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Salute

I tamponi: specchietto riassuntivo

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Sempre più gli italiani si troveranno a misurarsi coi tamponi anti-COVID, che attualmente sono l’unica possibilità per ottenere il green pass per chi non risulti vaccinato.



Ce ne sono di diversi tipi, ma non tutti sono utili qualora si voglia ottenere il green pass.



I tamponi si differenziano sulla base del metodo di campionamento  e ne esistono tre tipologie.

 

Di seguito ne vedremo le caratteristiche anche in funzione di chi volesse usare i tamponi per avere un green pass valido 7 giorni su 7, o almeno 5 giorni su 7 per poter lavorare. Ricordiamo che dal 15 ottobre il Governo Draghi ha infatti stabilito che chi sarà sprovvisto di pass non potrà più lavorare



1) Tamponi oro-faringei.

Si contraddistinguono per la forma sottile ed allungata; il tampone deve essere inserito con perizia dall’operatore  attraverso una narice del paziente fino a toccare la parete rinofaringea.

 

L’operazione può risultare molto fastidiosa, talvolta dolorosa, e i tamponi di questo tipo sono sconsigliati per un uso frequente perché rischiano di lesionare le mucose orofaringee, anche se effettuati da una mano attenta ed esperta (cosa, oltretutto, non scontata).



2) Tamponi nasali

Sono in tutto simili ad un cotton fioc. Vengono sfregati in modo non invasivo in entrambe le narici del paziente e provocano un po’ di solletico, che talvolta viene percepito come un principio di stimolo a starnutire. Data la superficialità del campionamento  possono essere eseguiti con frequenza senza rappresentare un disagio fisico per il paziente.



3) Tamponi salivari

Sono di norma anch’essi simili ad un comune cotton fioc ed il campionamento prevede che vengano a contatto con diverse zone della cavità orale per assorbire la saliva del paziente. Risultano ancora meno fastidiosi dei tamponi nasali e possono essere eseguiti con frequenza senza rappresentare un disagio fisico per il paziente.

 

Viste le tre tipologie di tamponi che si differenziano per la modalità del campionamento,  adesso vediamo come ciascun tipo di tampone possa essere di due categorie: antigenico (rapido) o molecolare.

 

Antigenico o molecolare?

La differenza tra tamponi (oro-faringei, nasali e salivari) antigenici-rapidi e molecolari è data dal metodo con cui vengono analizzati per fornire il risultato di negatività.



A) Tamponi antigenici

Il tampone (oro-faringeo, nasale o salivare) viene messo a contatto con un reagente che, in caso di positività assume una certa colorazione.  L’esito del reagente richiede pochi minuti. Per questo motivo tali tamponi sono definiti «rapidi».

 

Effettuati in un centro autorizzato (farmacie o laboratori autorizzati) permette di ottenere il green pass una volta che l’operatore abbia inserito nel sistema informatico sanitario regionale l’esito del tampone.

 

Dall’esecuzione del tampone all’esito finale trascorrono circa 15 minuti.



B ) Tamponi molecolari

Il tampone  (oro-faringeo, nasale o salivare) viene inviato in un laboratorio specializzato dove prima di utilizzare un reagente viene eseguita un’amplificazione degli acidi nucleici per PCR.

 

L’analisi molecolare dei tamponi ha un margine di precisione superiore a quello ottenuto coi reagenti rapidi.

 

Tuttavia, utilizzando un’amplificazione eccessiva, sarebbe tecnicamente possibile avere risultati positivi anche analizzando un mazzo di rose. Ma di questa diatriba sui livelli di PCR non ci occuperemo qui.

 

Cose da sapere

  • Al fine di ottenere il green pass i tamponi devono essere effettuati nominalmente da operatori qualificati presso centri autorizzati (farmacie o laboratori)

 

  •  I tamponi salivari antigenici rapidi non sono attualmente validi per ottenere il green pass. Tutti gli altri sono validi. Compresi i salivari molecolari.

 

  • I tamponi molecolari sono validi per 72 ore dal momento del campionamento, ma il referto del laboratorio richiede un’attesa  minima di circa 24 ore. Quindi i tamponi molecolari sono poco pratici per ottenere il green pass, che viene emesso molte ore dopo l’esecuzione del tampone. L’effettiva utilizzabilità dei molecolari dunque non è di 72 ore, perché va sottratto il tempo di attesa per avere il referto. Nonostante qualche politico si sia intestato il merito dell’estensione a 72 ore dei molecolari, l’effettiva utilità aggiunta rimane praticamente nulla.

 

  • Quando una persona risulta positiva ad un test rapido o molecolare, ha l’obbligo di effettuare un secondo test esclusivamente molecolare di conferma.

 

  • I tamponi molecolari  (oro-faringeo, nasale o salivare) hanno un costo decisamente superiore ai test rapidi riconosciuti per il green pass (nasali e oro-faringei) perché richiedono analisi di laboratorio con personale annesso.

 

  • Col recente decreto i prezzi dei tamponi rapidi verranno calmierati a 15 euro. Saranno gratis per tutti i fragili che non possono vaccinarsi, 8 euro per gli under 18.

 

 

 

Gian Battista Airaghi

Essere genitori

Studio: per gli adolescenti 6 volte più probabili i problemi cardiaci post-vaccino rispetto ai ricoveri per COVID

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Una ricerca condotta dall’Università della California ha scoperto che i ragazzi adolescenti hanno sei volte più probabilità di soffrire di problemi cardiaci successivi al vaccino COVID-19 rispetto a essere ricoverati in ospedale a causa del COVID-19 stesso.

 

«Un team guidato dalla dottoressa Tracy Hoeg dell’Università della California ha studiato il tasso di miocardite cardiaca – infiammazione del cuore – e dolore toracico nei bambini di età compresa tra 12 e 17 anni dopo la seconda dose del vaccino», riporta il quotidiano britannico Telegraph.

 

I ricercatori«hanno quindi confrontato questo con la probabilità che i ragazzi necessitino di cure ospedaliere a causa del COVID-19, in periodi di tassi di ospedalizzazione bassi, moderati e alti».

«I ricercatori hanno scoperto che il rischio di complicanze cardiache per i ragazzi di età compresa tra 12 e 15 anni a seguito del vaccino era di 162,2 per milione, che era il più alto di tutti i gruppi esaminati»

 

«I ricercatori hanno scoperto che il rischio di complicanze cardiache per i ragazzi di età compresa tra 12 e 15 anni a seguito del vaccino era di 162,2 per milione, che era il più alto di tutti i gruppi esaminati».

 

Ciò è paragonabile al rischio che un ragazzo sano venga ricoverato in ospedale a causa di un’infezione da COVID, che è di circa 26,7 per milione, il che significa che il rischio che devono affrontare a causa del vaccino è 6,1 volte maggiore.

 

Anche durante gli alti tassi di rischio di COVID, come nel gennaio di quest’anno, la minaccia rappresentata dal vaccino è 4,3 volte più alta, mentre durante i bassi tassi di rischio, il rischio che i ragazzi adolescenti soffrano di un «evento avverso cardiaco» dal vaccino è enorme 22,8 volte superiore.

 

I dati della ricerca si basavano su uno studio sulle reazioni avverse subite dagli adolescenti tra gennaio e giugno di quest’anno.

Ciò è paragonabile al rischio che un ragazzo sano venga ricoverato in ospedale a causa di un’infezione da COVID, che è di circa 26,7 per milione, il che significa che il rischio che devono affrontare a causa del vaccino è 6,1 volte maggiore

 

Commenta Summit News: «In un mondo sano di mente, tali dati dovrebbero rappresentare il chiodo nella bara per l’argomento secondo cui adolescenti e bambini dovrebbero essere obbligati a prendere il vaccino contro il coronavirus, ma ovviamente non lo farà».

 

I casi di miocardite registrata improvvisamente dopo il vaccino non sono pochi, in Italia come all’estero. Renovatio 21 ha riportato i casi di diverse madri che, una volta ammalatosi improvvisamente il figlio dopo la puntura mRNA, rimangono sconvolte dalla mancata attenzione sull’argomento da parte di dottori e media.

 

Che esista una spirale del silenzio sull’argomento è piuttosto evidente.

 

Alla pallavolista veneta Francesca Marcon, che aveva scritto su Instagram dei suoi problemi cardiaci post-vaccinali (problemi che le hanno fatto saltare parte della stagione), in molti hanno risposto di non fornire frecce alla faretra del nemico no-vax, quindi, in pratica, di tacere.

 

Lo stesso dicasi per Pedro Obiang, calciatore di serie A in forza al Sassuolo: i focolai di broncopolmonite e miocardite registrati dopo il vaccino non hanno scosso né i media né il mondo del calcio, che vaccinando i suoi campioni, qualora nel siero ci fosse qualche effetto avverso non ancora scoperto, potrebbe veder perdere i talenti dei suoi campioni.

 

Che esista una spirale del silenzio sull’argomento della miocardite post-vaccinale presso la popolazione giovanile è piuttosto evidente

È quello che è successo ad alcuni atleti olimpici belgi, le cui performance in vista delle Olimpiadi giapponesi, dopo le iniezioni, non sono state più le stesse.

 

Anche degli atleti belgi hanno ammesso che dopo il vaccino le prestazioni sono diminuite.

 

«Abbiamo grossi problemi con la vaccinazione. Sul primo vaccino, per dieci giorni, c’è una perdita di potenza tra il 10 e il 20% e per la seconda dose, c’è anche una perdita di potenza più lunga, parliamo di 21 giorni. È una grande difficoltà rispetto agli atleti. E vediamo davvero una perdita di potenza in tutti gli atleti che sono stati vaccinati» ha dichiarato l’allenatore Jacques Borlée

 

Renovatio 21 ha riportato anche il caso del velocista francese Christophe Lemaitre, bronzo nei 200 ai Giochi di Rio, l’atleta che doveva rappresentare la Francia ai Giochi di Tokyo. «Non ha senso andare ai Giochi per essere eliminato nei playoff», aveva detto Thierry Tribondeau, uno dei suoi allenatori.

 

Al di là dei casi di rendimento sportivo, anche in caso di morte, come noto, l’autopsia molto raramente dichiara di aver trovato una correlazione.

 

 

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Cervello

Fa il tampone e perde liquido cerebrospinale per nove mesi

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Un uomo della Repubblica Ceca  si è sottoposto a un esame dopo che il naso aveva cominciato a colargli incessantemente mesi prima.

 

Tuttavia, il liquido che gli colava dalle narici si è scoperto non essere muco: era il liquido cerebrospinale, ossia il liquido che aiuta ad attutire il cervello e il midollo spinale all’interno del cranio,.

 

Il liquido cerebrospinale fuoriusciva da una lesione causata da un tampone nasale per COVID-19, secondo quanto riporta Live Science.

 

Il tampone per rilevare il COVID gli aveva danneggiato la lamina cribrosa, un osso che separa il naso dal cervello

L’uomo aveva fatto il tampone nasale nel marzo 2020. Il suo test è risultato negativo e ha semplicemente pensato di avere brutte allergie quando la sua narice destra ha iniziato ad avere delle perdite subito dopo essere stato «tamponato».

 

Nel dicembre successivo l’uomo ha deciso di farsi visitare da un medico e, dopo aver scansionato la testa dell’uomo, il medico ha scoperto che il tampone per rilevare il COVID gli aveva danneggiato la lamina cribrosa, un osso che separa il naso dal cervello.

 

Come osserva Live Science, le perdite di liquido cerebrospinale non sono intrinsecamente dannose e i pazienti possono vivere la propria vita per anni senza problemi, ma rendono le persone più suscettibili a pericolose infezioni cerebrali come la meningite, poiché il sistema nervoso centrale è più esposto.

 

Sempre stando a quanto sostiene Live Science, altri due pazienti hanno sviluppato perdite di liquido cerebrospinale dopo aver eseguito i test nasali COVID. 

 

Le perdite di liquido cerebrospinale rendono le persone più suscettibili a pericolose infezioni cerebrali come la meningite, poiché il sistema nervoso centrale è più esposto

Diversi scienziati e ricercatori hanno messo in guardia l’opinione pubblica riguardo a possibili danni causati da questi test alquanto invasivi, soprattutto nei confronti dei minori.

 

Peraltro è doveroso aggiungere che questi «test» – come dimostrato ampiamente – non hanno un’attendibilità del 100%.

 

Anche alcuni collaboratori di Renovatio 21 hanno potuto testimoniare, a partire dall’inverno scorso, la scarsissima affidabilità di questi tamponi nasali che, ahinoi, a seconda del risultato, determinano la segregazione domiciliare o meno.

 

 

 

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Bioetica

Africano in carcere per presunta mutilazione genitale delle figlie. E invece per la circoncisione?

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A Piacenza è finito in carcere un africano accusato di aver sottoposto ad infibulazione le due figlie mentre le aveva portate nel suo Paese di origine durante le vacanze.

 

L’uomo, un religioso – che presumiamo musulmano senza averne certezza, visto i giornali sono tenuti per dovere deontologico imposto a essere criptici sugli immigrati, lo sappiamo – è stato arrestato al rientro dall’Africa. A denunciarlo, scrive il Corriere della Sera, sarebbe stata la moglie: «Mio marito ha fatto una cosa orribile».

 

Segue la giusta condanna del segretario nazionale dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia: «Pratica barbara e tribale»

 

L’infibulazione è un atto mostruoso. Il clitoride viene asportato assieme alle piccole labbra e a porzioni delle grandi labbra della vagina tramite cauterizzazione, per poi cucire la vulva lasciando però un piccolo buco per l’orina e il flusso mestruale.

 

Come è possibile stracciarsi le vesti per l’orrore dell’infibulazione senza mai poter discutere, neanche per un secondo, sul tema della circoncisione?

Si ritiene che lo scopo di questa pratica aberrante sia l’impedimento dei rapporti sessuali, che potranno avvenire solo dopo una «defibulazione» che può essere praticata dallo sposo dopo il matrimonio.

 

Gli effetti dell’infibulazione vanno al di là della pura violenza sul corpo della donna. Nei decenni scorsi qualcuno è arrivato a ipotizzare una correlazione tra la pratica dell’infibulazione e l’altissimo tasso dell’AIDS in Africa: rendendo in rapporti sessuali più difficili – con minor lubrificazione degli organi genitali delle donne cui di fatto è stato tolto il piacere sessuale – si creano più facilmente ferite e quindi scambio di sangue nella coppia.  Altri più concretamente dicono che la trasmissione dell’HIV avviene anche perché si usano spesso gli stessi strumenti chirurgici per molte operazioni di infibulazione.

 

Purtroppo essa non è rara. Secondo l’UNICEF in Egitto, dove pure sarebbe proibita, tra l’85% e il 95% delle donne sono state infibulate, mentre la Somalia raggiunge percentuali del 98%, guadagnandosi l’appellativo di pays des femmes cousues, «Paese delle donne cucite».

 

Si tratta di una piaga che va combattuta con tutta la forza di cui disponiamo, almeno nel nostro Paese, dove essa è vietata dalla legge 7/2006 (dai 4 ai 12 anni di carcere). Le bambine vanno protette da questa maledizione sanguinaria ed assurda.

 

E i bambini? I maschietti. Ad un certo punto bisognerà pur chiederselo

 

Che differenza c’è tra infibulazione e circoncisione?

 

Ambedue sono mutilazioni genitali. Ambedue hanno origini tribali, religiose. Ambedue non prevedono il consenso. Ambedue amputano irreversibilmente dei bambini, che cresceranno segnati nelle parti anatomiche deputate alla sessualità.

Che differenza c’è tra infibulazione e circoncisione?

 

A differenza dell’infibulazione, la circoncisione, fondamentale rito per i bambini ebrei (Brit Milah: «patto del taglio»), gode di uno fortunato status in molti Paesi del mondo. In Italia nessuna legge la proibisce, anzi, vi sono progetti affinché se ne possa usufruire presso la sanità pubblica. Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.

 

Della circoncisione come mutilazione genitale, quindi, nessuno vuole discutere. Anzi, nessuno ne sa nulla, nemmeno i soloni di Bioetica e Religione.

 

Tempo addietro ci siamo resi conto che l’ignoranza sull’argomento è totale perfino presso gli addetti ai lavori. Abbiamo visto organizzare conferenze sull’infibulazione da persone che si dicono «esperte» ma che ignoravano che con la circoncisione un numero enorme di terminazioni nervose vengono recise, rendendo le future esperienze sessuali del nascituro diverse da coloro che invece il prepuzio lo hanno conservato: in una trasmissione volgare presso la radio di Confindustria è capito di sentire un cittadino israeliano ammettere che il piacere forse può essere minore, ma ciò, diceva tutto soddisfatto, permette di guadagnare in longevità del rapporto sessuale. (Si tratta di temi e valori altissimi che gli organi di informazione dei padroni del vapore italiano si sentono di diffondere, anche prima di proporre la siringa obbligatoria per tutti i loro dipendenti)

 

Davanti ad una comparazione tra le due pratiche, gli «esperti» di bioetica dell’infibulazione spesso si inalberano perché davvero – incredibile – mai è venuto loro in mente di mettere sullo stesso piano infibulazione e circoncisione. Che motivi può avere una tale cecità?

 

Innanzitutto, l’ignavia. Mica possiamo pretendere che gli operai del discorso si rendano conto di cosa succede nel mondo, anche perché se lo facessero alcuni di loro potrebbero rischiare lo stipendio. Mica possiamo pretendere che siano coraggiosi, o anche solo intelligenti.

Ambedue sono mutilazioni genitali. Ambedue hanno origini tribali, religiose. Ambedue non prevedono il consenso. Ambedue amputano irreversibilmente dei bambini, che cresceranno segnati nelle parti anatomiche deputate alla sessualità

 

Poi deve esserci la paura di essere etichettati come antisemiti. Esporre dubbi etici sulla circoncisione, pensano alcuni, rischia di attirarci addosso le ire delle comunità ebraiche, che piuttosto lestamente ti possono appioppare addosso la «stella gialla» dell’antisemitismo, un marchio infamantissimo di cui è praticamente impossibile liberarsi. Non rileva che il problema della circoncisione non riguarda solo gli ebrei, ma anche i musulmani e, più vicini ancora, gli americani, che circoncidono infanti come non ci fosse un domani; il 90% dei maschi statunitensi ha subito la mutilazione del prepuzio, una cifra «somala».

 

In terzo luogo, alla base della spirale del silenzio sulla circoncisione c’è la vera e propria ignoranza. Abbiamo visto con mano che, per esempio, quando a questi esperti di infibulazione si chiede se sanno perché in USA la circoncisione sia così popolare, non rispondono.

 

Non sanno che alla base vi è l’inerzia di un allucinante pensiero medico ottocentesco, quello per cui tramite il taglio del prepuzio il ragazzo sarebbe divenuto più casto, non più incline alla masturbazione. Di fatto, tagliando una delle parti del corpo umano più innervate, e quindi più sensibili, un effetto di alterazione della sessualità forse pure lo ottenevano, anche giammai quello che desideravano.

 

A portare avanti ossessivamente questo pensiero, e con grandi mezzi, vi era il dottore nutrizionista, nonché businessman e cultore dell’eugenetica, John Harvey Kellogg (1852-1943).

 

Alla base della circoncisione in USA vi è l’inerzia di un allucinante pensiero medico ottocentesco, quello per cui tramite il taglio del prepuzio il ragazzo sarebbe divenuto più casto, non più incline alla masturbazione

Kellogg è l’inventore dei deliziosi cereali che una grande parte della popolazione mondiale consuma ogni giorno. Egli ingegnò questo alimento per gli stessi motivi per cui raccomandò e diffuse la circoncisione: per combattere la masturbazione. Per Kellogg il consumo matutino dei corn flakes aveva un effetto «anafrodisiaco» che scoraggiava la sessualità impura.

 

Era inoltre un grande fan del vestirsi solo di bianco (da capo a piedi, non aveva coloro indosso) e dei clisteri, con i quali diceva bisognava pulire la flora intestinale, un nemico di veleni come il tè, il caffè e il cioccolato e un «razzista scientifico» che scoraggiava il mescolamento tra le razze.

 

Kellogg dedicò gli ultimi tre decenni della sua esistenza alla promozione dell’eugenetica, fondando la Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), e organizzando diverse conferenze nazionali sul miglioramento della razza.

 

Tentò quindi di creare un vero e proprio «registro eugenetico», dicendosi favorevole alla sterilizzazione delle «persone mentalmente difettose», promuovendo un’agenda eugenetica mentre lavorava al Consiglio della sanità del Michigan e aiutando a emanare l’autorizzazione a sterilizzare quelle persone ritenute «mentalmente difettose» nelle leggi statali durante il suo mandato.

 

Ora, per quanto vogliamo andare avanti con questo stupido strabismo?

Fuori dalle religioni monoteiste non-cristiane, queste sono le basi sanitarie e culturali della circoncisione, questi sono i personaggi che l’hanno spacciata per «scienza», e imposta, grazie all’inerzia della massa, a centinaia di milioni di poveri bambini. Vi ricorda qualcosa, questa situazione?

 

Ora, per quanto vogliamo andare avanti con questo stupido strabismo?

 

Come è possibile stracciarsi le vesti per l’orrore dell’infibulazione senza mai poter discutere, neanche per un secondo, sul tema della circoncisione?

 

 

 

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