Sport e Marzialistica
L’uomo dietro a 37 mondiali di Boxe: viaggio nel Messico di Nacho Beristain e del «Gimnasio Romanza»
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Corrado Beldì previamente apparso su Boxe Ring, inaugurando una nuova rubrica del sito che sarà dedicata agli sport di combattimento.
Ci muoviamo di prima mattina ma il taxi ci mette quasi cinquanta minuti per arrivare dal centro fino al quartiere di Iztacalco. Potremmo chiamarla periferia, ma è difficile capire quanto è periferico questo sobborgo di Città del Messico, solo case basse e palazzine anni cinquanta, in una metropoli brulicante di vita e tradizioni che ha ormai superato i 20 milioni di abitanti.
Non siamo solo nel Paese simbolo della cultura precolombiana, nella patria della tequila, del mezcal e della musica mariachi, nella terra dei rivoluzionari, di Octavio Paz e dei grandi pittori di murales, Rivera, Orozco, Siqueiros: per chi ama il pugilato, il Messico è un paese di enorme tradizione, secondo solo agli Stati Uniti, terra di grandi campioni come Ricardo «El Finito» Lopez, formidabile peso paglia degli anni Novanta, ritiratosi imbattuto come Rocky Marciano, anzi con una vittoria in più o Julio Cesar Chavez, da molti considerato il miglior pugile messicano di sempre, sei volte campione del mondo con 107 vittorie delle quali 86 per knock-out.
Ogni Paese ha la sua fucina di campioni e per il Messico il miglior fabbro è senza dubbio Ignacio «Nacho» Beristáin, forse il più grande allenatore della storia dopo Angelo Dundee, 37 mondiali vinti con pugili usciti dal suo Gimnasio Romanza, una palestra che abbiamo sentito citare mille volte e che non ci aspetteremmo di trovare in una via come questa, quasi deserta, con pochi negozi, un venditore di tacos e un baracchino di succhi di frutta all’angolo che attira la nostra attenzione verso un garage: stanno cambiando la gomma a una vecchia Mustang e proprio dietro al meccanico, molto serio e indaffarato, leggiamo sul muro una scritta azzurra. Allora capiamo che siamo arrivati.
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C’è una scala anonima, due rampe strette e in cima al pianerottolo notiamo subito il poster dell’ultimo fuoriclasse della palestra e idolo della nazione: Juan Manuel «Dinamita» Marquez, l’uomo che al quarto incontro con Manny Pacquiao, l’ha atterrato alla sesta ripresa con un destro micidiale, facendo sobbalzare i fan di mezzo mondo.
La palestra ha due stanze piuttosto piccole: una con gli specchi per la ginnastica, l’altra con tre sacos, quattro peras e un pungiball e un ring piuttosto piccolo. In mezzo ci sono gli spogliatoi e un ufficio poco più grande di una cabina telefonica, con una parete di vetro e tante fotografie attaccate a ogni centimetro libero. Viene da chiedersi: è davvero questa la palestra dei campioni? Non sappiamo ancora che il segreto di tanto successo sta nella semplicità di queste ruvide mura e nel sudore che ogni giorno, da tanti anni, cade su questo piccolo pavimento.
Ignacio ci accoglie con una gentilezza quasi commovente: settantacinque anni, di statura media con i baffetti e gli occhiali, siede su una scrivania stretta e parla lentamente, spesso con un sorriso. Lo sguardo corre spesso oltre il vetro: tiene d’occhio ogni cosa, assimila gli errori, ricorda il passato, indica cosa correggere, immagina il futuro di chiunque varchi l’ingresso del Gimnasio.
«Questa palestra è nata nel 1992, prima allenavo altrove. Romanza nasce dai nomi di due grandi campioni, due allievi che ho portato a vincere il mondiale: Gilberto Román e Daniel Zaragoza».
Ci alziamo e andiamo insieme dietro il ring, dove svetta una grande bandiera messicana e la foto di Román, morto tragicamente nel 1990 in un incidente automobilistico quando ancora avrebbe potuto scrivere pagine importanti di una carriera luminosa che lo ha portato a vincere due volte il mondiale dei superpiuma.
«Vedi la candela? Resta sempre accesa. Giorno e notte. Román è stato un grande campione, è sempre nel mio cuore e non potrò mai dimenticarlo».
Ancora oggi gli appassionati di boxe discutono su chi è stato, tra lui e Chavez il pugile con la miglior tecnica nella storia messicana. Gli chiediamo allora di Daniel Zaragoza, «El Bulldog de Tacubaya», un pugile inconfondibile: stempiato, spalle larghe e grande incassatore.
«Daniel è stato il miglior peso gallo che io abbia mai allenato. Ciò che mi colpiva era la sua scarsa potenza: tutto tecnica e schivate. Aveva un jab formidabile. Sempre pronto a pungere. Non per niente, se guardiamo le statistiche, in carriera ha vinto 28 incontri per KO».
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Beristáin fa un segno oltre il vetro e chiama in ufficio un ragazzo: si chiama Mario Robles, è un massimo di diciannove anni, per ora dilettante ma di grandi speranze. Appena entra gli chiede di togliersi il guantone sinistro e di sollevare la manica. Lo aiuto.
«Vedi, la scorsa settimana mi ha chiesto di fare la mia firma su un foglio di carta e poi se l’è tatuata: questo è proprio matto!»
Mario ride e torna ad allenarsi. Ha una bella struttura. Oskar, l’allenatore in seconda chiamato da tutti «Tin Tán», lo fa lavorare sul gancio basso.
«Il Messico non ha mai avuto pugili di grande stazza, ma un giorno sono certo che vinceremo un mondiale anche nei massimi».
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Non manca una parentesi italiana, il ricordo di un viaggio nella penisola, le bellezze, i ristoranti e l’incontro con Umberto Branchini.
«Arrivai a Milano con Zaragoza per combattere contro Valerio Nati. Ricordo ancora il viaggio in treno fino a Forlì, dove si svolse l’incontro. Era il 1988, alla fine di novembre e c’era neve dappertutto. Poi andammo a Roma e Branchini mi fece vedere la città, di giorno e di notte: non lo dimenticherò mai».
Gli chiediamo qual è il segreto di una palestra che ha sfornato così tanti campioni.
«Il lavoro. Il lavoro duro. Mia nonna mi ha insegnato a non risparmiarmi mai. Diceva sempre: se per raggiungere un risultato ti basta un’ora di lavoro, cerca di lavorare sempre almeno tre ore e vedrai che quel lavoro verrà molto meglio».
Juan Manuel Marquez è esattamente il modello di pugile simbolo del sacrificio, un esempio per tutto il movimento.
«Con lui il problema è esattamente l’opposto: si sacrifica troppo, non vuole riposarsi mai, lavora senza tregua».
Gli chiediamo quali saranno i prossimi incontri per Marquez: ci sarà una quinta sfida con Pacquiao? Ci sarà la rivincita con Mayweather?
«A febbraio voliamo a Londra per discutere il possibile incontro con il campione IBF in carica dei pesi welter: Kell Brook, un inglese molto forte e imbattuto. Marquez può batterlo, ma dovrà usare tutti i suoi colpi. Speriamo di combattere a Las Vegas e non a Londra, come vorrebbero loro. Ad ogni modo, se proprio dovremo combattere in casa sua, andremo a Londra e vinceremo».
Beristáin guarda oltre il vetro verso una ragazza che sta facendo sparring. Si blocca e fa un cenno a Tin Tán: «non fa movimento laterale. Vedi? Così non può difendersi dai colpi di incontro». Poi ricomincia a raccontare.
«Credo che Marquez debba cercare avversari che sono nel suo range di peso: se pesi 139 libbre non puoi combattere conto Pacquiao che ne pesa 147 o contro Mayweather che arriva a 150. Certo, puoi provarci: la vittoria con Pacquiao è stata fantastica, ma l’incontro è sbilanciato fin dal principio».
Per un attimo siamo distratti da un’immagine sul muro: è la locandina del giorno in cui Beristáin è stato accolto nella International Boxing Hall of Fame, insieme a Mike Tyson, Julio Cesar Chavez e Sylvester Stallone. Ci viene naturale chiedergli chi avrebbe voluto allenare tra i grandi campioni della storia.
«Ci credi? Non ho mai avuto di questi sogni: mi è sempre piaciuto lavorare per costruire la tecnica di un pugile poco a poco, giorno dopo giorno. Come il piccolo Chavez, vedi questo ragazzo?»
Solo in quel momento mi accorgo che dietro di me, su uno sgabello, è seduto un ragazzino che ci ascolta in silenzio e forse è qui fin dal mio arrivo.
«È forte, ha solo dodici anni ma potrebbe diventare un campione. Deve solo cancellare i difetti che ha preso dal padre, che era un buon pugile, ma non certo un trainer. Bisogna lavorare di cesello, ogni giorno, con pazienza. Correggere, potenziare, far uscire il talento».
Beristáin fa un cenno e il ragazzino esce e comincia a mettersi le fasce.
«Certo, ho avuto sempre una grande ammirazione per Mohammed Alì. Chi non avrebbe voluto allenarlo? È sempre stato un mio eroe. Tuttavia, lavorare con pugili già formati è molto difficile: solo in due casi sono riuscito a combinare qualcosa, con Gonzalez e con Lopez. Con Humberto “Chiquita” González abbiamo vinto un altro mondiale ed è stata una bella soddisfazione perché era il suo terzo titolo nella stessa categoria (come Mohammed Alì, Evander Holyfield e Sugar Ray Robinson, N.d.R.). Ricardo Lopez invece è arrivato da me imbattuto e se n’è andato ancora imbattuto: ho lavorato solo sui dettagli. Ho tentato poi di aiutare Oscar de la Hoya a battere Pacquiao ma non fu possibile: Pacquiao era troppo forte e Oscar era ormai arrivato all’ultima tappa della sua grande carriera. Peccato».
Gli chiediamo se il pugilato può avere un ruolo politico e sociale, soprattutto in un paese come il Messico dove esistono ancora enormi diseguaglianze.
«L’idea che il pugilato si riduca alla storia del povero, che inizia boxare per guadagnare soldi e far vivere bene la sua famiglia, fa ormai parte del passato. Esistono ovviamente casi come questo, ma oggi il pugilato è uno sport molto diffuso, anche tra persone mediamente ricche che scelgono di andare in palestra semplicemente perché vogliono migliorare il proprio benessere fisico. Star bene è importante, ma in fin dei conti non ha nulla a che fare né con la politica né con la morale delle persone».
Abbiamo letto decine di articoli che parlano di un possibile trasloco del Gimnasio Romanza in una nuova sede.
«Assolutamente no! Non c’è nulla di vero: sono voci che sono state diffuse da qualcuno che voleva abbattere questo edificio per costruire una palazzina con una decina di appartamenti, lasciando alla palestra uno spazio sul tetto. Per fortuna ci sono state molte lamentele e una raccolta di firme e siamo riusciti a fermare il progetto. Da qui non ce ne andiamo».
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Torniamo per un attimo a Marquez, chiedendogli se ormai, nella storia della boxe messicana, può davvero essere considerato all’altezza di Chavez.
«Sento parlare le persone nei bar e per la strada, li ascolto e ormai vedo una grande consapevolezza sul fatto che Juan Manuel, per la sua tecnica e per il suo modo di combattere, è arrivato a eguagliare Chavez. Credo che entrambi resteranno nella storia della boxe e nei cuori di tutti i messicani. Allo stesso livello, con la stessa importanza».
Ignacio Beristáin ha settantacinque anni e una vita di successi alle spalle. Guardare avanti è inevitabile: quali sogni vorrebbe realizzare in futuro?
«Ho coronato tutti i sogni che avevo: ho fondato una palestra di successo, ho lavorato con pugili che ho preso da bambini e cresciuto fino a farli diventare adulti e poi uomini. Molti di loro sono diventati campioni del mondo. Forse l’ultimo sogno rimane quello di tornare ad allenare la squadra olimpica: le emozioni più forti le ho provate proprio quando allenavo la nazionale. Alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico abbiamo vinto due medaglie d’oro (Ricardo Delgado e Antonio Roldán) e due medaglie di bronzo (Joaquim Rocha e Augustin Zaragoza, fratello di Daniel) e poi ancora un bronzo con Juan Paredes nel 1976 a Montreal. Oggi la squadra è in mano ad allenatori mediocri. Mi piacerebbe tornare ad allenare la nazionale soprattutto per aiutare il mondo dei dilettanti. Purtroppo ciò non accadrà e devo arrendermi all’evidenza dei fatti: comincio a essere affaticato e non riuscirei ad avere le energie necessarie».
Dagli occhi del grande maestro traspare un misto di gioia, desiderio e nostalgia. In primavera uscirà la sua biografia, chissà se si troverà un editore italiano pronto a pubblicarla. Per ora siamo felici e orgogliosi di aver raccontato, seppur in breve, la storia del Gimnasio Romanza e di aver incontrato un uomo così umano e semplice, nella sua grandezza, come Ignacio Beristáin.
Per un attimo ci incantiamo a osservare i tanti cimeli di una vita passata a bordo ring: il tempo alla palestra sembra non finire mai e vorremmo star qui un’altra settimana ad aspettare il ritorno di Dinamita Marquez.
Arriva un vecchio campione messicano, ora medico in un ospedale del centro: porta alcuni regali, ceramiche e cioccolatini. Beristáin assaggia con gusto e continua a raccontare e a guardarsi incontro, a richiamare, a correggere. Poi scopriamo di essere nati nello stesso giorno e allora mi chiede di tornare l’indomani per l’allenamento delle 7 del mattino, con i ragazzi della palestra.
«Preparati: sarà molto duro!»
Com’è andata lo racconterò soltanto in privato. Siamo seri: in queste pagine si parla solo di grandi campioni.
Corrado Beldì
Articolo previamente apparso su Boxe Ring, pubblicato su gentile concessione dell’autore.
Immagini di Corrado Beldì.
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Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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Sport e Marzialistica
Il disonore nella sconfitta: il comportamento indegno ed infantile dell’Argentina dopo la finale persa
Sapevamo che era favorita dal presidente USA, e soprattutto dai vertici di un altro Stato con la bandiere biancoceleste, lo Stato di Israele – per una serie di ragioni che avevamo descritto.
Era noto pure come in moltissimi hanno accusato – tra il commento da bar e la teoria della cospirazione – la FIFA e i suoi capi, in particolare Gianni Infantino, di aver facilitato l’avanzata dell’Argentina al Mondiale.
La squadra che arrivava a questa Coppa da campione del mondo, aveva certo un gioco affatto sgradevole, ma quanto a fair play le lamentele, e non solo degli inglesi – canzonati alla fine persino con la storia delle Falkland – erano state moltissime.
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Ora in rete rimbalzano impietose le immagini del campo della finale subito dopo il fischio che ha decretato la vittoria della Spagna. Si tratta di un comportamento a tal punto disonorevole che molti chiedono per tutta la squadra argentina una lunga squalifica: forse il momento più antisportivo mai veduto, dove con evidenza la squadra perdente vuole rovinare la festa a quella vincente – dinanzi agli occhi di tutta la popolazione terrestre.
Al triplice fischio che ha decretato , è scoppiata una violenta rissa in campo scatenata dal centrocampista argentino Leandro Paredes, che (forse per una provocazione, dice qualcuno) ha aggredito con rabbia Eric Garcia colpendolo e afferrandolo per il collo.
Argentina not only lost the final.
First time ever I see a team ruining the winners celebration.
Shame on Argentina pic.twitter.com/z33oSAA8V3
— Tancredi Palmeri (@tancredipalmeri) July 19, 2026
Argentina should hang their heads in shame.
Insufferable in victory against England and pathetic in defeat against Spain.
Billions are watching and you chose to start a fight and disgrace your nation. Do better. #ArgentinaVsEspaña #ESPARG pic.twitter.com/VDAPixw5cv
— Lewis Mackenzie (@Lewismac101) July 19, 2026
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Non basta: quando il centrocampista Gavi è intervenuto per difendere il compagno di squadra, Paredes si è scagliato anche contro di lui, spingendolo violentemente a terra. I commentatori in rete notano come il campionissimo Lionello Messi ha assistito alla scena indegna senza alzare un dito. Il capitano, ancora sul prato del MetLife Stadium, ha poi pianto ad abundantiam.
Paredes estava simplesmente DESCONTROLADO após Espanha 1×0 Argentina.
🎥 @MickyJnr__ pic.twitter.com/7CYLXaQPhF
— Planeta do Futebol 🌎 (@futebol_info) July 20, 2026
Bang Messi di ujung belakang, “bocah udah kalah ngapain ribut ribut kocak” 😹 pic.twitter.com/YmIEiLpQ1d
— Extra Time Indonesia (@idextratime) July 20, 2026
🚨GRAVE – Jogador da Argentina deu um soco do estômago do jogador da Espanha após o final da partida, sem motivo nenhum pic.twitter.com/lM6kBY4y68
— SPACE LIBERDADE (@NewsLiberdade) July 20, 2026
Messi is CRYING after losing the world for the second time.
Cry more 😂 pic.twitter.com/Um1YUCGibv
— Born Madridista (@bornmadridista0) July 19, 2026
La rissa è quindi dilagata, coinvolgendo in pochi secondi le panchine e i membri dello staff. Per placare la furia di Paredes è stato necessario il contenimento fisico da parte del suo stesso compagno Thiago Almada. Una volta ristabilita la calma, l’arbitro ha mostrato a Paredes un cartellino rosso diretto a partita ormai finita
🚨🚨 Argentina’s captain and their leader the ‘humble’ Lionel Messi stands and watches on as his disgraceful teammates attack Spain players for losing the final.
If Ronaldo did something like this we would never hear the end of it.pic.twitter.com/iYPH31ul6A
— The CR7 Timeline. (@TimelineCR7) July 20, 2026
This angle of the Argentina-Spain fight after the game 😳 pic.twitter.com/EQZHSwwuMU
— BrickCenter (@BrickCenter_) July 20, 2026
Leandro Paredes, a pathetic thug & just an encapsulation of why the world has come to despise Argentina & their footballing arrogance & entitlement.
This is nothing less than the behaviour of losers. Deserves a lengthy ban, won’t get one though. pic.twitter.com/QvTN21mj8f
— Adam (@AdamJoseph) July 19, 2026
Il clima teso è proseguito anche durante le cerimonie, con la squadra argentina che ha inizialmente ignorato il pasillo d’honor (la passerella d’onore tributata dagli spagnoli) e ha successivamente disertato la conferenza stampa ufficiale, lasciando parlare solo il commissario tecnico Lionel Scaloni, che epperò si è messo a piangere a dirotto ed è andato via.
🚨ARGENTINA PLAYERS DISGRACED THE WORLD CUP CELEBRATIONS
DURING SPAIN’S TROPHY CEREMONY ALL THR PLAYERS OF ARGENTINA TURNED THEIR BACK TO THE THE SPANISH FLAG AND THEIR CELEBRATION
ARGENTINA REALLY ARE SOREST LOSERS OF ALL TIME 😤 pic.twitter.com/ED1GaZdPLp
— Preeti (@MadridPreeti) July 20, 2026
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Non sono solo gli spagnoli ad essere stati oggetto della maleducazione argentina. Le testimonianze sono molteplici.
Un video mostra un tifoso messicano, allo stadio per tifare Spagna, reagire simpaticamente con un cartellino rosso agli attacchi verbali di supporter in maglia albiceleste.
Argentina fans were insulting a Mexican fan for supporting Spain in the 2026 World Cup final.
He responded by showing them a red card and dancing in front of them. 😂👋🏼 pic.twitter.com/Nw9ehB6hQl
— All Fútbol MX 🇲🇽 (@AllFutbolMX) July 20, 2026
Circolano inoltre immagini della premiazione che sembrano suggerire che i giocatori argentini abbiano ignorato Claudia Sheinbaum, il presidente del Messico, che era Paese co-organizzatore.
ARGENTINA PERDIÓ LA FINAL Y LAS FORMAS.
Una cosa es la frustración por perder y otra muy distinta es mostrar desdén hacia una jefa de Estado como nuestra presidenta @Claudiashein Representar una selección exige honrar a tu país… pic.twitter.com/v3lp2xVBUL
— José Ramón Fernández (@joserra_espn) July 20, 2026
Giornalisti hanno testimoniato la scontrosità pure manesca dei tifosi sudamericani.
Apoyé desde siempre a argentina y quería que salgan campeones de vuelta, pero por favor sepan perder. Yo solo hago mi trabajo y no hacia falta la violencia pic.twitter.com/GvouFhhnk7
— nath (@nathmaldonado_) July 19, 2026
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Immancabili scontri tra polizia e tifosi pure a Buenos Aires, sotto l’obelisco.
🚨 #ALERTA | La policía dispersa a las personas en medio de disturbios en el Obelisco de Buenos Aires, Argentina. Hay 12 detenidos. pic.twitter.com/3eCjSziLae
— Mundo en Conflicto 🌎 (@MundoEConflicto) July 20, 2026
Argentina fans clashed with police in Buenos Aires after the team’s World Cup final loss to Spain, leading to road closures pic.twitter.com/Ato5UDEmpv
— Reuters (@Reuters) July 20, 2026
La polizia reprime i tifosi argentini pure a Copacabana, Rio de Janeiro, in Brasile.
🇧🇷🇦🇷 La policía de Rio De Janeiro le tiró gas pimienta y le pegó a los hinchas Argentinos que estaban en Copacabana.
Esto ocurrió después del partido. pic.twitter.com/AdeIZMLUUN
— 🥊𝕳 BARRAS DEL MUNDO ⚽🍺 (@Barras_LATAM) July 20, 2026
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Nel frattempo, girano tante immagini di falli clamorosi argentini rimasti impuniti: il cartellino rosso, abbiamo visto, arriva incredibilmente solo a partita finita.
no card https://t.co/UAyjeO4QGF pic.twitter.com/VDfv0vviNB
— amadí (@amadoit__) July 19, 2026
That Enzo red card was probably the most satisfying way the match could’ve ended yesterday 😭pic.twitter.com/pe18hhBuOi https://t.co/1JabLLbxPA
— AB⚕ (@AbsoluteBruno) July 20, 2026
mais um lance normal pic.twitter.com/84LkqdKtGz
— luscas (@luscas) July 19, 2026
a audácia doido pra levar uma cotovelada no meio da cara #ESPxARG pic.twitter.com/K9MyJPpkZB
— Central Reality (@centralreality) July 19, 2026
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Come per la partita con l’Inghilterra, è stata confezionata una compilation delle scorrettezze argentine lasciate correre, anche qui, per qualche ragione, con una colonna sonora klezmer, la musica dell’ebraismo yiddish.
They made a 13 min short movie on Argentina’s failed robbery attempt vs Spain
😭😭😭😭😭😭 pic.twitter.com/rqh427sNoa
— fan (@NoodleHairCR7) July 20, 2026
Vi è pure il filmato in cui il giocatore argentino Otamendi, furioso, se ne esce per rimproverare gli spagnuoli Rodri e Laporte per aver «pianto» prima della partita a proposito dell’arbitraggio. A piangere vere lagrime, di rabbia, di amarezza e di capriccio, come abbiamo visto, non sono stati i sudditi del Regno dei Borbone.
🇦🇷👉🏻Otamendi, totalmente ardido, salió a reclamarle a Rodri y a Laporte por “llorar” antes del partido hablando del arbitraje.
¿Pues qué esperaba? Desde Qatar, millones de aficionados alrededor del mundo consideran que Argentina ha sido favorecida por decisiones arbitrales. Era… pic.twitter.com/KEXuyMQRUQ
— Arturo Villegas (@ArturoVill7) July 20, 2026
A proposito di pianti, il dulcis in fundo è la conferenza stampa, disertata dai giocatori argentini. Ci mandano Lionel Scaloni, l’allenatore, che scoppia a piangere come un pupo e se ne va singhiozzando assai.
Following their World Cup final defeat to Spain, Argentina manager Lionel Scaloni walked out of his post-match press conference after becoming too emotional to carry on. pic.twitter.com/c7NQjN2MG8
— BBC Sport (@BBCSport) July 20, 2026
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Il tutto – la rabbia, le lagrime – contribuisce a dipingere un quadro di immaturità, di infantilismo vero e proprio, che si stende su tutta la squadra: ci mancava solo che qualcuno prima della fine della partita bucasse il pallone e andasse via. Diciamo pure che questo senso di puerilità meschina era quello che talvolta emanava da Diego Armando Maradona, il quale però poi era capace di compensare con un genio calcistico assoluto (come durante la partita con l’Inghilterra nel 1986, prima segna di mano, poi scarta mezza nazionale inglese per segnare il più bel gol di sempre).
Non abbiamo intenzione di estendere dal calcio al Paese stesso – gravato da un secolo di malgoverno, magari con qualche bella ditatona massonica, che da potenza emergente lo ha reso una catastrofe inflattiva e sociale – questa immagine negativa. Renovatio 21 ribadisce che con probabilità uno dei più grandi drammi di questi ultimi secoli, per l’Argentina e per l’Italia, sia stato il mancato uso della lingua di Dante nel Paese sudamericano.
Ad ogni modo, segnaliamo l’ultimo figurone del Milei, il cocco di Trump e Netanyahu, i cui social media manager sembrano aver dimenticato di cancellare la programmazione di un post di celebrazione della vittoria.
FESTEJO MUNDIAL
Dada la inquietud sobre los festejos por el logro alcanzado por la Selección Argentina, comunico a la población que, en función de lo que decidan los Jugadores y el Cuerpo Técnico respecto al día para celebrar, el mismo será declararado feriado nacional.— Javier Milei (@JMilei) July 20, 2026
«CELEBRAZIONE MONDIALE Considerata la preoccupazione per le celebrazioni del traguardo raggiunto dalla Nazionale argentina, informo la popolazione che, a seconda di ciò che i giocatori e lo staff tecnico decideranno in merito al giorno da festeggiare, questo verrà dichiarato festa nazionale» scrive il post presidenziale. Grande, grandissimo Saverione, anarcocapitalista clonatore spiritista dei suoi cani, maestro di sesso tantrico con tanta passione per l’ebraismo e lo Stato Ebraico.
Avanti così: approssimazione e infantilismo. Per una terra, un popolo, che merita molto, molto di più.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Perché Israele tifa Argentina?
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Prime Minister Benjamin Netanyahu met in his office with the Ambassador of Argentina to Israel, Rabbi Shimon Axel Wahnish, and wished great success to the Argentine national team in the World Cup final taking place tomorrow.
Ambassador Wahnish presented the Prime Minister with… pic.twitter.com/2x3pYAxA9b — Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) July 18, 2026
Non diverso il caso del controverso ministro delle Finanze, l’ultrasionista religioso Bezalel Smotrich, anche lui sorridentissimo in maglia futbolista argentina a favore di social.Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow. I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina. Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8 — Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
🇮🇱 — VID: Finance Minister Betzalel Smotrich cheers on Argentina today in World Cup. pic.twitter.com/zTocN5KUoE
— Belaaz News (@TheBelaaz) July 19, 2026
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#ULTIMAHORA | 🇦🇷 | MILEI DESATA CRÍTICAS EN EL DÍA DE LA BANDERA
⚠️ Javier Milei vuelve a estar en el centro de la controversia tras aparecer en Rosario exhibiendo la bandera de Israel durante un acto por el Día de la Bandera, provocando una ola de críticas de quienes consideran… pic.twitter.com/VcUEgP20vb — Quesdilla de Verdades Youtube (@QuesaVerdades) June 24, 2026
Patagonia burned & @JMilei opened his borders to 300k Israelis, to claim the burned land.
Milei is replacing Argentines with Israelis & creating Israel 2.0 in the western hemisphere. Milei cares more about Zionist Jews than he does his own people. pic.twitter.com/WsMml26ACc — Bryce M. Lipscomb (@BryceMLipscomb) July 15, 2026
🚨 EL SIONISMO AVANZA 🚨 Continuando con su plan de convertirnos en colonia de Israel, Milei mandó a poner la bandera sionista en el monumento a la bandera en Rosario.
Sigan diciendo que es todo conspiranoia. Sigan nomás… pic.twitter.com/8C3bnFXavu — M (@MConurbasic) April 22, 2026
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Argentine President Javier Milei, still in Israel, literally dancing and signing for Netanyahu’s amusement:pic.twitter.com/Lt60T0dbAO
— Glenn Greenwald (@ggreenwald) April 22, 2026
Argentina’s president, Javier Milei, is still in Israel, hugging the Western Wall. pic.twitter.com/T3VRQKb3Xu
— Clash Report (@clashreport) April 22, 2026
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Israeli tourists were arrested for starting a fire in Los Glaciares National Park, a resource-rich forested area in Argentina’s Patagonia. Additionally, M26 IM grenades connected to the IDF were found near Lake Epuyén in the Chubut region.
Follow: https://t.co/7Dg3b41PJ5 pic.twitter.com/t16wGD6onk — PressTV Extra (@PresstvExtra) January 13, 2026
🚨 The Milei government approved a law allowing protected lands in environmental reserves to be sold to FOREIGN companies if they suffer a fire.
The Argentine Patagonia was set on fire by Israeli TOURISTS. Connect the dots!!!! pic.twitter.com/sjnSs4kpVx — China pulse 🇨🇳 (@Eng_china5) January 12, 2026
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Renovatio 21 quattro anni fa aveva parlato del tifo esoterico, a suon di malefizi, portato avanti da una vera armata organizzata di streghe argentine – con il risultato della vittoria ai Mondiali del Qatar . Quest’anno è evidente il supporto, neanche tanto occulto, di un’intero Stato religioso messianico, e tutte le sue ramificazioni planetarie. Vediamo come andrà a finire. Roberto Dal Bosco🚨 ÚLTIMA HORA: Acaban de filtrar un vídeo de 5 minutos sobre todos los robos de Argentina a Inglaterra.
Esto es un escándalo Mundial. pic.twitter.com/1W56lBqhVT — LaVozGalactica (@Lavozgalactica) July 16, 2026
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