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Nucleare

Il Giappone vuole riaccendere le centrali atomiche

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La crisi energetica accentuata dalle sanzioni a Mosca sta imprimendo una spinta decisiva per il ritorno di Tokyo all’atomo. E per la prima volta dal disastro di Fukushima l’opinione pubblica è in maggioranza favorevole. Oggi in Giappone tre quarti dell’energia è prodotta da combustibili fossili importati. Il nodo della sicurezza per le comunità più vicine agli impianti.

 

 

 

Durante la visita a Londra di questa settimana, il primo ministro Fumio Kishida è tornato a parlare di uno degli argomenti più scottanti nella politica giapponese dell’ultimo decennio. Inserendo la questione nel quadro delle sanzioni contro la Russia, Kishida ha espresso di nuovo il proprio sostegno per la riapertura delle centrali nucleari. «Utilizzeremo i reattori nucleari con garanzie di sicurezza per contribuire alla riduzione globale della dipendenza dall’energia russa» ha detto il primo ministro giapponese.

 

Il tema della riattivazione delle centrali nucleari è emerso sempre più di frequente negli ultimi mesi a Tokyo e non è difficile capirne il perché. Da quanto il Paese ha chiuso tutte le centrali nucleari dopo il disastro di Fukushima nel 2011, la dipendenza energetica del Giappone dalle importazioni si è aggravata notevolmente.

 

Oggi infatti oltre tre quarti dell’energia prodotta in Giappone deriva da combustibili fossili di cui il Paese è quasi del tutto sprovvisto, mentre il 18% è di origine rinnovabile.

 

Solo il 3,9% dell’energia è generata dalle poche centrali nucleari che sono state riattivate in anni recenti.

 

La guerra in Ucraina però ha fatto schizzare i prezzi delle materie prime, tra cui anche quelli del gas naturale liquefatto di cui il Giappone è il secondo importatore al mondo.

 

L’aumento dei prezzi si è dunque riflesso sui prezzi dell’elettricità e, come riportato dal quotidiano Asahi Shimbun, a marzo il costo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso è stato quattro volte più alto dell’anno precedente.

 

Allo stesso tempo, la caduta del valore dello yen nei confronti del dollaro ha contribuito a rendere ancora più care le importazioni di energia.

 

Oltre ai problemi del costo di approvvigionamento, che stanno forzando diverse società dell’elettricità a rifiutare nuovi contratti di fornitura, il Giappone sta vivendo una fase di crisi di capacità produttiva. A marzo le interruzioni forzate di corrente e le richieste di riduzione dei consumi da parte del governo hanno posto l’accento sulle limitate capacità di produzione elettrica del Paese.

 

Dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia del 2016, il Giappone ha visto le grosse società dell’elettricità chiudere gli impianti meno efficienti ma necessari per assicurarsi una produzione di riserva in caso di bisogno. Questa riduzione di capacità è stata messa a nudo a marzo, quando la chiusura di alcuni impianti per via di un terremoto e l’improvviso aumento dei consumi dovuto al peggioramento del meteo hanno rischiato di spingere una parte del Paese verso il blackout.

 

Da qualche settimana Kishida sta cercando di convincere l’opinione pubblica giapponese della necessità di tornare al nucleare.

 

Il primo ministro ha spiegato che il Paese deve puntare sull’uso di energia affidabile, sicura e pulita, identificando le rinnovabili e il nucleare come la soluzione.

 

Oltretutto, il piano energetico approvato lo scorso ottobre per combattere le emissioni prevede che il 20% dell’energia prodotta nel 2030 sia di origine nucleare.

 

La settimana scorsa, durante un’intervista tv, ha anche assicurato «non faremo compromessi sulla sicurezza [delle centrali]».

 

Con un’elezione alle porte, il governo giapponese intende risolvere il problema dell’aumento delle bollette quanto prima.

 

Oltretutto il momento è favorevole, visto che per la prima volta da un decennio i sondaggi riportano che la maggioranza dell’opinione pubblica sostiene la riattivazione delle centrali nucleari.

 

Resta però un ostacolo burocratico. L’agenzia pubblica che sovrintende e approva la riapertura delle centrali è un organo indipendente, legato a criteri di sicurezza più che a considerazioni politiche.

 

L’ente è stato criticato per la propria cautela ma la responsabilità politica di velocizzare la rimessa in funzione delle centrali è una questione ancora estremamente sensibile, che tira in ballo il tema della sicurezza delle comunità adiacenti alle centrali alla quale il governo forse non è ancora pronto a dare risposte.

 

 

 

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Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di Qurren  via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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Nucleare

Siluri a propulsione nucleare, la Russia appronta la prima serie per il mega-sottomarino

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I costruttori navali russi hanno prodotto un set completo di siluri atomici Poseidon, che saranno trasportati dal mega-sottomarino nucleare Belgorod. Lo riporta l’agenzia russa TASS citando una fonte vicina al ministero della Difesa.

 

Il nuovo sommergibile sarà armato con le armi «nel prossimo futuro», ha affermato la fonte, aggiungendo che il sistema d’arma ha completato i test sui suoi vari elementi, compreso il sistema di propulsione.

 

Il siluro Poseidon ha un reattore nucleare a bordo per generare propulsione e trasporta come carico una potente testata nucleare. I primi indizi sul suo sviluppo sono stati rilasciati dalla Russia nel 2015. L’arma deve ancora entrare formalmente nel servizio militare.

 

Il sistema è concepito come un’arma di distruzione di massa difficile da intercettare che può annientare risorse navali strategiche, come basi militari, cantieri navali e gruppi d’attacco di portaerei. Può anche infliggere ingenti danni alle città costiere in caso di una vera e propria guerra nucleare.

 

Sebbene siano stati pubblicati pochi dettagli sul Poseidon, è noto che richiede una piattaforma specializzata per il dispiegamento. L’esercito russo ha riferito di piani per costruire fino a quattro sottomarini nucleari configurati per questa missione.

 

Il primo di essi, il Belgorod, è stato completato nel 2019 e messo in servizio nel luglio dello scorso anno. Non è chiaro quanti siluri Poseidon costituiscano un «set» per una nave. La maggior parte delle valutazioni ha affermato che i sottomarini possono trasportarne fino a sei, ma alcuni hanno suggerito che fino a otto possono essere schierati da una singola imbarcazione.

 

Il Belgorod ha un dislocamento dichiarato di 30.000 tonnellate sommerse e una lunghezza record di 184 metri. Si ritiene che i siluri Poseidon siano lunghi da 16 a 24 metri e dovrebbero essere trasportati in container di trasporto attaccati allo scafo del sottomarino piuttosto che in tubi interni.

 

Come riportato da Renovatio 21, il cantiere navale Sevmash di Severodvinsk aveva consegnato alla Marina russa il sottomarino nucleare Belgorod già lo scorso luglio.

 

Il Poseidon, definito come, «drone nucleare» era ulteriormente stato presentato al pubblico nazionale e internazionale da un programma TV sul canale Rossija 1, che mostrava, con accurata grafica 3D, come il Poseidon poteva far detonare una testata da 100 megatoni provocando un maremoto con onde alte 500 metri in grado di sommergere completamente la Gran Bretagna, rendendo pure l’area radioattiva.

 

 

Il video era stato illustrato da Dmitrij Kostantinovic Kiselyov, conduttore TV considerato «il principale propagandista di Putin».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kiselyov a inizio conflitto ucraino aveva parlato in TV della distruzione nucleare dell’America e dei Paesi NATO.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Nucleare

Gli Stati Uniti promettono di «difendere» il Giappone con armi nucleari, se necessario

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Il Paese che ha nuclearizzato due città del Giappone ora promette di difenderlo – con le bombe atomiche.

 

A seguito delle riunioni del Comitato consultivo USA-Giappone del 2023 dei ministri della difesa e degli esteri di Stati Uniti e Giappone è stata rilasciata una dichiarazione congiunta che include un impegno da parte degli Stati Uniti a difendere il Giappone con armi nucleari, se necessario.

 

«Gli Stati Uniti hanno ribadito il loro fermo impegno per la difesa del Giappone ai sensi dell’articolo V del Trattato di sicurezza Giappone-USA, utilizzando l’intera gamma di capacità, compreso il nucleare», afferma la dichiarazione.

 

«I ministri hanno tenuto una discussione approfondita sulla deterrenza estesa degli Stati Uniti per il Giappone, nonché sulla revisione della posizione nucleare degli Stati Uniti recentemente pubblicata, e hanno ribadito l’importanza fondamentale di garantire che la deterrenza estesa degli Stati Uniti rimanga credibile e resiliente, sostenuta dalle capacità del Giappone».

 

Un altro punto sottolineato nel documento è «l’allineamento senza precedenti della loro visione, priorità e obiettivi» espresso nelle strategie di sicurezza nazionale e difesa nazionale dei due governi. «Questo costituisce una solida base per i loro sforzi per modernizzare costantemente l’Alleanza al fine di affrontare il contesto di sicurezza sempre più severo».

 

Il documento contiene anche frasi di circostanza sull’impegno USA-Giappone per «una regione indo-pacifica libera e aperta» e salutava «l’Alleanza USA-Giappone come la pietra angolare della pace, della sicurezza e della prosperità regionali».

 

Il fine ovvio è il contenimento della Repubblica Popolare Cinese, divenuto grande babau, per ragioni diverse, di Tokyo e Washington.

 

I quattro ministri «hanno ribadito la loro forte opposizione ai tentativi intensificati della Cina di cambiare unilateralmente lo status quo con la forza nel Mar Cinese Orientale, anche attraverso azioni che cercano di minare l’amministrazione di lunga data del Giappone delle isole Senkaku», gli isolotti disabitati che i cinesi chiamano Diaoyu.

 

«Gli Stati Uniti hanno ribadito che l’articolo V del Trattato di sicurezza Giappone-USA si applica alle isole Senkaku. I ministri hanno condannato le attività militari pericolose e provocatorie della Cina intorno al Giappone, compresi i lanci di missili balistici della Cina nell’agosto 2022, durante i quali alcuni missili sono atterrati nelle acque vicino alle isole giapponesi di Sakishima. Hanno condiviso le loro continue preoccupazioni riguardo all’espansione in corso e in accelerazione della Cina del suo arsenale nucleare, che è anche caratterizzata dalla sua mancanza di trasparenza».

 

Le Senkaku/Diaoyu furono conquistate dal Giappone nel 1895 e riconosciute dagli Alleati nel 1943 (Dichiarazione del Cairo) e di nuovo nel 1945 (Proclamazione di Potsdam) come territorio cinese, includendo anche Taiwan e altri territori che il Giappone aveva occupato.

 

La dichiarazione «2+2» è stata accolta favorevolmente da Taipei. La portavoce del ministero degli Esteri Joanne Ou ha affermato che Taiwan accoglie con favore il sostegno del Giappone e degli Stati Uniti, ha riferito Radio Taiwan International. Ha detto che Taipei lavorerà con questi paesi «che la pensano allo stesso modo» per difendere «valori universali» come la democrazia, la libertà, i diritti umani e lo stato di diritto.

 

«Abbiamo preso atto dei rapporti», ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin all’agenzia AFP in merito alla dichiarazione USA-Giappone. «La cooperazione militare tra Stati Uniti e Giappone non deve danneggiare gli interessi di terzi o minare la pace e la stabilità nella regione».

 

Come riportato da Renovatio 21, Stati Uniti e Giappone stanno accumulando missili nelle isole meridionali contro la Cina.

 

In tre documenti sulla difesa approvati il mese scorso dal governo Kishida, compresa la revisione della Strategia per la sicurezza nazionale, viene stabilito – in teoria in contrarietà alla Costituzione nipponica, nota per il «pacifismo » del suo articolo 9 – che il Giappone si doterà della capacità di contrattaccare basi nemiche (cioè cinesi e nordcoreane) in caso di emergenza grazie a un notevole aumento della spesa militare.

 

Che la Cina sia il vero avversario dell’alleanza militare euroamericana è stato ripetuto più volte dal segretario generale NATO Jens Stoltenberg.

 

Due mesi fa la Cina ha fatto conoscere la sua opposizione al coinvolgimento del Giappone nella Difesa cibernetica NATO, che ora include anche la Corea del Sud.

 

Il decoupling economico tra Tokyo e Pechino è sottolineato dal fatto che il Giappone sta stanziando i primi fondi per imprese che fanno reshoring, spostando la produzione dalla Cina. Tuttavia è particolare come la Commissione Trilaterale, organo mondialista voluto dai Rockfeller, lo scorso novembre si sia riunita in Asia e si lamentando il comportamento degli USA verso la Cina.

 

Nonostante il tabù del nucleare, rafforzatosi con il disastro di Fukushima nel 2011, a inizio 2022 il Giappone ha dato segno di voler riaccendere le sue centrali atomiche.

 

 

 

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Nucleare

Lo Sri Lanka vuole costruire reattori nucleari con l’aiuto di Mosca

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

L’ambasciata russa ha reso noto che «l’incontro si è concentrato sulle necessità del settore energetico». Le autorità srilankesi stanno considerando diverse opzioni per affrontare la crisi energetica della nazione insulare. Nel 2023 rischiano di esserci molti tagli alla corrente.

 

 

Lo Sri Lanka, alla ricerca di fonti alternative per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, ha discusso con la Russia una cooperazione in materia di energia nucleare. Nei giorni scorsi il ministro dell’Energia e dell’elettricità, Kanchana Wijesekera, ha parlato dell’iniziativa con l’ambasciatore russo Levan Dzhagaryan.

 

Le autorità srilankesi sono alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento per affrontare la crisi energetica e di combustibili nel Paese, a sua volta causata da una crisi economica caratterizzata da scarse riserve di valuta estera.

 

L’ambasciata russa, in un messaggio su Twitter, ha reso noto che «l’incontro si è concentrato sulle necessità del settore energetico dello Sri Lanka, come il carburante, le operazioni di raffineria, la fornitura di carbone e la cooperazione nell’energia nucleare». Stesse parole utilizzate dal ministro Wijesekera, che ha inoltre citato “il memorandum d’intesa firmato per la cooperazione in materia di energia nucleare con Rosatom”. Rosatom è una società statale russa specializzata in energia nucleare e prodotti ad alta tecnologia.

 

Alcuni studiosi hanno rivelato ad AsiaNews che «la Russia sarebbe in grado di risolvere la maggior parte dei problemi energetici dello Sri Lanka». All’inizio di quest’anno, soprattutto nel periodo precedente all’assunzione delle funzioni da parte dell’attuale ministro Wijesekera, «il Paese ha avuto difficoltà a garantire le forniture energetiche. Per questo motivo, l’isola sta cercando la cooperazione energetica con altre nazioni. La Russia può svolgere un ruolo significativo in tal senso».

 

I russi rivelano di essersi già impegnati con il ministero dell’Energia dello Sri Lanka per incrementare gli scambi commerciali nel settore energetico. Le discussioni si sono concentrate sulla fornitura di petrolio e carbone, ma hanno anche «toccato la possibilità di altri progetti, considerando le capacità della Russia in materia di energia nucleare».

 

Secondo fonti del ministero dell’Energia, la Russia è pronta a espandere la cooperazione commerciale con lo Sri Lanka non solo nel settore dell’energia, ma anche in quelli dell’agricoltura, del turismo e della sanità.

 

Nel gennaio 2018, la Russia e lo Sri Lanka avevano tenuto colloqui per un uso pacifico dell’energia nucleare. Nikolay Spassky, vicedirettore generale della società nucleare statale russa Rosatom, aveva incontrato l’ex ministro dell’Energia e il ministro della Scienza, della tecnologia e della ricerca, Ranjith Siyambalapitiya e Susil Premajayantha.

 

Studiosi e ingegneri delle più importanti università nazionali hanno commentato dicendo che «la Russia, essendo uno dei principali attori nella realizzazione di reattori nucleari, potrebbe offrire conoscenze tecniche e investimenti. Mentre la popolazione srilankese potrebbe opporsi al progetto, la Russia potrebbe proporre diverse opzioni, tra cui le piattaforme off-shore».

 

Fonti del Ceylon Electricity Board (CEB) hanno spiegato che «lo Sri Lanka dovrà affrontare una grave crisi energetica nel 2023 a causa del problema dell’approvvigionamento di carbone per la centrale elettrica di Norocholai. Il Paese ha bisogno di 38 spedizioni di carbone prima del 30 aprile 2023; le scorte di carbone esistenti saranno sufficienti solo fino al 20 gennaio 2023».

 

Lo Sri Lanka, che ottiene il 40% dell’elettricità dal carbone, non è riuscito a procurarsi i combustibili fossili necessari a causa della crisi valutaria dei cambi. Inoltre, ha aggiunto il CEB, «a causa delle condizioni meteorologiche avverse, al momento non possiamo scaricare le partite di carbone. Di conseguenza, nel 2023 saremo costretti a subire interruzioni di corrente molto lunghe, rischiando il più lungo taglio della storia».

 

 

 

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