Spirito
«La democrazia liberale è ribelle a Dio perché prende il posto di Dio». Mons. Viganò, omelia dell’Epifania
Renovatio 21 pubblica l’omelia per l’Epifania del Signore dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò

Signum magni Regis
Omelia nell’Epifania del Signore
Magi videntes stellam, dixerunt ad invicem:
Hoc signum magni Regis est:
eamus et inquiramus eum,
et offeramus ei munera,
aurum, thus, et myrrham, alleluja.
Ant. ad Magn. in I Vesp. Epiph.
Epifania è un termine greco – ἐπιϕάνεια – che significa manifestazione, così come apocalisse vuol dire svelamento. Epifania e Apocalisse sono in un certo qual modo accomunate da questo mostrarsi della divinità di Gesù Cristo: la prima nel tributo dei Magi al Re Bambino; la seconda nell’affermazione gloriosa della divina Regalità del giusto Giudice alla fine dei tempi.
La prima come atto volontario di sottomissione alla suprema Signoria di Nostro Signore; la seconda come restaurazione di quella universale Signoria a cui il mondo – ribelle e apostata – dovrà necessariamente sottomettersi. Nell’Epifania la Santa Chiesa celebra l’unzione regale del Verbo Incarnato, mostrando la potenza della Grazia che illumina il cammino dei Magi verso la Verità di Cristo, e allo stesso tempo il terrore di Erode, che vede minacciato il proprio potere illegittimo e tirannico.
L’oro, l’incenso e la mirra offerti in tributo dai sapienti venuti dall’Oriente costituiscono un Credo cristologico. Quei doni onorano contemporaneamente la Divinità, la Regalità messianica e la vera umanità di Colui che è nato a Betlemme, mentre professano la duplice natura di Cristo, vero Dio e vero Uomo, in vista della Redenzione. Ed è giusto che siano dei re terreni a rendere questo omaggio al Messia: con quel gesto di adorazione essi riconoscono la propria autorità soggetta alla somma Autorità di Nostro Signore, unico vero Sovrano per natura, per stirpe e per diritto di conquista e unica fonte di ogni autorità terrena, temporale e spirituale.
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La religione del mondo, la laicità – ossia l’usurpazione del culto dell’uomo al posto del doveroso culto di Dio – rifiuta di piegare il ginocchio a quel Bambino, perché in quell’atto i potenti della terra dovrebbero contraddire se stessi e riconoscersi a loro volta sottoposti ad un’autorità trascendente che li obbligherebbe a cercare non il potere e il denaro, ma il bene comune dei propri sudditi in obbedienza a Dio.
È per questo motivo che la Rivoluzione odia la Monarchia cattolica, l’unica forma di governo che rispecchia perfettamente l’ordine del Cosmo e che si riconosce soggetta e vicaria dell’unico Re divino e che per questo non può degenerare in tirannide senza perdere la propria legittimità. Solo nell’ordine sociale cristiano – pax Christ in regno Christi – il principe terreno ha il diritto di essere obbedito, essendo egli stesso suddito di Cristo.
La crisi terribile che devasta le nazioni e la stessa Chiesa Cattolica non ha altra origine, se non l’aver voluto desacralizzare l’autorità terrena. E dove è rifiutato il κόσμος divino, lì regna necessariamente il χάος infernale, la babele di una società distopica che anticipa in terra la disperazione sorda della dannazione eterna. Democrazia e sinodalità sono le due chimere cui ricorrono nella sfera civile e in quella religiosa i nemici di Cristo.
La democrazia liberale, ribelle a Dio perché prende il posto di Dio, rivendica per il popolo la sovranità temporale, quando in realtà il popolo è manipolato da potentissime élite che lo plasmano e lo orientano. La sinodalità tramuta il papato monarchico e la struttura gerarchica della Chiesa in una parodia parlamentarista che ripugna alla volontà del supremo Legislatore.
I presidenti delle repubbliche, i primi ministri, i governanti delle nazioni, i prelati della chiesa conciliare e sinodale non vogliono seguire i Magi dinanzi alla mangiatoia; e non vogliono offrire doni al Re dei re: né l’oro della Regalità (Mt 2, 2), né l’incenso della Divinità (Sal 141, 2), né tantomeno la mirra del Sacrificio redentore del Verbo Incarnato (Gv 19, 39).
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Quei doni, recati dall’Oriente dai Magi, hanno anche un altro significato, che si applica a colui che dona più che a Colui che riceve il dono. L’oro rappresenta l’offerta di noi stessi, nel riconoscimento della Signoria di Dio su di noi; l’incenso, la nostra adorazione e la nostra preghiera che sale al cospetto della Maestà divina; la mirra, la mortificazione e la penitenza in espiazione delle nostre colpe. Anche in questo caso, i potenti della terra non vogliono dirsi sottomessi a Dio, non Lo vogliono adorare e non vogliono riconoscersi peccatori e bisognosi di perdono.
È il Non serviam di Lucifero che riecheggia arrogante e orgoglioso, e che non esita a riconoscere e praticare le più aberranti idolatrie, piuttosto di inchinarsi dinanzi al Santo dei santi, a un Bambino avvolto nelle fasce dei re, in onore del Quale gli Angeli scendono dal cielo a intonare il loro canto. Eppure, come ci ammonisce San Paolo, non vi è altro Nome in cielo, sulla terra e sotto terra, cui non si pieghi ogni ginocchio (Fil 2, 10).
Scrive Sant’Agostino: Anche noi, riconoscendo e lodando Cristo nostro Re e Sacerdote morto per noi, Lo abbiamo onorato come se avessimo offerto oro, incenso e mirra; ci manca soltanto di testimoniarLo prendendo una via diversa da quella per cui siamo venuti (1).
E questa via inizia dalla restaurazione del Suo regno nelle nostre vite, nelle nostre famiglie, nella società: Adveniat regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cœlo et in terra. Il regno che deve venire – e che è sempre più vicino, in questi tempi escatologici – ricomporrà la spaccatura tra la nostra volontà e la volontà di Dio, infranta dal peccato. Riconosciamoci dunque servi e restituiamo a Cristo la corona e lo scettro che Gli abbiamo strappato: perché servire Dio è regnare ed è a questo che, come eredi di Dio e coeredi di Cristo, siamo stati destinati mediante l’unzione del Santo Battesimo e la Grazia santificante.
Al vedere la stella, i Magi si sono detti l’un l’altro: Questo è il segno del grande Re: andiamo e cerchiamoLo, e offriamoGli in dono oro, incenso e mirra. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
6 Gennaio MMXXVI
In Epiphania Domini
NOTE
1) Sermo CCII in Epiphania Domini, PL 38, 1033-1035 – Etiam nos, recognoscentes et laudantes Christum regem et sacerdotem nostrum, mortuum pro nobis, honoravimus eum quasi aurum, thus et myrrham offerentes; nobis tantum deest ut testificemur eum, viam aliam redeundo, qua venimus.
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Immagine: Diego Velázquez (1599–1660), Adorazione dei Magi (1619), Museo del Prado, Madrid
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
I patriarchi della Terra Santa denunciano il «sionismo cristiano» come «ideologia dannosa»
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Spirito
«Sinodalità e vigile attesa»: mons. Viganò sul mito del Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
Renovatio 21 pubblica questo testo di Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

SINODALITÀ E VIGILE ATTESA
Il Concilio Vaticano II «sicuro ed efficace»
Risulta difficile credere che la cancellazione della quæstio liturgica dalle discussioni del primo Concistoro straordinario indetto da Leone e le due paginette dattiloscritte del Card. Roche non abbiano alcuna correlazione. Anzi viene da chiedersi se non sia stato proprio Leone a far trapelare per il tramite di Roche la linea che egli intende seguire.
Da questo possiamo supporre che limitare il giudizio al Prefetto del Culto Divino sia riduttivo, oltre che sviante; e che Prevost consideri il Concistoro come una sorta di estensione del Sinodo dei Vescovi, cui imporre per via sinodale decisioni già assunte in altre sedi, facendole apparire come frutto di un dialogo aperto e franco. La linea dettata è dunque chiarissima: indietro non si torna, anche se ciò significa proseguire verso l’abisso.
Quasi nessuno dei membri dell’Episcopato è sfiorato dall’idea che il disastro cui assistiamo da sessant’anni possa essere stato voluto e organizzato da ecclesiastici infedeli, che sono stati fatti ascendere ai massimi gradi della Gerarchia cattolica proprio in quanto corrotti e ricattabili e quindi utilizzabili per introdurre in seno alla Chiesa la rivoluzione del Vaticano II.
Ciò trova un parallelo in quanto abbiamo visto accadere per la classe medica durante la psicopandemia, quando bravi professionisti sono stati eclissati da personaggi inqualificabili, totalmente asserviti alle case farmaceutiche e agli interessi di chi ha dato loro in cambio visibilità, denaro e potere. E tanto i buoni chierici quanto i medici coscienziosi si sono ritrovati ostracizzati, screditati e radiati per aver voluto continuare a fare ciò che in precedenza, sotto un’autorità vigile e non venduta, era stato loro insegnato.
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Secondo i cantori della rivoluzione conciliare, il crollo delle vocazioni sacerdotali e religiose, l’abbandono della frequenza della Messa e dei Sacramenti da parte dei fedeli, la totale ignoranza della Dottrina cristiana e la progressiva perdita di rilevanza sociale dei Cattolici non sarebbero l’effetto logico e necessario della congerie di errori dottrinali, morali, liturgici e disciplinari introdotta dalle riforme conciliari, ma una sfortunata, fortuita coincidenza, come la morte dei vaccinati dopo l’inoculazione di un siero sperimentale di cui non si volevano rendere noti gli effetti avversi. Se ancora non si sono visti risultati positivi del Concilio – la famosa «primavera conciliare» – ed anzi il disastro ecclesiale è innegabile, è perché il Vaticano II non è stato applicato come avrebbe dovuto: questo è ciò che diceva Bergoglio e che oggi ripete Prevost.
Così, dinanzi all’aggravarsi della situazione già drammatica del paziente, il medico somministra il presunto farmaco a dosaggi ancora più massicci, e si adopera perché siano del tutto irreperibili le medicine della sana Dottrina, di una Liturgia coerente con essa e di una solida predicazione, nonostante si fossero dimostrate ampiamente efficaci, esattamente come avvenuto per l’ivermectina all’epoca del Covid.
Roche, Grech e Tucho Fernández (tra gli altri) sono i piazzisti di un prodotto avvelenato che per imporsi deve necessariamente cancellare ogni possibile confronto, di cui la sola presenza di un’alternativa renderebbe palese la frode. L’atteggiamento di Roche di feroce avversione alla Messa Cattolica – e all’impianto magisteriale che essa sottende – serve a dissimulare l’intenzione criminosa, ossia il dolo, nell’aver scelto deliberatamente di privare la Chiesa Cattolica di tutte quelle protezioni che le avrebbero permesso di fronteggiare le minacce e le sfide di un mondo sempre più ostile.
Roche sa benissimo – come prima di lui molti altri Prelati non a caso posti a capo di importanti dicasteri – che il Vaticano II e la riforma liturgica sono opposti e inconciliabili con ciò che la Chiesa Cattolica ha insegnato e praticato per duemila anni, e che i cambiamenti introdotti avrebbero causato gravissimi danni al corpo ecclesiale: esattamente come le organizzazioni sanitarie che hanno promosso la «vaccinazione» erano consapevoli di somministrare un farmaco altamente dannoso che avrebbe causato sterilità, tumori, malattie autoimmuni e morte.
Lo scopo dei globalisti è infatti la depopolazione del pianeta, non il bene comune; lo scopo dei modernisti è perdere le anime, non condurle alla beatitudine eterna. Il nemico da abbattere, nella mente luciferina di costoro, è Cristo Re e Pontefice, Signore delle nazioni e della Chiesa. Il ruolo di queste quinte colonne consiste nel fornire una ragione apparente e plausibile che distragga dal riconoscere gli intenti eversivi che essi intendono portare a termine.
Così, per far ingoiare a sacerdoti e fedeli ciò che fino a ieri era inconcepibile, li si è rassicurati che la riforma liturgica post-conciliare avrebbe dovuto consentire una loro maggiore partecipazione all’azione sacra, una rinnovata conoscenza delle Sacre Scritture, un nuovo zelo missionario per affrontare le sfide del mondo moderno. Se si fosse detto loro che il Vaticano II doveva servire come strumento di distruzione della Chiesa Cattolica, nessuno lo avrebbe mai accettato, così come nessuno si sarebbe lasciato inoculare con un siero genico gravemente debilitante.
La prima dose sicura ed efficace di modernismo, inoculata col Vaticano II, necessita di un secondo richiamo liturgico, di un booster ecumenico, di una quarta iniezione di sinodalità, ogni volta spacciando il siero conciliare come miracoloso. Per questo considerano la Messa di San Pio V alla stregua dell’ivermectina, e ne proibiscono la celebrazione. Essa mostra quale sia la vera cura e allo stesso tempo indica anche quali sono le cause del male di cui soffre il corpo ecclesiale.
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Se i fautori del Concilio fossero in buona fede, nulla impedirebbe loro di riconoscere l’errore e porvi rimedio, tornando a ciò che si è dimostrato efficace e valido per millenni. Ma è proprio la loro malafede a spingerli a negare l’evidenza e ad ostinarsi a spacciare il Vaticano II come un «evento profetico» dinanzi al quale nessun ripensamento, nessuna resipiscenza sono possibili.
Se i fedeli capissero l’inganno di cui sono stati vittime, comprenderebbero anche la disonestà con cui hanno agito e continuano ad agire Cardinali e Vescovi, e ne prenderebbero le distanze. Ecco perché non deve essere permessa alcuna deroga alla sua applicazione, a maggior ragione se queste deroghe dimostrano quanto migliore fosse la «vecchia liturgia» della Jvecchia chiesa».
Lo scritto di Roche distribuito ai Cardinali ci conferma questa malafede, perché continua a ripetere ossessivamente gli argomenti pretestuosi e falsi inizialmente addotti per giustificare la rivoluzione conciliare, quando sappiamo tutti che le menti eversive che la hanno orchestrata erano ben consapevoli di ciò che volevano ottenere. E dopo aver fatto tabula rasa di tutto l’insegnamento cattolico e della sua liturgia, non possono tornare indietro senza che appaia in tutta la sua evidenza il loro tradimento.
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I tentativi patetici di dare parvenza di legittimità ad un’azione eversiva portata avanti da ecclesiastici eretici e corrotti non servono né la causa della Santa Chiesa, né la gloria di Dio, né la salvezza delle anime. Essi sono l’ultimo, arrogante gesto di chi sa di non avere altra opzione per mantenere il potere, se non l’imporre la propria volontà con l’autoritarismo dei tiranni. Ed è sconfortante vedere come le poche voci critiche all’interno del corpo ecclesiale – moderatissime, peraltro – non vogliano in alcun modo mettere in discussione il Concilio e il Novus Ordo, ma semplicemente affiancare ad essi il Magistero Cattolico e la Messa tridentina, senza comprendere che questa convivenza tra opposti è impossibile.
Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sulla irrevocabilità del Concilio. Sul fronte modernista, vi è la malafede di chi si dichiara inclusivo con tutti fuorché con i Cattolici; sul fronte conservatore – che potremmo chiamare ratzingeriano – vi è l’erronea persuasione che la liturgia tridentina e il rito montiniano siano due legittimi modi di esprimere una medesima Fede, che il Vaticano II non ha mutato. Roche sa bene che Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri. Eppure tra i conservatori vi è chi fa il gioco dei modernisti, insistendo con la versione dell’errata interpretazione del Vaticano II e con la continuità tra Chiesa Cattolica e chiesa sinodale.
E qui arriviamo al cuore della questione. Il Cattolico sa che la Santa Chiesa è indefettibile, in ragione delle promesse di Cristo; e che questa indefettibilità si esprime anche nella Successione Apostolica, la quale assicura la trasmissione del Depositum Fidei e la missione santificatrice delle anime sino alla fine del mondo, grazie all’azione speciale dello Spirito Santo. Ma questo non significa che la sua Gerarchia non possa venire infiltrata e occupata da emissari del nemico, che pretendono di essere riconosciuti come autorità legittime, mentre legiferano e governano contro la Chiesa stessa. Dai loro frutti li riconoscerete (Mt 7, 20).
Prendere atto del golpe conciliare e sinodale dovrebbe dunque essere il primo passo per potervi porre rimedio. Ma questo significherebbe anche riconoscere che l’autorità della Gerarchia è usurpata da falsi pastori, ai quali non è dovuta alcuna obbedienza. È questo che i conservatori non vogliono accettare, perché non riconoscono come golpe quel Concilio, del quale al massimo deplorano le erronee interpretazioni.
A titolo di esempio, basti citare la proposta che il Vescovo Schneider ha umiliato al Sacro Piede: una Costituzione Apostolica che regolarizzi la convivenza pacifica tra Vetus e Novus Ordo. Questa fittizia pax liturgica sancirebbe la de-dogmatizzazione della liturgia (e la de-liturgizzazione della dottrina), mediante la separazione artificiale e innaturale tra lex credendi e lex orandi. Il canone della Fede e il canone della preghiera non sarebbero più dunque uno espressione dell’altro: sarebbe possibile aderire agli errori del Vaticano II e celebrare la Messa tridentina, il che è evidentemente un paradosso inaccettabile.
Lascia sconcertati anche l’atteggiamento del card. Burke che parla del Concistoro come di «un grande beneficio» deplorandone semplicemente le criticità organizzative, mentre tace sul processo di sinodalizzazione della Chiesa in corso. Il portabandiera del conservatorismo non ha dato prova della combattività inizialmente mostrata all’epoca dei Dubia. Non volendo affrontare i veri problemi che affliggono la Chiesa ed essendo convinto che non via sia contraddizione tra la Fede Cattolica e il credo conciliare e sinodale, Sua Eminenza auspica una pax liturgica che scontenta tutti e che i suoi interlocutori in Vaticano si guarderanno bene dallo stipulare.
Leone non ha compiuto alcun gesto né pronunciato alcuna parola che ratifichi le pie illusioni dei conservatori. Egli ha al contrario ribadito verbo et opere la propria assoluta continuità con il predecessore Bergoglio nella costruzione di una chiesa sinodale, altra rispetto a quella che ha fondato Nostro Signore. L’asservimento della chiesa conciliare e sinodale ai principi rivoluzionari e all’agenda globalista è totale e ostentato. Esso costituisce la prova regina di una subalternità della Gerarchia all’élite eversiva che tiene in ostaggio l’Occidente e ad un potere che è ontologicamente antiumano e anticristico: deep church e deep state continuano a perseguire gli stessi scopi e si assicurano l’obbedienza di fedeli e cittadini, anche ricorrendo all’uso della forza.
Nulla lascia anche lontanamente presumere che questa corsa verso il baratro possa arrestarsi. Anzi: quanto più sono evidenti i risultati disastrosi ottenuti, tanto più governanti ed ecclesiastici insistono nel riproporre come presunto rimedio ciò che ne è invece la causa. Dinanzi a tanta ostinazione occorre prendere atto di una crisi endemica dell’autorità terrena – civile e religiosa – cui solo Nostro Signore porrà fine, quando Si riapproprierà della potestà regale e sacerdotale oggi usurpata.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
18 Gennaio 2026
Dominica II post Epiphaniam
Commeratio Cathedræ S. Petri Romæ
Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
«Fate regnare Cristo nei vostri cuori»: messaggio di mons. Viganò ai giovani cattolici americani
Cristo è Re
Messaggio ai giovani Cattolici americani riuniti a Tampa (Florida)
Cari Amici, è per me una gioia potermi rivolgere a voi, riuniti a Tampa assieme a personalità del mondo cattolico tradizionale. Molti di voi hanno ben chiara la situazione di gravissima crisi istituzionale che stiamo vivendo tanto nella sfera civile quanto in quella ecclesiastica. È infatti dai vertici delle massime autorità dello Stato e della Chiesa che parte l’attacco contro i cittadini e i fedeli, in un capovolgimento delle finalità che sono loro proprie. Altri tra voi vivono questi momenti con sgomento, ancora increduli che chi è costituito in autorità possa consapevolmente agire per distruggere le istituzioni che essi presiedono. Vi è, specialmente tra i cosiddetti «moderati», chi ancora pensa che l’azione dei politici e dei vescovi sia frutto di inesperienza, di ingenuità, di fraintendimenti. Eppure, a distanza di pochi anni dall’inizio della farsa psicopandemica che ha segnato una fase determinante di questo attacco, emerge l’evidenza di un unico copione sotto un’unica regia, scritto da chi non fa mistero della propria volontà di depopolare il Pianeta e schiavizzare la parte restante di umanità. Questo copione non distingue tra mondo laico e mondo ecclesiastico: esso coinvolge due sfere della vita di ciascuno di noi che proprio il pensiero liberale e anticattolico ha artificialmente separato. Nell’ordine sociale cristiano, infatti, Chiesa e Stato sono comunque sottoposti alla suprema autorità di Dio, autore della natura e della Grazia, il Quale ha stabilito che la Chiesa si occupi della santificazione dei propri membri in ordine alla salvezza eterna e che lo Stato assicuri ai propri cittadini una vita ordinata, prospera e sicura. È infatti Cristo stesso, mediante i propri vicari in terra, ad esercitare la propria Regalità nella società civile e il proprio Sommo Sacerdozio nella società ecclesiastica.Aiuta Renovatio 21
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