Politica
Impedita la candidatura di Georgescu alle presidenziali: «l’Europa è ormai una dittatura»
Il candidato alla presidenza rumena Calin Georgescu ha definito l’UE una «dittatura» e ha dichiarato che il suo paese è «sotto tirannia» in risposta all’Ufficio elettorale centrale (BEC) di Bucarest che ha bocciato la sua candidatura per le prossime elezioni di ripetizione.
La BEC ha respinto la candidatura di Georgescu domenica sera, dopo aver ricevuto più di 1.000 contestazioni contro di lui, in gran parte incentrate sulla sua posizione presumibilmente «antidemocratica» ed «estremista». Secondo la sentenza pubblicata domenica sera, Georgescu «non ha rispettato le regole della procedura elettorale, violando l’obbligo stesso… di difendere la democrazia».
Il candidato alla presidenza, che era il chiaro favorito per le prossime elezioni e aveva sondaggi tra il 40% e il 45%, ha condannato fermamente la decisione.
«Un colpo diretto al cuore della democrazia mondiale! Ho un messaggio da lasciare! Se la democrazia in Romania cade, cadrà l’intero mondo democratico! Questo è solo l’inizio. È così semplice! L’Europa è ora una dittatura; la Romania è sotto la tirannia!» Georgescu ha scritto su X.
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La sentenza del BEC ha scatenato scontri tra i sostenitori di Georgescu e le forze dell’ordine fuori dalla commissione elettorale. I dimostranti hanno cercato di violare le barriere della polizia erette attorno all’edificio, con le forze dell’ordine che hanno risposto con gas lacrimogeni e spray al peperoncino.
Another Democratic Revolution Underway? Massive Protests in the City that Started the Romanian 1989 Revolution
Massive protests erupted today in the Romanian city of Timisoara, following the banning of Calin Georgescu.
It is the same city out of which the democratic… pic.twitter.com/IUDZ1mcr7k
— Ian Miles Cheong (@stillgray) March 9, 2025
Massive protests have just erupted in Romania as the Central Elections Office rejects Calin Georgescu’s candidacy for president. pic.twitter.com/cNETiFnMmd
— Ian Miles Cheong (@stillgray) March 9, 2025
Georgescu, critico della NATO e dell’UE e oppositore degli aiuti all’Ucraina, ha fatto notizia lo scorso novembre quando ha ottenuto una sorprendente vittoria al primo turno delle elezioni presidenziali, ricevendo il 23% dei voti. Il risultato, tuttavia, è stato prontamente annullato dalla Corte costituzionale rumena, che ha citato «irregolarità» nella campagna del candidato e nei rapporti di intelligence che sostenevano l’ingerenza russa.
I risultati preliminari di un’indagine avrebbero indicato che le «irregolarità» derivavano dalle azioni di una società di consulenza associata al partito filo-occidentale al potere, il Partito Liberale Nazionale (PNL). La società aveva presumibilmente cercato di far deragliare un altro candidato, ma accidentalmente aveva invece sostenuto Georgescu.
I media rumeni hanno anche riferito che Georgescu era sospettato di aver violato le leggi sul finanziamento delle campagne elettorali non rivelando le donazioni ricevute da ricchi imprenditori.
Il mese scorso, Georgescu è stato arrestato e accusato di «promuovere ideologie fasciste, razziste o xenofobe» e di aver pianificato «atti anticostituzionali». Il politico ha respinto tutte le accuse come motivate politicamente, sostenendo di essere stato preso di mira dallo «Stato profondo» rumeno e ha chiesto aiuto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La Russia ha negato di aver tentato di influenzare le elezioni in Romania. «Abbiamo ripetutamente respinto queste speculazioni infondate e lo affermiamo di nuovo: la Russia non ha l’abitudine di intromettersi negli affari altrui», ha detto ai giornalisti all’inizio di questa settimana la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakhharova.
Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questa settimana, ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di aiutarlo contro quella che ha descritto come una campagna di persecuzione politica nei suoi confronti.
L’arresto di Georgescu ha suscitato la condanna di Elon Musk, il responsabile dell’efficienza del governo nominato da Trump, che ha descritto le azioni del governo rumeno come «un pasticcio». Anche il vicepresidente statunitense J.D. Vance si era rivolto in modo analogo riguardo al governo di Bucarest, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera a febbraio.
Il Patto Atlantico sta costruendo un’enorme base militare in Romania. A maggio è prevista in Romania un’esercitazione militare con migliaia di soldati francesi, una simulazione di combattimento contro la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, il Georgescu tre settimane fa ha definito il presidente ucraino Zelens’kyj un «semi-dittatore» e dichiarato in un podcast americano che la NATO usa la Romania come «porta della guerra».
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Immagine screenshot da YouTube
Politica
I manifestanti prendono d’assalto la stazione televisiva filo-Vucic a Belgrado
Minor clashes have broken out between protesters and police outside the Informer TV building. #Serbia #Informer #Elections #Belgrade #Srbija #StudentList #serbiaelections #serbiaelects #Vučić #SNS #serbianelections #Beograd #Informer https://t.co/MDmG0rFVgm pic.twitter.com/vCFmy9CNpi — Luka | Дунав Intel (@Lukai1861) October 26, 2026
What about the police?
“I’m calling everyone, and no one is answering!” “Police, please help!” Dragan J. Vučićević live on the “Informer” program. October 26, 2026. Belgrade, Serbia pic.twitter.com/BbVWXVcpXA — Sprinter Press (@Sprinter_Press) October 26, 2026
Dragan J. Vučićević, head of Informer, and several employees subsequently were dragged out of the building. Informer is widely known for its pro-SNS editorial stance.#Serbia #Elections #Belgrade #Srbija #StudentList #serbiaelections #serbiaelects #Vučić… https://t.co/8dyZy1990I pic.twitter.com/tl9Fb0FwnL — Luka | Дунав Intel (@Lukai1861) October 26, 2026
Il caporedattore Dragan J. Vucivecic ha riferito che gli aggressori hanno distrutto telecamere, computer e altre attrezzature per un valore di decine di migliaia di euro. Alcuni avrebbero chiesto di accedere alla sala di controllo per scollegare i cavi. Secondo Vucivecic, i manifestanti si sono offerti di ritirarsi a condizione che Informer interrompesse le trasmissioni. Lui ha rifiutato e ha annunciato di voler tornare in studio per riprendere la programmazione con le attrezzature ancora funzionanti. Vučić ha condannato l’episodio come «violenza senza precedenti» e «violenza mostruosa», accusando l’UE e le associazioni dei giornalisti di aver taciuto. «Un attacco alla libertà di espressione, alla libertà di parola, alla libertà di stampa», ha dichiarato. «Se lo avessimo fatto a N1 e Nova S, saremmo stati i peggiori delinquenti, dittatori e autocrati», ha aggiunto, riferendosi alle emittenti critiche verso il suo schieramento. Vučić ha inoltre accusato Ilija Srdanovic, esponente di Student List, di aver rifiutato di accogliere la richiesta del direttore di Informer di invitare la folla ad andarsene. Srdanović ha poi lanciato un appello alla calma, invitando i sostenitori a non ricorrere alla violenza. Secondo i risultati preliminari annunciati lunedì sera dalla commissione elettorale serba, la Lista degli Studenti ha ottenuto il 52,71% dei voti e 140 seggi. Vučić ha ammesso la sconfitta e ha promesso di continuare la lotta politica dall’opposizione. Durante i festeggiamenti della notte delle elezioni, la folla ha anche smantellato un accampamento di tende pro-Vucic, presente da tempo vicino al parlamento, e secondo alcune fonti tende e veicoli sono stati incendiati. Il movimento studentesco è nato da quasi due anni di proteste seguite al crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, che causò la morte di 16 persone e scatenò accuse di corruzione e carenze nella supervisione della sicurezza. Vucic si è dimesso dalla presidenza a settembre per candidarsi alle elezioni parlamentari.Protesters were filmed inside the Informer TV studio in Serbia’s Belgrade after a student-backed protest movement unseated longtime leader Aleksandar Vucic, in a historic landslide election that had sparked nationwide celebrations https://t.co/R8xSNEo0ES pic.twitter.com/AVghp7Fqu8
— Reuters (@Reuters) October 27, 2026
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Politica
Exit poll: il blocco di Netanyahu non raggiunge la maggioranza alle elezioni israeliane
Secondo i primi exit poll diffusi subito dopo la chiusura dei seggi di martedì, nelle prime elezioni israeliane successive allo scoppio della guerra con Hamas a Gaza nel 2023 nessun blocco politico importante sembra in grado di conquistare da solo la maggioranza alla Knesset.
I sondaggi realizzati dall’emittente pubblica Kan 11 e dalle televisioni commerciali Canale 12 e Canale 13 attribuiscono al blocco di opposizione guidato dall’ex capo di Stato maggiore delle IDF Gadi Eisenkot tra i 52 e i 53 seggi sui 120 totali, contro i 50 stimati per il blocco del premier Benjamino Netanyahu. Canale 15, invece, assegna 55 seggi al fronte di Netanyahu e 49 a quello di Eisenkot.
Per formare un governo serve la maggioranza assoluta di 61 deputati.
L’affluenza ha toccato il livello più alto dell’ultimo mezzo secolo, mentre Netanyahu si trova di fronte a un test decisivo di consenso in un clima segnato da scandali, processi per corruzione e conflitti con Hamas e l’Iran.
È poco probabile che Eisenkot introduca cambiamenti di rilievo nella politica militare o estera di Israele. Si è piuttosto presentato come un centrista di orientamento patriottico, cercando di differenziarsi da Netanyahu, la cui immagine è stata compromessa dalle accuse di corruzione e dal sospetto di aver messo i propri interessi politici al di sopra di quelli nazionali.
Prima dell’attacco del 7 ottobre Netanyahu era già sotto inchiesta per corruzione e i suoi indici di gradimento erano in calo, con proteste di piazza contro le sue riforme della giustizia. Sebbene l’attacco e la guerra a Gaza gli abbiano concesso un temporaneo vantaggio politico, gli avversari ora si interrogano su come il premier abbia potuto lasciare il Paese scoperto quel giorno e se abbia sottovalutato gli allarmi ricevuti.
Secondo un servizio di Canale 12, Netanyahu è stato anche criticato per aver anteposto i propri interessi a quelli di Israele, tentando di indurre il capo di Stato maggiore delle IDF Eyal Zamir a lanciare una nuova operazione militare alla vigilia del voto. L’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman ha chiesto che venga aperto un’inchiesta per sospetto tradimento in relazione a questa vicenda.
L’aumento della spesa militare, il rincaro del costo della vita e gli aumenti delle tasse imposti durante il conflitto hanno ulteriormente indebolito la popolarità di Netanyahu. Un’analisi del Jerusalem Post del 21 ottobre, basata su quattro sondaggi di rilievo, assegna in media 22,5 seggi al partito Yashar di Eisenkot, contro i 19,75 del Likud di Netanyahu.
Una volta resi noti i risultati ufficiali, Israele entrerà probabilmente in una fase prolungata di negoziati, in cui gli alleati di estrema destra di Netanyahu e i partiti arabi potrebbero risultare determinanti per la formazione del prossimo esecutivo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Politica
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