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Sorveglianza

ID digitale, con l’aiuto di Davos il Canada sta per lanciare il programma federale di identificazione elettronica

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Funzionari governativi hanno affermato che il programma è «l’equivalente elettronico di un documento di identità riconosciuto», come una patente di guida o un passaporto, che «conferma» che sei chi dici di essere «in un contesto digitale».

 

 

Il governo canadese, basandosi su una partnership con il World Economic Forum (WEF), sta sviluppando un nuovo «Programma di identità digitale» federale.

 

L’obiettivo della nuova iniziativa è quello di sviluppare un documento digitale di prova di identità, che potrebbe essere utilizzato in diversi sistemi e ambienti che vanno dai servizi governativi agli aeroporti e al controllo delle frontiere, secondo Slay News.

 

I funzionari hanno rivelato i dettagli del programma nel vasto rapporto del governo «Canada’s Digital Ambition 2022», pubblicato il 4 agosto.

 

Secondo il rapporto, il «Programma di identità digitale» fa parte della priorità 2.2 del «Digital Ambition» canadese, che cerca di «costruire e utilizzare soluzioni comuni per la fornitura di servizi digitali».

 

«Il nostro prossimo passo per abilitare il governo digitale è l’adozione di un modello di fornitura di servizi “government as a platform” [governo come piattaforma, ndt]», afferma il rapporto. Il programma federale di identità digitale è il «passo successivo per rendere i servizi più convenienti da accedere».

 

I funzionari hanno affermato che il programma è «l’equivalente elettronico di un documento di identità riconosciuto», come una patente di guida o un passaporto, che «conferma che» sei chi dici di essere «in un contesto digitale».

 

Secondo il rapporto, «la pandemia di COVID-19 ha evidenziato la necessità che i servizi governativi siano accessibili e flessibili nell’era digitale».

 

Tuttavia, la partnership del Canada con il WEF è iniziata prima della pandemia.

 

Sotto il primo ministro canadese Justin Trudeau, membro del programma Young Global Leaders del WEF, il Canada ha partecipato dal 2018 al programma «Known Traveller Digital Identity» (KTDI), il programma pilota del WEF per sviluppare un ID digitale.

 

Il WEF ha descritto KTDI come «la prima collaborazione globale nel suo genere» che «riunisce un consorzio globale di individui, governi, autorità e industria dei viaggi per migliorare la sicurezza nei viaggi nel mondo».

 

Funzionari del governo canadese nel 2018 hanno dichiarato che l’obiettivo dell’iniziativa KTDI era «testare le tecnologie digitali emergenti e come possono migliorare la sicurezza e il flusso continuo di viaggiatori aerei legittimi», alla luce di un aumento previsto dei viaggiatori aerei a livello globale da 1,2 a 1,8 miliardi entro il 2030.

 

Il 2030 è l’anno obiettivo dell’«Agenda 2030» delle Nazioni Unite e dei suoi «Obiettivi di sviluppo sostenibile» o SDG.

 

Il WEF ha caratterizzato il programma KTDI come «l’innovazione dirompente di cui l’ecosistema globale della sicurezza dei viaggi ha bisogno» e come un «cambiamento di paradigma verso un sistema di identità digitale interoperabile che dia la priorità alla centralità del viaggiatore, sostiene la privacy fin dalla progettazione e consente la cooperazione fiduciosa tra il pubblico internazionale e i partner del settore privato necessari per garantire la circolazione sicura e protetta delle persone attraverso i confini».

 

Secondo il WEF, «Il progetto pilota KTDI offre un maggiore controllo sulle informazioni personali, affidando ai passeggeri la responsabilità di quando e come i dati vengono condivisi attraverso un'”identità digitale gestita dal viaggiatore”».

 

Le affermazioni secondo cui le persone avranno «un maggiore controllo sulle informazioni personali» sono un tema comune in tali iniziative di identità digitale, compresi i passaporti per i vaccini digitali, come precedentemente riportato da The Defender.

 

Il WEF in un comunicato stampa del 2019 ha spiegato come il KTDI sia collegato in modo più ampio ai documenti di identità di ogni tipo emessi dal governo, affermando che «il KTDI si basa su un’identità digitale interoperabile, collegata direttamente ai documenti di identità emessi dal governo», attraverso l’uso di «crittografia, tecnologia del registro distribuito e biometria».

 

Il sistema «garantisce la portabilità e (…) salvaguarda la privacy dei dati personali», mentre il libro mastro digitale «fornisce un registro accurato e a prova di manomissione dei dati di identità di ciascun viaggiatore e delle transazioni autorizzate», afferma il comunicato stampa.

 

La tecnologia blockchain ha un posto di rilievo in KTDI, con la sua funzione principale descritta come quella di «emettere, revocare e verificare crittograficamente gli identificatori di credenziali senza la necessità di un intermediario centralizzato (come un’autorità di certificazione)».

 

Utilizzando «dati di identità che di solito vengono archiviati su un chip sul passaporto di un passeggero», questa app digitale verrebbe «memorizzata e crittografata in modo sicuro su [un] dispositivo mobile» e viene controllata dalle autorità «utilizzando dati biometrici (…) senza la necessità di un passaporto».

 

Il comunicato stampa del WEF e altri documenti non spiegano perché l’uso dei passaporti fisici sia ora apparentemente oneroso e non specificano se i «dati di identità» che verrebbero archiviati digitalmente includerebbero le credenziali del vaccino, in effetti un’estensione dei passaporti vaccinali .

 

Andrew Bud, CEO della società di identificazione biometrica iProove, un appaltatore del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, ha recentemente descritto i certificati di vaccino come la guida di «l’intero campo dell’identificazione digitale in futuro», aggiungendo che «non riguardano solo il COVID [ma] qualcosa di simile più grandi» e che «una volta adottati per il COVID [loro] verranno rapidamente utilizzati per tutto il resto».

 

Nell’ambito del programma KTDI, i passeggeri possono stabilire uno «stato di viaggiatore noto» nel tempo accumulando «attestazioni» da «partner di fiducia», come «agenzie di frontiera e compagnie aeree riconosciute», una caratteristica che sembra assomigliare ai sistemi di «punteggio di credito sociale» attualmente in uso testato in Cina.

 

Interessanti anche alcuni dei partner del WEF nel programma pilota KTDI. Essi includono:

 

  • L’aeroporto internazionale di Schiphol di Amsterdam, luogo di recenti gravi ritardi e dove il traffico aereo è stato limitato a causa di presunte preoccupazioni ambientali (anche i Paesi Bassi fanno parte del programma pilota KTDI).

 

  • Aeroporto internazionale di Toronto-Pearson, che ha anche subito forti ritardi di recente.

 

  • L’aeroporto internazionale di Montreal-Trudeau, dal nome del padre dell’attuale primo ministro canadese, l’ex primo ministro canadese Pierre Trudeau, e anche il luogo di notevoli ritardi la scorsa estate.

 

Questi partner sono «supportati» dalla società di tecnologia dell’informazione irlandese-americana Accenture, che ha aiutato l’Australia a sviluppare il suo sistema di passaporto vaccinale digitale.

 

A sua volta, l’ idea per il KTDI è stata «inizialmente concettualizzata da un gruppo di lavoro multi-stakeholder lanciato nel 2015», che includeva diversi governi ed entità come Google, Visa, Marriott International, il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti, l’Associazione internazionale del trasporto aereo e l’INTERPOL.

 

Anche se il Canada ha iniziato ad allentare o eliminare alcune delle restrizioni legate al COVID-19 del Paese, tra le più restrittive al mondo negli ultimi due e più anni, i cittadini e i funzionari pubblici continuano a dover affrontare sanzioni per le violazioni dei mandati sui vaccini e per essersi rifiutati di utilizzare passaporti vaccinali digitali.

 

A una consigliera dell’Ontario è stata ritirata una paga di 90 giorni per presunta violazione del mandato di vaccinazione del suo comune, in particolare, per aver partecipato a due riunioni del consiglio a maggio senza fornire prove di vaccinazione contro COVID-19. La sanzione è stata comminata anche se il mandato in questione è stato da allora revocato.

 

E come riportato di recente da The Defender, a giugno, un medico canadese è stato multato di 6.255 dollari al suo ritorno nel Paese, per il suo rifiuto di utilizzare l’app di informazioni sanitarie ArriveCAN del paese.

 

Secondo il Global Government Forum , il Canada è uno degli otto paesi che hanno formato un gruppo di lavoro per l’ID digitale nel 2020. Il gruppo comprende anche Australia, Finlandia, Israele, Nuova Zelanda, Singapore, Paesi Bassi e Regno Unito.

 

I Paesi che hanno implementato sistemi di identificazione digitale o stanno lavorando in tal senso includono Estonia , Germania , Regno Unito . e Australia , così come l’UE.

 

I funzionari del governo canadese intendono avviare consultazioni pubbliche su un quadro di identificazione digitale per i servizi del governo federale, ma non hanno ancora annunciato quando.

 

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

 

© 16 agosto 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

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Bioetica

Attivista antiabortista britannica si dichiara non colpevole di aver pregato in silenzio in una «zona cuscinetto»

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Isabel Vaughan-Spruce, attivista cattolica pro-vita del Worcestershire, si è dichiarata non colpevole di cinque capi d’accusa previsti dalla legge inglese e gallese sulle zone cuscinetto per l’aborto. Le accuse si basano su una preghiera silenziosa nei pressi di una clinica a Birmingham. Lo riporta LifeSite.

 

Mercoledì scorso durante un’udienza preliminare al tribunale dei magistrati di Birmingham, ha negato le accuse dopo essere stata incriminata per la prima volta nel dicembre 2025. È la prima persona a essere incriminata in base alle nuove norme nazionali, entrate in vigore nell’ottobre 2024.

 

La legge vieta qualsiasi attività volta a influenzare, o svolta in modo imprudente circa la possibilità di influenzare, la decisione di una persona di «accedere, fornire o agevolare la fornitura di servizi di aborto» entro 150 metri da una struttura che pratica l’aborto.

 

Society for the Protection of Unborn Children (Società per la Protezione dei Bambini Non Nati) ha riferito che le presunte violazioni si sono verificate in cinque giorni tra giugno e novembre 2025 all’esterno di una struttura nella zona di Kings Norton e che i pubblici ministeri sono riusciti a far trattare gli episodi come cinque reati distinti anziché uno solo.

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La difesa ha sostenuto che proseguire con l’accusa costituirebbe un abuso di procedura. Il vice giudice capo Tan Ikram dovrebbe decidere il mese prossimo se il caso andrà a processo; in caso affermativo, i pubblici ministeri hanno dichiarato che è improbabile un’udienza prima di gennaio.

 

Nel primo giorno dell’udienza di tre giorni sull’abuso di procedura, Ikram ha osservato che la legge richiede che un «atto» venga commesso all’interno della zona cuscinetto, indicando che l’attuale accusa «non è stata formulata correttamente» e che «spetta all’accusa chiarirla».

 

Ha inoltre dichiarato in tribunale: «Questo caso non riguarda il diritto all’aborto, bensì un reato penale definito dal Parlamento… I tribunali non sono qui per giudicare le opinioni delle persone».

 

Il secondo giorno ha formulato cinque nuove accuse, «una per ogni volta che aveva pregato in silenzio all’interno della “buffer zone“» o zona cuscinetto.

 

Il team di difesa di Vaughan-Spruce ha sostenuto che la sua assistita è stata «presa di mira», sottolineando che se le sue convinzioni pro-vita non fossero già note, «la sua presenza all’interno della ‘zona cuscinetto’ non sarebbe stata considerata un reato». Inoltre, affermano, il Parlamento non intendeva che la legge «criminalizzasse una condotta di questo tipo» o che prevalesse sui «diritti assoluti alla libertà di pensiero e di professare una particolare fede religiosa».

 

Vaughan-Spruce è già stata oggetto di precedenti procedimenti giudiziari falliti. Le ultime accuse giungono dopo precedenti tentativi delle autorità di perseguirla per determinate idee espresse mentre si trovava in una «zona cuscinetto».

 

Come ripportato da Renovatio 21el novembre 2022 è stata arrestata mentre se ne stava in silenzio sul marciapiede di Birmingham. Quando gli agenti l’hanno interrogata, ha spiegato: «Magari sto pregando tra me e me, ma non ho detto nulla ad alta voce». Quell’arresto, ripreso anche in video, è diventato virale e ha scatenato indignazione a livello internazionale.

 

Settimane dopo fu arrestata di nuovo per il «crimine di pensiero» di preghiera silenziosa. All’epoca intervennero in totale sei agenti di polizia e uno di loro le confermò: «Hai detto che stai pregando, e questo è il reato».

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Nel primo caso i tribunali affermarono che le prove contro di lei non potevano essere dimostrate. Alla fine i tribunali si schierarono dalla sua parte e la polizia dovette scusarsi per il proprio operato nel 2023.

 

Nel 2024 Vaughan-Spruce ha citato in giudizio la polizia delle West Midlands e ha ottenuto un risarcimento di 13.000 sterline (15.390 euro), con il tribunale che ha riconosciuto l’arresto illegittimo e altre violazioni commesse dagli agenti.

 

«Rimanere in silenzio e sostenere determinate convinzioni» non dovrebbe «mai essere un crimine».

 

In base alla nuova legge nazionale sulle zone cuscinetto, Vaughan-Spruce, co-direttrice della March for Life UK e direttrice della campagna 40 Days for Life Birmingham, si è trovata nuovamente ad affrontare un procedimento giudiziario.

 

Parlando con l’organizzazione Alliance Defending Freedom, la Spruce ha affermato: «Rimanere in silenzio ed esprimere determinate convinzioni in uno spazio pubblico non dovrebbe mai essere un crimine. Eppure, nonostante sia stato scagionato da ogni accusa in diverse occasioni e abbia ricevuto un risarcimento finanziario dopo due arresti ingiustificati, l’anno scorso sono stato nuovamente incriminato per la mia semplice presenza all’interno di una “zona cuscinetto”, e oggi ho ricevuto nuove accuse. Sono profondamente turbato da questa violazione del diritto fondamentale alla libertà di pensiero e alle mie convinzioni cristiane pro-vita, profondamente radicate in me. Prego che prevalgano il buon senso e la libertà, affinché nessun altro debba subire trattamenti criminali per le proprie convinzioni».

 

La Vaughan-Spruce non è l’unica cittadina britannica incappata in un reato di pensiero – letteralmente, psicopolizia in un senso ancora più profondo di quello ideato da Giorgio Orwell. Vi è infatti anche il caso del veterano dell’esercito britannico Adam Smith-Connor, colpevole di aver violato una «zona cuscinetto» pro-aborto pregando con la mente nei dipressi di una clinica per aborti.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smith-Connor era stato arrestato nei pressi dell’attività di aborto di Bournemouth, Dorset, del British Pregnancy Advisory il 14 novembre 2022, dopo aver pregato in silenzio per suo figlio Jacob, abortito 22 anni fa.

 

L’amminstrazione Trump, anche per bocca direttamente del vicepresidente JD Vance, aveva accusato la «persecuzione della preghiera silenziosa» fuori dagli abortifici britannici, parlando di arresti che sanno di «follia».

 

L’avvento di un sistema di psicopolizia non riguarda solo questi singoli episodi, ma è una tendenza che ha un fondamento istituzionale e tecnologico.

 

Moltissime grandi aziende, nonché università e tema di ricercatori, stanno lavorando a strumenti bioelettronici di lettura del pensiero, al punto che in ambito di giurisprudenza si comincia a parlare di diritti di «libertà cognitiva» – a significare come sia riconosciuto che neanche la cognizione è più libera.

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Non si tratta solo degli esperimenti della società Neuralink di Elon Musk (che ha ora l’OK per i test sull’uomo dopo aver sperimentato su suini e primati): anche Facebook era attiva in ricerche di questo tipo, così come lo sono università e centri di ricerca all’avanguardia.

 

La Cina già utilizza sperimentalmente sensori psicodigitali per valutare, e correggere, l’attenzione degli alunni.

 

Come riportato da Renovatio 21, il guru del gruppo estremista noto come World Economic Forum, Klaus Schwab, durante un incontro pubblico a Davos con il cofondatore di Google Sergej Brin parlò della possibilità, di lì a breve, di sapere esattamente cosa stavano provando e pensando tutti gli spettatori della sala – ovviamente tramite chip biologici e interfacce cerebrali.

 

 

Il pensiero eccitava molto lo Schwab, già teorizzatore – come altri importanti discepoli a Davos – della fusione uomo-macchina (che chiama «Quarta rivoluzione industriale», come da titolo del suo libro, prefato in Italia da John Elkann) che ha raccontato, senza vergognarsi, come in futuro negli aeroporti saranno effettuate scansioni celebrali sui viaggiatori di modo da trovare eventuali idee terroriste.

 

L’antiabortismo è per moltissimi già paragonabile al terrorismo.

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Immagine da ADF UK 

 

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Sorveglianza

Gli aeroporti britannici iniziano a sostituire i controlli dei passaporti con il riconoscimento facciale

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Il governo britannico sta promuovendo il passaggio al riconoscimento facciale senza contatto negli aeroporti, presentato come misura per far risparmiare tempo ai viaggiatori. Lo riporta Reclaim The Net.   Il risparmio effettivo, però, è modesto: cinque secondi in meno rispetto ai 20-25 secondi necessari in precedenza per utilizzare un varco elettronico.   Il Ministero dell’Interno ha annunciato che la procedura di scansione del volto al posto del passaporto è ora attiva all’aeroporto di East Midlands e verrà estesa a 13 aeroporti entro l’inizio del 2027.   Il sistema funziona così: il viso viene fotografato mentre ci si avvicina al gate e l’immagine viene confrontata con una galleria di fototessere che le compagnie aeree hanno inviato al controllo di frontiera. Non è però possibile lasciare il passaporto a casa: il governo ha precisato che i cittadini devono tenerlo sempre con sé.

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Questa nuova «comodità» è disponibile inizialmente per i cittadini britannici e nei prossimi mesi verrà estesa anche alle altre nazionalità. «Questa è una vittoria per i viaggiatori che vengono nel nostro splendido Paese», ha dichiarato Phil Douglas, direttore generale della Border Force. «La nostra trasformazione digitale si basa anche sul lavoro svolto quest’estate per estendere il servizio eGates ai bambini dagli otto anni in su, semplificando un po’ la vita alle famiglie».   I cancelli elettronici sono ora disponibili anche per bambini a partire dagli otto anni, a condizione che siano alti almeno 120 cm e che viaggino accompagnati da un adulto che utilizza i cancelli automatici.   L’annuncio del governo è stato accolto con favore dagli aeroporti. Steve Griffiths, direttore generale dell’aeroporto di East Midlands, ha dichiarato che la sua struttura è «lieta» di essere la prima a introdurre i varchi elettronici contactless.   L’amministratrice delegata di AirportsUK, Karen Dee, ha affermato che questa «sarà un’ottima notizia per i passeggeri e dimostra come gli aeroporti del Regno Unito continuino a essere all’avanguardia delle nuove tecnologie per garantire la sicurezza dei nostri confini, migliorando al contempo l’esperienza di viaggio».   Resta però aperta la questione del prezzo in termini di privacy e sicurezza, una volta usciti dall’aeroporto. Si tratta dello stesso governo che sta creando un’identità digitale e promette che la polizia non sarà in grado di consultarla, mentre allo stesso tempo si consulta con le autorità per consentire alla polizia di fare proprio questo.   Le linee guida del governo britannico stabiliscono che le immagini facciali dei cittadini britannici acquisite tramite i sistemi eGates possono essere conservate per un massimo di 30 giorni, mentre quelle di persone di altre nazionalità possono essere conservate fino a sei anni.   Come riportato da Renovatio 21, Londra è divenuta il grande laboratorio dove tecnologie di biosorveglianza pervasiva come la face recognition (tecniche di riconoscimento facciale) vengono sperimentate ed implementate. Dall’inizio del 2024, la polizia metropolitana ha trasformato silenziosamente la capitale britannica in un banco di prova per il riconoscimento facciale in tempo reale.

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La «Met», che insiste a parlare di un «uso mirato», non è l’unico ente che utilizza la tecnologia, che è in via di adozione in tanti altri Paesi: due mesi fa l’Irlanda si è mossa per legalizzare il riconoscimento facciale retrospettivo.   Le tecnologie di riconoscimento facciale, già attive ovunque (dalla Cina all’Europa, dal Sudamerica a Israele ai Paesi Arabi) nel contesto delle telecamere di sorveglianza, ora verranno implementate sempre più dagli smartphone, come già evidente nel caso degli iPhone, dove il tasto di sblocco è stato sostituito dalla face recognition via telecamera.   Negli USA si è già avuto un caso di cittadino arrestato ingiustamente perché riconosciuto dalle telecamere in uno Stato mai visitato. Il Regno di Spagna già utilizza il sistema di identificazione biometrica automatica ABIS da anni.   Anche nell’Ucraina in guerra la tecnologia è abbondantemente utilizzata per fini militari, come l’identificazione dei soldati russi deceduti.   Curiosamente, le grandi aziende tecnologiche americane rifiutarono l’uso del riconoscimento facciale durante le rivolte razziali americane di Black Lives Matter del 2020.   Come riportato da Renovatio 21, durante il biennio pandemico nel Regno britannico si ipotizzò di usare il riconoscimento facciale per lasciare i non vaccinati fuori da pub.

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Internet

Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.

 

Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.

 

«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.

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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.

 

Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.

 

Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.

 

«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».

 

Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.

 

L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.

 

La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.

 

L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.

 

L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.

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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.

 

Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.

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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni

 

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