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Politica

Il Partito Democratico USA vuole fare il fact-checking anche su SMS e messaggi privati

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Secondo il sito americano Politico, l’amministrazione Biden starebbe per implementare una nuova arma contro l’opposizione alla sua campagna di vaccinazione, per la quale accusano i conservatori.

 

La Casa Bianca considera coloro che si oppongono alla vaccinazione come «pericolosi ed estremisti», quindi l’amministrazione Biden starebbe assumendo «una posizione politica più aggressiva» nei loro confronti

Il sito (editorialmente pendente a sinistra) scrive che la Casa Bianca considera coloro che si oppongono alla vaccinazione come «pericolosi ed estremisti», quindi l’amministrazione Biden starebbe assumendo «una posizione politica più aggressiva» nei loro confronti.

 

«La Casa Bianca ha deciso di reagire più duramente alla disinformazione e alle tattiche intimidatorie dopo che i legislatori repubblicani e gli attivisti conservatori si sono impegnati a combattere i piani dichiarati dall’amministrazione di andare “porta a porta” per aumentare i tassi di vaccinazione» scrive l’articolo di Politico.

 

Come riportato da Renovatio 21, il programma «porta a porta» di Biden  per procedere alla somministrazione della terapia genica sperimentale  ha attirato l’ira dei conservatori USA.

«La Casa Bianca ha deciso di reagire più duramente alla disinformazione e alle tattiche intimidatorie dopo che i legislatori repubblicani e gli attivisti conservatori si sono impegnati a combattere i piani dichiarati dall’amministrazione di andare “porta a porta” per aumentare i tassi di vaccinazione»

 

 

«Ora dobbiamo andare comunità per comunità, quartiere per quartiere e spesso porta a porta – letteralmente bussando alle porte per ottenere l’attenzione delle persone rimaste», aveva detto il presidente Joe Biden.

 

Il piano è stato successivamente confermato dal segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki, la quale ha affermato che l’approccio dell’amministrazione al coronavirus per tutta l’estate comporterebbe un «intervento mirato, comunità per comunità, porta a porta per vaccinare i restanti americani assicurandosi che abbiano le informazioni di cui hanno bisogno su quanto sia sicuro e accessibile il vaccino».

 

«Le vostre conversazioni private saranno controllate dal Partito Democratico. È questa l’immagine di un Paese libero?», si è chiesto il giornalista e conduttore TV Tucker Carlson.

 

«Sembra che avremmo dovuto preoccuparci delle libertà civili l’anno scorso quando tutto questo è iniziato. Se il governo può vietare la discussione sul farmaco che ti stanno facendo assumere, cosa non possono fare?»

«Le vostre conversazioni private saranno controllate dal Partito Democratico. È questa l’immagine di un Paese libero?»

Gli utenti conservatori dei social media e i funzionari eletti hanno immediatamente risposto con indignazione al piano, accusando l’amministrazione Biden di invadere la privacy degli americani e tentando di fare pressione sui cittadini affinché accettino un vaccino che non vogliono prendere. I vaccini sperimentali contro il coronavirus sono già ampiamente disponibili – e gratuiti – in ogni stato degli Stati Uniti.

 

Ma Politico ha suggerito che la Casa Bianca ora affronterà direttamente coloro che si oppongono alla controversa strategia.

 

«Lo sforzo includerà richiami diretti alle piattaforme di social media e ai programmi di notizie conservatori che promuovono tali tattiche», ha riferito il sito.

«Se il governo può vietare la discussione sul farmaco che ti stanno facendo assumere, cosa non possono fare?»

 

Oltre a «richiamare» i conservatori che sostengono la libera scelta dei cittadini nelle decisioni mediche personali, Politico ha lasciato intendere che l’amministrazione potrebbe unirsi a gruppi come il Comitato Nazionale Democratico per utilizzare «fact-checkers» per «scacciare la disinformazione» anche nei messaggi privati ​​inviati tramite piattaforme di social media e telefoni cellulari privati.

 

«I gruppi alleati di Biden, incluso il Comitato Nazionale Democratico [DNC], stanno anche pianificando di coinvolgere i fact-checker in modo più aggressivo e lavorare con i gestori di SMS per dissipare la disinformazione sui vaccini che viene inviata tramite social media e messaggi di testo. L’obiettivo è garantire che le persone che potrebbero avere difficoltà a fare il vaccino  a causa di problemi come il trasporto vedano tali barriere ridotte o completamente rimosse» scrive Politico.

 

«Non è chiaro come il DNC e i “fact-checker” intendano aumentare la fiducia nei vaccini sorvegliando e censurando le comunicazioni private e come esattamente intendano “lavorare con i gestori di SMS”» scrive Lifesitenews.

«I gruppi alleati di Biden, incluso il Comitato Nazionale Democratico [DNC], stanno anche pianificando di coinvolgere i fact-checker in modo più aggressivo e lavorare con i gestori di SMS per dissipare la disinformazione sui vaccini che viene inviata tramite social media e messaggi di testo

 

Tucker Carlson di Fox ha affermato che la dichiarazione di Politico era una di quelle che «non avremmo mai pensato di vedere scritta in inglese: il DNC sta pianificando di censurare qualsiasi” disinformazione sui vaccini” che ricevi privatamente tramite messaggio di testo».

 

La disinformazione, ha detto Carlson, protagonista del programma televisivo via cavo più seguito d’America, è «tutto ciò che l’amministrazione Biden non vuole che tu sappia, incluso, ad esempio, quanto siano effettivamente efficaci i vaccini COVID e quali siano i potenziali effetti collaterali da essi potrebbe derivare dal prenderli».

 

 

 

 

 

 

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Politica

Il presidente serbo Vucic perde le elezioni e accusa l’UE e gli Stati Uniti di interferenze

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L’ex presidente serbo Aleksandar Vucic ha accusato non meglio specificate potenze europee e forze anti-Trump negli Stati Uniti di interferire nel voto per «distruggere un Paese sovrano».

 

Secondo i risultati preliminari pubblicati lunedì mattina dalla Commissione elettorale della Repubblica (RIK), la Lista degli Studenti, all’opposizione, ha vinto le elezioni anticipate in Serbia del 25 ottobre con oltre il 52% dei voti e una maggioranza stimata di circa 140 seggi su 250. Finiscono così quasi quattordici anni di dominio del Partito progressista serbo (SNS) e di Aleksandar VuVucicčić.

 

Nel suo intervento la sera delle elezioni, Vucic ha accusato potenze straniere di aver contribuito alla sua caduta politica, descrivendo il voto come la «conferma di una rivoluzione» condotta con il sostegno diretto di «vari Paesi europei e del deep state americano», che a suo dire si opponeva al presidente statunitense Donald Trump.

 

«Mi congratulo con loro, anche se sono solo gli esecutori, gli esecutori di un lavoro sporco ideato da qualcun altro per abbattere un paese sovrano», ha detto Vucic, riferendosi all’opposizione guidata dagli studenti.

 

«Per il momento ci sei riuscito. Per quanto tempo? Lo vedremo», ha aggiunto.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si sono affrettati a congratularsi con la Lista degli studenti, rilasciando dichiarazioni pressoché identiche su X. Entrambi hanno promesso il sostegno di Bruxelles alle riforme e agli sforzi volti a promuovere l’integrazione della Serbia nell’UE.

 

Vucic ha inoltre avvertito che un nuovo governo potrebbe imporre sanzioni alla Russia entro pochi mesi, nonostante i rappresentanti dell’opposizione insistano sul fatto che la politica di Belgrado nei confronti di Mosca rimarrà invariata.

 

L’ex leader serbo ha comunque promesso di rispettare la decisione degli elettori e di continuare la sua lotta politica dall’opposizione, respingendo le voci secondo cui avrebbe lasciato il Paese.

 

«Amo la Serbia. Non lascerò mai la Serbia», ha dichiarato Vucic, insistendo sul fatto che il suo partito rimarrà unito e politicamente attivo.

 

Le elezioni seguono quasi due anni di disordini politici scatenati dal tragico crollo della pensilina di una stazione ferroviaria a Novi Sad nel novembre 2024, che causò la morte di 16 persone e alimentò accuse di corruzione e carenze nella supervisione della sicurezza.

 

Vucic si era dimesso da presidente il 27 settembre per partecipare alla corsa parlamentare.

 

Il secondo mandato vuciciano, originariamente previsto fino a maggio 2027, è stato segnato negli ultimi due anni da proteste antigovernative ricorrenti e da scontri sporadici tra manifestanti e polizia. I disordini sono partiti dal disastro della stazione ferroviaria di Novi Sad del 2024, quando il crollo di una tettoia in cemento ha causato 16 morti.

 

La tragedia ha alimentato un più ampio movimento che ha accusato le autorità di negligenza e di uso improprio dei fondi pubblici, per aver lasciato deteriorare infrastrutture risalenti all’epoca jugoslava. Vucic  ha sempre respinto le accuse, sostenendo invece che i disordini siano stati fomentati da Bruxelles in una campagna di pressione per spingere Belgrado ad allineare di più la propria politica estera a quella dell’UE.

 

Come riportato da Renovatio 21, Belgrado nel dicembre 2023 produsse evidenti segni di «maidanizzazione». Già allora presidente serbo accusò le potenze occidentali di tentare di «ricattare» la Serbia affinché sostenga le sanzioni e di tentare di orchestrare una «rivoluzione colorata» – una sorta di Maidan belgradese –contro il suo governo a dicembre.

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All’epoca il governo serbo in quel caso aveva ringraziato pubblicamente i servizi segreti russi per il loro aiuto, come confermato in seguito dal Vucic.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri Pietro Szijjarto ha dichiarato che l’Unione Europea sta tentando di rovesciare i governi di Ungheria, Slovacchia e Serbia perché danno priorità agli interessi nazionali rispetto all’allineamento con Bruxelles.

 

Come riportato da Renovatio 21, Vucic ha accusato le potenze occidentali di aver cercato di orchestrare il suo rovesciamento. In un’intervista su Pink TV trasmessa lunedì, il presidente serbo aveva affermato che le «potenze straniere» hanno speso circa 3 miliardi di euro nell’ultimo decennio nel tentativo di estrometterlo dal potere.

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Politica

Guerriglia anarco-tirannica a Bologna, Torino, Firenze, Roma. Immagini e analisi

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Immagini di guerra urbana nelle città italiane.   Tutti avevano gli occhi su Milano, dopo le immagini, inaccettabili e rivoltanti, di domenica scorsa, con le fiamme che si alzavano dinanzi alle forme gotiche del Duomo. La città, però, è stata militarizzata, con presidi di blindati lince e parà della Folgore per le strade cittadine, con i negozi corazzati da strati di compensato sopra le vetrine, come se ci fosse un’alluvione in arrivo…   Nel capoluogo lombardo, nonostante i contatti con le Forze dell’Ordine, non è accaduto nulla di significativo. Il grosso, sia livello di violenza e vandalismo, che a livello simbolico, è avvenuto nelle altre città d’Italia. A Bologna si sono viste le barricate, con cassonetti a fuoco e un distributore automatico distrutto (nel gergo anarchico, «aperto»). Idranti in azione, un ferito soccorso in ambulanza.  

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A Firenze il corteo ha deviato per le strade dello shopping, con lanci di oggetti e conseguenti cariche di alleggerimento.   A Torino, pure, scontri e devastazioni varie.   Il colpo simbolico, pari a quello di Piazza Duomo in fiamme, i rivoltosi lo hanno ottenuto a Roma, dove sono entrati nel Colosseo. Hanno, cioè, conquistato il simbolo più conosciuto di Roma, con tanto di turisti che se la danno a gambe. Il segno della Civiltà millenaria romana, preso d’assalto dalla banda con bandiere palestinesi e, a dimostrare la confusione mentale dei manifestanti, pure tricolori italiani.

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Va tenuto presente che la zona antistante al Colosseo è descritta da anni, con tanti video girati dai vlogger della sicurezza cittadina, come infestata da maranza violenti.   Scontri si sono avuti anche vicino al Quirinale: anche qui lanci di bottiglie.   Insomma, si è ripetuto, anzi si è amplificato, quanto visto la settimana scorsa, nella chiara, forse programmatica impotenza dello Stato di reprimere le masse fatte dai classici facinorosi a caso (sempre belli attivi nel mese di ottobre: né troppo caldo, né troppo freddo, perfetto per le passeggiate devastatrici) più le masse di giovani immigrati, pronte a saccheggiare e a mandare in rovina le stesse città che li hanno accolti e cresciuti.   I numeri parlano di 5mila identificati (che significa: lasciati liberi), 371 fermati (che significa: probabilmente lasciati liberi subito dopo), di cui 110 sono minorenni. In pratica, hanno arrestato i bambini.   Gli arresti veri e propri sono stati solo 9. Di fronte alla guerriglia, questa è la risposta dello Stato.   Aggiungiamo solo il dato interessante. I giornali mainstream dicono che si sarebbe trovato l’origine dell’innesco di tutta la protesta, che fanno risalire alla pagina Instagram «Movimento 17 ottobre», la quale, scrivono, diffondeva le coordinate della protesta.   La Polizia Postale, assieme all’Antiterrorismo e con il supporto della collaborazione giudiziaria con Meta e i provider di rete, avrebbe tracciato l’IP del profilo, risalendo al gestore della pagina.   Qui la sorpresa diventa grande: si tratta di un trentenne immigrato nordafricano di seconda generazione, che però sulla carta è perfettamente integrato. Residente nel bresciano, «cittadino italiano», ci fanno sapere i giornali, il nostro è un ricercatore di studi di geopolitica, con collaborazione freelance con le grandi testate. Nelle foto ha occhiali, giacca, cravatta, capelli ben rasati.   Lo hanno arrestato a Corvetto – zona della guerriglia etnica di qualche tempo fa, dopo la morte del ragazzino maghrebino inseguito dalla polizia – a casa di un altro attivista.   L’AISI, i servizi segreti interni repubblicani, ritengono che abbia fatto propaganda da anni. «Secondo i riscontri dell’Intelligence, avrebbe creato l’organizzazione “Alba nascente” per veicolare messaggi riconducibili ad Hamas e al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, gestendo al contempo collegamenti con l’area antagonista e la logistica di mobilitazioni pro-Pal» scrive RaiNews, che rilancia un’ombra seria su tutta la faccenda: «dalle prime verifiche non emergono regie riconducibili a governi esteri, mentre gli investigatori vagliano presunti legami con la rete dei Fratelli Musulmani».

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La questione si fa bizzarra quando si scopre che l’uomo – che viene descritto dalla stampa imbeccata dalle forze statali come un meticoloso organizzatore della protesta – è collaboratore non solo de Il Fatto Quotidiano, ma ha un profilo pure sulla pagina dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, storico e noto think tank riemerso con forza negli ultimi anni di guerra ucraina.   Gli interessi di ricerca dell’uomo, scrive il sito dell’ISPI «si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. (…) Durante i suoi studi ha analizzato i legami tra le ideologie politiche islamiche del XX secolo e le prime esperienze politiche dell’Islam e, nella sua tesi magistrale, ha svolto uno studio approfondito sui movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con il potere monarchico».   È bene ricordare che dall’ISPI provengono personaggi televisivi come Nathalie Tocci, vista ovunque a difendere le ragioni della NATO nei conflitti dell’ora presente.   Nel frattempo, le città restano devastate, mentre il cittadino sincero-democratico (guardatevi le interviste ai negozianti per comprenderlo) si rassegna a pensare che si tratti di un fenomeno organico, climatico, appunto come un’alluvione, che ciclicamente arriva, e non c’è modo di salvarsi.   La realtà è che questi ragazzi altro non sono che strumenti, dispositivi ambulanti dell’anarco-tirannia. Lasciati liberi di produrre quel tanto di violenza che serve a terrorizzare il contribuente, per accelerare dall’altra parte la trasformazione dello Stato moderno in piattaforma di controllo totale.   No, non è un fenomeno naturale, metereologico, inevitabile. È un programma.   E non dobbiamo accettarlo. Dobbiamo combatterlo.   Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

Il sacco di Milano della barbarie anarco-tirannica. Invochiamo il flagello di Ambrogio

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E così l’orda ha conquistato anche Milano. Perché il segnale, il sintomo, il comando, riguarda non la singola città, non il Paese, ma l’Europa e l’Occidente, la Civiltà tutta. L’anarco-tirannia ha rivendicato la capitale morale d’Italia, e non solo – usando lo schema medesimo della Francia, dove il progetto calergista è in stato più avanzato.

 

È il «sacco di Milano», andato in onda in mondovisione.

 

Lasciate perdere la manifestazione di facciata sul caro-vita, e pure le bandiere palestinesi, pardon, «pro-pal». Non facciamoci intortare dalla retorica profusa dallo Stato moderno (i suoi vertici, la sua stampa asservita) quella degli «infiltrati». C’era stato quel segmento televisivo involontariamente tragico e umoristico, ai tempi delle rivolte BLM, in cui l’inviato della TV americana parlava di «manifestazioni per lo più pacifiche» con alle spalle la città incendiata.

 

Ieri Macron ha parlato della legittimità degli obiettivi della protesta e dei casseurs infiltrati. Chiediamo di guardare le immagini: ma quali infiltrati? Ma quali obiettivi? Ma quale protesta?

 

È ovvio che non è una protesta, ma una devastazione programmata, il caos manifestato da chi sente il bisogno, o ha l’ordine, di farlo. Guardate questi giovinastri con la pelle scura, ben vestiti, ben nutriti, divertiti come neanche a Gardaland (anzi, nella vicina Peschiera…): quali obiettivi possono avere? Possiamo dire che sono «infiltrati», se poi per due giorni prendono possesso della città più importante d’Italia?

 

 

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Capite che per chi conosce Milano, e la ama, la portata simbolica di quanto è accaduto è enorme. Guardate voi stessi: piazza Duomo, luogo centrale della cristianità mondiale, assediata, sconvolta dalla teppa terzomondiale. L’invasore islamico, o islamo-nichilista, o semplicemente barbaro, espugna il luogo che i milanesi considerano con orgoglio il cuore assoluto della città.

 

Rimirate le immagini del Duomo, questo edifizio gotico meraviglioso, con dinanzi le fiamme. I milanesi ci hanno messo 578 anni per costruirlo, dalla posa della prima pietra di Gian Galeazzo Visconti nel 1386 al completamento principale con l’ultimo portone nel 1965. L’autore di questo miracolo architettonico, diceva Paolo VI, non c’è, o meglio – è l’intero popolo milanese.

 

Nel giro di poche ore, abbiamo compreso, il lavoro di mezzo millennio del popolo milanese può essere cancellato dai barbari, che pure non vengono dalla steppa, ma ora vivono a Milano, magari sovvenzionati dalle tasse dei milanesi. Se l’opera principale del popolo milanese può essere oltraggiata e financo distrutta, senza essere protetta, significa che il popolo milanese non esiste più.

 

 

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È così. sappiamo cosa è accaduto. La città che fu capitale dell’Impero romano, che fu la culla di santi incredibili, nel giro di un secolo si è venduta a famiglie di vampiri industriali, a politici inetti e corrotti, agli invertiti della moda, a catto-sette di ladri eunuchi, a caste di manager goscisti-elitisti. Nessuno di costoro aveva neanche lontanamente in mente di difendere Milano, ma di spolparla, di sfruttarla, di svenderla.

 

Siamo solo arrivati al momento in cui ciò è divenuto simbolicamente evidente.

 

 

Certamente non si tratta solo dei luoghi storici, le grandi piazze, le gallerie (dove sono rimasti, a permettersele, solo le multinazionali), i palazzi millenari. È la vita stessa dei milanesi che ora è minacciata. Guardate via Torino: un tempo luogo di baretti e negozietti, dove passeggiava, e comprava, la gente comune: c’era il negozio di scarpe, l’ottico bravo, la ricevitoria del lotto, la videoteca fornita, il pronto-moda a portata, la pizza al trancio, etc.

 

Ora dopo essere stata gentrificata – i negozi sono praticamente solo di grandi catene internazionali – via Torino viene razziata. Ecco che arrivano le immagini del looting di articoli sportivi, a quanto sembra amati dai baluba fino al punto di sfidare la legge per portarseli via aggratis.

 

Non che sia un fenomeno nuovo. Ricordiamo di averlo visto durante la rivolta di Los Angeles per il pestaggio di Rodney King nel 1992. Distintamente ricordiamo anche Londra nel 2011, quando vi furono disordini pre-olimpici nei quartieri immigrati che si riversarono poi ovunque vi fosse un negozio di scarpe da ginnastica da razziare. Per la Francia di questi anni, gli episodi non si contano.

 

Anche a Milano ora abbiamo la barbarie firmata, pronta a tutto pur di avere la felpa col loghetto figo. È un segnale chiarissimo: questa gente è disposta a tutto, per niente. Gli lancia una maglietta, e questi sono pronti a fare qualsiasi cosa. È il programma del conte Calergi: il meticcio, teorizzato in Praktischer Idealismus, è più «sentimentale», quindi più manovrabile, quindi ideale per la costruzione della «nuova Europa».

 

La «nuova Europa» sta nascendo tramite le razzie dei Footlocker. È la conclusione che dobbiamo trarne.

 

 

 

Notiamo anche: i negozi di libri possono essere distrutti senza portare via niente, come visibile alla Feltrinelli di Torino. I razziatori sono selettivi, lo sappiamo: lo scrittore William Gibson notava che nei saccheggi losangelini del 1992 venivano spaccati e depredati i negozi di TV Color, mentre quelli con in vetrina computer Apple da migliaia di dollari venivano lasciati intonsi (ora non è più così: ma abbiamo reso l’idea).

 

A colpire è soprattutto l’idea che l’incursione sia fatta in una libreria Feltrinelli, tempio della cultura goscista, cioè immigrazionista e permissivista, che ha consentito alla società di degenerare fino al punto di far vivere sul suo territorio individui simili. Il cane morde il padrone: o forse, il padrone non è mai stato padrone, era uno che dava da mangiare senza nemmeno sapere quello che faceva, ma credendosi, per questo, buono. La sinistra, e tutta la sua filiera economica, altro non è che una patologia narcisoide di una società che ha perduto la morale naturale.

 

 

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Milano non è stata l’unica città. Anche a Bologna, altra città invasa dagli immigrati, si sono avuti scontri. Tuttavia sono stati vicino alla stazione, lontani da San Petronio – che ha peraltro altre criticità: la macchina della polizia nei paraggi sta a significare la «protezione» dell’affresco dipinto da Giovanni da Modena tra il 1410 e il 1420 che raffigura il Giudizio Universale e l’Inferno con Maometto (indicato come «Machomet») nel girone dei seminatori di discordie e scismi come da Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri.

 

Siamo certi che, prima o poi, gli «studenti» e la loro «protesta» arriveranno anche lì.

 

 

Torniamo a Milano. L’assalto alla città, con la polizia praticamente inerme – fa il giro dei siti di informazione il dirigente di polizia in borghese con il sangue in testa perché colpito da un sanpietrino – segna non solo una vittoria per i rivoltosi, ma una direzione precisa delle forze dell’ordine: esse non sono in grado, o non vogliono, risolvere una cosa del genere.

 

Eppure noi di piazza Duomo avevamo altri, tristi, ricordi. Rammentate le proteste pandemiche? Noi sì. Milano era diventata, ogni sabato, teatro delle più massicce marce contro lockdown, vaccini greenpass. Roba che neanche Melbourne. Per quanto ci è possibile testimoniare, possiamo dire si trattava di manifestazioni completamente organiche, e quelli che volevano metterci il cappello (tra cui qualche vecchio arnese confuso) duravano poco.

 

La repressione fu pazzesca. Manifestanti bloccati in periferia dalla polizia, che chiudeva vie ed accessi, di fatto mettendoli in trappola. In piazza Duomo, che oggi viene lasciata tranquillamente bruciare, cominciarono ad arrestare chiunque, dalla signora di mezza età al pensionato con la bici colorata, a quelli che sembravano passanti che semplicemente reagivano agli agenti in borghese che affiancavano e prendevano gli sparuti personaggi che protestavano, pensate un po’, con la loro presenza. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese aveva emanato il 10 novembre 2021 una direttiva per «limitare», cioè cancellare, le proteste contro le misure sanitarie COVID. Alla facciazza di qualche articolo della «Costituzione più bella del mondo».

 

Ricordo la malinconia totale che mi procuravano quelle immagini. Non solo perché vedevo quella stupenda protesta ridotta ad un cumulo di rauchi tizzoni che venivano spenti senza pietà. Ma perché quella era piazza del Duomo, il luogo più bello, più importante, più spirituale. San Carlo Borromeo è custodito proprio lì, nello Scurolo di San Carlo, ed è il santo che non aveva paura di andare dagli ammalati durante la peste, chiamata proprio Peste di San Carlo.

 

Milano aveva tradito se stessa. Lo Stato moderno aveva vinto contro il suo spirito antico.

 

Ora rivediamo in trasparenza lo stesso fenomeno, o meglio, ne vediamo la faccia ulteriore. L’anarco-tirannia vuole da una parte tiranneggiare il cittadino, schiacciargli la faccia sotto lo stivale dell’autorità (come visto col COVID), ma al contempo desidera lasciar libero l’elemento barbaro immigrato, così da creare quel caos sociale che permette alle élite di prosperare libere dalla responsabilità di nutrire e proteggere il popolo, divenuto troppo impegnato a proteggersi e nutrirsi da sé.

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Ecco spiegata l’impotenza, pubblicamente esposta, delle forze dell’ordine. Possono avere davvero l’ordine di reprimere gli immigrati le questure dove gli uffici per i loro documenti sono dozzine mentre l’ufficio per fare una denuncia è uno, con ore di attesa per dire alle autorità cosa ti è accaduto?

 

Curtis Yarvin, il teorico del Dark Illumnism fautore del ritorno ad una forma di governo puramente monarchica, ha scritto su X: «La racaille [in francese, la «teppa», con riferimento ai disordini di questi giorni, ndr], un piccolo problema, è sintomo di un problema ben più profondo: uno Stato restio a risolverlo. Una tale perversità non si era quasi mai vista nella storia dell’umanità».

 

È più difficile di così: lo Stato, in profondità, non vuole risolvere il problema perché non lo ritiene un problema, ma un obiettivo. POSIWID (The Purpose of a System is What it Does): lo scopo di un sistema è ciò che fa.

 

E quindi, quello che è programmato per noi e per i nostri figli è un futuro di imbarbarimento a cui nessuno sembra volersi opporre. Milano è, come sempre, la prima città ad anticiparlo chiaramente, come fu per l’industrialismo, il fascismo, il futurismo, il craxismo, etc.

 

È a questo punto che bisogna invocare il suo Santo – il nostro Santo. Ambrogio. Lo sapete che il flagello, lo scudiscio, è un attributo iconografico tipico del vescovo e patrono di Milano.

 

Immagine di Vassia Atanassova via Wikimedia CC BY-SA 4.0

 

Nell’arte cristiana a partire dal Medioevo (fine dell’XI secolo), il flagello viene messo in mano ad Ambrogio per simboleggiare la sua energica difesa della fede cattolica contro le eresie, in particolare l’arianesimo sulla Trinità e sulla natura di Cristo. Ambrogio applicava la tolleranza zero: non dovevano esserci, a Milano, aree in cui gli eretici ariani potessero stare tranquillamente: tradotto in termini attuali, Ambrogio combatteva le no-go zone. L’integrità di Milano, e della fede, era la priorità del Santo.

 

Nell’iconografia, quindi, il flagello di Ambrogio rappresenta la forza della sua parola e il suo ruolo di pastore deciso nel proteggere il popolo a lui affidato.

 

Eccoci: sconfiggere l’elemento tossico, proteggere il popolo. È esattamente quello che serve oggi a Milano, all’Italia, all’Europa, al mondo. Alla Civiltà – che altro non è se non la Civiltà cristiana.

 

Per questo, preghiamo Ambrogio. Ed agiamo, il prima possibile. Perché nulla potrebbe sopravvivere alla barbarie. Né Milano, né la nostra civiltà, né i nostri figli.

 

Roberto Dal Bosco

 

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