Connettiti con Renovato 21

Spazio

Famelico buco nero impensierisce gli scienziati

Pubblicato

il

Gli astronomi hanno individuato un buco nero risalente a 1,5 miliardi di anni dopo il Big Bang e si sono accorti che sta divorando materia a una velocità impressionante.

 

Secondo i calcoli degli scienziati, questo buco nero, denominato LID-568, sta consumando materia a una velocità ben 40 volte superiore a quella che si riteneva fosse il limite teorico.

 

La scoperta, come descritto in un articolo sulla rivista Nature Astronomy, potrebbe aiutare a spiegare perché i buchi neri supermassicci siano stati in grado di raggiungere le loro immense dimensioni in un periodo di tempo relativamente breve, parlando su scala temporale cosmica.

Acquistate le Maglie Crociate

Il team, guidato dall’astronomo Hyewon Suh dell’Osservatorio Internazionale Gemini, ha utilizzato il telescopio spaziale James Webb della NASA per osservare un gruppo di galassie che rilasciano ingenti quantità di raggi X.

 

Grazie allo spettrografo a infrarossi ad alta sensibilità del telescopio, il team ha fatto una scoperta inaspettata: un buco nero si sta rimpinzando di massa circostante a una velocità senza precedenti.

 

«Questo risultato fortuito ha aggiunto una nuova dimensione alla nostra comprensione del sistema e ha aperto interessanti strade di indagine», ha affermato Suh in una dichiarazione.

 

Secondo le loro osservazioni, LID-568 si alimenta di materia in quantità 40 volte superiore al suo limite di Eddington, un valore che rappresenta il limite teorico di quanta materia un buco nero può accumulare mantenendo comunque un equilibrio tra le forze gravitazionali che lo tengono insieme e le forze opposte del calore generato dal suo nucleo.

 

«Questo buco nero sta facendo un banchetto», ha affermato in una dichiarazione Julia Scharwächter, coautrice e astronoma dell’Osservatorio Internazionale Gemini.

 

I risultati potrebbero aiutare a spiegare le precedenti osservazioni di buchi neri estremamente massicci, che in genere impiegano miliardi di anni per formarsi, ma risalgono ai primissimi giorni dell’universo, appena centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, scrive Futurism.

 

«Questo caso estremo dimostra che un meccanismo di rapida alimentazione al di sopra del limite di Eddington è una delle possibili spiegazioni del motivo per cui osserviamo questi buchi neri molto pesanti in una fase così precoce dell’universo», ha aggiunto la Scharwächter.

 

Altre teorie suggeriscono che la materia oscura, quella sostanza ipotetica che non interagisce con la luce o le radiazioni ma che costituisce circa l’85 percento della massa totale dell’universo, potrebbe aver permesso la rapida crescita dei primi buchi neri supermassicci.

 

«La scoperta di un buco nero super-Eddington in accrescimento suggerisce che una parte significativa della crescita di massa può verificarsi durante un singolo episodio di alimentazione rapida, indipendentemente dal fatto che il buco nero abbia avuto origine da un seme leggero o pesante», ha spiegato lo Suh.

 

I ricercatori suggeriscono che i potenti flussi di gas osservati emergere dal centro di LID-568, potrebbero fungere da «valvola di sfogo» che impedisce al sistema di «diventare troppo instabile», consentendogli di superare il limite di Eddington.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio21, questo «strano appetito» dei buchi neri non è un fenomeno isolato. Circa un paio di anni fa, alcuni scienziati hanno assistito a un buco nero a più di 8,5 miliardi di anni luce «mangiarsi» una stella. Questa minacciosa forma di catastrofe stellare è chiamata «Evento di distruzione mareale» (TDE), che si verifica quando stelle inconsapevoli si avvicinano ad un buco nero, dove la gravità immensamente potente e devastatrice finisce per inghiottire l’astro senza tanti complimenti.

 

Quattro anni fa un team di scienziati della Ohio State University (OSU) afferma di aver trovato, «l’Unicorno» il buco nero più vicino alla Terra mai scoperto, che sarebbe situato ad una distanza di «soli» 1.500 anni luce di distanza.

 

L’anno scorso sono state pubblicate incredibili foto del buco nero al centro della nostra galassia, Sagittarius A* – spesso abbreviato in Sgr A* – che è l’oscuro gigante al centro della Via Lattea.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di ESO/L. Calçada/M.Kornmesser via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Spazio

Musk accusa l’oligarca indiano Ambani di bloccare Starlink

Pubblicato

il

Da

Elon Musk ha inasprito le critiche sul ritardo nel lancio di Starlink in India, indicando il miliardario indiano Mukesh Ambani poche ore dopo che Nuova Delhi aveva respinto le accuse di discriminazione nel processo di autorizzazione del servizio satellitare.   «Starlink è autorizzata in oltre 165 Paesi e ha impiegato cinque anni per conformarsi a ogni singola legge e requisito del governo indiano, quindi perché non ha ancora ottenuto la licenza? Ambani è il vero capo dell’India?», ha chiesto Musk giovedì su X, ricordando che il suo servizio internet satellitare ha impiegato cinque anni per adeguarsi ai requisiti indiani senza essere ancora riuscito ad avviare le operazioni commerciali.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

  Il Musk ha proseguito con un altro tweet altrettanto abrasivo.   «Egregio Primo Ministro Ambani, La prego di accettare le mie umili scuse per non aver compreso che Lei è il vero capo dell’India. Naturalmente, Lei preferirebbe mantenere il suo monopolio a danno del grande popolo indiano, ma non escluderebbe la possibilità di consentire a Starlink di competere? Esistono molte aree dell’India, come in tutti i Paesi, prive di accesso a Internet, il che nega ai bambini l’opportunità di studiare e alle piccole imprese la possibilità di vendere i propri prodotti sul mercato globale. Starlink cambierebbe in meglio le loro vite. Grazie»   Reliance Industries, il gruppo di Mukesh Ambani, è il maggiore conglomerato privato indiano, con attività che vanno dal petrolio alla chimica, dalle telecomunicazioni al commercio al dettaglio, dai media alle energie rinnovabili. Ambani è anche il secondo uomo più ricco dell’India, con un patrimonio netto di 86,3 miliardi di dollari secondo Forbes.   Come riportato da Renovatio 21, Ambani, fa parte del consiglio di amministrazione del World Economic Forum di Davos.   Il post di Musk ha attirato il leader dell’opposizione indiana Rahul Gandhi, che ha replicato: «Benvenuto in India, Elon. Aspetta di scoprire l’altro».   Il Gandhi sembrava alludere all’uomo più ricco del Paese, Gautam Adani, con l’espressione «l’altro». Adani proviene dallo stesso Stato del primo ministro Narendra Modi, il Gujarat, e Gandhi lo ha più volte accusato di ricevere un trattamento di favore dal governo.   Come riportato da Renovatio 21, bombardamenti da parte dell’esercito regolare indiano in aree tribali, dove è forte la presenza dei naxaliti (guerriglieri maoisti) coincidono con la costruzione delle miniere di materie prime cui ambiscono grandi aziende tra cui quelle appartenenti al gruppo Adani.   Il giorno prima l’uomo più ricco del mondo aveva accusato non meglio precisati «oligarchi» di bloccare Starlink per mantenere una «presa monopolistica» sui consumatori indiani. Giovedì ha anche rilanciato una serie di post che ribadivano l’utilità di Starlink per l’India. Lo sfogo è coinciso con la decima edizione dell’India Mobile Congress, inaugurata da Modi a Nuova Delhi.   Starlink, Jio Satellite Communications di Ambani ed Eutelsat OneWeb, sostenuta dal gruppo Bharti, si trovano sostanzialmente allo stesso stadio di autorizzazione normativa per la connettività internet satellitare nel Paese, con verifiche di sicurezza in corso, secondo il ministero delle Comunicazioni indiano.   Starlink deve ancora completare la valutazione di sicurezza e l’assegnazione dello spettro prima di poter avviare i servizi commerciali, pur disponendo già di una licenza di telecomunicazioni indiana e dell’autorizzazione per la propria costellazione satellitare.   L’azienda ha realizzato 20 siti gateway con centinaia di antenne in India e ha introdotto controlli di sicurezza specifici per il Paese, pensati per mantenere i dati degli utenti indiani all’interno dei confini nazionali, ha dichiarato la vicepresidente Lauren Dreyer all’India Mobile Congress poco prima che Musk accendesse la polemica su X.   In passato Musk e Ambani si erano già contrapposti sulla politica indiana dello spettro satellitare. Reliance aveva chiesto l’asta dello spettro, sostenendo che avrebbe garantito parità di condizioni, mentre Starlink preferiva l’assegnazione amministrativa. Alla fine Nuova Delhi ha scelto la procedura amministrativa.   Jio si prepara a sua volta a lanciare una rete satellitare concorrente in orbita terrestre bassa. Il colosso indiano delle telecomunicazioni prevede una costellazione di circa 1.600 satelliti, con un costo potenziale fino a 15 miliardi di dollari, nell’ambito della strategia di espansione dalla banda larga terrestre alla connettività satellitare.

Iscriviti al canale Telegram

Come riportato da Renovatio 21, nel 2020, Nuova Delhi ha istituito il Centro nazionale indiano per la promozione e l’autorizzazione dello spazio per facilitare la partecipazione delle aziende private nel settore spaziale. La mossa è stata vista come un grande impulso alla scena delle startup spaziali, che da allora è cresciuta rapidamente. Attualmente l’India conta circa 400 compagnie spaziali private.   È ipotizzabile che lo Stato indiano stia accelerando la corsa allo spazio, includendo anche i privati, per la pressione sempre maggiore verso una nuova corsa per le stelle, nella quale partecipa in modo sempre più massiccio il suo vicino e rivale principale, la Repubblica Popolare Cinese, che già ha iniziato l’esplorazione della Luna e dei suoi minerali.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa, l’India ha lanciato con successo la sua prima missione sulla Luna, Chandrayaan-3.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
 
Continua a leggere

Spazio

Starship, grande missile di Elon Musk, esplode dopo aver portato a termine la sua missione orbitale

Pubblicato

il

Da

La SpaceX di Elon Musk è riuscita per la prima volta a mettere in orbita Starship, rilasciando 26 satelliti Starlink di nuova generazione. La missione è però stata interrotta in anticipo e la navicella è esplosa in una palla di fuoco dopo l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico.

 

La navicella è partita da Starbase, in Texas, intorno alle 7:49 ora locale di lunedì e ha raggiunto lo spazio circa otto minuti dopo. Durante la salita uno dei sei motori si è spento prima del previsto, spingendo SpaceX a valutare se la navicella fosse in condizioni di proseguire la parte orbitale della missione.

 

Nonostante l’inconveniente, i controllori hanno infine dato il comando di «via libera per l’orbita», con un singolo motore riavviato per una combustione di 19 secondi, portando Starship a circa 275 km sopra la Terra.

 

Sostieni Renovatio 21

In seguito Starship ha rilasciato tutti i 26 satelliti Starlink V3 che trasportava. Ciascuno ha una capacità di download di circa 1 terabit al secondo e di upload di 160 gigabit al secondo, circa dieci e ventidue volte quella dei satelliti V2. La nuova generazione è pensata per offrire una capacità di download circa dieci volte superiore al predecessore, secondo SpaceX, permettendo a ogni satellite di gestire un traffico internet molto maggiore.

 

Tom Clarke, redattore scientifico e tecnologico di Sky News, ha detto che la sonda spaziale non verrà recuperata «perché è semplicemente esplosa, in modo piuttosto spettacolare», al momento dell’impatto con l’Oceano Pacifico.

 

All’inizio la missione di lunedì prevedeva che Starship orbitasse intorno alla Terra sei volte in circa dieci ore. SpaceX ha poi interrotto il volo, annunciando che la navicella sarebbe rientrata nell’atmosfera dopo circa tre ore, con l’obiettivo di ammarare nell’Oceano Pacifico a nord delle Hawaii.

 

Tutti i 13 voli precedenti di Starship avevano seguito traiettorie suborbitali studiate per riportare naturalmente la navicella nell’atmosfera. Si pensava che Starship avrebbe compiuto sei orbite complete intorno alla Terra in circa 10 ore, per poi effettuare un ammaraggio controllato nell’Oceano Pacifico a ovest del Cile.

 

L’astronave ha però avuto un problema tecnico in ascesa, costringendo il centro di controllo missione ad annullare le orbite previste e a far rientrare il veicolo sulla Terra circa 3 ore dopo il lancio, con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico che ha provocato un’esplosione.

 

SpaceX aveva già avuto gravi problemi nella precedente missione di prova alla fine di luglio: il razzo vettore ha avuto problemi ai motori per il ghiaccio durante il rientro, con solo otto dei 13 motori previsti che si sono riaccesi per la manovra di atterraggio, provocando un ammaraggio brusco.

 

Raggiungere un’orbita stabile è un passaggio decisivo per SpaceX, perché Starship non si limita più a una traiettoria ad alta velocità destinata comunque al rientro in atmosfera. Una volta in orbita, la navicella può restare in circolazione intorno alla Terra, elemento essenziale per i piani di SpaceX di usare Starship per lanci di satelliti su larga scala e, in seguito, per missioni oltre l’orbita terrestre.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SpaceX sostiene che le missioni future di Starship potrebbero portare fino a 60 satelliti V3 e aggiungere oltre 20 volte la capacità della rete Starlink in un solo lancio rispetto alle attuali missioni del Falcon 9.

 

Lo Starship è pensato per essere un colossale lanciatore completamente riutilizzabile di SpaceX: circa 124 m di altezza (il razzo Super Heavy misuro 72 m, più 52 m di veicolo) e 9 m di diametro, con capacità di oltre 100 tonnellate in orbita bassa in configurazione riutilizzabile. Il booster ha 33 motori Raptor a metano e ossigeno liquido; il veicolo ne ha 6 (3 motori atmosferici e 3 motori vacuum). La struttara del megarazzo è in acciaio inossidabile, scudo termico e atterraggio propulsivo per riuso rapido.

 

Nel programma Artemis della NASA, la variante HLS porterà gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie dopo rifornimento in orbita terrestre. Serve alle missioni successive ad Artemis III; il primo allunaggio con equipaggio è previsto intorno al 2028.

 

Per il pianeta Marte, SpaceX punta a voli cargo non abitati nelle prossime finestre di trasferimento, poi missioni con equipaggio. Lo Starship è pensato per decine di persone e grandi carichi, con produzione di propellente sul pianeta (ISRU) verso una presenza permanente e, nel progetto a lungo termine di Elon Musk, una città autosufficiente.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

 

Continua a leggere

Spazio

La Russia lancia in orbita un nuovo mezzo militare

Pubblicato

il

Da

La Russia ha messo in orbita un carico utile militare riservato, completando così la seconda missione spaziale della settimana.   Il decollo è avvenuto tre giorni fa di notte dal cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, a opera delle Forze aerospaziali russe.   Non è stata resa nota la natura precisa del carico, anche se apparentemente si tratta di un satellite. Le autorità hanno dichiarato che, una volta in orbita, il veicolo spaziale ha stabilito con successo il contatto con il centro di controllo a terra.   Secondo il Ministero della Difesa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, per questa missione è stato impiegato un lanciatore medio Soyuz-2.1b.  

Sostieni Renovatio 21

Il lancio si inserisce nel contesto dell’espansione delle capacità satellitari russe, tra cui la costellazione a banda larga in orbita bassa Rassvet («Alba») sviluppata dalla società aerospaziale privata Bureau 1440. Mosca punta a collocare in orbita 156 satelliti Rassvet entro la fine del 2026 e circa 900 entro il 2035.   Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la rete «non è da meno» rispetto a Starlink di Elon Musk e «potrebbe persino superarla per certi aspetti». La Russia sta inoltre sviluppando droni d’attacco pesanti guidati via satellite, che potrebbero risultare più resistenti alla guerra elettronica e alle interferenze.   Mercoledì Roscosmos ha effettuato un altro lancio con un razzo Soyuz-2.1b dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, mettendo in orbita la navicella cargo Progress MS-35 con 2,4 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).   Il lancio si inserisce nel contesto di queste ore di tensione per la dimensione dello spazio: all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma il Cremlino ha risposto accusando la militarizzazione americana dello spazio esterno   Come riportato da Renovatio 21, ad inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.   La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.   Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa le forze armate della Repubblica Popolare Cinese hanno dichiarato che il Pentagono rappresenta la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza dello spazio.   Pare che gli eserciti delle superpotenze atomiche si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter  
   
Continua a leggere

Più popolari