Spirito
Il vescovo Schneider offre una preghiera di riparazione per la cerimonia blasfema di apertura delle Olimpiadi
La diocesi del vescovo Athanasius Schneider ha offerto preghiere di riparazione per la blasfema cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Lo riposta LifeSite.
L’11 agosto, il vescovo Schneider e l’arcivescovo Tomasz Peta hanno chiesto preghiere di riparazione in tutta l’arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana, in Kazakistan, dopo la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi del 2024, in cui alcuni artisti drag hanno messo in scena una grottesca parodia dell’Ultima Cena.
«Come sapete, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi, il 26 luglio di quest’anno, conteneva elementi blasfemi che offendono Dio, in particolare una parodia dell'”Ultima Cena”, che è il centro di tutta la vita della Chiesa», si legge nella versione tradotta del messaggio dei prelati.
«I cristiani, così come i rappresentanti di altre religioni e le persone di buona volontà in tutto il mondo, stanno protestando contro questo», ha continuato.
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«Anche noi cattolici in Kazakistan vogliamo offrire a Dio una preghiera di riparazione per il peccato di blasfemia», hanno dichiarato i prelati.
Di conseguenza, dopo la messa domenicale, le parrocchie della diocesi hanno pregato lo Iesu dulcissime, tradotto dal latino come «Gesù dolcissimo», prima dell’esposizione del Santissimo Sacramento.
«Gesù dolcissimo, la cui immensa carità per gli uomini è ricompensata da tanta dimenticanza, negligenza e disprezzo, eccoci prostrati davanti a te, desiderosi di riparare con uno speciale atto di omaggio la crudele indifferenza e le ingiurie a cui è ovunque soggetto il tuo Cuore amabile», dice la preghiera.
Come riportato da Renovatio 21, la cerimonia di apertura era un chiaro segno del fondamentalismo anticristico ed omo-massonico, con accenti apocalittici, che alberga nelle stanze del potere francese, con pure l’intollerabile rivendicazione spettacolarizzata della decapitazione di Maria Antonietta, simbolo dell’era in cui trono e altare regnavano insieme prima di essere distrutti dalla furia sanguinaria della Rivoluzione.
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Immagine di Kristianmusic via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Spirito
Il vescovo Barron sostiene che Giuda Iscariota non sia andato all’inferno
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Spirito
Il DDF sollecitato a correggere le «gravi carenze» di Mater Populi Fidelis
Un’associazione internazionale di rinomati esperti di mariologia ha appena scritto una lettera aperta al Cardinale Victor Manuel Fernandez. In essa, denunciano una rottura con il Magistero tradizionale e chiedono chiarimenti sul controverso testo che limita i titoli della Vergine Maria.
Il malcontento continua a crescere negli ambienti fedeli alla tradizione mariana della Chiesa. Il 19 marzo 2026, Solennità di San Giuseppe, la Commissione Teologica dell’Associazione Mariana Internazionale (IMA) ha indirizzato una lettera aperta al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF).
Questa lettera, resa pubblica nella festa dell’Annunciazione, esprime «profonda delusione» per il persistente silenzio del Vaticano di fronte alle diffuse critiche mosse alla nota dottrinale Mater Populi Fidelis, pubblicata nel novembre 2025.
Una rottura con la continuità dottrinale
Al centro della controversia vi è la volontà del DDF di bandire o respingere con un tratto di penna sprezzante titoli tradizionali e consolidati come «Corredentrice» o «Mediatrice di tutte le grazie». Per i firmatari, questo documento non si limita a suggerire cautela pastorale; di fatto «minimizza» il ruolo unico della Vergine Maria nella salvezza delle anime.
Nel loro dettagliato commentario di 23 pagine, i teologi sottolineano che Mater Populi Fidelis sembra contraddire l’insegnamento coerente dei papi, da Pio XI a Giovanni Paolo II. Essi sottolineano che il titolo di «Corredentrice» è stato ripetutamente utilizzato dal Magistero per enfatizzare la subordinazione totale, ma attiva, di Maria al sacrificio di Cristo.
Rifiutando questi termini con il pretesto che siano «superflui» o richiedano troppe spiegazioni, il Dicastero sembra, secondo i critici, adottare un approccio «più vicino al protestantesimo che alla ricchezza del dogma cattolico».
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L’appello a un «autentico dialogo sinodale»
La lettera dell’IMA mette in luce un paradosso lampante: mentre l’attuale pontificato invoca la «sinodalità» e l’ascolto del «Popolo di Dio», le petizioni di milioni di fedeli e la competenza di eminenti mariologi sono state semplicemente ignorate durante la stesura del testo.
«Abbiamo agito in uno spirito di rispettoso dialogo sinodale, con l’obiettivo della migliore formazione teologica possibile per il bene della Chiesa», scrivono gli autori, rifacendosi all’istruzione Donum Veritatis, che definisce la responsabilità dei teologi.
Avvertono che l’ambiguità della nota dottrinale rischia di «minare ogni merito umano e ogni cooperazione nell’opera di redenzione», cancellando la specificità della missione materna di Maria.
Un’eredità dottrinale in pericolo?
Per molti osservatori, l’iniziativa dell’IMA ha il merito di evidenziare una rottura nella continuità dell’insegnamento attuale e di sollecitare una correzione: in passato, come ricorda la lettera, alcune note del Sant’Uffizio sono già state corrette dal Magistero.
La questione va oltre la mera semantica. Per i fedeli legati alla pietà mariana tradizionale, si tratta di difendere la verità su colei che è la «Nuova Eva». Mentre la Santa Sede rimane in silenzio in questo momento, si sta organizzando una resistenza teologica, che ricorda come la devozione mariana non sia un accessorio facoltativo, ma un baluardo contro l’indebolimento della fede.
Immagine: Annunciazione, vetrata originariamente collocata nella Cattedrale di Santa Vibiana, ora si trova nel Mausoleo della Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Slics of Light via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Spirito
Porte chiuse per la FSSPX
Dichiarazione di Don Aldo Rossi
Cari pellegrini, siamo giunti alla fine di questo pellegrinaggio, ma come potete vedere, troviamo le porte del santuario chiuse perché le autorità religiose locali si sono rifiutate di aprircele. Questo ci ricorda proprio le parole di Sant’Atanasio – che abbiamo esaminato di recente per la pubblicazione nel nostro bollettino, Il Cedro – il quale disse, tra l’altro, contro gli ariani e i semi-ariani dei primi secoli della Chiesa: «Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Consideriamo cosa sia più importante: il luogo o la fede? La vera fede, naturalmente. Ebbene, nella cultura dominante, che è una cultura inclusiva, le porte sono aperte a tutti: agli anglicani che celebrano la Messa nella madre di tutte le chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, anche se non sono sacerdoti. Solo due giorni fa, Roma ha inviato un messaggio all’arcivescovo anglicano – una donna – in occasione del suo insediamento, ricordandole di camminare insieme, di non dimenticare che le differenze non possono cancellare la fraternità nata dal nostro comune battesimo. Le chiese sono aperte ai protestanti, permettendo loro persino di celebrare la Messa in una parrocchia qui a Torino. Preghiamo con tutte le religioni. Apriamo le chiese anche alla dea della terra Pachamama, come è successo a Roma. Apriamo le chiese ai gruppi LGBT e celebriamo la Messa con loro, specialmente a Roma, nella Chiesa del Gesù. Apriamo le porte ai buddisti e agli animisti, come durante l’incontro di Assisi del 1986, dove una statua di Buddha fu addirittura collocata sul tabernacolo. Per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, però, è proibito anche solo offrire una preghiera per le vocazioni – non la Messa, ma preghiere per le vocazioni. In questo caso, non c’è inclusione, ma esclusione. Perché? Perché nel Pantheon c’erano tutti gli dei tranne Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero incluso Nostro Signore Gesù Cristo, gli altri dei sarebbero crollati. Ebbene, c’è una sola risposta, una risposta che ci permette di cogliere la realtà e la profondità della crisi nella Chiesa e nella cultura liberale dell’inclusività: è che la verità è esclusiva. La verità non è inclusiva, ma esclusiva. Posso includere tutto il resto, ma non la verità. Posso includere tutti gli errori, ma non la verità, perché la verità è esclusiva, come dice il Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo stesso: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». «Il vostro “Sì, sì” sia “No, no”; tutto ciò che va oltre viene dal maligno». La Fraternità Sacerdotale San Pio X segue semplicemente l’esempio dell’arcivescovo Lefebvre, che desiderava che sulla sua lapide fosse incisa la frase: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Noi trasmettiamo semplicemente questa verità, questa tradizione che abbiamo ricevuto. Ma, all’interno di un sistema inclusivo, questo non può essere accettato, perché la verità è esclusiva: non si può rimanere nel mezzo. E ripeto le parole di Sant’Atanasio, che disse agli ariani e soprattutto ai semi-ariani: «Voi siete la grande corruzione perché rimanete nel mezzo. Volete rimanere tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e camminate con il mondo. Vi dico: fareste meglio ad andarvene con il mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo». Pertanto, l’ecumenismo attuale può accettare tutte le religioni, tutti gli errori, tranne la verità, tranne la dottrina cattolica che, per sua stessa natura, condanna tutti gli errori, tutte le false dottrine, tutte le false religioni. Due più due fa quattro, e quattro esclude tutti gli altri numeri. È così. La luce disperde le tenebre, come dice san Paolo: «Quale rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?». Cari pellegrini, tutto ciò, da un lato, ci rattrista profondamente, perché mostra quanta oscurità si sia diffusa persino all’interno della Chiesa stessa; ma, dall’altro, il Signore ci mostra la splendida misericordia di Dio che, nonostante questo mistero di iniquità all’interno della Chiesa stessa, fa ancora risplendere la luce della verità e della tradizione della Chiesa cattolica. Voi stessi ne siete testimoni qui: le suore, i sacerdoti, le giovani famiglie manifestano questa luce. Non proviamo odio né risentimento, perché, come disse san Giovanni Bosco quando fu assalito da due valdesi pronti a colpirlo: «Io non uso la forza. Potrei usarla, ma non la uso, perché sono sacerdote, perché sono cattolico, e la nostra forza è la pazienza e il perdono». Chiediamolo in modo particolare alla Madonna Addolorata, che ci dà questo grande esempio di pazienza, e offriamole anche questo sacrificio: il sacrificio di non entrare, di non poter entrare nella Chiesa. In primo luogo, secondo l’intenzione del pellegrinaggio, per ottenere santi sacerdoti; ma offriamo questo sacrificio anche per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo di Ivrea, per tutti i vescovi e tutti i sacerdoti, affinché possano uscire al più presto da queste tenebre, da questo falso ecumenismo, da questa falsa cultura dell’inclusività che esclude la verità, cioè che esclude Nostro Signore Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita. Ora reciteremo qui le preghiere finali: la preghiera alla Madonna Addolorata, poi canteremo le litanie della Beata Vergine. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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