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Politica

Kennedy si unisce a Trump

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L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accettato l’appoggio di Robert F. Kennedy Jr., il quale ha dichiarato che metterà fine alla sua corsa indipendente per le elezioni negli Stati indecisi.

 

In caso di vittoria di Trump, quindi, Kennedy avrà un ruolo di primo piano nell’amministrazione del 47° presidente americano.

 

Ore dopo l’annuncio di venerdì, RFK Jr., 70 anni, si è unito a Trump sul palco durante il comizio del candidato repubblicano alla presidenza a Glendale, in Arizona. Kennedy ha detto che Trump «renderà di nuovo sana l’America» («Make America Healthy Again», un gioco sull’acronimo trumpiano alla base del MAGA) ​​e sarà un presidente «che ci proteggerà dal totalitarismo».

 

In tripudio di fuochi d’artificio Trump ha abbracciato e ringraziato Kennedy per il suo sostegno e ha dichiarato che suo padre, il senatore statunitense Robert Kennedy, e suo zio, John F. Kennedy, sarebbero stati «molto, molto orgogliosi di Bobby».

 

 

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«Sono orgoglioso di Bobby», ha detto Trump. La folla ha accolto Kennedy con un applauso immenso, che lo stesso Trump ha dichiarato non aver mai sentito per altre persone fatte salire sul palco. Il Kennedy è sembrato forse quasi spaesato da tanto calore, con la massa che ha preso a ritmare «Bob-by! Bob-by!» invocandolo come un eroe. Di fatto la sua entrata è stata accompagnata dalla canzone dei Foo Fighters My hero («il mio eroe»), anche se la band – che faceva concerti per soli vaccinati ed ha avuto un batterista morto improvvisamente – ha fatto sapere di dissociarsi e di versare le relative royalties alla campagna della Harris.

 

 

L’ex presidente ha giurato che se vincerà le elezioni a novembre, in onore di RFK Jr. istituirà una «nuova commissione indipendente sui tentativi di assassinio presidenziale» che avrà il compito di pubblicare «tutti i documenti rimanenti relativi all’assassiniodel presidente John F. Kennedy» e di condurre un’indagine sul tentativo di omicidio di Trump del mese scorso.

 

Il candidato repubblicano ha anche applaudito i «decenni di lavoro di RFK Jr. come sostenitore della salute delle nostre famiglie e dei nostri bambini». Trump ha ribadito la sua promessa di istituire «un gruppo di esperti di alto livello» che lavorerebbe con Kennedy per indagare «su cosa sta causando l’aumento decennale di problemi di salute cronici e malattie infantili».

 


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Rampollo della maggiore dinastia democratica, Kennedy ha provato l’anno scorso a sfidare il presidente degli Stati Uniti Joe Biden per la nomination democratica. Tuttavia, dopo aver incontrato ostruzionismo all’interno del partito, ha annunciato una candidatura di un terzo partito lo scorso ottobre. Trump ha detto sul palco che se no avessero lasciato competere alle primarie contro Biden lo avrebbe «sconfitto con facilità».

 

Venerdì ha annunciato che si sarebbe ritirato parzialmente dalla corsa, dopo aver giurato in precedenza di farlo se avesse ritenuto di essersi trasformato in un candidato guastafeste. «Nel mio cuore, non credo più di avere un percorso realistico verso la vittoria elettorale», ha detto, annunciando che rimuoverà il suo nome dalle schede negli Stati in bilico, continuando a candidarsi negli stati solidamente «rossi» o «blu» in modo che i suoi sostenitori possano ancora votare per lui senza «danneggiare o aiutare» nessuno.

 

Ore prima di salire sul palco di Glendale con Trump, Kennedy ha tenuto un lungo e denso discorso ufficiale in cui ha spiegato la sua scelta e la sua visione rispetto a quanto sta accadendo negli USA e nel mondo.

 

«Molti mesi fa ho promesso al popolo americano che mi sarei ritirato dalla corsa se fossi diventato uno guastafeste», ha detto Kennedy venerdì pomeriggio. «Nel mio cuore, non credo più di avere un percorso realistico verso la vittoria elettorale».

 

Kennedy ha detto che tre questioni principali lo hanno portato ad abbandonare i democratici: «la libertà di parola, la guerra in Ucraina e la guerra ai nostri figli». Trump, ha spiegato, ha «adottato queste questioni come sue al punto che ha chiesto di arruolarmi nella sua amministrazione».

 

 

Il partito che due dei suoi nonni hanno contribuito a costruire è diventato «il partito della guerra, della censura, della corruzione, delle grandi aziende farmaceutiche, delle grandi aziende tecnologiche, dei grandi soldi», ha detto Kennedy.

 

Ha anche accusato il governo degli Stati Uniti, guidato dai democratici in entrambe le occasioni, di aver organizzato un colpo di Stato in Ucraina nel 2014 e di aver respinto un piano di pace nel 2022, spingendo Kiev in un conflitto con Mosca che, secondo Kennedy, è costato finora oltre 600.000 vite ucraine.

 

«L’Ucraina è vittima di questa guerra ed è vittima dell’Occidente», ha affermato.

 

Kennedy ha anche criticato la vicepresidente Kamala Harris per non aver vinto «un solo delegato» durante la corsa del 2020, per aver evitato interviste e per non aver avuto una piattaforma politica ma una campagna incentrata interamente sull’opposizione a Trump.

 

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Secondo la NBC News, i democratici hanno intentato cause legali per impedire a Kennedy di partecipare alle elezioni in molti stati, costringendo la sua campagna a spendere milioni di dollari per contestare l’accesso alle schede elettorali.

 

In termini pratici, ha spiegato Kennedy, avrebbe rimosso il suo nome dalla scheda elettorale negli Stati indecisi, continuando a candidarsi in stati decisamente «rossi» o «blu», in modo che i suoi sostenitori potessero ancora esprimere il loro voto senza «danneggiare o aiutare» nessuno. La sua campagna avrebbe già presentato petizioni in tal senso in Arizona e Pennsylvania.

 

In rete abbondano le speculazioni sulla possibilità – davvero pazzesca – che Kennedy finisca a capo della CIA, l’organizzazione che da anni ritiene essere alla base dell’assassinio di suo padre e di suo zio e di una guerra silenziosa contro il suo casato. Bobby junior, dopo averlo visitato in carcere, ritiene inoltre che Sirhan Sirhan, l’uomo arrestato per aver ucciso il padre Bobby Kennedy senior, non sia il vero assassino, e abbia agito in una sorta di trance, mentre il vero colpevole potrebbe essere un agente americano riparato e morto nelle Filippine in anni successivi.

 

RFK ha inoltre rivelato di aver parlato con Trump dopo l’attentato in Pennsylvania (cosa che, immaginiamo, potrebbe aver reso Trump una sorta di «Kennedy ad honorem», presidente e candidato presidente misteriosamente colpito da fosco attentatore), iniziando a trattare un suo ruolo nell’amministrazione relativamente ai suoi temi. La sua campagna ha quindi tentato di contattare la campagna Harris, la quale però ha negato il contatto con la candidata presidente e qualsiasi altra possibilità di discussione.

 

Nel suo discorso, Kennedy ha specificato della «guerra legale» che il Partito Democratico sta conducendo contro la sua campagna e quella di Trump, con ostacoli legali enormi posti nei tribunali per evitare che il suo nome possa essere presente nelle schede elettorali.

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Cinque dei fratelli di Kennedy – Kathleen Kennedy Townsend, Courtney, Kerry, Chris e Rory – hanno reagito all’annuncio denunciando il fratello e accusandolo di «tradire i valori a cui nostro padre e la nostra famiglia tengono di più». «Crediamo in Harris e Walz», hanno detto, riferendosi al ticket del partito democratico sorto dal colpo di palazzo intentato pochi giorni fa contro il presidente Biden. Un minuto dopo l’endorsement, la stampa mondiale ha fatto circolare le dichiarazione di un ex compagno di università ad Harvard che accusa RFK jr. – i cui passati problemi con la droga sono stati ammessi apertamente da decenni, in stile alcolisti anonimi – di essere stato uno spacciatore di cocaina.

 

Il margine di voti che Kennedy porterebbe a Trump sembra in alcuni Stati enorme, al punto che alcuni stanno già dicendo, poco scaramanticamente, che l’elezione per i Democratici è già persa. In Arizona la quota dei voti di RFK secondo i sondaggi sarebbe del 6%, in North Carolina il 5%, in Nevada il 6%, in Michigan il 5%, in Pennsylvania il 5%.

 

La fusione del progetto politico di Kennedy con quello di Trump è, per chi come chi scrive ha seguito la traiettoria politiche di entrambi da circa un decennio, una notizia di quelle talmente belle da essere difficili da credere.

 

Kennedy ha comprensione profonda, sia pur derivata da canali differenti a quelli usuali, dei problemi dell’ora presente. Trump ha non solo la capacità di comprenderli ma anche la forza politica per risolverli. (Certo, qualcuno deve farlo rimanere concentrato: la presenza di Kennedy servirebbe anche a questo).

 

La fine dello strapotere di Big Pharma e delle multinazionali (quelli alimentari, a quanto è stato detto, sono ora nel mirno), nonché la chiusura delle guerre neocon (chiamate per nome) e di conseguenza la stretta all’apparato militare industriale USA sono questioni che influirebbero, e non poco, nell’equilibrio mondiale – in una parola, nella pace fra le nazioni, nelle nazioni, fra gli uomini, negli uomini.

 

Preghiamo perché si arrivi ad avere una Casa Bianca così.

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Politica

Fico: la vittoria dell’AfD è un monito all’élite europea che vuole provocare la guerra con la Russia

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Il primo ministro slovacco Robert Fico ha pubblicato oggi un importante consiglio rivolto ai partiti che hanno perso il proprio spazio in Europa.   «Nelle elezioni regionali democratiche, gli elettori tedeschi hanno consegnato una vittoria decisiva a un partito – l’AfD» ha scritto il Fico su X. «Questa è una decisione sovrana degli elettori in un Paese sovrano, e pertanto è inappropriato presentare il risultato elettorale come la fine della democrazia o come qualcosa di terrificante».   «In generale, quando i partiti al governo non affrontano il problema dell’immigrazione clandestina, adottano posizioni estremiste, sostengono le guerre e si rifiutano di riconoscere l’allarmante impatto delle politiche climatiche europee sulla competitività, perdono le elezioni e vengono sostituiti da altri partiti che spesso offrono soluzioni semplici, ma nondimeno concrete».  

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Il premier di Bratislava ha proseguito con un avvertimento: «ho un solo desiderio: che questo risultato delle elezioni regionali tedesche non porti a presentare la guerra con la Russia come l’unica via per distogliere l’attenzione dalla sconfitta dei partiti al governo. Perché, come dice il vecchio proverbio, la Germania non commette piccoli errori.»   Pochi giorni fa il primo ministro Fico aveva dichiarato ai media che l’intero sforzo della NATO per distruggere la Russia è fallito. «Se i Paesi occidentali con maggiore influenza non avessero impedito all’Ucraina di firmare l’accordo con la Russia, pronto già nell’aprile del 2022, il conflitto si sarebbe concluso molto tempo fa (…) Questa strategia è fallita completamente».   «Tuttavia» ha dichiarato il Fico, «l’Occidente si rifiuta ancora di ammettere il proprio errore e continua ad alimentare le fiamme della guerra. Dopotutto, non sono soldati britannici, tedeschi o francesi a morire oggi. La situazione si sta facendo ancora più pericolosa, poiché un’ulteriore militarizzazione, l’aumento delle tensioni e la minaccia di un conflitto globale potrebbero diventare la ricetta per la sopravvivenza politica di alcuni politici incapaci di far fronte alla crisi economica e alle conseguenze di una politica migratoria errata».   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Fico aveva promesso di fare «tutto» il possibile per garantire che il suo Paese non partecipi all’ultima iniziativa sostenuta dalla NATO per finanziare la fornitura di armi all’Ucraina. A marzo aveva messo in guardia sul fatto che i sorvoli di droni ucraini sul territorio dei membri della NATO potrebbero provocare un’escalation militare incontrollabile se i leader occidentali continueranno a rifiutare un dialogo diretto con la Russia.   Riguardo al mantenimento di sanzioni contro Mosca, il primo ministro slovacco questa primavera aveva definito l’UE una «nave suicida».

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Immagine di Stenbocki maja via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International  
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Politica

L’UE potrebbe congelare i fondi al land dove ha vinto AfD

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Lo Stato tedesco della Sassonia-Anhalt, nella Germania orientale, potrebbe vedere congelati i finanziamenti europei dopo la vittoria netta del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) alle elezioni regionali della scorsa settimana. Lo riporta l’emittente tedesca ARD.

 

Il partito, che ha ottenuto il 43,8% dei voti, da tempo contesta Berlino e Bruxelles sul tema della migrazione. L’UE in passato ha già usato il congelamento dei fondi nelle controversie con governi dissidenti, tra cui quelli di Ungheria e Polonia.

 

La Sassonia-Anhalt riceverà 2,95 miliardi di euro dal bilancio UE 2021-2027 per finanziare progetti che vanno dalla ristrutturazione di scuole e asili all’acquisto di attrezzature mediche moderne per gli ospedali. Secondo ARD, la Sassonia-Anhalt riceve più fondi regionali europei pro capite di qualsiasi altro Land tedesco.

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Secondo l’eurodeputato dei Verdi Daniel Freund, il programma potrebbe presto essere sospeso se l’AfD formasse un governo regionale e in qualche modo creasse malumori a Bruxelles. Il parlamentare ha descritto il partito di destra come un gruppo politico che agisce contro «il progetto europeo», aggiungendo che «se necessario, la Commissione europea dovrebbe sospendere i finanziamenti».

 

Il Freund, che in passato aveva sostenuto con decisione misure analoghe contro l’Ungheria sotto l’ex primo ministro Viktor Orban, ha descritto la mossa come un buon modo per tenere a freno i governi nazionali dissidenti, in particolare in Ungheria e Polonia.

 

«Abbiamo visto in entrambi i Paesi che, dopo il congelamento dei fondi UE, ci sono stati cambi di governo e che i nuovi governi hanno avuto un rapporto decisamente migliore con le istituzioni europee», ha dichiarato ad ARD. Ora, ha aggiunto, lo stesso approccio potrebbe essere applicato anche in Sassonia-Anhalt.

 

Negli ultimi anni Bruxelles ha congelato in più occasioni i fondi di assistenza destinati a Varsavia e Budapest, accusando entrambi i Paesi di violazioni dello Stato di diritto. Ungheria e Polonia hanno definito questi provvedimenti persecuzioni politiche legate alla loro opposizione alle politiche dell’UE.

 

Lo strangolamento finanziario di Brusselle contro Orban, in particolare, riguardava al sua sfida al programma UE di immigrazione di massa e pure il divieto ungherese contro i gay pride, per bandire i quali aveva modificato la Costituzione. Ciononostante anche l’ONU si era intromessa chiedendo a Budapest di accogliere gli omotransessualisti.

 

Quando arrivarono le minacce UE di espulsione dell’Ungheria dal Trattato di Schengen, la Polonia si oppose.

 

Per l’Ungheria i fondi sono stati congelati nel 2022, quando la Commissione europea ha accusato Orban – da tempo critico delle politiche migratorie dell’UE e degli aiuti all’Ucraina – e il suo governo di corruzione e violazioni dello Stato di diritto. I fondi sono stati sbloccati solo in parte quest’anno, dopo che Orban ha perso le elezioni contro il rivale Peter Magyar e il suo partito Tisza.

 

Secondo i calcoli del think tank Jacques Delors Centre di Berlino, in uno scenario simile la Sassonia-Anhalt potrebbe perdere fino a 500 milioni di euro all’anno. Una decisione del genere «avrebbe un impatto significativo sullo sviluppo regionale ed economico e, di conseguenza, anche sul governo regionale», ha avvertito.

 

L’AfD ha definito questo scenario una forma di pressione «antidemocratica». «Ci facciamo beffe dei nostri avversari politici che ora cercano di svantaggiarci in modo antidemocratico anche a livello europeo. Perché sono da tempo indifesi di fronte a noi nella competizione politica», ha dichiarato Bernd Baumann, capogruppo parlamentare federale dell’AfD.

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Anche il governo federale tedesco stava preparando un proprio piano per porre limiti a un eventuale governo regionale guidato dall’AfD. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha dichiarato di recente che Berlino stava predisponendo meccanismi per isolarlo da alcune risorse federali, come la rete di condivisione dell’Intelligence.

 

The Telegraph e Die Welt hanno riportato a luglio che era in fase di sviluppo un «piano segreto» per prevenire qualsiasi «ostruzionismo» da parte delle autorità regionali, soprattutto se il governo avesse dovuto agevolare un ingente movimento di truppe NATO attraverso il territorio tedesco, potenzialmente verso i confini russi.

 

Nonostante sia di gran lunga la fazione più forte nell’assemblea legislativa regionale, all’AfD mancano ancora alcuni seggi per la maggioranza assoluta necessaria a formare un governo monocolore. Dovrà quindi cercare una coalizione, impresa che potrebbe rivelarsi difficile dato il rifiuto di quasi tutti gli altri partiti di collaborare, oppure assicurarsi i voti necessari per un governo di minoranza.

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Immagine di Matthias Berg via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

 

 

 

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Politica

AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?

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Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.   La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.   Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».   «Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.  

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In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.   Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.   Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.   Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.   Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.   Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.   Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.   Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.   A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.

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Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.   Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.   Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».   Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.   Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.   Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.   La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.

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La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.   Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.   A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese   Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco   Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.   Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.   Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

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