Connettiti con Renovato 21

Guerra cibernetica

Israele rifiuta di vendere le ciberarmi all’Ucraina

Pubblicato

il

Il governo israeliano avrebbe rifiutato di vendere una sua potente arma cibernetica ai governi di Ucraina ed Estonia, per paura che lo usino contro la Russia. Lo riporta il New York Times.

 

Si tratta del software Pegasus, prodotto dall’israeliana NSO, una società dove è forte la presenza di ex Mossad ed ex dell’Unità 8200, il corpo d’élite di hacker dell’Esercito dello Stato Ebraico.

 

Pegasus è uno spyware praticamente perfetto, in grado di entrare in qualsiasi telefonino del pianeta. Una volta che un dispositivo è stato preso di mira, il software può estrarre di nascosto e in remoto tutto ciò che è archiviato sul dispositivo, comprese foto, contatti, messaggi e registrazioni video, senza che l’utente debba fare clic su un collegamento di phishing per consentire a Pegasus l’accesso remoto.

 

Pegasus è in grado anche trasformare il telefono cellulare in un dispositivo di localizzazione e registrazione segreta, trasformando essenzialmente un telefono in uno strumento di spionaggio per controllare il suo proprietario.

 

Il New Yok Times ha di recente prodotto un lungo reportage in cui accusava la società israeliana di averla venduto con leggerezza a governi autoritari. Secondo alcuni il software sarebbe pure stato usato dai sauditi per spiare il capo di Amazon Jeff Bezos, in un affare intricato che riguarda sia l’omicidio del giornalista del Washington Post (di proprietà di Bezos) Jamal Khashoggi, sia le foto di adulterio dell’allora uomo più ricco del mondo, che slittò quindi dalla classifica a causa del conseguente divorzio.

 

Pegasus sarebbe stato usato da governi africani, dallo Stato messicano e perfino, secondo alcune accuse, dallo stesso governo israeliano che avrebbe sorvegliato i cittadini senza mandato legale.

 

Secondo il NYT, Ucraina ed Estonia speravano di acquistare Pegasus nella speranza di usarlo per infiltrarsi nei telefoni russi, ma il ministero della Difesa israeliano ha rifiutato di concedere le licenze necessarie per la vendita.

 

L’Ucraina aveva spinto per ottenere Pegasus a fini di spionaggio fin dal 2014, mentre gli estoni hanno iniziato il processo per tentare di acquistarlo nel 2018, arrivando al punto di effettuare un ingente acconto a NSO, che alla fine è stato restituito dopo il Il governo russo ha appreso dei piani dell’Estonia e ha contattato gli israeliani per porre fine a tutto ciò.

 

«Nel caso dell’Ucraina, le richieste di Pegasus risalgono a diversi anni fa. Dall’invasione russa della Crimea nel 2014, il paese si è visto sempre più come un bersaglio diretto dell’aggressione e dello spionaggio russi. Funzionari ucraini hanno cercato attrezzature di difesa israeliane per contrastare la minaccia russa, ma Israele ha imposto un embargo quasi totale sulla vendita di armi, incluso Pegasus, all’Ucraina».

 

Come riportato da Renovatio 21, in Israele vi è stata polemica quando si è visto, dal golpe di Maidan, che armi automatiche di fabbricazione israeliana finivano nelle mani di battaglioni che brandivano svastiche e simboli SS.

 

Durante il suo discorso alla Knesset della settima scorsa, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha criticato Israele per essersi rifiutato di fornire all’Ucraina il sistema antimissilistico israeliano Iron Dome e altre armi difensive e per non essersi unito all’Occidente nell’imporre severe sanzioni economiche alla Russia.

 

Come riportato da Renovatio 21, il discorso di Zelens’kyj in Israele, a differenza che altrove, non è stato applaudito all’unanimità, trovando invece molti commenti ostili.

 

Il premier di Tel Aviv Naftali Bennet era volato a Mosca nelle prime ore del conflitto. Tornato in Israele, aveva in pratica consigliato allo Zelen’skyj di arrendersi.

 

Un concorrente italiano di NSO, il milanese Hacking Team, nel 20014fu vittima di uno stranissimo colpo degli hacker che portarono via quantità impressionanti di dati altamente riservati dell’azienda (circa 400 giga) e li piazzarono su piattaforme peer-to-peer come BitTorrent, con rilancio su WikiLeaks.

 

Anche Hacking Team aveva clienti in tutto il mondo.

 

 

 

Continua a leggere

Guerra cibernetica

Israele ha hackerato le telecamere di Teheran prima dell’assassinio di Khamenei

Pubblicato

il

Da

L’intelligence israeliana ha hackerato quasi tutte le telecamere del traffico di Teheran per preparare l’assassinio della guida suprema iraniana, l’aiatollà Ali Khamenei. Lo riporta il Financial Times, che cita alcune fonti.

 

Sabato gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, uccidendo Khamenei e altri alti funzionari. Le telecamere della capitale iraniana sono state hackerate per anni, i cui feed sono stati criptati e trasmessi in Israele, ha scritto lunedì l’emittente.

 

Una telecamera, installata sulla strada dove si trovava il complesso di Khamenei, ha fornito un’angolazione che ha permesso agli analisti di tracciare i veicoli e le abitudini del personale di sicurezza. I dati sarebbero stati elaborati per ricostruire quello che le spie chiamano un «modello di vita» dei funzionari e delle loro guardie.

 

Secondo FT, Israele ha anche interrotto i collegamenti con i componenti delle torri di telefonia mobile nei pressi del complesso per bloccare potenziali allarmi.

Iscriviti al canale Telegram

L’attacco all’Iran era stato pianificato da mesi, ma l’operazione è stata modificata dopo che l’intelligence statunitense e israeliana ha confermato che Khamenei e i suoi alti funzionari si sarebbero incontrati nel suo complesso a Teheran sabato mattina. Secondo quanto riferito, gli Stati Uniti avevano una fonte umana a Teheran che ha fornito la conferma.

 

Khamenei stava facendo colazione con i suoi alti funzionari al momento dell’attacco, ha dichiarato lunedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Fox News. «Pensavano di essere al sicuro perché era in pieno giorno», ha aggiunto.

 

Trump ha presentato la campagna, soprannominata Operazione Epic Fury, come necessaria per smantellare i programmi nucleari e missilistici dell’Iran. Teheran ha insistito sul fatto che gli attacchi erano del tutto immotivati e ha risposto con missili e droni che hanno preso di mira Israele e le basi statunitensi in tutto il Medio Oriente.

 

SecondoFT, nel corso degli anni, «Israele ha assassinato centinaia di persone all’estero, tra cui leader militanti, scienziati nucleari, ingegneri chimici e molti passanti innocenti».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di # IranOpenAlbum (Danielle Harte for Bourse & Bazaar) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Continua a leggere

Guerra cibernetica

Ex capi dell’Intelligence polacca accusati di utilizzo dello spyware israeliano Pegasus

Pubblicato

il

Da

Gli ex direttori dell’Agenzia per la sicurezza interna (ABW) e del Servizio di controspionaggio militare (SKW) della Polonia sono stati accusati di aver presumibilmente utilizzato lo spyware Pegasus, ha annunciato la procura nazionale.   Dopo l’insediamento del Primo Ministro Donald Tusk alla fine del 2023, sono state avviate numerose indagini sul presunto impiego del controverso software sviluppato dal gruppo israeliano NSO. Le nuove autorità hanno sostenuto che il programma fosse ampiamente utilizzato dall’ex governo di Diritto e Giustizia (PiS) per spiare i politici dell’opposizione. Gli ex funzionari, tuttavia, hanno insistito sul fatto che le accuse siano motivate politicamente.   Il capo dell’ABW, Piotr Pogonowski, e l’ex capo dell’SKW, Maciej Materka, sono ora entrambi accusati di violazione dei loro doveri d’ufficio, ha dichiarato mercoledì la procura. Le accuse, che prevedono una pena fino a tre anni di carcere, sono legate al presunto utilizzo di Pegasus senza la dovuta autorizzazione e «senza verificare se questo sistema soddisfi i requisiti di protezione delle informazioni», ha affermato l’accusa. Entrambi gli ex funzionari hanno negato qualsiasi illecito e si sono rifiutati di testimoniare, ha osservato.

Sostieni Renovatio 21

Anche l’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro è stato implicato nello scandalo Pegasus. Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre è stato arrestato e portato davanti a una commissione parlamentare che indagava sull’uso dello spyware di fabbricazione israeliana. Ha ammesso di aver avviato l’acquisto di Pegasus. Ziobro ha affermato che l’acquisto è stato effettuato per «perseguire criminali, non oppositori politici» e che nel complesso è stata una «buona decisione».   Poco dopo l’udienza, l’ex ministro è stato accusato di 26 capi d’accusa, tra cui appropriazione indebita di fondi statali, guida di un’organizzazione criminale e interferenza in offerte pubbliche di acquisto. A Ziobro è stata revocata l’immunità e nel novembre dello scorso anno, mentre si trovava a Budapest, è stato emesso un mandato di arresto. Il politico ha negato tutte le accuse, scegliendo di rimanere in Ungheria e ottenendo asilo politico lì all’inizio di gennaio.   Identificato per la prima volta nel 2016, il software Pegasus è stato al centro di numerosi scandali di alto profilo in tutto il mondo, con funzionari ripetutamente scoperti a utilizzarlo per scopi discutibili. Il programma è progettato per colpire i dispositivi iOS e si ritiene che sia in grado di intercettare chiamate, leggere messaggi di testo, tracciare la posizione, raccogliere password e altre attività dannose.   Come riportato da Renovatio 21, il gruppo di difesa dei diritti umani Amnesty International aveva segnalato di aver scoperto la presenza di Pegasusspyware altamente invasivo sviluppato dalla società israeliana NSO Group, sugli iPhone di importanti giornalisti indiani. Pegasus è stato sospettato di essere utilizzato anche contro una giornalista russa residente in Lituania, e di aver spiato lo stesso Benjamin Netanyahu.   Pegasus, che di fatto si impadronisce dello smartphone attaccato senza bisogno che l’utente clicchi alcunché, è al centro di polemiche internazionali e pure nazionali interne allo Stato ebraico.   Come riportato da Renovatio 21, Israele a inizio 2022 ha rifiutato la vendita di armi cibernetiche all’Ucraina o a Stati, come l’Estonia, che potrebbero poi rivenderle al regime Zelens’kyj.   Come riportato da Renovatio 21, a febbraio 2025 la popolare piattaforma di messaggistica WhatsApp, di proprietà di Meta-Facebook, ha avvisato circa 100 giornalisti e membri della società civile di possibili violazioni dei dispositivi che coinvolgono spyware della società israeliana Paragon Solutions. Lo riporta l’agenzia Reuters, citando un funzionario dell’azienda.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Guerra cibernetica

L’UE chiede capacità ciber-offensive

Pubblicato

il

Da

L’Unione Europea dovrebbe sviluppare capacità informatiche offensive al fine di rafforzare le proprie difese contro le minacce percepite, ha dichiarato a Politico la responsabile tecnica dell’Unione, Henna Virkkunen.

 

I Paesi europei membri della NATO hanno da tempo invocato la presunta aggressione russa imminente per motivare il loro significativo potenziamento militare, incluse le promesse di elevare la spesa per la difesa fino al 5% del PIL. Mosca ha definito tali affermazioni «assurdità» e allarmismo privo di fondamento. L’UE ha inoltre espresso preoccupazioni riguardo ai presunti rischi per la sicurezza informatica derivanti dalla Cina.

 

Intervistata da Politico a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, tenutasi venerdì, Virkkunen ha indicato che l’Unione sta considerando misure proattive nel dominio cibernetico. «Non basta difendersi… Dobbiamo anche avere capacità offensive», ha affermato.

Iscriviti al canale Telegram

Virkkunen ha inoltre rilevato che l’UE intende ridurre la dipendenza da tecnologie straniere e sviluppare un’industria tecnologica e informatica interna. «Non vogliamo avere dipendenze rischiose in settori critici», ha precisato.

 

La proposta della Commissione sulla sicurezza informatica, presentata il mese scorso, prevede l’eliminazione graduale delle tecnologie ad alto rischio dalle catene di approvvigionamento. I funzionari dell’UE hanno più volte avvertito che i fornitori cinesi potrebbero costituire rischi per la sicurezza e potrebbero essere sfruttati per raccogliere dati sensibili, accuse che Pechino ha respinto definendole «protezionismo puro e semplice».

 

Questa iniziativa si inserisce in un contesto in cui diversi Stati membri dell’UE, tra cui Germania e Lettonia, stanno valutando con maggiore favore l’idea di condurre operazioni informatiche offensive. A novembre Politico ha riportato, citando fonti ufficiali, che i membri europei della NATO stavano considerando azioni di questo tipo contro la Russia. Alla fine del 2024, l’alleanza militare a guida statunitense ha annunciato i piani per istituire un nuovo centro integrato di difesa informatica presso il proprio quartier generale in Belgio, con entrata in funzione prevista entro il 2028.

 

Come riportato da Renovatio 21, ancora tre mesi fa Stati europei dell’Alleanza Atlantica avevano dichiarato che stavano esaminando l’opportunità di lanciare azioni cibernetiche offensive coordinate contro Mosca, come indicato da due alti esponenti governativi dell’UE e tre addetti diplomatici

 

I membri della NATO hanno accusato la Russia di aver violato server governativi, di aver interferito con i segnali GPS degli aerei e di aver fatto sorvolare droni nel loro spazio aereo. Mosca ha respinto tali accuse come propaganda bellicista e ha qualificato le sanzioni e gli aiuti occidentali all’Ucraina come «aggressione ibrida».

 

Mosca ha messo in guardia dal fatto che una «militarizzazione rabbiosa» potrebbe provocare un conflitto più ampio sul continente. La scorsa settimana il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha dichiarato che la Russia non ha «alcun motivo» di attaccare l’UE o la NATO a meno che non venga attaccata per prima. Secondo RED Security, gli attacchi informatici contro la Russia sono aumentati del 46% nel corso dell’anno scorso.

 

Tra gli episodi più significativi figura l’hacking del database della principale compagnia aerea russa, Aeroflot, avvenuto a luglio e rivendicato da due gruppi filo-ucraini. Nelle ore successive all’attacco contro la compagnia aerea di bandiera russa, il Roskomnadzor ha bloccato lo strumento di misurazione delle prestazioni di Internet Speedtest, gestito dalla società statunitense Ookla, citando minacce all’infrastruttura digitale nazionale.

 

Come riportato da Renovatio 21, cinque mesi fa i principali aeroporti europei erano stati colpiti da un colossale attacco hacker.Non è stato il primo: ad inizio 2023, diversi aeroporti nel mondo, specialmente in Germania avevano subito un attacco hacker. Qualcuno ricorderò che era successo anche all’intero sistema informatico della Sanità del Lazio durante il roll out della campagna vaccinale.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

I lettori di Renovatio 21 possono inoltre ricordare le ipotesi riportate da questo sito all’altezza del grande shutdown dell’intero sistema di aviazione americana di due anni fa, quando, per la prima volta dall’11 settembre, tutti gli aerei furono lasciati a terra. Era l’11 gennaio 2023. L’incidente era stato preceduto da uno del tutto simile nelle Filippine e seguito dalla medesima situazione in Canada. Fu ipotizzato che sotto poteva esserci un gruppo di hacker (di Stato o meno) che ha lanciato un attacco ransomware, ossia che blocca i computer attaccati chiedendo danaro per liberarli. Alcuni osservatori, dunque, dissero che se fosse stato così – mentre la versione ufficiale di Washington parlava di un semplice disguido a causa un tecnico che aveva digitato male su una tastiera – allora la situazione poteva leggersi in un possibile aumento del prezzo del Bitcoin.

 

I ciberguastatori dei ransomware, infatti, si fanno solitamente pagare in Bitcoin. Ci sono in ogni Paese enormi esempi di enti pubblici e privati che hanno pagato quello che era richiesto, e basta. Quando c’è un’immensa richiesta di quantità Bitcoin, il suo prezzo sale. Ed è stato proprio così. Il prezzo del Bitcoin è salito da 17 mila dollari e rotti agli oltre 22 dei giorni successivi.

 

Come riportato da Renovatio 21, i voli aerei sono messi a rischio anche dal fenomeno dello spoofing, una modalità di hacking che interrompe che il sistema di navigazione computerizzato di un aereo, il che può far sì che il pilota voli pericolosamente fuori rotta o a una quota non effettiva, in base ai dati falsi ricevuti dal computer di navigazione del pilota automatico.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari