Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Il Cremlino reagisce alla eventuale candidatura a presidente USA di Kamala Harris

Pubblicato

il

Mosca non può prevedere quale sarà l’approccio di Kamala Harris alla Russia se verrà nominata candidata del Partito Democratico alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.

 

La Harris non ha svolto alcun ruolo significativo nelle relazioni bilaterali come vicepresidente degli Stati Uniti, fatta eccezione per alcune osservazioni «ostili», ha ricordato il portavoce.

 

Poco dopo aver reso pubblica la sua decisione di ritirarsi dalla corsa elettorale, Biden ha appoggiato la vicepresidente Harris come candidata del Partito Democratico.

 

Parlando ai media oggi, Peskov ha detto che «al momento, non possiamo valutare la potenziale candidatura della signora Harris in termini delle nostre relazioni bilaterali, perché finora non è stato notato alcun contributo da parte sua».

 

Le dichiarazioni rilasciate da Harris sulla Russia fino ad oggi «sono state piene di retorica piuttosto ostile nei confronti del nostro Paese», ha aggiunto Peskov. «Non abbiamo registrato altre azioni da parte sua, positive o negative, in merito alle nostre relazioni bilaterali».

Iscriviti al canale Telegram

Secondo Peskov, il ritiro di Biden dalla corsa presidenziale «non può essere un argomento prioritario nella nostra agenda» poiché non è una questione interna russa. «Non spetta a noi valutare le decisioni prese dal presidente» degli Stati Uniti «e dai candidati», ha detto il rappresentante del Cremlino ai giornalisti. Tali sviluppi recenti «dovrebbero preoccupare gli elettori statunitensi», ha affermato il Peskov.

 

Alla domanda se la leadership russa fosse sorpresa dalla decisione di Biden di ritirarsi dalla corsa, Peskov ha risposto: «francamente, ciò che è accaduto negli Stati Uniti negli ultimi anni ci ha insegnato a non sorprenderci di nulla».

 

Mosca «non è rimasta molto sorpresa», ha precisato, aggiungendo che la Russia sta seguendo da vicino il modo in cui si sta svolgendo la corsa presidenziale negli Stati Uniti. Peskov ha osservato che il Cremlino fa lo stesso rispetto a «tutti gli altri principali Paesi del mondo».

 

Peskov aveva già chiarito in precedenza che Mosca ha altre priorità e non può aspettare l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi. «Per noi, raggiungere gli obiettivi dell’operazione militare speciale [contro l’Ucraina] è una priorità», ha detto domenica sera alla testata russa Life.

 

Il portavoce ribadito la valutazione fatta all’inizio di quest’anno dal presidente Vladimiro Putin, il quale aveva lasciato intendere che avrebbe preferito che il «più prevedibile» Biden avesse avuto la meglio.

 

Peskov ha sottolineato che mancano ancora quattro mesi alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, descrivendolo come «un lungo periodo, durante il quale molte cose possono cambiare».

 

La visita di Kamala Harris alla conferenza sulla Sicurezza di Monaco nel febbraio 2022, dove ha incoraggiato lo Zelens’kyj che aveva cominciato a parlare di riarmo nucleare di Kiev, è considerata da alcuni come uno dei fattori che hanno portato la situazione a precipitare facendo scoppiare dopo poche ore la guerra in Est Europa che ancora, dopo centinaia di migliaia di vittime, non si è ancora conclusa.

 

«Da quando la Russia ha lanciato la sua guerra per procura contro l’Ucraina quasi otto anni fa, il popolo ucraino ha sofferto immensamente: quasi 14.000 persone uccise, più di un milione di sfollati e quasi 3 milioni bisognosi di aiuti» dichiarava la vicepresidente USA nel suo discorso, con un ribaltamento da capolavoro chirale: non è la pulizia etnica di Kiev che ha ucciso 14 mila russofoni in Donbass, ma l’Ucraina che ha visto soffrire la sua popolazione. Per Kamala, insomma, il Donbass non solo è Ucraina, ma è abitato da ucraini che patiscono a causa di Mosca.

 

Una tale mistificazione che manipola e ribalta la realtà ha avuto negli ultimi tempi un termine gergale specifico sui media americani: gaslighting. Del resto, abbiamo visto che il lavaggio del cervello occidentale sulla guerra ucraina è arrivato persino all’indicibile apologia dei soldati nazisti sulla «stampa democratica» di mezzo mondo.

Aiuta Renovatio 21

«E vorrei essere chiara» aveva continuato a Monaco il 19 febbraio 2022 la Harris.« Posso dire con assoluta certezza: se la Russia invadesse ulteriormente l’Ucraina, gli Stati Uniti, insieme ai nostri alleati e partner, imporrebbero costi economici significativi e senza precedenti». Seguirono gli applausi dei presenti e, 36 ore dopo, l’inizio dell’Operazione Militare Speciale di Mosca in Ucraina.

 

Per quanto riguarda le sanzioni «senza precedenti», lo abbiamo visto: hanno danneggiato più l’Occidente – con 1,5 trilioni di dollari persi dall’economia europea dal loro lancio – che non la Russia.

 

È uno dei tanti capolavori di Kamala, l’unico personaggio considerato in America ancora più invotabile di Biden. In molti nel giro di Trump sostengono che la scelta della Harris sarebbe ottimale, perché è definita come candidato improbabile e perennemente inviso agli elettori, tenuto in piedi solo dalle scelte indotte sul politicamente corretto riguardo a sesso e razza.

 

Che la sicumera che ostentano sia, in realtà, la certezza di riuscire a truccare ancora le elezioni e fare eleggere un personaggio ancora più confuso e impopolare di Biden?

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

La Turchia chiede all’Interpol di contribuire all’arresto di Netanyahu

Pubblicato

il

Da

La Turchia ha comunicato di aver presentato all’Interpol una richiesta di mandato di cattura internazionale (Red Notice) nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di genocidio. La mossa avviene in un clima di tensioni crescenti tra i due alleati degli Stati Uniti, dopo che Ankara ha criticato i recenti raid aerei israeliani contro una base aerea in Siria.   Una notifica rossa dell’Interpol costituisce una richiesta alle forze di polizia di tutto il mondo di individuare e arrestare temporaneamente una persona ricercata in attesa di estradizione.   Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha dichiarato venerdì al programma X che Netanyahu figura tra i 35 imputati ricercati per «un attacco» alla Global Sumud Flotilla, una flotta di attivisti che ha cercato di forzare il blocco navale israeliano di Gaza. Le accuse comprendono genocidio, crimini contro l’umanità, tortura, privazione della libertà, dirottamento di un mezzo di trasporto e danneggiamento di proprietà.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Respingiamo categoricamente l’idea che il governo Netanyahu, che sta perseguendo una politica di genocidio a Gaza, sia intoccabile e non possa essere chiamato a risponderne», ha affermato Gurlek.   La Marina israeliana ha fermato diversi convogli in acque internazionali diretti a Gaza, l’ultimo dei quali a maggio, quando oltre 400 attivisti sono stati intercettati a bordo di circa 50 imbarcazioni. Gli attivisti sono stati poi deportati in Grecia e hanno riferito di aver subito maltrattamenti durante la detenzione in Israele.   Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva dichiarato all’epoca che tutti i partecipanti alla «flottiglia provocatoria» erano rimasti illesi.   Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha più volte paragonato Netanyahu ad Adolf Hitler per la guerra a Gaza e lo ha accusato di aver perpetrato un genocidio contro i palestinesi. Netanyahu, da parte sua, ha definito Erdogan un «dittatore antisemita» e lo ha accusato di aver compiuto un genocidio contro i curdi.   Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito Erdogan di non coinvolgere il suo Paese in «pericolose avventure in Siria», dopo che Ankara ha condannato con fermezza gli attacchi alla base aerea di Abu al-Duhur del 18 agosto. L’attacco non ha provocato vittime, ma ha danneggiato le piste di atterraggio di recente costruzione.   Sia la Siria sia la Turchia hanno smentito l’affermazione israeliana secondo cui truppe turche si preparavano a essere dislocate nella zona. Anche l’inviato presidenziale statunitense per la Siria e l’Iraq, Tom Barrack, ha criticato gli attacchi israeliani definendoli un’inutile escalation.   La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sta attualmente valutando il caso di genocidio presentato dal Sudafrica contro Israele. Parallelamente, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant nel novembre 2024, accusandoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.   Israele, che aderisce allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia ma non è membro della Corte Penale Internazionale, ha respinto le accuse.   Come riportato da Renovatio 21, a maggio Erdogan ipotizzò una punizione per la distruzione di Gaza: «se Dio vuole, questo tiranno Netanyahu imparerà presto la lezione che si merita dai musulmani di tutto il mondo» disse il presidente turco nel corso delle celebrazioni dell’Eid al-Adha nella sua città natale di Rize.   All’inizio di quest’anno, l’ex premier israeliano Naftali Bennett ha dichiarato che la Turchia potrebbe trasformarsi nel principale avversario regionale di Israele, diventando il «prossimo Iran».

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, nel settembre 2024 Erdogan aveva chiesto la creazione di un’alleanza più ampia di Paesi islamici per affrontare la percepita «minaccia di espansionismo» proveniente da Israele.   A luglio 2023 il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.   Come riportato da Renovatio 21 in questi anni di conflitto gazano si sono avuti più volte esempi «reductio ad Hitlerum» erdogana, con il turco a paragonare in svariate occasioni il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler nella condanna dell’operazione militare giudaica a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, e apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».   Lo Erdogan lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UEa Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Paul Kagame via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0  
Continua a leggere

Geopolitica

Il Pakistan amplia i poteri del capo militare

Pubblicato

il

Da

Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.

 

La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.

 

La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».

 

Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.

 

Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.

Sostieni Renovatio 21

La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.

 

Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.

 

Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.

 

I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.

 

Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.

 

Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.

 

Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.

Iscriviti al canale Telegram

Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.

 

Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.

 

Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

Continua a leggere

Geopolitica

La Russia effettua testa missili vicino alle isole Curili fra le proteste giapponesi

Pubblicato

il

Da

La Marina russa ha effettuato con successo un test missilistico nei pressi delle isole Curili, ha dichiarato la Flotta del Pacifico.   Il test arriva una settimana dopo che il Giappone ha protestato energicamente contro la prima visita in assoluto del presidente russo Vladimir Putin nell’arcipelago, parzialmente rivendicato da Tokyo.   Il test missilistico, avvenuto vicino alle isole Curili meridionali, ha coinvolto l’incrociatore lanciamissili Varyag, il sottomarino a propulsione nucleare Omsk e un sistema missilistico superficie-nave Bastion a base terrestre, ha dichiarato giovedì la Flotta russa del Pacifico in un comunicato.   Secondo quanto riferito dalla flotta, sono stati sparati diversi tipi di munizioni contro un bersaglio che simulava navi nemiche a una distanza di circa 300 km (186 miglia), utilizzando i dati di puntamento forniti dall’aviazione navale. I dati oggettivi di controllo hanno confermato la distruzione di tutti gli obiettivi, è stato sottolineato.

Aiuta Renovatio 21

Il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi ha reagito alle esercitazioni dichiarando ai giornalisti che Tokyo «non può tollerare mosse [della Russia] volte a rafforzare la potenza militare sulle quattro isole settentrionali, perché contrastano con la posizione del nostro Paese» sui territori contesi.   In precedenza, l’agenzia di stampa Kyodo aveva riferito che il Giappone aveva presentato una protesta alla Russia dopo che Mosca lo aveva informato del prossimo test missilistico la scorsa settimana.   Martedì, il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore di Tokyo a Mosca per esprimere una ferma protesta contro le «dichiarazioni anti-russe» della leadership giapponese.   Dopo la visita di Putin a Iturup, la più grande delle isole Curili, il 13 agosto, il primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha definito il viaggio «assolutamente inaccettabile» e ha affermato che «ferisce i sentimenti del popolo giapponese». Anche Motegi ha rilasciato una dichiarazione, sostenendo che le quattro isole più meridionali dell’arcipelago «sono parte integrante del territorio giapponese sia storicamente che secondo il diritto internazionale».   Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato di aver informato l’inviato giapponese che «la sovranità e la giurisdizione della Russia sulle isole Curili meridionali sono inviolabili. Questi territori sono stati trasferiti al nostro Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, come sancito dai relativi accordi delle Potenze Alleate e dalla Carta delle Nazioni Unite».   «Qualsiasi tentativo da parte giapponese di mettere in discussione, direttamente o indirettamente, questa ovvia realtà è categoricamente inaccettabile e illegittimo», ha aggiunto.   Il ministero ha avvertito che Mosca «si riserva il diritto di adottare contromisure appropriate» in risposta all’adesione del Giappone alle sanzioni occidentali contro la Russia e al suo sostegno all’Ucraina.   Le isole Curili, che si estendono dalla Kamchatka all’Hokkaido in Giappone, passarono sotto il controllo sovietico dopo la sconfitta di Tokyo nella seconda guerra mondiale e furono successivamente incorporate nell’URSS. Le autorità giapponesi, tuttavia, continuano a rivendicare le isole di Iturup, Kunashir, Shikotan e Habomai, che chiamano «Territori del Nord».   Questa disputa è stata il principale ostacolo alla firma di un trattato di pace formale tra Mosca e Tokyo negli ottant’anni trascorsi dal conflitto.

Iscriviti al canale Telegram

Le Isole Curili formano un arcipelago vulcanico di oltre 50 isole tra Hokkaido (Giappone) e la penisola della Kamchatka (Russia), separando il mare di Ochotsk dal Pacifico. Originariamente abitate dall’antica popolazione degli Ainu, furono oggetto di contesa tra Russia e Giappone già nel XIX secolo.   Nel 1855 il Trattato di Shimoda assegnò al Giappone le quattro isole meridionali (Iturup/Etorofu, Kunashir/Kunashiri, Shikotan e Habomai), mentre le settentrionali andarono alla Russia. Nel 1875, con il Trattato di San Pietroburgo, il Giappone ottenne l’intero arcipelago in cambio di Sachalin. Dopo la guerra russo-giapponese (1905) le Curili rimasero giapponesi.   Nel 1945, in base agli accordi di Yalta, l’URSS entrò in guerra contro il Giappone e occupò tutte le isole, deportando circa 17.000 abitanti nipponici. Il Trattato di San Francisco (1951) vide il Giappone rinunciare alle Curili, ma senza specificare i confini e senza la firma sovietica. Da allora Mosca controlla l’arcipelago (parte dell’oblast’ di Sachalin), mentre Tokyo rivendica le quattro isole meridionali come «Territori del Nord», impedendo la firma di un trattato di pace formale.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di pubblico domio CCo via Wikimedia; immagine tagliata  
   
Continua a leggere

Più popolari