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Spazio

La «cometa del diavolo» visibile durante l’eclissi

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Un enorme corpo celeste denominato «cometa del diavolo» sta volando oltre la Terra per la prima volta dal 1954 ed è attualmente visibile nel cielo notturno.

 

La comparsa della «devil comet» si aggiunge all’inquietudine prodotta dall’imminente eclissi nell’America del Nord.

 

Chiamata ufficialmente 12P/Pons-Brooks, la cometa che esplode periodicamente ha guadagnato il suo soprannome infernale per le «corna» spuntate dopo che una recente eruzione l’ha lasciata con un paio di code di gas e ghiaccio dalla forma distinta che si riversano nello spazio.

 

Immagine CC BY-SA 4.0 di Juan lacruz via Wikimedia

 

Nuove immagini della cometa del diavolo rivelano una caratteristica che nessuno aveva mai notato prima: una spirale di gas che infuria nel nucleo della cometa.

 

Le immagini sono state catturate dall’astrofotografo norvegese Jan Erik Vallestad lo scorso 9 di marzo. Come riportato da SpaceWeather, la spirale non era facilmente visibile finché il Vallestad non ha elaborato attentamente le immagini, scattate con le giuste impostazioni. «L’immagine è stata elaborata in Pixinsight con un allungamento moderato per rivelare la struttura nel nucleo», ha dichiarato a SpaceWeather. «Ciò è fattibile perché il nucleo stesso non era ‘espulso’ (saturato) nei miei dati originali».

 

Le comete sono tipicamente composte da ghiaccio, roccia e polvere. Ottengono il loro caratteristico alone luminoso dall’orbita attorno al Sole, che riscalda questi corpi ghiacciati in modo che emettano gas luminosi nel vuoto. Mentre continuano la loro orbita, i gas che fuoriescono formano una grande coda che può allungarsi per milioni di chilometri.

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12P/Pons-Brookes è unica in quanto si ritiene che sia criovulcanica, eruttando regolarmente mentre i pennacchi del suo interno ghiacciato e pressurizzato esplodono attraverso le fessure sulla sua superficie.

 

Mentre la cometa gira, questi scarichi di gas freddo pare stiano turbinando insieme per formare l’apparente spirale al centro della cometa.

 

Non è necessario essere un dottore in astronomia per assistere alla rara visita di questa cometa. In questo momento, chi si trova nell’emisfero settentrionale può vederlo con un semplice binocolo o un telescopio vicino alla costellazione dei Pesci. Nel mese di aprile 12P/Pons-Brookes dovrebbe essere visibile ad occhio nudo.

 

Ci sono due date importanti da tenere a mente. Secondo la NASA, ci sono buone probabilità che la cometa sia visibile durante l’eclissi totale in Nordamerica di oggi 8 aprile: una coincidenza cosmica rara e insolita. Il 21 aprile invece, la cometa diabolica raggiungerà il perielio, quando sarà nel punto più vicino al Sole e sarà più luminosa. 

 

Come riportato da Renovatio 21, il raro evento astronomico è stato anticipato da inquietanti segni come fulmini che colpiscono la Statua della Libertà e il sisma che ha scosso la città di Nuova York.

 

Il vescovo Giuseppe Strickland offrirà una Santa Messa per contrastare le possibili attività dei satanisti durante il giorno in cui il sole, per un po’ sparirà.

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Immagine di Don Hefferman via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Spazio

Trump pubblica un video AI con un alieno in manette

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Domenica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condiviso un’immagine generata dall’Intelligenza Artificiale, che lo ritrae accanto a un alieno incatenato, nell’ambito della sua più recente serie di post a tema spaziale su Truth Social.   Il post è stato pubblicato poco più di una settimana dopo che il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha declassificato una serie di documenti governativi sugli oggetti volanti non identificati (UFO), comprendenti oltre cento documenti storici, rapporti, fotografie e video di vari fenomeni inspiegabili.   Nel post di Trump, l’alieno – raffigurato come un umanoide alto dalla pelle grigia, calvo e con grandi occhi neri – è affiancato dal presidente, da diversi agenti dei servizi segreti e da un soldato americano. Le manette ai suoi polsi sembrano essere generate solo parzialmente. Trump non ha fornito spiegazioni né didascalie all’immagine.   In un’altra serie di immagini generate dall’IA, Trump è ritratto a una console in una stazione spaziale, con immagini di satelliti e missili abbattuti sullo sfondo. Un post mostra il presidente degli Stati Uniti cinque o sei volte più grande degli ufficiali che lo circondano mentre tiene le dita su un grosso pulsante rosso. Le immagini sono etichettate «Space Force».  

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Dal suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump ha promosso l’istituzione del programma Golden Dome, proponendo un massiccio investimento nelle capacità di intercettazione terrestri e spaziali degli Stati Uniti, potenzialmente superiore a mille miliardi di dollari nei prossimi due decenni. Il Pentagono ha definito il programma urgentemente necessario.   Gli Stati Uniti hanno «capacità molto limitate» contro i missili balistici e «nessuna difesa contro le armi ipersoniche o i missili da crociera al momento», ha dichiarato il sottosegretario alla Guerra per la politica spaziale Marc Berkowitz ai senatori il mese scorso. Russia, Cina, India e altre nazioni hanno sviluppato e schierato missili ipersonici negli ultimi anni.

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Spazio

Gli scienziati affermano che la materia oscura potrebbe emettere un segnale

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La materia oscura, la sostanza invisibile che secondo gli scienziati costituisce circa l’85% della massa dell’universo, rimane uno dei più grandi misteri della scienza. Lo scrive Futurism.

 

Per quanto si sia potuto appurare finora, non è possibile osservarlo direttamente. L’unica ragione per cui ne conosciamo l’esistenza è dedotta dagli effetti gravitazionali che esercita su stelle e galassie.

 

Ma, come dettagliato in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Nature, un team internazionale di ricercatori sostiene che potrebbe emettere un segnale. Per questo motivo intendono costruire un nuovo tipo di rivelatore, che paragonano a una «autoradio cosmica», in grado di captare i segnali emessi dalla materia oscura e forse svelarne i misteri.

 

Un dispositivo di questo tipo si sintonizzerebbe sulla frequenza degli assioni, particelle ipotetiche che sono emerse come uno dei principali candidati per la natura della materia oscura.

 

«Ora possiamo costruire un rivelatore di materia oscura che è essenzialmente un’autoradio cosmica, sintonizzata sulle frequenze dell’intera galassia fino a trovare l’assione», ha dichiarato in un comunicato David Marsh, ricercatore del King’s College di Londra e coautore dello studio.

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Si ritiene che gli assioni siano estremamente leggeri e interagiscano solo debolmente con la materia ordinaria, il che rende la loro rilevazione estremamente difficile.

 

Il rivelatore proposto utilizzerebbe un materiale speciale per generare «quasiparticelle assioniche» (AQ) che, secondo il team, potrebbero consentire agli scienziati di rilevare gli assioni entro i prossimi 15 anni.

 

Se tutto andrà secondo i piani, l’AQ emetterà piccole quantità di luce dopo aver eguagliato la frequenza estremamente elevata – nella parte alta della gamma dei terahertz – dell’assione.

 

«Questo esperimento funzionerebbe ad un’alta frequenza che altri metodi troverebbero difficile da raggiungere, e se saremo fortunati e la natura ha posizionato l’assione alla nostra frequenza, allora lo troveremo», ha dichiarato Marsh a Space.com. «È un intervallo ampio, ma finito, e abbiamo in mente tecnologie per cercare gli assioni in ogni banda di frequenza».

 

Per creare una piccola quantità di particelle come prima prova di fattibilità, il team ha utilizzato il tellururo di manganese e bismuto, una sostanza che possiede proprietà elettroniche e magnetiche uniche.

 

«Dato che il MnBi₂Te₄ è così sensibile all’aria, abbiamo dovuto esfoliarlo fino a pochi strati atomici per poterne regolare con precisione le proprietà», ha dichiarato Jian-Xiang Qiu, ricercatore dell’Università di Harvard e autore principale dello studio, che ha dedicato sei anni allo sviluppo del materiale. «Questo ci permette di osservare questo tipo di interessante fenomeno fisico e di capire come interagisce con altre entità quantistiche come l’assione».

 

Con un campione di materiale molto più grande, il team è certo di poter costruire un rivelatore funzionante in cinque anni. Individuare con precisione il punto esatto in cui cercare gli assioni, però, potrebbe richiedere un altro decennio.

 

«Abbiamo già la tecnologia, ora è solo una questione di scala e di tempo», ha affermato il Marsh.

 

L’universo è dominato dalla materia oscura, che supera di cinque volte la materia ordinaria di cui sono fatti stelle e pianeti. Come scritto su Renovatio 21, alcuni settori del cosmo risultano più ricchi di materia oscura rispetto ad altri. Grazie alle osservazioni del potente telescopio spaziale Hubble, un gruppo di astronomi ha individuato una galassia situata a 300 milioni di anni luce di distanza che appare composta per almeno il 99,9 percento da materia oscura.

 

C’è da aggiungere che vi è un enigma che tormenta i più alti scienziati in materia: alcuni ritengono addirittura che la materia oscura non interagisca in alcun modo con la luce o con il campo elettromagnetico, ma che invece possa esercitare una forza gravitazionale. 

 

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Intelligenza Artificiale

AI identifica dove si nascondono gli esopianeti che potrebbero ospitare la vita

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Alcuni ricercatori svizzeri hanno sviluppato un modello di intelligenza artificiale per scoprire mondi potenzialmente abitabili. Lo riporta Futurism.   Come dettagliato in uno studio pubblicato sulla rivista Astronomy and & Astrophysics, l’algoritmo di apprendimento automatico ha identificato quarantaquattro sistemi stellari che potrebbero ospitare esopianeti simili alla Terra.   Non ci sono conferme certe sull’esistenza di pianeti simili alla Terra, ma la strada agli astronomi per studiare queste regioni stellari è oramai tracciata. Nelle simulazioni, il modello ha raggiunto un valore di precisione impressionante, fino a 0,99, il che significa che il 99% dei sistemi identificati possiede almeno un pianeta simile alla Terra.   «È uno dei pochi modelli al mondo con questo livello di complessità e profondità, che consente studi predittivi come il nostro», ha dichiarato il coautore Dr. Yann Alibert, condirettore del Centro per lo Spazio e l’Abitabilità dell’Università di Berna, citato da Forbes. «Questo rappresenta un passo significativo nella ricerca di pianeti con condizioni favorevoli alla vita e, in definitiva, nella ricerca della vita nell’universo».   Gli esopianeti sono notoriamente difficili da individuare, perché sono minuscoli rispetto alle stelle e producono poca luce propria. Finora, gli scienziati hanno confermato l’esistenza di poco più di 5.800 pianeti al di fuori del nostro sistema solare, e i dati che abbiamo sulla maggior parte di essi sono scarsi.   Ciò non fornisce molto materiale su cui addestrare un algoritmo di ricerca di pattern – che richiede enormi insiemi di dati – ma gli astronomi hanno alimentato il loro modello con sistemi planetari sintetici generati con il Modello di Berna per la Formazione e l’Evoluzione dei Pianeti, che simula in modo esaustivo lo sviluppo di pianeti ipotetici fin dalla loro origine da un disco protoplanetario.

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«Il modello di Berna è uno dei pochi modelli al mondo che offre una tale ricchezza di processi fisici interconnessi e consente di realizzare uno studio come quello attuale», ha affermato Alibert in una dichiarazione relativa alla ricerca.   Durante questi test, i ricercatori hanno stabilito che il modello di intelligenza artificiale ha rivelato che gli indicatori più significativi di un pianeta simile alla Terra potrebbero essere individuati nel pianeta più interno rilevabile del sistema, in particolare nella sua massa e nel suo periodo orbitale.   A partire da questi dati, il team ha applicato l’algoritmo di apprendimento automatico a un campione di quasi 1.600 sistemi con almeno un pianeta conosciuto e una stella di tipo G, K o M, dove le stelle di tipo G sono simili al Sole e le restanti due classificazioni descrivono stelle più piccole e fredde. Ciò ha rivelato che quasi una quarantina di questi sistemi probabilmente ospitano un mondo simile alla Terra.   Ma il modello non è infallibile. Non ha riprodotto alcune caratteristiche dei sistemi stellari osservate dagli astronomi, come la forte correlazione tra le cosiddette Super Terre e i Giove freddi, che spesso appaiono insieme attorno a stelle simili al Sole. Inoltre, i pianeti sintetici tendono a trovarsi più vicini alle loro stelle rispetto a quelli reali.   La ricerca è in continuo movimento e in continua esplorazione e solo il tempo, forse non ancora quantificabile, potrà darci risposte più precise alla nostre domande e alle tante incognite che nasconde l’universo.    

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