Spazio
Honda entra nella corsa allo spazio testando con successo il suo razzo riutilizzabile
Il colosso tecnologico giapponese ha dichiarato che un suo settore di ricerca ha lanciato con successo e portato il suo prototipo di razzo riutilizzabile, facendo poi riatterrare alla base.
Il filmato che Honda ha condiviso, anche se breve, è impressionante. Il razzo di circa sei metri decolla con poco sforzo, ritraendo i supporti prima di prendere il volo e raggiungendo un’altitudine massima di oltre duecentocinquanta metri.
Pochi istanti dopo, dispiega il suo carrello di atterraggio e si posa sul trampolino di lancio senza un urto. Quando il fumo si schiarisce, vediamo che il razzo è tornato perfettamente in posizione di partenza.
Honda had successfully launched and landed its own reusable rocket
pic.twitter.com/l24uSr5rzR— World of Engineering (@engineers_feed) June 29, 2025
Nel 2020 Honda aveva iniziato a sviluppare un prototipo di motore a razzo, facendo così intravedere le sue concrete ambizioni spaziali. Ad aprile, Honda ha condiviso il suo piano per testare un sistema di energia rinnovabile per la Luna sulla Stazione Spaziale Internazionale.
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Pare quindi che Honda creda che le capacità spaziali potrebbero aumentare le sue altre imprese, in modo simile a come SpaceX utilizza i propri razzi per mantenere il suo servizio Internet satellitare Starlink, o come Amazon prevede di fare lo stesso con Blue Origin.
«Honda ha iniziato la ricerca sui razzi basata sulla convinzione che abbia il potenziale per contribuire di più alla vita quotidiana delle persone lanciando satelliti con i propri razzi, che potrebbero portare a vari servizi che sono anche compatibili con altre attività di Honda», ha detto la società in una nota.
Col rivale di Honda, Toyota, ha iniziato anch’essa la sua corsa a questa nuova tecnologia investendo nella startup aerospaziale giapponese Interstellar Technologies per supportare la produzione di massa dei suoi razzi, scrive l’agenzia Reuters.
Honda ufficialmente non ha parlato di eventuali sviluppi e mosse di mercato al riguardo: «non sono state prese decisioni per quanto riguarda la commercializzazione di queste tecnologie missilistiche».
Considerando che il patron di SpaceX, Elon Musk, cinque anni fa ha firmato un contratto con il Pentagono USA per lo sviluppo congiunto di un nuovo razzo in grado di essere lanciato nello spazio e trasportare un carico fino a ottanta tonnellate di armi ovunque nel mondo, le aziende giapponesi devono correre se vorranno essere competitive in quello che si prospetta come i mercati più redditizi e in espansione dell’immediato futuro.
È pur vero che ottenere risultati concreti in questo ambito è molto complesso. Le stesse aziende del Musk incontrano costantemente problemi di vario genere: mentre il booster Super Heavy è tornato con successo alla rampa di lancio ed è stato agganciato dai bracci meccanici della torre di lancio (un’impresa riuscita solo una volta in precedenza), la navicella spaziale Starship ha riscontrato degli spegnimenti dei motori durante la salita e la sua esplosione ha causato una spettacolare pioggia di detriti.
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Immagine screenshot da Twitter
Spazio
La Russia lancia il razzo Proton-M con un satellite meteorologico di nuova generazione
Rosja. Rakieta kosmiczna Proton-M z “satelitą pogodowym” Electro-L N4 na pokładzie została dziś wystrzelona z kosmodromu Bajkonur w Kazachstanie. To już piąta od listopada 2022 rakieta kosmiczna z satelitami wystrzelona przez Rosjan. pic.twitter.com/7PNLIKKvrx
— MAG Chaosu – kolejny Wielki Reset konta 😉 (@M7A7G7X) February 5, 2023
Elektro-L — about the weather and more
On February 12, the Proton-M launch vehicle with the DM-03 upper stage and the Elektro-L No. 5 weather satellite launched from the Baikonur Cosmodrome. We explore the instruments installed on spacecraft of this type. ▪️ Multispectral… pic.twitter.com/PfXLBwhFam — Black Hole (@konstructivizm) February 17, 2026
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Spazio
Galassia vicina a noi partorisce silenziosamente un buco nero
Una stella massiccia nella galassia di Andromeda, con una massa iniziale di circa 13 volte quella del Sole, si è trasformata silenziosamente in un buco nero senza esplodere in una supernova. Lo riporta un recente articolo scientifico pubblicato sulla rivista Science.
Le stelle di grande massa terminano solitamente il loro ciclo vitale con una supernova: quando la fusione nucleare nel nucleo non riesce più a contrastare la forza di gravità, il nucleo collassa, generando un’onda d’urto che espelle gli strati esterni in un’esplosione spettacolare. Il nucleo residuo può diventare una stella di neutroni o, se sufficientemente massiccio, un buco nero.
Un team guidato dall’astronomo Kishalay De della Columbia University ha analizzato dati d’archivio della missione NEOWISE della NASA e ha concluso che la stella designata M31-2014-DS1, situata nella galassia di Andromeda a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra, ha subito un collasso diretto («failed supernova» o «direct collapse») in un buco nero, senza l’espulsione esplosiva tipica.
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Le osservazioni mostrano che la stella si è illuminata nell’infrarosso a partire dal 2014, per poi oscurarsi drasticamente dal 2016 in poi, diventando quasi invisibile entro il 2023 nelle lunghezze d’onda ottiche e vicine all’infrarosso. I ricercatori ritengono che la materia espulsa non abbia raggiunto la velocità di fuga necessaria per superare la gravità del buco nero nascente, ricadendo invece su di esso e formando un involucro di polvere che ha nascosto l’oggetto.
«Dieci anni fa, se qualcuno avesse detto che una stella di 13 masse solari si sarebbe trasformata in un buco nero senza supernova, nessuno ci avrebbe creduto. Era completamente al di fuori di ciò che era considerato la norma», ha dichiarato De a Space.com.
I buchi neri, per loro natura, non emettono luce, ma la loro presenza deforma lo spazio-tempo circostante, curvando i percorsi della luce vicina. Inoltre, la materia che cade verso di essi forma spesso un disco di accrescimento rotante che genera radiazione, tipicamente ai raggi X.
Secondo gli autori, un debole bagliore infrarosso persistente, proveniente dalla nube di polvere che avvolge la posizione di M31-2014-DS1, resta rilevabile con strumenti sensibili come il telescopio spaziale James Webb. Con il progressivo diradamento di questa nube, i raggi X emessi dal disco di accrescimento – attualmente oscurato – dovrebbero diventare osservabili, fornendo una conferma definitiva della teoria.
«Questo è essenzialmente il caso più vicino che possiamo osservare alla morte di una stella massiccia», ha spiegato De. «Alla fine, il fatto che non sia esplosa ci insegna molto di più sulla fisica stellare».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso gli scienziati erano rimasti impressionati da un altro comportamento anomalo di un buco nero, che aveva preso a divorare materia a velocità impressionante.
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Come riportato da Renovatio 21, questo «strano appetito» dei buchi neri non è un fenomeno isolato. Circa un paio di anni fa, alcuni scienziati hanno assistito a un buco nero a più di 8,5 miliardi di anni luce «mangiarsi» una stella. Questa minacciosa forma di catastrofe stellare è chiamata «Evento di distruzione mareale» (TDE), che si verifica quando stelle inconsapevoli si avvicinano ad un buco nero, dove la gravità immensamente potente e devastatrice finisce per inghiottire l’astro senza tanti complimenti.
Quattro anni fa un team di scienziati della Ohio State University (OSU) afferma di aver trovato, «l’Unicorno» il buco nero più vicino alla Terra mai scoperto, che sarebbe situato ad una distanza di «soli» 1.500 anni luce di distanza.
L’anno scorso sono state pubblicate incredibili foto del buco nero al centro della nostra galassia, Sagittarius A* – spesso abbreviato in Sgr A* – che è l’oscuro gigante al centro della Via Lattea.
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Spazio
La Cina sta sviluppando armi anti-Starlink
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