Spirito
«Il futuro appartiene a Dio e alla Verità Eterna»: discorso di don Davide Pagliarani
Discorso di don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, sulle future ordinazioni di vescovi da parte della FSSPX, Friedrichshafen, 13 dicembre 2025.
«Il futuro appartiene a Dio e alla Verità Eterna».
È una domanda da un milione di dollari, è una domanda… Certo, rischio di deludere la maggior parte di voi. Non sono qui per dare date o nomi, ma certamente per affidarvi questa intenzione di preghiera.
Cosa possiamo dire allora? Innanzitutto, la questione dello stato di necessità. Esiste oggi uno stato di necessità, come nell”88? Se ricordate, l’arcivescovo Lefebvre considerava l’incontro ecumenico dell’86 ad Assisi in qualche modo un segno di provvidenza.
Oggi, soprattutto dopo il pontificato di Papa Francesco, un pontificato che contiene decisioni che sono state… epocali, catastrofiche… e che rimangono. Papa Francesco è entrato nell’eternità, ma tutte queste decisioni rimangono. Da parte mia, credo che il suo pontificato, dall’inizio alla fine, rappresenti ed esprima questo stato di necessità – che in generale, indipendentemente dalle consacrazioni, giustifica l’apostolato della Compagnia.
È molto importante capirlo.
E questo stato di necessità, concretamente – perché dobbiamo sempre tornare a questi principi – lo stato di necessità è il fatto che quando entriamo in una chiesa normale, in una parrocchia ordinaria, comune, purtroppo oggi non troviamo più le garanzie di trovare i mezzi necessari per operare la nostra salvezza. La predicazione della verità, e i sacramenti. Questo, direi, è molto più facile da osservare, da dimostrare oggi che nell”88.
In questa questione estremamente delicata, vorremmo seguire il più possibile la prudenza soprannaturale di monsignor Lefebvre. Ciò che monsignor Lefebvre ha fatto nell”88 è un atto di virtù. Direi di più: è un atto di prudenza soprannaturale che dimostra, direi, la sua docilità allo Spirito Santo. Non era così ovvio: non tutti erano d’accordo nell”88 con questa decisione.
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Monsignor Lefebvre seppe aspettare, seppe pregare; la questione maturò bene e, giunto il momento, prese la sua decisione in modo chiaro, nobile e pubblico, spiegandone le ragioni. E noi vorremmo, per quanto possibile, imitare questa prudenza soprannaturale di monsignor Lefebvre.
È un atto con cui l’Arcivescovo Lefebvre ha fatto funzionare la cosa (sic). Più passa il tempo, più… il campo di coloro che li riconoscono si allarga, si allarga. È un atto compiuto, compiuto con lo Spirito, per servire la Chiesa. Questo è ciò che è molto importante. Questo è ciò che deve essere ben spiegato a tutti i nuovi fedeli. Tutto ciò che la Fraternità fa, non è una sfida alla Chiesa. È un modo per servire la Chiesa, e direi – per tornare alle consacrazioni – se un giorno arriveremo lì, non dobbiamo solo preparare la cerimonia, fornire le motivazioni apologetiche, se così posso dire; dobbiamo preparare i cuori.
È una grazia, è una grazia, e soprattutto è qualcosa, ancora una volta, che realizziamo per il bene della Chiesa stessa. È qualcosa che va oltre la nostra necessità immediata. Perché? Perché la società stessa è un’opera che esiste per servire la Chiesa, certamente con mezzi straordinari, ma proporzionati alla gravità della crisi. È molto importante, credo, preparare il cuore nella preghiera.
E questo è tutto.
Certamente, quando verrà il momento, la società si rivolgerà alla Santa Sede per spiegare la situazione, le ragioni, per spiegare il nostro spirito; e naturalmente, quando verrà il momento, nella massima trasparenza, tutto verrà spiegato ai fedeli: cosa diciamo, cosa facciamo e con quale spirito.
Ma direi lo spirito ; lo sapete già, credo, con quello che abbiamo appena detto, potete già capire che lo spirito della società è lo stesso di sempre. Sì, e questo razzo cambia velocità, cambia un po’ quota, ma è sempre lo stesso razzo.
Penso che questa sia la vera bellezza di oggi: sentire che la società è rimasta fedele alle ragioni per cui è stata fondata. E la persona di padre Schmidberger e del vescovo Fellay in particolare, non è stata da meno.
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Immagine da FSSPX.News
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Vescovo della Costa d’Avorio trasferito da Papa Leone dopo aver chiesto ai laici di denunciare i preti impuri
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Mons. Schneider afferma che Leone gli ha detto di aver incontrato giovani convertiti attraverso la Messa in latino
Il vescovo Athanasius Schneider ha recentemente dichiarato che papa Leone XIV gli ha confidato di aver incontrato giovani convertiti al cattolicesimo grazie alla Messa tradizionale. Lo riporta LifeSite.
Tale rivelazione è stata messa in evidenza dal corrispondente vaticanista del National Catholic Register, Edward Pentin, in un post su X, nel quale ha condiviso un’intervista rilasciata dal vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, al dott. Robert Moynihan, fondatore e direttore della rivista Inside the Vatican. «Ha detto di aver incontrato dei giovani che gli hanno detto che la loro conversione a Dio era dovuta alla messa tradizionale in latino», ha riferito Schneider a Moynihan. «Sono rimasto sorpreso di sentirlo dire dal Papa stesso. Quindi per me è stato un segno che aveva una certa sensibilità per questo argomento».
L’ammissione da parte di Leone assume un rilievo particolare se si considera che, fino ad oggi, egli ha consentito ai vescovi di applicare il motu proprio Traditionis Custodes del suo predecessore, il quale ha di fatto soppresso la messa tradizionale in tutto il mondo.
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Schneider ha spiegato a Moynihan di aver incontrato Leone per presentare due proposte: in primo luogo, ha sottoposto al papa una bozza di «Professione di fede», nella quale erano indicati punti relativi agli errori dottrinali «diffusi nel nostro tempo» oppure espressi in forma ambigua.
In secondo luogo, ha chiesto al pontefice di concedere una «pace liturgica» che «accordi gli stessi diritti» alla forma tradizionale del rito romano e al Novus Ordo Missae, e «li lasci coesistere pacificamente».
Il vescovo ha riferito di aver detto a Leone: «Quando lo farai, allora passerà alla storia come una Pax Liturgica Leonina».
Monsignor Schneider ha inoltre raccontato il mese scorso di aver personalmente suggerito a Leone l’emanazione di una costituzione apostolica al fine di creare un quadro giuridico stabile per la Messa latina tradizionale, con l’intento di superare le restrizioni attualmente in vigore sulla Messa latina tradizionale.
«Suggerirei, e l’ho proposto al Santo Padre, quando l’ho incontrato, di redigere un documento più solenne di un motu proprio», ha affermato Schneider. «Benedetto XVI ha redatto un motu proprio e Francesco un anti-motu proprio. Quindi, penso che non sarebbe così appropriato redigere di nuovo un anti-motu proprio contro Francesco, ma semplicemente un documento più solenne».
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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La preghiera contro lo stato d’assedio del mondo moderno
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