Politica
Il volo di Trump per Davos torna indietro per un «problema elettrico»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato costretto a rientrare nella zona di Washington, DC, dopo che un problema tecnico è stato rilevato sull’Air Force One poco dopo il decollo verso la Svizzera, avvenuto martedì.
«Poco dopo il decollo, l’equipaggio dell’AF1 ha riscontrato un piccolo guasto elettrico. Per scrupolo di precauzione, l’aereo sta facendo ritorno alla Joint Base Andrews. Il presidente e il suo staff saliranno su un altro velivolo per proseguire il viaggio verso la Svizzera», ha comunicato la Casa Bianca in una nota sintetica.
Un giornalista a bordo, citato dall’Associated Press, ha riferito che le luci nella cabina stampa si sono spente per qualche istante subito dopo il decollo.
Mercoledì pomeriggio Trump era atteso a Davos, nella località montana svizzera, dove ha tenuto un discorso al World Economic Forum. Il presidente dovrebbe inoltre confrontarsi con diversi leader europei sui suoi progetti di acquisizione della Groenlandia dalla Danimarca, proposta fermamente respinta dagli altri membri della NATO.
Trump aveva minacciato di introdurre nuovi dazi doganali su vari Paesi europei a partire dal mese prossimo, qualora non si raggiunga un’intesa sulla Groenlandia, ma sembra avervi rinunziato
Funzionari dell’Unione Europea stanno esaminando possibili contromisure, tra cui la reintroduzione di dazi precedentemente sospesi su merci statunitensi e restrizioni all’accesso delle imprese americane al mercato unico europeo.
Nel corso di un intervento pronunciato martedì proprio a Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha definito «inaccettabili» le minacce di Trump, ribadendo che l’UE si opporrà con determinazione a qualsiasi tentativo di «indebolire e sottomettere l’Europa».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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La Von der Leyen è «super autoritaria»: parla l’ex capo del Consiglio Europeo Michel
Secondo l’ex presidente del Consiglio europeo Charles Michel, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha trasformato la governance dell’UE in un sistema «super autoritario», accusandola di aver oltrepassato i limiti del suo mandato.
Michel, che ha lavorato al fianco di von der Leyen per cinque anni, dal 2019 al 2024, è l’ultima figura ad aver criticato il suo stile di leadership.
«C’è un governo estremamente autoritario», ha dichiarato lunedì in un’intervista al Brussels Times. «I commissari non hanno più alcun ruolo».
In base ai trattati UE, i 27 commissari propongono collettivamente le leggi, applicano i trattati e gestiscono il bilancio dell’UE, mentre la presidente definisce le linee guida politiche e assegna i portafogli. Von der Leyen è stata accusata di concentrare il potere nelle mani del suo ufficio, riducendo i commissari a semplici amministratori.
Michel, ex primo ministro belga, ha affermato che la sua incapacità di collaborare con von der Leyen era senza precedenti. «Mai in passato mi ero trovato di fronte a un livello di difficoltà simile in termini di collaborazione con un collega. Mai», ha dichiarato.
Le tensioni tra i vertici del blocco sono esplose pubblicamente durante il cosiddetto incidente «Sofagate» ad Ankara nell’aprile 2021, quando Michel ha occupato l’unica sedia disponibile accanto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, lasciando von der Leyen senza posto e costringendola a sedersi su un divano. All’epoca, von der Leyen insinuò che si trattasse di sessismo.
«Il protocollo è stato rispettato alla perfezione», ha insistito Michel. «La Commissione ha deciso di strumentalizzare questo incidente per cercare di acquisire più potere… e per intromettersi in questioni che non la riguardano».
Secondo alcune fonti, von der Leyen avrebbe anche proposto la creazione di una nuova cellula di intelligence che aggirerebbe l’attuale centro di intelligence dell’UE, cercando al contempo di concentrare l’autorità a scapito del servizio diplomatico del blocco.
Ex e attuali funzionari dell’UE hanno mosso accuse simili contro von der Leyen. L’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, l’avrebbe definita una «dittatrice». Il suo predecessore, Josep Borrell, ha affermato che ha «sistematicamente oltrepassato» i suoi poteri nel definire la politica estera. L’ex commissario per il mercato interno, Thierry Breton, l’ha accusata di «governo discutibile» e di aver agito alle sue spalle per costringerlo a dimettersi.
La presidenza di von der Leyen è stata segnata da numerose controversie. Il cosiddetto «Pfizergate», relativo a messaggi di testo non divulgati tra lei e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, ha sollevato interrogativi sulla trasparenza. A gennaio, è sopravvissuta a un quarto voto di sfiducia al Parlamento Europeo.
Come riportato da Renovatio 21, Ursula accusò del voto di sfiducia una cospirazione di Putin insieme ai no-vax.
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Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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