Sorveglianza
I talebani installano 2 mila telecamere a circuito chiuso
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Le autorità dicono che serviranno a ridurre i crimini, ma per i cittadini è una violazione della privacy e un altro tentativo di controllare la popolazione. La copertura dei costi ricade sulle singole famiglie. Il precedente governo aveva già approvato un progetto per garantire la sicurezza.
I talebani hanno installato 2mila telecamere a circuito chiuso in un distretto della capitale, chiedendo alle famiglie locali di pagarne i costi. Secondo il Kabul Security Command serviranno a migliorare la sicurezza della città, che conta circa 6 milioni di abitanti, ma per i cittadini è un costo oneroso e una violazione dei diritti e della privacy.
«L’installazione di telecamere è volontaria e non obbligatoria per ogni cittadino», ha affermato Khaled Zadran, portavoce della polizia locale. Il funzionario talebano ha aggiunto che i cittadini dovrebbero installarle per dimostrare la loro volontà di cooperare con le autorità dell’Emirato islamico, ma le famiglie sprovviste di risorse finanziarie non sono tenute ad aderire al progetto.
Gli esperti ritengono che il provvedimento difficilmente avrà esiti positivi in un Paese come l’Afghanistan, spesso colpito da attentati terroristici. Se l’interesse fosse davvero quello di migliorare la sicurezza, la priorità dovrebbe essere data all’installazione di telecamere negli uffici governativi, non sulle singole abitazioni.
«Come si possono attivare le telecamere di sicurezza ed evitare incidenti quando non c’è elettricità?» ha chiesto un residente di Kabul. «La situazione economica non è buona e la gente non può permettersi di comprare una telecamera. Le telecamere di sicurezza costano», ha detto a ToloNews un altro residente locale.
Secondo la popolazione locale, i talebani non sono in grado di garantire la sicurezza dei cittadini e la decisione riguardo l’installazione di telecamere dovrebbe essere approvata da un parlamento o almeno da un voto popolare.
In realtà un progetto di installazione era già stato deciso dall’ex governo afghano a ottobre 2020 dopo una serie di uccisioni di personaggi di altro profilo. A gennaio dell’anno scorso l’ex vicepresidente Amrullah Saleh aveva affermato che il governo avrebbe speso oltre 100 milioni di dollari per l’installazione di telecamere di ultima generazione nel tentativo di ridurre la criminalità.
Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.
Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Sorveglianza
Videosorveglianza, l’ AI ha già bypassato le leggi contro il riconoscimento facciale
Un nuovo strumento di Intelligenza Artificiale utilizzato dalle forze dell’ordine offre ora una soluzione alternativa per i luoghi in cui il riconoscimento facciale è vietato dalle leggi dello Stato.
L’anno scorso quindici Stati degli Stati Uniti avevano leggi che vietavano alcune versioni del riconoscimento facciale. Di solito, queste leggi venivano redatte partendo dal presupposto che la tecnologia rappresentasse un’invasione della privacy. Ora, una nuova azienda punta a risolvere questo problema, anche se forse non nel modo che si potrebbe immaginare o desiderare.
Secondo un articolo della rivista del politecnico bostoniano MIT Technology Review, un nuovo strumento di AI chiamato Track non viene utilizzato per migliorare la tecnologia di riconoscimento facciale, né per renderla meno invasiva delle libertà civili personali, ma come soluzione alternativa alle attuali leggi contro il riconoscimento facciale, che peraltro sono poche e fallaci. È la classica storia della tecnologia come «disruption»: individuare una scappatoia legale da sfruttare.
Track è un sistema «non biometrico» sviluppato da Veritone, un’azienda specializzata nella cosiddetta videoanalisi, o computer vision. L’azienda ha già 400 clienti che utilizzano Track in luoghi in cui il riconoscimento facciale è vietato o nei casi in cui il volto di una persona è coperto. Veritone ha recentemente diffuso un comunicato stampa annunciando che l’ufficio del Procuratore degli Stati Uniti aveva ampliato la portata della sua Autorizzazione a Operare, il mandato che conferisce a un’azienda come Veritone la possibilità di svolgere operazioni di sorveglianza.
Sostieni Renovatio 21
Perché? Perché Track può (presumibilmente) triangolare l’identità delle persone a partire dai filmati, utilizzando una serie di fattori identificativi, tra cui scarpe, abbigliamento, corporatura, genere, capelli e vari accessori dei soggetti monitorati. Tutto tranne il viso. I filmati che Track è in grado di analizzare includono di tutto: dai nastri di sicurezza a circuito chiuso alle bodycam, dai video dei droni alle telecamere Ring, fino ai filmati di folle o eventi pubblici provenienti dai social network su cui sono stati caricati.
In una dimostrazione di Track in funzione ottenuta dalla Technology Review, gli utenti possono selezionare da un menu a tendina una serie di attributi in base ai quali identificare i soggetti: accessorio, corpo, viso, calzature, genere, capelli, parte inferiore, parte superiore. Ognuna di queste categorie presenta un sottomenu. Alla voce «Accessorio», ad esempio, il sottomenu elenca: qualsiasi borsa, zaino, scatola, valigetta, occhiali, borsetta, cappello, sciarpa, borsa a tracolla e così via. L’attributo «Parte superiore» si suddivide in colore, manica e tipo (di abbigliamento per la parte superiore del corpo), e questi tipi si articolano ulteriormente in altre sottocategorie.
Una volta selezionate le caratteristiche desiderate, Track fornisce una serie di immagini tratte dal filmato in fase di analisi, contenenti possibili corrispondenze. Da lì, il sistema continua ad aiutare gli utenti a restringere il campo di ricerca fino a elaborare una triangolazione del percorso dell’obiettivo della sorveglianza.
Tutto ciò appare come un’impresa orwelliana realisticamente fattibile e applicabile, ma l’azienda ha una visione differente.
Il CEO ha definito Track il loro «strumento alla Jason Bourne» — parafrasando la serie cinematografica interpretata da Matt Damon e tratta dai romanzi di Robert Ludlum — elogiandone anche la capacità di scagionare coloro che vengono identificati erroneamente. È un modo subdolo per aggirare le limitazioni all’utilizzo dei sistemi di tracciamento tramite riconoscimento facciale, offrendo qualcosa di molto simile che non utilizza formalmente dati biometrici.
Sfruttando questa scappatoia, Track offre ai dipartimenti di polizia e alle forze dell’ordine federali la possibilità di condurre attività di sorveglianza eludendo alcune delle leggi che ne vietavano l’utilizzo. Una sorveglianza che potrebbe risultare persino più dannosa del riconoscimento facciale stesso.
È del tutto possibile che persone che indossano determinati tipi di abbigliamento o presentano un certo aspetto vengano identificate erroneamente da Track. E questo in un mondo in cui sappiamo già che alcune persone sono state falsamente accusate di furto, arrestate o incarcerate proprio a causa della tecnologia di riconoscimento facciale.
Come ha dichiarato alla Technology Review l’avvocato dell’American Civil Liberties Union Nathan Wessler: «Si crea una scala e una natura categoricamente nuove di invasione della privacy e di potenziale abuso, che letteralmente non erano possibili in nessun altro momento della storia umana».
Questo tipo di tecnologia è al centro di numerose controversie e polemiche. Come riportato da Renovatio 21, l’Irlanda si sta preparando a concedere alla polizia nuovi poteri per l’impiego di strumenti di riconoscimento facciale. I vicini inglesi hanno già reso operative una vasta rete di telecamere utilizzata per sorvegliare segretamente gli automobilisti.
Senza andare all’estero, sotto casa nostra questa tecnologia sta già prendendo piede. Il comune di Corciano (provincia di Perugia) ha recentemente installato un nuovo sistema di sorveglianza stradale di ultima generazione in grado di interagire in tempo reale con la banca dati del Viminale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Vimeo
Sorveglianza
Perugia ti aspetta al varco ZTL
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sorveglianza
I rivoltosi di Minneapolis utilizzano sistemi di riconoscimento automatico delle targhe?
Le rivolte scoppiate a Minneapolis, aggravatesi dopo la sparatoria di sabato che ha visto la morte dell’attivista Alex Pretti, appaiono chiaramente come il frutto di una rete di estrema sinistra altamente organizzata, dotata di esperienza, risorse finanziarie consistenti e una struttura coordinata.
Un’inchiesta condotta da Fox Digital ha rivelato che «una rete coordinata di chat crittografate, avvisi stradali e tracciamento degli agenti dell’ICE in un sofisticato database esaminato da Fox News Digital mostra che gli agitatori erano già mobilitati sulla scena in cui è stato ucciso Alex Pretti, 37 anni, pochi minuti prima che venissero sparati i colpi».
«Gli agenti dell’ICE e della Border Patrol erano lì per arrestare un criminale immigrato illegale, e Pretti e altri erano lì, fuori da una ciambellaia, per incontrarli come parte di un piano strategico di interferenza organizzata nelle operazioni delle forze dell’ordine». La rete degli «agitatori» dispone quindi di «logistica, messaggistica e coordinamento disciplinati».
Un ex Berretto Verde ha paragonato queste proteste alle insurrezioni incontrate dalle forze americane e alleate in Afghanistan e Iraq.
As a former Special Forces Warrant Officer with multiple rotations running counterinsurgency ops—both hunting insurgents and trying to separate them from sympathetic populations—I’ve seen organized resistance up close. From Anbar to Helmand, the pattern is familiar: spotters,…
— Eric Schwalm (@Schwalm5132) January 25, 2026
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Uno degli strumenti chiave utilizzati finora dai rivoltosi è il controllo in tempo reale delle targhe automobilistiche. Video diffusi sui social media mostrano gruppi che circondano veicoli identificati – a torto o a ragione – come appartenenti ad agenti dell’immigrazione. Messaggi intercettati dalle chat di gruppo su Signal evidenziano un sistema di monitoraggio attivo: le targhe sospette vengono segnalate da militanti sul campo a Minneapolis e verificate attraverso la rete.
Potrebbe essere tale sistema alla base della minaccia di morte ricevuta dall’autista del giornalista sotto copertura James O’Keefe, sfuggito al linciaggio da parte dei fondamentalisti progressisti sulle strade di Minneapolis. Una volta messosi in salvo, l’O’Keefe ha mostrato che un SMS da un numero non rintracciabile intimava al suo autista di fuggire dallo Stato entro un’ora altrimenti lui e la «banda di nazisti» di O’Keefe sarebbero stati uccisi. Secondo il giornalista, è possibile che fossero risaliti al numerio di telefono tramite la targa dell’auto, che era a noleggio. I rivoltosi dispongono quindi oltre che di tecnologie eìanche di entrature ad alto livello in database pubblico-privati.
L’area delle Twin Cities (come chiamano negli USA la’rea metropolitana di Minneapolis-Saint Paul) è densamente coperta da centinaia di telecamere per il riconoscimento automatico delle targhe (ALPR). «È plausibile che i rivoltosi stiano sfruttando questi dispositivi, magari con la collaborazione diretta di autorità locali?» si chiede Infowars.
Secondo la testata statunitense, messaggi trapelati indicano che alti funzionari governativi locali e statali sembrano coinvolti nel coordinamento delle proteste. La complicità delle forze dell’ordine locali è tale che il capo della polizia del Minnesota avrebbe dichiarato che la legittimità legale dell’uccisione di Pretti non conta, mentre le immagini dell’assalto all’Homes 2 Suites Hotel di domenica sera mostrano veicoli della polizia di Minneapolis che si allontanano dalla zona, lasciando un unico agente federale insanguinato a presidiare l’ingresso principale e a chiedere ai giornalisti perché la polizia locale non fosse presente.
Un articolo apparso sulla stampa locale nel novembre 2025 indica che nell’area delle Twin Cities operano attualmente oltre 300 telecamere ALPR, i cui dati vengono elaborati da un avanzato sistema di intelligenza artificiale per consentire il tracciamento in tempo reale degli spostamenti delle persone e delle eventuali infrazioni nel contesto urbano.
La maggior parte di questi dispositivi è fornita da una specifica azienda: ogni volta che un veicolo passa davanti a una telecamera, vengono registrati targa, posizione e caratteristiche identificative dell’auto (colore, graffi, ammaccature), inserendo tutto in un database accessibile alle forze dell’ordine.
L’articolo paragona il sistema a «un localizzatore piazzato dalla polizia sulla tua auto». Le telecamere non si limitano alla targa: «Le telecamere a schiera sono in grado di rilevare razza, genere e quante persone sono presenti nell’auto», il che potrebbe teoricamente permettere di avvisare in anticipo sul numero esatto di agenti federali in arrivo in una determinata zona, consentendo una risposta calibrata.
L’accesso al sistema è aperto anche a privati e aziende. «Nel suo annuncio del nuovo “Business Network” a giugno» l’azienda «si è vantata della possibilità per le aziende di abbonarsi alle “Hotlist”, che avvisano gli abbonati della posizione di determinate auto che passano davanti a qualsiasi lettore di targhe» dell’azienda, «indipendentemente da chi sta utilizzando la telecamera».
Aiuta Renovatio 21
Ciò implica la possibilità di inviare notifiche automatiche agli abbonati sulla presenza di veicoli specifici in aree precise della città.
L’articolo evidenzia inoltre abusi già documentati: alcuni agenti di Minneapolis sono stati sorpresi a utilizzare le telecamere per rintracciare ex partner, condurre ricerche nazionali su una donna del Texas che aveva abortito e condividere informazioni con l’ICE. La medesima azienda ha vinto una causa nello Stato della Virginia che ha garantito agli agenti l’accesso al sistema senza mandato.
Al momento non esiste prova definitiva che i rivoltosi e i loro eventuali complici stiano sfruttando questo potente apparato per monitorare il traffico nelle Twin Cities. Tuttavia, considerando il livello di organizzazione e la collusione istituzionale emersi finora, l’ipotesi appare inquietantemente plausibile.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Myotus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
-



Oligarcato2 settimane faEpstein aveva proposto a JPMorgan un piano per ottenere «più soldi per i vaccini» da Bill Gates
-



Spirito2 settimane faLa profezia di padre Malachi Martin avvertì nel 1990: «potremmo trovarci finalmente di fronte a un falso papa»
-



Cina5 giorni faEnigmi femminili cinesi alle Olimpiadi
-



Vaccini2 settimane faVaccini e COVID, l’architetto chiave della lista contro la «disinformazione» si dimette dopo che l’uscita dei documenti Epstein
-



Spirito1 settimana faL’élite ostracizza chi si non si converte all’ideologia infernale del globalismo: omelia di mons. Viganò nel Mercoledì delle Ceneri
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò sul set della «Resurrezione» del cattolico tradizionalista Mel Gibson
-



Predazione degli organi6 giorni faUn cuore «bruciato», due vite spezzate dalla predazione degli organi
-



Oligarcato1 settimana faEpstein e Gates hanno finanziato un portale di ricerca per controllare il dibattito scientifico











