Geopolitica
Il team di Trump non si fida più di Netanyahu
I collaboratori più stretti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ritengono più affidabile il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per l’attuazione del piano di pace a Gaza. Lo riporta Axios, citando fonti interne.
Secondo la testata statunitense, il destino dell’ambizioso piano di Trump per porre fine alla guerra a Gaza, presentato a settembre, dipenderà dall’incontro previsto lunedì con il leader israeliano.
La settimana scorsa, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner hanno incontrato rappresentanti di Egitto, Qatar e Turchia per delineare i prossimi passi dell’iniziativa, che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano dall’enclave.
Il Netanyahu ha manifestato in privato scetticismo sul piano, ma l’avanzamento dell’intesa richiede il suo assenso, ha sottolineato Axios.
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«Bibi sta cercando di convincere un pubblico composto da una sola persona», ha commentato un funzionario della Casa Bianca citato dall’agenzia. «La domanda è se Trump si schiererà con lui o con i suoi principali consiglieri quando si tratterà di Gaza».
Stando ad Axios, le figure chiave dello staff di Trump hanno perso fiducia in Netanyahu, sospettando che stia «rallentando il processo di pace» e che potrebbe riprendere le ostilità con Hamas dopo aver adottato misure per indebolire il fragile cessate il fuoco.
Il primo ministro israeliano ha «perso» il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, la capo di gabinetto Susie Wiles e sia Kushner che Witkoff, ha scritto l’agenzia, citando un altro funzionario statunitense.
«L’unica persona che gli è rimasta è il presidente, che gli vuole ancora bene, ma anche lui vorrebbe che l’accordo su Gaza procedesse più velocemente di quanto non stia facendo adesso».
Secondo Axios, Trump intende fare pressione su Netanyahu affinché chiuda definitivamente il capitolo della guerra a Gaza e affronti la questione dell’espansione israeliana in Cisgiordania occupata.
All’inizio di questa settimana,lo Stato Ebraico ha approvato ufficialmente la costruzione di circa una dozzina di nuovi insediamenti israeliani controversi nel territorio palestinese, suscitando condanne internazionali.
Oltre alla perdita di credito nella Casa Bianca, il governo Netanyahu ha registrato un crollo nei consensi interni. Solo un quarto degli ebrei israeliani si fida del proprio esecutivo, e appena il 17% degli arabi del Paese, secondo un sondaggio dell’Israel Democracy Institute diffuso all’inizio di questa settimana.
Come riportato da Renovatio 21, ad ottobre Trump aveva criticato aspramente il Netanyahu per la sua reazione alla dichiarazione di Hamas sul piano di pace per Gaza. «Sei sempre così fottutamente negativo» avrebbe detto il presidente americano, il quale tuttavia si è mosso per chiedere la grazia per Bibi, anche se sembra su pressioni proprio di quest’ultimo.
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Come riportato da Renovatio 21, in passato Trump aveva attaccato Netanyahu arrivando a chiederne la sostituzione e ad ipotizzare tagli agli aiuti ad Israele.
Nel contesto di questi commenti aveva rivelato anche dettagli sull’assassinio del generale dei servizi iraniani Qassem Soleimani, suggerendo che fu indotto ad ordinarne la morte dagli israeliani, che poi però si tirarono indietro.
Come riportato da Renovatio 21, un livello grottesco del rapporto tra Netanyahu e Trump è stato raggiunto a febbraio quando il primo ha fatto dono a quest’ultimo di un cercapersone come quelli fatti esplodere in Libano. Più che un dono diplomatico, a qualcuno può essere sembrata una minaccia vera e propria.
Come riportato da Renovatio 21, a gennaio 2025 Netanyahu aveva annullato il viaggio per la cerimonia di insediamento di Trump. Prima dell’insediamento l’inviato di Trump Steve Witkoff, in Israele per chiedere la tregua, aveva avuto con Netanyahu un incontro riportato come «molto teso».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Il presidente colombiano Petro denuncia un «tentativo di assassinio»
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Geopolitica
Truppe britanniche attive sul terreno in Ucraina: parla l’ambasciatore russo a Londra
Londra ha fornito alla Russia ogni ragione per ritenerlo coinvolto nel conflitto ucraino, inclusa la presenza di truppe sul campo, ha dichiarato l’ambasciatore russo a Londra, Andrey Kelin.
L’impegno britannico è significativo e indica una politica mirata a limitare la Russia, ha spiegato Kelin in un’intervista a RIA Novosti diffusa lunedì.
«La Gran Bretagna offre a Kiev orientamento politico, la supporta economicamente e con forniture materiali, condivide informazioni di intelligence, armi, addestra e combatte al fianco delle forze armate ucraine e di altre entità militarizzate», ha detto. «Abbiamo ogni diritto di considerare Londra come parte effettiva del conflitto».
Kelin ha sostenuto che esperti militari britannici sono dislocati presso l’ambasciata a Kiev. La Gran Bretagna assiste i servizi segreti ucraini nella pianificazione di azioni contro la Russia e ha prolungato il programma di formazione Interflex per le truppe ucraine nel Regno Unito almeno fino al 2026.
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La presenza di soldati britannici in servizio attivo in Ucraina è ora riconosciuta pubblicamente, come testimonia la morte di un militare lo scorso dicembre mentre «osservava le forze ucraine testare una nuova capacità difensiva», secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa. Londra evita di ammettere ruoli combattivi, ha aggiunto Kelin, ma «ci sono molti modi per presentare gli incidenti in una luce relativamente dignitosa».
Anche ex soldati britannici operano come mercenari in Ucraina, ha precisato, probabilmente motivati «dalla retorica dei media e… dal messaggio del governo secondo cui Kiev ha bisogno di essere sostenuta in ogni modo», sebbene non sotto direzione ufficiale di Londra.
Kelin ha descritto i rapporti tra Mosca e Londra come da tempo compromessi dall’ostilità dei governi britannici susseguitisi. Utilizzare la Russia come capro espiatorio per distogliere l’attenzione dai problemi interni sta allontanando gli elettori dai partiti tradizionali, ha argomentato, citando l’ascesa di Reform UK.
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Immagine di Kwh1050 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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