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Nucleare

La Cina entra nell’era dei reattori ad alta temperatura

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Lo scorso 21 dicembre World Nuclear News ha riferito che la dimostrazione del reattore raffreddato a gas ad alta temperatura – Modulo letto di ghiaia (HTR-PM) presso il sito di Shidaowan nella provincia cinese di Shandong – è andata a buon fine, con tanto di collegamento alla rete. A sostenerlo  sono i partner del consorzio che costruisce l’impianto.

 

L’impianto è dotato di due piccoli reattori che azionano un’unica turbina da 210 MWe.

 

La struttura è di proprietà di un consorzio guidato da China Huaneng. Secondo China Huaneng, il collegamento del primo dei reattori gemelli dell’unità è avvenuto il 20 dicembre.

 

Il primo reattore verrà gradualmente portato alla piena potenza e i test verranno eseguiti prima che il secondo reattore subisca un processo simile.

 

L’unità a doppio reattore dovrebbe essere pienamente operativa a metà del 2022.

 

«Da questo momento in poi, l’elettricità generata dalla centrale nucleare di Shidaowan sarà inviata dallo stato per fornire elettricità quotidiana a migliaia di famiglie», ha riferito la Tsinghua University.

 

I reattori HTGR utilizzano la grafite come moderatore e l’elio come refrigerante, con combustibile all’uranio sotto forma di «ciottoli» di 6 cm di diametro.

 

Ogni ciottolo ha uno strato esterno di grafite e contiene circa 12.000 particelle di combustibile rivestite in ceramica a quattro strati disperse in una matrice di polvere di grafite.

 

Il carburante ha elevate caratteristiche di sicurezza intrinseche ed è stato dimostrato che rimane intatto e continua a contenere radioattività a temperature fino a 1620°C.

 

Non si tratta dell’unico sviluppo significativo rivendicato dalla Cina nel settore dell’atomo. La settimana scorsa scienziati cinesi avevano affermato di aver scoperto un nuovo processo per la fusione nucleare.

 

Ma riguardo al nucleare cinese non vi sono solo belle notizie riguardo a orizzonti e progresso tecnologico.

 

Riguardo al nucleare cinese non vi sono solo belle notizie riguardo a orizzonti e progresso tecnologico

Come riportato da Renovatio 21, il nucleare cinese si è tinto ultimamente di strani misteri. Il 14 giugno, la centrale nucleare cinese di Taishan, vicino a Hong Kong, ha subito danni alle barre di combustibile che hanno innescato un accumulo di gas radioattivi.

 

Tre giorni dopo, Zhang Zhijian, uno dei migliori scienziati nucleari cinesi e vicepresidente dell’Università di ingegneria di Harbin, si sarebbe suicidato dopo essersi gettato da un edificio.

 

Nel 2021 è emerso anche come il figlio corrotto drogato e pervertito del presidente Biden, Hunter Biden, abbia investito tramite il suo fondo finanziario (riguardo al quale alcune rilevanti figure cinesi rivendicano un «aiuto» nella sua creazione) nella problematica centrale nucleare cinese di Taishan.

 

Il partner francese dell’impianto cinese aveva  avvertito la Casa Bianca  che la centrale nucleare nella provincia del Guangdong, era in pericolo di «imminente minaccia radiologica» a causa di un di gas nobili nel sistema di raffreddamento di uno dei due reattori dell’impianto,

 

«La mancanza di una certa preoccupazione del team di Biden arriva dal momento che il principale operatore dell’impianto con sede in Cina – China General Nuclear Power Corporation (CGN) – conta milioni di investimenti da parte di Hunter Biden» aveva scritto il sito National Pulse.

 

 

 

 

Immagine di Oak Ridge National Laboratory via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine ritagliata

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Civiltà

L’orologio del giorno del giudizio rimane vicino all’«apocalisse che pone fine alla Civiltà»

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Il Doomsday Clock – il simbolico orologio che avverte della possibile distruzione dell’umanità – rimane il più vicino che sia mai stato a una catastrofe che pone fine alla Civiltà a causa di un mix di minacce globali, tra cui armi nucleari e cambiamenti climatici, riporta la testata russa Sputnik.

 

L’«orologio del giorno del giudizio» è operato dal Bulletin of the Atomic Scientists, un’organizzazione fondata da Albert Einstein e Robert Oppenheimer.

 

Il gruppo ha rilasciato la dichiarazione di allarme globale durante la loro 75a lettura annuale del metaforico conto alla rovescia per l’apocalisse.

 

«I membri del Consiglio per la scienza e la sicurezza ritengono che il mondo non sia più sicuro di quanto non fosse l’anno scorso in questo momento e quindi decidono di impostare l’orologio del giorno del giudizio ancora una volta a 100 secondi a mezzanotte», ha affermato il gruppo in un comunicato uscito lo scorso giovedì.

«L’orologio rimane il più vicino che sia mai stato ad una apocalisse che pone fine alla Civiltà»

 

«Questa decisione non suggerisce in alcun modo che la situazione della sicurezza internazionale si sia stabilizzata. Al contrario, l’orologio rimane il più vicino che sia mai stato ad una apocalisse che pone fine alla Civiltà».

 

In termini di misure di mitigazione del rischio, l’organizzazione ha invitato i presidenti degli Stati Uniti e della Russia a identificare limiti più stringenti alle armi nucleari e ai sistemi di lancio entro la fine di quest’anno.

 

La Cina, ha aggiunto il comunicato, dovrebbe impegnarsi in una politica no-first-use («non-primo-utilizzo) delle armi nucleari insieme a Stati Uniti e Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina è renitente riguardo alla questione delle limitazioni nucleari, aggiungendo testate atomiche all’arsenale e costruendo in questi mesi 119 nuovi silos per lanci balistici nel deserto, con ecologicamente encomiabili impianti alimentati a energia solare. Un video diffuso da funzionari del Partito Comunista Cinese sei mesi fa mostravano un attacco atomico cinese contro il Giappone.

 

Inoltre, Iran e Stati Uniti dovrebbero rientrare nell’accordo nucleare e la Corea del Nord dovrebbe codificare il divieto di test nucleari e missilistici a lungo raggio, afferma il comunicato.
Il gruppo ha affermato che il tempo si basa sulle continue minacce poste da armi nucleari, cambiamenti climatici, tecnologie dirompenti e COVID-19.

 

Gli scienziati atomici anche affermato che un ambiente di informazioni corrotte che mina il processo decisionale razionale su questi problemi ha esacerbato le minacce.

 

Il Doomsday Clock è rimasto fisso a 100 secondi a mezzanotte negli ultimi due anni, ha osservato il comunicato.

 

Va reso merito al Bullettin di avere per primo, pochi mesi fa, rotto il ghiaccio sulla questione del coronavirus fuggito dal laboratorio, ospitando un lungo e dettagliatissimo articolo dell’ex giornalista scientifico del New York Times Nicholas Wade che mostrava come l’ipotesi del virus bioingenerizzato fosse probabile, a differenza della narrazione dominante, che ora abbiamo appreso essere stata una vera spirale del silenzio imposta dagli alti ufficiali sanitari americani implicati, che invece sosteneva che il SARS-nCoV-2 aveva una chiara origine naturale.

 

 

 

 

 

Immagine di Macro.biolog via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Nucleare

USA «sonnambuli verso la guerra con un Paese dotato di 4 mila testate nucleari»:

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L’accademico americano esperto di politica russa Clint Ehrlich ha lanciato nella trasmissione di Fox News Tucker Carlson Tonight un amaro avvertimento sulla situazione di tensione in Ucraina.

 

Ehrlich afferma che la gravità delle situazione persiste anche se la Russia non invaderà l’Ucraina: è inconcepibile, dice, che ci siano molti negli Stati Uniti che sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero effettivamente invadere, inviando truppe per il conflitto con la Russia.

 

«Non sono solo è una pazzia, è pericoloso. Stiamo camminando come sonnambuli verso il conflitto con un Paese che ha 4.000 armi nucleari. I russi stanno parlando di un potenziale dispiegamento di forze strategiche a Cuba e in Venezuela in una ripetizione della crisi dei missili cubani».

 

«Non sono solo è una pazzia, è pericoloso. Stiamo camminando come sonnambuli verso il conflitto con un Paese che ha 4.000 armi nucleari. I russi stanno parlando di un potenziale dispiegamento di forze strategiche a Cuba e in Venezuela in una ripetizione della crisi dei missili cubani»

Per quanto la Russia abbia negato che Putin e il presidente venezuelano Maduro abbiano parlato dell’installazione di missili nel Paese Sudamericano – a breve distanza dal territorio americano – è chiaro che quella sarà la piega che potranno prendere le cose. Un vero remake della crisi dei missili cubana tra Kennedy e Krushev che portò il mondo a un passo dalla guerra atomica, una situazione fortunatamente risoltasi anche per buonsenso dei russi, che di fatto avevano già portato su suolo cubano missili nucleari

 

«È semplicemente scioccante che le persone non siano più arrabbiate per questo, perché le vite degli americani sono minacciate da una situazione in cui non abbiamo alcun interesse strategico vitale» ripete Ehrlich.

 

 

È in effetti incredibile che l’amministrazione, e i tanti membri dell’opposizione repubblicana servitori dei neocon, non si rendano conto del rinculo dell’impasse ucraino, che potrebbe arrivare a minacciare l’integrità stesse dei cittadini USA nel loro territorio: se gli USA piazzano missili in Ucraina, perché Mosca non dovrebbe piazzarli in Venezuela, o ancora a Cuba?

«È semplicemente scioccante che le persone non siano più arrabbiate per questo, perché le vite degli americani sono minacciate da una situazione in cui non abbiamo alcun interesse strategico vitale»

 

Il lamento di Ehrlich segue l’apparizione dell’ex rappresentante democratica delle Hawaii Tulsi Gabbard il 17 gennaio con Steve Hilton su Fox.

 

La Gabbard, già accusata di essere una apologeta di Assad per la sua contrarietà alla politica estera militare americana, ha denunciato la Casa Bianca, in particolare Jake Sullivan e Tony Blinken, per essere stata artefice di politiche di cambio di regime in passato e di fare politica nel presente.

 

«Stanno alimentando le tensioni. Stanno aggravando la situazione che può solo condurci su un sentiero più pericoloso che mina direttamente gli interessi del popolo americano e del nostro paese. Cerchiamo di essere realisti su ciò con cui abbiamo a che fare qui».

 

«Stiamo parlando di Stati Uniti e Russia, due grandi potenze nucleari nel mondo. C’è solo un posto dove finisce quel conflitto. Ciò finisce con la distruzione di questo mondo e della vita come lo conosciamo».

 

 

La Gabbard, una militare con esperienza in Afghanistan e in Iraq, sa di cosa si parla quando si nomina la guerra.

 

Tulsi Gabbard: «Stiamo parlando di Stati Uniti e Russia, due grandi potenze nucleari nel mondo. C’è solo un posto dove finisce quel conflitto. Ciò finisce con la distruzione di questo mondo e della vita come lo conosciamo»

E conosce anche l’ansia da attacco nucleare: pochi anni fa, uno strano SMS investì il suo distretto, le Hawaii. Il messaggino, arrivato come allerta pubblica, diceva che a momenti missili nordcoreani avrebbero colpito Stato insulare americano, e ordinava i cittadini di cercare riparo.

 

Non è mai stato chiarito perché quel messaggio fosse partito, forse per un’esercitazione finita pubblica.

 

La Gabbard raccontò nel podcast di Joe Rogan la storia lacerante di un padre che si trovava in quell’istante in un posto che aveva la stessa distanza dalle località dove erano i figli piccoli, situati però in direzioni diverse. Il padre doveva quindi decidere da che parte sarebbe dovuto andare, quale figlio salvare…

 

Storie agghiaccianti, che ora, con l’insensata sfida ad una potenza nucleare dotata di missili balistici intercontinentali, tornano possibili.

 

 

 

 

Immagine di International Campaign to Abolish Nuclear Weapons via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)

 

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Geopolitica

Negli anni Ottanta il Pentagono preparava una guerra nucleare in Iran

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Il Comitato dei capi di stato-maggiore USA ha messo on-line la conferenza del 18 settembre 2020 in cui l’esperto David B. Crist presenta un piano di guerra nucleare elaborato dal Pentagono negli anni Ottanta.

 

All’epoca, gli Stati Uniti erano persuasi che l’Unione Sovietica, non contenta di aver dispiegato le proprie truppe in Afghanistan su richiesta del governo comunista, s’apprestasse a invadere la monarchia iraniana per conquistare riserve di petrolio indispensabili alla NATO.

 

Quando l’ayatollah Khomeini si mise alla guida della rivoluzione islamica, l’URSS si sarebbe di nuovo apprestata a invadere il Paese per fermare l’influenza sciita in Asia centrale.

 

Non esiste documento o testimonianza sovietica che corrobori le paranoiche fantasie del Pentagono.

 

Fatto sta che i presidenti Jimmy Carter e Ronald Reagan autorizzarono la preparazione di una guerra nucleare contro i sovietici in Iran, con l’appoggio soprattutto degli israeliani.

 

Si noti che i deliri del Pentagono sull’esistenza di un programma nucleare militare iraniano coincisero proprio con il momento in cui esso finì in seguito all’ordine di smantellamento dell’ayatollah Khomeini.

 

La pubblicazione di questi vaneggiamenti arriva in un momento di gravissima crisi con la Russia.

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

Fonte: «Negli anni Ottanta il Pentagono preparava una guerra nucleare in Iran», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 18 gennaio 2022.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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