Militaria
La bozza del piano della naja tedesca scatena una protesta di massa
Gli attivisti tedeschi hanno dichiarato l’intenzione di organizzare proteste su scala nazionale contro il possibile ripristino della coscrizione militare, sostenendo che il Paese deve diventare «capace di pace, non di guerra».
La Germania si prepara a reintrodurre il servizio militare obbligatorio, mentre il governo mira a rafforzare le sue forze armate. La leva obbligatoria è stata sospesa dal 2011, ma una nuova legge in vigore dal 1° gennaio partirà da un modello volontario che potrebbe evolvere in una coscrizione più estesa.
Il possibile ritorno alla leva è motivato dalla grave carenza di personale nelle forze armate, con i giovani che preferiscono sempre più carriere civili a quelle militari.
Gli attivisti per la pace stanno pianificando una giornata di azione nazionale per il 5 dicembre, mobilitandosi contro quella che definiscono la «militarizzazione totale della società» da parte del governo.
«I preparativi bellici del governo tedesco e il massiccio accumulo di armamenti, con le loro drastiche conseguenze sociali, rendono imperativo intensificare le azioni congiunte del movimento per la pace», si legge nell’iniziativa, emersa dopo un incontro tenutosi nel fine settimana a Kassel.
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Gli attivisti, con lo slogan «La Germania non deve diventare capace di guerra, ma di pace», hanno chiesto di contrastare quella che ritengono propaganda, rivolta a sindacati, organizzazioni sociali e università.
«La militarizzazione viene presentata come “politica di sicurezza”, mentre in realtà erode le politiche sociali, sanitarie ed educative, nonché le infrastrutture», ha affermato il movimento.
L’imminente reintroduzione della coscrizione obbligatoria si inserisce in un più ampio sforzo UE di rapida militarizzazione in vista di un potenziale scontro con la Russia, che Mosca ha bollato come distrazione dai problemi interni dell’Europa.
Il cancelliere Friedrich Merz ha promesso di rendere le forze armate «il più forte esercito convenzionale d’Europa». I funzionari tedeschi hanno fissato il 2029 come scadenza per renderlo «pronto alla guerra», citando la percepita «minaccia russa». La Germania è il secondo fornitore di armi all’Ucraina dopo gli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha accusato Merz di voler trasformare la Germania nuovamente nella «principale macchina militare d’Europa», sostenendo che le azioni di Berlino dimostrano il suo «coinvolgimento diretto» in una guerra per procura contro la Russia.
Ciò avviene mentre la Germania affronta un declino economico «drammatico», secondo gli economisti, con crescita stagnante e un’industria in indebolimento.
Come riportato da Renovatio 21, il Merz ha dichiarato due mesi fa che la Germania «è già in conflitto» con la Russia. Secondo stime del capo del servizio medico della Bundeswehr, in caso di conflitto con la Russia si prevede la cifra di 1000 feriti al giorno.
La Germania è diventata il secondo maggiore fornitore di armi all’Ucraina dopo gli Stati Uniti, consegnando i carri armati Leopard, impiegati nella fallita incursione di Kiev nella regione russa di Kursk. Merz aveva autorizzato anche l’impiego di armi tedeschi per colpire la Russia in profondità, mentre il suo ministro della Difesa Boris Pistorius aveva dichiarato che le truppe germaniche sono pronte ad uccidere i russi.
Come riportato da Renovatio 21, mentre la polizei reprime e picchia quanti protestano contro la rimilitarizzazione, la leva militare obbligatoria sta tornando in Germania sotto forme grottesche come la lotteria della naja (definita dalla deputata Sajra Wagenknecht come il «casinò della guerra»), con strategie per utilizzare gli adolescenti per colmare la mancanze di reclute.
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Immagine di ippnw Deutschland via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
Cina
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Militaria
Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.
Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.
Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».
Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.
«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.
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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».
«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.
L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.
Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.
Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Kiev non ha più intercettori Patriot
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