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Intervista alla Voce di Reggio

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Pubblichiamo la versione integrale dell‘intervista de La Voce di Reggio a Cristiano Lugli, organizzatore della conferenza di sabato 9 maggio «Vaccini: fra obbligo e libertà di scelta» (alle 16.15 presso l’Hotel Posta di Reggio, Piazza del Monte 2)

 

D: Signor Lugli lei è uno degli organizzatori del convegno anti-vaccinista che avrà luogo sabato 9 settembre all’Hotel Posta. Cosa anima questa iniziativa e per quale motivo avete deciso di alimentare dubbi su un argomento così delicato come la salute dei bambini?

Per prima cosa bisogna specificare bene che non si tratta di “vaccinisti” o “anti-vaccinisti”, ma di padri e di madri interessati a tutelare i propri figli e ad esercitare il loro dovere di genitori. Anzi, proprio perché la salute dei bambini è un bene delicato diventa doveroso alimentare dubbi laddove l’informazione non solo non arriva, ma quando arriva arriva in modo schierato e privo di trasparenza, come nel caso delle vaccinazioni in cui non si parla mai di reazioni avverse, nonostante siano grandemente contemplate. Non solo: ad animare questo intento c’è anche un proposito più grande, e cioè quello di difendere il nostro essere genitori, e quindi aventi il diritto di difendere i nostri bambini e di decidere senza decreti che obblighino ad un trattamento sanitario senza nemmeno tentare il dialogo con le famiglie. Si badi che i paesi in cui la vaccinazione non è obbligatoria il tasso di copertura vaccinale è molto più alto rispetto a quelli in cui sono tassativamente obbligatorie (basta pensare al Veneto). Questo ci porta a capire che un sistema coercitivo non può ottenere buoni risultati sul campo.

D: Perché opporsi in questo modo al progresso?

Ma quale progresso scusi? Un mondo che impone farmaci ai bambini senza mostrare nemmeno il bugiardino ai genitori è in una fase di regressione patente, anzi, sarebbe da usare davvero la parola “oscurantismo”.

D: Praticamente i movimenti “free-vax” non hanno rappresentanza politica nei parlamenti; in Italia probabilmente sono più i deputati che si dedicano alle scie chimiche di quelli che si occupano di vaccini…

Vero, sono pochissimi – qualche nome, come Zaccagnini – e sono casi isolati. L’identità di veduta di Forza Italia e del PD sul tema vaccini, al di là di ogni Nazzareno, dimostra che la politica italiana è appiattita totalmente sui diktat delle farmaceutiche. Pensi che persino Dario De Lucia, consigliere comunale del PD che tenta di rendersi originale senza fra di esiti, si accoda alla campagna ferrata iniziata con il PNPV dal Ministro Sig.ra Lorenzin. Da quello che ho potuto leggere dai suoi post Facebook mi sembra di capire che non abbia nemmeno idea di cosa stia parlando. Forse, dico forse, quando e sé avrà un figlio si interesserà di più al tema senza intraprendere una galoppata con paraocchi e linearità di partito.
Tornando alle case farmaceutiche, non sappiamo quanti lobbyisti queste abbiano a Roma, tuttavia abbiamo i numeri di Washington dove sono registrati 1.274 i lobbyisti di Big Pharma; considerando che il numero tra deputati e senatori americani è 535, possiamo considerare una marcatura a uomo quasi tripla. Niente male direi. Ecco perché parlare di Big Pharma non è da complottisti: Big Pharma, o chiamatela come vi pare, esiste e muove un gran bel granaio di soldi grazie ai concordati fatti con i governi. Il nostro – vorrei ricordare eletto da nessuno – è uno di quelli con cui si fiutava l’affare a miglia e miglia.

 

“Ma quale progresso scusi? Un mondo che impone farmaci ai bambini senza mostrare nemmeno il bugiardino ai genitori è in una fase di regressione patente, anzi, sarebbe da usare davvero la parola ‘oscurantismo’”

— Cristiano Lugli

 

D: Di solito in mezzo ai vostri movimenti si parla di correlazione tra autismo e vaccini, anche se questa non è mai stata dimostrata ed è frutto di una campagna falsaria alimentata da un medico inglese poi radiato dall’ordine…

Questo è un mantra che sentiamo costantemente ovunque. In realtà vi sono molti studi, non solo quelli pionieristici di Wakefield, nonché memorandum interni delle case farmaceutiche che ne parlano, perfino un bugiardino in America che indica l’autismo come possibile effetto collaterale del vaccino. Non dimentico neanche un caso di un amico che ha ottenuto questa diagnosi da un medico legale.

D: Sostenete che ogni iniezione faccia male, ma poi vi opponete ai polivalenti, che minimizzano il numero delle iniezioni. Non è illogico?
Lo è nella misura in cui se mio figlio ha già avuto una delle malattie per cui andrebbe vaccinato non c’è modo oggi in Italia di esentarlo da quel vaccino preciso, perché i monovalenti, come per magia sono spariti dal mercato. Gira su youtube un video interno della GlaxoSmithKline – una delle più grandi aziende farmaceutiche produttrici di vaccini – in cui dicono che hanno creato i polivalenti perché così possono proteggerli con un brevetto. Aggiungiamo lo scandalo per cui di alcuni polivalenti non c’è alcun esperimento fatto dopo i 24 mesi di età, scritta del bugiardino fatta sparire dal sito dell’Associazione Italiana del Farmaco all’indomani della legge Lorenzin. In pratica mio figlio diviene una cavia, e si badi che tecnicamente è proprio così. Basta il buonsenso per capire che affrontare 6 patogeni in un colpo solo, specie per un bambino con il sistema immunitario in via di assestamento, è una pazzia, una aberrazione che non esiste in natura.

D: Mi perdoni, ma non è stupido pensare che le case farmaceutiche vogliano fare il male dei pazienti? Sono così pazze da rischiare?

Le case farmaceutiche ci vogliono malati, altrimenti non possono fare business – per questo si sono moltiplicate le malattie da curare. Riguardo alla capacità delle farmaceutiche di fare del male fino ad uccidere il paziente, ricordo il caso del Vioxx, farmaco per l’artrite che aveva spesso come effetto collaterale l’infarto dei pazienti: anche dopo vari avvertimenti, la farmaceutica Merck aspettò moltissimo prima di ritirarlo dal mercato, cagionando così gli infarti di moltissimi consumatori del farmaco. Ecco diciamo pure che il primum non nocere è andato a farsi benedire da un pezzo.

D: Possibile che non sentiate il bisogno di proteggere i bambini?

Bisogna capire una cosa fondamentale anzitutto, utile al dibattito ragionevole ed obiettivo: proteggere da cosa? Da quale epidemia? Al momento non mi risultano essercene come non ve ne sono nemmeno negli Stati come ad esempio l’Austria, dove la copertura vaccinale è sotto il 90%, la famosa “immunità di gregge” sotto la quale soglia dovrebbero sbocciare come fiori le epidemie. Il bisogno lo sentiamo eccome, tanto quanto i c.d. “vaccinisti”, e forse anche di più, visto che a questo punto ci troviamo a metterci contro una legge, che non è mai una cosa facile, né tantomeno piacevole.Tuttavia, si dice in latino, lex dubia non obligat. È comprensibile l’atteggiamento di tante mamme che hanno vaccinato il figlio e non vogliono quindi in alcun modo avere nella testa il tarlo – tecnicamente la “dissonanza cognitiva” – di aver messo a repentaglio il figlio che devono proteggere. Da qui l’aggressività violentissima di alcuni vaccinisti, che arrivano ad augurare la morte dei bambini non vaccinati e il conseguente suicidio dei loro genitori – e si noti che sono fatti accaduti davvero, provenienti anche da personaggi ben conosciuti, medici da social network compulsivo. Inutile aggiungere che chi ci chiede di “proteggerli” si premura poi di violare la privacy dei nostri figli: di questo si è dibattuto troppo poco, e questo sì che deve scuoterci a proteggerli. In nome di un decreto coercitivo viene assalita la privacy dei minori con l’avvallo di tutti. Questo è scandaloso! La privacy tocca solo quando sono coinvolti i politici per i loro torna comodo.

“Il Vaticano e la CEI hanno un rapporto non sempre limpidissimo con il mondo della salute e con il relativo Ministero della Repubblica, cosa visibile pienamente a partire dal caso del Cardinale Angelini”

D: Parla dell’immunità di gregge come di una favola, ma si rende conto che abbassando questa soglia saranno a rischio sopratutto i vostri figli non vaccinati oltre a quelli che per motivi medici non possono vaccinarsi?

Se risaliamo agli Anni Trenta troveremo un tale di nome Hedrich, che pubblicò un articolo in cui pose il limite al 53%, rifacendosi su di un’esperienza del tutto personale, accaduta nei pressi di Baltimora. Da questo dato, pur fantasioso che sia, ad un 95%, ci passa di gran lunga un oceano. Medesimamente si può citare l’ottimo testo “Janeway’s Immunobiology” di Kenneth Murphy, della Washington School of Medicine di Saint Louis, testo la cui autorevolezza è riconosciuta universalmente e dove viene riferito come valore percentuale per raggiungere la c.d. immunità di gregge l’80%. Anche nel suddetto caso però si lascia spazio all’opinione, poiché nulla di quanto asserito circa il dato percentuale necessario è giustificato e basato su fatti; le ipotesi e i pareri personali, pur essendo comunemente cavalcati, in campo scientifico non trovano degna cittadinanza e, essendo che tutto va rigorosamente dimostrato, hanno altrettanta vita breve. Le faccio inoltre notare questo: il famoso caso di poliomielite, accaduto in Albania più o meno vent’anni fa ( e rimasto poi isolato ), si è verificato laddove la copertura vaccinale toccava il 99%. Sappiamo altresì che in Austria la media dei casi di morbillo tocca l’8,75 per ogni milione di abitanti, con una copertura vaccinale che si aggira intorno al 76%. La Germania invece, coperta per il 97%, di casi ne ha 12,22 per milione di abitanti.

D: Cosa siete specificamente? Un comitato formato di famiglie o ci sono intenti politici?

Nessun intento politico, anche perché su questo tema la politica segue tutta lo stesso corso, chi più chi meno; salvo qualcuno che promette e ripromette, senza garanzie di mantenimento. L’idea di questo convegno è nata da un gruppo di famiglie amiche, unite dalla fede cristiana la quale ci obbliga, fra le mille altre problematiche inerenti alle vaccinazioni di massa, ad una ulteriore riflessione morale, ben espressa a più riprese anche da scienziati e ricercatori che nulla hanno a che fare con la religione.

D: Perché mai dovrebbe riguardare la religione? Il Vaticano e la CEI si sono espressi a favore delle campagne di vaccinazione.

Il Vaticano e la CEI hanno un rapporto non sempre limpidissimo con il mondo della salute e con il relativo Ministero della Repubblica, cosa visibile pienamente a partire dal caso del Cardinale Angelini, detto Sua Sanità, il cui potere farmaceutico è stato persino dipinto in un film di successo, “Il Divo”. Troviamo gravissimo che la PAV ( Pontifica Accademia per la Vita) si sia espressa a favore dell’uso di vaccini che fanno uso di cellule provenienti da aborti procurati ( ha capito bene: ABORTI PROCURATI) con la ridicola giustificazione che queste morti sono tutto sommato “lontane nel tempo”. Lo sono anche quelle dei Santi Martiri Innocenti uccisi da Erode nell’anno zero, ben 2017 anni fa; la Chiesa vuole forse dirci che se Erode ne avesse tratto dei vaccini potremmo utilizzarli?

D: Ma non teme per suo figlio?

Temo infinitamente di più i danni da vaccino, che sono riconosciuti dallo Stato dalla legge 210 del 1992. E temo anche per me, perché ricordo il caso Oprandi, il papà morto a causa della vaccinazione del figlio: nessuno lo aveva informato del fatto della contagiosità del soggetto vaccinato; Il tribunale ordinò che la vedova fosse risarcita dal Comune di Milano responsabile della campagna vaccinale, ma quel bambino rimase orfano. Una vita gettata nel niente, una famiglia rovinata: con le vaccinazioni di massa in preparazione, quanti casi del genere ci potranno essere?

D: Che rapporti ci sono con l’ASL di Reggio-Emilia? Il vostro convegno sa di dichiarazione di guerra…

Assolutamente no, tutto il contrario. Il Dott. Alessandro Volta si è a più riprese dimostrato un professionista, invitando le famiglie al dialogo e alla ponderatezza per costruire rapporti in grado di anteporre ad ogni cosa il confronto reciproco. Questo è un comportamento molto apprezzabile. Si sono create due controparti assurde, incapaci di riflettere e di proporre una modalità che renda i genitori consapevoli ed informati, per poter poi decidere autonomamente la miglior tutela del proprio figlio. Il convegno di sabato ha anche questo intento, e cioè di portare i genitori alla consapevolezza necessaria per prendere decisioni importanti circa la salute dei propri bambini. Un sistema ed un decreto che obbligano a tutti i costi, però, sono essi stessi ad aver dichiarato guerra: guerra contro la sovranità biologica, guerra contro la libertà di scelta dei genitori. La mia personale speranza è quella che il terreno si ammorbidisca e si riesca finalmente a trovare un punto di incontro capace di restituire ai padri e alle madri la vocazioni assoluta ad essere tali.
Proprio a motivo di questo auspichiamo che sabato in sala ci siano anche tanti pediatri, medici e magari anche giornalisti, capaci di ascoltare le comprensibili e doverose perplessità, riportando fatti veri, obiettivi, e svincolati da qualsivoglia pregiudizio di sorta.

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Vaccini

Padre australiano ha ricevuto un risarcimento di 4,5 milioni di dollari per danni causati dal vaccino anti-COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Chris Nemeth, padre di due figli di Melbourne, avrebbe ricevuto, secondo quanto riportato da diversi media, il più grande risarcimento individuale per danni da vaccino anti-COVID-19 mai erogato in Australia: 4,5 milioni di dollari. Nemeth ha sviluppato una polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica, una rara malattia neurologica autoimmune, in seguito alla sua prima dose del vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca, somministrata nel luglio 2021.

 

Chris Nemeth, padre di due figli di Melbourne, avrebbe ricevuto quello che diversi media descrivono come il più grande risarcimento individuale per danni da vaccino anti-COVID-19 mai concesso in Australia, evidenziando sia la rarità di gravi lesioni correlate al vaccino, sia le continue preoccupazioni relative al processo di risarcimento nel Paese.

 

Nemeth ha sviluppato una polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica (CIDP), una rara malattia neurologica autoimmune che colpisce i nervi periferici, in seguito alla sua prima somministrazione del vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca nel luglio 2021.

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Secondo quanto riportato dai media australiani, la sua condizione è stata riconosciuta nell’ambito del programma federale di risarcimento per i vaccini anti-COVID-19, che prevede anni di valutazioni mediche e un’ampia documentazione prima che venga offerto un indennizzo.

 

Nemeth ha raccontato di aver dovuto reimparare a camminare dopo la malattia e ora necessita di continue infusioni di immunoglobuline.

 

La giornalista Aisling O’Loughlin ha recentemente riferito che l’accordo raggiunto da Nemeth ammontava a circa 6,5 ​​milioni di dollari australiani (4,5 milioni di dollari statunitensi), descrivendolo come il più grande risarcimento individuale noto nell’ambito del programma australiano di risarcimento per i vaccini contro il COVID-19.

 

Tuttavia, né Services Australia né il Dipartimento della Salute, della Disabilità e dell’Invecchiamento hanno confermato pubblicamente l’importo del risarcimento riportato.

 

L’Australia ha istituito il suo sistema di risarcimento senza colpa per i vaccini COVID-19 nel 2021 per compensare le persone che hanno subito gravi eventi avversi ritenuti probabilmente collegati alla vaccinazione contro il COVID-19.

 

Il programma ha chiuso le nuove domande a settembre 2024, ma continua a elaborare le richieste già presentate. Secondo l’Australian Broadcasting Corporation (ABC), sono state presentate quasi 5.000 richieste, di cui circa 560 hanno portato a un risarcimento totale di oltre 40 milioni di dollari australiani (28 milioni di dollari statunitensi), mentre centinaia di richieste rimangono ancora irrisolte.

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Il caso di Nemeth è diventato emblematico delle più ampie critiche che circondano il programma di risarcimento. Le indagini dell’ABC hanno documentato le testimonianze dei richiedenti riguardo ai lunghi ritardi, alle complesse procedure amministrative e alle notevoli difficoltà finanziarie ed emotive affrontate in attesa di una decisione.

 

Le autorità australiane hanno riconosciuto la necessità di valutare gli insegnamenti tratti dal programma attuato durante la pandemia di COVID-19, nell’ottica di un quadro normativo permanente più ampio per il risarcimento dei danni da vaccino senza colpa.

 

Sebbene le autorità sanitarie pubbliche continuino a concludere che gli eventi avversi gravi successivi alla vaccinazione contro il COVID-19 rimangono rari e che la vaccinazione ha apportato notevoli benefici alla salute pubblica durante la pandemia, il caso di Nemeth sottolinea l’importanza di mantenere sistemi di risarcimento trasparenti, efficienti e credibili per il piccolo numero di individui i cui danni vengono riconosciuti come correlati al vaccino.

 

Originariamente pubblicato da TrialSite News.

 

© 22luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Vaccini

La campagna di vaccinazione contro l’HPV del governo indiano è oggetto di contestazione legale.

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Un’alta corte indiana esaminerà un ricorso presentato da diverse parti preoccupate per i decessi avvenuti durante precedenti sperimentazioni cliniche di un vaccino contro l’HPV. Il ricorso mira a tutelare i diritti costituzionali delle giovani ragazze alla libertà personale, all’autonomia corporea e al consenso informato, sanciti dalla Costituzione indiana. A marzo, il Primo Ministro Narendra Modi ha lanciato la campagna di vaccinazione contro l’HPV, rivolta a 150 milioni di ragazze adolescenti.   Un’alta corte indiana esaminerà un ricorso legale contro l’avvio a livello nazionale del programma di vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV) per le ragazze adolescenti, utilizzando il vaccino Gardasil 4 della Merck, secondo quanto riportato da The Indian Express.   Mercoledì, l’Alta Corte di Delhi ha accettato di esaminare un ricorso di interesse pubblico presentato da diverse parti preoccupate per i decessi avvenuti durante le sperimentazioni cliniche del vaccino contro l’HPV negli stati indiani del Gujarat e dell’Andhra Pradesh. I decessi sono stati segnalati nel 2010.   Un’azione legale di interesse pubblico consente ai cittadini di chiedere al tribunale di autorizzarli a presentare denunce per conto degli «oppressi ed emarginati» che potrebbero non avere i mezzi finanziari per intentare cause legali personalmente.

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Non è necessario che la persona che presenta la denuncia sia direttamente colpita dal problema. Nel caso dell’HPV, diverse persone hanno presentato denuncia: la dottoressa Sujata Mittal, ginecologa e ostetrica; Jitendra Chouksey, imprenditore nel settore sanitario; e gli avvocati Gyanendra Kumar e Rohit Kumar.   Hanno affermato di voler proteggere i diritti costituzionali delle giovani ragazze alla libertà personale, all’autonomia corporea e al consenso informato, sanciti dagli articoli 19 e 21 della Costituzione indiana, come riportato da The Hawk.   A febbraio, il primo ministro Narendra Modi ha dato il via alla campagna nazionale di vaccinazione contro l’HPV, rivolta a 150 milioni di ragazze adolescenti.   Per 90 giorni, le strutture governative di tutto il Paese hanno programmato di offrire una singola dose gratuita del vaccino Gardasil 4 della Merck alle ragazze di 14 anni. Successivamente, le vaccinazioni vengono somministrate nelle giornate di vaccinazione di routine.   Il governo indiano sta collaborando con GAVI, l’Alleanza per i Vaccini, sostenuta dalla Fondazione Gates, che dal 2023 ha fornito al governo centinaia di milioni di dollari per includere i vaccini coniugati contro l’HPV e il tifo nel programma nazionale di immunizzazione dell’India.   Il Programma per le Tecnologie Appropriate in Sanità (PATH), finanziato dalla Fondazione Gates, era dietro la precedente sperimentazione clinica del vaccino contro l’HPV che aveva portato a gravi eventi avversi e decessi tra le ragazze adolescenti. Un’importante inchiesta parlamentare sui decessi ha portato all’interruzione definitiva della distribuzione del vaccino.   I firmatari della petizione hanno espresso preoccupazioni in merito agli eventi avversi associati alle vaccinazioni, visti i gravi problemi riscontrati in precedenza e la mancanza di accesso ai dati sugli eventi avversi legati alla campagna di vaccinazione in corso.   Il presidente della Corte Suprema DK Upadhyaya e il giudice Tejas Karia, che hanno esaminato la petizione, hanno definito la questione «una questione molto seria».

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Secondo l’Indian Express, hanno affermato: «ci ​​si vaccina per non contrarre l’infezione. Non mettiamo in dubbio le vostre intenzioni, ma si tratta di un problema serio che riguarda tutte le bambine, le donne in generale… È una questione molto importante… La vaccinazione è un buon sistema, ma se si verificano eventi avversi dobbiamo essere prudenti».   I legali dei ricorrenti hanno richiesto che i dati relativi agli eventi avversi vengano condivisi con il tribunale. Tuttavia, ottenere tali dati è difficile perché non sono disponibili al pubblico.   Kumar ha affermato che esiste un dipartimento che registra tali eventi. Nel 2013, il dipartimento ha segnalato così tanti eventi avversi associati al vaccino contro l’HPV che il progetto PATH è stato interrotto.   «Nel 2026 è stato lanciato lo stesso vaccino», ha detto Kumar. Si è chiesto se «potrebbero almeno fornire i dati sugli eventi avversi riscontrati tra gli 11,5 milioni di persone a cui è stato somministrato finora».   Kumar ha sollecitato la corte a ordinare alle autorità di inserire nel verbale i dati relativi a tale evento avverso.   Il tribunale ha chiesto al Ministero della Salute e del Benessere Familiare, al Consiglio Indiano per la Ricerca Medica e all’Organizzazione Centrale per il Controllo degli Standard dei Farmaci di rispondere alle questioni sollevate nella petizione.   Hanno inoltre ordinato allo stato di inserire nei verbali i dati relativi agli eventi avversi entro la prossima settimana.   La prossima udienza si terrà il 29 luglio 2026.

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Precedentemente classificato come «abuso su minori» da un’indagine governativa

A partire dal 2006, PATH ha violato le leggi indiane per testare segretamente Gardasil e il vaccino contro l’HPV Cervarix di GlaxoSmithKline su 24.000 ragazze indiane di età compresa tra i 10 e i 14 anni.   Il progetto è stato finanziato anche da Merck e GlaxoSmithKline ed è stato condotto in collaborazione con l’Indian Council of Medical Research (ICMR) e i governi statali in cui il farmaco è stato testato.   Il governo ha sospeso il progetto nel 2010 in seguito alle proteste per la morte di sette ragazze che avevano ricevuto il vaccino. La Commissione parlamentare permanente per la salute e il benessere familiare ha avviato un’inchiesta e ne ha pubblicato i risultati nel 2013.   Il comitato ha riscontrato negligenza da parte di molte delle istituzioni coinvolte, tra cui PATH e l’ICMR. Sebbene gli sponsor avessero definito la campagna di vaccinazione un «progetto dimostrativo», il comitato ha stabilito che si trattava in realtà di una sperimentazione clinica.   È emerso che il progetto «ha violato tutte le leggi e i regolamenti stabiliti dal governo per le sperimentazioni cliniche. Nel farlo, il suo unico scopo è stato quello di promuovere gli interessi commerciali dei produttori di vaccini contro l’HPV, che avrebbero tratto enormi profitti se PATH fosse riuscita a far includere il vaccino contro l’HPV nel Programma di Immunizzazione Universale (UIP) del Paese».   Secondo il rapporto, non vi è stato alcun consenso informato né per le ragazze né per i loro genitori, e non sono stati effettuati né controlli di follow-up né segnalazioni adeguate degli eventi avversi e degli eventi avversi gravi associati al vaccino.   La commissione ha concluso che il processo costituiva un «caso accertato di abuso su minori» e ha raccomandato al governo di intraprendere azioni contro PATH.   PATH contestò le conclusioni della commissione. Non furono mai presentate accuse penali.

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La storia si ripete: stesso vaccino, stesse domande senza risposta

La nuova campagna rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’inclusione del vaccino contro l’HPV nel Programma di Immunizzazione Universale.   Secondo il Business Standard, una versione indiana del vaccino, denominata Cervavac, è attualmente in fase di sperimentazione clinica e si prevede che verrà presa in considerazione per l’inclusione nel programma dopo il 2027.   Quando la campagna è stata lanciata a febbraio, Donthi Narasimha Reddy, Ph.D., visiting senior fellow presso l’Impact and Policy Research Institute, ha richiesto una revisione scientifica indipendente dell’ultima campagna di vaccinazione contro l’HPV in una lettera del 1° marzo indirizzata al Ministro della Salute indiano JP Nadda.   Reddy ha sollevato alcune delle stesse preoccupazioni delineate nella causa di interesse pubblico, sostenendo che in India esistono gravi e persistenti problemi relativi al vaccino contro l’HPV.   Ha affermato che nella nuova campagna manca la trasparenza e non esiste un meccanismo chiaro per la segnalazione degli eventi avversi. Non sono state indicate misure a livello distrettuale per la segnalazione degli eventi avversi, né metodi di segnalazione cartacei per le aree non coperte dal servizio sanitario nazionale, né la divulgazione pubblica obbligatoria dei dati aggregati sugli eventi avversi.   «L’assenza di segnalazioni non è sinonimo di sicurezza», ha scritto nella sua lettera al ministro della Salute.   Il vaccino Gardasil è stato collegato a una miriade di eventi avversi. Alcuni dei danni più comuni includono patologie autoimmuni e neurologiche invalidanti in modo permanente, come la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), la fibromialgia e l’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica.   Sono state segnalate migliaia di reazioni avverse in tutto il mondo. La letteratura scientifica peer-reviewed proveniente da Stati Uniti, Australia, Danimarca, Svezia, Francia e Giappone, nonché le statistiche pubblicate dalle agenzie di sanità pubblica di ciascuno di questi paesi, dimostrano plausibili associazioni tra la vaccinazione contro l’HPV e le malattie autoimmuni.   Di recente, la Merck ha raggiunto un accordo extragiudiziale negli Stati Uniti in centinaia di cause intentate contro di lei per gravi effetti collaterali causati dal vaccino.   Le vendite di Gardasil sono in caduta libera : -40% a livello globale tra il 2024 e il 2025, in parte a causa del crollo della domanda in Cina, poi un ulteriore calo del 22% nel primo trimestre del 2026, con cali notevoli in Giappone e negli Stati Uniti.   Contemporaneamente, è in corso una campagna internazionale, finanziata in gran parte dalla Fondazione Gates, per vaccinare 86 milioni di ragazze nei paesi a basso e medio reddito contro l’HPV.     Brenda Baletti Ph.D.   © 23 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Cancro

Moderna avvia la sperimentazione del vaccino antitumorale a mRNA mentre gli esperti mettono in guardia sui rischi

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Moderna sta sviluppando un vaccino a mRNA per pazienti affetti da tumori solidi in stadio avanzato o metastatico, ha annunciato la scorsa settimana l’azienda. Il prodotto è ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica di Fase 1, ma alcuni esperti avvertono già che l’iniezione potrebbe comportare dei rischi, tra cui quello di provocare la formazione di nuovi tumori.

 

Moderna sta sviluppando un vaccino a mRNA per pazienti affetti da tumori solidi in stadio avanzato o metastatico, ha annunciato la scorsa settimana l’azienda. Il prodotto è ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica di Fase 1, ma alcuni esperti avvertono già che l’iniezione potrebbe comportare dei rischi, tra cui quello di provocare la formazione di nuovi tumori.

 

In un comunicato stampa, Moderna ha affermato che l’mRNA-4200 si differenzia dagli altri vaccini contro il cancro in fase di sviluppo in quanto è concepito come una «terapia antigenica pronta all’uso» che può essere utilizzata su molti pazienti.

 

Secondo la casa farmaceutica, l’mRNA-4200 fornisce istruzioni alle cellule del corpo per produrre sette proteine ​​comunemente presenti nei tumori. L’obiettivo è aiutare il sistema immunitario a imparare cosa attaccare.

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La sperimentazione clinica valuterà l’mRNA-4200 da solo o in combinazione con Keytruda (pembrolizumab), un anticorpo monoclonale approvato per i pazienti oncologici, in un gruppo di partecipanti. L’altro gruppo riceverà una dose di mRNA-4106, un altro vaccino antitumorale a mRNA sviluppato da Moderna.

 

Complessivamente, 42 pazienti affetti da diversi tipi di tumori solidi, tra cui melanoma, tumore alla vescica, tumore alla cervice uterina, tumore al colon-retto, tumore allo stomaco e tumore alle ovaie, parteciperanno alla sperimentazione clinica.

 

David Berman, MD, Ph.D., responsabile dello sviluppo di Moderna, ha dichiarato in un comunicato che la sperimentazione clinica di mRNA-4200 riflette «l’impegno costante dell’azienda nell’ampliare il potenziale dell’immunoterapia oncologica al di là degli approcci a bersaglio singolo».

 

Tuttavia, diversi esperti medici e scientifici avvertono che l’mRNA-4200 potrebbe comportare rischi significativi per la salute pubblica, rischi che Moderna non ha ancora rivelato completamente perché non ha specificato quali siano le sette proteine ​​tumorali che il vaccino mRNA-4200 produrrà.

 

Secondo l’immunologa e biochimica Jessica Rose, Ph.D., «antigeni specifici non divulgati ostacolano una valutazione indipendente e completa» della sicurezza del prodotto. Ha definito «una cattiva idea» lo sviluppo di un vaccino antitumorale che potrebbe di per sé provocare la crescita di tumori.

 

Diversi altri esperti avvertono che il processo di sviluppo temporaneo di proteine ​​o frammenti proteici, comuni anche a molti tumori, potrebbe a sua volta provocare lo sviluppo di tumori, altre forme di cancro o altri rischi per la salute.

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La piattaforma mRNA è considerata «non sicura e inefficace»

Nel vaccino mRNA-4200, l’mRNA ha lo scopo di istruire alcune cellule a produrre temporaneamente proteine ​​comunemente associate ai tumori. Il sistema immunitario riconoscerebbe quindi e attaccherebbe le cellule associate a tali proteine.

 

Ma Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), ha avvertito che questo processo può a sua volta portare al cancro. Ha affermato:

 

«Sembra – ed è – controintuitivo promuovere una terapia contro il cancro che a sua volta causa il cancro. Esistono diversi modi in cui la tecnologia a mRNA può favorire lo sviluppo del cancro, e si è osservato un aumento senza precedenti di tumori aggressivi in ​​tutto il mondo dall’introduzione del vaccino a mRNA contro il COVID-19».

 

«L’immunosoppressione innata, gli acidi nucleici esogeni e i contaminanti specifici in grado di replicarsi nei mammiferi presenti nelle fiale del vaccino anti-COVID sono già stati collegati al cancro, e presumibilmente nessuno di questi elementi cambierebbe in una nuova formulazione».

 

Altri scienziati hanno affermato che la crescita cellulare innescata dal vaccino mRNA-4200 di Moderna potrebbe non rimanere confinata in una sola parte del corpo o non mantenersi a livelli tali da consentire al sistema immunitario di contrastarla. Per questo motivo, l’analista Jon Fleetwood ha dichiarato che lo studio clinico di Moderna solleva «evidenti interrogativi sulla sicurezza e sul consenso informato».

 

Fleetwood ha citato due studi recenti: uno pubblicato nel 2021 sul Journal of Extracellular Vesicles e una revisione del 2023 sulla rivista Pharmaceutics. Gli studi indicano che le cellule che producono una proteina bersaglio possono rilasciare vescicole extracellulari – particelle delimitate da membrana – che potrebbero trasportare tale proteina al di fuori delle cellule e oltre la sede di destinazione nell’organismo.

 

La farmacologa e biologa Hélène Banoun, Ph.D., ha affermato che tutte le terapie antitumorali che prevedono l’immunizzazione del paziente contro gli antigeni presenti sulle cellule tumorali comportano dei rischi. Ha dichiarato:

 

«Le cellule mutanti resistenti agli anticorpi diretti contro specifiche proteine ​​tumorali acquisiranno un vantaggio competitivo e prolifereranno. Dopo un certo periodo di tempo, il tumore sfuggirà agli effetti della terapia mirata».

 

«Questo è ciò che generalmente accade con questo tipo di terapia: si osserva una riduzione del tumore per alcune settimane o mesi, dopodiché la crescita del tumore riprende se il paziente non è riuscito a eliminarlo completamente».

 

Per gli enti regolatori, tuttavia, la differenza relativa nei tassi di sopravvivenza è in genere «sufficiente perché le autorità sanitarie approvino questo tipo di terapia», ha affermato Banoun.

 

Secondo Banoun, mRNA-4200 è un esempio di prodotto di terapia genica, e tali prodotti sono stati collegati all’insorgenza del cancro.

 

«Uno degli effetti collaterali attesi, da monitorare con particolare attenzione con le GTP, è l’induzione di tumori, il che è paradossale per un trattamento destinato a curare il cancro», ha affermato Banoun.

 

Per i prodotti di terapia genica, è importante «studiare nello specifico la loro biodistribuzione all’interno del corpo del soggetto trattato e la loro escrezione nell’ambiente», ha affermato Banoun. Tuttavia, la sperimentazione clinica di Moderna «non include queste indagini», almeno stando alle informazioni disponibili al pubblico.

Rose si è detta d’accordo. Ha affermato che prodotti come mRNA-4200 «rappresentano strategie “pan-tumorali”» intese a colpire il cancro in modo ampio, e che questo tipo di terapie comporta un rischio perché «la stessa piattaforma di nanoparticelle lipidiche e mRNA si è dimostrata pericolosa e inefficace» nei vaccini contro il COVID-19.

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La riprogrammazione del sistema immunitario comporta il rischio di indurre malattie autoimmuni.

Nei vaccini a mRNA contro il COVID-19, le nanoparticelle lipidiche (LNP) veicolano l’mRNA alle cellule umane. Tuttavia, è stato riscontrato che le LNP trasferiscono quantità eccessive di mRNAproteina spike e contaminanti del DNA ad altre cellule e in tutto il corpo, anche al di fuori dell’area di trattamento prevista.

 

Rose ha affermato che tra i potenziali eventi avversi figurano le malattie autoimmuni e il rilascio di citochine, una condizione in cui il corpo rilascia troppe proteine ​​di segnalazione immunitaria troppo rapidamente, causando una risposta immunitaria eccessiva che può danneggiare tessuti e organi sani.

 

Secondo Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, «Riprogrammare il sistema immunitario comporta sempre il rischio di indurre malattie autoimmuni».

 

«Esiste un gruppo di proteine ​​che sono spesso presenti sulle cellule cancerose. Le chiamiamo antigeni tumorali. Se si riesce a istruire il sistema immunitario a distruggere le cellule che esprimono queste proteine, il cancro potrebbe essere sconfitto dalle difese naturali» ha aggiunto.

 

Tuttavia, «una persona affetta da cancro avrà un rapporto rischio-beneficio drasticamente diverso»ì rispetto a una persona sana», ha affermato Jablonowski. «Moderna non ha mai ammesso un’eccessiva contaminazione da DNA nei vaccini contro il COVID-19, né una contaminazione da DNA all’interno delle nanoparticelle lipidiche (LNP), né il fallimento della DNasi [che degrada il DNA extracellulare] nel degradare tale contaminazione».

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Fleetwood ha scritto che ci sono anche dubbi sul fatto che il vaccino mRNA-4200 «o i suoi prodotti possano essere rilasciati dal ricevente originale ad altri attraverso esosomi o vescicole extracellulari nei fluidi corporei escreti».

 

Banoun ha concordato. Gli esosomi «possono passare nei fluidi corporei ed essere espulsi», ha affermato, un processo che è stato osservato con i vaccini a mRNA contro il COVID-19.

 

«Questo è ciò che accade con gli mRNA anti-COVID, che passano nel latte materno e probabilmente anche in altri fluidi corporei. È quindi teoricamente possibile che questi prodotti possano essere trasmessi ad altri individui attraverso il rilascio di sostanze», ha affermato Banoun.

 

Hooker ha affermato di dubitare che Moderna terrà conto dei noti problemi di sicurezza relativi alla tecnologia mRNA nelle sue sperimentazioni cliniche per i vaccini antitumorali a mRNA.

 

«Dubito che qualsiasi studio clinico sui vaccini antitumorali a mRNA tenga conto di tali problematiche, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze a lungo termine di queste iniezioni».

 

«Purtroppo, abbiamo un intero settore che nega e/o mente sui pericoli della tecnologia mRNA, e l’inevitabile sviluppo di nuovi tipi di terapie e profilassi porterà con sé gli effetti collaterali delle iniezioni originali e potrebbe persino causare danni maggiori».

 

Il vaccino mRNA-4200 è uno dei diversi vaccini antitumorali a mRNA che Moderna sta sperimentando.

 

All’inizio di quest’anno, un vaccino antinfluenzale a mRNA della Moderna ha ricevuto l’approvazione unanime da un comitato della Food and Drug Administration (FDA) statunitense per la potenziale approvazione per gli adulti di età pari o superiore a 50 anni, nonostante le preoccupazioni sulla sicurezza e la bassa efficacia.

 

Le preoccupazioni relative alla sicurezza della tecnologia mRNA hanno indotto un gruppo di scienziati a presentare lo scorso anno una petizione alla FDA per la sospensione o il ritiro dal mercato dei prodotti a base di mRNA.

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 20 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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