizione dei repubblicani, ma ha evidenziato una crescente spaccatura tra i partiti: poco più di due anni fa, soltanto 37 deputati democratici avevano sostenuto un’iniziativa simile.   Trump ha generalmente sostenuto Israele, ma ha ripetutamente criticato Netanyahu, che ha attaccato il cessate il fuoco con l’Iran annunciato dal presidente statunitense all’inizio dell’estate e ha respinto il suo piano di pace in 15 punti per Gaza. Secondo quanto riportato dai media, Trump non ha ancora espresso il suo appoggio a Netanyahu in vista delle elezioni di ottobre e ha ripetutamente eluso le domande sulla sua rielezione.   Due alti funzionari statunitensi hanno dichiarato ad Axios questa settimana che, sebbene Trump apprezzi Netanyahu a livello personale, è sempre più frustrato dalle sue politiche e ha definito Netanyahu «il suo peggior nemico».   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur continuando a sostenere Israele, ha recentemente ammesso che l’influenza della lobby israeliana, che un tempo aveva un «controllo totale» sul Congresso, è diminuita.

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Geopolitica

Hamas promette a Kushner che smilitarizzerà Gaza

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Hamas ha confermato di nuovo la volontà di disarmarsi e smilitarizzare la Striscia di Gaza nel corso di colloqui diretti con Jared Kushner, consigliere e genero del presidente americano Donald Trump. Lo riporta la testata americana Axios, citando una fonte informata sulla vicenda.

 

L’incontro aveva lo scopo di rafforzare l’impegno preso da Hamas per la prima volta a fine luglio, quando Trump aveva annunciato che il suo Board of Peace – organismo internazionale da lui guidato e incaricato di sorvegliare l’applicazione del piano di pace per Gaza – aveva raggiunto uno «storico accordo» con il movimento palestinese sul disarmo e sul passaggio del controllo civile e di sicurezza a un’amministrazione tecnocratica.

 

In cambio, il Board of Peace avrebbe esercitato pressioni su Israele affinché adottasse misure corrispondenti, a cominciare da un ritiro iniziale delle truppe, accelerando nel contempo gli aiuti umanitari e la ricostruzione.

 

Durante un raro faccia a faccia di 90 minuti tenutosi in Egitto domenica scorsa, Kushner avrebbe dichiarato al capo politico di Hamas, Khalil al-Hayya, che il gruppo deve compiere «passi concreti per il disarmo se vuole che Israele faccia altrettanto».

 

All’incontro erano presenti anche il capo dei servizi segreti egiziani Hassan Rashad, il diplomatico qatariota Ali al-Thawadi e un alto funzionario turco, insieme a rappresentanti del Board of Peace e all’ex primo ministro britannico Tony Blair.

 

Secondo la fonte, Al-Hayya avrebbe chiesto a Kushner di riferire a Trump che Hamas rimane fermamente deciso a deporre le armi.

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«Li abbiamo ringraziati per l’impegno, ma vogliamo vedere sforzi concreti [da parte di Hamas] e non solo parole», ha dichiarato la fonte. «Era importante che Kushner si assicurasse personalmente questo impegno».

 

In una successiva dichiarazione Hamas ha ribadito di restare fedele alla tabella di marcia, facendo riferimento a un cessate il fuoco permanente, al ritiro completo di Israele, alla prosecuzione degli aiuti e alla ricostruzione. Il movimento, tuttavia, non ha citato esplicitamente il disarmo.

 

Lunedì Kushner dovrebbe incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per discutere di misure reciproche. La scorsa settimana Netanyahu aveva respinto la tabella di marcia, ribadendo che le forze israeliane non si sarebbero ritirate finché Hamas non fosse stato «effettivamente disarmato».

 

Nel frattempo, domenica i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui condannano il rifiuto israeliano dell’accordo di pace e della creazione di uno Stato palestinese.

 

Gli otto Paesi hanno affermato che Gerusalemme Ovest ha «la responsabilità diretta e completa» di ostacolare gli sforzi di pace e hanno chiesto un impegno attivo degli Stati Uniti nell’attuazione del piano, già approvato dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

 

Come riportato fa Renovatio 21, a fine 2025 aveva dichiarato alla trasmissione di giornalismo investigativo 60 Minutes di ritenere che Hamas stesse agendo in buona fede.

 

Lo scorso ottobre Kushner e l’inviato di Trump Steve Witkoff erano in Israele sul palco ad una cerimonia di piazza per il ritorno degli ostaggi quando la folla ha fischiato Netanyahu e inneggiato al presidente USA cantando «Thank You Trump».

 

A gennaio Kushner aveva svelato al World Economic Forum di Davos un ambizioso progetto immobiliare da 112 miliardi di dollari finalizzato a convertire la Striscia di Gaza, devastata dalla guerra, in un polo turistico e in una destinazione balneare affacciata sul Mediterraneo.

 

Il padre del Jared, Charles Kushner, immobiliarista del Nuovo Jersey finito in galera per una sordida storia di ricatti infrafamigliari, figurava come uno dei primi sostenitori americani di Netanyahu, al punto che si diceva che Bibi dormisse nella cameretta del Jared quando si trovava a Nuova York.

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